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Anche i vescovi USA contro Trump: «ripugnante» la guerra raccontata con i videogiochi
In seguito all’appello di di papa Leone XIV per un cessate il fuoco immediato nell’offensiva contro l’Iran, diversi figure della gerarchia cattolica statunitense si sono espresse sull’immoralità dei recenti sviluppi.
Ad esempio, l’arcivescovo di Washington, il cardinale Robert McElroy (già noto su queste colonne per varie controversie), ha definito la guerra moralmente ingiustificabile. Il cardinale di Chicago, Blase Cupich (anche lui, a dire la verità, controverso), ha affermato che è «ripugnante» il modo in cui la Casa Bianca sta inserendo immagini di videogiochi nei suoi messaggi sui social media riguardo alla guerra.
Il riferimento è probabilmente a dei meme a base di videogame preparati dal ramo social media della Casa Bianca. Uno sembra ricordare la vecchia console Nintendo Wii e il suo gioco sportivo, con attenzione all’orrendo giuoco del golf, come risaputo amatissimo dal Trump.
UNDEFEATED. pic.twitter.com/Jt69bcag5y
— The White House (@WhiteHouse) March 12, 2026
Un’altra clip presidenziale, anche quella esecrata su internet, usava un remix della colonna sonora del videogame Mortal Kombat montandoci sopra immagini dai film d’azione e fantascienza hollywoodiani.
JUSTICE THE AMERICAN WAY. 🇺🇸🔥 pic.twitter.com/0502N6a3rL
— The White House (@WhiteHouse) March 6, 2026
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Mentre la Casa Bianca pratica quello che in gergo si chiama shitposting, il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha respinto la giustificazione di Washington secondo cui gli Stati Uniti starebbero conducendo una «guerra preventiva», ha affermato che la Santa Sede non sta comunque interrompendo il dialogo con gli Stati Uniti.
«La Santa Sede parla con tutti e, quando necessario, parliamo anche con gli americani, con gli israeliani e mostriamo loro quali sono, a nostro avviso, le soluzioni» ha dichiarato il porporato vicentino segretario di Stato vaticano.
Il 16 marzo papa Leone XIV, che è di origini americane, ha colto l’occasione di un discorso ai giornalisti televisivi italiani per sottolineare l’importanza del momento, nelle difficili circostanze del periodo bellico, nel raccontare la realtà della guerra ed evitare di diventare portavoce della propaganda bellicista. «Sempre, ma in modo speciale nelle circostanze drammatiche di guerra, come quelle che stiamo vivendo, l’informazione deve guardarsi dal rischio di trasformarsi in propaganda. E il compito dei giornalisti, nel verificare le notizie, per non diventare megafono del potere, si fa ancora più urgente e delicato, direi essenziale»..
In precedenza Prevost in un discorso rivolto ai sacerdoti che partecipavano a un corso in Vaticano sul sacramento della confessione il 13 marzo, aveva affermato che il sacramento è un’occasione per ristabilire l’unità e la pace. Secondo il South China Morning Post, senza menzionare esplicitamente gli Stati Uniti, aveva posto la seguente domanda: «quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati, hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?».
Durante l’Angelus della scorsa domenica il pontefice aveva rivolto un pensiero anche al Libano, ora oggetto di una nuova invasione da parte dello Stato Ebraico.
«È motivo di grande preoccupazione la situazione in Libano. Auspico cammini di dialogo che possano sostenere le Autorità del Paese nell’implementare soluzioni durature alla grave crisi in corso, per il bene comune di tutti i libanesi» aveva dato dall’affaccio in piazza San Pietro il Prevost. «A nome dei cristiani del Medio Oriente e di tutte le donne e gli uomini di buona volontà, mi rivolgo ai responsabili di questo conflitto: cessate il fuoco! Si riaprano percorsi di dialogo! La violenza non potrà mai portare alla giustizia, alla stabilità e alla pace che i popoli attendono»
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Immagine screenshot da Twitter
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Trump: la NATO affronterà un «futuro molto brutto» se gli alleati non intervengono a Ormuzzo
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Oligarcato
Traffico sessuale, fratelli israeloamericani amici di Kushner condannati. Nei file Epstein il loro nome era censurato
La scorsa settimana agenti immobiliari di alto profilo Tal e Oren Alexander, insieme al fratello Alon, sono stati condannati per traffico sessuale. I fratelli Alexander sono israelo-americani attiva tra Nuova York e Miami.
Gli agenti hanno collaborato con numerose celebrità, vendendo un appartamento da 15 milioni di dollari a Miami Beach a Kim Kardashian e Kanye West e un costoso attico a Manhattan al miliardario gestore di hedge fund Ken Griffin.
I due fratelli sono stati ritenuti colpevoli di aver drogato e violentato quasi una dozzina di donne conosciute tramite app di incontri ed eventi sociali di celebrità, tra cui una vittima che ha affermato di essere stata violentata da Tal, Alon e altri due uomini quando aveva solo 16 anni.
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I giurati hanno visionato un video di una ragazza di 17 anni sotto l’effetto di droghe che veniva violentata da Alon; la donna ha testimoniato di non essere a conoscenza del video finché i procuratori federali non l’hanno contattata e informata del filmato.
Il processo ha rivelato che i fratelli avevano aggredito sessualmente delle donne in alcune delle proprietà che stavano vendendo, come ville negli Hamptons, appartamenti nei grattacieli di New York e costosi luoghi di villeggiatura.
Ciascun fratello, tutti sposati, rischia una pena minima di 15 anni di carcere, con pene massime dell’ergastolo, per cospirazione ai fini del traffico sessuale, traffico sessuale con la forza, frode o coercizione e altri reati sessuali.
Il deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie ha sottolineato che i nomi dei fratelli erano presenti nei fascicoli di Epstein, ma il Dipartimento di Giustizia ha censurato ato i loro cognomi.
«Ma il direttore dell’FBI Kash Patel ha affermato che nei fascicoli non ci sono prove di traffico sessuale», ha scritto Massie.
Anche gli Alexander, i cui genitori emigrarono da Israele negli anni Settanta, hanno partecipato alla festa di Hanukkah alla Casa Bianca del 2020, su invito del genero del presidente Donald Trump, Jared Kushner.
Dopo essere immigrati dallo Stato Ebraico in America, Nel 1982, i loro genitori fondarono un’azienda di sicurezza, la Kent Security Services, e in seguito si espansero nel settore immobiliare.
Nel 2019 i fratelli Alexander hanno assistito congiuntamente Ken Griffin nell’acquisto dell’attico più caro mai venduto negli Stati Uniti: un appartamento di 24.000 piedi quadrati al 220 Central Park South, acquistato per 238 milioni di dollari. Questa transazione ha battuto il precedente primato di Barry Rosenstein, che nel 2014 aveva sborsato 137 milioni per una residenza negli Hamptons. Nello stesso anno, i due hanno chiuso la vendita record a Miami di una villa unifamiliare per 50 milioni di dollari, la più costosa nella storia della città. Tra i loro clienti di spicco figurano Leon Black, Lindsay Lohan, Liam Gallagher, Kim Kardashian, Kanye West, Steve Madden e Tommy Hilfiger.
Oren Alexander è stato inserito nella classifica Forbes 30 Under 30 nel settore immobiliare. Nel giugno 2022 i fratelli hanno lanciato propria agenzia, battezzata «Official». I gemelli erano noti come presenze abituali nel «vivace» circuito della vita notturna tra New York e Miami.
Più di 30 donne hanno accusato Oren e il suo fratello gemello, Alon, di aggressione sessuale nel giugno 2024. Tal è stato anche implicato in molteplici aggressioni. Il primo organo di stampa a riportare le cause legali è stato The Real Deal, una pubblicazione del settore immobiliare. Diverse delle accuse, alcune risalenti a decenni fa, sono state corroborate da «decine di ex compagni di classe, dipendenti di agenzie immobiliari e agenti».
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Il processo fu presieduto dal giudice Valerie E. Caproni. Il vice procuratore degli Stati Uniti Madison Smyser, nelle dichiarazioni di apertura, affermò: «i fratelli hanno usato qualsiasi mezzo necessario, a volte droghe, a volte alcol, a volte forza bruta, per compiere i loro stupri». Durante il processo, la giuria ha ascoltata la testimonianza di una donna che disse di aver incontrato i fratelli e di essere stata drogata da loro prima di svegliarsi nuda nel letto con loro.
Gli avvocati dei fratelli hanno sostenutoche erano playboy e donnaioli, ma non criminali, e che le vittime erano motivate da «vergogna, rimorso e avidità». Sostenevano che il rapporto sessuale fosse consensuale e mettevano in dubbio l’attendibilità dei ricordi delle accusatrici. Durante il processo, la pubblicazione di documenti provenienti dagli archivi di Epstein che contenevano riferimenti ai fratelli Alexander ha indotto i loro avvocati a sostenere che ciò costituiva un motivo per l’annullamento del processo.
Il processo è durato cinque settimane, durante le quali più di una dozzina di donne hanno testimoniato di essere state drogate e aggredite sessualmente dai fratelli.
Ulteriori donne si sono fatte avanti in questi mesi per denunciare di essere state aggredite sessualmente.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Leone condanna la guerra di USA e Israele contro l’Iran: rispetto a Giovanni Paolo II è in ritardo
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