L’occupazione del Campidoglio da parte dei partigiani di Trump è presentata come tentativo di colpo di Stato, nonostante il presidente sia ancora alla Casa Bianca. A ben guardare potrebbe essere l’inverso. La libertà di parola è stata requisita da un potere illegittimo, a vantaggio di Joe Biden.
Geopolitica
Biden e il potere con la forza
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il presidente uscente, Donald Trump, è unanimemente accusato di aver distrutto la democrazia che il presidente entrante, Joe Biden, certamente saprà ripristinare. Chi si ricorda delle elezioni di George H. Bush, di Bill Clinton, di George W. Bush e di Barack Obama è disposto a lasciarsi abbindolare di nuovo?
Le consuete frottole
A ogni elezione presidenziale statunitense ci spiegano che il presidente uscente era un mostro, che si è dispiaciuti per i crimini che ha commesso, ma che, con l’accesso al potere di un nuovo capo, per l’umanità sta per sorgere un nuovo giorno.
Unica eccezione: l’elezione di Donald Trump nel 2016.
Prima ancora che il miliardario prestasse giuramento, ci spiegarono ch’era stato eletto per uno spiacevole errore, che era misogino, omofobo, razzista, che non incarnava il «Paese della libertà» bensì il suprematismo dei «piccoli bianchi» e gl’interessi dei ricchi. Per quattro anni ci hanno assillato per convincerci che questa diagnosi era esatta. È stato trattato da impostore e le sue idee e i suoi successi sono passati sotto silenzio.
Ora l’insurrezione del Campidoglio consente alle agenzie di stampa egemoni di addossargli nuove colpe.
Non vogliamo guardare in faccia la crisi e ci accontentiamo di commenti ottusi che ci assicurano che quest’increscioso episodio non avrà seguito
Il presidente uscente, Donald Trump, è unanimemente accusato di aver distrutto la democrazia che il presidente entrante, Joe Biden, certamente saprà ripristinare. Chi si ricorda delle elezioni di George H. Bush, di Bill Clinton, di George W. Bush e di Barack Obama è disposto a lasciarsi abbindolare di nuovo?
Sì, perché lo shock della presa del Campidoglio è tale che si è pronti a credere qualunque cosa: se gli Stati Uniti si avviassero inesorabilmente alla guerra civile (1), cosa ne sarebbe di noi Occidentali?
Per questa ragione non abbiamo voluto veder arrivare la crisi ora agli albori. Solo alcuni giornali greci hanno di recente descritto le ragioni della collera, che noi analizziamo da cinque anni (ossia prima dell’elezione di Trump).
Ed è per la stessa ragione che non vogliamo guardare in faccia la crisi e ci accontentiamo di commenti ottusi che ci assicurano che quest’increscioso episodio non avrà seguito. Ma chi può crederlo? Certo le cose si calmeranno per un po’ e la macchina repressiva schiaccerà i manifestanti del 6 gennaio, ma si tratterà solo di un rinvio e la guerra civile non si farà attendere.
Chi può crederlo? Certo le cose si calmeranno per un po’ e la macchina repressiva schiaccerà i manifestanti del 6 gennaio, ma si tratterà solo di un rinvio e la guerra civile non si farà attendere.
Già ora i non-Occidentali hanno capito che gli Stati Uniti hanno problemi interni tali da non consentirgli più di ergersi a modello per il mondo intero e, a maggior ragione, di dare lezioni di democrazia a quanti vogliono sottomettere.
Elezioni non democratiche
Durante le elezioni presidenziali del 2000 il mondo assistette sbalordito alla decisione della Corte Suprema di ignorare il riconteggio dei voti in Florida. Conformemente alla Costituzione, la Corte dichiarò di non potersi intromettere nello scrutinio di uno Stato federato e che doveva attenersi alla decisione del governatore, Jeb Bush, che aveva dichiarato il fratello George W. Bush regolarmente eletto.
Vent’anni dopo il mondo ha visto dichiarare inammissibili 60 ricorsi di Donald Trump, che denunciava frodi massicce in molti Stati.
Già ora i non-Occidentali hanno capito che gli Stati Uniti hanno problemi interni tali da non consentirgli più di ergersi a modello per il mondo intero e, a maggior ragione, di dare lezioni di democrazia a quanti vogliono sottomettere.
Come ho già scritto, dal punto di vista giuridico Al Gore e Donald Trump hanno perso. Ma dal punto di vista della democrazia, probabilmente hanno vinto.
È impossibile saperlo con certezza, ma i risultati delle altre elezioni che si svolgevano contemporaneamente lasciano pochi dubbi.
Si può però affermare che le elezioni presidenziali non hanno niente di democratico: lo spoglio è garantito dai governatori che, in numerosi Stati federati, scelgono loro stessi i funzionari o le società che lo svolgeranno. Se il sistema fosse democratico, lo spoglio sarebbe pubblico e fatto dai cittadini.
Un’elezione può dirsi democratica solo se si svolge nella trasparenza. Di conseguenza, queste elezioni, pur essendo legali per il diritto statunitense, sono innegabilmente non-democratiche
Ognuno ha potuto vedere urne trasportate dai seggi elettorali a una centrale di spoglio, dove venivano aperte da funzionari che poi chiudevano le tende, impedendo ai cittadini di verificare alcunché. Nessuno mette in dubbio la buona fede di questi funzionari, ma nessuno può nemmeno farsene garante. Un’elezione può dirsi democratica solo se si svolge nella trasparenza. Di conseguenza, queste elezioni, pur essendo legali per il diritto statunitense, sono innegabilmente non-democratiche.
Capovolgimenti di situazione
Per capire quanto avvenuto dobbiamo esaminare due colpi di scena, precedenti l’attacco al Campidoglio.
A metà dicembre 2020 il presidente Trump ha organizzato una riunione nella sala ovale, cui ha partecipato il generale Michael Flynn. Nell’occasione, Flynn ha proposto di ricorrere alla legge marziale per procedere a elezioni trasparenti (2). La maggior parte dei consiglieri presenti, nonostante i cambiamenti avvenuti ai vertici del Pentagono, si è opposta.
A metà dicembre 2020 il presidente Trump ha organizzato una riunione nella sala ovale, cui ha partecipato il generale Michael Flynn. Nell’occasione, Flynn ha proposto di ricorrere alla legge marziale per procedere a elezioni trasparenti
Due settimane dopo, il 4 gennaio 2021, i dieci ex segretari alla Difesa ancora in vita hanno firmato un libero intervento sullo Washington Post (3) per affermare che chiunque tentasse d’instaurare un’eventuale legge marziale sarebbe chiamato a risponderne davanti alla giustizia. L’unanimità degli ex segretari alla Difesa dimostra che l’idea della legge marziale era fattibile e concreta.
Secondo il Post (4), che ha ricostruito la riunione basandosi sulle confidenze degli ex segretari alla Difesa (che non vi hanno partecipato, ma che ne erano stati informati), il presidente Trump non ha mai considerato di conservare il potere con violenza. Ha invece presentato ricorsi e intrapreso diverse azioni giudiziarie per ottenere l’annullamento delle elezioni. Si starebbe preparando a fare campagna elettorale per tornare alla Casa Bianca nel 2025 (5).
Il vicepresidente Mike Pence, oggetto di forti pressioni da parte dei jacksoniani, ha espresso la propria posizione il 6 gennaio, giorno della riunione delle due assemblee del Congresso in seduta congiunta (6): ha preso atto che il suo ruolo di presidente della seduta è puramente cerimoniale e che non spetta a lui risolvere il dissidio – sebbene una particolare lettura della Costituzione gliene attribuisca in linea teorica il diritto – e ha perciò rimesso la decisione ai parlamentari. Agire diversamente avrebbe significato innescare la guerra civile latente. In simili situazioni tutti sono consapevoli di cosa potrebbero perdere, ma pochissimi accettano di correrne il rischio, soprattutto fra i notabili.
L’idea della legge marziale era fattibile e concreta
Dopo che la posizione di Pence è stata resa nota, molti importanti componenti dell’équipe di Trump si sono dimessi. I jacksoniani hanno vissuto questi voltafaccia come vigliaccherie e tradimenti del proprio ideale e della patria.
Poche ore dopo Donald Trump ha tenuto, non lontano dal Congresso, un meeting per denunciare ancora una volta «un’elezione rubata» e annunciare che parteciperà alla campagna per le elezioni del 2024. Non ha mai esortato i propri sostenitori a occupare il Campidoglio, sebbene alcuni abbiano potuto interpretarne in questo senso le parole.
L’occupazione del Campidoglio
Alcuni gruppi, marginali nel meeting, hanno tentato di entrare in Campidoglio. I video mostrano che la polizia del Congresso li ha lasciati fare senza opporre reale resistenza. Inizialmente i manifestanti hanno mostrato deferenza verso quel luogo che considerano sacro. Ma erano stati infiltrati da un gruppo di Antifa. Non si sa come né perché le cose improvvisamente sono degenerate. L’emiciclo è stato invaso e alcuni uffici dei parlamentari saccheggiati.
I video mostrano che la polizia del Congresso li ha lasciati fare senza opporre reale resistenza. Inizialmente i manifestanti hanno mostrato deferenza verso quel luogo che considerano sacro
Chi ha vissuto una guerra civile sa che è la peggior cosa che possa accadere, come ben sapeva il filosofo Thomas Hobbes, che visse la prima guerra civile inglese. Tutti sono concordi che è meglio subire uno Stato tirannico piuttosto di essere privi dello Stato (Il Leviatano (7)). Occupare il Campidoglio ed eventualmente rovesciare l’«ordine» statunitense è un atto carico di terribili conseguenze. Le cose non si sono spinte fino a tal punto: la polizia, che aveva lasciato entrare i manifestanti nell’edificio, li ha repentinamente e con successo respinti.
Lo stesso presidente Trump ha esortato alla calma, ma non lo ha fatto insieme alla moglie. Secondo il credo nazionale USA, la benedizione di Dio – quindi la pace e la prosperità – deve discendere sul «popolo eletto» dal presidente e dalla first lady (8). Decidendo di pronunciarsi da solo, Trump ha messo in discussione la religione della nazione.
Le reazioni negli Stati Uniti
Alcuni parlamentari democratici, il presidente della Camera Nancy Pelosi in testa, hanno immediatamente accusato il presidente Trump di aver sguinzagliato le proprie truppe all’assalto del Congresso. Hanno proposto di destituire il presidente Trump –sebbene mancassero soltanto 13 giorni al termine del mandato – ai sensi del 25° emendamento, 4° comma, della Costituzione. Questa manovra, già in precedenza ventilata, permetterebbe di privare Trump del diritto di ripresentarsi.
La norma del 25° emendamento non dovrebbe essere applicabile: riguarda infatti l’incapacità del presidente per ragioni di salute
Tuttavia la norma non dovrebbe essere applicabile: riguarda infatti l’incapacità del presidente per ragioni di salute. Quando l’emendamento fu adottato, le discussioni verterono sulla crisi cardiaca che impedì al presidente Woodrow Wilson di svolgere l’incarico alla fine del secondo mandato (dal 2 ottobre 1919 al 4 marzo 1921), nonché sull’ictus, meno grave, che privò temporaneamente il presidente Dwight Eisenhower (dal 24 settembre 1955 al 20 gennaio 1961) di alcune facoltà e lo indusse a condividere i poteri con il vicepresidente, Richard Nixon.
La classe dirigente ha fiutato aria di tempesta. Che la presa del Campidoglio sia stata un fallimento della polizia, come tentano di farci credere, o sia stata organizzata sotto falsa bandiera dai nemici di Trump, chi l’ha concepita è in grado di rovesciare le istituzioni e silurarne il personale.
Le reazioni all’estero
Dopo un secolo di dominazione, il resto del mondo ancora non sa chi sono gli Stati Uniti. Ignora che la loro Costituzione fu scritta per istituire un regime ispirato alla monarchia britannica e, per garantire i diritti dei cittadini, fu riequilibrata con dieci emendamenti.
La classe dirigente ha fiutato aria di tempesta. Che la presa del Campidoglio sia stata un fallimento della polizia, come tentano di farci credere, o sia stata organizzata sotto falsa bandiera dai nemici di Trump, chi l’ha concepita è in grado di rovesciare le istituzioni e silurarne il personale.
Quello che Alexis de Tocqueville descrive in La democrazia in America (9) è il Paese frutto di questo compromesso, un Paese di libertà. L’equilibrio fu infranto negli anni di Obama. Obnubilato, il resto del mondo non s’è accorto che gli Stati Uniti sono retrocessi a quel che furono nei primi quattro anni dopo la fondazione: un sistema oligarchico, adesso al servizio di una classe di miliardari internazionali, che ha deliberatamente ignorato l’indigenza delle ex classi medie, gli aggregati della popolazione per affinità culturali, nonché il prepararsi dei due terzi degli statunitensi alla guerra civile.
Confrontando le foto dell’occupazione dell’assemblea di Hong Kong da parte di una folla sovreccitata con quelle di Washington, i media cinesi non hanno potuto fare a meno di prendere atto dei due pesi, due misure. Mentre i media russi, occupati dalla festa del Natale ortodosso, hanno sorriso disincantati di fronte al loro storico rivale messo a terra.
I media occidentali hanno invece aderito senza riserve alla cancel culture neo-puritana, che distrugge tutti i simboli repubblicani per sostituirli con altri che glorificano le minoranze, non per quel che fanno, ma in quanto minoranze. In questo modo si sono ancora un po’ più identificati con l’ideologia che opprime l’America (10). Da buoni vassalli servili, hanno presentato le elezioni statunitensi come se i loro lettori stessero per parteciparvi e Joe Biden come il loro nuovo padrone.
gli Stati Uniti sono retrocessi a quel che furono nei primi quattro anni dopo la fondazione: un sistema oligarchico, adesso al servizio di una classe di miliardari internazionali, che ha deliberatamente ignorato l’indigenza delle ex classi medie, gli aggregati della popolazione per affinità culturali, nonché il prepararsi dei due terzi degli statunitensi alla guerra civile
Reagendo agli avvenimenti del Campidoglio, i dirigenti europei scambiano i sogni per la realtà: il presidente tedesco, nonché ex capo dei servizi segreti, Frank-Walter Steinmeier, ha dichiarato che i manifestanti pro-Trump armati avevano preso il Campidoglio; il presidente francese, nonché ex segretario di un noto filosofo, Emmanuel Macron, ha denunciato un attacco al principio fondamentale della democrazia «Un uomo, un voto».
No. Salvo alcune eccezioni, i manifestanti del Campidoglio non erano armati.
No. La Costituzione degli Stati Uniti non stabilisce affatto l’uguaglianza fra cittadini in ogni Stato federato.
Sì. È la classe dirigenziale USA a disprezzare davvero la democrazia, mentre i jacksoniani la difendono.
I grandissimi patrimoni che stanno dietro Joe Biden si sono già impadroniti del potere. Hanno messo fine alla libertà di parola. Hanno «preventivamente» chiuso gli account Twitter, Facebook, Instagram, Snapchat e Twitch della Casa Bianca, del presidente Trump e dei suoi sostenitori per «impedirgli d’istigare a nuove violenze» (sic).
È la classe dirigenziale USA a disprezzare davvero la democrazia, mentre i jacksoniani la difendono
Si sono così arrogati i poteri della Giustizia e si sono sottratti al decreto di Trump del 28 giugno 2020, che impone loro di scegliere fra l’essere trasmettitori neutrali d’informazione o produttori d’informazione (11).
Thierry Meyssan
NOTE
(1) «Negli USA la guerra civile diventa inevitabile», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 15 dicembre 2020.
(2) «Il generale Flynn, QAnon e le elezioni USA», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 1 dicembre 2020.
(3) «The time for questioning the election results has passed», Washington Post (United States) , Voltaire Network, 4 January 2021.
I grandissimi patrimoni che stanno dietro Joe Biden si sono già impadroniti del potere. Hanno messo fine alla libertà di parola
(4) «Trump’s final efforts to overturn election create discomfort for the military», Paul Sonne & Missy Ryan & Ellen Narashima, The Washington Post, January 6, 2021.
(5) «”I’ll See You in Four Years”: Trump and the Ghost of Grover Cleveland», Peter Baker, The New York Times, January 3, 2021
(6) «Mike Pence letter to Members of Congress», by Mike Pence, Voltaire Network, 6 January 2021.
(7) Leviathan or the matter, forme, & power of a common-wealth ecclesiastical and civil, Thomas Hobbes, 1651
(8) Contrariamente a un’idea diffusa, la funzione di first lady non è cerimoniale, ma religiosa. Spetta alla moglie del presidente o, se celibe, divorziato o vedovo, alla donna di famiglia da lui prescelta.
(9) De la démocratie en Amérique, Alexis de Tocqueville, Gollesin (prima parte 1835, seconda parte 1840) [La democrazia in America, prima edizione italiana Bologna, Licinio Cappelli, 1932].
(10)] Gli Occidentali sono convinti che tutti i neri e gli ispanici abbiano votato contro Trump. In realtà, secondo gli istituti di scienze politiche gli elettori di Trump sono per il 17% afroamericani e per il 37% latinos.
(11) «Executive Order on Preventing Online Censorship», by Donald Trump, Voltaire Network, 28 May 2020.
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «Biden e il potere con la forza», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 12 gennaio 2021
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Geopolitica
Trump invia all’Iran un ultimatum in 15 punti
Gli Stati Uniti hanno inviato all’Iran una proposta di pace in 15 punti che richiede lo smantellamento del suo programma nucleare, la limitazione dei missili e la fine del sostegno agli alleati regionali, secondo quanto riportato dai media statunitensi e israeliani. L’Iran ha negato di aver intavolato colloqui con gli Stati Uniti e avrebbe insistito su diverse importanti concessioni, tra cui la fine della sua presenza militare nel Golfo.
Il piano è stato riportato per la prima volta martedì dal New York Times, secondo cui, stando alle fonti, sarebbe stato consegnato tramite il Pakistan e non è chiaro se Israele lo approvi. Il quotidiano non ha fornito dettagli sul piano, limitandosi ad affermare che riguarda i programmi nucleari e missilistici balistici dell’Iran.
In seguito, il Canale 12 israeliano ha illustrato 14 dei 15 punti del piano. Secondo quanto riportato, il piano prevede che l’Iran smantelli completamente i suoi impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow, vieti permanentemente l’arricchimento dell’uranio sul suo territorio e trasferisca le sue scorte di uranio arricchito all’AIEA entro una scadenza concordata.
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Teheran sarebbe inoltre tenuta ad abbandonare la sua rete di gruppi armati regionali, a imporre limiti rigorosi al suo programma missilistico balistico e a mantenere aperto lo Stretto di Ormuzzo come corridoio marittimo libero. In cambio, tutte le sanzioni legate al nucleare verrebbero revocate e Washington fornirebbe assistenza al programma nucleare civile iraniano, compresa la centrale nucleare di Bushehr, che vede la partecipazione russa.
Teheran ha negato di aver avuto colloqui con Washington. Il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, portavoce del comando delle forze armate iraniane, ha deriso gli Stati Uniti per aver «negoziato con se stessi».
Secondo quanto riportato da una fonte iraniana, Press TV avrebbe respinto la tabella di marcia, affermando che la guerra finirà «in un momento scelto dall’Iran stesso». La fonte avrebbe inoltre dichiarato che Teheran non permetterà al presidente statunitense Donald Trump di dettare le condizioni e che un accordo dovrebbe contenere «garanzie concrete».
Diversi media hanno riportato che l’Iran ha chiesto agli Stati Uniti di accettare significative concessioni per porre fine alla guerra. Il Wall Street Journal ha affermato che Teheran insiste affinché l’America chiuda tutte le sue basi nel Golfo Persico, garantisca la cessazione di ulteriori operazioni militari, revochi tutte le sanzioni e consenta la riscossione dei pagamenti dalle navi che transitano nello Stretto di Ormuzzo, oltre a escludere il programma missilistico balistico iraniano da ulteriori negoziati.
Secondo l’agenzia Reuters, l’Iran chiede inoltre agli Stati Uniti un risarcimento per le perdite subite in tempo di guerra e il controllo formale dello stretto.
Commentando la proposta di Trump, il ministro dell’Economia israeliano Nir Barkat ha affermato che «sulla carta sembra ottima», anche se è improbabile che l’Iran l’accetti.
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Geopolitica
Ministro israeliano sionista chiede l’annessione del Libano meridionale
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In a documentary produced by Arte TV channel, Israeli Finance Minister Bezalel Smotrich advocates for a Jewish state and says it is written that “the future of Jerusalem is to expand to Damascus”#WARonHUMANITY pic.twitter.com/ADdeyokH8i
— TRT World (@trtworld) October 10, 2024
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Geopolitica
l’Iran vorrebbe il cattolico JD Vance come negoziatore statunitense al posto degli ebrei Witkoff e Kushner
Secondo quanto riportato dalla CNN, che cita alcune fonti, l’Iran avrebbe comunicato agli Stati Uniti di non voler collaborare con l’inviato speciale Steve Witkoff e con il genero del presidente Donald Trump, Jared Kushner, preferendo invece colloqui con il vicepresidente JD Vance.
Secondo la CNN, l’Iran ha espresso diffidenza nei confronti di Witkoff e Kushner a causa del fallimento dei precedenti contatti prima dell’inizio dell’operazione militare israelo-americana. Vance, a sua volta, sarebbe considerato dall’Iran un politico interessato a raggiungere un cessate il fuoco.
Lunedì, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti e l’Iran hanno avuto colloqui molto positivi e produttivi negli ultimi due giorni. Ha aggiunto di aver dato istruzioni al Pentagono di rinviare di cinque giorni gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane.
Il ministero degli Esteri iraniano ha negato che i colloqui abbiano avuto luogo, affermando di aver ricevuto solo messaggi in cui Washington esprimeva la volontà di avviare un dialogo.
JD Vance è un cattolico convertito. Cresciuto in una famiglia di origini scozzesi-irlandesi con influenze protestanti evangeliche e un’infanzia segnata dal caos familiare, da giovane si dichiarò ateo, influenzato da autori come Christopher Hitchens e Sam Harris.
Durante gli studi di legge iniziò un percorso di ricerca spirituale. Fu attratto dal cattolicesimo grazie alle letture di Sant’Agostino, René Girard (il filosofo del sacrificio, maestro del suo mentore nel Venture Capital, Peter Thiel) e a conversazioni con frati domenicani. Nel 2019, a 35 anni, ha ricevuto il battesimo e la prima comunione nella chiesa domenicana di St. Gertrude a Cincinnati.
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Come riportato da Renovatio 21, il vicepresidente Vance l’anno passato criticò papa Francesco per le restrizione alla Messa in Latino. A inizio anno, dinanzi alle masse della March for Life, ha paragonato l’aborto al sacrifizio umano pagano, una posizione che aveva ribadito anche mesi prima.
Vance ha descritto la conversione come «entrare nella resistenza», un approdo intellettuale e morale che lo ha aiutato a gestire la rabbia, perdonare e dare priorità alla famiglia. La moglie Usha, di fede induista, lo ha sostenuto in questo cammino. Secondo alcuni oggi la sua fede cattolica influenza profondamente il suo pensiero politico, con enfasi sulla dottrina sociale della Chiesa e sul bene comune.
Jared Kushner e Steve Witkoff sono entrambi ebrei. Kushner proviene da una famiglia di ebrei ortodossi moderni. Cresciuto osservante, ha frequentato una yeshiva (una scuola rabbinica), mantiene una casa kosher e osserva lo Shabbat. Ha sposato Ivanka Trump, figlia prediletta del presidente USA, che si è convertita all’ebraismo ortodosso prima del matrimonio.
Steve Witkoff è pure ebreo di nascita, figlio di genitori ebrei. Si definisce ebreo più in senso spirituale e culturale che strettamente religioso, pur essendo un forte sostenitore di Israele. Ha partecipato a eventi ebraici e ha donato per cause pro-Israele. Secondo il racconto pubblico, la sua vita è stata fortemente segnata dalla morte del figlio per overdose.
Entrambi rappresentano figure chiave nell’amministrazione Trump con radici ebraiche.
Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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