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Continua l’opposizione globale alle benedizioni gay di Bergoglio e Fernandez

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Vescovi, sacerdoti e laici stanno continuando un’opposizione totale al documento vaticano Fiducia Supplicans, che ordina ai preti di procedere con benedizioni alle coppie gay in chiesa.

 

La resistenza a questo stravolgimento della dottrina cattolica operato da papa Bergoglio e dal cardinale Fernandez sembra aver attecchito in tutto il mondo.

 

Il vescovo peruviano Rafael Escudero Lopez-Brea ha respinto un recente documento approvato dal papa, affermando che «danneggia la comunione della Chiesa» e vietando ai suoi sacerdoti di benedire le unioni irregolari o tra persone dello stesso sesso.

 

Monsignor Brea, 61enne ordinario della diocesi peruviana di Mayobamba, ha pubblicato una lettera ai suoi sacerdoti, religiosi e laici per offrire orientamento «di fronte alla confusione senza precedenti causata dal Documento Fiducia supplicans», spiegando il danno che il documento, secondo il quale le relazioni peccaminose, come quelle tra persone legate da matrimoni irregolari o unioni omosessuali, possono essere benedette, pone la Chiesa cattolica.

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«Questo documento nuoce alla comunione della Chiesa, poiché tali benedizioni contraddicono direttamente e gravemente la rivelazione divina e la dottrina e la pratica ininterrotta della Chiesa cattolica, compreso il recente magistero di Papa Francesco, motivo per cui non ci sono citazioni in tutta la Dichiarazione che sostengano la magistero precedente» scrive la lettera del prelato peruviano. «Nel suo Responsum del 2021, la Congregazione per la Dottrina della Fede ci ha detto, con la firma del Santo Padre, che “La Chiesa non ha, né può avere, il potere di benedire le unioni di persone dello stesso sesso”».

 

Il vescovo ha definito la benedizione delle coppie irregolari e delle coppie dello stesso sesso «un grave abuso del Santissimo Nome di Dio, che viene invocato su un’unione oggettivamente peccaminosa di fornicazione, adulterio o, peggio ancora, attività omosessuale», sottolineando che il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che «gli atti omosessuali sono disordinati e, soprattutto, contrari alla legge naturale» (CCC 2357).

 

«Dio non benedice mai il peccato», ha aggiunto Lopez-Brea. «Dio non si contraddice. Dio non ci mente. Dio, che ama sempre incondizionatamente il peccatore, per questo cerca che si penta, si converta e viva. Dio desidera il bene per tutti noi».

 

Come molti altri commentatori, il vescovo di Moyobamba ha notato che il documento dice in modo confuso che possono essere benedette le coppie, ma non le unioni.

 

«Questa distinzione ci lascia perplessi e confusi, perché l’atto di benedire […] resta una benedizione della stessa natura», ha scritto. «Benedire una coppia è benedire l’unione che esiste tra loro. Non esiste un modo logico e reale per separare una cosa da un’altra. Altrimenti perché avrebbero chiesto una benedizione insieme e non due separatamente?»

 

Il vescovo è ancora più preoccupato dal fatto che altri vescovi e sacerdoti si siano impegnati nell’«orrendo sacrilegio» della «benedizione indiscriminata» delle unioni peccaminose.

 

«Il problema di fondo è molto più grave, e cioè che non pochi fratelli nell’episcopato e nei sacerdoti, contravvenendo alla moralità oggettiva della Sacra Scrittura e della Sacra Tradizione, hanno per lungo tempo confuso il Popolo di Dio con la benedizione indiscriminata di queste unioni oggettivamente disordinate e quindi peccaminose, incorrendo in un orrendo sacrilegio», scrive monsignor Lopez-Brea, concludendo che, «data la poca chiarezza del documento», i sacerdoti della sua diocesi «devono seguire la prassi ininterrotta fino ad oggi della Chiesa, che è quella di benedire ogni persona che chiede la benedizione, e non le coppie dello stesso sesso o irregolari».

 

«Eviteremo ogni scandalo, confusione, induzione al peccato, e allo stesso tempo continueremo a manifestare la misericordia che la Chiesa ha sempre dimostrato verso ogni peccatore che si avvicina a Lei, soprattutto offrendogli la conversione, il perdono, la vita di Grazia e vita eterna (…) La Chiesa benedice i peccatori, ma mai il loro peccato o la loro relazione peccaminosa» scrive ancora il vescovo, che ha condannato apertis verbis gli sforzi dei prelati eterodossi di legittimare le unioni irregolari e omosessuali come distruttive e ha suggerito che alcuni stiano intenzionalmente cercando di distruggere la dottrina.

 

«Cari sacerdoti e fedeli laici, non minimizziamo le conseguenze distruttive e miopi derivanti da questo sforzo compiuto da alcuni gerarchi della Chiesa per legittimare tali benedizioni, in alcuni casi con buone intenzioni e in altri, come molti hanno affermato, con l’intenzione di distruggere il Sacro Deposito della Tradizione della Chiesa (…) Nel giorno della mia ordinazione episcopale, ho giurato solennemente “di conservare il deposito della fede nella purezza e nell’integrità, secondo la Tradizione osservata sempre e dovunque nella Chiesa fin dai tempi degli Apostoli” (…) Per questo motivo ammonisco i sacerdoti della Prelatura di Moyobamba a non effettuare alcuna forma di benedizione delle coppie in situazione irregolare o delle coppie dello stesso sesso».

 

Dall’altra parte del mondo, i vescovi del Togo hanno reso pubblica una dichiarazione in cui esortano i sacerdoti del Paese a non impartire benedizioni alle «coppie» omosessuali.

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Nella loro dichiarazione, i vescovi del Togo hanno citato le stesse parole di Papa Francesco dello scorso luglio come motivo per cui non possono benedire le «coppie» omosessuali, il che implica una contraddizione tra ciò che Francesco ha detto a luglio e ciò che il Vaticano di Francesco ha dichiarato il 18 dicembre con la sua pubblicazione di Fiducia Supplicans.

 

«Nella sua risposta ai Dubia di due cardinali dell’11 luglio 2023, Papa Francesco ha scritto: “Sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che costituisce il matrimonio”, cioè “un’unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una la donna, naturalmente aperta alla procreazione dei figli” e ciò che la contraddice. Per questo motivo, per quanto riguarda la benedizione delle coppie omosessuali, i vescovi del Togo ordinano ai sacerdoti di astenersi dal farlo», hanno scritto i prelati africani in ​​un comunicato del 20 dicembre.

 

Stessa situazione in Costa d’Avorio, dove i vescovi hanno rilasciato una nota in cui esortano i sacerdoti del Paese a non benedire «coppie» omosessuali o qualsiasi altra «situazione irregolare».

 

«Noi vostri Arcivescovi e Vescovi, vostre guide spirituali della Chiesa cattolica in Costa d’Avorio, riaffermiamo il nostro attaccamento ai valori della famiglia, del sacramento del matrimonio tra un uomo e una donna, come Dio ha voluto fin dai tempi inizio. Chiediamo pertanto ai ministri ordinati di astenersi dal benedire le coppie dello stesso sesso e le coppie in situazione irregolare», ha affermato monsignor Marcellin Yao Kouadio, presidente della Conferenza Episcopale della Costa d’Avorio, in una dichiarazione del 27 dicembre.

 

Dopo la dichiarazione del loro presidente, i vescovi scrivono: «Secondo monsignor Marcellin Yao Kouadio, questa decisione del papa rischia di creare confusione e scandalo che la benedizione delle coppie dello stesso sesso potrebbe generare all’interno della Chiesa locale. Proseguendo, ha spiegato che ciò è tanto più giustificato in quanto, secondo il costante insegnamento della Chiesa, “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» (cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Persona Humana, n. 8), e sono contrari alla legge naturale”. Essi chiudono l’atto sessuale al dono della vita e non procedono da una vera complementarità affettiva e sessuale. Non possono in nessun caso ricevere l’approvazione (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357). Questo insegnamento della Chiesa si basa sulla Scrittura che considera le unioni omosessuali come depravazioni gravi e abominevoli (Gen 1,1-29; Rm 1,24-27; 1Co 6,10; 1Tm 1)».

 

Secondo il presidente della conferenza episcopale della Chiesa cattolica della Costa d’Avorio, conoscendo la cultura del «nostro popolo fortemente attaccato ai valori derivanti dalla legge naturale in materia di matrimonio e famiglia, constatiamo che l’accoglienza questa possibilità data dalla Dichiarazione Fiducia Supplicans di benedire le coppie dello stesso sesso è problematica nel nostro contesto ecclesiale». E ha aggiunto che «ciò offende i nostri valori ancestrali e culturali, e dà l’impressione che la nostra Chiesa approvi e incoraggi una realtà intrinsecamente cattiva, innaturale e contraria alle nostre abitudini e consuetudini».

 

Anche la Congregazione dei Figli del Santissimo Redentore ha espresso la sua ferma opposizione alla dichiarazione vaticana, pubblicando una dichiarazione in cui lamenta come la Fiducia Supplicans sia in contraddizione con l’immutabile insegnamento della Chiesa cattolica.

 

«La Congregazione dei Figli del Santissimo Redentore sta accanto al Cardinale Müller, ai vescovi del Malawi, del Kazakistan, dello Zambia e della Nigeria, all’Arcivescovo Viganò, al Vescovo Strickland e a tutti i vescovi, sacerdoti e fedeli che riconoscono che la benedizione sacerdotale delle coppie è in “relazioni irregolari” e la benedizione delle “coppie omosessuali” è contraria alla Fede e alla Morale cattolica; contrario all’insegnamento della Chiesa degli ultimi duemila anni; e deve essere osteggiato da noi e da tutti i cattolici», ha scritto la congregazione il 22 dicembre in seguito alla pubblicazione da parte del Vaticano del 18 dicembre di Fiducia Supplicans.

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«Dobbiamo amare il peccatore, e amiamo i peccatori con la massima sincerità, ma dobbiamo odiare il peccato e dobbiamo sostenere l’insegnamento costante e immutabile della Chiesa sia nella fede che nella morale. C’è spazio per tutti nella Chiesa. Gesù ci unisce tutti a Sé, lavandoci nel Suo Preziosissimo Sangue, attraverso il Sacramento della Confessione. Questo è il Sacramento in cui riceviamo la benedizione della verità e della misericordia, della pace e del vero amore», ha aggiunto la congregazione.

 

Anche fuori dal mondo ecclesiastico arrivano reazioni significative.

 

Il segretario del gabinetto dei servizi pubblici del Kenya, Moses Kuria, ha sostenuto la decisione dell’arcivescovo di Nairobi Philip Anyolo di vietare al clero di «benedire» le «coppie» dello stesso sesso in seguito all’approvazione di tali «benedizioni» da parte di Papa Francesco.

 

«La decisione dell’arcivescovo Anyolo sulla benedizione delle coppie dello stesso sesso è la posizione di tutti noi della Chiesa cattolica romana in Kenya. Non accetteremo mai coppie dello stesso sesso nella Chiesa keniota, con massimo e profondo rispetto e riverenza nei confronti del Papa», ha detto Kuria, che è stato definito un «peso massimo» nella politica keniota.

 

In una lettera pubblica pubblicata il 23 dicembre in risposta a Fiducia Supplicans, Anyolo ha affermato che il clero della sua arcidiocesi non può «benedire» «rapporti, unioni o coppie omosessuali irregolari», per sostenere gli «insegnamenti perenni della Chiesa sulla matrimonio». Come riportato da Renovatio 21, i vescovi kenyoti nel 2023 avevano chiesto ai politici locali una protezione costituzionale dei «valori culturali» attaccati dall’attivismo LGBT.

 

La fronda al documento vaticano filo-omosessualista Fiducia Supplicans è montata in Africa e non solo, in un crescendo di opposizioni pubbliche di cui non si ricordano precedenti.

 

I vescovi del Camerun hanno dichiarato che «l’omosessualità mette l’umanità contro se stessa e la distrugge» arrivando a proibire «formalmente ogni benedizione alle coppie omosessuali». Il documento Fiducia Supplicans ha scatenato l’immediata reazione ufficiale, con tanto di divieti, di vescovi in Kazakistan, Malawi, Zambia, Ucraina, anche nel rito greco-cattolico. Un netto rifiuto è arrivato anche da centinaia di sacerdoti appartenenti alla Confraternita Britannica del Clero Cattolico (BCCC).

 

Sono arrivate anche le reazioni del cardinale Mueller, che parla di «blasfermia» e di monsignor Carlo Maria Viganò, che ha detto che con questa nuova mossa pro-Sodoma la chiesa bergogliana si rivela una volta di più come «concubina del Nuovo Ordine Mondiale».

 

Come riportato da Renovatio 21, il cardinale Fernandez ha pubblicato un comunicato che dovrebbe servire da «rattoppo» in seguito alla veemente opposizione alla Fiducia Supplicans, in ispecie da parte dell’Africa. Tuttavia, il comunicato chiarifica che i vescovi non possono permettersi di vietare ai sacerdoti delle proprie diocesi di procedere con le benedizioni omosessuali. Si tratta, sembra suggerire il Fernandez, di un vero e proprio ordine che i vescovi africani e di altre parti del mondo stanno disattendendo.

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Transessuale neonazista accusato di aver pianificato una strage in un tempio indù

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Un diciannovenne, descritto dai media come un neonazista transgender, riceverà iniezioni di ormoni in carcere dopo essere stato accusato di aver pianificato una sparatoria di massa in un tempio indù ad Aurora, un sobborgo di Chicago, nell’Illinois. Lo ripora LifeSite.   Mercoledì un giudice della contea di Cook ha ordinato che Alexandros Paporakis rimanga in carcere senza possibilità di cauzione. È accusato di minacce terroristiche e possesso illegale di arma da fuoco.   Il giudice ha inoltre disposto per Paporakis un trattamento sanitario che includesse la cura di ADHD, depressione e ansia, nonché la somministrazione di iniezioni di farmaci per la transizione di genere. Giovedì i membri del dipartimento di polizia di Palatine hanno tenuto una conferenza stampa in merito all’incidente.

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«Domenica 11 ottobre, il dipartimento di polizia di Palatine è stato informato dal dipartimento di polizia di Mount Prospect di informazioni riguardanti una potenziale sparatoria di massa. Le informazioni provenivano da un individuo che aveva ricevuto comunicazioni elettroniche preoccupanti da un residente di Palatine di 19 anni identificato come Alexandros Paparakis. Riconoscendo la gravità della minaccia segnalata, gli agenti di entrambi i dipartimenti hanno immediatamente coordinato la loro risposta, che ha portato all’arresto del responsabile quella stessa sera», ha dichiarato un agente di polizia durante la conferenza stampa.   «Le successive indagini, che hanno incluso l’esecuzione di un mandato di perquisizione presso la residenza del responsabile, hanno portato al ritrovamento di un fucile, caricatori per fucile pieni, centinaia e centinaia di proiettili per fucile, giubbotti antiproiettile e altro equipaggiamento tattico».   La persona che per prima ha contattato la polizia era un collega di Paporakis, che lavorava come cassiere in un ristorante Taco Bell. L’agente ha descritto il presunto piano per una sparatoria di massa di cui Paporakis è accusato.   «Nel corso delle indagini, i detective hanno individuato informazioni che suggerivano che il colpevole potesse aver pianificato un attacco per l’11 ottobre, potenzialmente mirato a un luogo di culto indù nella zona di Aurora. Nell’ambito delle indagini in corso e in coordinamento con il dipartimento di polizia di Aurora, ieri sera e stamattina gli investigatori sono riusciti a identificare con certezza l’Acura RDX rossa intestata al colpevole mentre entrava nel parcheggio di un noto tempio indù nella comunità di Aurora. È entrato nel parcheggio intorno alle 12:25 ed è uscito intorno alle 12:38. Il veicolo del colpevole è stato poi ripreso mentre tornava a Palatine, poco prima delle 14:00, lungo Rand Road, vicino alla residenza del colpevole. In quel momento, sembrava che il colpevole fosse alla guida del veicolo e che fosse solo a bordo», ha dichiarato l’agente.   Da notare come vari rappresentati, commentatori ed organi di stampa avessero inizialmente attribuito l’attentato al «suprematismo bianco».   Il Paporakis è solo l’ultimo di una lunga serie di ragazzi transessuali che pianificano, o realizzano, una strage massiva, al punto che alcuni parlano di «trans-terrorismo», fenomeno in ascesa incontrovertibile.   A febbraio 2025 Trinity Shockley, una diciottenne trans che ha scelto di farsi chiamare «Jamie» è stata accusata di cospirazione per commettere omicidio e due reati di terrorismo per aver pianificato una strage massiva alla Mooresville High School, nello Stato americano dell’Indiana.   Era probabilmente legato al transessualismo Colt Gray, il quattordicenne che ha ucciso due insegnanti e due compagni di scuola nella sua scuola superiore in Georgia la scorsa estate. Anche lui aveva utilizzato la piattaforma Discord per esprimere il suo desiderio di commettere una sparatoria a scuola, citando le problematiche delle persone transgender.   Qualche commentatore americano, ai tempi della strage di Nashville ad opera della transessuale Audrey Hale (che ha ucciso in una scuola elementari due bambini piccoli e due adulti), aveva lanciato, confortato da qualche numero, la provocazione sui social media: c’è un nuovo gruppo demografico da identificare come ceto in rapida crescita di tiratori di massa pro capite: la comunità transgender. «La demografia pro capite di sparatori di massa in più rapida crescita nella storia umana è la comunità trans» aveva scritto un utente su Twitter.

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La Hale aveva fatto precedere l’orrenda strage da una raffica di mitra contro la vetrata che rappresentava Adamo nella chiesa della scuola presbiteriana. Nel suo diario di 90 pagine – a lungo tenuto nascosto dall’autorità – aveva scritto: «Desidero la morte per il puro odio verso il mio genere femminile […] Perché il mio cervello non funziona correttamente? Perché sono nata sbagliata!!! Niente al mondo può salvarmi. Dolore senza fine. La religione non salverà».   Robert «Robin» Westman, l’uomo che nell’agosto 2025 sparò ad almeno 20 persone alla Annunciation Catholic School per poi suicidarsi, aveva espresso nel suo manifesto online numerose lamentele ideologiche di estrema sinistra e nel 2020 aveva cambiato legalmente nome per identificarsi al femminile.   La diciottenne «Felix» Winter, ragazza scozzese che si identificava come uomo, scriveva di sparare alla testa ad altri studenti e di aver pianificato un attentato alla propria scuola. È stata condannata a sei anni di carcere dopo aver ammesso due capi d’accusa: disturbo della quiete pubblica e reato ai sensi del Terrorism Act.   Gli squilibri psichici che possono portare l’uso di ormoni transessualizzanti e magari di psicofarmaci SSRI o simili sono noti, ma qualcuno suggerisce anche di possibili ramificazioni psicotraumatiche della chirurgia.   Non deve stupire che, nonostante possa esservi una correlazione tra la violenza e la somministrazione di ormoni, le autorità dispongano delle loro ulteriore iniezione al ragazzo in prigione: è quello che abbiamo definito lo «Stato Etico Ormonale», per cui la transessualizzazione va continuata, a spese del contribuente, in ogni luogo e in ogni momento (gli stessi ormoni usati per gli uomini che vogliono sembrare più maschili, cagionano invece processi penali e galera).   Come riportato da Renovatio 21, poco dopo la sparatoria di Nashville, era stato indetto negli USA un Trans Day of Vengeance, un «giorno della vendetta trans», poi annullato. La comunità trans è percorsa di appelli degli attivisti ad armarsi.   Nel 2023 si è registrato un periodo di crescente tensione con numerose occupazioni di campidogli degli Stati USA per protestare le leggi che proibiscono le mutilazioni sessuali pediatriche della chirurgia gender.   Da allora abbiamo assistito ad una crescita di episodi di violenza transgender con risse, botte pubbliche e pure omicidi efferati.   Alla programmazione delle trans-stragi pare stiano collaborando fattivamente anche i chatbot: il Canada ha convocato i vertici di ChatGPT dopo la strage perpetrata da Jesse Van Rutselaar. Il Van Rutselaar, che aveva una storia di problemi di salute mentale, avrebbe anche utilizzato la piattaforma online Roblox per creare un centro commerciale virtuale rifornito di armi dove gli utenti potevano simulare sparatorie prima dell’attacco.  

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Transessuale afferma di aver ucciso una donna per trans-gelosia

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La storia è riportata da LifeSite. Il 28 aprile 2023, Lauren Heike, 29 anni, stava facendo un’escursione in solitaria nel deserto di Phoenix, in Arizona. Un uomo di 22 anni l’ha improvvisamente aggredita, accoltellandola brutalmente 15 volte. Ha tentato di fuggire attraverso una recinzione di filo spinato, ma senza successo; gli investigatori hanno riscontrato ferite da difesa sulle sue mani e sugli avambracci. È stata trovata morta il giorno successivo e le autorità hanno concluso che non era stata vittima di violenza sessuale. L’aggressore voleva semplicemente ucciderla.

 

Il 2 ottobre, Zion Teasley si è dichiarato colpevole di omicidio di primo grado e dovrà affrontare una condanna all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. Ma c’è un colpo di scena in questa macabra storia: secondo Teasley, egli avrebbe ucciso Heike in un impeto di «gelosia transgender». Il Teasley credeva di essere transgender e fu sopraffatto dalla furia quando la vide sul sentiero perché voleva assomigliarle. Così, la seguì e la uccise. Non l’aveva mai incontrata prima.

 

«Un ventiquattrenne in conflitto con la propria identità di genere ha brutalmente assassinato una giovane donna dopo essere stato colto da un raptus di gelosia a causa della sua bellezza, secondo quanto riportato dalla polizia», ha riferito il New York Post. «La polizia ha rivelato che Teasley, prima del suo arresto, aveva detto della Heike: “È così che vorrei essere”». Gli investigatori hanno anche affermato di aver trovato una foto di Teasley che indossava un abito simile a quello che Heike indossava quando è stata uccisa.

 

Nei giorni precedenti all’omicidio della giovane donna, il Teasley aveva scritto di essere transgender. «Ho lottato con la mia identità di genere e la mia sessualità», ha scritto il Teasley nel suo diario, secondo quanto riportato da ABC15. «Sono cristiano, quindi questo non è permesso. Voglio vivere una vita al servizio di Dio, ma come posso farlo con questi e altri peccati di mezzo? So di essere perdonato per i miei peccati. Ma è comunque una grande pressione ed è difficile mantenere una buona mentalità cristiana 24 ore su 24, 7 giorni su 7».

 

Dopo aver ucciso la Heike, il Teasley ha cercato le foto della giovane donna sui suoi profili social. Gli avvocati dell’assassino si sono rivolti a lui usando il pronome «lei» in tribunale.

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«La polizia ha notato un altro screenshot che suggerisce che Teasley potesse essere depresso, con la scritta “quando vedo una bella donna e sono un uomo”», ha riportato dal sito femminista Reduxx. «Quando gli investigatori hanno chiesto a Teasley se avesse pianificato l’omicidio di Heike, lui ha risposto: “Vi dico, se avessi intenzione di fare una cosa del genere, non sarebbe sicuramente premeditata”».

 

Nonostante la presunta spontaneità dell’omicidio di Lauren Heike, Teasley aveva altri precedenti penali. Era noto per il suo comportamento «aggressivo nei confronti delle dipendenti» e per questo aveva perso un lavoro. Si era inoltre dichiarato colpevole di sfruttamento sessuale di minore dopo che gli investigatori avevano scoperto che era stato destinatario di materiale pedopornografico diversi anni prima. Nel gennaio del 2020 aveva anche aggredito una donna con un coltello.

 

«Dopo tre anni e mezzo incredibilmente lunghi e dolorosi, la nostra famiglia appoggia la decisione dello Stato di raggiungere un accordo con la procura nel caso di Lauren», ha dichiarato la famiglia Heike in un comunicato. «Questo significa che non dovremo affrontare un processo né sederci in un’aula di tribunale e ascoltare ogni doloroso dettaglio del crimine che ci ha portato via Lauren. È un immenso sollievo sapere che ci verrà risparmiato questo ulteriore trauma».

 

La questione della trans-gelosia nei confronti delle donne è emersa negli ultimi anni specialmente nel mondo del lavoro.

 

Nel contesto professionale, influenzato dalle teorie sull’identità di genere, emergono casi in cui transessuali maschi si sentono offesi o presentano denunce formali contro colleghe donne per discorsi che richiamano aspetti biologici della femminilità, come le mestruazioni. Un esempio documentato riguarda un’avvocata legata al Department for Environment, Food & Rural Affairs (DEFRA) britannico citata in tribunale da un collega di un ente affiliato per affermazioni ritenute molestie che creano un ambiente ostile, degradante e offensivo. Tra i fatti contestati figurava una dichiarazione resa durante un seminario sull’autismo femminile in cui la donna aveva affermato che «solo le donne mestruano», insieme a post interni che evidenziavano come genere, identità di genere ed espressione di genere non fossero caratteristiche protette dall’Equality Act, e link a materiali critici verso l’ideologia di genere.

 

Le accuse personali contro la donna sono state successivamente ritirate, ma il caso ha illustrato come una semplice enunciazione di realtà biologica – le mestruazioni riguardano solo le femmine biologiche, dotate di utero e ciclo riproduttivo – possa essere trattata come condotta lesiva. Episodi simili, spesso non giunti a tribunale ma gestiti tramite i dipartimenti di risorse umane o segnalazioni interne, contribuiscono a un clima in cui le donne si autocensurano nel parlare di esperienze corporee femminili per evitare accuse di esclusione o transfobia, nonostante la biologia resti inalterata: nessun maschio, indipendentemente dall’identità dichiarata, presenta mestruazioni. Questo genera tensioni tra la libertà di esprimere fatti osservabili e le richieste di affermazione identitaria sul posto di lavoro.

 

Nel frattempo, la foga predatoria dei transessuali contro le donne si sfoga, registra Renovatio 21, nello sport, dove i trans fanno incetta di medaglie in tutte le discipline femminili.

 

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Assassino di bambini transessuale egiziano: accusato di molestie ed esibizionismo

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Nell’aprile del 2024, il cittadino egiziano Paulus Said Foukaih Abdelshahed ha ucciso la figlia di sette anni e il figlio di otto anni nella loro casa di Södertälje, mettendo loro dei sacchetti sulla testa e insufflando gas elio attraverso un tubo. I bambini erano stati portati in precedenza a mangiare in un fast food e a fare shopping. La madre ha scoperto i corpi quella sera; Abdelshahed, che all’epoca aveva circa 37 anni, aveva anche tentato il suicidio, senza successo. Lo riporta Remix Ness.   Gli investigatori hanno appurato che Abdelshahed aveva effettuato ricerche su internet prima degli omicidi, utilizzando termini come «uccidere i propri figli», «morire insieme» e «il modo più delicato per uccidere qualcuno». Abdelshahed ha inoltre confessato i crimini durante un interrogatorio di polizia.   Nel dicembre 2024, il tribunale distrettuale di Södertälje lo ha condannato per omicidio premeditato con particolare efferatezza, infliggendogli l’ergastolo e l’espulsione. Una perizia psichiatrica non ha riscontrato alcun disturbo mentale grave tale da giustificare un ricovero coatto in carcere. Il referto rilevava che soffriva di depressione, ma la sentenza osservava che «le sue azioni non apparivano psicotiche, bensì strumentali».   Tuttavia, Abdelshahed ha dichiarato agli inquirenti di soffrire di disforia di genere, di essersi identificato come femmina fin dall’infanzia e di aver ucciso i bambini perché credeva di non poter vivere come donna e che loro non sarebbero stati in grado di farcela senza di lui. In precedenza si era presentato al lavoro e altrove con il nome di «Lily». Tutti i suoi ricorsi sono stati respinti.   A vantaggio di Abdelshahed, la nuova legge svedese sul riconoscimento legale del genere è entrata in vigore il 1° luglio 2025. Ha abbassato il limite di età a 16 anni, con il consenso dei genitori per i minori, e ha eliminato il requisito di una diagnosi formale di disforia di genere; è sufficiente un certificato rilasciato da un professionista sanitario abilitato che confermi che il sesso registrato del richiedente non corrisponde alla sua identità di genere percepita.

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Nell’autunno del 2025, l’autorità penitenziaria svedese (Skatteverket) ha approvato il cambio di sesso legale di Abdelshahed in femminile e il cambio di nome in Lily. Il servizio penitenziario svedese lo ha quindi trasferito dal carcere maschile di massima sicurezza di Tidaholm, classificato di livello 1, alla struttura femminile di Ystad, classificata di livello 2. L’autorità ha motivato la decisione con il nuovo status legale e con la necessità di ospitarlo insieme alle donne.   Abdelshahed non si è sottoposto ad alcun intervento chirurgico di riassegnazione di genere e ha mantenuto la sua anatomia maschile.   Dal momento del trasferimento, diverse detenute e membri del personale hanno segnalato problemi persistenti. I resoconti pubblicati da Expressen descrivono un individuo alto, dalle spalle larghe e con la barba, che si aggira indossando una camicia da notte corta che lascia intravedere il pene. Abdelshahed avrebbe anche tentato di entrare nelle docce e nelle lavanderie non chiuse a chiave in presenza di donne, e avrebbe fatto numerose avances sessuali.   «Non indossa la biancheria intima, come facciamo noi. Quando io e altri l’abbiamo fatto presente al personale, ci è stato detto che siamo ostili alla comunità LGBTQI», ha affermato una donna che era stata imprigionata a Ystad con Abdelshahed.

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Un’altra detenuta ha descritto la situazione delle prigioniere come uno «scenario da orrore». Ha raccontato che «Lily» è entrata nella lavanderia e le ha mostrato il pene, scrive sempre Remix News.   «La stanza delle docce funge anche da lavanderia e Lily ci va apposta mentre mi lavo, solo per mostrarsi nuda», ha detto la donna.   Avrebbe inoltre invitato detenuti più giovani o vulnerabili nella sua cella con il pretesto di truccarli, e si sarebbe reso protagonista di altri comportamenti percepiti come molestie o esibizionismo.   Una donna con diagnosi documentata di disturbo da stress post-traumatico a seguito di una precedente aggressione sessuale avrebbe avuto un attacco di panico dopo un episodio di esposizione pubblica ed è stata poi sanzionata per «comportamento transfobico».   Diverse denunce di molestie sessuali presentate alla polizia sono state archiviate per mancanza di prove, mentre le segnalazioni al Mediatore parlamentare non hanno avuto seguito.   Alcuni dipendenti hanno riferito ai sindacati di temere di essere etichettati come anti-LGBT o «transfobici» se sollevano delle preoccupazioni, e alcuni ritengono che le loro segnalazioni vengano ignorate dalla dirigenza.   Il direttore del carcere di Ystad, Anders Jansson, ha dichiarato che l’assegnazione dei detenuti segue la classificazione legale in base al sesso e che la struttura si sta adattando, sebbene le linee guida per tali situazioni rimangano poco chiare.   I vertici del servizio penitenziario svedesesono stati convocati davanti alle commissioni parlamentari per fornire spiegazioni sul caso. In Svezia, i gruppi di difesa dei diritti delle persone transgender hanno definito la copertura mediatica del caso una campagna contro le persone transgender.    

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