Persecuzioni
Cristiani siriani in pericolo: l’ECLJ allerta l’ONU
Il 4 agosto 2025, il Centro Europeo per il Diritto e la Giustizia (ECLJ) ha presentato una dichiarazione scritta al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite sulla drammatica situazione dei cristiani siriani dopo la presa del potere da parte dell’ex jihadista Ahmed al-Sharaa. L’ECLJ mette in guardia dal rischio che il modello di governo islamista centralizzato a Idlib si diffonda a livello nazionale.
Le cifre purtroppo parlano da sole: i cristiani siriani hanno perso tre quarti del loro numero dall’inizio della Primavera araba, passando da due milioni a 500.000 dopo la caduta di Bashar al-Assad. Da allora, l’esodo ha subito una pericolosa accelerazione. Un vescovo ha testimoniato che i suoi fedeli vogliono andarsene perché temono per i loro figli e mogli.
L’attacco del 22 giugno 2025 alla chiesa greco-ortodossa di Mar Elias a Damasco, che ha causato 25 morti e 63 feriti durante la messa, non li rassicura molto. Soprattutto perché il governo ha praticamente ignorato la questione.
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Le forze governative massacrano alawiti e drusi
Il caos non colpisce solo i cristiani. Nel marzo 2025, oltre 1.400 persone, la maggior parte delle quali civili alawiti, sono state uccise negli scontri nelle province di Latakia e Tartus. A luglio, la comunità drusa è stata presa di mira a Sweida, dove milizie beduine sunnite, supportate dalle forze governative, hanno attaccato e saccheggiato la città.
Il bilancio delle vittime di questi scontri a Sweida supera le 1.000 vittime e sarebbe stato probabilmente molto più alto se Israele non fosse intervenuto con la forza per rassicurare i drusi che vivevano sul suo territorio. La chiesa greco-melchita di San Michele nel villaggio di Al-Sura è stata data alle fiamme e decine di case cristiane sono state saccheggiate e bruciate.
La graduale islamizzazione della Siria
Ahmed al-Sharaa, presidente ad interim, cerca di imporre al Paese il modello di Idlib, governato dal 2017 dal gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS): governo centralizzato, rigorosa applicazione della Sharia, un’economia deregolamentata nelle mani di reti vicine al governo e tolleranza minima per le minoranze, mantenute in uno stato quasi di dhimmi.
Così, le scuole cristiane sono costrette a insegnare la Sharia, ad assumere presidi con lauree in diritto islamico e a separare i ragazzi dalle ragazze. «Questo contraddice l’intera tradizione educativa cristiana siriana. È inaccettabile», protesta un vescovo siriano. La polizia religiosa confisca gli alcolici, chiude i negozi che li vendono e monitora le relazioni tra uomini e donne. Tutto ciò che non è arabo sunnita viene emarginato: cristiani, alawiti, drusi, curdi.
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Sul fronte giudiziario, ex membri del regime di Assad sono stati perseguiti, ma non è stata aperta alcuna indagine contro figure di HTS integrate nel governo. I massacri di alawiti del marzo 2025 hanno portato all’arresto solo di pochi subordinati. «I gruppi armati vogliono farsi giustizia da soli senza aspettare l’istituzione di una giustizia pseudo-transizionale. Stiamo vivendo una giustizia di vendetta piuttosto che una giustizia di riconciliazione», ha confidato un leader cristiano.
Un opaco sistema di predazione è stato istituito sotto la guida del fratello del presidente, Hazem al-Sharaa. «È come se il partito laico baathista ora avesse una barba islamista», ha ironicamente commentato un leader cristiano. Un comitato segreto, composto da ex funzionari di HTS, ha recuperato oltre 1,6 miliardi di dollari di beni attraverso accordi riservati con gli oligarchi del precedente regime.
Di fronte a questi abusi, l’ECLJ invita gli Stati membri del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a:
– Riconoscere i cristiani in Siria come un gruppo a rischio.
– Richiedere un’indagine internazionale indipendente sui recenti massacri.
– Rafforzare le sanzioni mirate contro gli autori di violazioni dei diritti umani.
Queste raccomandazioni fanno parte di una dichiarazione formale da presentare al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite il 4 agosto 2025.
Articolo previamente pubblicato da FSSPX.News
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Immagine di Drozi Yarka via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Persecuzioni
Uomo armato di coltello interrompe il rosario prima della Messa per accoltellare una donna pro-life
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Persecuzioni
Il dittatore anticattolico Ortega dichiara la fine delle elezioni in Nicaragua
Le elezioni rappresentano ormai un ricordo del passato in Nicaragua, ha affermato nel fine settimana Daniel Ortega, l’ottantenne dittatore anticattolico del Paese.
Secondo quanto riportato dal Guardian, Ortega ha dato l’annuncio durante una cerimonia per celebrare il 47° anniversario della rivoluzione sandinista del 1979.
«Non ci saranno più elezioni qui, così che [i partiti di opposizione] possano tentare di impadronirsi del governo e del potere», ha dichiarato. «Collaboreremo con l’Assemblea Nazionale e le istituzioni competenti sulle leggi, perché abbiamo bisogno di leggi che costruiscano un muro, una barriera, contro i golpisti e i traditori che svendono il loro Paese».
NUNCA VOLVERÁN A HABER ELECCIONES ❌
Así lo acaba de anunciar el señor Daniel Ortega que en Nicaragua se acabaron las elecciones para elegir a sus futuros presidentes.
El seguirá siendo las veces que quiera y se le de la gana. pic.twitter.com/4RmydUw7p1
— TEAM NAYIB BUKELE 🇸🇻 (@nayibnoticiasSV) July 20, 2026
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Le elezioni erano già state svuotate di significato, con i partiti di opposizione messi al bando e i candidati avversari arrestati nel 2021, scrive LifeSite.
Secondo l’organizzazione internazionale Freedom House, i diritti politici sono praticamente inesistenti e le libertà civili non versano in condizioni molto migliori in Nicaragua, documentando un costante deterioramento della democrazia da quando Ortega è salito al potere.
L’anno scorso il regime ha attribuito alla presidenza il potere di «coordinare» gli organi legislativi, giudiziari, elettorali e di controllo; inoltre, dal 2007, il regime ha «chiuso o confiscato almeno 61 organi di informazione nazionali, ha privato della cittadinanza 25 giornalisti, ne ha costretti 283 all’esilio e ne ha imprigionati 15, di cui 4 sono tuttora in detenzione».
«Le autorità hanno continuato a reprimere la libertà religiosa, anche attraverso la sorveglianza del clero, la confisca dei beni ecclesiastici e il divieto di processioni religiose, comprese quelle pasquali, di fatto proibite durante l’anno», afferma il rapporto. «A settembre, l’ONG Nicaragua Never Again ha riferito che il regime aveva espulso almeno 261 figure religiose e chiuso 1.294 organizzazioni religiose dal 2018».
Come riporato da Renovatio 21, solo tre settimane fa la polizia del Nicaragua ha arrestato un prelato cattolico di 80 anni, Abelardo Mata, vescovo emerito di Estelí, dopo che questi aveva invitato pubblicamente a pregare per la Chiesa perseguitata nel Paese. Tre anni fa era stata la volta del vescovo di Siuna Isidoro Mora, arrestato mentre pregava per il vescovo di Matagalpa Rolando Alvarez, che era stato a sua volta arrestato e condannato a 26 anni di carcere.
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Secondo un rapporti dell’avvocatessa che da anni documenta le persecuzioni nel Paese Martha Molina, dal 2019, le autorità nicaraguensi hanno vietato più di 16.500 processioni religiose. E 309 tra sacerdoti, monaci e suore sono stati costretti ad abbandonare il loro ministero, molti dei quali espulsi o costretti all’esilio. A gennaio era emerso che il regime aveva ordinato al clero della diocesi di Leon di astenersi dal predicare fuori dalle chiese, un divieto emesso prima di una serie di missioni parrocchiali.
Come riportato da Renovatio 21, a marzo il regime aveva vietato le ordinazioni, mentre centinaia di preti, monaci e suore erano messi a tacere, con il clero confinato nelle chiese ed espulsioni ed arresti di preti. Ortega e la moglie sono arrivati quattro anni fa a vietare le processioni in onore dell’Immacolata Concezione.
L’anno scorso, in quella che è con evidenza una persecuzione sistematica, il regime di Ortega aveva sequestrato il seminario maggiore di Matagalpa, diocesi dove la polizia è arrivata a sequestrare il vescovo. I gesuiti sono stati classificati «personae non gratae» con la confisca dei beni e la revoca dello status giuridico.
Il Vaticano, tuttavia, in questi anni ha giuocato la carta dell’appeasement, se non quella del silenzio più pilatesco.
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Immagine di Office of the President, Republic of China (Taiwan) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Gender
Arrestato omosessuale che minacciava di sparare in una scuola cattolica, uccidere bambini e «qualche suora» per divertimento”.
USA 🇺🇸
Police have apprehended a 32 year old man who was planning to carry out a mass shooting at a Catholic school in Nebraska He said he wanted to kill ‘children and a few nuns for (expletive) funsies’ pic.twitter.com/b5JoI9aOsn — Catholic Arena (@CatholicArena) July 18, 2026
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