Geopolitica
Il cancelliere austriaco si oppone all’adesione accelerata dell’Ucraina all’UE
Il cancelliere austriaco Christian Stocker ha escluso l’ipotesi di un’adesione accelerata dell’Ucraina all’Unione Europea.
A Kiev è stato riconosciuto lo status di Paese candidato all’UE nel 2022, pochi mesi dopo l’intensificarsi del conflitto con la Russia. All’inizio di questa settimana, il primo ministro ungherese Viktor Orban aveva rivelato l’esistenza di un documento riservato discusso a un vertice di Bruxelles, secondo cui l’Ucraina potrebbe diventare membro entro il 2027 e ricevere finanziamenti per un totale di 1,6 trilioni di dollari dall’Unione entro il 2040.
In un’intervista concessa venerdì al quotidiano svizzero Neue Zürcher Zeitung (NZZ), a Stocker è stato chiesto se l’UE potesse accogliere l’Ucraina «immediatamente», considerando l’adesione come una possibile garanzia di sicurezza per Kiev nel quadro di una soluzione pacifica della crisi.
Il cancelliere ha risposto riconoscendo che l’Ucraina «potrebbe rappresentare una risorsa» per l’Unione. Tuttavia, ha precisato che le sue prospettive di adesione sono equiparabili a quelle dei Paesi dei Balcani occidentali, come Montenegro e Albania.
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«Non sono favorevole a corsie preferenziali. I criteri di accesso devono essere rispettati. In linea di principio, ritengo che le condizioni debbano essere uguali per tutti», ha dichiarato.
Interrogato se ciò significasse che l’ingresso di Kiev nell’UE risultasse «irrealistico per gli anni a venire», Stocker ha replicato che «dipende da cosa si intende con questa espressione». L’Austria, ha ricordato, ha proposto un modello di integrazione progressiva.
«Offrendo ai Paesi candidati un accesso graduale, per esempio al mercato unico e ad altri ambiti politici, si creano incentivi supplementari per proseguire con convinzione il percorso di riforme», ha chiarito.
Sempre venerdì, Orbán aveva accusato Kiev di interferire nelle elezioni ungheresi e ha ribadito con fermezza che «nei prossimi cento anni nessun parlamento ungherese voterà a favore dell’adesione dell’Ucraina all’UE».
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Immagine di© European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
Geopolitica
L’UE respinge il Canada come membro «associato»
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Geopolitica
Trump in contatto con Netanyahu: paura di altre ostilità con l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato al telefono con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sabato mattina, per fare il punto sui preparativi per possibili attacchi contro l’Iran,. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza della conversazione.
Secondo il WSJ, Trump aveva precedentemente tenuto un altro incontro con alti comandanti militari alla Casa Bianca per discutere le opzioni per la ripresa di importanti operazioni di combattimento. Nelle scorse settimane, diverse testate giornalistiche hanno riportato che gli Stati Uniti potrebbero riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.
Trump ha ripetutamente minacciato di bombardare l’Iran, avvertendo di «un’altra piccola Furia Epica», dal nome dell’operazione precedente, qualora Teheran non rispetterà le sue condizioni di pace. Secondo quanto riferito, funzionari statunitensi avrebbero avvertito gli alleati arabi che ospitano basi militari americane di prepararsi a un’operazione breve ma intensa.
Interrogato sabato sera durante una festa di Halloween a Mar-a-Lago, in Florida, sulla possibilità di «tornare in guerra con l’Iran» nelle prossime settimane, Trump ha risposto: «Supponiamo che lo facessi, ve lo direi? Non posso dirvelo».
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Secondo quanto riferito, il Pentagono avrebbe presentato a Trump potenziali obiettivi che vanno dagli impianti nucleari e siti militari sotterranei iraniani all’isola di Kharg, un importante snodo per l’esportazione di petrolio nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti hanno inoltre inviato ulteriori intercettori missilistici nella regione e trasferito truppe da basi vulnerabili.
Secondo un articolo del Jerusalem Post pubblicato sabato, Stati Uniti e Israele hanno già elaborato piani per una rinnovata azione militare, ma è improbabile che Trump ordini attacchi prima del voto di martedì, a meno che i servizi segreti non indichino preparativi per un attacco a sorpresa.
Una ripresa delle ostilità giungerebbe in un momento delicato per Netanyahu, il cui blocco di destra non è riuscito a ottenere la maggioranza parlamentare alle elezioni della scorsa settimana. Rimarrà in carica mentre proseguono i negoziati per la formazione di una coalizione.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato sabato che Trump non ha ancora deciso se lanciare nuovi attacchi contro l’Iran, ma preferisce una soluzione diplomatica. Le sue dichiarazioni sono giunte mentre i negoziatori iraniani incontravano i mediatori del Qatar a Doha, dopo oltre 12 ore di colloqui a Teheran venerdì. Una fonte a conoscenza dei colloqui ha riferito a Reuters che la diplomazia viene coordinata attraverso contatti regolari con Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha esaminato una lettera del vicepresidente statunitense JD Vance volta a riaprire i negoziati, definendo l’iniziativa un «passo positivo».
Nel frattempo, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha ordinato alle forze armate di prepararsi a «una risposta immediata ed efficace, senza limitazioni geografiche» qualora il Paese venisse attaccato di nuovo, secondo quanto riportato in una dichiarazione diffusa sabato dal suo ufficio.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Lavrov: l’Europa ha perso l’occasione di mediare nel conflitto ucraino
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