Connettiti con Renovato 21

Spirito

I cardinali dell’«opposizione controllata» di Leone. Mons. Viganò contro i conservatori cattolici dinanzi alle Consacrazioni FSSPX

Pubblicato

il

Renovatio 21 pubblica questo scritto dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

L’opposizione di Sua Maestà

Il conservatorismo cattolico dinanzi alle Consacrazioni episcopali della FSSPX

 

L’intervento di Müller

Lo scorso 21 Febbraio, su Kath.Net, il Cardinale Gerhard Ludwig Müller (1) ha commentato la decisione della Fraternità Sacerdotale San Pio X di procedere alle Consacrazioni episcopali senza Mandato pontificio, dopo che il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha ribadito al Superiore Generale, don Davide Pagliarani, il veto della Santa Sede alla concessione del Mandato e l’indisponibilità ad una revisione dei testi del Concilio Vaticano II che la Fraternità considera giustamente eterodossi.

 

Nel suo intervento, Die Piusbruderschaft und ihre Einheit mit der Kirche (2), il Porporato tedesco ritiene che procedere senza Mandato pontificio costituisca una «ferita oggettiva all’unità visibile della Chiesa»: non una mera disobbedienza amministrativa, ma un atto che mina l’autorità papale alle sue fondamenta. Egli sottolinea che «nessun Vescovo può consacrare contro il successore di Pietro». Müller insiste sul riconoscimento dell’autorità papale non solo in teoria, ma anche in pratica, senza condizioni, affermando che la FSSPX deve sottomettersi al magistero della Chiesa per esercitare un’influenza positiva sulla storia ecclesiale.

 

L’ex Prefetto dell’ex Sant’Uffizio è così intervenuto: 

 

«L’unica soluzione possibile in coscienza davanti a Dio consiste nel fatto che la Fraternità San Pio X, con i suoi vescovi, sacerdoti e laici, riconosca non solo in teoria, ma anche nella pratica, il nostro Santo Padre Papa Leone XIV come legittimo Papa e si sottometta senza precondizioni alla sua autorità dottrinale e al suo primato di giurisdizione. Allora si potrà trovare anche una soluzione giusta per il loro status canonico, ad esempio dotando il loro Prelato di una giurisdizione ordinaria per la Fraternità, che sia direttamente subordinato al Papa (forse senza la mediazione di un ufficio della Curia)».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

L’intervento di Sarah

Il giorno successivo, 22 Febbraio, in un intervento su Le Journal du Dimanche (3), il Cardinale Robert Sarah (4) ha ripetuto l’appello all’unità all’interno della Chiesa, esprimendo una profonda preoccupazione sul potenziale scisma che rischia di fratturare l’unità della Chiesa, sottolineando che la vera comunione ecclesiale deve radicarsi nell’obbedienza al Papa e nell’aderenza al Magistero. Le sue parole non danno adito a fraintendimenti: 

 

«Voglio quindi esprimere la mia viva inquietudine e la mia profonda tristezza nell’apprendere l’annuncio da parte della Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata da Mons. Lefebvre, di procedere a ordinazioni episcopali senza mandato pontificio. Ci dicono che questa decisione di disobbedire alla legge della Chiesa sarebbe motivata dalla legge suprema della salvezza delle anime: suprema lex, salus animarum. Ma la salvezza è il Cristo, e si dona solo nella Chiesa. Come si può pretendere di condurre le anime alla salvezza per altre vie che quelle che Egli stesso ci ha indicato? È voler la salvezza delle anime quella di lacerare il Corpo Mistico di Cristo in modo forse irreversibile? Quante anime rischiano di perdersi a causa di questa nuova lacerazione? […] Non è forse tradire la Tradizione il rifugiarsi in mezzi umani per mantenere le nostre opere, per quanto buone esse siano?»

 

L’intervento di Burke

Anche il Card. Raymond Leo Burke (5), che sembra non volersi pronunciare sulle annunciate Consacrazioni, si era già espresso nel 2017 sullo stato di scisma in cui, a suo avviso, si trova la Fraternità San Pio X sin dal 1988 (6): 

«Nonostante i vari argomenti attinenti la questione, il fatto è che la Fraternità Sacerdotale San Pio X è nello scisma fin da quando il fu Arcivescovo Marcel Lefebvre ordinò quattro vescovi senza il mandato del Romano Pontefice. E perciò non è lecito assistere alla Messa o ricevere i sacramenti in una chiesa che è sotto la direzione della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Detto questo, per noi in questa questione, parte di questa sorta di confusione nella Chiesa si è anche prodotta perché il Santo Padre Francesco ha dato ai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X la facoltà di celebrare validamente i matrimoni, lecitamente e validamente. Ma per questo non c’è una spiegazione canonica, si tratta semplicemente di un’anomalia».

Iscriviti al canale Telegram

Un’opposizione controllata

Gli interventi dei Cardinali Müller, Sarah e Burke possono essere considerati un esempio paradigmatico di «His Majesty’s opposition» all’interno del contesto ecclesiale cattolico, mutuando il concetto dal sistema parlamentare britannico, dove l’opposizione critica le politiche del governo in carica pur mantenendo fedeltà assoluta alla Corona e alle sue istituzioni (7). Questa opposizione ha mostrato la sua assoluta inutilità con i Dubia per gli errori di Amoris Lætitia, che furono totalmente ignorati da Bergoglio, il quale non mancò di deridere e umiliare i Cardinali firmatari.

 

I componenti della «triade conservatrice» sono accumunati da alcuni elementi che dimostrano la loro assoluta incoerenza rispetto ai princìpi che ci si attenderebbe essi difendano. Tutti e tre accettano sine glossa gli atti del Concilio Vaticano II e il magistero post-conciliare. Tutti e tre celebrano indifferentemente il Vetus Ordo e il Novus Ordo, considerando entrambi legittimi e relegando le questioni liturgiche a meri aspetti di sensibilità personale.

 

Tutti e tre, pur criticandolo, si adeguano al cammino sinodale «per obbedienza al Papa» e Müller ha preso parte attiva alle riunioni del Sinodo sulla Sinodalità sia nel 2023 che nel 2024, in qualità di membro votante nominato direttamente da Bergoglio. Tutti e tre riconoscono la collegialità episcopale, l’ecumenismo, la libertà religiosa, la Dichiarazione di Abu Dhabi e in generale tutti gli atti – anche i più controversi – emanati dai Dicasteri Romani.

 

Tutti e tre hanno criticato Fiducia Supplicans senza esigerne la revoca. Tutti e tre hanno espresso disappunto dopo Traditionis Custodes, senza tuttavia impegnarsi per impedirne l’applicazione. Tutti e tre non hanno speso una sola parola di sostegno nei miei riguardi, né prima né tantomeno dopo la farsa del procedimento canonico che ha portato alla mia «scomunica» per scisma. Tutti e tre sono insomma convinti ratzingeriani e sostenitori di quella variante ecclesiale del processo dialettico hegeliano, secondo il quale sarebbe possibile far convivere la tesi dell’ortodossia cattolica e l’antitesi dell’eresia modernista nella sintesi conciliare. Tutti e tre riconoscono infine come legittimo Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede Victor Manuel Fernández, nonostante la sua attività «letteraria» (…); né risulta che abbiano richiesto le sue dimissioni dopo lo scandalo di Besame con tu boca e La pasión mística. 

Aiuta Renovatio 21

Le contraddizioni dei tre Cardinali

Non sembra insomma che i Cardinali della «triade conservatrice» – Müller, Sarah e Burke – possano ambire al ruolo di difensori dell’ortodossia cattolica, essendo essi stessi convinti sostenitori del Vaticano II, delle sue deviazioni e della sua liturgia favens hæresim. Semmai essi si sono ravveduti, non consta che abbiano pubblicamente ritrattato i propri errori, ma che piuttosto essi stiano semplicemente cercando di conciliare tesi opposte e inconciliabili per puro quieto vivere o in nome di una pseudo-unità della Chiesa che prescinde dalla professione ininterrotta della medesima Fede, ma che anzi dissimula le palesi divergenze per non dover trarre le necessarie conseguenze dalla loro evidenza.

 

Le loro affermazioni che non vi sarebbe alcuna rottura tra pre e postconcilio sono mere petizioni di principio prive di alcun fondamento e che contraddicono la realtà di una crisi devastante, ma che si dimostrano tuttavia coerenti con l’ermeneutica della continuità di Benedetto XVI, influenzata dalla formazione hegeliana del teologo tedesco. 

 

Va rimarcato poi che questi Porporati dimenticano – o piuttosto fingono di dimenticare – che se oggi le Loro Eminenze possono pontificare solennemente in rito antico, è solo grazie all’opera del Venerato Arcivescovo Marcel Lefebvre, che essi considerano tuttavia un «ribelle», al quale ascrivono la responsabilità per lo «scisma» del 1988.

 

Eppure, senza le Consacrazioni di Ecône, Giovanni Paolo II non avrebbe mai emanato il Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta che avrebbe dovuto ricondurre entro l’ovile conciliare i chierici della Fraternità San Pio X, in parte confluiti in società di vita apostolica riconosciute dalla Santa Sede, tra cui l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote di cui il Porporato americano è patrono e protettore. Né Benedetto XVI avrebbe mai promulgato nel 2007 il Motu Proprio Summorum Pontificum con il quale veniva liberalizzata la celebrazione della Liturgia tridentina e che, mai applicato fino in fondo, venne poi sostanzialmente annullato nel 2021 con Traditionis Custodes. 

 

Müller, Sarah e Burke costituiscono a tutti gli effetti un’opposizione controllata. Il loro ruolo è di contenere l’emorragia di Cattolici causata dalla rivoluzione conciliare, illudendoli che sia possibile far convivere nella medesima istituzione e sotto la stessa Gerarchia due entità opposte: la Chiesa Cattolica e la chiesa conciliare-sinodale. Lo riconosce lo stesso Burke: 

 

«So che sia a Lacrosse che a St. Louis, dove c’erano apostolati dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote per coloro che desideravano i riti della Chiesa secondo l’uso antico, moltissime persone che frequentavano la Fraternità Sacerdotale San Pio X si sono riconciliate e sono tornate alla Chiesa. E io dico che se invece andiamo semplicemente liberamente a quelle Messe [della FSSPX] che vengono celebrate, quale incoraggiamento hanno a riconciliarsi con la Chiesa?» (8)

 

La principale preoccupazione di questa «opposizione di Sua Maestà» sembra ridursi ad offrire un prodotto analogo a quello richiesto dalla clientela, al solo scopo di eliminare la concorrenza della FSSPX per costringere gli acquirenti ad accettare con quel prodotto contraffatto anche il veleno che esso nasconde. Non dimentichiamo che le comunità ex-Ecclesia Dei conciliano le celebrazioni tridentine con una predicazione che tace qualsiasi criticità non solo del Concilio e della riforma liturgica, ma anche dei «pontificati» di Bergoglio e di Prevost.

 

Ai chierici di questi istituti è chiesto di prendere parte alle funzioni dell’Ordinario locale – ad esempio per la concelebrazione alla Messa Crismale del Giovedì Santo – e che lo stesso è richiesto ai loro fedeli, come avviene per il conferimento delle Cresime, amministrate secondo il nuovo rito montiniano. A titolo di esempio, non una critica si è udita né dai tre Cardinali né tantomeno dai sacerdoti che ad essi fanno riferimento, a proposito della scandalosa Nota dottrinale Mater populi fidelis, che dichiara «sempre inappropriato» l’uso dei titoli mariani di Mediatrice e Corredentrice. Risulta quindi difficile credere che una tale «opposizione» possa anche solo ipotizzare di sostituirsi al ruolo ben più prezioso della Fraternità San Pio X, che non si esaurisce negli aspetti coreografici della Liturgia.

 

Ribadisco anche qui, come già ho fatto in precedenza, che questo atteggiamento finisce col de-dogmatizzare la Liturgia e de-liturgizzare la dottrina, scardinando il fondamento che unisce indissolubilmente la lex orandi alla lex credendi. 

Sostieni Renovatio 21

L’errore fondamentale

Gli appelli all’unità di Müller, Sarah e Burke risentono di un errore fondamentale, che inficia in radice ogni loro appello. Essi riconoscono probabilmente la crisi presente, le deviazioni dottrinali, morali e liturgiche della chiesa sinodale, ma non vogliono vedere in esse un effetto logico e necessario del Vaticano II, che si ostinano a giudicare, contro ogni evidenza, come del tutto ortodosso e coerente con il perenne Magistero Cattolico.

 

Il motivo di questo errore è che essi non possono rinnegare se stessi né i loro mentori – Ratzinger in primis – protagonisti o sostenitori del Vaticano II, e per questa ragione devono trovare necessariamente un compromesso che non giova all’unità della Chiesa, ma che piuttosto narcotizza ogni dissenso in nome di una falsa obbedienza che non ha nulla di cattolico.

 

L’obbedienza alla Gerarchia diventa infatti fuorviante quando questa devia dalla Verità del Dogma e dalla Tradizione. L’unità non è primariamente istituzionale ma dottrinale, radicata nel deposito immutabile della Fede. È la disciplina della Chiesa ad essere ordinata alla conservazione e trasmissione del Depositum Fidei, e non viceversa.

 

Gli sforzi patetici di questi Cardinali rappresentano il tentativo del conservatorismo moderato di colmare le divisioni – che essi riconoscono, ma di cui negano le cause – attraverso un dialogo impossibile. E bene ha fatto don Davide Pagliarani a ricordare quanto gli incontri degli anni passati non abbiano condotto a nulla, proprio in ragione della divergenza insanabile su questioni dottrinali che non possono essere oggetto di alcuna negoziazione, né di accordi al ribasso – i «requisiti minimi» richiesti da Tucho Fernández che compromettano l’integrità della Professione della Fede Cattolica. 

 

Va aggiunto che quanto la Santa Sede chiede alla Fraternità San Pio X in tema di Vaticano II e Novus Ordo non vale per i veri eretici, scismatici e a-cattolici, ai quali Leone in un recente discorso ha rivolto parole estremamente concilianti: «Noi siamo uno! Lo siamo già! Riconosciamolo, sperimentiamolo, manifestiamolo!» [9] Apprendiamo dunque che la chiesa conciliare e sinodale si considera in comunione con Ortodossi, Protestanti e Anglicani di ogni denominazione, ma non con chi rifiuta il Vaticano II. L’ecumenismo e il dialogo si mostrano ancora una volta strumentali alla demolizione della Chiesa Cattolica, e questo non pare costituire un problema per gli esponenti del conservatorismo moderato.

Iscriviti al canale Telegram

Conclusione

Gli interventi dei tre Cardinali, pur presentati come appelli all’unità, rivelano profonde lacune e contraddizioni interne, che non possono essere ignorate da chi ha a cuore la preservazione integrale del Depositum Fidei. Mi pare sia ormai più che evidente che questa pseudo-opposizione non solo non ha alcuna possibilità di ottenere alcunché, ma anzi che essa è strumentale al compimento della rivoluzione conciliare mediante l’ultimo, sciagurato passo del «cammino sinodale».

 

«Prevost non è che un Bergoglio con un sarto migliore», ha commentato qualcuno. Se l’opposizione di Sua Maestà non vuole prenderne atto, dovrebbero farlo almeno i fedeli e i sacerdoti, cercando di fare fronte comune con la Fraternità San Pio X e con le altre comunità veramente tradizionali. È vero che la Fraternità continua a riconoscere la legittimità di Prevost pur disobbedendo ai suoi ordini illegittimi; ma è altrettanto vero che la frammentazione dei Cattolici fedeli alla Tradizione non fa che indebolire ogni forma di resistenza. Sarebbe quindi opportuno mettere da parte le divisioni interne – su cui si potrà a suo tempo fare chiarezza – in nome della sopravvivenza stessa della Chiesa Cattolica dinanzi alla imminente persecuzione. 

 

Come Vescovo e Successore degli Apostoli, esorto i miei Confratelli nell’Episcopato – a cominciare dagli stessi Cardinali Müller, Sarah e Burke – i sacerdoti, i religiosi e i fedeli a dare un chiaro segnale di unità, sostenendo la battaglia della Fraternità San Pio X con segni concreti, ad esempio prendendo parte alla cerimonia delle Consacrazioni del prossimo 1° Luglio, in modo che gli usurpatori che occupano Roma si rendano conto che le loro minacce e le loro scomuniche non spaventano più nessuno. Se battaglia dev’essere, che ci trovi schierati sotto le insegne di Cristo Re.

 

E che la Nostra Signora, la Regina delle Vittorie e Mediatrice di tutte le Grazie – alla Quale gli eretici della chiesa sinodale cercano di strappare i titoli che ornano come gemme preziose la Sua corona di gloria – ci conceda di mettere da parte le dispute contingenti, in nome della gloria di Dio, dell’onore di Santa Madre Chiesa, della salvezza delle anime redente dal preziosissimo Sangue di Cristo. 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

1 Marzo 2026
Dominica II Quadragesimæ

 

NOTE

1) La prima nota stridente nel curriculum del Card. Müller risale agli anni Settanta, quando ebbe come maestro e amico il domenicano eretico Gustavo Gutiérrez, «padre» della Teologia della Liberazione. Il legame si concretizzò in una stretta collaborazione editoriale, ad esempio firmando con Gutiérrez il saggio Dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione, teologia della Chiesa (Edito in Italia da EMI-Messaggero nel 2013; edizione inglese On the Side of the Poor: The Theology of Liberation, Orbis Books, 2015). Erede di due eretici ultra-modernisti come Karl Rahner e Karl Lehmann, nel 2002 Müller ha negato a più riprese il dogma della Transustanziazione secondo criteri di reinterpretazione fenomenologica della nozione di sostanza (cfr. Mit der Kirche denken, pag. 47; cf. Katholische Dogmatik, pag. 710.). Ha negato parimenti il dogma della Perpetua Verginità di Maria Santissima, ossia della Sua integrità fisica prima, durante e dopo il Parto di Nostro Signore Gesù Cristo (cfr. Katholische Dogmatik, pag. 491). In un saggio del Maggio 2020 (cfr. https://www.vaticannews.va/de/vatikan/news/2020-05/dokument-abu-dhabi-interreligioes-papst-kardinal-mueller-islam.html), Müller ha espresso apprezzamento per il Documento di Abu Dhabi firmato da Bergoglio con il Grande Imam dell’Università al-Azhar del Cairo Ahmed al-Tayyeb. Il Porporato ha affermato che il documento – nel quale si teorizza che la «diversità delle religioni» sarebbe voluta da Dio – non esprime «una semplice opinione privata del Papa»; al contrario, pretenderebbe «dai fedeli delle due religioni un assenso che li obbliga in coscienza». Nel 2021, commentando Traditionis Custodes, Müller ha criticato le restrizioni alla Messa tridentina ma ha difeso il Novus Ordo come coerente con la Tradizione, allineandosi a Sacrosanctum Concilium che permette la concelebrazione e l’uso della lingua vernacolare. La sua difesa del Novus Ordo e della collegialità episcopale teorizzata da Lumen Gentium è in palese rottura con il Magistero tradizionale, che privilegia il primato papale assoluto e la liturgia tridentina. Come può Müller invocare l’unità quando, nei suoi scritti come Catholic Dogmatics (2025), accetta elementi conciliari che ho denunciato nel mio intervento Sinodalità e vigile attesa. Il Vaticano II «sicuro ed efficace» (cfr. https://exsurgedomine.it/260118-sinodalita-ita/), ovvero una strategia per adulterare la fede? Questa posizione non è opposizione leale, ma complicità con la rivoluzione conciliare, della quale il Cardinale dissimula la matrice eversiva e le conseguenze devastanti per il corpo ecclesiale. Fu sempre Müller, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che nel 2017 – nell’ambito dei colloqui tra la Santa Sede e la FSSPX – anticipò Tucho Fernández nella formulazione unilaterale di «requisiti minimi» per la comunione ecclesiale, inclusi l’intero Concilio Vaticano II e il post-Concilio così come proposti nella cosiddetta Professio Fidei del 1988 (cfr. https://fsspx.org/en/news/letter-cardinal-muller-bishop-fellay-6-june-2017-57314). E ora il Cardinale ripropone lo stesso schema, accusando la FSSPX di scisma, mentre ignora il vero scisma causato dalle eresie moderniste che ha tollerato e promosso prima, durante e dopo il suo mandato all’ex Sant’Uffizio. Nel saggio True and false reform: what it means to be Catholic del 2023 e in interventi come quello dei giorni scorsi sulla FSSPX, il Porporato tedesco ha ribadito che il Vaticano II è in continuità con il Concilio di Trento e con il Vaticano I. Ha parimenti sostenuto la collegialità episcopale di Lumen Gentium e l’ecumenismo di Unitatis Redintegratio, in totale contraddizione con il Magistero tradizionale che enfatizza il Primato papale e condanna l’ecumenismo. Per aggiungere una nota personale vale la pena ricordare che verso la fine del mio mandato come Nunzio Apostolico a Washington il Card. Müller mi concesse un’udienza per sottoporgli i risultati di un’indagine informativa che avevo effettuato circa l’assoluta non idoneità morale di un candidato all’Episcopato: Müller procedette comunque alla sua promozione e presiedette egli stesso la cerimonia di Ordinazione episcopale.

 

2) Cfr. https://kath.net/news/89675, tradotto in italiano da Il Timone con il titolo La Fraternità San Pio X e la sua unità con la Chiesa, cfr. https://www.iltimone.org/news/news/201495/la-fraternita-san-pio-x-e-la-sua-unita-con-la-chiesa.html 

 

3) Le Journal du Dimanche, 22 Febbraio 2026, pag. 35, Avant qu’il ne soit trop tard !Appel à l’unité du cardinal Robert Sarah. Cfr. https://www.lejdd.fr/Societe/avant-quil-ne-soit-trop-tard-lappel-a-lunite-du-cardinal-robert-sarah-167095

 

4) Il Card. Sarah si è fatto promotore della cosiddetta «Riforma della riforma», secondo la quale sarebbe possibile un “reciproco arricchimento” di Vetus e Novus Ordo. Penso ad esempio alla conferenza tenutasi a Londra nell’estate del 2016 dal titolo Towards an authentic implementation of Sacrosanctum Concilium (cfr. https://www.catholicculture.org/culture/library/view.cfm?recnum=11311), nella quale il Cardinale dimostra di voler applicare i medesimi criteri di ingegneria liturgica adottati dal Consilium ad exsequendam, ma nella direzione opposta, ad esempio celebrando il rito riformato coram Deo e non più coram populo. Questi maldestri tentativi di travestire la Messa montiniana da Messa tridentina sono miseramente naufragati dopo la stroncatura di Bergoglio, finendo nel nulla con un imbarazzante comunicato di padre Federico Lombardi (cfr. https://www.libertaepersona.org/wordpress/2016/07/robert-sarah-ancora-un-cardinale-umiliato/ Vedi anche https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351385.html e https://lanuovabq.it/it/liturgia-con-sarah-il-vaticano-corregge-ratzinger). Sempre nel 2016 l’allora Prefetto della Congregazione del Culto Divino ha ratificato, apponendovi la propria firma, il decreto con il quale Bergoglio estendeva alle donne la partecipazione al rito della Lavanda dei piedi del Giovedì Santo (cfr. https://it.aleteia.org/2016/03/16/card-sarah-i-sacerdoti-non-sono-tenuti-a-lavare-i-piedi-alle-donne-il-giovedi-santo/), salvo poi affermare che le nuove disposizioni non erano vincolanti. In un intervento del 2017 dal titolo True liturgy is a reflection of heaven (Cfr. https://www.catholicworldreport.com/2017/03/31/true-liturgy-is-a-reflection-of-heaven-cardinal-sarah-says/), Sarah ha criticato le innovazioni arbitrarie in campo liturgico, ma ha elogiato la visione di rinnovamento del Vaticano II, allineandosi con la deviazione conciliare di una Liturgia più accessibile e partecipativa, in contrasto con la «rigidità» pre-conciliare. Nei suoi scritti, come nel libro Catechism of the Spiritual Life (2025), Sarah non solo riconosce il Vaticano II e il Novus Ordo, ma sostiene anche l’ecumenismo e la collegialità, che deviano dal Magistero cattolico focalizzato sull’unità esclusiva nella Chiesa Cattolica. Nel 2019 Sarah, come Prefetto della Congregazione per il Culto Divino ha esteso alla Chiesa universale la memoria della Traslazione della Santa Casa di Loreto, modificandone però la denominazione in Beata Vergine di Loreto, sopprimendo così la menzione del miracolo che i modernisti negano anche contro le evidenze scientifiche (cfr. https://www.marcotosatti.com/2019/11/09/casa-di-loreto-una-lettera-aperta-al-card-robert-sarah/). Nello stesso anno il Cardinale ha preso parte alla cerimonia di intronizzazione dell’infernale idolo della Pachamama in San Pietro, rendendosi complice di un atto di idolatria e della profanazione della Basilica Vaticana.

 

5) Il Card. Burke ha esplicitamente abbracciato l’insegnamento di Lumen Gentium, che enfatizza il ruolo dei laici e una visione più collegiale della Chiesa, in contrasto con la prospettiva gerarchica del Magistero preconciliare, che privilegia una distinzione netta tra clero e laici, ma coerente con l’idea conciliare di una Chiesa come «popolo di Dio». Nel suo discorso alla States’ dinner dei Cavalieri di Colombo a Denver il 2 agosto 2011 intitolato Religion “purifies” politics, Burke ha sostenuto che la religione deve purificare la politica senza esclusione o fondamentalismo, contro la Regalità sociale di Nostro Signore e allineandosi con il decreto conciliare Dignitatis Humanæ che promuove la libertà religiosa come diritto umano, in opposizione al Magistero tradizionale – quello di Pio IX in Quanta Cura o di Pio XI in Mortalium Animos. In varie interviste e presentazioni, come quella tenuta a Nairobi nell’Agosto del 2012 sul Codice di Diritto Canonico post-conciliare (Cfr. https://www.catholicculture.org/news/headlines/index.cfm?storyid=15426), Burke ha criticato la perdita di disciplina dopo il Concilio ma ha difeso il Vaticano II come non costituente alcuna rottura, sostenendo riforme come l’ecumenismo e la collegialità. Appare evidente la contraddizione tra la pretesa fedeltà del Card. Burke al Magistero immutabile della Chiesa Cattolica e la contestuale adesione alle dottrine ad esso contrarie espresse nei testi conciliari che egli pubblicamente difende; una contraddizione che trova conferma anche nella celebrazione del rito riformato accanto a quello tradizionale, che sappiamo antitetici e inconciliabili.

6) Cfr. https://akacatholic.com/breaking-cardinal-burke-slams-fsspx/

7) Per comprendere questa analogia, è utile richiamare il significato originario del termine: coniato da John Cam Hobhouse nel 1826, His Majesty’s opposition descrive un’opposizione fedele alla Corona britannica che esercita un ruolo di formale vigilanza e correzione senza minacciare la stabilità del sistema costituzionale. Trasferito al piano ecclesiale, esso evoca figure autorevoli che, pur esprimendo riserve su determinati orientamenti dottrinali, pastorali o disciplinari dell’attuale magistero pontificio, rimangono saldamente ancorate al Sistema anche dinanzi alla gravissima crisi istituzionale che coinvolge direttamente i vertici della Gerarchia.

 

8) Cfr. https://akacatholic.com/breaking-cardinal-burke-slams-fsspx/

9) Celebrazione dei Secondi Vespri nella LIX Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani, 25 Gennaio 2026. Cfr. https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260125-vespri-unita-cristiani.html 

 

Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da Twitter

Pensiero

Vera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica una trascrizione della lezione che monsignor Richard Williamson (1940-1925), in quella che sembra un’aula di quello che fu il seminario della FSSPX a Winona, in Minnesota, dedicata all’analisi del Manifesto di Unabomber, al secolo Theodor Kaczynsky (1942-2023), matematico, pensatore e terrorista che disseminò di bombe postali gli Stati Uniti per lustri.  Come raccontato da Renovatio 21, non è irrilevante notare che il giovanissimo Kaczynsky, arrivato all’ateneo di Harvard a 16 anni grazie alle sue doti matematiche straordinarie, fu oggetto di un crudele esperimento psicologico (forse legato al famigerato programma di studio del controllo mentale MK Ultra messo in piedi dalla CIA duranta la guerra fredda) volto a distruggerne la persona. Ad ogni modo, la lezione di monsignor Williamson sull’argomento assume particolarmente valore  perché mostra il contatto tra due visioni totalmente critiche del mondo moderno, quella antitecnologica dell’Unabomberro e quella tradizionista di monsignor Williamson, della FSSX e di tutto il cattolicesimo tradizionalista. Sentire la mezzoretta monsignor Williamson commentare la disamina delle questioni della società presente di Kaczynsky vale di più, a nostro avviso, delle centinaia di pagine di Rivolta contro il mondo moderno di Julius Evola, con le sue fumisterie esoteriche intellettualoidi. Notevole, in questo discorso di Sua Eccellenza registrato trenta anni fa, l’attacco sferrato all’Unione Europea, allora non ancora a pieno regime con l’euro, e a quanti, pur dicendosi sovranisti, non sono in grado di fermarla rinunziando alla sua interdipendenza economica. Ulteriormente impressionante la piena condanna del vescovo Williamson contro la scuola moderna, della psicoterapia e soprattutto l’uso degli psicofarmaci, usati per piegare i bambini e gli adulti ad una società sbagliata.     Il manifesto di Unabomber, che è di circa cento pagine in edizione economica, quindi è piuttosto corposo, e lui dice che è già troppo breve. Quindi lui ritiene di avere un grande argomento, e io credo che ce l’abbia. Non penso che sia infallibile, e non penso che sia un santo, ma penso che sia interessante, e penso che abbia ragione su qualcosa.   Leggiamo il breve, brevissimo sommario. «La società moderna  sta distruggendo la dignità umana e la libertà attraverso la sua tecnologia industriale. Le macchine  stanno disumanizzando».   «Un sintomo di questa distruzione è il moderno uomo di sinistra, o sinistrorso – un tipo d’uomo ricorrente in numerosi movimenti di protesta oggi, spesso lui stesso non appartenente a nessun gruppo di minoranza». In altre parole, non è nero, non è nemmeno una donna, non è lesbica, non è ebreo o altro – è un WASP [White Anglo Saxon Protestant, ossia i bianchi di origine britannica e protestante, ndt] – ma nondimeno, «nel nome di una varietà di questi gruppi, attacca la civiltà occidentale con un’ostilità che tradisce la sua mancanza di reale compassione per le presunte vittime». Il tuo sinistrorso finge di simpatizzare con ebrei e neri o omosessuali o quel che sia, e non è vero. Queste cose sono tutte uno strumento per colpire la civiltà occidentale.   Perché vuole colpire la civiltà occidentale? Unabomber non lo sa, ma io e te lo sappiamo: perché la civiltà occidentale ha tradito Dio molto tempo fa.   Quello che Unabomber, nel primo paragrafo, sta di fatto osservando, senza capirlo è che il mondo si sta rivoltando contro la gente. In altre parole, i cuccioli di foca, lo strato di ozono usato – in realtà sono ancora i neri e gli ebrei a essere usati, o gli handicappati, o tutti questi gruppi minoritari usati come leva per distruggere quello che resta ancora di una civiltà cristiana. Perché il sinistrorso dice «questo strato non va bene», e ha ragione in buona parte, perché questo strato è molto lontano dalla Chiesa cattolica, e lui rappresenta diversi tradimenti già avvenuti.   Quindi il sinistrorso attacca – be’, in nome di cosa attacca? Non può attaccare in nome del re, perché sarebbe tirannia. Non può attaccare in nome dell’aristocrazia, perché sarebbe elitismo. Non può attaccare in nome della classe media, perché sarebbe capitalismo. Quindi deve attaccare in nome degli alberi, dei cuccioli di foca, e dei neri e degli ebrei. Quindi è arrivato fin qui – questo è ciò che il sinistrorso sta di fatto facendo.   Unabomber non può vederlo, perché non appartiene a un gruppo di minoranza, ma iltuo sinistrorso, dice Kaczynski, attraversa questa falsa associazione con i gruppi minoritari come mezzo per colpire la civiltà occidentale, e lo fa con un’ostilità che tradisce il fatto che non è realmente interessato o solidale con neri, ebrei e omosessuali. In realtà vuole distruggere quello che resta della civiltà occidentale.   «Né la sua rivolta può essere così autentica contro la società quando desidera integrarli in essa» – questa è un’altra affermazione che richiede di essere discussa intelligentemente. Vedete? Perché lui vuole i neri – dice che i neri sono disprezzo, sono una trappola — vuole i neri di nuovo nella società. Ehi, pensavo avessi detto che la società non andava bene – ma allora perché vuoi tirarci dentro i neri? Vedete, sta cogliendo la contraddizione che c’è in questi sinistrorsi. Dice che il sinistrismo è una barzelletta, e ha ragione, e dice che è un sintomo.   Il sinistrismo è dunque un – la malattia del sinistrismo è un sintomo della malattia della società moderna, e lui darà la colpa della malattia della società moderna alla tecnologia industriale.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Punto due. «Il sistema tecnologico-industriale – TI, in breve – rende talmente facile per gli uomini soddisfare i loro bisogni di base di cibo, vestiario e riparo, che il bisogno altrettanto naturale dell’uomo di raggiungere qualche obiettivo attraverso uno sforzo serio da parte sua rimane ampiamente frustrato».   Ha di nuovo ragione. Ai vecchi tempi non c’erano ragazzi che vagavano per le strade e si frustravano, che facevano sparatorie dall’auto e frequentavano cinema squallidi – be’, non succedeva ai vecchi tempi, perché i ragazzi dovevano lavorare la terra, perché se non lavoravano la terra, la madre sarebbe morta di fame a febbraio o marzo.   La dura disciplina del lavoro agricolo faceva sì che i ragazzi non si mettessero nei guai, e nemmeno le ragazze si mettessero nei guai. Le ragazze non avevano la lavatrice, quindi dovevano restare a casa a mandare avanti la fattoria, lavare i vestiti degli uomini mentre gli uomini lavoravano tutto il giorno nei campi. Quindi c’era un’interazione e una necessità e una dura fatica di vita che impediva loro di perdere le misure.   C’è una cosa molto divertente detta a proposito degli immigrati ebrei – che sbarcavano a Brooklyn, e poi, si trasferivano nell’entroterra, nelle zone più eleganti del New Jersey, dove dice: «Sai, quando siamo sbarcati dal Vecchio Mondo a Brooklyn, eravamo troppo miserabili per pensare al suicidio. Ma ora che siamo ricchi, oziosi e agiati nel New Jersey, e abbiamo bellissime case, pensiamo tutti al suicidio. Finché eravamo miserabili eravamo abbastanza felici; ora che siamo completamente felici, siamo tutti miserabili». Ecco, è questo – è questo che sta dicendo Unabomber.   Sta dicendo che un uomo non ha bisogno solo di cibo e vestiti e così via – ha anche bisogno di fare qualcosa con uno scopo nella sua vita, di sentire di aver dato un contributo, di sentire che quello che fa conta. E quel senso che quello che fa conta tende a essere distrutto dalle enormi mietitrebbie che, con una bocca larga come questa stanza, attraversano un campo in poche ore e sfamano l’intero villaggio per tutto l’inverno.   C’è un compromesso per queste macchine magnifiche, ed è tutto molto bello avere una magnifica mietitrebbia che sfamerà l’intero villaggio per tutto l’inverno in poche ore, ma il compromesso è che i ragazzi diventeranno dei fannulloni assistiti. Se non avessi enormi mietitrebbie, non potresti avere fannulloni assistiti, perché i fannulloni assistiti sarebbero tutti fuori a raccogliere cotone, perché dovrebbero guadagnarsi da vivere e mettere il cibo in tavola.   Quindi il compromesso di queste enormi macchine è un tempo libero che molta gente non sa come usare, e in realtà la distruzione del senso del proprio valore per molte persone, perché «non devo lavorare, mi occupo di bollini e assistenza sociale, è tutto…»   «La famiglia o qualsiasi altra lealtà su piccola scala naturale all’uomo…», e intende allora l’uomo locale, di villaggio. Unabomber si rende conto che l’uomo vive naturalmente in piccole comunità. Vive in una famiglia, poi la famiglia vive in un isolato, e l’isolato fa parte di un villaggio o di una strada. E Unabomber dice che gli uomini ne hanno bisogno, ma dice che «qualsiasi lealtà su piccola scala di questo tipo viene necessariamente distrutta dall’impegno su larga scala richiesto dal funzionamento della tecnologia industriale».   È molto acuto. Fermiamoci un momento a pensarci. Ecco una fabbrica che produce in serie, credo sia questo il suo esempio, che produce in serie, diciamo, scarpe, e poiché ne produco così tante, le produco a prezzi molto bassi. Ma se produco, a Cleveland, Ohio, un’enorme quantità di scarpe, devo farle arrivare in tutte le parti del Paese. In altre parole, ci deve essere una distribuzione perché le scarpe siano prodotte così a buon mercato. I camionisti, gli autotrasportatori, devono portarle fuori; gli autotrasportatori non devono scioperare. Gli autotrasportatori devono essere sincronizzati con la fabbrica, e poi i rivenditori devono essere sincronizzati con gli autotrasportatori, sincronizzati con la fabbrica. La produzione su larga scala richiede il buon funzionamento di una macchina enorme.   Quindi, dice, è questo che intende per «l’impegno su larga scala richiesto dalla tecnologia industriale». La tecnologia industriale richiede un impegno su larga scala per funzionare. Dice che un solo frigorifero richiede acciaio, richiede freon – la fabbrica che produce freon, o qualcosa di simile – richiede qualcuno che lo trasporti attraverso il Paese, richiede un’infinità di cose a cui non pensi quando il frigorifero è semplicemente lì, fermo. Ma dietro un frigorifero c’è tutto un sistema, un intero sistema su vasta scala e grande, tutto necessario perché un frigorifero funzioni – a cui si aggiunge, ovviamente, la necessità di un’intera centrale elettrica locale.   Insomma, la tecnologia industriale distrugge i valori familiari, perché devi mettere la lealtà verso il grande sistema al di sopra della lealtà verso il mio piccolo villaggio, altrimenti il grande sistema semplicemente non funzionerà. E quindi il grande sistema è in guerra con i piccoli sistemi, e se metti tutta la tua fede e il tuo denaro nei grandi sistemi, questo distruggerà necessariamente i piccoli sistemi.   Quindi quando la gente dice «vogliamo la famiglia, vogliamo i valori familiari, vogliamo la famiglia, vogliamo i valori familiari», e poi nel respiro successivo dice «ma vogliamo beni prodotti in serie che siano tutti molto economici, così da avere uno stile di vita comodo e agiato», Unabomber dice che queste persone si contraddicono senza rendersene conto. Vogliono un’infinità di cose che minano quello che, dall’altra parte, pensano anche loro di volere.   E così l’intero sistema della vita americana, per esempio, tende alla distruzione della famiglia, tanto che quando poveri americani si alzano in piedi e dicono «voglio difendere la mia famiglia, credo nei valori familiari, voglio difendere la mia famiglia», quasi sempre quegli stessi americani, due o tre o cinque o dieci o cinquanta minuti dopo, si schiereranno a favore della tecnologia, o a favore dell’industria, o a favore di qualcosa che mina proprio quella famiglia che avevano appena detto di voler difendere. Quindi c’è sempre un compromesso, e il compromesso della tecnologia industriale è costoso.

Sostieni Renovatio 21

Esattamente la stessa cosa sta succedendo in Europa. In Europa, inglesi perbene dicono «vogliamo l’Inghilterra», tedeschi patriottici dicono «vogliamo la sovranità della Germania», un francese perbene dice «vogliamo la Francia cattolica all’antica» – ma un quarto d’ora dopo, quello stesso inglese, quello stesso tedesco e quello stesso francese dicono tutti «ma vogliamo anche la bella vita che è offerta dalla produzione su scala europea». Ma nel momento in cui ti schieri per la produzione su scala europea, in modo che le scarpe vengano dalla Spagna, i pomodori vengano dall’Italia, i rasoi vengano dall’Olanda, il manzo venga dall’Inghilterra, qualsiasi cosa sia — nel momento in cui vuoi la produzione su scala, con le banane che vengono dall’Irlanda, qualsiasi cosa possa essere – devi necessariamente mettere l’Europa al primo posto. E così questi cari europei, che da un lato vogliono difendere il proprio Paese, dall’altro vogliono la vita morbida, economica e facile – si contraddicono senza rendersene conto.   Se vuoi un Paese bello e sovrano, devi pagarne il prezzo, che è avere meno beni manifatturieri comodi ed economici. Se vuoi questi beni prodotti in serie, comodi, economici e facilmente disponibili, devi dire, prima o poi, addio alla sovranità nazionale. Scegli – paghi i tuoi soldi, fai la tua scelta – ma non puoi avere entrambe le cose. Unabomber lo vede, ed è un uomo intelligente, e dice: non puoi avere sia la tecnologia industriale su scala nazionale sia la famiglia – non puoi avere entrambe le cose, dovrai fare una scelta. Quindi, distrugge i valori familiari.   «Allo stesso modo, la moltitudine di regole e regolamenti imposti dal funzionamento della tecnologia industriale soffoca la capacità dell’uomo di agire per conto proprio per raggiungere obiettivi reali» – che è ciò che Unabomber chiama «la sua vera libertà». E quindi, secondo Unabomber, la tecnologia industriale non è solo contro la famiglia, la tecnologia industriale è anche contro la libertà. Ha questo pallino della libertà, ma c’è qualcosa di vero.   Tre: «nessun adattamento o compromesso minore può riconciliare la tecnologia industriale con la libertà, sia perché la tecnologia industriale deve regolare da vicino il comportamento umano per poter funzionare, sia perché tutte le parti della tecnologia industriale sono interdipendenti». È una cosa che dimostra nel dettaglio.   Se prendi, ad esempio, un’acciaieria. Come sapete, un’acciaieria, un forno per rotaie d’acciaio, deve restare caldo tutto il tempo. Ci vuole molto tempo per riscaldare un forno d’acciaio, e una volta che è caldo, devi tenerlo in funzione. In altre parole, dovrai avere operai attivi ventiquattr’ore su ventiquattro – operai per il primo turno, operai per il secondo turno, operai per il terzo turno. E se uno degli operai del turno molla, il forno si raffredda e gli altri operai del turno vanno nei guai. Devi entrare nel sistema e diventare parte del sistema e obbedire al sistema perché il sistema funzioni.   Mentre quando gestisci la tua piccola fattoria, con i tuoi piccoli cavalli, indipendentemente da qualsiasi altra fattoria, non devi preoccuparti di ciò che qualcun altro sta facendo nella sua fattoria – sei tu l’unità, l’unità di lavoro è solo la tua piccola fattoria, l’unità di lavoro al massimo è il tuo piccolo villaggio. Ma la tecnologia industriale fa sì che la tua unità di lavoro sia o l’intero Paese o l’intero continente, e in Europa la cosa sta diventando drammatica, perché la sovranità nazionale di queste famose vecchie nazioni sta andando in rovina, e sta andando in rovina sotto le ruote del colosso inarrestabile della tecnologia industriale.   Tutte le parti sono interdipendenti. Per esempio, i produttori di frigoriferi hanno assolutamente bisogno di elettricità, e l’elettricità ha assolutamente bisogno di qualcuno che produca le macchine che necessitano di elettricità. Tutto il sistema si intreccia su una scala enorme. Tutto il sistema deve intrecciarsi – non puoi negarlo, semplicemente non puoi negarlo. E c’è sempre un compromesso, ma se hai la tecnologia su scala nazionale, c’è una grave perdita per quanto riguarda la famiglia.   Ed egli argomenta che «il desiderio degli uomini per la tecnologia industriale e per i benefici che la tecnologia industriale offre da tempo si è dimostrato più forte del loro desiderio di libertà, per una varietà di ragioni, cosicché l’avanzata della tecnologia industriale sembra a molte persone irreversibile». Sono sicuro che a molti di voi sembra reversibile.   Per esempio, un esempio interessante, l’uso dell’automobile era originariamente facoltativo. Quando le automobili sono apparse per la prima volta, potevi averne una o potevi non averla, non eri obbligato ad averla. Tuttavia poi, dopo un po’, dopo che le automobili erano arrivate – specialmente negli Stati Uniti – le città sono state disegnate in funzione dell’automobile, i sobborghi hanno immediatamente iniziato a estendersi molto più ampiamente, e per andare ai negozi hai bisogno di un’automobile.

Aiuta Renovatio 21

Nelle città e nei paesi all’antica, come nel New England, potevi andare a piedi ai negozi o alle case – ma non più oggi. Il centro commerciale è a cinque o dieci minuti in automobile, e tutti non pensano due volte per saltare in macchina e guidare fino al centro commerciale per fare acquisti – ti serve un’automobile per arrivare al centro commerciale. A volte non hanno nemmeno più marciapiedi o passaggi pedonali per andare dai sobborghi o dalle case ai centri commerciali, e se cammini da casa tua al centro commerciale, passa la volante della polizia a chiederti cosa stai facendo, perché sei una creatura strana se sei ancora sulle tue due gambe.   In altre parole, in origine l’uso dell’automobile era facoltativo, ma l’automobile stessa ha cambiato talmente l’assetto delle città che ora devi avere un’automobile. Quindi, argomenta, la tecnologia industriale non sarà fermata da nessuna riforma su piccola scala, ma solo da una rivoluzione totale. Quindi vuole un’altra rivoluzione per smantellare l’establishment della tecnologia industriale.   Va ammesso: l’uomo ha un po’ di cervello. Quattro: lo scontro tra tecnologia industriale e libertà umana è messo in evidenza dal fatto che la tecnologia industriale persegue attualmente modi per domare il comportamento umano selvaggio; per esempio, il controllo della scuola, il controllo della genitorialità, le droghe – come si chiama quella famosa che danno ai bambini, il Ritalin o qualcosa del genere – la psicoterapia, la neurologia, la genetica, e presto, è dietro l’angolo, l’ingegneria del cervello.   Queste sono tutte forme di manipolazione con cui la tecnologia industriale, se può, re-ingegnerizzerà la natura stessa dell’uomo per adattarla alla tecnologia industriale. Ha ragione! In altre parole, è la coda che scodinzola il cane. L’uomo ha creato la tecnologia industriale per servirlo, ma ora l’uomo sarà cambiato per servire e adattarsi alla tecnologia industriale. Questo è ciò che sta succedendo – sta succedendo proprio attorno a noi.   Sai, diamo ai bambini le medicine perché non si adattano alle nostre meravigliose scuole, o non si adattano al nostro meraviglioso stile di vita. «Mia moglie sta pensando che io sono un figlio di hmh – be’, devo mandarla dallo psicoterapeuta perché ha un problema». No – forse non ce l’ha, forse sei tu il problema. Forse tutti questi ragazzi che non si adattano alla società moderna — forse non sono loro gli inadatti, forse è la società a essere inadatta.   Ascolti questi cantanti rock – ho menzionato i Pink Floyd – ascolti questi cantanti rock, sono in preda al dolore, sono in preda al dolore per la società moderna. «Non abbiamo bisogno di istruzione, non abbiamo bisogno di controllo del pensiero» – si lamentano delle scuole, perché il sistema scolastico processa e fa il lavaggio del cervello, il sistema scolastico nega a questi ragazzi il loro valore e la loro importanza come esseri umani. Vuole trasformarli in macchine, vuole trasformarli in nerd informatici.   E c’è una frase meravigliosa nel libro che dice è che gli insegnanti nelle scuole di oggi sono troppo occupati a togliere coltelli e pistole ai ragazzi per avere il tempo di trasformarli in nerd informatici. Detto bene, molto ben detto, perché i ragazzi non vogliono essere trasformati in nerd informatici.   Cosa vogliono i ragazzi? Non lo sanno, non sanno cosa vogliono – tutto quello che sanno è che non vogliono la società moderna. Non sto dicendo che i ragazzi siano santi o angeli, ma sto dicendo che la società moderna ha molte cose profondamente sbagliate, e Unabomber, anche senza la fede, è abbastanza intelligente da essere sulla traccia di queste cose che la società moderna ha sbagliato.   Quello che sta succedendo è – ed è qui che ci ricolleghiamo alle encicliche – la Chiesa cattolica comprende la natura umana come Dio l’ha fatta, ma i massoni vogliono cambiare la natura umana. Vogliono piegarla, vogliono sostituire la natura data da Dio con una nuova natura tutta loro. Ma la nuova natura, il nuovo mondo, il nuovo mondo tecnologico, il nuovo mondo delle macchine che stanno producendo per cambiare la natura umana, non si adatta alla natura umana, e quindi i poveri ragazzi strillano e urlano, perché sanno che non si adatta.   Poi i ragazzi raggiungono l’età di vent’anni, e cedono. I ragazzi dicono: «Be’, mi offrono un lavoro bello comodo da cinquantamila l’anno, e c’è una bella ragazza qui, quindi mi accontenterò di una casetta scadente, una moglie scadente, un’auto scadente, uno stipendio scadente, e avrò una felicitàscadente, e poi so che i miei figli ascolteranno il rock and roll quando cresceranno, ma so che ne usciranno, proprio come è successo a me». Che razza di mondo è questo?   Quindi, tutte queste sono forme di manipolazione attraverso cui la tecnologia industriale nazionale, se può, re-ingegnerizzerà la natura stessa dell’uomo per adattarla alla tecnologia industriale – la coda sta già scodinzolando il cane. Abbiamo un profondo problema umano, e Unabomber sta uccidendo persone per svegliare la gente su questo problema. Non sto dicendo che abbia ragione  – ma l’uomo è così frustrato nel tentativo di far arrivare un messaggio serio a persone che non vogliono essere raggiunte, che ricorre a uccidere per farsi ascoltare.   «Attualmente, sempre più esseri umani si sollevano in rivolta contro la tecnologia industriale, ma se la tecnologia industriale prevale, nemmeno i governanti, i manipolatori, i tizi al comando della tecnologia industriale, avranno molta libertà di movimento». Okay – è verissimo. Sono seduto in cima a questa macchina, che sta schiacciando tutti gli altri, ma devo restare nella cabina di questa macchina, e devo continuare a controllare tutti questi comandi – altrimenti non sarò più seduto qui a lungo. Qualcun altro prenderà il mio posto, perderò il controllo, loro smetteranno di essere schiacciati, e allora sarò io a essere schiacciato insieme a tutti gli altri.

Iscriviti al canale Telegram

Quindi la macchina schiaccia le persone sotto di essa in un modo, e schiaccia le persone che la guidano in un altro. È un trionfo del diavolo – un assoluto trionfo del diavolo. Tutti vengono disumanizzati, tutti vengono schiacciati.   Se vince, allora nemmeno i conducenti della tecnologia industriale avranno molta libertà di movimento, mentre se la tecnologia industriale viene distrutta – questo è il sogno di Unabomber – potrebbe esserci il caos, ma almeno l’umanità avrà un’altra possibilità, e il caos potrebbe causare meno sofferenza rispetto al proseguimento della nostra tecnologia industriale.   E lui argomenta ogni punto lungo il percorso. Cinque: perché se la tecnologia industriale sopravvive, allora il futuro appare cupo, perché ha varie alternative. Se non viene spezzata e distrutta, se non prendiamo mazze per demolire l’intero stile di vita della tecnologia industriale, se la tecnologia industriale continua, ci sono varie alternative.   O, per ragioni di efficienza, le macchine saranno in totale controllo e nessun uomo avrà alcuna libertà, «oppure un’élite resterà al comando, e l’élite gestirà le macchine padrone. E allora ci sono di nuovo due alternative: l’élite gestirà le macchine padrone in modo da eliminare le masse, così che pochi siano al comando mentre il resto sia tutto morto; oppure gestiranno le macchine in modo da domare le masse, addomesticare le masse, così che i pochi siano incatenati alla macchina – devono restare al posto di guida e continuare a premere i pulsanti – mentre il resto non ha libertà o significato nelle proprie vite».   «Se la tecnologia industriale sopravvive, in qualunque modo, l’uomo dovrà essere re-ingegnerizzato oltre ogni riconoscimento». Ora, questo è o tecnologia industriale o uomo – scegli. È questo che sta argomentando. È un forte sei.   Sei: la la tecnologi aindustriale non è inarrestabile. Possiamo inceppare gli ingranaggi. L’alternativa positiva di cui abbiamo bisogno ora – è qui che entra la natura selvaggia, è per questo che è andato a vivere in una capanna nel Montana, libero dagli uomini, o con uomini selvaggi. Quindi torna a distruggere esseri umani – non ha risposta, non ha una vera risposta. Vede il problema, è molto bravo con il problema, ma senza la fede non ha idea di come rimetterlo insieme, o come uscirne.   Quindi la sua risposta è logica: dato che la tecnologia industriale è il problema, allora dobbiamo tornare alla natura selvaggia. E aveva quella piccola capanna nel mezzo del Montana, nel mezzo del nulla.   Qual è il vantaggio della natura selvaggia? È completamente non tecnologica – sai, vipere e felci e cespugli e fiumi e torrenti e montagne e nuvole. Non è tecnologia, è bella, si prende cura di sé stessa, permette la sopravvivenza – la vita. Si può avere il mal di denti, ma meglio il mal di denti che la tecnologia industriale.   «I mezzi per rovesciare la tecnologia industriale sono una rivoluzione che non sarà solo politica, ma economica e tecnologica, mondiale, perché non può essere rovesciata pezzo per pezzo». Quindi sta sognando una massiccia sollevazione mondiale contro la macchina.   Soprattutto – quindi vuole un’altra rivoluzione, ne abbiamo avute una, due, tre, quattro, quindi vuole una quinta rivoluzione, è tutta la stessa cosa.,, « Poiché la tecnologia industriale non può essere rovesciata pezzo per pezzo, soprattutto, che i nostri rivoluzionari abbiano l’unico obiettivo chiaro: la tecnologia industriale deve sparire (…) Tutti i mezzi per raggiungere quell’obiettivo possono poi essere adattati pragmaticamente». E qui parla come Lenin, sai – parla come un comunista, e dice che abbiamo bisogno di una rivoluzione, e i rivoluzionari devono fissarsi sull’obiettivo e poi adattare tutti i mezzi, se prendi quello che diceva Lenin.   Sette, infine: che i nostri rivoluzionari non si mescolino con i sinistrorsi, che sono anti-individualisti quanto la tecnologia industriale stessa, e quindi i sinistrorsi si opporranno alla tecnologia industriale solo per poi usarla contro tutti gli altri. Lui conosce i sinistrorsi a fondo – ha detto che odia la tecnologia industriale, e poi odia i sinistrorsi, e vuole tornare alla natura selvaggia. È solo un’altra soluzione anomala, in effetti, ma ha ragione – come spesso, fino in fondo – ha ragione sui difetti dell’establishment precedente. Enrico VIII aveva torto, perché Enrico stava attaccando la Chiesa cattolica, ma tutti gli altri hanno più o meno ragione in quello che attaccano.   «Inoltre, il sinistrismo è abitualmente incline a collaborare con le rivoluzioni con i non-sinistrorsi solo per poi tradirli in seguito. Il sinistrismo è totalitario per natura – infatti è una religione sostitutiva, il bisogno di credere nella quale farà sì che anche seguaci onesti condonino i crimini più indecenti dei loro leader».   E così ha iniziato con la delinquenza del sinistrismo, e finisce con la delinquenza del sinistrismo, quindi sa che il sinistrismo non è una risposta – sta protestando contro il sinistrismo, sta protestando contro i socialisti di Franklin Delano Roosevelt, i socialisti assistenzialisti di FDR e il loro Stato assistenziale, il loro Stato assistenziale tecnologico-industriale.   È un altro gradino più in basso, poveretto – se solo potessei avesse saputo tornare alla fede.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da YouTube  
 
Continua a leggere

Spirito

Papa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»

Pubblicato

il

Da

Papa Leone XIV ha celebrato un motto della Rivoluzione francese usato dai massoni — il famigerato «Libertà, Uguaglianza, Fraternità» — come «imperativi etici universali” durante un discorso all’Eliseo venerdì scorso. Lo riporta LifeSite.

 

«La Francia ha contribuito in modo significativo al progresso del nostro mondo, compreso il riconoscimento dei diritti umani fondati sulla natura stessa della persona umana, in particolare la libertà religiosa», ha affermato Leo alla presenza del controverso presidente Emmanuel Macron e di alti funzionari francesi. Macron, si ricordi, ha da poco avviato l’eutanasia e suicidio assistito in Francia e piazzato l’aborto in costituzione.

 

«Questa costante attenzione alla dignità intrinseca di ogni persona trova eco nel vostro motto nazionale. Libertà, uguaglianza e fraternità non sono semplicemente parole impresse sulla facciata dei vostri edifici pubblici; si riferiscono a imperativi etici universali che trovano anche nel messaggio evangelico una fonte inesauribile di ispirazione e di realizzazione», ha affermato il romano pontefice.

Sostieni Renovatio 21

Il riferimento di Leone a «Libertà, uguaglianza e fraternità» come «imperativi etici universali» è preoccupante perché, sebbene queste parole siano il motto nazionale della Francia, lo sono anche del Grande Oriente massonico e della Grande Loggia di Francia. Il motto deriva dalla Rivoluzione francese, che si oppose ferocemente alla Chiesa cattolica e che, durante il «Regno del Terrore», causò la morte per ghigliottina di migliaia di vescovi, sacerdoti, religiosi e laici cattolici.

 

Per secoli la vecchia chiesa, partendo dalle rivelazioni dell’abate Augustin Barruel (1741-1820), ha considerato la Rivoluzione francese come una grande operazione massonica per scardinare il cattolicesimo distruggendo al contempo trono (cioè l’autorità monarchica) ed altare (cioè l’autorita religiosa romana).

 

L’elogio di Leone della «libertà religiosa» che, a suo dire, è stata riconosciuta dalla Francia, è in contrasto con la tradizionale concezione cattolica dell’argomento. La Quanta Cura e il Sillabo degli Errori di papa Pio IX condannavano l’idea che «Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che, guidato dalla luce della ragione, riterrà vera».

 

Nel discorso di venerdì il Papa sembra aver al contempo rimproverato il secolarismo francese, che a sua volta affonda le radici nella Rivoluzione francese.

 

«Il cristiano impegnato nella vita pubblica, che agisce alla luce della sua coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista né una minaccia all’unità della patria», ha detto Leone.

 

«Un giusto laicismo, dunque, non consiste nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione, ma nell’impegnarsi affinché lo Stato e le istituzioni religiose dialoghino tra loro e uniscano le forze al servizio del bene comune», ha affermato il papa.

 

Sembrava che il suo intento fosse criticare apertamente la politica francese di «laicità», che impone la totale separazione tra Stato e religione. Tale politica fu codificata dalla Legge sulla separazione tra Chiesa e Stato del 1905.

 

L’anno scorso Macron ha pronunciato un discorso alla nazione elogiando la struttura laica del Paese, affermando che la «Repubblica laica» significa che la Francia non rappresenta «un’identità nata da origini culturali, religiose o particolari». Ha elogiato la legge del 1905 come «il compimento della Rivoluzione francese».

 

Papa Leone ha sottolineato venerdì le «profonde radici cristiane» della Francia, che risalgono a Sant’Ireneo di Lione e al battesimo di Clodoveo, re dei Franchi, nel 496, evento che sancì il titolo della Francia di «Figlia maggiore della Chiesa».

 

Leone ha inoltre sottolineato l’importanza del diritto alla vita e ha condannato l’aborto, il suicidio assistito e la maternità surrogata in presenza di funzionari francesi. In questo modo ha criticato le stesse leggi francesi a favore dell’aborto e del suicidio assistito. Il Paese ha recentemente approvato una legge che legalizza l’eutanasia e il suicidio assistito a determinate condizioni.

 

«La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano», ha affermato il pontefice, sostenendo che è necessario «accogliere la vita incondizionatamente, di sostenere la fragilità con amorevole cura, di accompagnare ogni fase della vita con rispetto e fiducia reciproca e di difendere con coraggio e compassione coloro che non sono in grado di far sentire la propria voce e coloro che si sentono ignorati o trascurati».

Aiuta Renovatio 21

Leone ha inoltre espresso preoccupazione per le «tendenze sociali che rischiano di trasformare la scienza e la tecnologia in imprese a scopo di lucro, promuovendo la manipolazione genetica, la maternità surrogata, il traffico di organi umani o la possibilità di organizzare la propria morte».

 

«Non dimentichiamo che il rispetto reciproco e la protezione di ogni vita umana sono un dovere che incombe su ciascuno di noi», ha continuato Leone, ricordando che la «Dichiarazione universale dei diritti umani» fu proclamata per la prima volta a Parigi.

 

Prima del discorso alle autorità civili e al corpo diplomatico francesi, Leone ha incontrato privatamente Macron al Palazzo dell’Eliseo, nella prima tappa del suo viaggio in Francia. Il viaggio apostolico si svolge dal 25 al 28 settembre e comprende una visita alla sede dell’UNESCO, alla cattedrale di Notre Dame e al santuario di Nostra Signora di Lourdes.

 

Come riportato da Renovatio 21, inquietanti segni di avvicinamento del vaticano alla Rivoluzione francese, che uccise numeri immani di fedeli, suore, sacerdoti, si erano avuti di recente in una pagina del sito web ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi, l’organismo della Curia romana che si occupa di gestire tutti i processi di beatificazione e canonizzazione.

 

Nella scheda di beato Jean-Baptiste Souzy (1732-1794), sacerdote morto consunto dalla fame e dalla malattia in una carcerazione disumana inflitta dalle forze anticristiche della Rivoluzione francese.

 

Eppure, il sito vaticano scrive: «La Rivoluzione Francese ebbe dei grandi meriti nella formazione politica, morale e sociale dell’epoca moderna, ma come tutte le rivoluzioni, che in qualche modo presuppongono un capovolgimento violento delle classi al potere con i rivoltosi, lasciò dietro di sé un lago di sangue, morti ingiuste, delitti e violenze» (corsivo nostro).

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

Continua a leggere

Spirito

Flavigny: 26 nuovi seminaristi e futuri frati FSSPX

Pubblicato

il

Da

Sotto uno splendido sole borgognone, in questo sabato 19 settembre, le famiglie si accalcano per accompagnare i propri figli all’ingresso del Seminario.   Provenienti da ogni angolo della Francia, ma anche dal Canada, dal Gabon, dal Portogallo e dal Medio Oriente, ventisei giovani prendono possesso dei loro pochi effetti personali nelle celle che circondano il chiostro o si affacciano sulle vie medievali di Flavigny-sur-Ozerain.   Ventitré di loro sono destinati al sacerdozio, mentre tre si preparano alla vita religiosa con i Fratelli della Società di San Pio X. Alcuni arrivano dopo un anno, o pochi mesi, di preseminario: un tempo prezioso che avrà permesso loro di maturare la vocazione e acquisire solide abitudini di vita comunitaria.   Come ogni anno, il background è variegato. La maggior parte ha già vissuto l’esperienza universitaria e alcuni sono in possesso di titoli di studio avanzati: master, laurea in ingegneria, laurea in giurisprudenza… Alcuni, tuttavia, particolarmente maturi nonostante la giovane età, hanno appena conseguito il diploma di maturità.   Storie diverse, età ed esperienze differenti, ma un tratto le accomuna: la generosità. Tutte hanno preso la decisione di dedicare la propria vita al regno di Cristo Salvatore sulle anime e sulle società, e di impegnarsi per la loro salvezza.   Così, oggi entra in Seminario una nuova classe, con i suoi volti ancora sconosciuti, le sue storie uniche e le sue vocazioni nascenti. A Flavigny, per loro inizia un cammino impegnativo, ma anche una splendida avventura al servizio di Dio e della Chiesa.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine da FSSPX.News  
Continua a leggere

Più popolari