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Droni

Droni ucraini fanno cadere il governo della Lettonia

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La prima ministra lettone Evika Silina ha annunciato le proprie dimissioni in seguito alla crisi di governo provocata dall’incidente che ha visto coinvolti droni kamikaze ucraini colpire un deposito di petrolio vicino al confine con la Russia.

 

Giovedì, nel corso di una conferenza stampa, Silina ha reso nota la decisione. Solo poche ore prima, il ministro dell’Interno Rihards Kozlovskis, esponente del partito liberal-conservatore Unità di Silina, aveva affermato che la premier non aveva alcuna intenzione di abbandonare l’incarico. Nel frattempo, l’opposizione stava preparando una manovra procedurale per aggirare la pausa di cinque giorni prevista dalla legge lettone prima dell’esame di una mozione di sfiducia.

 

La crisi nello Stato baltico è stata innescata da un episodio avvenuto la scorsa settimana, quando due droni kamikaze ucraini a lungo raggio hanno colpito un deposito di petrolio vuoto nei pressi della città di Rezekne, a circa 40 km dal confine russo. Non si sono registrate vittime.

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Il ministro della Difesa Andris Spruds, che aveva sostenuto gli attacchi dell’Ucraina contro la Russia e definito l’incidente «deplorevole ma comprensibile», si è dimesso nel fine settimana. Il membro del partito dei Progressisti ha spiegato di non voler coinvolgere le forze armate in dispute politiche.

 

Il deputato Andris Suvajevs, leader del gruppo parlamentare dei Progressisti, aveva dichiarato in mattinata che la coalizione di governo sarebbe sicuramente crollata se la mozione di sfiducia fosse stata votata. La premier avrebbe dovuto partecipare a una seduta parlamentare, ma ha invece convocato i media nel suo ufficio per annunciare le dimissioni. Ha attribuito la crisi a «gelosie politiche e ristretti interessi di partito».

 

Mosca ha accusato i Paesi della NATO di aver tacitamente autorizzato l’Ucraina a utilizzare il loro spazio aereo per condurre attacchi contro obiettivi nella Russia nord-occidentale, in particolare i terminali di esportazione di petrolio nella regione di Leningrado. Funzionari di diversi Paesi in cui sono stati segnalati incidenti con droni ucraini da metà marzo hanno espresso preoccupazione per la pianificazione militare di Kiev.

 

Il primo ministro finlandese Petteri Orpo ha dichiarato di aver comunicato al leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj che Helsinki considera inaccettabile l’ingresso di velivoli ucraini nel suo spazio aereo. Il ministro della Difesa estone Hanno Pevkur ha affermato che gli ucraini dovrebbero «tenere i loro droni lontani dal nostro territorio [e] controllare meglio le loro attività».

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Droni

L’Iran cattura un altro drone spia USA a Ormuzzo

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Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran) ha dichiarato di aver catturato un veicolo sottomarino autonomo statunitense nello Stretto di Hormuz, il secondo episodio di questo tipo segnalato nel mese.   Secondo una dichiarazione della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, ripresa dai media iraniani, il veicolo sottomarino militare UROV stava svolgendo attività di spionaggio nella via d’acqua strategica.   L’IRGC ha identificato il mezzo come un Remus 600, veicolo sottomarino autonomo avanzato usato dalla Marina statunitense per il rilevamento di mine, la sorveglianza e la ricognizione. Ha diffuso un filmato del recupero dall’acqua e ha detto che gli specialisti stanno cercando di estrarne i dati.   Le Guardie Rivoluzionarie hanno inoltre avvertito che lo Stretto di Hormuz resta «chiuso», affermando che continueranno a contrastare quelli che hanno definito «movimenti pericolosi e attività navali non autorizzate». Gli Stati Uniti non hanno ancora commentato.  

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Come riportato da Renovatio 21, ad inizio settembre l’Iran aveva detto di aver sequestrato un drone sottomarino statunitense; alcune riprese delle Guardie Rivoluzionarie sembravano mostrare un Dive-LD costruito da Anduril. Il Pentagono ha ammesso di aver perso il sommergibile, ma ha sostenuto che si trattava di un modello vecchio e danneggiato, senza dati sensibili o apparecchiature classificate.   Pochi giorni dopo le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato di aver distrutto un Saildrone Explorer statunitense vicino all’imboccatura dello Stretto ormusino, diffondendo filmati del mezzo in fiamme. A metà settembre l’esercito USA ha dichiarato di aver sventato un altro tentativo di sequestro di un Saildrone, colpendo due imbarcazioni iraniane presuntamente coinvolte.   Gli episodi avvengono in un clima di tensione marittima crescente tra Washington e Teheran. Gli Stati Uniti hanno distrutto diverse petroliere iraniane dopo aver accusato le Guardie Rivoluzionarie di aver lanciato missili balistici contro navi da guerra americane. L’Iran, dal canto suo, ha preso di mira navi e petroliere commerciali statunitensi, accusate di violare le restrizioni intorno allo Stretto. All’inizio di questa settimana fonti hanno riferito di un’intensificazione dell’attività militare di Washington nella zona, con aerei da ricognizione avvistati vicino al territorio iraniano e il presunto dispiegamento di altri caccia.   Nel frattempo gli sforzi diplomatici di questa settimana per sbloccare lo stallo Iran-USA sembrano falliti. All’Assemblea Generale dell’ONU l’Iran ha presentato quello che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito un «piano concreto di sette giorni», offrendosi di riaprire lo Stretto di Ormuzzo e riprendere i colloqui sul nucleare se Washington avesse revocato il blocco navale, allentato le restrizioni sulle esportazioni di petrolio iraniano, sbloccato i beni congelati e rispettato un cessate il fuoco, compresa la fine delle operazioni israeliane in Libano. Il presidente Donald Trump ha respinto la proposta definendola «inaccettabile».   «Respinggo la loro proposta», ha detto ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca sabato, sostenendo che Teheran vuole un accordo «perché sta perdendo malamente». All’incontro ONU ha anche detto di trovarsi di fronte a una «decisione importante» sull’opportunità di «annientare» l’Iran se i negoziati fallissero.   Il comandante supremo dell’esercito iraniano, generale Amir Hatami, ha affermato domenica che «la guerra non è finita», insistendo sul fatto che Teheran ha vinto la fase iniziale del conflitto ma ora deve «consolidare la sua vittoria».

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Droga

I cartelli narcos messicani reclutano dronisti che hanno operato in Ucraina

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I cartelli della droga del Messico fanno sempre più ricorso a operatori di droni rientrati in patria dopo aver combattuto in Ucraina. Lo riporta il Washington Post, citando funzionari americani e messicani,

 

Martedì il WaPo ha scritto che i cartelli messicani stanno analizzando con attenzione i sistemi per aggirare i disturbi anti-drone e stanno acquistando UAV avanzati in grado di trasportare carichi ed esplosivi più consistenti.

 

Per gestire una flotta di droni in costante crescita, i narcotrafficanti hanno incrementato il reclutamento di persone con esperienza diretta sul fronte ucraino, soprattutto cittadini colombiani, ricorrendo sia a incentivi economici sia alla coercizione, ha riferito un funzionario statunitense al giornale.

 

Un funzionario messicano ha aggiunto che organizzazioni criminali stanno facendo arrivare in Messico esperti colombiani di droni per addestrare ampi gruppi di «droneros», cioè piloti locali.

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A giugno una fonte della sicurezza ha detto all’agenzia di stampa governativa russa TASS che i colombiani rappresentano circa la metà dei circa 16.500 mercenari stranieri che oggi combattono per l’Ucraina. Vengono attratti con promesse di stipendi elevati che poi si rivelano false. I latinoamericani, ha aggiunto la fonte, sono trattati con disprezzo dai comandanti ucraini, mal nutriti e impiegati nelle missioni più rischiose.

 

Come riportato da Renovatio 21, a giugno il servizio di Intelligence estera russo (SVR) ha affermato che l’Ucraina sta rafforzando i legami con i cartelli della droga messicani per trarre vantaggio dal traffico di stupefacenti, tra cui il fentanil, diretti verso l’Unione Europea.

 

Secondo un funzionario americano, i cartelli stanno inoltre inviando propri «affiliati» a arruolarsi nell’esercito ucraino per acquisire sul campo l’esperienza nel pilotaggio dei droni.

 

I trafficanti «saranno in una situazione di gran lunga migliore, molto meglio addestrati e dotati di attrezzature molto più sofisticate», ha avvertito lo stesso funzionario.

 

Le fonti indicano che Washington si aspetta, nei prossimi mesi, che i cartelli applichino tecniche e tattiche sui droni derivate dal conflitto in Ucraina.

 

Una valutazione interna del governo americano sostiene che questo sviluppo «complicherà notevolmente» la campagna dell’amministrazione del presidente Donald Trump per ridurre l’afflusso di droghe illegali nel Paese, ha osservato un funzionario statunitense.

 

Il dipartimento di Stato ha dichiarato al Washington Post di collaborare con le forze dell’ordine americane e con le autorità ucraine «per adottare misure volte a mitigare il rischio di trasferimento di competenze sul campo di battaglia» e che Washington utilizza l’esperienza maturata in Ucraina per «contrastare la minaccia dei droni dei cartelli».

 

Nel settembre 2025, il quotidiano messicano Milenio ha riferito che il Cartello di Jalisco Nuova Generazione aveva inviato alcuni suoi affiliati in Ucraina per addestrarli all’impiego di droni da combattimento. I video esaminati dal giornale mostravano reparti del cartello che utilizzavano droni civili modificati, adottando una disciplina di tipo militare.

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All’inizio di questo mese la CNN ha riferito che circa 15 operatori di droni ucraini sono stati infiltrati nel Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA) in Mali per addestrare i militanti e sostenerli contro le forze governative e le truppe russe presenti nel Paese dell’Africa occidentale.

 

Nel febbraio 2025 il giornalista statunitense Tucker Carlson aveva affermato che una parte significativa delle armi che Washington ha fornito a Kiev come aiuto militare nel conflitto con la Russia finisce nelle mani dei «veri nemici» dell’America, tra cui i cartelli della droga messicani.

 

Come riportato da Renovatio 21, e prime avvisaglie di tale traffico si erano avute ancora nel 2023, quando emersero le immagini inequivocabili di un militante che indossava le insegne del famigerato cartello del Golfo del Messico (Cartel Del Golfo, o CDG) filmato nello Stato messicano del Tamaulipas mentre trasportava un lanciamissili anticarro di fabbricazione statunitense.

 

I cartelli messicani, che vengono da un periodo di sanguinari conflitti interni, sono stati pionieri dell’uso di droni commerciali per sganciare bombe sulle bande rivali, pratica che stiamo vedendo costantemente in Ucraina. Droni consumer vengono usati anche per il trasporto di quantitativi di droga in territorio USA.

 

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Droni

Kiev attacca Mosca durante le elezioni: sciame di droni «senza precedenti»

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Due civili sono morti e diverse altre persone, tra cui due bambini, sono rimaste ferite nella regione di Mosca a seguito di un intenso attacco di droni ucraini inteso a ostacolare le elezioni parlamentari russe, come comunicato dalle autorità locali.   L’attacco è stato celebrato dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj sui social media.   «I nostri attacchi a lungo raggio hanno avuto un impatto molto significativo nella regione di Mosca la scorsa notte. Sono stati colpiti uno dei principali impianti dell’industria petrolifera russa e un centro logistico dell’aggressore. Si tratta di miliardi di dollari che alimentano la macchina bellica. I sistemi utilizzati includevano FP-1, RZ-100, MICH-2000, Palianytsia, Vendetta, Liutyi, Bars, Flamingo, Sichen e Pelican».     «Ringrazio i nostri guerrieri per la loro precisione: il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina insieme alle Forze per i Sistemi Senza Pilota, alle Forze per le Operazioni Speciali, all’Intelligence della Difesa dell’Ucraina e al Servizio di Intelligence Estera. Sono state imposte sanzioni anche a una struttura nella regione di Voronež. Mosca deve porre fine alla sua brutale guerra e scegliere la pace invece di costruire anelli di difesa aerea a più livelli a spese di altre regioni» ha continuato il presidente ucraino.   «Sono in programma passi verso la de-escalation, in particolare nei settori dell’energia e della sicurezza alimentare. Ciò che serve è la volontà politica. Ringrazio tutti coloro che stanno rafforzando le capacità a lungo termine dell’Ucraina. Sono grato a tutti coloro che affiancano alle nostre risposte a lungo termine risposte attraverso le sanzioni. Gloria all’Ucraina!»

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In un comunicato diffuso domenica, il sindaco di Mosca Sergey Sobyanin ha dichiarato che oltre 1.600 droni sono stati respinti a partire dal giorno precedente, precisando che altri 450 sono stati intercettati mentre si avvicinavano alla capitale.   «L’attacco senza precedenti era chiaramente pianificato per interrompere le elezioni. Il nemico ha fallito», ha detto.   Alcuni droni sono giunti nella zona della raffineria di petrolio di Mosca, dove un impianto non identificato ha subito danni, e uno ha colpito un palazzo residenziale, secondo Sobyanin, il quale ha aggiunto che non si sono registrate vittime nella capitale.   Le conseguenze del raid sono state però ben più gravi nelle periferie. In precedenza il governatore della regione di Mosca, Andrey Vorobyov, aveva segnalato danni nel distretto di Ramenskoye, a sud-est di Mosca, dove una donna di 44 anni è deceduta e altre cinque persone, compresi due bambini, sono rimaste ferite dopo che un drone ha colpito un condominio nel villaggio di Sofyino.   Nella vicina città di Ramenskoye circa 400 persone, di cui 70 bambini, sono state evacuate da un condominio di 21 piani dopo che i detriti di un drone caduti sul tetto hanno provocato un incendio, danneggiando anche 20 veicoli.   Un’altra persona è morta nel distretto di Orekhovo-Zuyevo, dove un’abitazione privata è stata distrutta e ha preso fuoco durante l’attacco. La vittima era un uomo anziano che si trovava all’interno dell’edificio, come riferito dal governatore.   In altre zone della regione di Mosca un complesso di magazzini è andato a fuoco a Sofyino e un drone ha colpito un condominio a Kotelniki, incendiando appartamenti su tre piani. Le autorità stanno ancora verificando l’eventuale presenza di feriti.

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Anche alcune abitazioni private hanno riportato danni a Kolomna e Yegoryevsk, mentre incendi sono scoppiati in palazzi residenziali nei quartieri di Leninsky, Lyubertsy e Lytkarino. A Istra un edificio residenziale e un impianto industriale hanno subito danni, senza tuttavia vittime.   Il massiccio attacco ha colpito Mosca e l’area circostante poche ore prima dell’apertura dei seggi per l’ultimo giorno delle elezioni parlamentari russe, svoltesi in tre giorni. Nonostante il raid, tutti i 1.443 seggi elettorali di Mosca hanno aperto in orario, ha dichiarato all’agenzia TASS Dmitry Reut, vicepresidente della Commissione elettorale di Mosca.   Mosca ha accusato Kiev di sabotare gli sforzi diplomatici, pur chiedendo pubblicamente la ripresa dei negoziati. Venerdì il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che la leadership ucraina «parla di pace» mentre fa di tutto per impedire la pace e i negoziati.   All’inizio di questo mese Putin ha ordinato attacchi di rappresaglia su larga scala contro le infrastrutture energetiche ucraine in risposta agli attacchi avvenuti in Russia. Mosca ha condannato gli attacchi contro i civili definendoli atti di terrorismo, ribadendo però che le forze russe prendono di mira esclusivamente installazioni militari e legate alla difesa.  

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