Persecuzioni
Mozambico, estate di morte
Nella provincia settentrionale di Cabo Delgado, in Mozambico, un Paese con una popolazione cristiana di quasi il 60%, di cui circa la metà cattolica, l’instabilità continua a peggiorare. Nell’agosto del 2025, attacchi di jihadisti affiliati allo Stato Islamico (IS) hanno colpito otto distretti della regione, seminando il terrore tra la popolazione locale.
Il calvario dei mozambicani non conosce tregua estiva. Secondo l’Agenzia Fides, che ha documentato una serie di attacchi terroristici del 26 agosto 2025, la situazione è particolarmente preoccupante nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Paese.
Si tratta di una regione in cui l’islamismo più radicale trova terreno fertile in un contesto segnato da rivendicazioni e interessi economici e sociali legati allo sfruttamento delle risorse naturali, come gas e pietre preziose. Questa provincia, una delle più povere del Mozambico, è diventata nel corso degli anni teatro di preoccupanti violenze.
I distretti più colpiti dagli ultimi attacchi sono Chiure, Macomia, Ancuabe e Muidumbe. Da diverse settimane, gli insorti stanno intensificando le operazioni per il controllo del territorio, erigendo posti di blocco sulle strade provinciali. Questi ostacoli ostacolano il traffico e impediscono la consegna di aiuti umanitari a oltre 85.000 persone.
Autisti e passeggeri intercettati, soprattutto cristiani, sono costretti a pagare una tassa esorbitante, che varia dai 150 ai 460 dollari, per proseguire il viaggio ed evitare la cattura. E a volte vengono massacrati.
Come specifica l’ Osservatorio Pharos, questi «insorti» sono prevalentemente musulmani e parlano le lingue locali di Cabo Delgado (il kiMwani, la lingua dei Mwani, e lo swahili, la lingua comune). I leader di questi gruppi appartengono almeno in parte a una setta insediata a Cabo Delgado dal 2014, il cui fondatore è un rigoroso imam keniota, eliminato nel 2012 in Kenya.
Va inoltre notato che l’Islam mozambicano, di antica tradizione sufi, è attraversato da tensioni. A partire dagli anni Novanta, è stato caratterizzato dalla crescente affermazione di un Islam sunnita più rigoroso, importato dall’estero. È stato inoltre accertato che i jihadisti mozambicani, in parte affiliati all’ISIS, sono finanziati da reti internazionali di narcotraffico, il cui traffico transita attraverso Cabo Delgado.
Dall’inizio dell’insurrezione nel 2017, il bilancio delle vittime è stato spaventoso: oltre 6.000 persone hanno perso la vita e 60.000 sono state sfollate, in fuga dai villaggi incendiati e dagli abusi dei gruppi armati. Queste cifre illustrano la portata di una crisi che ha trasformato una regione ricca di risorse in un focolaio di instabilità cronica. Gli attacchi jihadisti non si limitano ad atti terroristici isolati; mirano a destabilizzare l’economia e a sfruttare le debolezze della provincia.
Papa Leone XIV ha appena reagito a questa tragedia umanitaria, in cui i cristiani si trovano spesso in prima linea: durante l’Angelus del 24 agosto 2025, il Santo Padre ha espresso «la sua vicinanza alla popolazione di Cabo Delgado, in Mozambico, vittima di una situazione di insicurezza e violenza che continua a causare morti e sfollati».
Il Mozambico settentrionale è un bersaglio per molte organizzazioni, sia jihadiste che non: Cabo Delgado ospita immensi giacimenti di gas offshore scoperti negli anni 2010. Ma le comunità locali, composte principalmente da gruppi etnici come i Mwani e i Makonde, hanno beneficiato poco di questa ricchezza.
La povertà endemica, unita alla disuguaglianza sociale – dove i cristiani Makonde, spesso allineati con il partito al governo FRELIMO, godono di una migliore integrazione economica rispetto ai musulmani Mwani, sostenitori dell’opposizione Renamo – alimenta le tensioni da oltre vent’anni.
In assenza di una politica di investimenti massicci nello sviluppo socioeconomico, la tentazione di unirsi a gruppi armati, che si tratti dello Stato islamico o di milizie di autodifesa, esercita spesso un’attrazione irresistibile sui giovani privati di opportunità.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Vescovo mette a tacere famoso esorcista
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Persecuzioni
Messa cattolica a Vienna interrotta da adolescenti arabi che gridavano «Allah Akbar»
Alcuni adolescenti hanno interrotto una messa cattolica a Vienna gridando «Allah Akbar», secondo quanto riportato dai media austriaci. Lo riporta LifeSite.
Il 6 ottobre, alcuni giovani hanno interrotto una messa cattolica in una chiesa parrocchiale nella zona ovest di Vienna, gridando a gran voce «Allahu Akbar» (Dio è grande), uno slogan arabo spesso usato dai musulmani.
Il parroco ha dichiarato al quotidiano austriaco Die Presse di essere preoccupato per l’accaduto e di non voler rivelare l’ubicazione esatta della chiesa per non attirare altri potenziali disturbatori, raccontando di aver sentito prima delle forti risate e del rumore provenire dal fondo della chiesa durante la messa, seguiti da diverse grida di «Allah Akbar» che si sono propagate in tutto l’edificio.
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Il sacerdote stimato che i responsabili avessero circa 14 o 15 anni e fossero di etnia araba. Il gruppo di adolescenti si è dileguato rapidamente dopo aver interrotto la funzione religiosa. «Non ho mai vissuto niente del genere prima d’ora. E sono qui da 20 anni», ha detto il religioso.
Nonostante il trambusto, il sacerdote ha sottolineato che in nessun momento c’è stata una vera minaccia. «Non c’era alcun pericolo; non si trattava di una situazione minacciosa, voglio che sia chiaro. Probabilmente si è trattato solo di esuberanza giovanile», ha affermato, aggiungendo che non avrebbe sporto denuncia alla polizia perché probabilmente non avrebbe portato ad alcun risultato.
Il sacerdote ha detto di aver parlato con un altro parroco di un altro quartiere di Vienna, il quale gli ha riferito che episodi simili si verificano regolarmente nella sua parrocchia.
Il parroco ha espresso sorpresa e perplessità riguardo all’accaduto, dato che la sua parrocchia sostiene gli immigrati musulmani dal 2015. La parrocchia li ha aiutati a trovare un alloggio, a interfacciarsi con gli enti governativi e a frequentare corsi di lingua tedesca. Ha affermato di mantenere un buon rapporto con le famiglie musulmane della zona.
Come molte altre città dell’Europa occidentale, Vienna ha assistito a un massiccio afflusso di immigrati musulmani, soprattutto a partire dalla crisi migratoria del 2015. Secondo gli ultimi dati, il 41,2% degli studenti delle scuole elementari e medie (dai 6 ai 14 anni) a Vienna è di fede musulmana, rappresentando la religione più diffusa in questa fascia d’età. I cristiani costituiscono il 34,5% (17,5% cattolici e 14,5% ortodossi), mentre il 23% non professa alcuna religione.
L’episodio mostra che potrebbe essere in corso, in tutta Europa, un processo di radicalizzazione degli adolescenti, come visto nei disordini di Parigi e di Milano, spacciate per rivolte studentesche quando invece sono germi di guerra etnica vera e propria, con devastazioni e razzie. È logico che le chiese, sparuto simbolo di quello che rimane della religione locale, siano ora prese di mira – così come le catene di messaggi riguardo ad un presunto programma di stupro massivo da parte dei branchi di giovani stranieri sono presi sul serio da tante famiglie.
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È molto probabile che cià accada perché viene discusso in chat dove il comando dell’attacco alla religione cattolica è lanciato, e dove magari gli esiti (gli immancabili video della teppa) vengono vantati.
In Italia, l’interruzione o il turbamento di una funzione religiosa è punito dall’articolo 405 del Codice Penale, che sanziona con la reclusione fino a 2 anni chiunque impedisca o turba cerimonie o pratiche di qualsiasi confessione religiosa. La pena aumenta da 1 a 3 anni di reclusione se il fatto avviene con violenza o minaccia alle persone.
Qualora capitasse al lettore, difenda il sacro con la legge, senza i dubbi dei sacerdoti austriaci: non c’è da essere perplessi, né da pensare alle ragazzate.
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Immagine: Lato nord e tetto della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, visti dalla terrazza panoramica dell’Hotel Lamée.
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Vandalizzata statua della Madonna delle vette
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