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I cardinali dell’«opposizione controllata» di Leone. Mons. Viganò contro i conservatori cattolici dinanzi alle Consacrazioni FSSPX

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Renovatio 21 pubblica questo scritto dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

L’opposizione di Sua Maestà

Il conservatorismo cattolico dinanzi alle Consacrazioni episcopali della FSSPX

 

L’intervento di Müller

Lo scorso 21 Febbraio, su Kath.Net, il Cardinale Gerhard Ludwig Müller (1) ha commentato la decisione della Fraternità Sacerdotale San Pio X di procedere alle Consacrazioni episcopali senza Mandato pontificio, dopo che il Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha ribadito al Superiore Generale, don Davide Pagliarani, il veto della Santa Sede alla concessione del Mandato e l’indisponibilità ad una revisione dei testi del Concilio Vaticano II che la Fraternità considera giustamente eterodossi.

 

Nel suo intervento, Die Piusbruderschaft und ihre Einheit mit der Kirche (2), il Porporato tedesco ritiene che procedere senza Mandato pontificio costituisca una «ferita oggettiva all’unità visibile della Chiesa»: non una mera disobbedienza amministrativa, ma un atto che mina l’autorità papale alle sue fondamenta. Egli sottolinea che «nessun Vescovo può consacrare contro il successore di Pietro». Müller insiste sul riconoscimento dell’autorità papale non solo in teoria, ma anche in pratica, senza condizioni, affermando che la FSSPX deve sottomettersi al magistero della Chiesa per esercitare un’influenza positiva sulla storia ecclesiale.

 

L’ex Prefetto dell’ex Sant’Uffizio è così intervenuto: 

 

«L’unica soluzione possibile in coscienza davanti a Dio consiste nel fatto che la Fraternità San Pio X, con i suoi vescovi, sacerdoti e laici, riconosca non solo in teoria, ma anche nella pratica, il nostro Santo Padre Papa Leone XIV come legittimo Papa e si sottometta senza precondizioni alla sua autorità dottrinale e al suo primato di giurisdizione. Allora si potrà trovare anche una soluzione giusta per il loro status canonico, ad esempio dotando il loro Prelato di una giurisdizione ordinaria per la Fraternità, che sia direttamente subordinato al Papa (forse senza la mediazione di un ufficio della Curia)».

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L’intervento di Sarah

Il giorno successivo, 22 Febbraio, in un intervento su Le Journal du Dimanche (3), il Cardinale Robert Sarah (4) ha ripetuto l’appello all’unità all’interno della Chiesa, esprimendo una profonda preoccupazione sul potenziale scisma che rischia di fratturare l’unità della Chiesa, sottolineando che la vera comunione ecclesiale deve radicarsi nell’obbedienza al Papa e nell’aderenza al Magistero. Le sue parole non danno adito a fraintendimenti: 

 

«Voglio quindi esprimere la mia viva inquietudine e la mia profonda tristezza nell’apprendere l’annuncio da parte della Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata da Mons. Lefebvre, di procedere a ordinazioni episcopali senza mandato pontificio. Ci dicono che questa decisione di disobbedire alla legge della Chiesa sarebbe motivata dalla legge suprema della salvezza delle anime: suprema lex, salus animarum. Ma la salvezza è il Cristo, e si dona solo nella Chiesa. Come si può pretendere di condurre le anime alla salvezza per altre vie che quelle che Egli stesso ci ha indicato? È voler la salvezza delle anime quella di lacerare il Corpo Mistico di Cristo in modo forse irreversibile? Quante anime rischiano di perdersi a causa di questa nuova lacerazione? [] Non è forse tradire la Tradizione il rifugiarsi in mezzi umani per mantenere le nostre opere, per quanto buone esse siano?»

 

L’intervento di Burke

Anche il Card. Raymond Leo Burke (5), che sembra non volersi pronunciare sulle annunciate Consacrazioni, si era già espresso nel 2017 sullo stato di scisma in cui, a suo avviso, si trova la Fraternità San Pio X sin dal 1988 (6): 

«Nonostante i vari argomenti attinenti la questione, il fatto è che la Fraternità Sacerdotale San Pio X è nello scisma fin da quando il fu Arcivescovo Marcel Lefebvre ordinò quattro vescovi senza il mandato del Romano Pontefice. E perciò non è lecito assistere alla Messa o ricevere i sacramenti in una chiesa che è sotto la direzione della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Detto questo, per noi in questa questione, parte di questa sorta di confusione nella Chiesa si è anche prodotta perché il Santo Padre Francesco ha dato ai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X la facoltà di celebrare validamente i matrimoni, lecitamente e validamente. Ma per questo non c’è una spiegazione canonica, si tratta semplicemente di un’anomalia».

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Un’opposizione controllata

Gli interventi dei Cardinali Müller, Sarah e Burke possono essere considerati un esempio paradigmatico di «His Majesty’s opposition» all’interno del contesto ecclesiale cattolico, mutuando il concetto dal sistema parlamentare britannico, dove l’opposizione critica le politiche del governo in carica pur mantenendo fedeltà assoluta alla Corona e alle sue istituzioni (7). Questa opposizione ha mostrato la sua assoluta inutilità con i Dubia per gli errori di Amoris Lætitia, che furono totalmente ignorati da Bergoglio, il quale non mancò di deridere e umiliare i Cardinali firmatari.

 

I componenti della «triade conservatrice» sono accumunati da alcuni elementi che dimostrano la loro assoluta incoerenza rispetto ai princìpi che ci si attenderebbe essi difendano. Tutti e tre accettano sine glossa gli atti del Concilio Vaticano II e il magistero post-conciliare. Tutti e tre celebrano indifferentemente il Vetus Ordo e il Novus Ordo, considerando entrambi legittimi e relegando le questioni liturgiche a meri aspetti di sensibilità personale.

 

Tutti e tre, pur criticandolo, si adeguano al cammino sinodale «per obbedienza al Papa» e Müller ha preso parte attiva alle riunioni del Sinodo sulla Sinodalità sia nel 2023 che nel 2024, in qualità di membro votante nominato direttamente da Bergoglio. Tutti e tre riconoscono la collegialità episcopale, l’ecumenismo, la libertà religiosa, la Dichiarazione di Abu Dhabi e in generale tutti gli atti – anche i più controversi – emanati dai Dicasteri Romani.

 

Tutti e tre hanno criticato Fiducia Supplicans senza esigerne la revoca. Tutti e tre hanno espresso disappunto dopo Traditionis Custodes, senza tuttavia impegnarsi per impedirne l’applicazione. Tutti e tre non hanno speso una sola parola di sostegno nei miei riguardi, né prima né tantomeno dopo la farsa del procedimento canonico che ha portato alla mia «scomunica» per scisma. Tutti e tre sono insomma convinti ratzingeriani e sostenitori di quella variante ecclesiale del processo dialettico hegeliano, secondo il quale sarebbe possibile far convivere la tesi dell’ortodossia cattolica e l’antitesi dell’eresia modernista nella sintesi conciliare. Tutti e tre riconoscono infine come legittimo Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede Victor Manuel Fernández, nonostante la sua attività «letteraria» (…); né risulta che abbiano richiesto le sue dimissioni dopo lo scandalo di Besame con tu boca La pasión mística. 

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Le contraddizioni dei tre Cardinali

Non sembra insomma che i Cardinali della «triade conservatrice» – Müller, Sarah e Burke – possano ambire al ruolo di difensori dell’ortodossia cattolica, essendo essi stessi convinti sostenitori del Vaticano II, delle sue deviazioni e della sua liturgia favens hæresim. Semmai essi si sono ravveduti, non consta che abbiano pubblicamente ritrattato i propri errori, ma che piuttosto essi stiano semplicemente cercando di conciliare tesi opposte e inconciliabili per puro quieto vivere o in nome di una pseudo-unità della Chiesa che prescinde dalla professione ininterrotta della medesima Fede, ma che anzi dissimula le palesi divergenze per non dover trarre le necessarie conseguenze dalla loro evidenza.

 

Le loro affermazioni che non vi sarebbe alcuna rottura tra pre postconcilio sono mere petizioni di principio prive di alcun fondamento e che contraddicono la realtà di una crisi devastante, ma che si dimostrano tuttavia coerenti con l’ermeneutica della continuità di Benedetto XVI, influenzata dalla formazione hegeliana del teologo tedesco. 

 

Va rimarcato poi che questi Porporati dimenticano – o piuttosto fingono di dimenticare – che se oggi le Loro Eminenze possono pontificare solennemente in rito antico, è solo grazie all’opera del Venerato Arcivescovo Marcel Lefebvre, che essi considerano tuttavia un «ribelle», al quale ascrivono la responsabilità per lo «scisma» del 1988.

 

Eppure, senza le Consacrazioni di Ecône, Giovanni Paolo II non avrebbe mai emanato il Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta che avrebbe dovuto ricondurre entro l’ovile conciliare i chierici della Fraternità San Pio X, in parte confluiti in società di vita apostolica riconosciute dalla Santa Sede, tra cui l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote di cui il Porporato americano è patrono e protettore. Né Benedetto XVI avrebbe mai promulgato nel 2007 il Motu Proprio Summorum Pontificum con il quale veniva liberalizzata la celebrazione della Liturgia tridentina e che, mai applicato fino in fondo, venne poi sostanzialmente annullato nel 2021 con Traditionis Custodes. 

 

Müller, Sarah e Burke costituiscono a tutti gli effetti un’opposizione controllata. Il loro ruolo è di contenere l’emorragia di Cattolici causata dalla rivoluzione conciliare, illudendoli che sia possibile far convivere nella medesima istituzione e sotto la stessa Gerarchia due entità opposte: la Chiesa Cattolica e la chiesa conciliare-sinodale. Lo riconosce lo stesso Burke: 

 

«So che sia a Lacrosse che a St. Louis, dove c’erano apostolati dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote per coloro che desideravano i riti della Chiesa secondo l’uso antico, moltissime persone che frequentavano la Fraternità Sacerdotale San Pio X si sono riconciliate e sono tornate alla Chiesa. E io dico che se invece andiamo semplicemente liberamente a quelle Messe [della FSSPX] che vengono celebrate, quale incoraggiamento hanno a riconciliarsi con la Chiesa?» (8)

 

La principale preoccupazione di questa «opposizione di Sua Maestà» sembra ridursi ad offrire un prodotto analogo a quello richiesto dalla clientela, al solo scopo di eliminare la concorrenza della FSSPX per costringere gli acquirenti ad accettare con quel prodotto contraffatto anche il veleno che esso nasconde. Non dimentichiamo che le comunità ex-Ecclesia Dei conciliano le celebrazioni tridentine con una predicazione che tace qualsiasi criticità non solo del Concilio e della riforma liturgica, ma anche dei «pontificati» di Bergoglio e di Prevost.

 

Ai chierici di questi istituti è chiesto di prendere parte alle funzioni dell’Ordinario locale – ad esempio per la concelebrazione alla Messa Crismale del Giovedì Santo – e che lo stesso è richiesto ai loro fedeli, come avviene per il conferimento delle Cresime, amministrate secondo il nuovo rito montiniano. A titolo di esempio, non una critica si è udita né dai tre Cardinali né tantomeno dai sacerdoti che ad essi fanno riferimento, a proposito della scandalosa Nota dottrinale Mater populi fidelis, che dichiara «sempre inappropriato» l’uso dei titoli mariani di Mediatrice e Corredentrice. Risulta quindi difficile credere che una tale «opposizione» possa anche solo ipotizzare di sostituirsi al ruolo ben più prezioso della Fraternità San Pio X, che non si esaurisce negli aspetti coreografici della Liturgia.

 

Ribadisco anche qui, come già ho fatto in precedenza, che questo atteggiamento finisce col de-dogmatizzare la Liturgia e de-liturgizzare la dottrina, scardinando il fondamento che unisce indissolubilmente la lex orandi alla lex credendi. 

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L’errore fondamentale

Gli appelli all’unità di Müller, Sarah e Burke risentono di un errore fondamentale, che inficia in radice ogni loro appello. Essi riconoscono probabilmente la crisi presente, le deviazioni dottrinali, morali e liturgiche della chiesa sinodale, ma non vogliono vedere in esse un effetto logico e necessario del Vaticano II, che si ostinano a giudicare, contro ogni evidenza, come del tutto ortodosso e coerente con il perenne Magistero Cattolico.

 

Il motivo di questo errore è che essi non possono rinnegare se stessi né i loro mentori – Ratzinger in primis – protagonisti o sostenitori del Vaticano II, e per questa ragione devono trovare necessariamente un compromesso che non giova all’unità della Chiesa, ma che piuttosto narcotizza ogni dissenso in nome di una falsa obbedienza che non ha nulla di cattolico.

 

L’obbedienza alla Gerarchia diventa infatti fuorviante quando questa devia dalla Verità del Dogma e dalla Tradizione. L’unità non è primariamente istituzionale ma dottrinale, radicata nel deposito immutabile della Fede. È la disciplina della Chiesa ad essere ordinata alla conservazione e trasmissione del Depositum Fidei, e non viceversa.

 

Gli sforzi patetici di questi Cardinali rappresentano il tentativo del conservatorismo moderato di colmare le divisioni – che essi riconoscono, ma di cui negano le cause – attraverso un dialogo impossibile. E bene ha fatto don Davide Pagliarani a ricordare quanto gli incontri degli anni passati non abbiano condotto a nulla, proprio in ragione della divergenza insanabile su questioni dottrinali che non possono essere oggetto di alcuna negoziazione, né di accordi al ribasso – i «requisiti minimi» richiesti da Tucho Fernández che compromettano l’integrità della Professione della Fede Cattolica. 

 

Va aggiunto che quanto la Santa Sede chiede alla Fraternità San Pio X in tema di Vaticano II e Novus Ordo non vale per i veri eretici, scismatici e a-cattolici, ai quali Leone in un recente discorso ha rivolto parole estremamente concilianti: «Noi siamo uno! Lo siamo già! Riconosciamolo, sperimentiamolo, manifestiamolo!» [9] Apprendiamo dunque che la chiesa conciliare e sinodale si considera in comunione con Ortodossi, Protestanti e Anglicani di ogni denominazione, ma non con chi rifiuta il Vaticano II. L’ecumenismo e il dialogo si mostrano ancora una volta strumentali alla demolizione della Chiesa Cattolica, e questo non pare costituire un problema per gli esponenti del conservatorismo moderato.

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Conclusione

Gli interventi dei tre Cardinali, pur presentati come appelli all’unità, rivelano profonde lacune e contraddizioni interne, che non possono essere ignorate da chi ha a cuore la preservazione integrale del Depositum Fidei. Mi pare sia ormai più che evidente che questa pseudo-opposizione non solo non ha alcuna possibilità di ottenere alcunché, ma anzi che essa è strumentale al compimento della rivoluzione conciliare mediante l’ultimo, sciagurato passo del «cammino sinodale».

 

«Prevost non è che un Bergoglio con un sarto migliore», ha commentato qualcuno. Se l’opposizione di Sua Maestà non vuole prenderne atto, dovrebbero farlo almeno i fedeli e i sacerdoti, cercando di fare fronte comune con la Fraternità San Pio X e con le altre comunità veramente tradizionali. È vero che la Fraternità continua a riconoscere la legittimità di Prevost pur disobbedendo ai suoi ordini illegittimi; ma è altrettanto vero che la frammentazione dei Cattolici fedeli alla Tradizione non fa che indebolire ogni forma di resistenza. Sarebbe quindi opportuno mettere da parte le divisioni interne – su cui si potrà a suo tempo fare chiarezza – in nome della sopravvivenza stessa della Chiesa Cattolica dinanzi alla imminente persecuzione. 

 

Come Vescovo e Successore degli Apostoli, esorto i miei Confratelli nell’Episcopato – a cominciare dagli stessi Cardinali Müller, Sarah e Burke – i sacerdoti, i religiosi e i fedeli a dare un chiaro segnale di unità, sostenendo la battaglia della Fraternità San Pio X con segni concreti, ad esempio prendendo parte alla cerimonia delle Consacrazioni del prossimo 1° Luglio, in modo che gli usurpatori che occupano Roma si rendano conto che le loro minacce e le loro scomuniche non spaventano più nessuno. Se battaglia dev’essere, che ci trovi schierati sotto le insegne di Cristo Re.

 

E che la Nostra Signora, la Regina delle Vittorie e Mediatrice di tutte le Grazie – alla Quale gli eretici della chiesa sinodale cercano di strappare i titoli che ornano come gemme preziose la Sua corona di gloria – ci conceda di mettere da parte le dispute contingenti, in nome della gloria di Dio, dell’onore di Santa Madre Chiesa, della salvezza delle anime redente dal preziosissimo Sangue di Cristo. 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

1 Marzo 2026
Dominica II Quadragesimæ

 

NOTE

1) La prima nota stridente nel curriculum del Card. Müller risale agli anni Settanta, quando ebbe come maestro e amico il domenicano eretico Gustavo Gutiérrez, «padre» della Teologia della Liberazione. Il legame si concretizzò in una stretta collaborazione editoriale, ad esempio firmando con Gutiérrez il saggio Dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione, teologia della Chiesa (Edito in Italia da EMI-Messaggero nel 2013; edizione inglese On the Side of the Poor: The Theology of Liberation, Orbis Books, 2015). Erede di due eretici ultra-modernisti come Karl Rahner e Karl Lehmann, nel 2002 Müller ha negato a più riprese il dogma della Transustanziazione secondo criteri di reinterpretazione fenomenologica della nozione di sostanza (cfr. Mit der Kirche denken, pag. 47; cf. Katholische Dogmatik, pag. 710.). Ha negato parimenti il dogma della Perpetua Verginità di Maria Santissima, ossia della Sua integrità fisica prima, durante e dopo il Parto di Nostro Signore Gesù Cristo (cfr. Katholische Dogmatik, pag. 491). In un saggio del Maggio 2020 (cfr. https://www.vaticannews.va/de/vatikan/news/2020-05/dokument-abu-dhabi-interreligioes-papst-kardinal-mueller-islam.html), Müller ha espresso apprezzamento per il Documento di Abu Dhabi firmato da Bergoglio con il Grande Imam dell’Università al-Azhar del Cairo Ahmed al-Tayyeb. Il Porporato ha affermato che il documento – nel quale si teorizza che la «diversità delle religioni» sarebbe voluta da Dio – non esprime «una semplice opinione privata del Papa»; al contrario, pretenderebbe «dai fedeli delle due religioni un assenso che li obbliga in coscienza». Nel 2021, commentando Traditionis Custodes, Müller ha criticato le restrizioni alla Messa tridentina ma ha difeso il Novus Ordo come coerente con la Tradizione, allineandosi a Sacrosanctum Concilium che permette la concelebrazione e l’uso della lingua vernacolare. La sua difesa del Novus Ordo e della collegialità episcopale teorizzata da Lumen Gentium è in palese rottura con il Magistero tradizionale, che privilegia il primato papale assoluto e la liturgia tridentina. Come può Müller invocare l’unità quando, nei suoi scritti come Catholic Dogmatics (2025), accetta elementi conciliari che ho denunciato nel mio intervento Sinodalità e vigile attesa. Il Vaticano II «sicuro ed efficace» (cfr. https://exsurgedomine.it/260118-sinodalita-ita/), ovvero una strategia per adulterare la fede? Questa posizione non è opposizione leale, ma complicità con la rivoluzione conciliare, della quale il Cardinale dissimula la matrice eversiva e le conseguenze devastanti per il corpo ecclesiale. Fu sempre Müller, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che nel 2017 – nell’ambito dei colloqui tra la Santa Sede e la FSSPX – anticipò Tucho Fernández nella formulazione unilaterale di «requisiti minimi» per la comunione ecclesiale, inclusi l’intero Concilio Vaticano II e il post-Concilio così come proposti nella cosiddetta Professio Fidei del 1988 (cfr. https://fsspx.org/en/news/letter-cardinal-muller-bishop-fellay-6-june-2017-57314). E ora il Cardinale ripropone lo stesso schema, accusando la FSSPX di scisma, mentre ignora il vero scisma causato dalle eresie moderniste che ha tollerato e promosso prima, durante e dopo il suo mandato all’ex Sant’Uffizio. Nel saggio True and false reform: what it means to be Catholic del 2023 e in interventi come quello dei giorni scorsi sulla FSSPX, il Porporato tedesco ha ribadito che il Vaticano II è in continuità con il Concilio di Trento e con il Vaticano I. Ha parimenti sostenuto la collegialità episcopale di Lumen Gentium e l’ecumenismo di Unitatis Redintegratio, in totale contraddizione con il Magistero tradizionale che enfatizza il Primato papale e condanna l’ecumenismo. Per aggiungere una nota personale vale la pena ricordare che verso la fine del mio mandato come Nunzio Apostolico a Washington il Card. Müller mi concesse un’udienza per sottoporgli i risultati di un’indagine informativa che avevo effettuato circa l’assoluta non idoneità morale di un candidato all’Episcopato: Müller procedette comunque alla sua promozione e presiedette egli stesso la cerimonia di Ordinazione episcopale.

 

2) Cfr. https://kath.net/news/89675, tradotto in italiano da Il Timone con il titolo La Fraternità San Pio X e la sua unità con la Chiesa, cfr. https://www.iltimone.org/news/news/201495/la-fraternita-san-pio-x-e-la-sua-unita-con-la-chiesa.html 

 

3) Le Journal du Dimanche, 22 Febbraio 2026, pag. 35, Avant qu’il ne soit trop tard !Appel à l’unité du cardinal Robert Sarah. Cfr. https://www.lejdd.fr/Societe/avant-quil-ne-soit-trop-tard-lappel-a-lunite-du-cardinal-robert-sarah-167095

 

4) Il Card. Sarah si è fatto promotore della cosiddetta «Riforma della riforma», secondo la quale sarebbe possibile un “reciproco arricchimento” di Vetus e Novus Ordo. Penso ad esempio alla conferenza tenutasi a Londra nell’estate del 2016 dal titolo Towards an authentic implementation of Sacrosanctum Concilium (cfr. https://www.catholicculture.org/culture/library/view.cfm?recnum=11311), nella quale il Cardinale dimostra di voler applicare i medesimi criteri di ingegneria liturgica adottati dal Consilium ad exsequendam, ma nella direzione opposta, ad esempio celebrando il rito riformato coram Deo e non più coram populo. Questi maldestri tentativi di travestire la Messa montiniana da Messa tridentina sono miseramente naufragati dopo la stroncatura di Bergoglio, finendo nel nulla con un imbarazzante comunicato di padre Federico Lombardi (cfr. https://www.libertaepersona.org/wordpress/2016/07/robert-sarah-ancora-un-cardinale-umiliato/ Vedi anche https://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351385.html e https://lanuovabq.it/it/liturgia-con-sarah-il-vaticano-corregge-ratzinger). Sempre nel 2016 l’allora Prefetto della Congregazione del Culto Divino ha ratificato, apponendovi la propria firma, il decreto con il quale Bergoglio estendeva alle donne la partecipazione al rito della Lavanda dei piedi del Giovedì Santo (cfr. https://it.aleteia.org/2016/03/16/card-sarah-i-sacerdoti-non-sono-tenuti-a-lavare-i-piedi-alle-donne-il-giovedi-santo/), salvo poi affermare che le nuove disposizioni non erano vincolanti. In un intervento del 2017 dal titolo True liturgy is a reflection of heaven (Cfr. https://www.catholicworldreport.com/2017/03/31/true-liturgy-is-a-reflection-of-heaven-cardinal-sarah-says/), Sarah ha criticato le innovazioni arbitrarie in campo liturgico, ma ha elogiato la visione di rinnovamento del Vaticano II, allineandosi con la deviazione conciliare di una Liturgia più accessibile e partecipativa, in contrasto con la «rigidità» pre-conciliare. Nei suoi scritti, come nel libro Catechism of the Spiritual Life (2025), Sarah non solo riconosce il Vaticano II e il Novus Ordo, ma sostiene anche l’ecumenismo e la collegialità, che deviano dal Magistero cattolico focalizzato sull’unità esclusiva nella Chiesa Cattolica. Nel 2019 Sarah, come Prefetto della Congregazione per il Culto Divino ha esteso alla Chiesa universale la memoria della Traslazione della Santa Casa di Loreto, modificandone però la denominazione in Beata Vergine di Loreto, sopprimendo così la menzione del miracolo che i modernisti negano anche contro le evidenze scientifiche (cfr. https://www.marcotosatti.com/2019/11/09/casa-di-loreto-una-lettera-aperta-al-card-robert-sarah/). Nello stesso anno il Cardinale ha preso parte alla cerimonia di intronizzazione dell’infernale idolo della Pachamama in San Pietro, rendendosi complice di un atto di idolatria e della profanazione della Basilica Vaticana.

 

5) Il Card. Burke ha esplicitamente abbracciato l’insegnamento di Lumen Gentium, che enfatizza il ruolo dei laici e una visione più collegiale della Chiesa, in contrasto con la prospettiva gerarchica del Magistero preconciliare, che privilegia una distinzione netta tra clero e laici, ma coerente con l’idea conciliare di una Chiesa come «popolo di Dio». Nel suo discorso alla States’ dinner dei Cavalieri di Colombo a Denver il 2 agosto 2011 intitolato Religion “purifies” politics, Burke ha sostenuto che la religione deve purificare la politica senza esclusione o fondamentalismo, contro la Regalità sociale di Nostro Signore e allineandosi con il decreto conciliare Dignitatis Humanæ che promuove la libertà religiosa come diritto umano, in opposizione al Magistero tradizionale – quello di Pio IX in Quanta Cura o di Pio XI in Mortalium Animos. In varie interviste e presentazioni, come quella tenuta a Nairobi nell’Agosto del 2012 sul Codice di Diritto Canonico post-conciliare (Cfr. https://www.catholicculture.org/news/headlines/index.cfm?storyid=15426), Burke ha criticato la perdita di disciplina dopo il Concilio ma ha difeso il Vaticano II come non costituente alcuna rottura, sostenendo riforme come l’ecumenismo e la collegialità. Appare evidente la contraddizione tra la pretesa fedeltà del Card. Burke al Magistero immutabile della Chiesa Cattolica e la contestuale adesione alle dottrine ad esso contrarie espresse nei testi conciliari che egli pubblicamente difende; una contraddizione che trova conferma anche nella celebrazione del rito riformato accanto a quello tradizionale, che sappiamo antitetici e inconciliabili.

6) Cfr. https://akacatholic.com/breaking-cardinal-burke-slams-fsspx/

7) Per comprendere questa analogia, è utile richiamare il significato originario del termine: coniato da John Cam Hobhouse nel 1826, His Majesty’s opposition descrive un’opposizione fedele alla Corona britannica che esercita un ruolo di formale vigilanza e correzione senza minacciare la stabilità del sistema costituzionale. Trasferito al piano ecclesiale, esso evoca figure autorevoli che, pur esprimendo riserve su determinati orientamenti dottrinali, pastorali o disciplinari dell’attuale magistero pontificio, rimangono saldamente ancorate al Sistema anche dinanzi alla gravissima crisi istituzionale che coinvolge direttamente i vertici della Gerarchia.

 

8) Cfr. https://akacatholic.com/breaking-cardinal-burke-slams-fsspx/

9) Celebrazione dei Secondi Vespri nella LIX Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani, 25 Gennaio 2026. Cfr. https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/homilies/2026/documents/20260125-vespri-unita-cristiani.html 

 

Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Catastrofi

Terremoto colpisce la Messa in latino durante la consacrazione

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Circola ora in rete un filmato in cui è possibile vedere fedeli cattolici che proseguono a pregare mentre un terremoto scuote la chiesa durante una Santa Messa tradizionale nella cappella di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Bogotà, in Colombia.   Si tratta del sisma che ha colpito il Paese sudamericano questa settimana.   Durante una Messa in rito tradizionale del 10 agosto, il devastante terremoto di magnitudo 7.4, il più forte registrato in Colombia nel XXI secolo, ha scosso la cappella proprio nel bel mezzo della consacrazione. Nonostante le circostanze, il celebrante e i fedeli sono rimasti in assoluto silenzio e hanno continuato il rito.   Le immagini sono state riportate dall’account X di Infovaticana.

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Il terremoto ha provocato almeno 111 morti e oltre 700 feriti, facendo crollare numerose case, ospedali e altri edifici.   LifeSite riporta un altro video di quel giorno mostra una statua della Beata Vergine Maria con in braccio Gesù Bambino, che ha resistito incredibilmente al terremoto.     Un ulteriore video circolante in rete mostra un’immagine incorniciata della Madonna di Guadalupe che sarebbe stata ritrovata completamente intonsa tra le macerie in seguito al grande terremoto.  

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Nel corso della storia recente non sono mancati episodi in cui oggetti religiosi cattolici sono stati ritrovati intatti dopo catastrofi devastanti. Dopo il terremoto del 2016 che colpì il Centro Italia, nella chiesa di Santa Maria Assunta ad Arquata del Tronto fu recuperato, a mesi di distanza, un tabernacolo sepolto dalle macerie: al suo interno le quaranta ostie consacrate risultarono perfettamente integre, senza tracce di muffa o alterazione, e ancora con il loro profumo originario, fatto che molti interpretarono come segno di speranza. Simili ritrovamenti riguardano statue della Madonna rimaste illese tra le rovine di chiese crollate anche Ecuador.   Anche gli incendi hanno offerto testimonianze analoghe: nel 2025 nelle fiamme che distrussero la chiesa di Corpus Christi a Los Angeles, il tabernacolo in ottone e le vetrate delle stazioni della Via Crucis emersero intatti.   In Florida, in una parrocchia distrutta dal fuoco, un’ostia all’interno di una luna di cristallo risultò indenne nonostante le intense fiamme, e in Libano un sacerdote melchita rinvenne il pane eucaristico intatto dopo quarantasette giorni in una chiesa danneggiata dai conflitti.   Nel 2023 in Florida, in una parrocchia distrutta dal fuoco, un’ostia all’interno di una luna di cristallo risultò indenne nonostante le intense fiamme, e in Libano, quest’anno, un sacerdote melchita rinvenne il pane eucaristico intatto dopo quarantasette giorni in una chiesa danneggiata dai conflitti. Un ciborio con ostie intatte è stato trovato anche dopo l’incendio di una chiesa di Manila nel 2020.

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Possiamo dire di aver veduto con i nostri occhi, e udito con le nostre orecchie, un evento non dissimile quando, durante la cerimonia di consacrazione dei quattro nuovi vescovi della Fraternità San Pio X (FSSPX) a Ecône , in Isvizzera.   Riprendiamo l’articolo di Renovatio 21 «Ecône e il vero ordine mondiale»:   «Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna».   «Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque».   «A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile».     «La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima».  

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«Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto (…) I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale».   «Quando finisce il rosario, ecco che la bufera si placa completamente. Partono i sacerdoti per tutto il pratone per dare la comunione al popolo. Il terreno non sembra nemmeno troppo fangoso. Qualcuno, poi, mi ha detto: il Cielo ha voluto quel rosario per ricordarci della Santa Vergine. Che, in effetti, è diventato uno dei punti di contesa con la Chiesa di Fernandez, che l’ha privata, sulla strada della protestantizzazione slatentizzata, del titolo di «corredentrice».   «Poco dopo, quando ancora i vescovi stanno eseguendo le ultime parti del rito, il bel tempo arriva. La burrasca è davvero finita. Quando i discendenti degli apostoli escono benedicenti fra la folla il tempo è sereno, è persino caldo».   Per il fedele rimasto cattolico – il fedele della Santa Messa della Tradizione – il Cielo è qualcosa di concreto. Esso agisce, come la terra, secondo la disposizione di colui «qui foecit coelum et terram», il loro creatore.   Ci chiediamo, allora: il fedele rimasto cattolico, dunque, può temere davvero tempeste e terremoti?

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Immagine: Messa tridentina nella chiesa cattolica di San Giovanni Nepomuceno a Prostějov, Repubblica Ceca, 16 aprile 2023. Immagine di Novis-M via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata.  
     
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Epidemie

Lettera di mons. Viganò all’avvocato antipandemico in carcere

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha mandato un messaggio di solidarietà all’avvocato tedesco avvocato Reiner Füllmich, arrestato il 13 ottobre 2023 all’aeroporto di Francoforte, al rientro dal Messico (dove si trovava e da cui era stato espulso), con l’accusa di appropriazione indebita di fondi donati.

 

Il tribunale regionale di Göttingen lo ha condannato il 24 aprile 2025 a 3 anni e 9 mesi di reclusione. Al momento della condanna (24 aprile 2025) l’avvocato noto in Germania per la sua battaglia contro le restrizioni pandemiche aveva già trascorso circa 18 mesi in carcere preventivo.

 

Il tribunale ha deciso di non conteggiare 5 mesi di quella custodia cautelare sulla pena finale, perché secondo i giudici aveva deliberatamente allungato il processo.

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Füllmich ha sempre negato di aver sottratto i fondi: ha dichiarato di averli spostati per «proteggerli» da un possibile sequestro dello Stato. Il tribunale non ha accettato questa versione.

 

In un video andato in diretta streaming venerdì 7 luglio 2026 in collegamento telefonico con l’avvocato Füllmich, dal minuto 1:25:11 al minuto 1:27:37, viene letto il mio messaggio di spirituale vicinanza e di solidarietà mandato a Füllmich da monsignore.

 

«Caro dottor Reiner Fuellmich, con profondo dolore e indignazione apprendo che Lei continua a languire in carcere, privato della libertà da quasi tre anni per aver osato indagare e denunciare pubblicamente le menzogne e i crimini compiuti durante la cosiddetta “pandemia”» scrive il prelato.

 

«La Sua detenzione prolungata, al di là di ogni pretesto giuridico, costituisce un atto di persecuzione politica. Chi ha avuto il coraggio di cercare la verità e di dar voce a milioni di persone private dei propri diritti fondamentali viene oggi trattato come un nemico dello Stato, mentre coloro che hanno architettato e imposto una delle più gravi operazioni di controllo sociale e di danno all’umanità restano impuniti e spesso onorati».

 

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«La giustizia che confonde la ricerca della verità con un reato costituisce una collaborazione con il tiranno» continua l’arcivescovo.

 

«Le esprimo la mia piena solidarietà e la mia preghiera. La Sua testimonianza non è vana. La verità, per quanto calpestata, non può essere cancellata.
Chiedo a tutti gli uomini di buona volontà di elevare la voce perché sia liberato immediatamente e perché sia resa giustizia a quanti, come Lei, hanno pagato e stanno pagando il prezzo della propria integrità morale e intellettuale» scrive Sua Eccellenza nella lettera.

 

«Non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in carcere, ma coloro che hanno perpetrato il più grande crimine contro l’umanità dei nostri tempi.
Dio La sostenga e La liberi presto».

 

«Auspico che l’appello lanciato per la liberazione del dott. Füllmich non rimanga inascoltato» ha aggiunto l’arcivescovo su X.

 

Come riportato da Renovatio 21, monsignor Viganò quattro anni fa aveva dato una lunga intervista all’avvocato in cui delineava la questione del colpo di Stato globale rappresentato dalla pandemia COVID e del sovvertimento e della dissoluzione della società cristiana.

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Monsignore a settembre aveva partecipato all’appello per la liberazione dell’avvocato germanico. «In molti Stati autoproclamatisi “democratici”, le voci che denunciano questo colpo di Stato globale vengono messe a tacere attraverso la censura, l’intimidazione, la psichiatrizzazione e persino l’arresto» aveva scritto su X rilanciando l’appello..

 

«Tra le vittime del regime totalitario che si sta affermando silenziosamente in Europa, Canada, Australia e altre nazioni vassalle delle Nazioni Unite, della NATO, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Forum Economico Mondiale (tutte entità private finanziate dagli stessi poteri) c’è l’avvocato Reiner Fuellmich, ingiustamente imprigionato e ancora in attesa di un giusto processo. Il suo crimine è aver osato dire la verità in un mondo di menzogne criminali» aveva scritto l’ex nunzio apostolico in USA.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2021Fuellmich aveva intervistato il cardiologo texano Peter McCullough, che aveva accennato a «infertilità e cancro come possibili conseguenze del vaccino». L’avvocato ricevette dal gruppo Doctors for COVID Ethics una lettera di confutazione all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) che metteva in guardia rispetto ai vaccini genici sperimentali.

 

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Spirito

Il vescovo Strickland si chiede se il Concilio Vaticano II si sia arreso al modernismo

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Il vescovo Joseph Strickland, in un recente videomessaggio, ha messo in dubbio che il Concilio Vaticano II abbia fatto dei compromessi con il mondo moderno.   Monsignor Strickland sottolinea i pericoli del modernismo, nonché gli avvertimenti di Papa San Pio X contro questa «sintesi di tutte le eresie». Il vescovo ha ricordato che nel 1910 il santo papa richiese a sacerdoti, vescovi e altri «incaricati dell’insegnamento della fede cattolica» di prestare il Giuramento contro il modernismo, con il quale si impegnavano a «rifiutare i principi del modernismo e a preservare fedelmente la dottrina tramandata dagli apostoli».   Monsignor Strickland evidenzia che questo giuramento «rifletteva la convinzione che il modernismo rappresentasse un pericolo costante per la vita della Chiesa» e che tutti i sacerdoti ordinati tra il 1910 e il 1967 erano tenuti a prestarlo. Ciò includeva quasi tutti coloro che avevano partecipato al Concilio Vaticano II, con «pochissime eccezioni».   «Come avrebbero dovuto quei vescovi interpretare il giuramento che avevano pronunciato partecipando a un concilio che mirava a un nuovo rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno? Come avrebbero dovuto conciliare gli avvertimenti intransigente di San Pio X contro il modernismo con il desiderio del concilio di un maggiore impegno nella società contemporanea?», si chiede Sua Eccellenza.

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«Non sono domande che si possono semplicemente liquidare con noncuranza. Meritano un’attenta, onesta e ponderata riflessione», aggiunge.   «C’è un’enorme differenza tra proclamare il Vangelo al mondo e permettere che il mondo diventi il metro di paragone con cui il Vangelo viene interpretato (…) Credo che questa distinzione sia al centro della crisi a cui stiamo assistendo oggi», continua monsignore.   Il prelato si è poi rivolto direttamente al Concilio Vaticano II, che a suo dire merita una riflessione onesta. Ha sottolineato che, a differenza di tutti i precedenti concili ecumenici, il Vaticano II «non ha definito nuovi dogmi né ha emesso nuovi anatemi contro l’eresia». È stato descritto piuttosto come un concilio «pastorale», sia da Papa Giovanni XXIII, che lo aprì, sia da Papa Paolo VI, che lo chiuse. Lo stesso papa Paolo VI, durante un’udienza generale del 12 gennaio 1966, affermò che, proprio per questo carattere pastorale, il Vaticano II aveva evitato definizioni dogmatiche infallibili.   Strickland ha osservato che lo scopo dichiarato del Concilio Vaticano II era quello di «presentare le verità perenni della fede cattolica in un modo più accessibile al mondo moderno».   «Può la Chiesa dialogare con il mondo moderno senza assorbirne i presupposti? Questa domanda è oggi più urgente che mai», ha affermato il vescovo.   Ha poi preso di mira uno dei principali documenti del Concilio, la Gaudium et Spes, la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, che «ha delineato una visione di impegno tra la Chiesa e la società contemporanea che ha profondamente influenzato la vita cattolica negli ultimi sei decenni».   «Molti hanno visto questo come uno sviluppo positivo. Altri hanno sollevato seri dubbi sul fatto che parte del suo linguaggio sia stato interpretato in modi che vanno oltre un autentico coinvolgimento e si avvicinano all’adattamento allo spirito del tempo», osserva il prelato texano.   Tali preoccupazioni «meritano un’attenta considerazione», afferma monsignore, «proprio perché San Pio X ci ha avvertito che il modernismo spesso si insinua nella Chiesa gradualmente, rivestito di un linguaggio che appare del tutto ragionevole».

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Il vescovo statunitense fa notare che il cardinale Joseph Ratzinger, il futuro papa Benedetto XVI, disse una volta che la Gaudium et Spes funzionava come una sorta di «contro-sillabo» in opposizione al Sillabo degli Errori, pubblicato da papa Pio IX a corredo della sua enciclica Quanta Cura.   Secondo monsignor Strickland, Ratzinger considerava la Gaudium et Spes «un tentativo di riconciliazione tra la Chiesa e l’età moderna». Ciò solleva la domanda: «se la Chiesa aveva precedentemente messo in guardia con tanta forza contro i pericoli posti dal liberalismo, dal razionalismo e dallo spirito del tempo, avvertimenti che si ritrovano soprattutto negli insegnamenti dei beati Pio IX e Pio X, cosa si intendeva esattamente riconciliare?».   «Le preoccupazioni che avevano suscitato quei solenni avvertimenti non erano più valide? Il pericolo era in qualche modo scomparso? O la Chiesa aveva semplicemente adottato un approccio pastorale diverso, lasciando intatti gli avvertimenti precedenti?»   «Queste sono domande che meritano risposte ponderate», ha affermato Strickland.  

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