Cina
Cina, aumentano fumatori e vendita di sigarette
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il Paese del dragone in controtendenza rispetto al resto del mondo in cui cala il consumo. Le vendite hanno toccato i 2440 miliardi nel 2023. Nel 2022 i fumatori erano il 24,1%, un dato ben superiore alla media globale del 17%. Per gli esperti è urgente accelerare la legislazione nazionale sul controllo del tabacco.
In controtendenza rispetto al resto del mondo in cui si registra un calo, i cinesi si confermano i più grandi consumatori di tabacco al mondo, il Paese vanta il primato di maggiore produttore, e la vendita di sigarette ha sperimentato un ulteriore aumento negli ultimi anni.
Le politiche promosse da alcune regioni per limitare il fumo, come il divieto nei locali al chiuso o l’inasprimento delle tasse, hanno subito una battuta di arresto nell’ultimo periodo per le preoccupazioni dei funzionari circa un loro impatto negativo sull’economia.
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Dopo un calo registrato fra il 2014 e il 2016, quando diverse grandi città cinesi hanno introdotto severi divieti di fumo al chiuso, le vendite di sigarette sono nuovamente aumentate negli ultimi cinque anni. Il dato complessivo ha toccato i 2440 miliardi nel 2023, come mostra un rapporto pubblicato ad agosto dal ThinkTank Research Center for Health Development e rilanciato dal sito cinese Sixth Tone.
Secondo il vice-direttore Jiang Yuan uno dei fattori che hanno portato all’aumento del consumo di sigarette in Cina è la popolarità delle cosiddette “slim” tra i fumatori più giovani, grazie al loro design alla moda e all’errata percezione che siano meno dannose delle sigarette normali.
Il marketing gioca un ruolo importante nel loro fascino, dando loro un’immagine più sofisticata ed elegante. «Alcune aziende produttrici di tabacco» prosegue l’esperto interpellato da Sixth Tone «realizzano specificamente sigarette più corte, ad esempio per i passeggeri dei treni ad alta velocità che non possono fare più di qualche boccata prima di gettarle» approfittando delle brevi soste. Tuttavia, gli esperti di salute sottolineano che non sono più sicure di altri prodotti del tabacco: ogni sigaretta sottile equivale a un terzo o alla metà di una sigaretta tradizionale.
L’aumento delle sigarette più piccole potrebbe spiegare perché le vendite totali sono aumentate, mentre il tasso di fumo nazionale è leggermente diminuito. Secondo le statistiche ufficiali, il dato sui fumatori adulti in Cina è sceso dal 26,6% nel 2018 al 24,1% nel 2022. Un valore che resta comunque ben al di sopra di quello globale del 17% nel 2021.
La Cina ha l’obiettivo ufficiale di ridurre la prevalenza di fumatori adulti al 20% entro il 2030. Raggiungere questo obiettivo sarà una sfida quasi «impossibile» senza «un cambiamento» delle politiche.
Jiang attribuisce la divergenza tra il consumo di sigarette cinese e quello globale in parte anche per la crescita dell’industria delle sigarette elettroniche al di fuori della Cina. Una tendenza in espansione nel mondo, ma che è stata limitata in Cina da normative severe, tra cui il divieto di tutti i vapes non aromatizzati al tabacco nel 2022. Infine, le politiche antifumo al vaglio di Pechino dovranno puntare soprattutto sugli uomini: secondo i dati ufficiali, nel 2018 più della metà degli adulti maschi in Cina fumava, rispetto a circa il 2% delle donne.
Secondo gli esperti, l’importanza delle tasse sulle sigarette per le entrate statali e l’influenza delle imprese del tabacco e dell’ospitalità hanno rallentato il ritmo delle misure antifumo nel Paese del dragone, nonostante i crescenti costi sanitari per la nazione.
Circa un decennio fa, le leggi contro il fumo stavano prendendo piede, con Pechino che aveva introdotto il divieto di fumare in tutti i luoghi pubblici al chiuso nel 2015 e Shanghai che l’ha seguita un anno dopo.
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Tuttavia, il recente rallentamento dell’economia ha reso i funzionari più cauti nel mettere un freno agli introiti dell’industria delle «bionde», anche perché le aziende del settore sono fra i principali generatori di occupazione e di entrate per la nazione.
Oltretutto, ancora oggi la Cina non ha una legge antifumo a livello nazionale, dopo che una bozza redatta nel 2014 per conformarsi a una direttiva dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) non è passata.
Di conseguenza, la legislazione antifumo cinese dipende principalmente dalle leggi regionali. «È urgente accelerare la legislazione nazionale sul controllo del tabacco» conclude Wang Qingbin, professore dell’Università cinese di Scienze Politiche e Giurisprudenza, perché solo con una norma quadro si potrà arginare il fenomeno.
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Cina
La Cina accusa Anthropic di tentare di rallentare la ricerca sull’IA
Il Remnin Ribao, conosciuto in Italia come il Quotidiano del Popolo, emanazione giornalistica diretta dello Stato cinese, ha accusato la società di Intelligenza Artificiale Anthropic di adottare una «strategia da Guerra Fredda» per ostacolare lo sviluppo dei sistemi di IA del Paese.
In un saggio uscito sabato, l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha invocato un nuovo quadro normativo per disciplinare la ricerca sull’intelligenza artificiale e tenere sotto controllo i possibili pericoli dei sistemi avanzati.
Il CEO del colosso IA ha inoltre chiesto al governo statunitense di inasprire i controlli sull’esportazione di chip avanzati verso la Cina. In una densa intervista a CBS News l’Amodei ha dichiarato che il suo «dilemma più difficile» si porrà se Pechino rifiuterà di accettare un rallentamento nello sviluppo dell’IA.
We Must Pace the Frontier: I’ve written a new essay on why the AI industry should slow down, with a three-part plan for doing so.
Anthropic is unilaterally committing to the first of these steps. We’ll provide third-party evaluators with permanent, employee-level access to our…
— Dario Amodei (@DarioAmodei) September 12, 2026
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La proposta di Amodei ha ricevuto l’appoggio sui social del CEO di OpenAI, Sam Altman, e di Elon Musk.
Il quotidiano del Partito Comunista Cinese in lingua inglese Global Times ha risposto con un editoriale in cui sostiene che Amodei stava tentando «di frenare lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale in Cina attraverso barriere tecnologiche e monopoli normativi, di sostenere l’egemonia monopolistica di Washington nelle tecnologie all’avanguardia e di escludere la Cina dal sistema di governance globale dell’IA».
Pechino ha definito questa «guerra fredda silenziosa sull’IA» «ipocrita e miope», aggiungendo che escluderla «aumenterebbe significativamente i costi derivanti da tentativi ed errori e i rischi di perdita di controllo nello sviluppo globale dell’IA».
Mentre i legislatori americani premono per controlli più rigorosi, il presidente Trump ha dichiarato domenica che «forze molto negative» stavano esagerando la minaccia dell’Intelligenza Artificiale.
«Siamo all’avanguardia in Cina nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Siamo il Paese più sofisticato al mondo e, francamente, voglio che rimanga tale, perché chi vince nel campo dell’IA vince», ha affermato.
Stati Uniti e Cina terranno questo mese un vertice sui rischi per la sicurezza dell’IA, e Trump e Xi Jinping discuteranno probabilmente di IA nel loro incontro previsto per il 24 settembre.
Come riportato da Renovatio 21, in settimana Anthropic ha sostenuto di aver individuato scienziati che impiegavano i suoi modelli di AI per ricerche potenzialmente utili allo sviluppo di armi biologiche, tra cui studi finalizzati a rendere agenti patogeni pericolosi più trasmissibili e più dannosi.
La sua ammissione è arrivata dopo le dimissioni di un altro ricercatore di Anthropic, Jacob Coxon, che ha accusato Anthropic e OpenAI di ignorare la «posta in gioco per la civiltà» e di «correre direttamente verso una superintelligenza in grado di migliorarsi autonomamente, mettendo a repentaglio le nostre vite». L’ex ricercatore ha inoltre avvertito che un’AI sufficientemente avanzata potrebbe violare infrastrutture critiche o contribuire alla creazione di «armi biologiche in grado di causare l’estinzione di massa».
Il mese scorso era emerso che per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.
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Come riportato da Renovatio 21, mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.
Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.
Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.
La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.
Cina
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