Pensiero
Fortunello Trump e l’infantilismo globale
Ogni giorno, fra una bomba e un’invasione, compare un messaggio di Trump. Ogni volta sembra scritto da un bambino e non si sa mai bene che cosa pensare.
Quelli che la sanno lunga tirano su col naso, pazienti, e spiegano che:
Trump ha ottant’anni ed è rimminchionito.
Trump ha buone intenzioni ma è mal consigliato.
Trump è servo degli ebrei.
Trump si serve degli ebrei.
Trump è un genio che trolla tutti.
Trump è inviso al deep state.
Trump è intrinseco al deep state.
Trump è il male assoluto.
Trump rompe tutto.
Trump è psicopatico, sociopatico, ludopatico, antipatico.
Trump è sotto scacco.
Trump è pazzo.
Trump ci salverà.
Viene in mente Petrolini e la macchietta di Fortunello.
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Che dire, avranno ragione tutti. Nei giorni del disfacimento la verità si fa caleidoscopica, ogni frammento ne raccoglie e riflette uno spicchio.
Se il disegno si scompone e si ricompone un giro dopo l’altro, e il senso sfugge di continuo dalle mani, quel che rimane è la prima invincibile impressione: e cioè che questi messaggi sembrano scritti da un bambino. È uno scialo colorato di maiuscole, di esclamazioni, di superlativi, di spropositi. Non mancano le volgarità grosse, di quelle che si credeva di aver dimenticato superata la boa delle scuole medie.
Insomma, accadono cose inaudite, la terra brucia e questo qua, che è il presidente del mondo, ne scrive al modo di Geronimo Stilton o delle barzellette sporche di Pierino.
E fosse il solo. L’infantilismo dilaga nella comunicazione dei cosiddetti potenti.
Si leggano i messaggi della Kallas, di Medvedev; o se si desidera un contegno più rattenuto, quelli di Merz, di Starner, di Macron, della Von der Leyen. Le espressioni sono un poco meno pagliaccesche, d’accordo, in fondo sono bambini pettinati che se la tirano un po’: ma al dunque la sostanza è la stessa. Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Potomac, le classi dirigenti si esprimono come undicenni in crescita che respirano con la bocca, spesso con un pronunciato ritardo cognitivo.
Del resto, a chi si rivolgono questi signori, se non al popolo delle app e dei cellulari? Ai ventenni che scrollano, ai trentenni di facebook, ai quarantenni con la Playstation, ai cinquantenni del buongiornissimo, ai sessantenni delle foto coi gattini, ai settantenni del burraco? A giudicare dalla puerilità dei commenti, al metodo con cui buttano in scemenze e litigi il tempo inesorabile che non torna più, si deve credere che questa gente si trovi nel suo elemento.
Bambini, dunque, che parlano ad altri bambini col linguaggio dei bambini.
A questo punto verrebbe da pensare che nello svilimento, o meglio svelamento di questi anni Dio sta permettendo che ci si veda come ci vede Lui. Con tutti i nostri galloni e divise, i summit, le bandiere e gli inni, le auto elettriche, la supponenza e l’istruzione obbligatoria, restiamo dei bambini col moccio. Il Signore fa sì che i nostri capintesta stiano lì proprio per ricordarcelo.
Fosse solo così, del resto, sarebbe quasi consolante. In fondo, a chi si fa bambino non è mica promesso il Regno dei Cieli?
Ma nel caleidoscopio del nostro tempo questa è ancora una verità parziale, un frammento di specchio pronto a girarsi e a tagliare.
Perché a un linguaggio così smaccatamente puerile corrispondono azioni puerili – ma tragiche e piene di sangue. Senza curarsi delle conseguenze, da veri bambocci, consumano con incoscienza stragi e sopraffazioni. Bombardamenti a tappeto, atti di pirateria, minacce di distruzione e distruzioni, corruzioni e tradimenti; e, a cascata, paure, carestie, povertà, restrizioni fisiche, morte, perdita di libertà. E nessuno si muove: non i ventenni che scrollano, non i trentenni di facebook, non i quarantenni con la Playstation, non i cinquantenni del buongiornissimo, non i sessantenni delle foto coi gattini, figuriamoci i settantenni del burraco.
Ed ecco che allora non siamo affatto i bambini ai quali si spalancano le porte dei Cieli, ma la loro contraffazione, il loro demoniaco rovesciamento. Non purezza di cuore e fiducia, ma malignità, calcolo, egoismo, ignavia; e sangue, e tenebra.
I bambini che ci guidano sono i marmocchi del Signore delle Mosche, termine che non indica solo il romanzo. Noi tutti, nel nostro vaniloquio discorde, andiamo a comporre a nostra volta la figura del Fortunello di Petrolini, di cui si diceva: l’agghiacciante marionetta condannata a ripetere deliri e assurdità, che alla fine non fa neanche ridere.
È forse la scimmia di Dio a guidare la giga, a battere il tempo su cui danziamo. Trascinati e trascinanti, volenti e nolenti, disperati bambini, volgiamo i passi in un infernale girotondo, cantando come facevamo un tempo, ma oggi con voci stridule e sinistre, che casca il mondo, che casca la terra; strillando a squarciagola che andremo per terra, tutti quanti, giù.
Massimo Zanetti
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Pensiero
Il fascismo evergreen
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Arte
Ecco l’Odissea demo-woke-global-giudaico-massonica
Non è difficile: più il mainstream pompa un prodotto, più quel prodotto è demo-woke-global-giudaico-massonico.
Anche il solito cieco si renderebbe conto che il film che ci sta sfraganando i maroni in questi giorni torna utile, di fatto, a distruggere archetipi, simboli, valori e ideali su cui è nata e si è sviluppata per millenni la cultura occidentale, riscrivendo storia e letteratura in chiave progressista.
Depotenziare l’eroe, banalizzare la patria, le radici, l’amicizia e la fedeltà, in particolare, torna utile, di fatto, a sabotare la formazione dei più giovani che – complice la mirata, progressiva scomparsa degli studi classici – in futuro non disporranno più degli strumenti necessari a distinguere storia (e cultura) dal letame.
Del resto, dal punto di vista storico, poteva andare peggio. Pensate se la nostra amicona, invece che nera, fosse stata trans…
Un’ultima osservazione. Vi siete chiesti chi ha prodotto il film? Facile: l’Universal Picture. E vi siete chiesti di chi è l’Universal Picture? Facile: della NBCUniversal. E vi siete chiesti di chi è l’NBC Universal? Facile: della Comcast. E vi siete chiesti di chi è la Comcast?
Andate a vedere.
Shalom.
Prof. Luca Marini
Articolo previamente apparso su Il futuro è mia nonna
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Immagine: Testa di Ulisse proveniente da un gruppo scultoreo raffigurante Ulisse che acceca Polifemo. Marmo, greco, probabilmente del I secolo d.C. Villa di Tiberio a Sperlonga. Conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine tagliata
Arte
Perché a San Lorenzo dobbiamo ricordarci l’oscena poesia massonica?
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