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Spirito

Francia: è morta suor André, la persona più anziana del mondo

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Suor André, una suora francese riconosciuta dallo scorso aprile come la persona più anziana del mondo, è morta il 17 gennaio 2023, nella sua casa di riposo a Tolone, ha detto ad AFP il portavoce del centro. Avrebbe compiuto 119 anni a febbraio.

 

«È morta alle 2 del mattino» nel sonno, ha detto il funzionario, annunciando la morte di Lucile Randon, detta suor André, nata l’11 febbraio 1904 ad Alès, nel sud della Francia.

 

La suora, cieca e su una sedia a rotelle per l’ultima parte della sua vita, da diversi anni non nascondeva una certa stanchezza e confessava che il suo desiderio era quello di «morire presto». Ma «Dio non mi ascolta, deve essere sordo», ha detto con umorismo in una lunga intervista ad AFP lo scorso febbraio.

 

Nata in una famiglia protestante non praticante, si convertì al cattolicesimo a 26 anni e prese l’abito tardivo, dopo 40 anni, nella Congregazione delle Figlie della Carità. Quando è andata in pensione, ha continuato a prendersi cura di persone più giovani di lei.

 

«Dicono che il lavoro uccide, ma per me è il lavoro che mi fa vivere, perché ho lavorato fino a 108 anni», ha detto all’epoca. «Abbiamo provato una grande tristezza, ma lei voleva ricongiungersi con il suo amato fratello. Per lei è una liberazione», ha detto all’AFP David Tavella, responsabile della comunicazione presso la casa di riposo St. Catherine Labouré a Tolone, sulla costa mediterranea dove viveva.

 

Suor Thérèse, un’altra residente della casa di riposo, ha detto lo scorso aprile che la sua missione era «aiutare gli altri» e che «la sua fede le ha dato forza».

 

Nel 2021 aveva contratto il COVID-19 e lo aveva superato senza difficoltà. Aveva ricevuto molte lettere da molte parti del mondo, alle quali ha risposto, tranne quando le sono state chieste ciocche di capelli.

 

Ha scherzato sul record che doveva battere, quello di Jeanne Calment, morta a 122 anni ad Arles nel 1997, nel sud della Francia. Ha condiviso tanti ricordi grazie alla sua memoria intatta, conservata fino alla fine. Tra questi, la drammatica perdita della gemella Lydie all’età di 18 mesi e il suo arrivo a Parigi.

 

Suor André ha sempre atteso con impazienza le visite dei suoi pronipoti e pronipoti o del sindaco di Tolone, che ha molto apprezzato e che ha espresso «un’enorme tristezza» in occasione della sua morte.

 

Allo Youtuber TiboInshape che le ha chiesto qualche mese fa se a volte si annoiasse, suor André ha risposto colpo su colpo: «Non mi annoio mai perché prego nel tempo che ho libero!»

 

E per chi stava pregando?

 

«Per tutti e soprattutto per i più sfortunati, mi piace coccolare le persone e nella preghiera trovo le risorse».

 

 

RIP

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

 

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Geopolitica

Un viaggio del Papa ad alto rischio

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Papa Francesco ha programmato di compiere il suo prossimo viaggio apostolico nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Sud Sudan, dal 31 gennaio al 5 febbraio 2023. Due regioni dove i cristiani sono spesso le prime vittime del jihadismo e della guerra civile.

 

 

Il viaggio africano del successore di Pietro nella RDC e nel Sud Sudan avrebbe dovuto svolgersi nel luglio 2022, ma era stato rinviato a causa dei timori per la salute del Sommo Pontefice.

 

In questi due Paesi regolarmente scossi dalla violenza, l’incolumità del Papa promette di essere una sfida importante per i servizi di protezione e gli organizzatori in loco.

 

La RDC è un Paese che conta circa il 40% di cattolici, il 35% di protestanti e pentecostali, il 9% di musulmani e il 10% di kimbanguisti (setta derivata dal cristianesimo) su cento milioni di abitanti; il Paese non vedeva un Papa mettere piede nella sua terra dalla storica visita di Giovanni Paolo II nel 1985, quando il Paese si chiamava ancora Zaire.

 

Il pontefice argentino troverà lì una situazione critica. Nell’Est del Paese la situazione della sicurezza è molto complessa: vi operano più di cento gruppi paramilitari, jihadisti o mafiosi, spesso entrambi, a volte sovvenzionati dall’estero.

 

Le violenze contro i cristiani sono all’ordine del giorno: il 15 gennaio 2023, un attentato perpetrato in un luogo di culto pentecostale, e attribuito a terroristi delle ADF – Allied Democratic Forces – ha provocato 10 vittime e quasi quaranta feriti.

 

L’ADF – insieme a un altro gruppo terroristico autoproclamato Madina a Tauheed Wau Mujahedeen (MTM) – ha promesso fedeltà al ramo africano dell’organizzazione dello Stato islamico (IS) che porta il nome di ISCAP (Islamic State Central Africa Province).

 

All’indomani dell’attacco, l’ISCAP ha rivendicato la responsabilità del massacro: «I combattenti dello Stato Islamico sono riusciti a piazzare e far esplodere una bomba all’interno di una chiesa cristiana nella città di Kasindi, ulteriore prova del fallimento delle recenti campagne militari delle forze congolesi e dei loro alleati per garantire la sicurezza dei cristiani».

 

Nel Nord-Est del Paese, nella provincia di Ituri, dall’inizio di gennaio 2023 sono morti più di 80 civili in un contesto largamente sfavorevole ai cristiani.

 

Il 3 febbraio Papa Francesco volerà a Juba, capitale del Sud Sudan. Paese a maggioranza cristiana diventato indipendente nel 2011 dopo essersi staccato dal suo fratello maggiore musulmano, il Sud Sudan è sprofondato in una guerra civile tra il 2013 e il 2018 che ha causato quasi 400.000 morti.

 

Vi si oppongono due clan, uno guidato dal presidente Salva Kiir, l’altro dal vicepresidente Riek Machar, accusato di aver fomentato un golpe. Entrambi sono cristiani, uno cattolico e l’altro protestante. Nonostante la firma di un accordo di pace nel 2018, le tensioni continuano e si accumulano ritardi nel calendario per l’accordo di pace.

 

Si tratterà del quarantesimo viaggio all’estero di papa Francesco dalla sua elezione nel 2013. Un viaggio ad alto rischio diplomatico, perché se il pontefice argentino è risolutamente impegnato nel dialogo con l’islam, non può ignorare la sorte di decine di milioni di cristiani perseguitati per la loro fede, nelle regioni che deve attraversare.

 

 

 

 

 

Immagine pubblico dominio CCO via Flickr

 

 

 

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Spirito

La Chiesa in piena guerra civile secondo un vaticanista

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Il vaticanista Marco Politi ha affermato che da diversi anni c’è «una guerra civile sotterranea» nella Chiesa. Parlando alla Radio diocesana di Colonia, Politi ha detto: «Dal momento in cui Papa Francesco ha autorizzato la Comunione de facto ai divorziati risposati dopo i due sinodi sulla famiglia, è iniziata questa guerra civile, e continua».

 

 

Il vaticanista cita in particolare il cardinale australiano George Pell, scomparso a gennaio, che «ha preparato, la scorsa primavera, un memorandum molto critico in vista del prossimo conclave», spiegando «che il pontificato di Francesco è una catastrofe, un disastro, e che lui non si cura della tradizione apostolica».

 

Questo documento anonimo era stato inviato a tutti i cardinali sotto la firma di Demos. Sandro Magister afferma di aver ricevuto questo memorandum dalle mani dello stesso cardinale Pell il 5 marzo 2022, e di averlo pubblicato il successivo 12 marzo. Il vaticanista ha atteso la morte del cardinale australiano per rivelare la sua paternità su questo testo.

 

Lo stesso cardinale Pell ha pubblicato un articolo sulla rivista inglese The Spectator, articolo reso postumo dalla morte dell’autore, in cui parla del «pensiero neomarxista e della mentalità New Age che si sono insinuati nella Chiesa», dice Politi. La sua conclusione è che «si tratta di un segno di questo conflitto».

 

Secondo Politi, oggi nella Chiesa “non c’è un’ampia base riformista”, solo “elementi”.

 

Al contrario, «c’è un’opposizione molto ferma, di almeno il 30%», ha proseguito il vaticanista. «Poi c’è un’ampia fascia intermedia del 30-40% di vescovi e teologi che hanno paura delle innovazioni e di una possibile protestantizzazione della Chiesa. E poi ci sono dal 20 al 25% di veri riformisti».

 

In futuro la «battaglia» tra i diversi partiti della Chiesa continuerà, secondo l’esperto, e questo soprattutto perché «l’opposizione conservatrice vuole esercitare influenza sul prossimo conclave». Essa vuole lanciare il messaggio: «guardate cosa sta succedendo con Francesco. Dobbiamo assolutamente avere un papa molto più prudente».

 

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

 

 

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Spirito

Omelia di Mons. Viganò nella festa della Conversione di San Paolo Apostolo

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Renovatio 21 pubblica quest’omelia di monsignor Carlo Maria Viganò.

 

 

 

VAS ELECTIONIS EST MIHI ISTE

Omelia dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa della Conversione di San Paolo Apostolo

 

 

Egregie Doctor Paule, mores instrue,

Et nostra tecum pectora in cœlum trahe;

Velata dum meridiem cernat fides,

Et solis instar sola regnet caritas.

O egregio dottore Paolo, insegna le leggi

e attira i nostri spiriti con te verso il cielo,

fin quando l’oscurata Fede scorga il mezzodì

e la sola Carità regni a somiglianza del sole.

 

 

 

 

 

La Conversione di San Paolo è una conquista di Santo Stefano, e non a caso la divina Liturgia pone questa festa a pochi giorni da quella del Protomartire, che il giudeo Saulo, ligio all’Antica Legge e fedele esecutore della volontà dei Sommi Sacerdoti, vide martirizzato sotto i suoi occhi e forse egli stesso martirizzò, credendo di compiere un’azione conforme ai precetti osservati da ogni Ebreo ortodosso.

 

Commenta l’abate Guéranger: Per completare la corte del nostro grande Re, era giusto che si elevassero ai lati della mangiatoia le due potenti colonne della Chiesa, l’Apostolo dei Giudei e l’Apostolo dei Gentili: Pietro con le chiavi e Paolo con la spada. Così Saulo, da ebreo osservante e persecutore dei Cristiani, diventa Paolo, conquistatore dei pagani al Vangelo. 

 

Oggi la potenza di Cristo abbatte il Suo nemico, e la Sua misericordia lo risolleva facendo di lui un campione della Fede e il compagno del Principe degli Apostoli, assieme al quale egli verserà il proprio sangue nell’Urbe: O Roma felix, quæ duorum Principum es consecrata glorioso sanguine, cantiamo nell’inno Decora lux. Felice Roma, consacrata dal glorioso sangue dei due Principi! Un sangue che è glorioso perché da esso, versato per amore di Cristo, non deriva la morte ma la vita, non la sconfitta ma la vittoria, non l’ignominia del supplizio ma la gloria della palma del Martirio. 

 

Quando i Pastori obbedivano a Dio e non inseguivano gli inganni di questo mondo, dalla festa della Cattedra di San Pietro in Roma a quella della Conversione di San Paolo si teneva l’Ottavario di preghiera per la conversione dei non Cattolici, scismatici, eretici e pagani. La nuova chiesa, sulla falsariga del Vaticano II, ha rinnegato la propria missione e cerca di nascondere ciò che ci separa dalle sette e dagli idolatri, enfatizzando ciò che secondo loro ci unisce.

 

E quel momento di preghiera è diventato la «Settimana per l’unità dei Cristiani», anteponendo gli scopi di un insano ecumenismo alla missione soprannaturale della predicazione della vera Fede.

 

Vi invito dunque a pregare per i chierici e i Prelati persecutori dei buoni Cattolici, e per quanti come Saulo credono di osservare i precetti della legge mentre sono nell’errore.

 

Chiediamo al Signore di mostrarSi loro e di convertirli, come fu convertito l’Apostolo dei gentili.

 

Non vi stupisca questo parallelo: il velo del tempio che si strappò per il lungo nel momento della morte del Salvatore sulla Croce pose fine all’antica Alleanza, facendo della Chiesa di Cristo il nuovo Israele, e dei battezzati il nuovo popolo eletto.

 

Questa nuova ed eterna Alleanza, suggellata nel Sangue dell’Agnello di cui erano figura i sacrifici del Tempio, accolse molti figli della Sinagoga, illuminati dalle profezie messianiche e confermati dai miracoli del Signore: tra costoro vi furono tanti che, come Saulo, obbedirono alla Legge finché non furono toccati dalla Grazia che mostrò loro il compimento delle Scritture in Gesù Cristo.

 

E mentre l’accecamento della perfidia non lasciava scorgere la Luce venuta nel mondo e la respingeva; mentre il Sinedrio cospirava con Pilato nel timore di veder compromesso il proprio potere e nascondeva ai semplici le verità custodite nei rotoli di Isaia e dei santi Profeti; mentre Saulo cercava in tutte le sinagoghe di costringere i cristiani con minacce a bestemmiare (At 26, 11), ossia a rinnegare la divinità di Cristo e la Sua venuta come Messia promesso, si preparava il grande miracolo della conversione: istantanea, immediata, fulminea come tutte le cose che riguardano Dio. 

 

Il cammino di conversione è talvolta arduo e lungo, irto di difficoltà e di cadute; ma la conversione in sé avviene con la forza e la potenza di cui il Signore è capace, quando ci tocca con la luce della Verità e con il fuoco della Carità.

 

Chi sei tu, Signore?, chiede Saulo, disarcionato da cavallo; Io sono Gesù, che tu perseguiti (At 9, 5). Nella luce sfolgorante in cui risuona la voce di Cristo, uno dei più temuti inquisitori del Tempio riconosce il miracolo, ne comprende il divino Artefice, Gli si rivolge chiamandolo «Signore», obbedisce all’ordine di recarsi a Damasco. Egli rimane abbagliato e cieco per tre giorni, e per tre giorni digiuna, in mistica preparazione all’epifania di Cristo. 

 

Con un altro miracolo, Anania viene istruito di recarsi a guarire Saulo di Tarso, e quegli rimane stupito perché il giudeo ha l’autorizzazione dai sommi sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome (At 9, 14). E il Signore gli risponde: Và, perché egli è per me uno strumento eletto per portare il mio nome dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome (ibid., 15-16). Recatosi dunque da Saulo, Anania gli impone le mani e lo guarisce, facendo cadere dai suoi occhi il velo della cecità, figura dell’oscuramento della vista dell’anima. Ricolmo di Spirito Santo, Saulo fu subito battezzato (ibid., 18) con il nome di Paolo.

 

Anche oggi un Sinedrio di seguaci del Vaticano II manda nelle sinagoghe i suoi ministri a perseguitare i Cattolici tradizionali, perché siano puniti e condotti all’osservanza dei riti riformati. Anche oggi vi sono dei Sauli zelanti e terribili che cercano i fedeli per «costringerli a bestemmiare», a rinnegare l’insegnamento di Cristo e ad obbedire ai Sommi Sacerdoti e agli scribi del popolo. Molti di loro credono di essere giusti e di rispettare la Legge. Ma la potenza di Dio, che rovescia e atterra i superbi, vuole toccare l’anima di costoro come fece con Saulo.

 

È per questi, cari fedeli, che vi invito a pregare: perché il Signore mostri la Sua potenza nel disarcionarli dalle loro granitiche certezze, per accecarli nel loro orgoglio; e usi nei loro riguardi la Sua misericordia per risollevarli, restituire loro la vista spirituale, colmarli dello Spirito Santo e farne dei Suoi apostoli.

 

Preghiamo perché i Prelati e i sacerdoti che oggi obbediscono al Sinedrio romano, che non vuole riconoscere Cristo Re mentre rende omaggio a Cesare, siano illuminati dalla Grazia del Signore. Perché essi tornino nelle sinagoghe come Paolo a proclamare Gesù Figlio di Dio (ibid., 20), a dimostrare che Gesù è il Cristo (ibid., 22), a predicare che il Sacrificio della nuova ed eterna Alleanza si rinnova sull’altare di coloro che fino ad oggi hanno perseguitato.

 

Preghiamo perché anche di quel Monsignore, di quel Vescovo, di quel Cardinale si possa dire: Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua precisamente per condurli in catene dai sommi sacerdoti? (ibid., 21).

 

Se sapremo rendere testimonianza della nostra Fede nel Signore e della nostra fedeltà al Santo Sacrificio della Messa, che è il cuore e l’anima palpitante della nostra santissima Religione, potremo fare con queste anime toccate dalla Grazia ciò che fecero i discepoli a Damasco: parlare loro di Cristo, farli stare con noi per crescere e camminare nel timore del Signore (ibid., 31).

 

Forse quel Prelato venuto per costringerci ad accettare i riti riformati vorrà celebrare la Santa Messa tradizionale, scoprendo quanto il proprio Sacerdozio sia confermato e nutrito dalla divina Liturgia, quanto la sua anima di Levita trovi perfetto compimento nel ripetere le parole del Salvatore che Si immola sull’altare, come una volta per tutte Si immolò sulla Croce.

 

Forse quel Vescovo giunto con intenti battaglieri si accorgerà di perseguitare Cristo, e vorrà diventare Suo apostolo e discepolo, dopo esserne stato persecutore per ordine del Sinedrio. 

 

E comprenderà – come abbiamo compreso noi, per grazia di Dio e nonostante la nostra indegnità – quanto dovrà soffrire per il mio nome

 

Questo è il nostro più sincero auspicio, questa la nostra preghiera, questa la ragione della nostra testimonianza.

 

E così sia.

 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

 

 

25 Gennaio 2023

In Conversione Sancti Pauli Apostoli

 

 

 

 

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