Droni
Drone ucraino esplode in Turchia
Un drone d’attacco ucraino carico di esplosivo si è schiantato contro un albero ed è esploso in una zona rurale della costa turca del Mar Nero, secondo quanto riportato dai media locali. Non si segnalano vittime né danni ingenti.
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa IHA, citando le prime analisi tecniche, il drone, che trasportava 5 kg di esplosivo, è precipitato mercoledì nella provincia di Trebisonda, nel nord-est della Turchia, a circa 100 km dal confine con la Georgia.
Gli investigatori inviati sul posto hanno stabilito che il drone era di origine ucraina, si legge nel servizio, che aggiunge che i residenti locali hanno vissuto un breve momento di panico prima che le autorità mettessero in sicurezza l’area.
L’incidente di Trebisonda è l’ultimo di una serie di schianti di droni avvenuti lungo la costa turca del Mar Nero nelle ultime settimane. Secondo quanto riportato dai giornali locali, due droni sono precipitati in rapida successione tra il 23 e il 24 giugno. Uno di questi, un drone ad ala fissa del peso stimato di circa 200 kg, si è schiantato in un noccioleto nel villaggio di Kuskayasi, nella provincia di Kastamonu, prendendo fuoco all’impatto e spargendo detriti nel cortile di un’abitazione vicina.
All’epoca, il proprietario del frutteto dichiarò che lui e la sua famiglia «se la sono cavata per un pelo: se il drone si fosse spinto 10 metri più in là, la nostra casa sarebbe sparita».
Ukraine has attacked its sixth NATO country in a row: a drone with 5 kg of explosives flew into the Turkish province of Trabzon, crashed into a tree and exploded, according to Sabah.
Previously, Ukrainian drones exploded in Romania, Lithuania, Latvia, and Estonia. And even… pic.twitter.com/6CsTbQNuDD
— S p r i n t e r (@SprinterPress) July 1, 2026
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Nello stesso periodo, un altro presunto drone è stato trovato nella provincia di Samsun e, il 14 giugno, un drone carico di esplosivo è precipitato su una spiaggia nella provincia di Bartin. La spiaggia è stata successivamente evacuata e le squadre di artificieri hanno effettuato una detonazione controllata.
Le autorità turche non hanno ancora commentato gli incidenti, ma a fine marzo Ankara ha dichiarato di monitorare attentamente i rischi posti dai droni nel Mar Nero, aggiungendo di mantenere «contatti con le parti interessate per impedire che la guerra si estenda al Mar Nero e per prevenire un’ulteriore escalation». Anche l’Ucraina si è astenuta dal commentare gli atterraggi di emergenza.
Nelle ultime settimane Kiev ha intensificato gli attacchi con droni a lungo raggio contro la Russia, molti dei quali mirati alle infrastrutture critiche e ai terminal petroliferi. Numerosi droni ucraini – che spesso rappresentano un pericolo letale per i civili – hanno deviato dalla loro rotta e sono precipitati nel territorio dei paesi NATO.
L’Ucraina si è scusata per gli incidenti, ma non ha dato alcuna indicazione di voler ridurre la sua campagna di droni. La maggior parte dei governi dei Paesi colpiti si è astenuta dal condannare formalmente Kiev, attribuendo invece la responsabilità degli incidenti alla guerra elettronica russa.
La Turchia gioca un ruolo cruciale nella difesa dell’Ucraina attraverso la fornitura di droni militari, un asse strategico consolidato ben prima del conflitto su vasta scala del 2022. Il simbolo di questa cooperazione è il drone tattico Bayraktar TB2, velivolo a lungo raggio ed elevata autonomia.
Questi droni sono prodotti dalla compagnia turca Baykar Defense, il cui direttore tecnico è Selçuk Bayraktar, ingegnere aeronautico e genero del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, di cui ha sposato la figlia Sümeyye. I legami tra Kiev e l’azienda si sono progressivamente stretti: oltre alla vendita diretta di droni pronti all’uso, i due Paesi hanno avviato una profonda cooperazione industriale che prevede la costruzione di uno stabilimento produttivo di droni Baykar direttamente sul suolo ucraino e l’integrazione di motori di fabbricazione ucraina sui modelli turchi più avanzati, come il drone bimotore Akinci.
Nonostante la forte rilevanza militare di queste forniture, Ankara mantiene una complessa posizione diplomatica ed diplomatica «equidistante». Da un lato supporta attivamente la sicurezza di Kiev, dall’altro preserva i canali di dialogo e i rapporti commerciali con Mosca, posizionandosi spesso come mediatore geopolitico.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Droni
Il Pentagono recluta gli operatori di droni
Are you an FPV pilot? We want to hear from you!
The Drone Dominance Program is recruiting service members with FPV experience who would like to be considered as pilots for future Gauntlets and related efforts. Interested? Visit https://t.co/dlfuzlu2c0 to learn more: https://t.co/AyOAxjw9jt — Department of War Innovation Unit (@DIU_x) October 2, 2026
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Droni
I figli di Trump vogliono produrre droni di tecnologia ucraina
Un’azienda statunitense di droni legata ai figli del presidente Donald Trump punta a portare negli Stati Uniti tecnologia militare ucraina, mentre Kiev insegue miliardi di dollari di export di armamenti nonostante i numerosi scandali di corruzione che hanno investito i suoi programmi di approvvigionamento. Lo riporta l’agenzia Reuters.
Powerus è in trattativa con alcune aziende ucraine della difesa e intende produrne la tecnologia sul suolo americano, compresi, potenzialmente, droni d’attacco a lungo raggio. Stando al presidente della società, Brett Velicovich, anche gli intercettori Guardian, presentati a marzo, sono stati sviluppati insieme a partner ucraini.
Giovedì l’azienda ha completato la fusione con Aureus Greenway Holdings, che gestisce campi da golf. Donald Trump Jr. ed Eric Trump detengono una quota indiretta di Aureus tramite American Ventures, che, secondo le proiezioni depositate presso le autorità di vigilanza, controllerà il 9,9% della nuova entità nata dalla fusione.
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Velicovich, ex analista di Intelligence delle Forze Speciali dell’esercito americano, ha detto a Reuters di voler fare di Powerus una «soluzione completa» per il Pentagono, proponendo tecnologia straniera con un «volto americano».
I dirigenti dell’azienda e i rappresentanti dei fratelli Trump sostengono che questi ultimi siano investitori passivi, privi di qualsiasi ruolo operativo. Tuttavia Keith Kellogg, consulente di Powerus ed ex inviato di Trump in Ucraina, ha dichiarato che «non guasta mai avere il loro nome associato a qualcosa».
Powerus si è aggiudicata un contratto con l’aeronautica militare statunitense dal valore massimo di 90 milioni di dollari, anche se gli acquisti non sono garantiti, e ha ricevuto dal Pakistan un primo ordine di droni e servizi di supporto.
Nel frattempo Kiev cerca di ricavare miliardi dalle esportazioni di armi, pur restando fortemente dipendente dagli aiuti militari e finanziari occidentali. Volodymyr Zelens’kyj ha annunciato la creazione di centri di esportazione all’estero e, in precedenza, aveva pubblicizzato una proposta di accordo con gli Stati Uniti per l’acquisto di droni per un valore compreso tra i 10 e i 30 miliardi di dollari.
Queste ambizioni emergono mentre il sistema ucraino degli acquisti militari è scosso da una serie di scandali di corruzione, che toccano anche i programmi per la fornitura di droni alle forze armate nazionali.
Il 23 settembre l’Ufficio nazionale anticorruzione ucraino (NABU) ha annunciato nuove accuse in un caso che coinvolge funzionari della guardia di frontiera e un fornitore privato. Secondo gli inquirenti, un produttore si era aggiudicato un appalto per i droni offrendo il prezzo più basso, ma sarebbe poi stato spinto a chiedere un milione di dollari a un concorrente, d’intesa con i funzionari, per sbloccare il contratto e la consegna delle attrezzature.
In un’indagine distinta, ad agosto il NABU aveva stimato in circa 5,7 milioni di dollari le perdite sospette legate all’acquisto di droni. Gli investigatori hanno riferito che i prezzi erano stati gonfiati del 60-90%, che erano state truccate gare d’appalto concorrenti e che i proventi illeciti erano stati trasferiti su conti societari, anche all’estero.
Anche i funzionari europei hanno manifestato timori per la possibile scomparsa di armi fornite a Kiev e per il loro eventuale passaggio nelle mani di reti criminali.
Le accuse ai Trump di arricchirsi approffittando del secondo mandato presidenziale non sono nuove: oltre ai droni, si era parlato anche di investimenti in società di robot umanoidi, uno degli obiettivi strategici della Casa Bianca nei prossimi anni.
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Come riportato da Renovatio 21, a maggio una società di comodo sostenuta da Donald Trump Jr. ed Eric Trump aveva raggiunto un accordo per la fusione con un gruppo minerario che si è assicurato fino a 1,6 miliardi di dollari dal governo statunitense nel 2025 per agevolare l’estrazione di tungsteno in Kazakistan.
I rampolli Trump, come lo stesso presidente e la sua società, sono altresì attivi nel mondo delle criptovalute, con il figlio Eric a teorizzare la sparizione, grazie al blockchain, delle bande tra dieci anni.
I figli Trump guidano World Liberty Financial (WLF), la società crypto di famiglia con il token WLFI e la stablecoin USD1. Tra i due progetti ci sono stati attriti: WLF ha mandato una diffida alla società dietro il memecoin, guidata dall’amico di Trump Bill Zanker. Eric e Don Jr. hanno anche preso le distanze da un «wallet ufficiale $TRUMP», dichiarando di non avere alcun coinvolgimento. Ivanka ha smentito ogni legame con un finto «$IVANKA»
Un principe emiratino avrebbe acquistato una quota da 500 milioni di dollari in WLF. A febbraio decine di deputati Democratici hanno chiesto al Tesoro di indagare. A luglio cinque senatori Democratici hanno chiesto audizioni, citando 1,4 miliardi di dollari di entrate crypto della famiglia. I Repubblicani, che hanno la maggioranza, non le hanno convocate.
Ad agosto un’entità collegata a WLF ha ottenuto l’approvazione condizionata di una licenza bancaria dall’autorità federale (OCC). Elizabeth Warren ha detto che Trump è il primo presidente a approvare, gestire e supervisionare la propria banca.
Il token $TRUMP è stato lanciato dal team di Donald Trump sulla blockchain Solana, poco prima dell’insediamento, e subito dopo Melania ha lanciato il suo. Donald Jr. ha dichiarato di non essere stato coinvolto nel memecoin e di occuparsi piuttosto di stablecoin e mining di bitcoin. L’80% dei token è comunque controllato dalla Trump Organization e da entità collegate.
Come riportato da Renovatio 21, intervenuto ad una convention di bitcoiner, in campagna elettorale due anni fa Trump ha aveva che quando verrà rieletto renderà gli USA una «superpotenze delle criptovalute». The Donald ha inoltre promesso di graziare subito Ross Ulbricht, fondatore del marketplace criminale del dark web Silk Road, ritenuto da molti incastrato dalle autorità per alcuni reati e condannato alla pena, ritenuta da alcuni sproporzionata, dell’ergastolo.
A settembre 2024 gli account dei social media appartenenti ai Trump erano stati compromessi e hanno pubblicato post falsi che pubblicizzavano un’iniziativa di famiglia in materia di criptovaluta che doveva ancora essere svelata.
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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
Droni
Il dipartimento della Guerra USA annuncia un nuovo comando per droni e IA
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