Geopolitica
Gli USA colpiscono un’altra nave della droga nel Pacifico orientale
Gli Stati Uniti hanno distrutto un’altra presunta imbarcazione adibita al narcotraffico nell’Oceano Pacifico orientale, uccidendo diverse persone, ha annunciato mercoledì il Pentagono. L’attacco avviene in un momento di crescente tensione nella regione e di stallo tra Stati Uniti e Venezuela.
Il Comando Sud degli Stati Uniti ha riferito che un «attacco cinetico letale» è stato effettuato contro un’imbarcazione presumibilmente gestita da un’organizzazione terroristica designata mentre transitava lungo una nota rotta del narcotraffico in acque internazionali. Quattro «narcoterroristi» di sesso maschile sono rimasti uccisi nell’attacco, ha aggiunto.
L’attacco faceva parte dell’Operazione Southern Spear, una campagna antidroga lanciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante la quale Washington ha notevolmente ampliato la sua presenza militare nei Caraibi e nel Pacifico orientale, dispiegando risorse navali e aeree. Si dice che almeno 99 persone siano state uccise in attacchi contro presunte navi dedite al traffico di droga nella regione da settembre.
On Dec. 17, at the direction of @SecWar Pete Hegseth, Joint Task Force Southern Spear conducted a lethal kinetic strike on a vessel operated by a Designated Terrorist Organizations in international waters. Intelligence confirmed that the vessel was transiting along a known… pic.twitter.com/Yhu3LSOyea
— U.S. Southern Command (@Southcom) December 18, 2025
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L’operazione ha suscitato critiche a livello internazionale: Venezuela e Colombia sostengono che si tratti di un tentativo da parte di Washington di accaparrarsi le risorse della regione, piuttosto che di un’azione di contrasto al contrabbando. Anche il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha sostenuto che l’atto di svendere fondi a cittadini civili senza processo è «illegale».
L’ultimo attacco è stato segnalato poco prima del discorso di Trump alla nazione, pronunciato in prima serata mercoledì sera, durante il quale molti avevano ipotizzato che il presidente avrebbe dichiarato guerra al Venezuela, cosa che però non è accaduta.
Il mese scorso, gli Stati Uniti hanno designato il Cartel de los Soles venezuelano come organizzazione terroristica, accusandolo di legami con il leader venezuelano Nicolas Maduro, un’accusa respinta da Caracas. Questa settimana, Trump si è spinto oltre, dichiarando lo stesso governo venezuelano un’organizzazione terroristica straniera e ordinando il blocco delle petroliere sanzionate in entrata e in uscita dal Paese.
Le mosse hanno suscitato timori di un conflitto militare diretto tra Stati Uniti e Venezuela. Tuttavia, durante il suo discorso di mercoledì, Trump si è concentrato sulle priorità di politica interna ed estera e non ha fatto alcun riferimento all’escalation dello scontro con Caracas.
Maduro ha condannato il blocco come illegale secondo il diritto internazionale e ha accusato Washington di volere un cambio di regime per appropriarsi delle risorse naturali del Venezuela, chiedendo alle Nazioni Unite di rispondere a quella che ha descritto come una crescente minaccia alla pace regionale.
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere
Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich:
The thorough cleansing that we are carrying out now in southern Lebanon is unprecedented. They have nowhere to return to. Look at how it looks. And by the way, the world isn’t stopping us. pic.twitter.com/lI17gYBWei — Clash Report (@clashreport) October 5, 2026
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Geopolitica
La Russia dice alle ambasciate straniere di lasciare Kiev
Il 5 ottobre il portavoce presidenziale Dmitri Peskov ha ribadito un avvertimento già rivolto alle ambasciate straniere dal ministero degli Esteri e dal ministero della Difesa russi sui rischi che corrono mantenendo le proprie sedi a Kiev.
Peskov ha richiamato le dichiarazioni del presidente Putin, secondo cui ci saranno ulteriori attacchi contro le infrastrutture economiche ucraine, e ha sottolineato i possibili pericoli per le missioni diplomatiche straniere presenti in Ucraina.
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Tuttavia, pochi Paesi occidentali abbiano preso una decisione in merito. Interpellato sulla questione il 5 ottobre, il segretario di Stato Marco Rubio ha risposto: «Guardate, abbiamo una presenza diplomatica lì, e decideremo noi se è sicuro per loro rimanere o meno… Loro [i russi, ndr] avvertono i diplomatici di andarsene da mesi, e non credo che sia una sorpresa per nessuno che Kiev sia sotto attacco. Penso che sia una cosa risaputa».
Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime ore il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha registrato un videomessaggio in cui avverte di un attacco massivo su Kiev che sarebbe in preparazione da parte di Mosca, domandando, al solito, aiuto a USA ed Europa.
In settimana era emerso che l’Estonia si preparava a schierare armi in grado di colpire la città russa di San Pietroburgo.
Come riportato da Renovatio 21, la Lituania ha segnalata la volontà legislativa di ospitare armi atomiche.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Merz promette maggiore sostegno militare all’Ucraina, mentre parte il countdown per la caduta del suo governo
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