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«Fate regnare Cristo nei vostri cuori»: messaggio di mons. Viganò ai giovani cattolici americani

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Renovatio 21 pubblicata questo il testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò ai giovani Catottolici americani riuniti a Tampa, Florida, Stati Uniti d’America

 

 

Cristo è Re

Messaggio ai giovani Catottolici americani  riuniti a Tampa (Florida)

 

 

Cari Amici,

è per me una gioia potermi rivolgere a voi, riuniti a Tampa assieme a personalità del mondo cattolico tradizionale.

 

Molti di voi hanno ben chiara la situazione di gravissima crisi istituzionale che stiamo vivendo tanto nella sfera civile quanto in quella ecclesiastica. È infatti dai vertici delle massime autorità dello Stato e della Chiesa che parte l’attacco contro i cittadini e i fedeli, in un capovolgimento delle finalità che sono loro proprie. Altri tra voi vivono questi momenti con sgomento, ancora increduli che chi è costituito in autorità possa consapevolmente agire per distruggere le istituzioni che essi presiedono.

 

Vi è, specialmente tra i cosiddetti «moderati», chi ancora pensa che l’azione dei politici e dei vescovi sia frutto di inesperienza, di ingenuità, di fraintendimenti. Eppure, a distanza di pochi anni dall’inizio della farsa psicopandemica che ha segnato una fase determinante di questo attacco, emerge l’evidenza di un unico copione sotto un’unica regia, scritto da chi non fa mistero della propria volontà di depopolare il Pianeta e schiavizzare la parte restante di umanità.

 

Questo copione non distingue tra mondo laico e mondo ecclesiastico: esso coinvolge due sfere della vita di ciascuno di noi che proprio il pensiero liberale e anticattolico ha artificialmente separato. Nell’ordine sociale cristiano, infatti, Chiesa e Stato sono comunque sottoposti alla suprema autorità di Dio, autore della natura e della Grazia, il Quale ha stabilito che la Chiesa si occupi della santificazione dei propri membri in ordine alla salvezza eterna e che lo Stato assicuri ai propri cittadini una vita ordinata, prospera e sicura.

 

È infatti Cristo stesso, mediante i propri vicari in terra, ad esercitare la propria Regalità nella società civile e il proprio Sommo Sacerdozio nella società ecclesiastica.

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La Rivoluzione ha capovolto queste finalità: ci troviamo una Gerarchia cattolica che propaga errori dottrinali e morali mettendo a rischio la vita eterna dei fedeli; e governanti che demoliscono il tessuto sociale delle Nazioni e si accaniscono sui propri cittadini, favorendo l’immigrazione, la criminalità, la perversione dei costumi con l’omosessualismo e l’ideologia LGBTQ+, l’impoverimento delle famiglie e delle imprese, il controllo delle masse.

 

Questo tradimento è potuto avvenire solo per una ragione, che purtroppo la mentalità contemporanea non riesce a comprendere, essendo stata indottrinata da secoli di ideologie antiumane e anticristiane. La ragione è l’abbandono di Dio in nome di una fratellanza che nega e rifiuta la Sua divina Paternità; l’abbandono di Nostro Signore Gesù Cristo, che è Re e Pontefice, al Quale le società terrene – Stato e Chiesa – hanno strappato la corona e lo scettro, nell’illusione che vi possa essere pace, concordia e prosperità dove regna Satana.

 

Se volete agire come Cattolici e come Americani degni di questo nome, dovete aver ben chiara la responsabilità che avete dinanzi a Dio: combattere la vostra battaglia quotidiana per conquistare il Cielo. Una battaglia in cui il Signore vi assicura le armi spirituali che vi sono necessarie per vincere: la vita in stato di Grazia, la preghiera, la frequenza dei Sacramenti, il Santo Sacrificio della Messa, le buone opere.

 

Fate regnare Cristo nei vostri cuori. Siate Suoi fedeli guerrieri, pronti al sacrificio per servirLo e trionfare con Lui. Non lasciatevi inquinare la mente dagli errori del mondo, né la volontà dai compromessi morali con il male.

 

Se apparterrete totalmente a Dio, sarà grazie a voi che Egli si degnerà di far rinascere le vostre comunità e la vostra Patria. Viriliter agite, dice il Salmo: comportatevi da uomini. Siano la vostra rettitudine e il vostro onore a rendervi degni testimoni del Battesimo che avete ricevuto.

 

Vi benedico tutti: In Nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Amen.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

17 Gennaio MMXXVI
S.cti Antonii Abbatis

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Immagine:Hans Memling (circa 1433–1494), Polittico delle vanità terrene e della redenzione celeste (circa 1485), Musée des Beaux-Arts, Strasbourgo

Immagine di Rama via Wikimedia pubblicata su licenza CC-BY-SA-2.0-FR

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Papa Leone XIV inaugura l’Anno Giubilare per l’800° anniversario della morte di San Francesco

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Sabato 10 gennaio 2026, papa Leone XIV ha inaugurato ufficialmente un Anno Giubilare speciale per celebrare l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. Questa commemorazione, che si estenderà fino al 10 gennaio 2027, è proposta dalla Santa Sede come tempo di grazia e rinnovamento spirituale per la Chiesa universale.   Con decreto della Penitenzieria Apostolica, il Santo Padre ha concesso l’indulgenza plenaria ai fedeli che soddisfano le consuete condizioni, allo scopo di presentare la figura del «Poverello» come modello di santità e rifugio di pace in un contesto internazionale segnato da violenza e incertezza.  

Concessione dell’Indulgenza Plenaria e Condizioni del Giubileo

L’apertura di questo periodo giubilare consente ai fedeli di ottenere la remissione della pena temporale dovuta ai peccati secondo le disposizioni canoniche: i fedeli devono recarsi in pellegrinaggio a qualsiasi chiesa conventuale francescana o a un luogo di culto dedicato al santo di Assisi; e devono partecipare ai riti giubilari prescritti o dedicarsi alla preghiera e alla meditazione.   Le condizioni richieste per ottenere questa grazia sono quelle consuete: la confessione sacramentale, la Santa Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. Coloro che, per motivi di salute, età avanzata o altre gravi cause, non possono uscire di casa, possono unirsi spiritualmente alle celebrazioni offrendo a Dio le proprie sofferenze e preghiere per partecipare ai frutti spirituali del Giubileo.

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Lettera del Papa in occasione di questo Giubileo

Nell’ambito di queste celebrazioni, papa Leone XIV ha indirizzato una lettera ai Ministri Generali della Conferenza della Famiglia Francescana. In questo documento, datato 7 gennaio 2026, il Santo Padre sottolinea che la pace non è semplicemente il frutto di sforzi umani o accordi tecnici, ma un dono divino che deve essere accolto con umiltà.   La lettera evidenzia il tradizionale saluto francescano, «La pace sia con voi», come cuore di una grazia divina che assume oggi particolare importanza.   La lettera sottolinea l’eredità di San Francesco d’Assisi e ci ricorda che la pace comprende tre dimensioni inscindibili: la pace con Dio, la pace tra le persone e la pace con il creato. Questa visione è fondamentale in un’epoca segnata da quelle che il papa definisce «guerre apparentemente infinite» e da divisioni sociali che generano sfiducia.   A questo proposito, la Santa Sede ha annunciato che, dal 22 febbraio al 22 marzo 2026, il corpo di San Francesco sarà eccezionalmente traslato dalla sua cripta per facilitarne la venerazione dei fedeli durante questo centenario.  

Apertura solenne delle commemorazioni ad Assisi

L’apertura ufficiale delle celebrazioni ha avuto luogo nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, alla Porziuncola, luogo in cui il santo morì nell’autunno del 1226. La cerimonia è stata presieduta da Fra’ Francesco Piloni, Ministro Provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, accompagnato dai sei Ministri Generali dei diversi rami dell’Ordine:   Massimo Fusarelli (Frati Minori), Fra’ Carlos Alberto Trovarelli (Frati Minori Conventuali), Fra’ Roberto Genuin (Frati Minori Cappuccini), Tibor Kauser (Ordine Francescano Secolare), Fra’ Amando Trujillo Cano (Terzo Ordine Regolare) e Suor Daisy Kalamparamban (Conferenza Francescana Internazionale).   Al termine delle cerimonie inaugurali, il papa ha recitato una preghiera dedicata a San Francesco d’Assisi, invocandolo come intercessore affinché i cristiani diventino «artigiani di pace» e «testimoni disarmati».   La preghiera invoca il coraggio di costruire ponti laddove il mondo erige confini e ci ricorda che la vera riconciliazione è quella che abbatte tutti i muri. Attraverso questa iniziativa, la Chiesa auspica che l’ottavo centenario della morte del santo non sia solo un evento storico, ma un catalizzatore di concordia e rispetto della dignità umana nella società contemporanea.   È auspicabile che la vita del santo di Assisi, profondamente trasformata dal Cristo crocifisso e manifestata nelle stimmate, non venga dimenticata, né che venga dimenticato lo zelo apostolico e missionario della Regola francescana, in netto contrasto con il «dialogo» proposto oggi dai suoi seguaci.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Immagine: Cimabue (1240–1302), Frammento, Vergine in Maestà, con Bambino, quattro angeli e san Francesco (XIII secolo), Basilica inferiore di San Francesco, Assisi. Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Mons. Viganò: «l’Unione Europea va rasa al suolo»

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X la questione del Mercosur, che sta provocando proteste in tutta Europa.

 

Un’élite eversiva si è impadronita dei governi di quasi tutti i Paesi occidentali. I suoi emissari nei governi considerano i propri cittadini come nemici da estinguere mediante pandemie, guerre, carestie e criminalità.

 

Sono decenni che i globalisti orgogliosamente rivendicano la paternità dei progetti di depopolamento, nel silenzio complice della stampa mainstream e di tutte le istituzioni civili e religiose. E se i crimini della farsa psicopandemica e le frodi dell’emergenza climatica sono ormai innegabili, appare ormai evidente che il comparto da eliminare è proprio quello dell’agroalimentare, oggi troppo parcellizzato e quindi poco controllabile a livello globale.

 

Il Mercosur è un trattato di libero scambio con Argentina, Brasile, Bolivia, Paraguay e Uruguay a seguito del quale l’Europa sarà invasa da alimenti prodotti da coltivazioni o allevamenti non sottoposti alle nostre ferree regole sanitarie. La sua approvazione costituisce un attacco all’agricoltura, agli allevamenti, alla pesca e alla salute dei cittadini europei, che avrà come risultato la distruzione del tessuto socioeconomico di intere Nazioni e la dipendenza alimentare dalle multinazionali del settore, tutte riferibili ai fondi di investimento BlackRock, Vanguard e StateStreet che stanno saccheggiando le terre agricole.

 

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L’asservimento dei governanti agli interessi dell’élite globalista è ancor più evidente dinanzi alla pianificazione della sostituzione etnica, perseguita allo scopo di cancellare l’identità religiosa, culturale, linguistica ed economica degli Stati e poter meglio controllare le masse. Da Starmer a Macron, da Rutte a Sanchez, dalla von der Leyen alla Meloni, la sorveglianza totale è ormai in fase di realizzazione e diventerà irreversibile con l’introduzione della valuta digitale e l’obbligo dell’ID univoco per l’accesso ai servizi essenziali.

 

Esprimo quindi il mio pieno sostegno alle manifestazioni di protesta degli agricoltori e degli allevatori europei e britannici, in queste settimane fatti oggetto di una vera e propria persecuzione spietata e ingiustificata. Auspico che i cittadini diano pieno appoggio a queste categorie particolarmente colpite, anzitutto acquistando direttamente da loro ciò che producono, perché è grazie alla loro presenza che possiamo mangiare in modo sano ed evitare alimenti ultraprocessati o geneticamente modificati. Invito a boicottare le aziende della grande distribuzione che sostengono il Mercosur e penalizzano la produzione interna.

 

L’Unione Europea è un’associazione eversiva criminale: essa non può essere «cambiata dal di dentro», va semplicemente rasa al suolo.

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Documento del Cardinale Roche contro la Messa tradizionale al Concistoro

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Un documento riservato del Cardinale Arthur Roche, dedicato alla liturgia e in ferma difesa di Traditionis Custodes, è stato reso pubblico il 13 gennaio dalla giornalista Diane Montagna. Distribuito ai cardinali durante il Concistoro straordinario del 7 e 8 gennaio, questo testo rivela che la Messa tradizionale era effettivamente all’ordine del giorno, anche se l’argomento non è stato scelto come uno dei principali argomenti di discussione. Si prevede che la questione verrà nuovamente sollevata in un prossimo Concistoro straordinario convocato da papa Leone XIV alla fine di giugno.   Il testo preparato dal Cardinale Arthur Roche, Prefetto del Dicastero per il Culto Divino, reso pubblico dopo il Concistoro straordinario del gennaio 2026, ha il merito di una certa chiarezza. Datato 8 gennaio, questo documento conferma che per la Roma odierna la riforma liturgica derivante dal Vaticano II è irreversibile e normativa, e che il Messale del 1962 può esistere solo come concessione provvisoria, rigorosamente regolamentata, senza alcun progetto futuro stabile.   Non si tratta di un testo marginale né di un’iniziativa personale. Questo documento era tra i dossier sottoposti all’attenzione dei cardinali, insieme ai temi principali definiti da Ppapa Leone XIV: evangelizzazione, Curia Romana, sinodalità e liturgia. La Messa tradizionale era quindi discretamente all’ordine del giorno al più alto livello di governo della Chiesa.

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La riforma liturgica, criterio di fedeltà conciliare

Strutturato in undici punti, il testo offre una vera e propria radiografia dell’attuale approccio romano. La contestazione della riforma liturgica di Paolo VI è considerata un problema di accettazione del Concilio Vaticano II.   Il mantenimento del rito tradizionale è inteso non solo come fedeltà a una forma immemorabile della lex orandi, ma anche come sintomo di una più ampia resistenza all’ecclesiologia conciliare, in particolare a quella della Lumen Gentium.    

Quando la riforma diventa la misura della continuità

Per giustificare questa posizione, il documento presenta un’interpretazione distorta della storia liturgica: afferma che la liturgia è stata «sempre» riformata, dai primi secoli al XX secolo, in un processo organico e continuo. Questa presentazione mira a neutralizzare qualsiasi accusa di rottura integrando la riforma di Paolo VI in una successione apparentemente omogenea.   Ma l’argomentazione è circolare: la riforma diventa sia il prodotto che il criterio della continuità. Se la liturgia cambia, allora il cambiamento diventa legittimo per definizione. Ogni resistenza viene liquidata come nostalgia o fissazione sul passato, senza alcun esame dottrinale della riforma stessa.  

San Pio V invocato contro la Messa di San Pio V

Uno dei passaggi più rivelatori è l’appello a San Pio V e alla bolla Quo Primum. Il documento ricorda che, dopo il Concilio di Trento, l’unità fu ricercata attraverso l’unificazione rituale e conclude implicitamente che l’unità attuale richiederebbe anche un unico rito.   Il paragone è fuorviante. San Pio V non creò un nuovo rito; codificò una pratica secolare per proteggerla dalle innovazioni dottrinali. Eppure il testo romano usa questo riferimento per legittimare la politica opposta: marginalizzare la liturgia tradizionale in nome dell’unità, sebbene questa liturgia sia proprio la massima espressione della fede cattolica così come definita a Trento.  

Tradizione ridotta a un principio malleabile

Il documento invoca una concezione dinamica della Tradizione, citando Benedetto XVI e l’immagine del «fiume vivo». Ma questo riferimento serve in realtà a consolidare una gerarchia implicita: la riforma postconciliare viene presentata come l’unica espressione autentica della Tradizione, mentre la fedeltà alla Messa tradizionale rimane sospettata di stagnazione.   Quello che dovrebbe essere un principio di continuità consolidato diventa uno strumento di delegittimazione. La Tradizione non è più ciò che trasmette fedelmente il deposito ricevuto, ma ciò che si identifica con l’ultimo stadio delle riforme promulgate dall’autorità.   «Senza riforma liturgica, non c’è riforma della Chiesa». Il testo cita esplicitamente papa Francesco: la riforma liturgica è considerata la chiave del rinnovamento ecclesiale. La liturgia non è più solo espressione di fede, ma leva di governo, di cambiamento. Il dibattito cessa di essere liturgico e diventa ecclesiologico: accettare la nuova Messa significa accettare la nuova concezione della Chiesa.   È qui che si rivela la vera natura del conflitto. La Messa non è semplicemente una questione disciplinare; è lo spazio teologico per eccellenza. Modificare la liturgia significa modificare la lex credendi.

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Traditionis custodes: una conseguenza logica

Il documento abbraccia pienamente la logica di Traditionis custodes. Il messale di Paolo VI è presentato come unica espressione della lex orandi del Rito Romano. Il messale del 1962 è semplicemente una concessione, concessa come strategia pastorale, e soggetta a revoca qualora compromettesse l’obiettivo di unità, definito come uniformità, che è alla base del Concilio Vaticano II.   Questa posizione non costituisce una rottura con il passato recente, ma piuttosto il culmine coerente di una linea continua dal 1970. Indulti, Ecclesia Dei, Summorum Pontificum e poi Traditionis Custodes: in ogni fase, la Messa latina tradizionale esiste solo come eccezione, mai come norma. Il fulcro della tolleranza viene semplicemente spostato per facilitare l’accettazione del Concilio e dei suoi sviluppi.  

Conferma dell’analisi di Mons. Lefebvre

Tutto ciò che questo documento ora afferma esplicitamente era stato anticipato da Mons. Marcel Lefebvre. Già negli anni ’70, denunciò una politica di concessioni temporanee, mirata non a preservare la Tradizione, ma a neutralizzarla, esigendo in cambio l’accettazione del Concilio e della nuova Messa.   Gli eventi gli hanno dato ragione. Le comunità derivanti dall’Ecclesia Dei vivono ora in uno stato di permanente incertezza giuridica, costrette a giustificare la propria esistenza e a dimostrare di non utilizzare la Messa come «simbolo». Il documento del cardinale Roche conferma che questa insicurezza non è accidentale, ma strutturale.  

Ulteriori chiarimenti

Questo testo conferma che, per la Roma odierna, non esiste e non può esistere una “pace liturgica” basata sul pieno e completo riconoscimento della Messa tradizionale.   Di fronte a questa realtà, la posizione della Fraternità San Pio X non appare un’opzione marginale, ma l’unica coerente. Non si tratta di preferenze liturgiche, ma di fedeltà alla fede cattolica trasmessa, protetta ed espressa dal rito immemorabile della Chiesa.   Il conflitto non è disciplinare. È dottrinale. E finché Roma non riconoscerà che la Messa di sempre è l’espressione normativa della lex orandi cattolica, qualsiasi soluzione di tipo «tolleranza», «pluralismo» o «riserva» rimarrà un vicolo cieco.

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Documento del Cardinale Roche Le versioni in inglese e italiano sono disponibili sul sito web di Diane Montagna.    

CONCISTORO STRAORDINARIO

(7-8 gennaio 2026)

Liturgia: approfondita riflessione teologica, storica e pastorale «per conservare la sana via ad un legittimo progresso» (SC 23). Liturgia Cardinale Arthur Roche   1. Nella vita della Chiesa la Liturgia ha sempre conosciuto interventi di riforma. Dalla «Didachè» alla Traditio Apostolica, dall’uso della lingua greca a quello della lingua latina; dai «libelli precum» ai Sacramentari e agli «Ordines», dai Pontificali alle riforme franco-germaniche; dalla Liturgia «secundum usum romana curia» alla riforma tridentina; dalle parziali riforme post-tridentine a quella generale del Concilio Vaticano II. La storia della Liturgia, potremmo dire, è la storia del suo continuo «riformarsi», in un processo di sviluppo organico.   2. San Pio V, nell’affrontare la riforma dei libri liturgici in osservanza del mandato del Concilio di Trento (cfr. Sessione XXV, Decreto generale, cap. XXI) fu mosso dalla volontà di custodire l’unità della Chiesa. Nella bolla Quo primum (14 luglio 1570) con la quale viene promulgato il «Missale Romanum» afferma che «come nella Chiesa di Dio uno solo è il modo di salmodiare, così sommamente conviene che uno solo sia il rito per celebrare la Messa» (cum unum in Ecclesia Dei psallendi modum, unum Missae celebrandae ritum esse maxime deceat).   3. La necessità del riformarsi della Liturgia è strettamente legata alla componente rituale, per mezzo della quale – «per ritus et preces» (SC 48) – partecipiamo al mistero pasquale: il rito è per se stesso connotato da elementi culturali che cambiano nel tempo e nei luoghi.   4. Inoltre, poiché «la Tradizione non è trasmissione di cose o di parole, una collezione di cose morteù ma «è il fiume vivo che ci collega alle origini, il fiume vivo nel quale sempre le origini sono presenti» (Benedetto XVI, Udienza generale, 26 aprile 2006), possiamo certamente affermare che l’intervento di riforma della Liturgia voluto dal Concilio Vaticano II non solo è in piena sintonia con il senso più vero della Tradizione, ma costituisce un modo alto di porsi a servizio della Tradizione, perché quest’ultima come un grande fiume conduca la Chiesa al porto dell’eternità (ibid.).   5. In questa visione dinamica, «conservare la sana tradizione» e «aprire la via ad un legittimo progresso» (SC 23) non possono essere intese come due azioni separabili: senza un «legittimo progresso» la tradizione si ridurrebbe ad una «collezione di cose morte», non sempre tutte sane; senza la «sana tradizione» il progresso rischia di diventare una patologica ricerca di novità, che non può generare vita, come un fiume il cui corso viene sbarrato separandolo dalle sue sorgenti.   6. Nel discorso ai partecipanti alla Plenaria del Dicastero per il culto divino e la Disciplina dei Sacramenti (8 febbraio 2024) Papa Francesco così si esprimeva: «A sessant’anni dalla promulgazione della Sacrosanctum Concilium, non smettono di entusiasmare le parole che leggiamo nel suo Proemio, con le quali i Padri dichiaravano la finalità del Concilio. Sono obiettivi che descrivono una precisa volontà di riforma della Chiesa nelle sue dimensioni fondamentali: far crescere ogni giorno di più la vita cristiana dei fedeli; adattare meglio alle esigenze del nostro tempo le istituzioni soggette a mutamenti; favorire ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo; rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa (cfr SC 1). Si tratta di un lavoro di rinnovamento spirituale, pastorale, ecumenico e missionario. E per poterlo realizzare i Padri conciliari sapevano bene da dove dover cominciare, sapevano «di doversi occupare in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia» (Ibid.). È come dire: senza riforma liturgica non c’è riforma della Chiesa».   7. La Riforma liturgica è stata elaborata sulla base di «un’accurata investigazione teologica, storica e pastorale» (SC 23). Il suo scopo è stato quello di rendere più piena la partecipazione alla celebrazione del Mistero pasquale, per un rinnovamento della Chiesa, popolo di Dio, Corpo mistico di Cristo (cfr. LG capp. I-II), perfezionando i fedeli nell’unità con Dio e tra di loro (cfr. SC 48). Solo dall’esperienza salvifica della celebrazione della Pasqua la Chiesa riscopre e rilancia il mandato missionario del Signore Risorto (cfr. Mt 28, 19-20) e diventa, in un mondo lacerato dalla discordia, fermento di unità.   8. Dobbiamo anche riconoscere che l’applicazione della Riforma ha patito e patisce un debito di formazione: è questa l’urgenza da affrontare, a partire dai Seminari, per «suscitare quella formazione dei fedeli e promuovere quell’azione pastorale che abbia come suo culmine e sua sorgente la sacra Liturgia» (Istr. Inter ecumenici, 26 settembre 1964, 5).   9. Il bene primario dell’unità della Chiesa non si raggiunge «congelando» la divisione ma ritrovandoci tutti nella condivisione di ciò che non può non essere condiviso, come ha detto Papa Francesco in Desiderio desideravi 61: «(…) Siamo chiamati continuamente a riscoprire la ricchezza dei principi generali esposti nei primi numeri della Sacrosanctum Concilium comprendendo l’intimo legame tra la prima delle Costituzioni conciliari e tutte le altre. Per questo motivo non possiamo tornare a quella forma rituale che i Padri conciliari, cum Petro e sub Petro, hanno sentito la necessità di riformare, approvando, sotto la guida dello Spirito e secondo la loro coscienza di pastori, i principi da cui è nata la riforma. I santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, approvando i libri liturgici riformati “ex decreto Sacrosancti Ecumenici Concilii Vaticani II“, hanno garantito la fedeltà della riforma al Concilio. Per questo motivo ho scritto “Traditionis custodes“, perché la Chiesa possa elevare, nella varietà delle lingue, una sola e identica preghiera capace di esprimere la sua unità [Cfr. Paulus VI, Constitutio apostolica Missale Romanum (3 Aprilis 1969) in AAS 61 (1969) p. 222]. Questa unità, come già ho scritto, intendo che sia ristabilita in tutta la Chiesa di Rito Romano».   10. L’uso dei libri liturgici che il Concilio ha voluto riformare è stato, da san Giovanni Paolo II a Francesco, una concessione che non prevedeva in alcun modo una sua promozione. Papa Francesco – pur concedendo secondo quanto stabilito in Traditionis Custodes, l’uso del Missale Romanum del 1962- ha indicato la via dell’unità nell’uso dei libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, unica espressione della lex orandi del Rito Romano.   11. Papa Francesco ha così sintetizzato la questione (Desiderio desideravi 31): «(…) Se la Liturgia è «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (Sacrosanctum Concilium, n. 10), comprendiamo bene che cosa è in gioco nella questione liturgica. Sarebbe banale leggere le tensioni, purtroppo presenti attorno alla celebrazione, come una semplice divergenza tra diverse sensibilità nei confronti di una forma rituale. La problematica è anzitutto ecclesiologica. Non vedo come si possa dire di riconoscere la validità del Concilio – anche se un po’ mi stupisce che un cattolico possa presumere di non farlo – e non accogliere la riforma liturgica nata dalla Sacrosanctum Concilium, che esprime la realtà della Liturgia in intima connessione con la visione di Chiesa mirabilmente descritta dalla Lumen gentium. […] ».   Roma, Concistoro Straordinario, 8 gennaio 2026   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
 
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