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Transumanismo

Biohacker afferma di essersi «clonato» per autovampirizzarsi sangue e organi da trapianto

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Martedì sui social media il celebre biohacker Bryan Johnson ha rilasciato un annuncio storico quanto inquietante : «Mi sono appena clonato… da neonato».

 

L’imprenditore, investitore di capitale di rischio e «guru della longevità» ha spiegato che il suo clone, che «per ora vive in una capsula di Petri», verrà utilizzato come suo personale donatore di sangue, per testare terapie, per far crescere organi qualora avesse bisogno di un trapianto, per sviluppare nuovi trattamenti e per iniettare le sue giovani cellule.

 

«Questo potrebbe spaventare alcune persone… un futuro distopico», ha ammesso il miliardario biohackerro. «Ma per altri, sarà l’inevitabile futuro della salute. Le sperimentazioni cliniche stanno già utilizzando questa tecnologia per ripristinare i neuroni dopaminergici per il Parkinson, la salute del cuore e la vista».

 

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Il Johnson ha descritto dettagliosamente il processo di clonazione: «prelievo di sangue;  le mie cellule sono state estratte;  fattori yamanaka [da Shinya Yamanaka, premio Nobel per gli studi di biologia dello sviluppo e delle cellule staminali pluripotenti indotte, ndr] applicati;  ripristinare l’età epigenetica, riportandole a uno stato simile a quello embrionale».

 

 

 

«Perché?» si è chiesto il Johnsone, spiegando: «queste cellule ora sono pluripotenti, possono differenziarsi in centinaia di tipi di cellule come neuroni, cardiomiociti, cellule retiniche, ecc., permettendomi di ricostruire il mio corpo organo per organo, riparando la vista o l’udito perduti, ripristinando la funzionalità renale, epatica o polmonare, riparando i danni alla pelle».

 

«Sono già in corso studi clinici che utilizzano questa tecnologia per ripristinare i neuroni dopaminergici, utili per il trattamento del Parkinson, per la salute del cuore e per la vista».

 

«Non ci sono veri limiti all’immaginazione», ha affermato Johnson. «Il mio corpo le accetterà perché sono le mie cellule. Le cellule estranee rischiano di essere rigettate. Con l’invecchiamento, le cellule accumulano errori epigenetici che si traducono in disfunzioni e malattie. Questa tecnologia ci offre una via per invertire l’invecchiamento. Ho detto che la diagnosi di una malattia incurabile è una delle cose migliori che mi siano capitate da molto tempo. Ha aperto una nuova frontiera di percorsi per riparare e rafforzare il corpo. Questo è il primo esempio».

 

Da quanto è dato di capire – al momento – non si tratterebbe della clonazione di un intero essere umano, ma solo di alcune cellule, trasformate in cellule staminali grazie alle tecniche introdotte dal dottor Yamanaka. Il Johnson, ha notato qualcuno, ha semplicemente usato un linguaggio molto clickbait per descriverla.

 

Tuttavia, chiaramente, non siamo per niente distanti dalla creazione di cloni da usare come banca di tessuti e organi come si vede in pellicole come The Island (2006).

 

L’idea è parzialmente suffragata dalle parole del biohackerro quando dice che diventerà il suo stesso «blood boy», è un termine informale, utilizzato  soprattutto nel mondo del biohacking e della longevità che alligna presso la Silicon Valley, indicante una persona giovane (spesso un ragazzo o un adolescente) che dona regolarmente il proprio sangue o plasma a una persona più anziana, nella speranza che il “sangue giovane” rallenti l’invecchiamento.

 

Nel 2023, secondo un articolo di Bloomberg, è emersa la notizia che Johnson aveva coinvolto suo figlio Talmage, all’epoca diciassettenne, per donare un litro intero del suo sangue, che è stato poi separato in plasma liquido e successivamente in globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Il plasma del figlio gli è stato quindi infuso nelle vene. Questo processo, assai diffuso in Silicon Valley, è chiamato parabiosi, ed è da alcuni comparato ad un vampirismo letterale: secondo gerarchia, il vecchio sugge il sangue del giovane, il ricco del povero.

 

In precedenza, il Johnson aveva ricevuto trasfusioni di sangue da giovani donatori anonimi con l’obiettivo di invertire il processo di invecchiamento. Secondo Bloomberg, il Johnsone ha selezionato personalmente i donatori per assicurarsi che avessero un indice di massa corporea ideale, fossero esenti da malattie e seguissero uno stile di vita sano.

 

Secondo molti osservatori, si tratta della realizzazione materiale del vampirismo, con la predazione del potente (il ricco imprenditore siliconvalligiano) nei confronti del debole (il giovane che abbisogna di danari). Un episodio della serie TV comica Silicon Valley aveva mostrato la questione in tutto il suo grottesco orrore.

 

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L’idea dei miliardari che si fanno clonare non è nuova. Un caso interessante, risalente oramai a mezzo secolo fa, è quello di David Rorvik e del  suo libro In His Image: The Cloning of a Man (1978).

 

Il Rorvik, giornalista scientifico di livello che aveva scritto per il TIME e per il New York Times, sostenne di essere stato coinvolto nella clonazione di un misterioso miliardario che desiderava un erede geneticamente identico a sé. Il libro fu presentato con toni da inchiesta giornalistica seria e generò enorme scalpore mediatico, arrivando a essere discusso anche in ambito scientifico e persino al Congresso USA.

 

La comunità scientifica reagì con forte scetticismo fin da subito: nessuna prova verificabile fu mai prodotta, e la clonazione di mammiferi, si disse non era all’epoca tecnicamente possibile – la pecora Dolly, il primo mammifero clonato, arriverà solo nel 1996. Il genetista J. Derek Bromhall, citato nel libro, fece causa a Rorvik ritenendo il proprio lavoro travisato, e la causa si concluse con un accordo in cui l’editore ammise che il libro era una bufala. Qualche dubbio, tuttavia, ci resta.

 

Negli anni Novanta fu la vota della setta ufologica nota come «i raeliani», la quale annunziò di aver clonato una bambina (la clonazione è una parte importante del culto), tuttavia, una volta guadagnate le prime pagine di tutti i quotidiani mondiali, non furono date prove del fatto, e quindi alcuni dissero che poteva trattarsi di una ulteriore bufala.

 

È tuttavia impossibile avere la certezza che nessuno dei magnati della terra – alcuni dei quali, come nei casi di Pavel Durov di Telegram ed Elone Musk esibiscono chiari tratti di super-spreader (cioè uomini che massimizzano la quantità della propria progenie, come nel celeberrimo caso di Gengis Khan) – non sia ricorso a questa opzione.

 

Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso il Johnsone aveva annunciato di aver ricevuto una diagnosi di malattia autoimmune e che il suo stomaco si sta «autodistruggendo».  Il ricco imprenditore, che investe oltre 2 milioni di dollari all’anno e che ha ricevuto trasfusioni di sangue dal figlio adolescente oltre che da altri giovani donatori nella sua ricerca dell’immortalità o almeno del rallentamento dell’invecchiamento, sostiene di aver sviluppato una rara malattia che, secondo le sue parole, gli sta causando «l’autodistruzione dello stomaco».

 

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Il Johnson, fondatore della società di pagamenti online Braintree, aveva reso noto sui social media di aver ricevuto la  diagnosi di gastrite autoimmune (AIG), che « causa danni irreversibili: carenze nutrizionali, anemia e, a lungo termine, un aumento del rischio di cancro», ha affermato Johnson. «Quando l’AIG viene scoperta oggi, la medicina tradizionale ammette la sconfitta, affermando che non si può fare altro che gestire la condizione, indipendentemente da quanto gravi o letali siano gli effetti».

 

«Oltre alle trasfusioni di sangue, Johnson segue una rigida routine quotidiana che include il monitoraggio della massa grassa, della variabilità della frequenza cardiaca, degli esami del sangue e delle feci, nonché del numero di erezioni notturne», spiegava un articolo di Fortune del maggio 2023. «Ogni giorno assume anche una ventina di farmaci alle 5 del mattino, consuma 1.977 “calorie vegane” e si allena per un’ora prima di indossare occhiali che filtrano la luce blu e andare a dormire». In un’altra occasione, Johnson ha dichiarato di assumere 54 pillole al giorno.

 

Il genio, tuttavia, nell’aprile 2021 si era vaccinato con l’mRNA, e nella sua mente (di genio) non gli passa per la mente neanche un secondo che, come tante reazioni autoimmuni comprovate, questa scelta ebete potrebbe avergli cagionato la malattia.

 

Ora il miliardario vaccinato (già di per sé, espressione che richiede grandi meditazioni) si clona. Lasciando perdere l’abisso morale, bioetico e biologico, rendiamoci conto di chi, ora, può replicarsi.

 

Di cosa si riempirà il mondo? La scena che viene in mente è il romanzo di Richard Matheson, poi divenuto varie volta pellicola, Io sono leggenda, dove una razza di vampiri, nata da un’epidemia, sostituisce l’umanità.

 

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Immagine di M Robertson via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International; immagine modificata.

Transumanismo

Biohacker milionario in cerca dell’immortalità si ammala gravamente allo stomaco. Nessuno ricorda che è vaccinato mRNA

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Un ricco imprenditore, che investe oltre 2 milioni di dollari all’anno e che ha ricevuto trasfusioni di sangue dal figlio adolescente oltre che da altri giovani donatori nella sua ricerca dell’immortalità o almeno del rallentamento dell’invecchiamento, sostiene di aver sviluppato una rara malattia che, secondo le sue parole, gli sta causando «l’autodistruzione dello stomaco».   Il biohacker Bryan Johnson, fondatore della società di pagamenti online Braintree, ha reso noto sui social media di aver ricevuto una diagnosi di gastrite autoimmune (AIG), una patologia autoimmune incurabile.   In un lungo post di quasi 2.000 parole su X, Johnson ha dichiarato: «Il mio stomaco si sta autodistruggendo», ma ha aggiunto che «cercherà di risolvere il problema».  

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«L’AIG causa danni irreversibili: carenze nutrizionali, anemia e, a lungo termine, un aumento del rischio di cancro», ha affermato Johnson. «Quando l’AIG viene scoperta oggi, la medicina tradizionale ammette la sconfitta, affermando che non si può fare altro che gestire la condizione, indipendentemente da quanto gravi o letali siano gli effetti.»   Nel 2023, secondo un articolo di Bloomberg, è emersa la notizia che Johnson aveva coinvolto suo figlio Talmage, all’epoca diciassettenne, per donare un litro intero del suo sangue, che è stato poi separato in plasma liquido e successivamente in globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Il plasma del figlio gli è stato quindi infuso nelle vene. Questo processo, assai diffuso in Silicon Valley, è chiamato parabiosi, ed è da alcuni comparato ad un vampirismo letterale: secondo gerarchia, il vecchio sugge il sangue del giovane, il ricco del povero.   In precedenza, il Johnson aveva ricevuto trasfusioni di sangue da giovani donatori anonimi con l’obiettivo di invertire il processo di invecchiamento. Secondo Bloomberg, il Johnsone ha selezionato personalmente i donatori per assicurarsi che avessero un indice di massa corporea ideale, fossero esenti da malattie e seguissero uno stile di vita sano.   «Oltre alle trasfusioni di sangue, Johnson segue una rigida routine quotidiana che include il monitoraggio della massa grassa, della variabilità della frequenza cardiaca, degli esami del sangue e delle feci, nonché del numero di erezioni notturne», spiegava un articolo di Fortune del maggio 2023. «Ogni giorno assume anche una ventina di farmaci alle 5 del mattino, consuma 1.977 ‘calorie vegane’ e si allena per un’ora prima di indossare occhiali che filtrano la luce blu e andare a dormire». In un’altra occasione, Johnson ha dichiarato di assumere 54 pillole al giorno.  

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  Johnson ha fondato Braintree, un’azienda di e-commerce che ha venduto a PayPal per una cifra stimata di 800 milioni di dollari nel 2013. Ha accumulato 1,5 milioni di follower su X, 2,6 milioni su Instagram e 2,2 milioni di iscritti su YouTube, tutti interessati a seguire la sua crociata alla ricerca della fonte dell’eterna giovinezza.   Dall’inizio dello scorso anno, Netflix trasmette in streaming un documentario di un’ora e mezza sulla ricerca della longevità da parte di Johnson, intitolato Don’t Die: The Man Who Wants to Live Forever («Non morire: l’uomo che vuole vivere per sempre»).   «Come specie, accettiamo il nostro inevitabile decadimento, declino e morte», ha affermato Johnson all’inizio del film. «Io voglio sostenere che dovrebbe essere vero il contrario».   Dice di voler «neutralizzare l’invecchiamento». Johnson sostiene che, grazie al suo «Project Blueprint», ha raggiunto una salute metabolica pari a quella del miglior 1,5% dei diciottenni, un’infiammazione inferiore del 66% rispetto alla media dei bambini di 10 anni e ha rallentato il processo di invecchiamento di ben 31 anni.   I capelli tuttavia sembrano tinti, con quel colore che al pubblico italiano di una certa età fa subito pensare ad Aldo Biscardi.   Ad ogni modo, tutto questo ambaradan di cure, con controllo maniacale di ogni dato corporeo, servono a poco se poi il genio miliardario decide che è cosa buona e giusta spararsi il vaccino mRNA., di cui nessuno sa nulla ora come nulla sapeva allora.   Il Johnsone infatti L’imprenditore ha documentato la vaccinazione nell’aprile del 2021. Tramite un post pubblicato sul suo profilo ufficiale LinkedIn, Johnson ha annunciato di essersi sottoposto all’iniezione del vaccino Moderna.   All’intelligentone, e ai tantissimi che ora stanno parlando del suo drammaticissimo caso, non gli passa per la testa nemmeno per un momento che potrebbe esserci una correlazione – come vi è per tantissimi che dopo l’inizione genica sperimentale hanno avuto malattie autoimmuni (la popolare giornalista Megyn Kelly è stata la prima a parlarne, affrontando il suo caso).     Quindi la domanda: a fronte della singola scelta sbagliata, ebete come nessun’altra, a cosa è servito tutto ciò? Il vampirismo, i controlli biometrici ultracapillari, i sacrifizi alimentari, i documentari Netflix, i capelli biscardiani?    

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Transumanismo

Dal trapianto di organi al trapianto dell’uomo: il sogno post-umano di un neurochirurgo italiano

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Il neurochirurgo italiano Sergio Canavero è un personaggio che può apparire in questi ultimi anni ai margini delle cronache dei giornali. Eppure, le sue dichiarazioni e i suoi progetti, per quanto spesso accolti con scetticismo o derisione, rappresentano una delle espressioni più esplicite e coerenti dell’antropologia tecnocratica contemporanea.

 

Canavero sogna di prolungare la vita umana non mediante la cura dell’organismo, ma attraverso la sua sostituzione. Il suo progetto è radicale: trapiantare la testa, o più precisamente il cervello, di una persona malata o anziana su un corpo più giovane e sano. 

 

Nel 2017 il neurochirurgo attirò l’attenzione internazionale annunciando che in Cina un team da lui supervisionato aveva eseguito lo «scambio di testa» tra due cadaveri. L’operazione non dimostrava alcuna possibilità di successo clinico su pazienti vivi, ma aveva un valore simbolico: l’idea non era più confinata alla fantascienza. Non a caso, molti osservatori definirono Canavero un visionario, altri un provocatore, altri ancora, come il Chicago Tribune, il«P.T. Barnum dei trapianti».

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Negli anni successivi, la figura del chirurgo torinese è progressivamente scomparsa dal dibattito pubblico, ma il progetto che incarna non è affatto morto. Al contrario, secondo le sue stesse parole, riportate da un articolo del MIT Technology Review, l’idea del trapianto di testa sarebbe stata recentemente riscoperta da ambienti legati all’estensione radicale della vita e da startup riservate della Silicon Valley. Il sogno dell’immortalità, una volta abbandonate le illusioni di ringiovanimento molecolare, cerca ora strade più brutali e dirette.

 

Il suo percorso professionale è rivelatore: dopo oltre vent’anni di carriera presso l’Ospedale Molinette di Torino, Canavero racconta di essere stato di fatto estromesso dal nosocomio per le sue posizioni considerate eccentriche. «Sono un tipo fuori dagli schemi», ammette. Ma ciò che viene presentato come semplice anticonformismo individuale appare piuttosto come l’effetto collaterale di un’ideologia biomedica che non sa ancora come gestire le conseguenze estreme delle proprie premesse teoriche.

 

Secondo Canavero non esistono alternative credibili all’invecchiamento, tant’è che le promesse di una biotecnologia salvifica, capace di rigenerare i tessuti e ringiovanire l’organismo, si sarebbero rivelate illusorie. Da qui la sua conclusione: bisogna «puntare al tutto per tutto». Pertanto, non un cuore, un rene o un polmone da trapiantare, ma un intero organismo.

 

Il corpo, in questa visione, non è più costitutivo della persona, ma un supporto intercambiabile, una piattaforma biologica. L’identità umana viene ristretta al cervello, o addirittura a una parte delle sue funzioni superiori e tutto il resto diventa struttura modulare.

 

La proposta più inquietante riguarda la creazione di cloni umani privi di cervello, destinati a fungere da riserva di organi o da «corpi ospitanti» immunologicamente compatibili. Secondo il neurochirurgo, «ricercatori delle migliori università» sarebbero coinvolti in progetti di questo tipo e il problema, sempre a suo dire, non sarebbe tanto la produzione in laboratorio di esseri umani, per di più incompleti, quanto la complessità tecnica e il costo delle procedure necessarie.

 

Il lessico utilizzato è rivelatore: uteri artificiali, corpi coltivati, piattaforme biologiche, compatibilità genetica. L’essere umano scompare come soggetto e riemerge come infrastruttura.

 

Alla domanda su chi finanzierà tutto questo, la risposta è disarmante: i miliardari. L’appello è diretto: «Unitevi. Avrete tutti la vostra parte e diventerete immortali». L’immortalità, dunque, non sarebbe una promessa universale, ma un prodotto riservato a chi può permetterselo.

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Il progetto incarnato da Canavero può apparire oggi irrealizzabile, tecnicamente immaturo e economicamente proibitivo. Tuttavia il suo significato non risiede nella sua fattibilità immediata, bensì nella sua coerenza logica: è la conclusione naturale di un percorso che ha già separato la persona dal corpo, la dignità dall’essere, la vita dalla sua naturalità.

 

Dal trapianto di organi al trapianto dell’uomo il passo non è concettuale, ma solo tecnico. Quando il corpo diventa un mezzo, nulla impedisce che diventi un ricambio.

 

E quando l’uomo viene ridotto al suo cervello, la testa diventa il vero «paziente», mentre tutto il resto è materiale scartabile e riciclabile.

 

Alfredo De Matteo

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Salute

Scimmie immortali o quasi: scienziati rovesciano l’invecchiamento con super-cellule staminali

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Un gruppo di ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze ha compiuto una svolta senza precedenti nel campo della biologia dell’invecchiamento, riuscendo a invertire alcuni dei principali segni dell’età in primati anziani.   Lo studio, pubblicato lo scorso mese sulla rivista Cell, apre scenari fino a poco tempo fa ritenuti fantascientifici: è possibile riportare un organismo anziano a uno stato biologicamente più giovane, almeno nei macachi.   Alla base della ricerca ci sono le cellule progenitrici mesenchimali (MPC), cellule staminali presenti nel midollo osseo e nei tessuti connettivi, con la capacità di rigenerare ossa, cartilagini, muscoli e grasso, oltre a secernere fattori riparativi. Tuttavia, con l’avanzare dell’età, anche queste cellule invecchiano e vanno incontro alla senescenza: smettono di dividersi e iniziano a produrre molecole tossiche e infiammatorie, contribuendo al degrado generale dell’organismo.

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Per contrastare questo processo, gli scienziati si sono concentrati su una proteina chiamata FoxO3, nota per essere un regolatore genetico della longevità. In organismi giovani, FoxO3 attiva la riparazione del DNA, le difese contro lo stress ossidativo e altri meccanismi protettivi. Ma con l’età, la sua attività diminuisce, rendendo le cellule più vulnerabili ai danni.   Gli scienziati cinesi hanno quindi modificato geneticamente le cellule MPC affinché FoxO3 restasse costantemente attivo nel nucleo, dando così vita a cellule resistenti alla senescenza (SRC), potenziate anche nei geni legati alla funzione mitocondriale e alla risposta allo stress.   Queste cellule sono state trapiantate in macachi anziani — l’equivalente di un essere umano di circa 60 o 70 anni. I risultati sono stati sorprendenti. Le scimmie hanno mostrato un rallentamento, e in alcuni casi una vera e propria inversione, del declino osseo. Dove normalmente si osserva una perdita di densità simile all’osteoporosi umana, gli animali trattati hanno mantenuto o addirittura migliorato la robustezza dello scheletro.   Anche a livello cognitivo, i miglioramenti sono stati notevoli: i test di memoria e apprendimento hanno evidenziato un netto vantaggio nei soggetti trattati, capaci di riconoscere oggetti e orientarsi nei labirinti con maggiore efficienza rispetto ai coetanei non trattati.   Gli esami del sangue hanno rilevato una forte riduzione dei marcatori infiammatori, un fenomeno significativo se si considera che l’infiammazione cronica (o inflammaging) è uno dei principali motori delle malattie legate all’età. Scansioni e biopsie, infine, hanno rivelato un generale ringiovanimento di numerosi organi, tra cui il cervello e gli apparati riproduttivi.   Secondo i ricercatori, questo effetto sistemico sarebbe mediato dagli esosomi, minuscole vescicole rilasciate dalle SRC che trasportano segnali molecolari capaci di stimolare la rigenerazione anche nelle cellule vicine. Come ha spiegato Si Wang, uno degli scienziati a capo del progetto, «vediamo prove evidenti di ringiovanimento».   Il valore della scoperta risiede anche nel modello animale scelto. Finora, molte delle terapie anti-invecchiamento testate, come la rapamicina o i mimetici del digiuno, avevano dato risultati convincenti solo nei roditori. I macachi, però, hanno una fisiologia molto più simile a quella umana e una vita più lunga, rendendo i risultati di questo studio particolarmente promettenti.   Secondo i ricercatori, l’invecchiamento non sarebbe solo una lenta usura, ma anche un processo in parte programmabile, quindi potenzialmente reversibile. Le MPC rappresentano in questo scenario l’hardware, mentre FoxO3 è il software aggiornato che le mantiene giovani.   Restano ancora molte incognite. Le cellule resistenti alla senescenza potrebbero comportarsi in modo imprevedibile nell’organismo umano. È ancora ignoto se i benefici osservati siano duraturi nel tempo, e non è chiaro se la produzione su larga scala di queste cellule sia possibile senza rischi di rigetto immunitario.   Inoltre, si aprono interrogativi etici tipici della questione transumanista: come verranno testate queste terapie sull’uomo? Chi potrà accedervi? Quali saranno le implicazioni sociali?

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Un gerontologo indipendente ha commentato così la ricerca: «È una pietra miliare, ma non dobbiamo saltare subito ai titoli sull’immortalità. Il dato veramente rivoluzionario è che l’invecchiamento sistemico nei primati può essere modulato. E questo, di per sé, è un fatto straordinario».   Per ora, i macachi continuano a essere monitorati, i loro organismi raccontano con silenziosa eloquenza gli effetti del trattamento. Se in futuro approcci simili si rivelassero sicuri anche per l’uomo, la medicina potrebbe compiere un cambio di paradigma: non più curare le malattie una per una, ma agire alla radice comune dell’invecchiamento.   Una possibilità che, fino a ieri, sembrava solo un’ipotesi da narrativa sci-fi. Ma che oggi, per la prima volta, inizia a prendere la forma della realtà.   Le conseguenze sociali, e spirituali, di una tale evenienza non sono ancora state ponderate, se non, appunto in romanzi di fantascienza più o meno distopica.  

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  Immagine di Daisuke tashiro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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