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Autismo

Ecco la Barbie autistica: il mondo verso la catastrofe sanitaria (e il Regno Sociale di Satana)

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E così ci troviamo di fronte all’ennesimo episodio dove la manipolazione dei padroni del vapore supera il grottesco divenendo intollerabile.

 

Mattel, il grande produttore americano di giocattoli ha lanciato la prima bambola Barbie in versione autistica. L’«inclusione» nella linea delle Barbie era già presente: Barbie di tutte le razze vi erano già, e vi era già qualche altro esempio di bambola malata o affetta da sindrome. Ora tuttavia abbiamo una bambola psicopatologica – una Barbie con l’autismo.

 

La stampa dell’establishment – che è fatta, per chi non lo sapesse, da comunicati che arrivano da aziende e PR – ci fa sapere che la creazione della bambola è avvenuta con il coinvolgimento diretto della comunità autistica per oltre 18 mesi, ha spiegato l’azienda. Si tratta dell’ultima aggiunta alla serie «Barbie Fashionistas», che già comprende modelli raffiguranti: c’era la Barbie diabetica di tipo 1, la Barbie Down, la Barbie cieca.

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Fino al 2019 non vi erano praticamente modelli patologici Barbie. Ora la collezione comprende bambole con cecità, sedie a rotelle, apparecchi acustici, protesi agli arti, vitiligine, nonché modelli Ken con protesi alla gamba o sedia a rotelle. Mattel ha inoltre realizzato una bambola con hijab in omaggio all’atleta musulmana americana Ibtihaj Muhammad, prima donna statunitense a competere alle Olimpiadi indossando il velo. Anche altri produttori hanno intrapreso iniziative simili: nel 2016 Lego aveva presentato una minifigura di un bambino in sedia a rotelle nella campagna «Giocattoli come me».

 

Ci dicono che l’obiettivo di far sentire più bambini «rappresentati» da Barbie. Secondo l’azienda, gli occhi della bambola sono leggermente spostati di lato per simboleggiare la tendenza di alcune persone autistiche a evitare il contatto visivo diretto. Le articolazioni di gomiti e polsi sono flessibili per consentire movimenti psicopatologici ripetitivi chiamati in gergo stimming (l’autostimolazione: battere le mani, dondolarsi, ripetere parole). Tra gli accessori inclusi figurano una trottola, cuffie antirumore e un tablet con applicazioni di comunicazione a simboli. Inoltre, ci viene detto, la bambola indossa un abito ampio e confortevole, studiato per rispondere alle esigenze sensoriali.

 

«Si tratta di un ulteriore passo avanti nel rendere il marchio Barbie un riflesso più inclusivo dei bambini che ci giocano», ha dichiarato la multinazionale del giocattolo.

 

La Barbie è stata lanciata nel 1959 e fino al 2019 la linea non includeva bambole con disabilità. In risposta alle critiche di lunga data sulla scarsa rappresentatività dei modelli classici – bionde, occhi azzurri, vita sottile –, negli ultimi anni Mattel ha ampliato notevolmente l’offerta, introducendo la più ampia varietà di tonalità di pelle, tipi di capelli, corporature e caratteristiche.

 

Molte famiglie, che hanno magari figli autistici non verbali di trenta anni che vagano per la casa con il pannolone e vanno trattenuti dall’autolesionismo, hanno espresso la loro indignazione per il lancio della nuova bambola, con la dissidenza cognitiva dell’evidente «glamourizzazione» ad uso pediatrico di un problema tremendo che affligge la società.

 

Come noto, grazie ad una grande produzione hollywoodiana con la diva Margot Robbie, il marchio Barbie negli ultimi anni si è pure riposizionato su versanti femministi. Secondo alcuni critici il film ha una matrice di femminismo radicale con a tinte gnostiche. Le tendenze maschili di Ken, che ad un certo punto si avvicina a movimenti di protezione del maschio, sono derise e condannate.

 

Con evidenza, la Barbie, prima che una bambola, è uno strumento evidente di operazioni psicologiche, fondamentale per plasmare la mente delle nuove generazioni. Le bambine – che in poco tempo divengono donne – sono così esposte a determinati frame psicologico-valoriali a partire dalla tenera età. Sono, in breve, dispositivi di induzione di determinati zeitgeist, di concezioni del mondo che dall’alto si fanno percolare verso il basso.

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Il produttore di giocattoli in questione è già arrivato alle cronache per bambole, diciamo così, controverse.

 

Ricordiamo, nel novembre 2024, le scuse per un errore di stampa sulle scatole di alcune delle sue nuove bambole, che indirizzava erroneamente gli acquirenti a un sito web pornografico.

 

La Mattel ha lanciato pure una bambola «Laverne Cox»; Cox è l’attore transessuale che è apparsa sulla famigerata copertina di TIME nel 2014 con il titolo «Transgender Tipping Point», il «punto di svolta transgender.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa il membro della Duma di Stato russa Maria Butina, ha chiesto la rimozione delle bambole Barbie dal mercato russo, sostenendo che il loro produttore Mattel stava promuovendo un «agenda LGBT» invece dei valori della famiglia.

 

Nel 2019 Renovatio 21 riportava che il grande produttore di giocattoli lanciava, con un marchio «cugino» di quello di Barbie (Creatable Word), bamboline senza etichette, senza «stereotipi di genere», personalizzabili in tutto, dal taglio di capelli – lunghi, corti, rasati, asimmetrici – agli abiti, dalle felpe al tutù passando per minigonne e jeans, senza seno e senza spalle. In pratica, veri pupazzi gender.

 

«I giocattoli sono il riflesso della cultura e, dal momento che il mondo continua a celebrare l’impatto positivo dell’inclusività, abbiamo sentito che era arrivato il momento di creare una linea di bambole libera da ogni etichetta» spiegava all’epoca il senior vicepresident di Mattel Fashion Doll Design. «Attraverso la ricerca – continua Culmone – abbiamo appreso che i bambini non vogliono che i loro giocattoli siano definiti da stereotipi di genere. Per questo, questa linea che consente ai bambini e alle bambine di esprimere liberamente loro stessi, è stata da loro particolarmente apprezzata».

 

Lo scorso luglio è emerso che Mattel aveva firmato un accordo con OpenAI per utilizzare i suoi strumenti di intelligenza artificiale non solo per progettare i giocattoli, ma anche per alimentarli. C’è da dire che gli esempi precedenti non sono incoraggianti: un orsacchiotto parlante dotato di AI di un’azienda di Singapore pochi mesi fa è stato ritirato dal mercato perché dava ai bambini consigli sul sesso.

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Con l’autismo, tuttavia, si arriva a lidi piuttosto nuovi per la questione del giocattolo.

 

Il motivo per cui ora venga posto l’accento sull’autismo nella bambole scatena le analisi di alcuni, che vi vedono un ulteriore prova del fatto che sulla sindrome sta venendo effettuata da anni una grande operazione psicologica di normalizzazione.

 

Le parole sempre più diffuse da stampa ed accademia lo rivelano già di per sé: la chiamano «neurodiversità», «neurodivergenza» – termini nuovi e dal sapore vagamente orwelliani, parole che mirano a farci percepire la psicopatologia dello «spettro» come qualcosa di sempre più normale, diffuso, addirittura positivo, forse persino un superpotere.

 

È evidente la tendenza a celebrare lo spettro autistico in ogni ambito. La diagnosi di sindrome di Asperger di Greta Thunberg è stata trasformata dai media in un vero e proprio complimento. Elon Musk, ospite d’onore in un episodio del celebre show satirico americano Saturday Night Live, ha dichiarato di essere il primo presentatore con Asperger nella storia del programma, e chi lo critica per i suoi modi talvolta viene redarguito per la mancanza di rispetto per le persone nello spettro.

 

Di recente in Italia è emerso il caso della scrittrice Susanna Tamaro, che in diverse interviste ha rivelato di essere affetta da sindrome di Asperger. «Da piccola mi sentivo in un corpo sbagliato e prendevo psicofarmaci. A 3 anni dissi a mio fratello di chiamarmi Carlo» hanno titolato i giornali riprendendo una sua recente dichiarazione.

 

Le rivelazioni della Tamaro del 2019 spinsero una nota rivista femminile a pubblicare un articolo virale intitolato «10 personaggi famosi con la sindrome di Asperger». Tra questi troviamo Daryl Hannah, Tim Burton, Courtney Love (un’accoppiata curiosa), Dan Aykroyd, Anthony Hopkins, Andy Warhol e persino Stanley Kubrick. Tratto in comune: tutti individui di straordinario successo.

 

Anche cinema e serie TV seguono la stessa linea: nel film d’azione The Predator (2018) l’alieno cacciatore si trova di fronte non a muscolosi veterani dell’esercito, bensì a un bambino autistico, descritto come un «grande guerriero». Poi c’è The Accountant (2016), action thriller in cui il protagonista (Ben Affleck) è un uomo autistico che, oltre a eccellere in combattimento, pianificazione di trappole e fughe, è ovviamente un genio della matematica, rendendolo un commercialista imbattibile.

 

Alcuni interpretano Reed Richards, alias Mr. Fantastic, lo scienziato elastico e geniale dei Fantastici 4, come un personaggio con autismo conclamato: chiaramente, un ulteriore superpotere del supereroe . Lo stesso vale per Billy, il Blue Ranger della serie per bambini Power Rangers: un supereroe autistico che affronta e sconfigge mostri giganteschi.

 

Questa incessante glorificazione contrasta con la logica, secondo cui l’autismo, riducendo l’empatia verso gli altri, potrebbe sfociare in forme di psicopatia. Domandiamo agli esperti, quanti serial killer rientrano nello spettro autistico? E ancora: pensiamo a quanto sta emergendo in tanta letteratura scientifica, come sottolineato di recente anche dal dottor Peter McCullough: una correlazione netta tra autismo e transgenderismo.

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Ma chi importa, la glorificazione dell’autismo prosegue imperterrita.

 

È un fenomeno di cui Renovatio 21 ha già parlato: è lo spalancarsi della Finestra di Overton per l’inarrestabile incremento dell’autismo, dove dal danno da vaccino si passerà in poco tempo al sacrificio umano massivo dell’eutanasia infantile, i cui esempi, se seguite questa testata, sapete sono ovunque – anche per i bimbi autistici.

 

I dati oramai li conoscete: nel 2000 a 6,7 ​​bambini su 1.000 veniva diagnosticato un disturbo dello spettro autistico (ASD). Attualmente si parla di 1 bambino su 31 negli Stati Uniti viene diagnosticato l’ASD, rispetto a 1 bambino su 150 di 20 anni fa. Si stima che in California, Stato dittatoriale dove persino le esenzioni religiose al vaccino (un tempo sacre ed intoccabili per l’ordinamento americano) sono state abolite, circa 1 bambino autistico ogni 19 (prevalenza di 53,1 casi ogni 1.000 bambini di 8 anni).

 

Non sono opinioni folli: sono quelle dell’attuale segretario della Salute USA Roberto F. Kennedy jr., che Renovatio 21 pubblicava già sei anni fa, prima della pandemia. In un futuro molto prossimo, secondo questi numeri, qualcuno che potremo arrivare a 1 bambino ogni 4, o persino 3, nello spettro autistico.

 

Ciò comporterà quello che chiamano lo «tsunami dell’autismo»: il costo della società per prendersi cura della popolazione autistica in espansione e in invecchiamento raggiungerà i 5,54 trilioni di dollari entro il 2060, divenendo chiaramente insostenibile per la società. Prima che ciò avvenga, metteteci la mano sul fuoco, saranno implementate leggi di eutanasia di massa delle persone nello spettro. In pratica, il genocidio degli autistici – e il collasso della sanità e della società – potrebbe essere di qui a poco. Un’ecatombe, e prima ancora un cambiamento definitivo della morale umana.

 

E così ci troviamo, tra bambole, film, cartoni e leggi varie, dinanzi all’ennesimo esempio di predictive programming, un concetto che circola con sempre maggiore forza nel mondo della dissidenza. Secondo l’idea della «programmazione predittiva», il potere – sia esso governativo, finanziario oligarchico, etc. – utilizza cinema, serie e libri di narrativa, i media tutti come mezzo di controllo mentale, o meglio, di preparazione psicologica della massa: mostrando in forma di fiction ciò che sta per accadere (cioè, ciò che si vuole che accada, cioè che accade per disegno) la popolazione diviene più disposta ad accettare gli eventi futuri pianificati dal potere stesso.

 

Ne parlò per primo il ricercatore Alan Watt, che nei decenni scorsi ne ha parlato in diverse trasmissioni radiofoniche e podcast; solo ora molti paiono convincersi della profonda verità delle sue tesi. Per Watt «la programmazione predittiva è una sottile forma di condizionamento psicologico fornita dai media per far conoscere al pubblico i cambiamenti sociali pianificati che devono essere implementati dai nostri leader. Se e quando questi cambiamenti verranno attuati, il pubblico li conoscerà già e li accetterà come progressioni naturali, riducendo così la possibile resistenza e agitazione del pubblico».

 

Conosciamo esempi recentissimi, segnalati sempre su Renovatio 21: ad esempio il film Contagion (2011), che dieci anni prima dell’accaduto mostrava per filo e per segno cosa sarebbe arrivato con la pandemia: lockdown totali, panico nelle strade, la corsa al vaccino sperimentale, la punizione dei dissidenti complottisti (che per il film sono falsi e corrotti).

 

Il film Netflix tratto da un romanzo di Don Delillo, White Noise, dove la storia ruota intorno alle conseguenze di un catastrofico incidente ferroviario che scatenava una nuvola di rifiuti chimici tossici su una piccola cittadina dell’Ohio. A fine gennaio 2023, a East Palestine, in Ohio, un treno carico di sostanze tossiche deraglia creando il più grande disastro ambientale americano degli ultimi anni. E ancora, l’anno scorso, il film (bizzarramente prodotto dai coniugi Obama) Il mondo dietro di te, che parlava di un blackout degli USA che sfocia nel caos, e ancora Civil War, film che parla esattamente di una nuova guerra civile americana che termina con l’assassinio di un presidente trumpesco.

 

Comprendiamo il disegno generale: per qualche ragione (no, non sono i vaccini iniettati in quantità spropositata, e con ogni sorta di sostanza al loro interno, nei bambini, e per obbligo: no?) aumentano a dismisura gli autistici. Che non saranno più gestibili, per cui il loro massacro – a cui si aggiungeranno altre categorie della Lebensunwertes Lebens, la «vita indegna di essere vissuta» – diverrà l’unica via.

 

Lo avevamo detto nel lontano 2017, in una delle prime conferenze di Renovatio 21, in un hotel del centro di Reggio Emilia, all’altezza dell’entrata in vigore della legge Lorenzin che ipervaccinò i bimbi italiani, pena l’esclusione dalle scuole.

 

 

Ci stanno preparando, in breve, ad un mondo non post-cristiano, ma anti-cristiano, dove il sacrificio umano massivo sarà inevitabile. Ci stanno preparando, una bambola alla volta, un film alla volta, una legge alla volta, al Regno Sociale di Satana.

 

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Autismo

I tassi di autismo sono aumentati di oltre il 40% tra il 2019 e il 2024: dov’è l’urgenza?

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Secondo un ampio studio del CDC, i bambini provenienti da famiglie a basso reddito, le bambine e i bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni hanno mostrato gli aumenti più marcati nei tassi di autismo. I ricercatori hanno anche scoperto che a un bambino su cinque è stata diagnosticata una disabilità dello sviluppo. Gli autori hanno indicato la diagnosi precoce e la maggiore consapevolezza come fattori che contribuiscono a questi aumenti. Tuttavia, gli esperti hanno affermato che lo studio non offre prove a sostegno di tali spiegazioni e hanno auspicato una «maggiore urgenza di comprendere» le cause di questi forti incrementi.   Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Pediatrics, la percentuale di bambini statunitensi a cui è stata diagnosticata una disabilità dello sviluppo è aumentata notevolmente tra il 2019 e il 2024, con un incremento di oltre il 40% dei casi di autismo e un notevole aumento dei casi di ADHD.   Nel periodo 2023-2024, si stima che il 20,45% dei bambini di età compresa tra i 3 e i 17 anni, ovvero circa 1 su 5, abbia ricevuto una diagnosi di almeno una delle cinque disabilità dello sviluppo, rispetto al 16,73% del periodo 2019-2020, con un incremento del 22,2% in soli cinque anni.   L’autismo ha registrato l’aumento maggiore, pari al 42,4%, con gli incrementi più marcati segnalati tra i bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni e tra i bambini provenienti da famiglie che vivono al di sotto del 200% della soglia di povertà federale.   I ricercatori del Centro nazionale di statistica sanitaria dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno analizzato i dati del National Health Interview Survey 2019-2024, un’indagine nazionale rappresentativa sulle famiglie che include interviste dettagliate sulla salute condotte a domicilio o telefonicamente.   Toby Rogers, Ph.D., ricercatore in ambito socio-economico presso il Brownstone Institute, ha dichiarato a The Defender che i risultati, «davvero allarmanti», sono solidi, basati su un ampio campione e su un set di dati dettagliato.   Ha definito l’autore principale, Benjamin Zablotsky, Ph.D., «un gigante nel campo della ricerca sulla prevalenza dell’autismo».   Tuttavia, Rogers ha dichiarato a The Defender di essere rimasto «colpito dalla codardia della sezione di discussione e delle conclusioni dello studio».   Nella loro analisi dei dati, gli autori hanno affermato che lo studio non ha indagato le cause dei sostanziali aumenti, ma che i cambiamenti nei criteri diagnostici e nelle pratiche cliniche, nonché una maggiore consapevolezza tra i genitori e nella società in generale, potrebbero spiegare l’aumento della prevalenza.   «La conclusione secondo cui questi aumenti “potrebbero essere correlati a una diagnosi e a una consapevolezza più precoci” è una speculazione che non si basa su alcuna prova concreta presentata nell’articolo», ha dichiarato a The Defender la ricercatrice sull’autismo Cynthia Nevison, Ph.D.   Nevison, che ha recentemente pubblicato uno studio in California che ha riscontrato tassi di aumento simili, ha affermato che i ricercatori del CDC avrebbero potuto riconoscere che i numeri potrebbero anche riflettere un reale aumento dell’autismo e che «distinguere queste spiegazioni alternative è una priorità urgente per la ricerca sulla salute pubblica».   Lo studio ha esaminato i dati relativi al periodo 2019-2024. «Molti fattori tossicologici sono cambiati in quel lasso di tempo», ha affermato Rogers. Ha citato, ad esempio, l’introduzione di obblighi vaccinali più stringenti in California, New York e altri stati a maggioranza democratica; l’aggiunta di ulteriori vaccini al calendario vaccinale infantile e la raccomandazione di vaccinazioni per le donne in gravidanza ; e i vaccini contro il COVID-19, somministrati per la prima volta al maggior numero di americani.   «Qualsiasi indagine onesta sulle cause di questo forte aumento della prevalenza delle disabilità dello sviluppo dovrebbe partire da lì. Tuttavia, gli autori non menzionano nessuno di questi fattori evidenti perché sono troppo delicati dal punto di vista politico» ha aggiunto.   «Al contrario, riempiono la sezione di discussione con cliché che stroncano ogni riflessione, riguardanti “cambiamenti nei criteri diagnostici” e ‘una maggiore consapevolezza da parte dei genitori e della società’, affermazioni che sono già state smentite più volte».

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Le diagnosi di autismo sono più che raddoppiate nei bambini di età compresa tra i 3 e i 5 anni

Lo studio, che ha incluso dati su 39.217 bambini di età compresa tra i 3 e i 17 anni, ha esaminato il disturbo dello spettro autistico, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD), i disturbi dell’apprendimento, la disabilità intellettiva e altri ritardi dello sviluppo.   Tra i principali risultati emersi si annoverano:  
  • Le diagnosi di almeno una delle cinque patologie sono aumentate del 32,3% nei bambini di età compresa tra 3 e 5 anni e del 25,4% tra le bambine. Tra i bambini asiatici non ispanici, le diagnosi sono passate dal 6,10% al 10,56%, con un incremento del 73,11%.
 
  • La condizione più frequentemente segnalata è stata l’ADHD, con un aumento dei tassi del 26%, dal 9,52% al 12%, e incrementi significativi tra le ragazze e le famiglie a basso reddito.
 
  • Nel periodo 2019-2020, la prevalenza dell’autismo è aumentata dal 3,14% dei bambini al 4,47% nel 2023-2024. Nella fascia d’età compresa tra i 3 e i 5 anni, l’incidenza dell’autismo è balzata dal 2,39% al 5,27%, con un incremento del 120,5%.
 
  • La prevalenza dell’autismo è aumentata del 58,3% tra le ragazze. Gli autori hanno osservato che questa è la «prima volta» che i ricercatori riscontrano un aumento significativo della prevalenza dell’autismo tra le ragazze, dato che i tassi sono in genere più elevati nei ragazzi. Hanno affermato che gli studi futuri dovrebbero esaminare le cause di questo cambiamento.
 
  • I tassi di autismo sono aumentati del 60,8% tra le famiglie che vivono al di sotto del 200% della soglia di povertà federale e dell’85,8% tra i bambini che vivono in aree non metropolitane.
 
  • I disturbi dell’apprendimento sono aumentati del 16,2%, passando dal 7,60% all’8,83%; e altri ritardi dello sviluppo sono aumentati del 16,1%, passando dal 5,47% al 6,35%. La disabilità intellettiva è aumentata dall’1,95% al ​​2,08%, ma tale variazione non è risultata statisticamente significativa.

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«Avrei preferito che il giornale trasmettesse un maggiore senso di urgenza»

L’aumento dei tassi è in linea con altre ricerche pubblicate dal CDC e con altri studi che hanno rilevato un aumento vertiginoso dei casi di autismo e di altre disabilità dello sviluppo negli ultimi anni.   Eppure, molte riviste scientifiche e testate giornalistiche di rilievo attribuiscono costantemente l’enorme differenza principalmente ai cambiamenti nella diagnosi e nella consapevolezza.   Nella migliore delle ipotesi, concludono che l’aumento dei casi implica la necessità di sviluppare maggiori infrastrutture a supporto dei bambini con autismo e altre disabilità dello sviluppo.   Secondo Nevison, i ricercatori dovrebbero invece porsi domande sul perché si stiano verificando questi cambiamenti. «Avrei preferito che l’articolo trasmettesse un maggiore senso di urgenza nel comprendere perché questi grandi cambiamenti nei tassi di disabilità dello sviluppo si siano verificati in un periodo di tempo così breve», ha affermato.   Rogers ha affermato che per i ricercatori che lavorano in organizzazioni governative e università, porsi questa domanda è praticamente impossibile.   «Guarda, lo capisco: gli autori hanno evitato di approfondire l’argomento e le conclusioni perché avrebbero perso il lavoro se avessero sollevato questioni scomode sulla causalità. Lo sanno tutti», ha detto.   «Gli articoli sull’epidemia di autismo pubblicati da Pediatrics o scritti da ricercatori governativi hanno un che di schematico, omettendo qualsiasi urgenza, curiosità o empatia al fine di dimostrare la propria obbedienza all’onnipotente industria farmaceutica». «Ma a un certo punto questa ossequiosità diventa ridicola. La scienza e la medicina americane hanno iniziato ad assomigliare ai giorni più bui del lisenkoismo sovietico, dove gli studiosi ripetono cose che sanno essere false pur di adattarsi alla narrativa richiesta».   «Il risultato di questa estrema cattura epistemica… è l’erosione della fiducia, la necrosi della scienza e, in ultima analisi, il collasso della società».   Brenda Baletti Ph.D.   © 5 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Autismo

I tassi di autismo sono aumentati notevolmente tra bambini nati nel 2016

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Un nuovo studio basato sui dati dello stato della California rileva una forte accelerazione delle diagnosi di autismo a partire dalla metà degli anni 2010, in particolare per i bambini nati nel 2016. Gli incrementi più marcati si sono registrati tra i bambini afroamericani e ispanici nelle contee a basso reddito. «Comprendere i fattori che hanno portato la prevalenza delle diagnosi di autismo ai livelli elevati riportati in questo studio è una questione di salute pubblica urgente», hanno concluso gli autori dello studio.

 

Secondo un nuovo studio che ha analizzato dati statali per oltre vent’anni, i tassi di autismo sono aumentati in modo significativo ma disomogeneo tra i bambini californiani, con gli incrementi più marcati registrati nelle contee a basso e medio reddito.

 

Lo studio, pubblicato su Sage Open Medicine , ha analizzato i casi di autismo registrati dal Dipartimento dei Servizi per lo Sviluppo della California (DDS).

 

I ricercatori hanno individuato una netta accelerazione nelle diagnosi di disturbo dello spettro autistico (ASD) a partire dai bambini nati a metà degli anni 2010, in particolare quelli nati nel 2016.

 

Gli incrementi maggiori si sono registrati tra i bambini ispanici e neri in molte contee, con un ampliamento delle disparità razziali ed etniche per i più piccoli.

 

«I dati dimostrano che non abbiamo ancora assistito a una diminuzione dei casi di autismo», ha affermato Karl Jablonowski, ricercatore senior presso Children’s Health Defense (CHD). «Se l’esplosione dell’autismo sta per finire, non riusciamo ancora a vederla».

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Un punto di svolta nel 2016 

A gennaio, utilizzando i dati del DDS della California, i ricercatori della Rutgers University Cynthia Nevison, Ph.D. , e Walter Zahorodny, Ph.D. , hanno analizzato i casi di autismo registrati tra il 1993 e il 2020.

 

Hanno esaminato le 36 contee più popolose e hanno suddiviso i dati in base alla popolazione asiatica, ispanica, nera e bianca, e alla popolazione nel suo complesso.

 

Hanno scoperto che la prevalenza dell’autismo è aumentata vertiginosamente in tutto lo stato nell’ultimo decennio, con un notevole «punto di svolta» nel 2016, quando i tassi relativi ai bambini nati quell’anno hanno iniziato a crescere molto più rapidamente, stratificati per razza ed etnia.

 

Il fenomeno era più evidente nelle contee a basso reddito. Per i bambini nati tra il 2000 e il 2014, i tassi di autismo in quelle contee erano in aumento sia tra i bambini bianchi che tra quelli ispanici. Ma il tasso ha subito un’accelerazione dopo il 2015.

 

Per i bambini nati nel 2020, la prevalenza dell’autismo ha raggiunto una percentuale stimata dell’8,7% per i bambini bianchi nella contea di Butte, a basso reddito, e del 4,9% per i bambini ispanici nelle contee di Fresno e Tulare.

 

Lo studio ha inoltre rilevato stime sorprendentemente elevate tra i bambini neri. Nelle nove contee con dati sufficienti per l’analisi, la prevalenza dell’autismo tra i bambini neri è risultata costantemente superiore a quella riscontrata tra i bambini bianchi, asiatici e ispanici.

 

Nel 2019, tra i bambini afroamericani nella contea di Los Angeles, il tasso di autismo si avvicinava al 9,5%. Raggiungeva circa l’8% nelle contee di Sacramento, Fresno e Kern, e circa il 6-7% nelle contee di Orange e San Diego.

 

A livello statale, i dati del DDS mostrano un tasso stimato di autismo del 3,9% per i bambini nati nel 2019, rispetto all’1,5% per quelli nati nel 2013.

 

Tra i bambini nati nel 2019, i tassi di autismo più elevati si riscontravano tra i bambini neri (6,0%), seguiti dai bambini ispanici (3,4%), dai bambini asiatici (3,0%) e dai bambini bianchi (2,7%).

 

Nevison ha dichiarato a The Defender che le prove di un punto di svolta in molte località della California sono «sorprendentemente chiare». Ha aggiunto che i dati sono importanti e dovrebbero essere utilizzati dai ricercatori che cercano di capire perché i tassi di autismo in California siano così elevati e mostrino una divergenza demografica così significativa.

 

I dati confermano anche le testimonianze aneddotiche degli insegnanti californiani che segnalano un peggioramento della situazione nei centri di apprendimento per l’autismo nelle scuole pubbliche, ha affermato.

 

Gli insegnanti hanno riferito a Nevison che un numero crescente di studenti manifesta comportamenti problematici, che gli insegnanti soffrono di burnout e che, di conseguenza, le scuole si trovano ad affrontare problemi di personale.

 

«I dati presentati nel mio articolo suggeriscono che la percezione dei miei colleghi insegnanti sia corretta», ha affermato Nevison.

 

«La prevalenza dei disturbi dello spettro autistico è in aumento e, sempre più spesso, gli studenti più gravemente colpiti sono quelli le cui famiglie hanno meno possibilità di far fronte alla situazione o di permettersi cibo nutriente e altre terapie che promuovono la salute» ha aggiunto.

 

«Credo che questo sottolinei la necessità di interagire con le scuole pubbliche, di chiedere agli insegnanti cosa osservano in classe, di prendere sul serio la situazione e di fare qualcosa per aiutare questi ragazzi».

 

Il responsabile scientifico del CHD, Brian Hooker, ha affermato che la tempistica del cambiamento è stata significativa perché la legge del Senato della California n. 277 è entrata in vigore il 1° gennaio 2016. Tale legge ha eliminato le esenzioni per motivi di credo personale e religioso dall’obbligo di vaccinazione per la scuola e gli asili nido, rendendo necessaria la vaccinazione di molti più bambini.

 

Ciò corrisponde direttamente al punto di svolta identificato da Nevison e Zahorodny nel loro studio.

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«Nei prossimi anni potreste avere una brutta sorpresa»

Lo studio non ha affrontato le possibili cause dell’aumento dei tassi, ma ha affermato che la tempistica e l’entità dell’accelerazione giustificano ulteriori indagini.

 

I ricercatori hanno affermato che il punto di svolta intorno al 2016 è risultato particolarmente evidente quando il cambiamento è stato analizzato a livello di contea, mentre le stime a livello statale tendono a non evidenziarlo.

 

«Comprendere i fattori che determinano l’aumento della prevalenza dei disturbi dello spettro autistico diagnosticati, fino ai livelli elevati riportati in questo studio, rappresenta una questione urgente per la salute pubblica», hanno concluso.

 

Jablonowski ha affermato che «una pressante preoccupazione per la salute pubblica» è un’espressione accademica che significa «stiamo distruggendo la salute neurologica dei nostri figli a livelli epidemici, e non sappiamo (o non riconosciamo) come e perché».

 

«Se non avete prestato attenzione, potreste avere una brutta sorpresa nei prossimi anni. Uno scenario possibile è che la civiltà collassi sotto il peso del nostro futuro autistico . Sono necessarie misure drastiche: alcuni protesteranno, altri agiranno».

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A livello nazionale, il numero di bambini predisposti all’autismo sembra essere in aumento.

Secondo l’articolo, i ricercatori concordano sempre più sul fatto che l’autismo derivi da «una complessa interazione di fattori genetici e insulti ambientali precoci».

 

Secondo gli autori, queste interazioni possono causare neuroinfiammazione, disregolazione immunitaria e stress ossidativo, culminando in danni cerebrali nei bambini piccoli durante le fasi critiche dello sviluppo neurologico.

 

Il numero di bambini suscettibili a questi fattori sembra essere in aumento.

 

La rete di monitoraggio dell’autismo e delle disabilità dello sviluppo (ADDM) dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) tiene traccia dei tassi di autismo in 16 siti in tutto il paese per fornire un quadro nazionale dei tassi di autismo.

 

Ogni due anni, l’ADDM pubblica un rapporto che monitora i tassi di autismo tra i bambini di 8 e 4 anni. Il rapporto più recente ha rilevato una prevalenza media di autismo pari a 1 su 31 (ovvero il 3,2%) tra i bambini di 8 anni nati nel 2014.

 

Dal 2021, anno in cui il CDC ha aggiunto un sito a San Diego all’elenco dei centri ADDM, la California ha costantemente registrato i tassi di autismo più elevati tra tutte le località degli Stati Uniti. Nell’ultimo rapporto, la California ha riportato tassi di autismo del 5,31% nei bambini di 8 anni nati nel 2014 e del 6,06% nei bambini di 4 anni nati nel 2018.

 

Basandosi su confronti con i dati di sorveglianza federali dell’ADDM, Nevison e Zahorodny hanno stimato che i dati del DDS della California potrebbero identificare solo circa la metà di tutti i casi di autismo, sottostimando significativamente la reale portata del problema.

 

Jablonowski ha affermato che è significativo notare come la statistica spesso citata secondo cui 1 bambino su 31 negli Stati Uniti riceve una diagnosi di autismo provenga dai dati del CDC basati sui bambini nati nel 2014.

 

«I punti di svolta individuati in questo nuovo studio si collocano prevalentemente dopo il 2014. Dal 2014, i tassi di autismo sono aumentati in modo continuo e drastico, secondo i dati più recenti del Dipartimento dei Servizi per l’Infanzia della California», ha affermato.

 

Aggiornamento : questo articolo è stato aggiornato per includere informazioni sul disegno di legge 277 del Senato della California.

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 24 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Autismo

Trump, deluso ha fatto pressioni su Kennedy perché trovasse un nesso tra vaccini e autismo e riducesse le dosi pediatriche

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Secondo un articolo del Wall Street Journal, basato su fonti anonime «a conoscenza della questione», il presidente Donald Trump starebbe spingendo il segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr. a intensificare le indagini su un possibile legame tra vaccini e autismo. Il portavoce della Casa Bianca, Kush Desai, ha affermato che le innumerevoli domande e preoccupazioni dei genitori riguardo all’«impennata dei tassi di autismo in America» ​​sono state a lungo ignorate, se non addirittura derise.   Secondo un articolo del Wall Street Journal (WSJ) pubblicato lunedì sera, il presidente Donald Trump starebbe spingendo il segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr. a intensificare le indagini su un possibile legame tra vaccini e autismo.   Secondo il rapporto, basato in gran parte su informazioni fornite da fonti anonime «a conoscenza dei fatti», Trump avrebbe chiesto a Kennedy, durante un pranzo a maggio presso il campo da golf presidenziale nel nord della Virginia, perché il segretario non stesse facendo di più per indagare sul legame tra vaccini e autismo.

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Trump ha detto a Kennedy di avere «il blocco dello psicomotore», ha riferito una fonte anonima al Wall Street Journal.   Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Kennedy sarebbe rimasto sorpreso, dato che i consiglieri della Casa Bianca gli avevano chiesto di moderare il suo impegno in merito alla sicurezza dei vaccini in vista delle elezioni di medio termine.   Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Trump avrebbe anche detto a Kennedy di volere che si impegnasse maggiormente per ridurre il numero di raccomandazioni vaccinali per l’infanzia e di voler vedere diminuire i tassi di autismo.   Secondo fonti anonime, il presidente ritiene di aver concesso a Kennedy tempo sufficiente per affrontare queste questioni ed è deluso dal fatto che il segretario non abbia ottenuto risultati migliori nell’ultimo anno e mezzo.   Alcune fonti hanno affermato che Kennedy fallirà se non farà ulteriori progressi. Il Wall Street Journal ha affermato che la questione dei vaccini è stata un punto di contesa tra Trump e Kennedy.   Tuttavia, quando le è stato chiesto di commentare l’articolo del WSJ, la portavoce del dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), Emily Hilliard, ha dichiarato a The Defender:   «Il Segretario Kennedy e il Presidente Trump condividono l’impegno di affrontare l’epidemia di malattie croniche che colpisce i bambini americani attraverso una scienza rigorosa e di altissimo livello».   «Il dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) continuerà a perseguire ricerche basate su dati concreti per identificare le cause profonde dell’autismo e di altre malattie croniche, promuovere strategie di prevenzione e migliorare la salute del popolo americano».

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Secondo Reuters, Kennedy ha fatto molto in tema di vaccini.

Sebbene il report del Wall Street Journal suggerisca che Trump ritenga che Kennedy avrebbe già dovuto ottenere di più sui vaccini, Kennedy ha fatto di più durante il suo breve mandato come segretario alla Salute e ai Servizi Umani su questioni legate ai vaccini rispetto alla maggior parte dei suoi predecessori, secondo un reportage speciale di Reuters pubblicato il 14 luglio.   Il reportage di Reuters, scritto come un attacco diretto a Kennedy, ha rivelato quanto duramente Kennedy si sia impegnato su questo tema.   Secondo Reuters, i punti salienti delle politiche vaccinali di Kennedy includono «la riduzione dello sviluppo dei vaccini a mRNA, il ritiro dei finanziamenti per un’alleanza internazionale sui vaccini e la limitazione dell’accesso ai vaccini contro il COVID».   Nell’agosto del 2025, Kennedy cancellò 500 milioni di dollari in contratti e sovvenzioni federali destinati allo sviluppo di vaccini a mRNA. Tuttavia, nel suo articolo del mese scorso, Reuters non ha riportato che i consulenti della Food and Drug Administration statunitense hanno successivamente raccomandato all’agenzia di approvare il vaccino antinfluenzale a mRNA di Moderna.   Nel giugno 2025, Kennedy annunciò che il governo federale avrebbe interrotto i finanziamenti a GAVI, l’Alleanza per i Vaccini, una partnership pubblico-privata che promuove la vaccinazione infantile a livello globale.   La Fondazione Gates è il principale donatore privato di Gavi. La fondazione, che ha anche finanziato il lancio di GAVI nel 1999, detiene un seggio permanente nel consiglio di amministrazione di Gavi. La Fondazione Gates e Gavi sono inoltre tra i maggiori donatori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).   All’inizio di quest’anno, l’amministrazione Trump ha formalmente ritirato gli Stati Uniti dall’OMS, mantenendo la promessa fatta poco dopo l’insediamento di Trump nel 2025.   Nell’ottobre 2025, gli Stati Uniti hanno adottato nuove linee guida per la vaccinazione contro il COVID-19 in seguito a una votazione del Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione (ACIP) che raccomandava un «processo decisionale individuale» per la vaccinazione contro il COVID-19 per le persone di età compresa tra 6 mesi e 64 anni. L’ACIP fornisce consulenza ai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) in materia di politiche vaccinali.   Nel maggio 2025, il CDC ha smesso di raccomandare il vaccino contro il COVID-19 per i bambini sani e le donne in gravidanza sane. Tale cambiamento, e i successivi, hanno spinto l’ American Academy of Pediatrics e altre associazioni mediche a citare in giudizio Kennedy e l’HHS.   Nel marzo 2026, un tribunale federale ha sospeso le modifiche alla politica sui vaccini contro il COVID-19, insieme ad altre modifiche alla politica vaccinale che l’agenzia aveva approvato. A maggio, l’HHS ha presentato ricorso contro la sentenza del tribunale federale. Il ricorso è tuttora pendente.

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Il governo si impegna a trovare risposte alle domande dei genitori sull’autismo

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il portavoce della Casa Bianca Kush Desai ha affermato che le innumerevoli domande e preoccupazioni dei genitori statunitensi riguardo all’aumento vertiginoso dei tassi di autismo negli Stati Uniti sono state a lungo ignorate, se non addirittura derise.   Desai ha affermato che l’amministrazione Trump è «impegnata a fare tutto il possibile per affrontare finalmente queste preoccupazioni con la massima rigorosa metodologia scientifica».   A gennaio, Kennedy ha istituito l’ Interagency Autism Coordinating Committee (IACC) per fornire consulenza a lui e al governo federale su questioni relative all’autismo.   John Gilmore, membro dell’IACC, ha dichiarato in una precedente intervista al The Defender che la «priorità assoluta» del comitato era quella di «rispondere alle numerose domande ancora senza risposta sull’autismo».   All’inizio di questo mese, l’IACC ha pubblicato una bozza di piano strategico che potrebbe portare a una nuova direzione nella politica federale sull’autismo, ha dichiarato la dottoressa Elizabeth Mumper a The Defender in una precedente intervista.   Mumper, pediatra e fondatrice e CEO del Rimland Center for Integrative Medicine, è membro dell’IACC.   Ha affermato che il piano dell’IACC richiede «un cambiamento… dalla mentalità secondo cui “l’autismo è genetico e predeterminato” al riconoscimento del fenomeno della regressione neuroevolutiva e dei complessi problemi medici che coesistono con l’autismo e sono eminentemente curabili».   La Casa Bianca non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento del The Defender.   Suzanne Burdick Ph.D.   © 28 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr  
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