Storia
Donna fugge dal maniaco dopo 14 anni di prigionia. Questi casi di orrore sono in tutto il mondo
Un residente della regione russa di Chelyabinsk avrebbe tenuto in ostaggio una donna per 14 anni, mentre avrebbe ucciso un’altra donna che aveva detenuto, ha detto lunedì la sezione locale del comitato investigativo. Secondo quanto riportato dai media locali, la madre del sospetto ha aiutato la donna a fuggire.
Gli investigatori hanno detto che nell’autunno del 2009, il sospettato ha portato la donna – una residente del luogo – in una casa privata «con il pretesto di bere alcolici» e da allora l’ha tenuta lì. Quest’anno, «dopo un’esacerbazione della malattia mentale, l’uomo è stato portato in un istituto medico e la donna è stata in grado di lasciare la casa in cui era tenuta», si legge nella dichiarazione degli investigatori.
Secondo quanto riferito dai media, la vittima, che aveva 19 anni quando è stata rapita, è riuscita a fuggire sabato. Il giorno seguente, la polizia è arrivata nel villaggio degli Urali di Smolino e ha perquisito la casa del cinquantenne Vladimir Cheskidov e della sua anziana madre Valentina.
La vittima – soprannominata da alcuni media «Yekaterina B.» – ha detto ai giornalisti che Cheskidov l’ha picchiata e violentata per tutti gli anni in cui è stata tenuta prigioniera. Ha anche detto che nella casa c’era un’altra detenuta, che l’uomo ha ucciso dopo una lite nel 2011. Il sospetto, bollato dai media russi come «il maniaco di Smolino», ha pugnalato più volte la sua vittima e poi l’ha finita con un cavachiodi, ha affermato la donna.
Più tardi lunedì, il comitato investigativo ha annunciato che era stato avviato un caso di omicidio contro il sospettato oltre a un precedente caso di rapimento. L’agenzia ha detto che i resti umani sono stati scoperti nel cortile fuori casa dell’uomo.
I residenti di Smolino hanno detto ai giornalisti che raramente vedevano Cheskidov fuori e che sua madre aveva detto loro che era a Mosca o altrove. La gente del posto ha insistito sul fatto che Valentina sapesse cosa stava facendo suo figlio e lo coprisse. Ma una fonte ha detto alla testata in governativa russa in lingua inglese RT che la madre in realtà non sospettava nulla e pensava che «Ekaterina» fosse la ragazza di Cheskidov. Secondo alcuni rapporti, Valentina è stata colei che alla fine l’ha aiutata a fuggire.
Cheskidov, che attualmente si trova in un istituto psichiatrico, è stato posto sotto la supervisione della polizia, secondo il comitato investigativo.
Casi di maniaci che imprigionano donne anche per decenni sono accaduti in varie parti del mondo, con dettagli a volte sordidi e difficili da accettare.
In California nel 1991 si ebbe il caso di Jaycee Dugard, una bambina di 11 anni che sparì per riemergere 18 anni dopo quando il comportamento di uno stupratore insospettì l’ufficiale che doveva controllarlo. La ragazzina, violentata per anni dall’uomo che la teneva in casa con la moglie, aveva dato alla luce due figlie, che avevano 11 e 15 anni al momento della riapparizione della Dugard nel 2009.
In Austria vi era stata la vicenda di Natascha Kampusch, rapita all’età di dieci anni e tenuta in una cantina segreta dal suo rapitore Wolfgang Přiklopil per più di otto anni, fino a quando è scappata il 23 agosto 2006. Dopo la sua fuga, Přiklopil si è ucciso mettendosi davanti a un treno in una stazione vicina.
In Giappone nel 1990 sparì Fudako Sano, bambina di 9 anni. Fu tenuta prigioniera per nove anni e due mesi da un uomo chiamato Nobuyuki Sato. Inizialmente si sospettava che fosse stata rapita dai servizi segreti nordcoreani, che usano portarsi via cittadini giapponesi per istruire le proprie spie in patria. Quando la polizia la ritrovò casualmente in seguito ad una scenata fatta da Sato alle autorità sanitarie arrivategli in casa a seguito di un litigio con la madre, la ragazza, oramai 19enne, risultava sana, anche se estremamente magra e debole a causa della mancanza di esercizio: riusciva a malapena a camminare. Era anche disidratata. A causa della mancanza di esposizione alla luce solare, aveva anche una carnagione molto chiara e soffriva di ittero. Mentre il suo corpo era quello di una donna di 19 anni, mentalmente si comportava come una bambina, e soffriva anche di disturbo da stress post-traumatico.
Nello Stato americano dell’Ohio, tra il 2002 e il 2004, un uomo di nome Ariel Castro rapì tre ragazzine – Michelle Knight, Amanda Berry e Gina DeJesus – dalle strade di Cleveland per poi tenerle prigioniere nella sua casa fino al 2013, quando la Berry riuscì a fuggire con la figlia di sei anni, che aveva partorito mentre era segregata, e a contattare la polizia, che liberò la Knight e la DeJesus e arrestò Castro ore dopo.
Lydia Gouardo, nata a Maisons-Alfort, Val-de-Marne, in Francia, è stata imprigionata per 28 anni, violentata e torturata dal suo patrigno, Raymond Gouardo. L’abuso ha avuto luogo dal 1971 al 1999.
Il caso Fritzl è emerso nel 2008, quando una donna di nome Elisabeth Fritzl ha detto alla polizia nella città di Amstetten, Bassa Austria, di essere stata tenuta prigioniera per 24 anni da suo padre, Josef Fritzl. Fritzl aveva aggredito, abusato sessualmente e violentato ripetutamente sua figlia tenuta prigioniera all’interno di un’area nascosta nella cantina della casa di famiglia. L’abuso ha portato alla nascita di sette figli: tre di loro sono rimasti in cattività con la madre; uno morì poco dopo la nascita e fu cremato da Fritzl; e gli altri tre furono allevati da Fritzl e sua moglie, Rosemarie, essendo stati segnalati come trovatelli.
Il caso di incesto e prigionia è stato scoperto a Mariquita, in Colombia, alla fine di marzo 2009 quando Arcedio Álvarez, 59 anni, fu arrestato e accusato di aver imprigionato e abusato sessualmente di sua figlia Alba Nidia Álvarez per un periodo di 25 anni, a partire da quando aveva nove anni. La figlia ha anche dato alla luce 14 bambini, sei dei quali sono morti per mancanza di cure mediche.
Tanya Nicole Kach-McCrum fu tenuta prigioniera per dieci anni da una guardia di sicurezza che lavorava nella scuola che frequentava. Il suo rapitore, Thomas Hose, alla fine si è dichiarato colpevole di rapporti sessuali devianti involontari e altri reati correlati ed è stato condannato da cinque a quindici anni di carcere. Alla fine, ha finito per scontare tutti i 15 anni.
Sylvia Marie Likens (1949-1965) era un’adolescente americana che è stata torturata e uccisa dalla sua custode, Gertrude Baniszewski, da molti dei figli di Baniszewski e molti dai loro amici del vicinato. L’abuso è durato tre mesi, avvenendo in modo incrementale, prima che Likens morisse per le sue gravi ferite e malnutrizione il 26 ottobre 1965 a Indianapolis, nell’Indiana. La ragazza è stata sempre più trascurata, sminuita, umiliata sessualmente, picchiata, affamata, lacerata, bruciata e disidratata dai suoi aguzzini. La sua autopsia ha mostrato 150 ferite in tutto il corpo, comprese diverse ustioni, segni di scottature e pelle erosa. Attraverso l’intimidazione, sua sorella minore, Jenny, è stata occasionalmente costretta a partecipare ai suoi maltrattamenti. La causa ufficiale della sua morte è stata determinata da un omicidio causato da una combinazione di ematoma subdurale e shock, complicato da una grave malnutrizione.
Nel 2009 in Argentina arrestarono Armando Lucero, un uomo che fu accusato di aver stuprato una delle sue figlie per un periodo di 20 anni, generando dall’incesto sette figli e pure di aver violentato due delle sue altre figlie. È stato arrestato quando sua figlia è andata alla polizia dopo aver temuto che avrebbe abusato del proprio figlio. La vicenda Lucero è simile a quello del caso Domingo Bulacio del 2016, anch’esso avvenuto in Argentina
Per tutti queste storie abominevoli, non siamo sicuri di sapere quale pena sia sufficiente.
Intelligence
Le basi del pensiero dei fratelli Dulles
L’armistizio della prima guerra mondiale venne deciso iniziare evocativamente alle ore undici dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918. Il presidente americano Woodrow Wilson (1856-1924) decise di partecipare personalmente alla conferenza di pace a Parigi, un fatto eccezionale all’epoca, in quanto, l’unico altro esempio di presidente statunitense in visita all’estero, fu Theodore Roosevelt (1858–1919) all’appena annesso Canale di Panama.
Dopo le dimissioni nel 1915 di William Jennings Bryan (1860-1925), il segretario di Stato di Wilson divenne il consigliere Robert Lansing (1864–1928). Bryan decise di lasciare in seguito alle note di protesta, troppo bellicose secondo il segretario, inviate da Wilson alla Germania in seguito all’affondamento del RMS Lusitania da parte di alcuni U-Boot tedeschi. Venne Scelto Lansing, su suggerimento del consigliere privato di Wilson, il colonnello Edward M. House, (1858-1938) perché persona tecnicamente preparata sulla giurisprudenza internazionale e perché facilmente indirizzabile e controllabile.
Robert Lansing aveva sposato, Eleanor, la figlia di John Watson Foster (1836-1917), segretario di stato durante il governo Harrison e una vita nella diplomazia in particolare in Russia, Messico e Spagna. Foster rimarrà nella storia americana per essere il primo segretario di stato ad aver organizzato la conquista di una nazione estera, assecondando i coloni americani alle Hawaii, inviando i marines a supporto e prontamente annettendo le isole oceaniche dopo l’avvenuto rovesciamento della monarchia.
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La figlia di Foster sposò un pastore presbiteriano Allen Macy Dulles e i loro figli John Foster Dulles (1888-1959) e Allen Welsh Dulles (1893-1969) divennero relativamente il segretario di Stato e il direttore della CIA del futuro governo Eisenhower. I nipoti crebbero ascoltando le storie del nonno materno, subendone la fascinazione e assumendone gli ideali. Assieme al nonno vissero anche le discussioni tra il nonno e il suo genero, Lansing, sempre presente alla corte di nonno Foster.
Entrambi i fratelli Dulles, laureati coi massimi voti a Princeton dove Wilson, prima di diventare governatore del New Jersey e in seguito presidente degli States, aveva lavorato come professore dal 1890 al 1902 per poi assumerne la presidenza fino al 1910, idolatravano Wilson. John Foster, 5 anni più grande del fratello, con una carriera nella Sullivan & Cromwell, cercò immediatamente di fare leva su Lansing per farsi portare come assistente a Parigi ma senza riuscirci.
Ottenne però lo stesso un biglietto attraverso la sua stretta conoscenza personale con Bernard Baruch (1870-1965) come suo assistente. Baruch, ricchissimo finanziere e presidente della War Industries Board, organismo incaricato di organizzare l’economia di guerra statunitense, venne chiamato da Wilson come delegato delle riparazioni di guerra, cioè colui che decideva sulla gravità della punizione verso i tedeschi. Foster si ritrovò di li a poco a condividere lunghe partite a bridge sul ponte della nave George Washington con il segretario della marina dell’epoca Franklin Delano Roosevelt (1882-1945).
Il valore dei contatti che maturò in quei mesi furono incalcolabili, si trovò allo stesso tavolo con il famoso economista John Maynard Keynes (1883-1946) e colui che metterà le basi dell’Unione Europea, Jean Monnet (1888-1979). Condivise il tavolo con il presidente del Brasile, Epitàcio Pessoa, cliente della sua firm per la riorganizzazione delle ferrovie brasiliane, e con il finanziere George Sheldon tesoriere del partito repubblicano.
La portata dell’evento attrasse anche Allen Dulles che, di stanza a Berna, trovò modo di partecipare assicurandosi un lavoro nella boundary commission. Il fratello, di natura più incline rispetto a Foster alla vita sociale, divenne resident al La Sphinx il bordello più in voga di Parigi. Tra le tante conoscenze nel mondo dello spettacolo, della letteratura e dell’arte vi aggiunse anche quella del suo futuro capo, il generale americano Walter Bedell Smith (1895-1961).
Pure la sorella Eleanor Dulles (1895-1996), figlia del segretario di Stato Lansing, partecipò al periodo storico lavorando in un’organizzazione umanitaria quacchera di soccorso lungo le devastate rive della Marna. La sorella anch’essa estremamente dotata e preparata partecipò quanto potè alla vita del periodo, l’unico che non riuscì a trarne beneficio fu Lansing che venne gradualmente lasciato da parte da Wilson.
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Wilson gestì il periodo della delegazione americana Parigi con una grandeur tale da far invidia ai francesi stessi. Gli americani personificavano la vittoria degli ideali a stelle e strisce sul resto del mondo e lo facevano da padroni. Wilson ripeté svariate volte il suo slogan sull’autodeterminazione dei popoli: national aspirations must be respected. Il suo principio sull’autodeterminazione però si rifaceva solamente alla parte dell’globo di cui facevano parte lui e i suoi amici bianchi senza avvicinarsi nemmeno a considerare papabili a rientrare all’interno dello stesso discorso tutti coloro che vivevano nelle colonie degli stessi suoi amici.
Scrive Stephen Kinzer nel suo ottimo The Brothers di come Ho Chi Minh non venne riconosciuto degno di essere ascoltato e, di li a poco, dopo essere transitato per Mosca e introdotto al Comintern, divenne il fondatore del Partito Comunista Francese e si impegnò in una guerra di tre decadi che arrivò fino al governo dei fratelli Dulles.
Lo stesso accadde dopo alcuni mesi in diversi punti del mondo: una rivoluzione contro gli inglesi in Egitto, una rivolta coreana verso i giapponesi, l’inizio della campagna gandhiana in india e un movimento di protesta antimperialista in Cina.
Rifiutandosi di mettersi al tavolo con i rappresentanti del mondo al di fuori del teatro europeo, i leader che si incontrarono a Parigi gettarono le basi per decenni di disordini. La determinazione nel garantire i loro possessi superò di gran lunga la loro volontà di rendere reali gli slogan sull’autodeterminazione che enunciavano con tanto orgoglio. Questo valse per Wilson quanto per tutta la compagnia cantante a seguito.
Non esiste traccia di rimpianti da parte dei fratelli Dulles sul fallimento della delegazione di Parigi però entrambi lasciarono un segno del loro passaggio sulle firme finali a Versailles. Foster cercò di imbonire la commissione sulla punizione verso la Germania anche senza riuscire del tutto a modificare la volontà degli Europei. Allen contribuì a determinare i confini dei Sudeti scorporati dalla Germania a favore della neonata Repubblica Ceca. Ambo le questioni concorsero al riarmo sfrenato della Germania e alla preparazione per la seconda ecatombe europea.
Entrambi i fratelli, nel loro tempo a Parigi, subirono la fascinazione di Wilson che li prese sotto la sua ala protettiva. Una figura che si aggiungeva a quella di nonno Foster, la quintessenza del missionario diplomatico: freddo, pontificante, fortemente moralista e totalmente convinto di essere uno strumento della volontà divina.
L’idealismo di Wilson rifletteva una concezione estremamente orientata al commercio, un altro tratto caratteristico che si accomodò perfettamente nella visione del mondo dei due fratelli.
Wilson era un uomo del sud, era un ammiratore del Ku Klux Klan e considerava la segregazione un beneficio. Nei suoi anni al governo ordinò più interventi di chiunque altro: Cuba, Haiti, Repubblica Dominicana, Mexico, Nicaragua e pure nell’Unione Sovietica nel periodo successivo alla rivoluzione.
Nessuno come lui prima però aveva portato come motivazione l’esportazione della democrazia verso i popoli oppressi. Questa era un’operazione politica assolutamente nuova che diventerà un tratto dominante per i futuri governi degli Stati Uniti, soprattutto quelli con al loro interno i fratelli Dulles.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine: negativo su vetro di foto di Woodrow Wilson (1910), Collezione George Grantham Bain, Biblioteca del Congresso, Washington.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Storia
Tra avvocati, spie e multinazionali
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Storia
Incontro in Giappone con la mamma del conte Kalergi. Alla Messa in latino…
Domenica 9 agosto, il gruppo Una Voce Japan ha organizzato la sua Messa Tridentina mensile alla cattedrale di San Giuseppe a Tsukiji.
Il quartiere, sede del celeberrimo, immenso mercato del pesce di Tokyo, è stato uno dei primi in Giappone a ospitare comunità straniere nel Paese dopo la riapertura delle frontiere del 1868. Contestualmente fu eliminato anche il divieto di professare la fede cristiana, si spiega così oltre alla presenza della cattedrale anche quella dell’ospedale intitolato a San Luca (聖路加, con la grafia di quando in Giappone ancora non si traslitterava con i kana, gli alfabeti sillabici che costituiscono solo in parte la scrittura nipponica odierna).
Nonostante l’altisonante titolo di cattedrale, si tratta di una chiesa di modeste dimensioni con circa 200 posti a sedere. Domenica era meravigliosamente gremita di persone da tutto il mondo e di tutte le etnie: a prima vista parrebbe il sogno di qualsiasi globalista arcobaleno, non fosse che, orrore orrore, tutti pregano letteralmente una voce, nella lingua della Tradizione, dando una dimostrazione chiarissima di quale sia il significato dell’aggettivo Catholica.
Bisogna ricordare che nella stessa chiesa il pur volenteroso parroco neozelandese celebra un Messa novus ordo in cui invita i fedeli a recitare il Padre Nostro ognuno nella propria lingua, in una babele disperante di idiomi. Tsukiji è località turistica e ospita parecchi alberghi, la presenza dei turisti alla Messa è significativa.
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Molte persone, compreso il sottoscritto, devono seguire la Messa in piedi. Ricevuta l’Eucarestia, mi sposto sul fondo della navata per non intralciare il passaggio dei fedeli, trovando posto per inginocchiarmi all’entrata della piccola stanza che funge da museo della chiesa di Tsukiji.
In alcuni espositori sono conservati reperti e riproduzioni dell’epoca delle persecuzioni anticristiane: ad esempio, una tavola riporta le taglie in chili di riso che spettavano a chi denunciasse preti e fedeli cattolici. Le pareti sono invece adornate dalle foto della chiesa e della sua comunità nel corso dei 150 anni della sua storia.
Ed è così che ci si imbatte nella foto di Mitsuko Tekhla Maria Aoyama, contessa di Coudenhove e madre del famigerato conte Richard Nikolaus Eijiro di Coudenhove-Kalergi. E cioè La madre di colui che è ritenuto uno dei padri della globalizzazione deumanizzante è stata infatti battezzata proprio qui alla fine dell’Ottocento.

I Calergi (si può scrivere anche con la C, come si chiama anche il palazzo veneziano dov’è morto Wagner e che ora ospita un casinò pieno di cinesi), va ricordato, era una famiglia cattolica, anche se sui generis. Riccardo scrive che uno dei ricordi di ragazzo era quando durante venerdì santo, alla preghiera per la conversione dei perfidi giudei, suo padre – che pure era praticante – lasciava la Chiesa in segno di protesta. In anticipo sui tempi… oppure, semplicemente, bisogna ammettere che le direttive rimangono sempre le stesse.
Il conte della Paneuropa, cioè dell’Europa invasa dagli immigrati, è nato a proprio Tokyo nel 1894. Il papà era l’ambasciatore dell’Impero austro-ungarico Heinrich Johann Maria di Coudenhove-Kalergi (1859-1906), del casato austro-boemo che aveva ascendenze fiamminghe e greco-veneziane. Parlando 18 lingue (tra cui, oltre che il giapponese, anche il turco, l’arabo e l’ebraico) è quello che oggi si definisce un iperglotta, cioè il gradino sopra del poliglotta. Come diplomatico aveva viaggiato a Costantinopoli, Rio de Janeiro, Buenos Aires. Arrivato in Giappone, studiò il buddismo.
Fu qui che incontrò Mitsuko Aoyama (1874-1941), figlia di un ricco magnate del petrolio con la passione dell’antiquariato. Quando incontrò il diplomatico asburgico, Mitsuko aveva 17 anni. Il Calergi senior frequentava il negozio del padre, che stava vicina all’ambasciata. Un giorno il conte scivolò col cavallo sul ghiaccio, e la ragazzina accorse ad aiutarlo. L’aristocratico chiese al signor Aoyama di poter assumere la figlia come governante all’ambasciata, e successivamente gli chiese di poterla sposare, una richiesta che fu rifiutata.
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I due si sposarno comunque, lei diciottenne, ricevendo il via libera dei ministeri degli Esteri di Tokyo e di Vienna. Mitsuko fu quindi diseredata e bandita dalla casa paterna. In seguito sarebbe divenuta una delle prime giapponesi ad emigrare in Europa. Diede al marito sette figli.

Fotografia di matrimonio di Heinrich Coudenhove-Kalergi e Mitsuko Aoyama, 1892. Immagine CC0 via Wikimedia
Nel 1896 ricevette la contessa Calergi l’invito a un ricevimento imperiale organizzato dall’imperatrice Eishō per le mogli dei diplomatici stranieri, un privilegio a cui una giovane di origine borghese come Mitsuko non avrebbe mai potuto aspirare, se non fosse stata sposa di un ambasciatore .
La famiglia rientrò in Europa con figli Johannes e Richard per andare a stare nella tenuta del casato Poběžovice, in Boemia. Mitsuko si dedicò allo studio del francese, del tedesco, della matematica, della geografia e della storia, si dice, allo scopo di fronteggiare l’ostilità della famiglia di Heinrich nei suoi confronti.
In seguito vennero al mondo gli altri cinque figli Gerolf, Ida (scrittrice cattolica nota col nome Ida Friederike Görres che piaceva ai teologi come Hans Urs von Balthasar), Elisabeth (segretaria del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss), Henry, Olga.

Mitsuko Coudenhove-Kalergi con i figli Karl (in braccio a uno), Johannes, Richard, Gerolf, Elisabeth, Olga e Ida, 1903. Immagine CC0 via Wikimedia
Heinrich morì nel 1906 e Mitsuko assunse la direzione dei beni familiari; oltre a occuparsi della crescita e dell’istruzione dei sette figli, intraprese lo studio del diritto e dell’economia per assolvere al meglio il proprio incarico. Mitsuko non fece mai più ritorno in Giappone. Alla sua morte, nel 1941, venne sepolta nel Cimitero di Hietzinger.
Mitsuko è una figura molto conosciuta in Giappone, al punto da entrare nella cultura di massa, che, ricordiamo, è quella talmente affascinata dalla vecchia Europa da aver prodotto la controrivoluzionaria e semi-gender Lady Oscar. La mangaka Waki Yamato, nota per il suo lavoro sul Racconto di Genji (Asakiyumemiru), ha dedicato a lei una biografia a fumetti dal titolo Lady Mitsuko (1971), ancora oggi visto come opera importante nella storia degli shojo manga (cioè fumetti per ragazzi) di carattere storico.

Copertina dello shojo manga Lady Mitsuko in edizione indonesiana. Immagine da internet
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Non solo: da una collaborazione tra Austria e Giappone è nato un musical fatto di melodiche pop e sonorità tradizionali giapponesi chiamato Mitsuko, la cui anteprima è stata a Vienna nel 2005. In Giappone, dove è andato in scena negli anni 2010, le protagoniste sono state figure di spicco del teatro musicale locale come Aran Kei e Ichiro Maki.
La sua vita è al centro anche del documentario Lady Mitsuko — Rising Sun, Turning Tides (noto anche con nome ceco Mitsuko – Matka sjednocené Evropy) che racconta sua pionieristica vita dal Giappone all’Europa.
I rapporti tra la matriarca nipponica e il conte Riccardo, che come terzo nome faceva Eijiro, hanno subito qualche turbolenza. Quando il secondogenito propose di sposare un’attrice ebrea viennese, Ida Roland (1881-1951), Mitsuko si infuriò e, un po’ come fece suo padre, proibì il matrimonio. Denigrò Richard e la sua sposa con le parole «mendicante» e «strega»: in Giappone, come pure nell’Europa di un tempo, le attrici erano considerate una professione di basso rango. Mitsuko quindi diseredò il futuro presidente dell’Unione Paneuropea in un certo periodo a partire dal 1916.

Il conte Richard Coudenove-Kalergi con la moglie Ida Roland e Thomas Mann, al secondo Congresso paneuropeo presso la Sing-Akademie di Berlino, 17 maggio 1930. Immagine CC0 via Wikimedia
La questione materna si complica quando veniamo ad apprendere che Mitsuko fu battezzata qui a Tsukiji da un prete di dichiarata fede antimassonica, don Francois A. Ligneul. Sappiamo invece che il figlio fu affiliato alla massoneria, nello specifico Loggia Umanità di Vienna, e fu finanziato nei suoi progetti dai banchieri Rothschild e Warburg.
È ipotizzabile che l’aver avuto questa ingombrante mamma giapponese (e, parrebbe, cattolica…) abbia avuto un ruolo, per quanto contorto, nel pensiero del Riccardo e della sua Paneuropa invasa dagli immigrati. È quanto si arriva a pensare leggendo Praktischer Idealismus, («Idealismo pratico»), forse il testo principale pubblicato dal conte nel 1925.
Secondo Calergi, gli abitanti dei futuri «Stati Uniti d’Europa non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale (…) È necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere. L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità».
Fa impressione, in questo deliquio massonista, sentirlo parlare di «razze asiatiche» e di meticciato: egli stesso ne era, sia pure sotto la schermatura della vecchia nobiltà europea, un esemplare. «Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale assenza di pregiudizi e ampiezza di orizzonti» continua il conte.
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In alcune pagine, emerge una teoria, in realtà non ascrivibile al solo Calergi, per cui il carattere europeo è maschio e l’asiatico è femmina. «L’Asia vive nello spazio: il suo spirito è contemplativo, introverso, calmo e chiuso; è femminile, vegetale, statico, apolinneo, classico, idilliaco – L’Europa vive nel tempo: il suo spirito è attivo, rivolto verso l’esterno, mobile e determinato; è maschile, animale, dinamico, dionisiaco…»
Se ciò fosse vero, quale concetto aveva di sé il conte? Un androgino transnazionale? È possibile: l’Europa da lui sognata va verso non solo il meticciato, ma pure il transessualismo di Stato.
Insomma, vedendo la foto della contessa Mitsuko, qui nella cattedrale di Tsukiji, vengono in mente tante spiegazioni possibili per la figura del figlio Richard Eijiro, e pure di quanto accade ora all’Europa tutta.
Cherchez la femme, dice il detto francese riguardo ai delitti. Certe cose, tuttavia, possono essere più problematiche: cherchez la mamma…
E le conseguenze, possono leggersi nell’immensità della storia.
Taro Negishi
Corrispondente di Renovatio 21 dal Giappone
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
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