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Continua l’opposizione globale alle benedizioni gay di Bergoglio e Fernandez

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Vescovi, sacerdoti e laici stanno continuando un’opposizione totale al documento vaticano Fiducia Supplicans, che ordina ai preti di procedere con benedizioni alle coppie gay in chiesa.

 

La resistenza a questo stravolgimento della dottrina cattolica operato da papa Bergoglio e dal cardinale Fernandez sembra aver attecchito in tutto il mondo.

 

Il vescovo peruviano Rafael Escudero Lopez-Brea ha respinto un recente documento approvato dal papa, affermando che «danneggia la comunione della Chiesa» e vietando ai suoi sacerdoti di benedire le unioni irregolari o tra persone dello stesso sesso.

 

Monsignor Brea, 61enne ordinario della diocesi peruviana di Mayobamba, ha pubblicato una lettera ai suoi sacerdoti, religiosi e laici per offrire orientamento «di fronte alla confusione senza precedenti causata dal Documento Fiducia supplicans», spiegando il danno che il documento, secondo il quale le relazioni peccaminose, come quelle tra persone legate da matrimoni irregolari o unioni omosessuali, possono essere benedette, pone la Chiesa cattolica.

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«Questo documento nuoce alla comunione della Chiesa, poiché tali benedizioni contraddicono direttamente e gravemente la rivelazione divina e la dottrina e la pratica ininterrotta della Chiesa cattolica, compreso il recente magistero di Papa Francesco, motivo per cui non ci sono citazioni in tutta la Dichiarazione che sostengano la magistero precedente» scrive la lettera del prelato peruviano. «Nel suo Responsum del 2021, la Congregazione per la Dottrina della Fede ci ha detto, con la firma del Santo Padre, che “La Chiesa non ha, né può avere, il potere di benedire le unioni di persone dello stesso sesso”».

 

Il vescovo ha definito la benedizione delle coppie irregolari e delle coppie dello stesso sesso «un grave abuso del Santissimo Nome di Dio, che viene invocato su un’unione oggettivamente peccaminosa di fornicazione, adulterio o, peggio ancora, attività omosessuale», sottolineando che il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che «gli atti omosessuali sono disordinati e, soprattutto, contrari alla legge naturale» (CCC 2357).

 

«Dio non benedice mai il peccato», ha aggiunto Lopez-Brea. «Dio non si contraddice. Dio non ci mente. Dio, che ama sempre incondizionatamente il peccatore, per questo cerca che si penta, si converta e viva. Dio desidera il bene per tutti noi».

 

Come molti altri commentatori, il vescovo di Moyobamba ha notato che il documento dice in modo confuso che possono essere benedette le coppie, ma non le unioni.

 

«Questa distinzione ci lascia perplessi e confusi, perché l’atto di benedire […] resta una benedizione della stessa natura», ha scritto. «Benedire una coppia è benedire l’unione che esiste tra loro. Non esiste un modo logico e reale per separare una cosa da un’altra. Altrimenti perché avrebbero chiesto una benedizione insieme e non due separatamente?»

 

Il vescovo è ancora più preoccupato dal fatto che altri vescovi e sacerdoti si siano impegnati nell’«orrendo sacrilegio» della «benedizione indiscriminata» delle unioni peccaminose.

 

«Il problema di fondo è molto più grave, e cioè che non pochi fratelli nell’episcopato e nei sacerdoti, contravvenendo alla moralità oggettiva della Sacra Scrittura e della Sacra Tradizione, hanno per lungo tempo confuso il Popolo di Dio con la benedizione indiscriminata di queste unioni oggettivamente disordinate e quindi peccaminose, incorrendo in un orrendo sacrilegio», scrive monsignor Lopez-Brea, concludendo che, «data la poca chiarezza del documento», i sacerdoti della sua diocesi «devono seguire la prassi ininterrotta fino ad oggi della Chiesa, che è quella di benedire ogni persona che chiede la benedizione, e non le coppie dello stesso sesso o irregolari».

 

«Eviteremo ogni scandalo, confusione, induzione al peccato, e allo stesso tempo continueremo a manifestare la misericordia che la Chiesa ha sempre dimostrato verso ogni peccatore che si avvicina a Lei, soprattutto offrendogli la conversione, il perdono, la vita di Grazia e vita eterna (…) La Chiesa benedice i peccatori, ma mai il loro peccato o la loro relazione peccaminosa» scrive ancora il vescovo, che ha condannato apertis verbis gli sforzi dei prelati eterodossi di legittimare le unioni irregolari e omosessuali come distruttive e ha suggerito che alcuni stiano intenzionalmente cercando di distruggere la dottrina.

 

«Cari sacerdoti e fedeli laici, non minimizziamo le conseguenze distruttive e miopi derivanti da questo sforzo compiuto da alcuni gerarchi della Chiesa per legittimare tali benedizioni, in alcuni casi con buone intenzioni e in altri, come molti hanno affermato, con l’intenzione di distruggere il Sacro Deposito della Tradizione della Chiesa (…) Nel giorno della mia ordinazione episcopale, ho giurato solennemente “di conservare il deposito della fede nella purezza e nell’integrità, secondo la Tradizione osservata sempre e dovunque nella Chiesa fin dai tempi degli Apostoli” (…) Per questo motivo ammonisco i sacerdoti della Prelatura di Moyobamba a non effettuare alcuna forma di benedizione delle coppie in situazione irregolare o delle coppie dello stesso sesso».

 

Dall’altra parte del mondo, i vescovi del Togo hanno reso pubblica una dichiarazione in cui esortano i sacerdoti del Paese a non impartire benedizioni alle «coppie» omosessuali.

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Nella loro dichiarazione, i vescovi del Togo hanno citato le stesse parole di Papa Francesco dello scorso luglio come motivo per cui non possono benedire le «coppie» omosessuali, il che implica una contraddizione tra ciò che Francesco ha detto a luglio e ciò che il Vaticano di Francesco ha dichiarato il 18 dicembre con la sua pubblicazione di Fiducia Supplicans.

 

«Nella sua risposta ai Dubia di due cardinali dell’11 luglio 2023, Papa Francesco ha scritto: “Sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che costituisce il matrimonio”, cioè “un’unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una la donna, naturalmente aperta alla procreazione dei figli” e ciò che la contraddice. Per questo motivo, per quanto riguarda la benedizione delle coppie omosessuali, i vescovi del Togo ordinano ai sacerdoti di astenersi dal farlo», hanno scritto i prelati africani in ​​un comunicato del 20 dicembre.

 

Stessa situazione in Costa d’Avorio, dove i vescovi hanno rilasciato una nota in cui esortano i sacerdoti del Paese a non benedire «coppie» omosessuali o qualsiasi altra «situazione irregolare».

 

«Noi vostri Arcivescovi e Vescovi, vostre guide spirituali della Chiesa cattolica in Costa d’Avorio, riaffermiamo il nostro attaccamento ai valori della famiglia, del sacramento del matrimonio tra un uomo e una donna, come Dio ha voluto fin dai tempi inizio. Chiediamo pertanto ai ministri ordinati di astenersi dal benedire le coppie dello stesso sesso e le coppie in situazione irregolare», ha affermato monsignor Marcellin Yao Kouadio, presidente della Conferenza Episcopale della Costa d’Avorio, in una dichiarazione del 27 dicembre.

 

Dopo la dichiarazione del loro presidente, i vescovi scrivono: «Secondo monsignor Marcellin Yao Kouadio, questa decisione del papa rischia di creare confusione e scandalo che la benedizione delle coppie dello stesso sesso potrebbe generare all’interno della Chiesa locale. Proseguendo, ha spiegato che ciò è tanto più giustificato in quanto, secondo il costante insegnamento della Chiesa, “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» (cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Persona Humana, n. 8), e sono contrari alla legge naturale”. Essi chiudono l’atto sessuale al dono della vita e non procedono da una vera complementarità affettiva e sessuale. Non possono in nessun caso ricevere l’approvazione (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357). Questo insegnamento della Chiesa si basa sulla Scrittura che considera le unioni omosessuali come depravazioni gravi e abominevoli (Gen 1,1-29; Rm 1,24-27; 1Co 6,10; 1Tm 1)».

 

Secondo il presidente della conferenza episcopale della Chiesa cattolica della Costa d’Avorio, conoscendo la cultura del «nostro popolo fortemente attaccato ai valori derivanti dalla legge naturale in materia di matrimonio e famiglia, constatiamo che l’accoglienza questa possibilità data dalla Dichiarazione Fiducia Supplicans di benedire le coppie dello stesso sesso è problematica nel nostro contesto ecclesiale». E ha aggiunto che «ciò offende i nostri valori ancestrali e culturali, e dà l’impressione che la nostra Chiesa approvi e incoraggi una realtà intrinsecamente cattiva, innaturale e contraria alle nostre abitudini e consuetudini».

 

Anche la Congregazione dei Figli del Santissimo Redentore ha espresso la sua ferma opposizione alla dichiarazione vaticana, pubblicando una dichiarazione in cui lamenta come la Fiducia Supplicans sia in contraddizione con l’immutabile insegnamento della Chiesa cattolica.

 

«La Congregazione dei Figli del Santissimo Redentore sta accanto al Cardinale Müller, ai vescovi del Malawi, del Kazakistan, dello Zambia e della Nigeria, all’Arcivescovo Viganò, al Vescovo Strickland e a tutti i vescovi, sacerdoti e fedeli che riconoscono che la benedizione sacerdotale delle coppie è in “relazioni irregolari” e la benedizione delle “coppie omosessuali” è contraria alla Fede e alla Morale cattolica; contrario all’insegnamento della Chiesa degli ultimi duemila anni; e deve essere osteggiato da noi e da tutti i cattolici», ha scritto la congregazione il 22 dicembre in seguito alla pubblicazione da parte del Vaticano del 18 dicembre di Fiducia Supplicans.

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«Dobbiamo amare il peccatore, e amiamo i peccatori con la massima sincerità, ma dobbiamo odiare il peccato e dobbiamo sostenere l’insegnamento costante e immutabile della Chiesa sia nella fede che nella morale. C’è spazio per tutti nella Chiesa. Gesù ci unisce tutti a Sé, lavandoci nel Suo Preziosissimo Sangue, attraverso il Sacramento della Confessione. Questo è il Sacramento in cui riceviamo la benedizione della verità e della misericordia, della pace e del vero amore», ha aggiunto la congregazione.

 

Anche fuori dal mondo ecclesiastico arrivano reazioni significative.

 

Il segretario del gabinetto dei servizi pubblici del Kenya, Moses Kuria, ha sostenuto la decisione dell’arcivescovo di Nairobi Philip Anyolo di vietare al clero di «benedire» le «coppie» dello stesso sesso in seguito all’approvazione di tali «benedizioni» da parte di Papa Francesco.

 

«La decisione dell’arcivescovo Anyolo sulla benedizione delle coppie dello stesso sesso è la posizione di tutti noi della Chiesa cattolica romana in Kenya. Non accetteremo mai coppie dello stesso sesso nella Chiesa keniota, con massimo e profondo rispetto e riverenza nei confronti del Papa», ha detto Kuria, che è stato definito un «peso massimo» nella politica keniota.

 

In una lettera pubblica pubblicata il 23 dicembre in risposta a Fiducia Supplicans, Anyolo ha affermato che il clero della sua arcidiocesi non può «benedire» «rapporti, unioni o coppie omosessuali irregolari», per sostenere gli «insegnamenti perenni della Chiesa sulla matrimonio». Come riportato da Renovatio 21, i vescovi kenyoti nel 2023 avevano chiesto ai politici locali una protezione costituzionale dei «valori culturali» attaccati dall’attivismo LGBT.

 

La fronda al documento vaticano filo-omosessualista Fiducia Supplicans è montata in Africa e non solo, in un crescendo di opposizioni pubbliche di cui non si ricordano precedenti.

 

vescovi del Camerun hanno dichiarato che «l’omosessualità mette l’umanità contro se stessa e la distrugge» arrivando a proibire «formalmente ogni benedizione alle coppie omosessuali». Il documento Fiducia Supplicans ha scatenato l’immediata reazione ufficiale, con tanto di divieti, di vescovi in KazakistanMalawiZambiaUcraina, anche nel rito greco-cattolico. Un netto rifiuto è arrivato anche da centinaia di sacerdoti appartenenti alla Confraternita Britannica del Clero Cattolico (BCCC).

 

Sono arrivate anche le reazioni del cardinale Mueller, che parla di «blasfermia» e di monsignor Carlo Maria Viganò, che ha detto che con questa nuova mossa pro-Sodoma la chiesa bergogliana si rivela una volta di più come «concubina del Nuovo Ordine Mondiale».

 

Come riportato da Renovatio 21, il cardinale Fernandez ha pubblicato un comunicato che dovrebbe servire da «rattoppo» in seguito alla veemente opposizione alla Fiducia Supplicans, in ispecie da parte dell’Africa. Tuttavia, il comunicato chiarifica che i vescovi non possono permettersi di vietare ai sacerdoti delle proprie diocesi di procedere con le benedizioni omosessuali. Si tratta, sembra suggerire il Fernandez, di un vero e proprio ordine che i vescovi africani e di altre parti del mondo stanno disattendendo.

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Il sospettato dell’attentato al Gay Pride di Berlino è legato agli islamisti

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Sabato sera a Berlino, durante una parata del Gay Pride, un furgone si è scagliato contro la folla, provocando la morte di una persona e il ferimento di altre 16, alcune in modo grave, secondo quanto comunicato dai vigili del fuoco.   L’episodio si è verificato durante il Christopher Street Day, la manifestazione annuale del Gay Pride nella capitale tedesca, in Lennestrasse, nei pressi del parco Tiergarten, nel centro di Berlino.   Il portavoce della polizia, Florian Nath, ha riferito che il sospettato è stato identificato ed è ancora latitante. «Secondo le informazioni finora disponibili, si tratta di un uomo noto alle forze dell’ordine e ritenuto affiliato all’ambiente estremista islamico».   La polizia ha successivamente diffuso una fotografia del sospettato, identificandolo come Abdul K., di 21 anni, che indossava una felpa nera con cappuccio e pantaloni bianchi.      

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Secondo le autorità, l’autista è fuggito dal luogo dell’incidente dopo che il veicolo si è schiantato contro un albero; nelle ricerche sono stati impiegati anche elicotteri. Il Berliner Morgenpost ha riportato che i testimoni hanno descritto il mezzo come un minivan bianco, forse una Citroën. La polizia ha poi confermato che si trattava di un furgone per il trasporto di passeggeri.   Gli organizzatori hanno cancellato la parata, che avrebbe dovuto proseguire domenica.   Il portavoce della polizia Florian Nath ha inoltre dichiarato che gli investigatori stanno verificando se il sospettato abbia aggredito i passanti dopo essere sceso dal veicolo, sulla base di testimonianze relative a persone a terra con ferite da arma da taglio.   Il cancelliere Friedrich Merz è stato informato dell’accaduto e mantiene stretti contatti con il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, ha reso noto un portavoce del governo. «I suoi pensieri vanno alle vittime», ha aggiunto il portavoce. «Questo è un attacco alla nostra società libera e aperta», ha scritto su X il sindaco di Berlino Kai Wegner. «Dopo una parata del Pride pacifica e colorata, un raduno che celebrava una Berlino tollerante e aperta è stato attaccato nel modo più brutale».   La pista islamica sembra aver ferito qualche sensibilità all’interno del movimento omotransessualista. In queste ore circola un video in cui ad una veglia per i fatti di sabato una signora, dal palco, dichiara: «peravo che l’attentatore non fosse uno straniero, ma una persona bianca e cristiana».  

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Negli ultimi anni la Germania ha registrato diversi attacchi con veicoli. L’episodio più grave risale al 2016, quando un islamista, richiedente asilo respinto, investì con un camion un mercatino di Natale a Berlino, uccidendo 12 persone e ferendone 56. L’autore della strage era il tunisino Anis Amri. Arrivò la rivendicazione dell’ISIS.   Vi è sata poi la strage del 20 dicembre 2024, a Treviri: Taleb al-Abdulmohsen, uno psichiatra di 50 anni di origine saudita residente in Germania, lancia la sua BMW contro la folla a un mercatino di Natale a Magdeburgo uccidendo 5 persone. Le indagini hanno da subito iniziato a dire che l’uomo non era un estremista islamico, perché sui social criticava apertamente la religione, bensì un soggetto affetto da una grave forma di psicosi.   Il lettore di Renovatio 21 riconosce come dietro alle stragi con l’auto vi sia un pensiero preciso delineato apertis verbis dall’estremismo islamico organizzato. Infatti, la tattica è stata esplicitamente promossa espressamente nella rivista di Al-Qaeda (sì, Bin Laden era pure editore, come noi) Inspire. Lo stesso dicasi per l’ISIS, che parlò dei veicoli assassini nella sua rivista Dabiq nel 2016, specificando il fine di massimizzare le vittime con mezzi semplici.   Nel 2010, Inspire, la rivista online in lingua inglese prodotta da al-Qaeda nella Penisola Arabica, esortava i mujaheddini a scegliere luoghi «solo pedonali» e ad assicurarsi di prendere velocità prima di lanciare i loro veicoli contro la folla per «ottenere la massima strage». L’articolo si intitolava «The Ultimate Mowing Machine», cioè la«falciatrice definitiva», e mostrava un SUV dotato di lame.   Il fenomeno ha un nome preciso: vehicle-ramming attack, o VAW (vehicle as a Weapon, il veicolo come arma). Gli analisti dell’Intelligence ritengono si tratti di un’attraente alternativa, più economica e logisticamente semplice, del suicidio kamikaze, che invece richiede il contrabbando dell’esplosivo, la produzione della veste, etc.   Secondo l’FBI l’attacco con veicoli «offre ai terroristi con accesso limitato a esplosivi o armi l’opportunità di condurre un attacco sul territorio nazionale con una formazione o esperienza minima».   È noto come alcuni canali Telegram di radicalizzazione promuovevano attacchi con «camion, coltelli, bombe, qualsiasi cosa. È Tempo di vendetta», scrive il Combating Terrorism Center di West Point. Alcuni canali hanno inoltre diffuso «manuali operativi», basati su attacchi low-tech di successo realizzati in passato dai sostenitori dello Stato Islamico. Concepiti come guide didattiche per potenziali aggressori, questi manuali descrivono nei dettagli l’addestramento, la pianificazione e le strategie di attacco di autori come Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, che nel 2016 ha lanciato un camion merci contro la folla a Nizza, in Francia, uccidendo 86 persone e ferendone oltre 400.   Questi manuali rappresentano un nuovo tentativo non solo di glorificare gli aggressori e incoraggiare trame analoghe, ma anche di consentire ai potenziali autori di imparare dai successi e dai fallimenti degli operatori precedenti.   È interessante ricordare anche la rivista Rumiyah (che significa «Roma» in arabo, in riferimento all’ambizione di conquistare l’Occidente) era la pubblicazione in inglese di propaganda dell’ISIS, uscita dal 2016 al 2017 come successore di Dabiq. Era più orientata verso i «lone wolf» ( i terroristi che agiscono singolarmente, i «lupi solitari») in Occidente rispetto a Dabiq, che era più ideologica e sullo Stato Islamico.   La sezione ricorrente più importante di Rumiyah era «Just Terror Tactics» («Tattiche di Terrore Giusto»), che dava istruzioni pratiche e dettagliate su come commettere attentati semplici con mezzi comuni. Qui si scriveva che «sebbene siano una parte essenziale della vita moderna, pochissimi comprendono realmente la capacità letale e distruttiva del veicolo a motore e la sua capacità di causare un gran numero di vittime se utilizzato in modo premeditato».

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Veniva quindi definito come il veicolo ideale il camion da carico pesante, a doppio asse posteriore, per schiacciare meglio le vittime: grande peso, accelerazione ragionevole, telaio e paraurti leggermente rialzati (per salire sui marciapiedi e superare barriere). Erano dati preziosi suggerimenti per il massacro: riempire il serbatoio di carburante, pianificare il percorso (accelerare al massimo su strade con folla), rubare il veicolo «con la forza o con l’inganno» se necessario (noleggi, furti), portare armi aggiuntive (coltelli, armi da fuoco) per continuare l’attacco dopo lo schianto.   Gli obiettivi consigliati erano i grandi raduni all’aperto: mercati, festival, parate, celebrazioni, convention, strade pedonali affollate, eventi politici e qualsiasi attrazione esterna che attiri grandi folle, specialmente con poca sicurezza, massimizzando morti e feriti schiacciando e travolgendo le persone, ricordando ai «crociati» (cioè gli occidentali) il terrore che l’Islam può infliggere loro.   L’articolo sulla rivista ISIS includeva immagini di camion a noleggio e della parata del Giorno del Ringraziamento di Macy’s a New York come esempio di obiettivo di morte.   Nel numero 9 (maggio 2017) di Rumiyah, la rubrica «Just Terror Tactics: Truck Attacks» («Tattiche del Terrore Giusto: attacchi con i camion») conteneva un’infografica con consigli su selezione del veicolo, acquisizione e target (festival, mercati, raduni). Riprendeva e raffinava i consigli precedenti. La rivista jihadista quindi lodava gli attacchi riusciti (Nizza 2016, Berlino 2016) definendoli «operazioni di terrore giusto» compiute da «soldati del Califfato».   Ciò che non è perfettamente compreso è come l’ISIS abbia creato una sorta di «globalizzazione degli spostati»: qualsiasi persona più o meno disturbata, o semplicemente adirata con il sistema, poteva commettere una strage e poi «donarla» allo Stato Islamico, che rivendicava. In pratica, è una sorta di franchising della psicosi assassina.  

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Uomo arrestato per aver segato la bandiera LGBT davanti a una chiesa cattolica tedesca

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Un uomo è stato arrestato dopo aver abbattuto con una sega l’asta di una bandiera arcobaleno LGBT esposta davanti a una chiesa cattolica in Germania.

 

Il 13 luglio alle 18:45 ora locale, diversi testimoni hanno assistito alla scena di un uomo che utilizzava una sega per tagliare l’asta della bandiera di fronte alla chiesa di San Sebastiano a Mannheim. L’asta di metallo è caduta sulla piazza del mercato, senza causare feriti. Secondo la polizia, l’autore del gesto è poi fuggito a piedi.

 

Le forze dell’ordine locali hanno indagato sul fatto come danneggiamento di proprietà e giovedì hanno arrestato un uomo di 58 anni residente a Mannheim. La polizia non ha fornito ulteriori dettagli sul sospettato né sui possibili moventi.

 

La bandiera arcobaleno LGBT era stata issata dal parroco, padre Lukas Glocker, in occasione della celebrazione locale del «mese dell’orgoglio» LGBT, denominato «Monnem Pride».

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«La bandiera simboleggia che ogni persona, indipendentemente dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere, dalle origini, dalla religione, dall’aspetto o dal colore della pelle, dovrebbe essere trattata con rispetto e dignità», ha dichiarato Glocker all’agenzia di stampa cattolica KNA.

 

Nell’ambito di una rete ecumenica, la parrocchia cattolica di Mannheim ha partecipato per la terza volta quest’anno all’evento «Monnem Pride». Il motto dell’iniziativa era: «L’amore fa bene all’anima, l’odio la danneggia».

 

La parrocchia ha affermato in un comunicato che ogni essere umano è una creatura di Dio e possiede una dignità inalienabile e che, per questo motivo, «le bandiere arcobaleno davanti alle nostre chiese sono un segno visibile del nostro impegno a trattare tutte le persone con rispetto e dignità».

 

Tuttavia, secondo la dottrina cattolica, è necessario distinguere tra il rispetto dovuto alle persone che provano attrazione per lo stesso sesso e la pratica della sodomia. Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica, le persone con tendenze omosessuali devono essere trattate «con rispetto, compassione e sensibilità» (CCC 2358). Allo stesso tempo, il Catechismo afferma che gli atti omosessuali sono contrari alla legge naturale e non devono essere approvati (CCC 2357).

 

Non si tratta della prima volta che un fedele prende in mano la questione personalmente: due anni fa un fedele cattolico anonimo ha distrutto una raffigurazione blasfema e indecente della «Nostra Signora» all’interno della cattedrale di Santa Maria a Linz, in Austria dopo che la scultura aveva suscitato indignazione. «L’ho fatto prima di tutto per la Madre di Dio!», ha detto il cattolico che desidera rimanere anonimo ad un suo connazionale austriaco.

 

Vi era poi stato il caso del fedele austriaco che aveva gettato nel Tevere le statue della Pachamama piazzate dentro la chiesa di Santa Maria in Traspontina, vicino al Vaticano. Con prontezza incredibile, i carabinieri (italiani…) dissero di aver recuperato dal fiume le statuette, addirittura intatte. Papa Francesco confermò pubblicamente il ritrovamento da parte dell’arma, scusandosi formalmente con chiunque si fosse sentito offeso dal furto e precisando che le statuette erano state esposte senza alcuna intenzione idolatrica.

 

Come riportato da Renovatio 21, sono in grande aumento le iniziative para-omotransessualiste o blasfeme o pagane in chiese e cattedrali, sempre con l’osceno permesso delle diocesi.

 

Ricordiamo il caso della diocesi di Carpi, dove un quadro definito da alcuni fedeli come osceno e sacrilego era stato esposto ella chiesa di Sant’Ignazio, chiesa del museo diocesano di Carpi, per poi essere attaccato da uno sconosciuto che avrebbe ferito anche l’artista lì presente. Anche in quel caso, la mostra era stata verosimilmente approvata dalla gerarchia.

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Il dibattito sull’uso profano degli spazi sacri ha riacquistato rilevanza in seguito agli eventi legati alla Nuit Blanche del 2026 a Parigi. Storiche chiese cattoliche parigine sono state utilizzate per ospitare mostre con oggetti ispirati al voodoo e paesaggi sonori «inquietanti», il tutto con l’approvazione dell’arcidiocesi di Parigi.

 

Gli eventi, diretti dall’attivista LGBT Barbara Butch, hanno suscitato indignazione tra i cattolici, che si erano radunati fuori dalla chiesa di San Lorenzo per pregare e protestare pacificamente prima di essere dispersi con la forza dalla polizia, tra cui donne di tutte le età.

 

In un’intervista rilasciata il 16 maggio 2025 all’emittente radiofonica lionenese M Radio, la cantante francese Julie Zenatti ha affermato di essersi esibita per diversi mesi in chiese e cattedrali in tutta la Francia, descrivendo questi edifici come luoghi dall’atmosfera particolare. La Zenatti ha ammesso nell’intervista di non essere una cristiana praticante e che il suo album sulla spiritualità che verrà presentato in tournée nelle chiese francesi, esprime una forma di «spiritualità pagana».

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Immagine di Georg Buzin via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

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Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»

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Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.   La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.   Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.   «Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».

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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.   Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.   L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.   La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.   Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.   «Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».

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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.   In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.   Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».   La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere   Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.   La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».  

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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.   L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».   La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».   Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.

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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.   L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.   Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.  

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Immagine screenshot da Twitter
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