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Gehlen, la superspia da Hitler alla CIA

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«È legittimo usare Belzebù per scacciare Satana». Con questa semplice frase, veniva riassunto dal giornalista del New Republic in un articolo dell’aprile 1972, il particolare rapporto venutosi a creare tra i servizi statunitensi e l’Intelligence tedesca dalla fine della guerra in avanti. L’uomo che fece da collante tra i due universi prima e dopo la conferenza di Potsdam fu Reinhard Gehlen (1902-1979) o anche conosciuto come la superspia di Hitler. 

 

Iniziò la sua rapida ascesa nell’esercito tedesco sul fronte polacco del 1939. Successivamente prese parte allo staff del generale Franz Halder (1884-1972), comandante in capo del Comando Supremo dell’Esercito Tedesco e ne divenne in breve uno degli assistenti principali. Ebbe un ruolo importante nell’organizzazione delle operazioni in Grecia, Yugoslavia e Unione Sovietica e nella primavera del 1942 venne incaricato di gestire la FHO, Fremde Heere Ost, una nuova entità nata con lo scopo di ottenere informazioni sull’Armata Rossa e sul fronte orientale in generale.

 

Si ritrovò a lavorare molto vicino alla Abwehr di Willelhm Canaris (1887-1945), l’Intelligence tedesca nata dopo la fine della Grande Guerra e soppressa in seguito alla scoperta di un complotto ordito per assassinare Adolf Hitler (1889-1945). Il lavoro preparatorio svolto dalla Abwehr per l’operazione Barbarossa si rivelò essere approssimativo e concorse al disastro di Stalingrado. La fine dei servizi gestiti da Canaris lasciò la strada spalancata al giovanissimo Gehlen che a soli quarantanni si ritrovo in carico della gestione della nuova Intelligence tedesca. 

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Gehlen rinforzò immediatamente la struttura dei servizi portando professionisti in grado di studiare i nemici sovietici come mai prima era stato fatto. Prima di lui, la hybris della Abwehr sulla convinzione della superiorità ariana sopra quella slava non aveva mai permesso l’approfondimento perché considerato uno sporcarsi le mani ad un livello non consono. Gehlen, tra gli altri, assunse un antropologo, un esperto in slavistica, un geografo, un avvocato, con l’obiettivo di raccogliere più materiale possibile. 

 

Gehlen si ritrovo ben due volte contro il favore di Hitler. La prima quando stilò un prospetto in cui dichiarava perso il fronte orientale e l’armata Rossa militarmente superiore a quella tedesca. La seconda volta quando il suo studio mostrava persa Berlino e proponeva come unico modo di difesa finale l’attivazione dei Werewolf, gruppi paramilitari nazisti che avrebbero dovuto operare in assetto di guerriglia dietro le linee. Con questo documento, nell’aprile 1945, Hitler lo depose con l’accusa di disfattismo.

 

Da quel momento in avanti, in anticipo sui tempi e sui suoi colleghi, cominciò la sua preparazione personale per il dopo guerra. Radunò, copiò in microfilm e sotterrò in diversi punti delle Alpi bavaresi oltre cinquanta barili stagni, colmi dell’archivio dell’Intelligence tedesca. Si arrese agli americani e portato nel campo di concentramento Camp King, dichiarò che avrebbe potuto fornire informazioni fondamentali sull’Armata Rossa sovietica. Oltre ai documenti avrebbe potuto informare su dove si stesse nascondendo la maggioranza degli ufficiali nazisti in ottica di reclutamento per la causa anti comunista. 

 

Nel mondo post conferenza di Potsdam del 2 agosto 1945, la presenza dell’Intelligence dell’Asse nei paesi al di là della cortina di ferro era stata completamente azzerata. Gli unici ad avere ancora delle informazioni rimanevano i membri degli apparati nazisti. Gehlen stesso la corsa dell’Armata Rossa verso Berlino aveva impiantato una rete di agenti doppi dentro i futuri Paesi a influenza sovietica. In questa situazione di nebbia totale ma anche di grande sopravvalutazione delle forze sovietiche, venne considerato da Allen Dulles (1893.1969), il modo più veloce per recuperare una forma di presenza nell’Europa del dopoguerra. Bedell-Smith (1895-1961) a capo dell’ufficio di Berna in quel momento e futuro direttore della prima CIA, lo reclutò e lo spedì a Washington dove lavorò per formare quella che venne da quel momento chiamata la Gehlen Organization. 

 

Il gruppo di persone, chiamato in seguito dei «realisti» e che comandò la politica estera statunitense per un quarto di secolo, lo portò subito dalla propria parte offrendogli, negli anni e in forma segreta, duecento milioni di dollari. Allen Dulles stesso, quando Gehlen ottenne di tornare in Germania per formare il BND, Bundesnachrichtendienst, i Servizi Segreti Federali, lo incensò con una buonuscita da duecento cinquantamila marchi come ricompensa per tutto ciò che aveva fatto per la CIA. 

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L’organizzazione di Gehlen ottenne la vecchia dimora di Martin Bormann (1900-1945), ufficiale e primo consigliere di Hitler, a Pullach, nella Baviera meridionale, quale edificio da dove operare. Da questa base nascerà la BND, i servizi segreti della Germania Ovest, dentro la quale inserì tutti quegli ex SS e membri della Wermacht di sua preferenza. Uno dei ruoli principali di Gehlen, soprattutto grazie ai doppi agenti attivati nei Paesi dell’Est, fu quello di strutturare la rete Stay Behind o anche detta operazione Gladio, gruppi paramilitari coperti antisovietici, messa in piedi in tutta Europa 

 

Una situazione simile accadde anche in Italia. James Jesus Angleton (1917-1987), a capo dell’ufficio italiano della OSS, organizzò la fuga di Valerio Junio Borghese (1906-1974) da Salò assieme all’archivio della SIM, il Servizio d’Informazione Militare italiano. In questo modo pose le basi, per incorporare nell’Italia del dopoguerra gli apparati dell’Intelligence fascista in funzione anti sovietica. Assieme a questo, il fratello maggiore di Reinhard, Johannes, fisico nucleare, venne messo a capo dell’ODEUM una sussidiaria della organizzazione del fratello. Roma divenne centro di diversi interessi e luogo per eccellenza di miscellaneo incontro di spie internazionali.

 

Nonostante l’impegno profuso da Allen Dulles per ottenere le informazioni sui sovietici attraverso Gehlen e il suo esercito di nazisti, le montagne di documenti e le migliaia di informazioni che la CIA ottenne e lavorò in quegli anni si rivelarono però quasi completamente inutili. Sempre secondo l’articolo del New Republic, la parte ancora più inquietante non fu tanto l’inutilità finale delle informazioni portate ma scoprire in seguito come la sua organizzazione fosse stata infiltrata fin dall’inizio dai Sovietici. Proprio Gehlen una volta in auge a Washington, indicò tra i migliori prospetti a disposizione proprio Igor Orlov (1923-1982), l’uomo che due decenni dopo venne scoperto essere la famigerata talpa «Sasha».

 

Lev Bezymenskij (1920-2007), giornalista e storico russo di base a Bonn, pubblicò una recensione del libro di memorie di Gehlen. Il russo racconta come la versione iniziale del libro non avendo molto brio e novità da raccontare a fronte di un anticipo dato a Gehlen di un milione e mezzo di marchi si decise in fase editoriale di arricchirlo. Venne inviato David Irving, un giornalista inglese esperto in materia di Seconda Guerra Mondiale che su aiuto di Gehlen stesso organizzò una serie di interviste nella casa del tedesco sulle rive del lago di Starnberg in Baviera. Quello che ne venne fuori, venne considerato altamente non pubblicabile. La versione americana venne mondata dagli aggiornamenti di Irving, una copia invece non si sa come finì tra i tipi dello Spiegel di Amburgo che non perse un secondo a pubblicarlo. 

 

Oltre alla parte in cui si raccontava il fatto che l’organizzazione mantenesse il controllo anche sui fatti interni tedeschi, cosa assolutamente contro il suo senso formale di esistenza. Interessante era la parte in cui veniva spiegato come all’inizio degli anni Cinquanta, l’organizzazione tedesca avesse inviato diversi ufficiali in Egitto per tentare di infiltrare la polizia e i servizi egiziani senza riuscirci. Dopo questo tentativo decisero di puntare dunque sull’addestrare il Mossad ad inviare agenti doppi negli Emirati Arabi. Proprio Gehlen raccontò successivamente che Dulles e la CIA spinsero perché si prendessero in mano il Medio Oriente. In seguito alla guerra di Suez però, l’organizzazione, racconta sempre Gehlen, si concentrò solamente nell’addestrare il Mossad, l’appena nato, piccolo ma efficientissimo, servizio segreto israeliano, in modo da aiutare l’infiltrazione di spie nei Paesi arabi. 

 

Marco Dolcetta Capuzzo

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Immagine di Bundesarchiv, Bild 183-27237-0001 via Wikimedia pubblicata su licenza CC-BY-SA 3.0; immagine modificata

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La banca vaticana, Gladio e la lotta al comunismo: dalla CIA al traffico di droga

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L’Istituto per le Opere di Religione (o IOR, acronimo con cui è divenuto notissimo), venne creato il 27 giugno del 1942 da Papa Pio XII (1876-1958) e Bernardino Nogara (1870-1958), con lo scopo di salvaguardare e amministrare le proprietà della Santa Sede utili al lavoro religioso e di carità. La banca del Vaticano, avendo sede in una nazione sovrana non ha modo di essere obbligata a porre rimedio ad alcuna violazione di legge internazionale né a dover presentare alcuna fonte dei suoi depositi.    Costituendo una entità a sé stante all’interno del Vaticano e non avendo legami con nessun altro organo della Chiesa è stata ritenuta «la più segreta banca del mondo». Lo IOR è al centro delle speculazioni di un fortunato saggio storico sul sistema Stay Behind americano in Europa, Operation Gladio di Paul L. Williams.   Secondo Williams, Nogara che ne divenne il primo presidente, l’avrebbe diretta con l’abitudine di distruggere regolarmente i documenti riguardanti le transazioni senza lasciare alcuna traccia. Anche nei report annuali, composti da lunghissimi ed esaustivi elenchi di dare ed avere non sarebbe stato menzionato in nessun caso alcuna posta referente allo IOR, portando costantemente gli eventuali investigatori ad un inevitabile punto morto. 

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Grazie a questa sua peculiare organizzazione il Vaticano divenne luogo perfetto per assurgere a collegamento discreto tra gli obiettivi americani e quelli della Santa Sede. Il cardinale Francis Spellman (1889-1967) dagli Stati Uniti, ebbe a commentare che il destino italiano sarebbe dipeso dalle imminenti elezioni del 1948 e dal conflitto tra comunismo e cristianesimo, tra libertà e schiavitù. Lo stesso cardinale si prodigò a far giungere in Italia una cascata di messaggi radio dalle celebrità americane come Frank Sinatra, Bing Crosby e Gary Cooper esortando il popolo italiano a supportare la Democrazia Cristiana contro l’ascesa del comunismo.    Sempre secondo Williams nei mesi precedenti l’epocale elezione italiana, la CIA indirizzò ben sessantacinque milioni di dollari neri verso la banca vaticana. Il denaro sarebbe stato recapitato ain contanti a mano dentro delle grosse valigie dai membri dell’organizzazione di Lucky Luciano (1897-1962). Operation Gladio scrive che la fonte del denaro sarebbe rimasta l’eroina fornita da una nota industria farmaceutica torinese. Smerciata in seguito attraverso espedienti come cioccolatini o frutta ripieni dell’oppiaceo raffinato, sarebbe stata spedita negli States attraverso lo sdoganamento negli accondiscendenti porti cubani gestiti dalla malavita italoamericana di Santo Trafficante.    Da Cuba l’eroina sarebbe stata tagliata con lo zucchero prima di essere trasportata ai distributori di New Orleans, Miami e New York. La CIA aveva aiutato la logistica creando delle rotte sicure assieme alla International Longshoremen’s Association, i sindacati americani rappresentanti gli scaricatori di porto. Una volta giunta in terra ferma, l’eroina, sarebbe stata gestita da Jimmy Hoffa e altri leader dell’International Brotherhood of Teamsters, il sindacato degli autotrasportatori degli Stati Uniti e del Canada con l’aiuto delle società di trasporti di proprietà della mafia italoamericana.    L’anno successivo delle elezioni italiane del 1948, Iosif Stalin (1878-1953) creò il Consiglio di mutua assistenza economica, un organo pensato per controllare l’unione economica tra Unione Sovietica, Bulgaria, Cecoslovacchia, Ungheria, Polonia e Romania. La CIA avrebbe scelto in risposta di estendere il suo supporto alle forze politiche anticomuniste e alla rete Stay Behind inondando il sistema clandestinamente con milioni di dollari derivanti dal narcotraffico depositati da membri della cosca mafiosa di Don Calò, Calogero Vizzini, (1887-1954) nelle banche cattoliche, incluso il Banco Ambrosiano.   Nel 1949 Pio XII emise un decreto solenne nel quale dichiarava che avrebbe scomunicato non solo i membri della chiesa che avessero partecipato o favorito il Partito Comunista ma anche qualsiasi cattolico si fosse macchiato della pena di leggere o diffondere materiale inneggiante al comunismo. Secondo Williams il Vaticano avrebbe continuato a stringere i contatti con la CIA al punto di arrivare a ricevere ogni anno 20 milioni di dollari in aiuti economici e in cambio sarebbe stato chiesto di mantenere una tavola rotonda vaticana custodita da James Jesus Angleton (1917-1987), futuro satrapo del controspionaggio americano.    Tali incontri periodici, scrive il saggio, avrebbero garantito agli statunitensi informazioni preziose provenienti dalle nazioni del blocco orientale attraverso gli ultimi canali ormai rimasti disponibili, quelli dei nunzi apostolici. Strategie per indebolire in tutto il mondo partiti e movimenti filo sovietici sarebbero stati decisi qui, tra la Santa Sede e Langley. Le talpe presenti in vaticano sarebbero statte individuate e le azioni dei preti progressisti, particolarmente quelli dell’America Latina, ostacolate in seguito a provvedimenti presi in questo esclusivo gruppo decisionale.

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Williams racconta come molti membri dell’Intelligence americana in quegli anni divennero parte del Sovrano Militare Ordine di Malta. Tra questi si sarebbero da annoverare Angleton, William Casey (1913-1987), William Colby (1920-1996) e John McCone (1902-1991) tutti futuri direttori della CIA. Il Generale Vernon Walters (1917-2002) vicedirettore della CIA sotto George H. W. Bush (1924-2018), Alexander Haig (1924-2010) generale della NATO e futuro segretario di Stato di Ronald Reagan (1911-2004), il citato padre dei servizi americani William «Wild Bill» Donovan e l’ex superspia nazista Reinhard Gehlen (1902-1979) stesso.    Di lì a poco però la succitata industria farmaceutica torinese prestatasi allo scopo come prima fornitrice di purissima eroina avrebbe dovuto fermare la produzione clandestina. Il decano della lotta alla droga americano Harry Jacob Anslinger (1892-1975) indicò per primo una quantità fuori dalla norma prodotta in Italia e con le sue indagini riportò ordine.   Lo schema messo in piedi avrebbe rischiato quindi di saltare sul più bello. Si sarebbe reso necessario trovare un nuovo fornitore e dei nuovi laboratori per far si che il Magnum Opus potesse compiersi e che nuovamente i prodigiosi flussi di narcodollari potessero tornare a scorrere verso conti bancari cattolici italiane.    Marco Dolcetta Capuzzo  

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Famiglia utilizza l’AI per poter rilasciare una dichiarazione d’impatto del fratello morto nel processo contro l’assassino

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In Arizona, i familiari di una vittima hanno usato l’IA per riportare virtualmente in vita il proprio caro durante il processo; il risultato è un video tanto realistico quanto disturbante.

 

Come riportato da ABC15 di Phoenix, un’inquietante riproduzione del defunto Christopher Pelkey, morto per una ferita da arma da fuoco nel 2021, è stata proiettata in un’aula di tribunale al termine del processo contro il suo assassino, ora condannato.

 

«In un’altra vita, probabilmente saremmo potuti essere amici», ha detto la versione IA di Pelkey, che aveva 37 anni quando è morto, al suo assassino Gabriel Paul Horcasitas. «Credo nel perdono».

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Dopo aver visionato il video realizzato dalla sorella della vittima, Stacey Wales, utilizzando una foto di Pelkey scattata quando era ancora in vita e con un aspetto invecchiato, il giudice che presiedeva il caso ha condannato l’uomo a dieci anni e mezzo di reclusione per omicidio colposo, un anno in più rispetto alla pena richiesta dalla procura.

 

Nella didascalia del suo video, Wales ha spiegato che lei, suo marito Tim e il loro amico Scott Yenzer hanno creato la «somiglianza digitale tramite intelligenza artificiale» di suo fratello utilizzando una sceneggiatura da lei scritta, insieme a immagini e file audio di una sua «intervista preregistrata» risalente a mesi prima della sua morte.

 

«Questi elementi digitali e la sceneggiatura sono stati inseriti in diversi strumenti di intelligenza artificiale per contribuire a creare una versione digitale di Chris», ha scritto Wales, «rifinita da ore di meticoloso lavoro di editing e perfezionamento manuale».

 

Nella sua intervista con ABC15, la sorella di Pelkey ha insistito sul fatto che tutti coloro che conoscevano il fratello defunto «concordavano sul fatto che questa cattura rappresentasse fedelmente lo spirito e l’anima di come Chris avrebbe pensato alla propria condanna in quanto vittima di omicidio», aggiungendo che la creazione del clone digitale ha aiutato lei e la sua famiglia a superare il dolore per la sua perdita e le ha donato un senso di pace.

 

«Non riesco a esprimere a parole quanto trovi inquietante tutto questo», ha twittato lo scrittore Eoin Higgins a proposito del clone di Pelkey. «L’idea di sentire la voce di mio fratello attraverso questa tecnologia è grottesca. Usarla in un’aula di tribunale è ancora peggio».

 

La «resurrezione di persone morte» tramite AI sembra stia sfuggendo di mano e come riportato da Renovatio 21, un utente si è rivolto alla piattaforma di Intelligenza Artificiale Character.AI per creare quasi due decenni dopo la sua tragica morte una versione chatbot di un’adolescente assassinata. 

 

I risvolti macabri di questa nuova tecnologia sono molteplici. In Cina, nella metropoli di Chongqing, in un’installazione realizzata in un parco ad alcuni parenti è stato possibile «incontrare virtualmente» i propri defunti, grazie a un sistema tecnologicamente avanzato che ne ricrea l’aspetto e la voce. L’iniziativa era stata promossa dal comitato locale che gestisce le donazioni di organi. Integrando tra loro big data e le informazioni rilevanti del defunto in base ai desideri e ai ricordi di parenti e amici, è possibile oggi creare una replica digitale del defunto, disponibile solo per i membri della famiglia.

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Come riportato da Renovatio 21due podcaster hanno usato l’AI per realizzare un falso speciale del comico americano George Carlin, ma si sono visti costretti a cancellare il video mesi dopo essere stati citati in giudizio dagli eredi del defunto comico.

 

Un altro utilizzo dell’IA da parte dell’artista «generativo» Alper Yesiltas, è stato quello di creare fotografie di personaggi famosi morti anzitempo immaginandosi come sarebbero ora se fossero sopravvissute. In pratica, l’artista-informatico turco ha fatto invecchiare i famosi morti.

 

La Necrocultura espressa dall’Intelligenza Artificiale non si ferma solo nel «dare vita» a grandi star prematuramente scomparse, ma nel corso di una recente conferenza, abbiamo appreso dal vicepresidente senior di Amazon e scienziato capo di Alexa, Rohit Prasad, della riproduzione della voce di una nonna defunta che legge una favola della buonanotte a un bambino.

 

Tre anni fa emerse che un’app stava rubando foto di morti per addestrare l’IA. Nel 2022 era emerso che il colosso mondiale Amazon ha in programma di consentire alla «sua voce intelligente» Alexa di imitare le voci dei nostri cari defunti.

 

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Il nono scienziato legato ai segreti della NASA muore misteriosamente

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Un altro scienziato legato al programma spaziale americano si è aggiunto alla crescente lista di morti e sparizioni negli Stati Uniti. Lo riporta il Daily Mal.   Michael David Hicks, ricercatore scientifico presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, è deceduto il 30 luglio 2023 all’età di 59 anni, ma la causa della morte non è mai stata resa pubblica e non è stato possibile trovare alcuna traccia di un’autopsia.   Lo Hicks, che ha lavorato al JPL dal 1998 al 2022, è autore di oltre 80 articoli scientifici e ha fatto parte di diversi team che hanno aiutato la NASA a comprendere le proprietà fisiche di comete e asteroidi.

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Nello specifico, lo Hicks è stato coinvolto nel Progetto DART, il test della NASA volto a verificare se gli esseri umani potessero deviare asteroidi pericolosi dalla Terra. Ha inoltre lavorato alla missione Deep Space 1, che ha testato nuove tecnologie spaziali durante il sorvolo di una cometa nel 2001.   Sebbene non vi siano state accuse pubbliche di omicidio, il caso di Hicks rappresenta la nona persona con legami con i segreti spaziali o nucleari americani morta o misteriosamente scomparsa negli ultimi anni, il che ha fatto scattare l’allarme tra gli esperti di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.   Inoltre, tre di questi scienziati avevano stretti legami con Hicks, poiché tutti e tre lavoravano al Jet Propulsion Laboratory o avevano partecipato a missioni NASA presso tale struttura. Monica Reza, la nuova direttrice del Materials Processing Group del JPL, è scomparsa nel nulla nel giugno 2025, pochi mesi dopo aver iniziato il suo incarico presso il laboratorio NASA.   Altri due uomini con profondi legami con il JPL sono morti di recente, tra cui un collaboratore di lunga data di Hicks, Frank Maiwald, scomparso nel luglio 2024 all’età di 61 anni, con un riconoscimento pubblico ancora minore della sua prematura scomparsa.   Nel frattempo, l’astrofisico Carl Grillmair, 67 anni, è stato assassinato sulla veranda di casa sua il 16 febbraio 2026. Il lavoro del ricercatore del California Institute of Technology era fortemente influenzato da… Con il supporto del JPL della NASA, Grillmair fu personalmente coinvolto in importanti missioni di telescopi spaziali guidate dalla NASA.   Stranamente, una serie di necrologi online dedicati a Hicks non menzionavano alcun problema di salute prima della morte del 59enne, avvenuta apparentemente all’improvviso, circa un anno dopo aver lasciato il JPL della NASA.   Una situazione simile si è verificata dopo la morte di Maiwald il 4 luglio 2024, quando l’eminente ricercatore del JPL è morto a Los Angeles per cause sconosciute.   Nonostante Maiwald fosse un JPL Principal, un riconoscimento conferito agli scienziati che «danno contributi individuali eccezionali» nei loro campi, non ci sono stati commenti pubblici da parte delle autorità dopo la morte dello stimato scienziato, e l’unica traccia pubblica della sua scomparsa è stata un singolo necrologio pubblicato online.   La NASA e il JPL non hanno rilasciato commenti sulla morte di Maiwald e Hicks e non hanno risposto alle richieste di informazioni del Daily Mail sulla natura del lavoro svolto dagli scienziati prima della loro scomparsa.

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Nel giugno 2023, appena 13 mesi prima della sua morte, Maiwald era il ricercatore principale di una scoperta rivoluzionaria che potrebbe aiutare il futuro delle missioni spaziali a rilevare chiari segni di vita su altri mondi nel sistema solare e oltre.   Per quanto riguarda l’altro scienziato legato al JPL, Grillmair aveva contribuito alla scoperta di acqua su un pianeta lontano, e i colleghi avevano definito il suo lavoro «geniale», aggiungendo che la ricerca poteva indicare la presenza di vita a meno di 160 anni luce dalla Terra. Secondo il suo profilo del Grillmair al Caltech, ha lavorato anche al NEOWISE e al NEO Surveyor, telescopi spaziali a infrarossi utilizzati per tracciare gli asteroidi. Tuttavia, gli esperti hanno espresso preoccupazione per il fatto che questa tecnologia sia stata impiegata anche nella progettazione di missili avanzati.   Va ricordato che ka JPL, oggi centro chiave della NASA per l’esplorazione spaziale, è stata co-fondata negli anni Trenta e Quartanta da un gruppo di pionieri della missilistica del politecnico losangelino Caltech tra cui spiccava il Jack Parsons (1914-1952), brillante chimico e ingegnere autodidatta che sviluppò i primi propellenti solidi castabili, fondamentali per i razzi JATO e per i futuri programmi spaziali. Secondo alcuni JPL avrebbe significato, in realtà, «Jack Parsons Laboratories».   Parsons era però anche un appassionato occultista: seguace di Aleister Crowley, leader californiano dell’Ordo Templi Orientis, praticava rituali magici, invocazioni della nuova religione chiamata «Thelema» e conduceva una vita bohémien con elementi di sesso e misticismo che i colleghi definivano «satanici». Durante i test dei razzi recitava persino poesie di Crowley.   Espulso dal gruppo nel 1944 per le sue attività «poco ortodosse», il suo contributo tecnico resta cruciale: senza di lui, forse, il viaggio verso lo spazio sarebbe arrivato più tardi. Una storia paradossale di scienza e oscurità. Il Parsons, che ad un certo punto fu ingaggiato per le sue competenze missilistiche dal neonato Stato di Israele, sarebbe morto anni dopo mentre era alla cerca di manifestare materialmente l’anticristo sulla Terra.   La serie di morti e sparizioni ha attirato l’attenzione del Congresso e dei membri della comunità dell’Intelligence statunitense, che vedono uno schema inquietante che riguarda esperti con conoscenze in materia di missili e motori a razzo.

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L’ex vicedirettore dell’FBI Chris Swecker ha recentemente dichiarato al Daily Mail che «Si può dire che siano tutti casi sospetti, e si tratta di scienziati che hanno lavorato in settori tecnologici critici». Lo Swecker ha affermato che da decenni numerosi servizi segreti stranieri, sia nemici che alleati degli Stati Uniti, prendono di mira cittadini americani in possesso di segreti tecnologici nazionali.   «Cina, Russia, persino alcuni dei nostri amici – Pakistan, India, Iran, Corea del Nord – prendono di mira questo tipo di tecnologia», ha rivelato al quotidiano britannico lo Swecker.   A marzo, il deputato del Tennessee Tim Burchett ha dichiarato al Daily Mail che «ci sono stati diversi altri casi di persone scomparse in circostanze sospette in tutto il Paese. Penso che dovremmo prestare attenzione a questo fenomeno». Burchett faceva riferimento ad almeno altre quattro indagini condotte negli Stati Uniti negli ultimi mesi, tra cui la scomparsa del generale in pensione dell’aeronautica William Neil McCasland e l’omicidio del rispettato fisico Nuno Loureiro.   McCasland, 68 anni, è stato l’ultimo caso di scomparsa, svanito nel nulla il 27 febbraio 2026, dopo essere uscito di casa a piedi, presumibilmente con in mano solo una pistola. La scomparsa di McCasland, che secondo alcune fonti deteneva segreti nucleari e relativi agli UFO, è stata collegata a Reza e Grillmair attraverso il loro lavoro sulla scienza missilistica avanzata.   Durante il suo incarico al comando dell’Air Force Research Lab (AFRL), il generale supervisionò e approvò i finanziamenti per il lavoro di Reza volto all’invenzione di un nuovo metallo da utilizzare per la creazione di motori a razzo di ultima generazione.   Nel frattempo, il lavoro di Grillmair con NEOWISE e NEO Surveyor è stato anche collegato all’Aeronautica militare, poiché i telescopi della NASA utilizzavano gli stessi sistemi su cui i militari fanno affidamento per tracciare satelliti e missili ipersonici.   Sebbene l’omicidio di Loureiro non sia stato direttamente collegato alle altre morti e sparizioni, Burchett, Swecker e investigatori indipendenti hanno osservato che il suo lavoro rivoluzionario sulla fusione nucleare potrebbe averlo reso bersaglio di una cospirazione più ampia contro gli scienziati statunitensi.   Nuno Loureiro, 47 anni, è stato assassinato nella sua casa di Brookline, un sobborgo di Boston, il 15 dicembre 2025. Le autorità hanno identificato l’assassino in Claudio Neves Valente, un ex compagno di classe portoghese.   «Succede fin dalla Guerra Fredda», ha spiegato Swecker. «Soprattutto quando la tecnologia nucleare e quella missilistica hanno iniziato ad emergere.»   Altri due con legami con la ricerca nucleare sono scomparsi a poche settimane di distanza l’uno dall’altro. Anthony Chavez e Melissa Casias, entrambi lavoravano presso il Los Alamos National Laboratory (LANL) e sono scomparsi dalle loro case nel 2025 in circostanze pressoché identiche.

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Chavez, 79 anni, ha lavorato presso il laboratorio di ricerca nucleare fino al suo pensionamento nel 2017. Casias, 54 anni, era un’assistente amministrativa attiva presso la struttura e si ritiene che avesse un’autorizzazione di sicurezza di altissimo livello. Entrambi sono stati visti per l’ultima volta mentre lasciavano le loro case in New Mexico a piedi, abbandonando auto, chiavi, portafogli e telefoni prima di scomparire senza lasciare traccia quasi un anno fa.   In un altro misterioso incidente, Jason Thomas, un ricercatore farmaceutico che testava trattamenti contro il cancro presso la Novartis, è stato trovato morto in un lago del Massachusetts il 17 marzo 2026, dopo essere scomparso senza lasciare traccia tre mesi prima.   Burchett ha criticato aspramente la comunità dell’Intelligence nazionale, puntando il dito in particolare contro le cosiddette «agenzie con le lettere dell’alfabeto», come l’FBI, accusandole di essere state inutili e di aver ostacolato i suoi tentativi di scoprire la verità su quanto accaduto a questi scienziati. «I numeri sembrano molto alti in questi specifici ambiti di ricerca. Penso che faremmo meglio a prestare attenzione e non credo che dovremmo fidarci del nostro governo», ha avvertito.   SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
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