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Sanità

Agenda Sanitaria Globale dell’OMS, «sinistre forze in gioco»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health DefenseLe opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Come un bambino che si trasforma da innocente a adolescente ribelle, l’Organizzazione Mondiale della Sanità sembra aver usato la crisi COVID-19 come catalizzatore per dare una svolta al suo approccio precedentemente più altruista e democratico.

 

 

Cosa è l’OMS?

Molto è cambiato da quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è stata istituita subito dopo la seconda guerra mondiale. Come un neonato, l’OMS era ingenuo all’inizio ed è nato con nobili intenzioni.

 

Ha evoluto la sua definizione di salute, passando dalla mera assenza di malattia, a un concetto più olistico, uno «stato di completo benessere fisico, mentale e sociale».

 

Al centro della sua costituzione, ha posizionato «il godimento del più alto standard di salute raggiungibile» come un diritto fondamentale per ogni essere umano.

 

Dopo due traumatiche guerre mondiali, le persone hanno riconosciuto che un insieme di nazioni sovrane con ideali e priorità condivisi sarebbe stato il modo migliore per aumentare gli standard sanitari in tutto il mondo, riconoscendo che autorizzare gli individui a prendere il controllo della propria salute avrebbe rappresentato un potente passo verso questo obiettivo.

 

La Dichiarazione di Alma-Ata del 1978 è una lettura confortante.

 

In particolare: il Principio IV sottolinea l’importanza dell’individuo, così come della collettività, nella pianificazione e nell’attuazione della loro assistenza sanitaria; e il Principio VI, con un accenno a Norimberga e alla sperimentazione dei medici, che richiede che l’assistenza sanitaria di base debba essere fondata su «metodi e tecnologie pratici, scientificamente validi e socialmente accettabili».

 

Con il modo molto recente e coercitivo con cui i vaccini genetici COVID-19 sono stati lanciati sperimentalmente sulle masse — molte di queste spesso pronte a tutto per riconquistare i mezzi di sussistenza ed essere libere dai lockdown— è chiaro che i principi costituzionali dell’OMS e quelli di Alma-Ata sono stati ignorati (vedi quiqui).

 

Come un bambino che si trasforma da innocente a adolescente ribelle, l’Organizzazione Mondiale della Sanità sembra aver usato la crisi COVID-19 come catalizzatore per dare una svolta al suo approccio precedentemente più altruista e democratico.

 

Nel caso di un bambino, la maggior parte dei casi può essere attribuita alle influenze negative provenienti dall’ambiente immediato di quel bambino, come i genitori e la comunità locale.

 

Con un’organizzazione, non è molto diverso perché dipende da chi la controlla; e il controllo delle organizzazioni dipende fortemente da chi le finanzia.

 

Uno dei più grandi cambiamenti che l’OMS ha visto nei suoi 75 anni di storia è il passaggio dal finanziamento proveniente da Nazioni sovrane al finanziamento da parte di privati.

 

Oggigiorno, la maggior parte dei finanziamenti dell’OMS proviene dalla Bill & Melinda Gates Foundation e da due organizzazioni non profit strettamente allineate basate sui vaccini, finanziate da società vaccinali e farmaceutiche, l’alleanza vaccinale GAVI e la Coalizione Globale per le Innovazioni di Preparazione Epidemica o CEPI.

 

Non c’è modo di nascondere — nemmeno sui siti web di queste organizzazioni — l’incestuosa interconnessione tra vari governi e organizzazioni tra cui la Bill & Melinda Gates Foundation e il World Economic Forum (WEF).

 

Non è un caso che la Gates Foundation sia il secondo maggiore finanziatore dell’OMS, e che stia anche contribuendo a finanziare il WEF.

 

 

Emendamenti al RSI e trattato sulla pandemia: breve disaggregazione

Nonostante le intenzioni apparentemente positive dietro l’agenda dell’OMS, ci sono forze sinistre in gioco che minacciano di togliere la sovranità nazionale, di rimuovere la libertà di parola e di movimento verso un sistema di controllo sempre più centralizzato, globalizzato, autoritario, antidemocratico e verticistico sugli esseri umani e sulla loro salute.

 

I meccanismi utilizzati per questo spostamento profondamente inquietante verso una «One Health» globalizzata sono duplici.

 

Uno riguarda le modifiche proposte all’attuale Regolamento Sanitario Internazionale del 2005 (RSI) tramite emendamenti attualmente in fase di negoziazione. Questo è, in effetti, l’unico sistema normativo in vigore applicabile a livello internazionale che mira a regolare le risposte coordinate alle minacce per la salute.

 

Il secondo meccanismo prevede l’introduzione di un nuovo «trattato», vale a dire una «convenzione, accordo o altro strumento internazionale dell’OMS sulla preparazione e la risposta alla prevenzione delle pandemie».

 

Con un nome del genere, la sua forma breve, «Trattato Pandemico», è stata ampiamente adottata per facilità di riferimento.

 

Anche se si tratta di due documenti separati, gli emendamenti e il trattato pandemico funzionano in tandem. Il primo afferma il «cosa», mentre il secondo, il «come».

 

Gli emendamenti estendono drasticamente i poteri dell’OMS, ridefiniscono concetti importanti e ampliano il contesto, mentre il Trattato Pandemico riguarda il finanziamento e la governance necessari per sostenere questi emendamenti.

 

Emendamenti del RSI

Tra i cambiamenti profondamente inquietanti del RSI ci sono:

 

  • Articolo 12: conferisce al direttore generale dell’OMS, attualmente Dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus, pieno potere nel dichiarare un’emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale (PHEIC), ma anche un PHERC, un’emergenza sanitaria pubblica di «interesse regionale». La cosa più sconcertante è l’aggiunta della parola «potenziale» emergenza sanitaria pubblica, il che significa che non è necessaria un’effettiva emergenza sanitaria. Qualunque cosa potrebbe essere giustificata come un PHERC «potenziale» o PHEIC, perché non anche una «emergenza climatica», per esempio?

 

  • Attualmente, le raccomandazioni non sono vincolanti, come rispecchiato negli articoli 1 e 15, ma le modifiche elimineranno la loro natura «non vincolante», rendendo tali raccomandazioni vincolanti e rimuovendo qualsiasi flessibilità, portando a potenziali conflitti di interesse. Una volta reso vincolante, l’OMS avrà la supremazia su qualsiasi stato-nazione. La sovranità durante una pandemia, reale o fittizia, sarà stata eliminata. Gli stati nazionali si trasformano in semplici «stati membri» dell’OMS.

 

  • L’introduzione di un nuovo articolo, il 13A, sottolinea che gli Stati devono riconoscere l’OMS come «autorità di guida e coordinamento» e «impegnarsi a seguire le raccomandazioni dell’OMS». Questo articolo incoraggia anche lo sviluppo di linee guida di approvazione rapida per i prodotti sanitari (compresi i vaccini) e non sorprende che stiamo già assistendo a modifiche legislative nel Regno Unito che cercano di semplificare gli studi clinici al fine di rendere, ad esempio, l’approvazione del vaccino, più rapida e più facile, come qui.

 

  • Gli emendamenti cancellano anche le parole «pieno rispetto della dignità, dei diritti umani e delle libertà fondamentali delle persone» dall’articolo 3 e le sostituiscono con principi di «equità, inclusività, coerenza e in conformità con … la responsabilità differenziata degli Stati». In poche parole, alcuni dei principi importanti, duraturi e universali dei diritti umani, vale a dire il rispetto della dignità e delle libertà fondamentali dell’individuo, vengono messi da parte, sostituiti da termini vaghi e indefiniti come «inclusività» e «coerenza». Il riferimento allo sviluppo economico e sociale implica anche che l’enfasi differenziale sarà applicata a diverse popolazioni.

 

  • L’articolo 15 originariamente riguardava le raccomandazioni temporanee emesse in caso di PHEIC. L’emendamento a questo articolo ora copre non solo un PHEIC, ma anche qualsiasi evento che abbia «il potenziale per diventare un PHEIC». Le raccomandazioni temporanee possono includere «contromisure mediche» e, come indicato sopra, diventeranno vincolanti per gli «Stati membri» dell’OMS. Questo potrebbe essere solo l’inizio dell’imposizione di programmi di vaccinazione obbligatori, per esempio.

 

  • L’allegato 1 include un nuovo requisito degli «Stati membri» per comunicare eventuali rischi e contrastare la «disinformazione e la falsa informazione», lo stesso punto incluso anche in un’altra clausola dell’allegato 1 (7) che richiede all’OMS di rafforzare la sua capacità di «contrastare la falsa informazione e la disinformazione». L’OMS diventerà l’arbitro ultimo, senza responsabilità e non eletto della scienza. Ha già sviluppato un «dipartimento infodemico». Questo avrà lo scopo di gestire le «infodemiche» attuali e imminenti, definite come «troppe informazioni, incluse informazioni false o fuorvianti in ambienti digitali e fisici durante un’epidemia». L’OMS, come molte agenzie globali e portali mediatici, è in missione per affrontare la disinformazione mettendo a tacere i discorsi, gli scienziati dissenzienti e tutto ciò che causa «confusione e comportamenti rischiosi». Ciò includerebbe presumibilmente l’esercizio del proprio diritto di rifiutare un vaccino sperimentale sulla base del fatto che vengono invece utilizzati protocolli che migliorano l’immunità naturale. Ciò viola direttamente il nostro diritto alla libertà di espressione e alla ricezione/diffusione di informazioni ai sensi dell’ articolo 19 del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), dell’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e dell’articolo 15 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR).

 

  • L’articolo 13, paragrafo 5, stabilisce che una volta dichiarata un’emergenza o una potenziale emergenza, gli «Stati membri» dell’OMS dovranno consegnare fondi e materie prime all’OMS. Inoltre, qualsiasi proprietà intellettuale dovrà essere concessa all’OMS che, a sua volta, ne avrà la proprietà e il controllo della produzione di qualsiasi elemento rilevante per l’emergenza. La formulazione è stata modificata da «dovrebbe» a «deve», rendendola non più una scelta, ma un requisito. Ciò minaccia il diritto alla privacy ai sensi dell’articolo 17 dell’ICCPR e dell’articolo 8 della CEDU.

 

Più semplicemente, gli emendamenti al RSI darebbero a Ghebreyesus, l’attuale direttore generale, il potere supremo sulle decisioni all’interno del RSI che interesserebbero tutti gli oltre 190 «Stati membri» dell’OMS, indipendentemente da eventuali opinioni dissenzienti o disaccordi tra i membri.

 

La decisione di offrire tali poteri a un singolo individuo deve essere valutata molto attentamente alla luce della mancanza di trasparenza e responsabilità dell’OMS.

 

E l’individuo in questione? Pensiamo all’attuale direttore generale dell’OMS Ghebreyesus. Ha una presunta storia di genocidio contro varie tribù nella regione del Tigray del suo Paese d’origine, l’Etiopia, questione che è stata portata alla Corte Penale Internazionale dall’economista statunitense e ex consigliere del governo etiope, David Steinman, nel 2020.

 

Per coloro che potrebbero aver ritenuto che la dichiarazione dell’OMS sulla fine dell’ emergenza sanitaria pubblica COVID-19 all’inizio di questo mese fosse l’inizio di una transizione verso le norme pre-pandemia, è tempo di ripensarci. Ora è il momento che l’OMS e i globalisti stabiliscano il loro stallo per la prossima fase della loro agenda.

 

Il Trattato Pandemico

Come abbiamo indicato sopra, gli emendamenti del RSI devono essere interpretati insieme al «Trattato Pandemico», che, cosa abbastanza interessante, non riguarderà solo le pandemie. Esso introduce a livello globale la «One Health» che era già stata utilizzata dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie.

 

Il concetto riconosce l’interdipendenza della salute umana e animale e la connessione con l’ambiente. Parla meno (in realtà non parla affatto) di fughe di dati di laboratorio e ricerche sul guadagno di funzione che attualmente forniscono la spiegazione più plausibile di come è nato il COVID-19.

 

Attraverso questa agenda di One Health, l’OMS avrà il potere di prendere decisioni in materia di ambiente (comprese le emissioni di gas serra, l’inquinamento e la deforestazione), salute degli animali (ad esempio bestiame) e salute umana (comprese le vaccinazioni, determinanti sociali e movimento della popolazione).

 

Non c’è molto che riguardi la salute in cui l’OMS non possa avere influenza. Con questi poteri estesi l’OMS potrebbe prontamente dichiarare un’emergenza climatica o ambientale e imporre lockdown.

 

Potreste esservi chiesti perché i governi hanno sperimentato avvisi di emergenza (vedi esempio qui) di recente. Siete pronti per un altro lockdown vicino a voi?

 

(Nota a margine: sicuramente non lo stiamo pianificando, ma continuiamo a cercare modi per garantire che i nostri telefoni non ricevano tali avvisi!)

 

L’approccio One Health è coerente con il pensiero lineare e riduzionista dell’OMS che cerca di distillare tutte le potenziali soluzioni in una visione della scienza sottostante, una visione delle medicine necessarie e una sola verità.

 

Questo approccio monolitico comporta gravi pericoli per l’umanità dato che si tratta di approcci verticistici, decentralizzati e specifici a livello regionale a problemi di salute complessi che hanno sempre dimostrato di funzionare.

 

Dall’alto verso il basso, gli approcci «adatti a tutti», in particolare quelli distorti da interessi in conflitto, sono destinati al fallimento.

 

Solo coloro che non riescono a guardare al quadro scientifico più ampio sono pronti a convincersi che il primo tentativo globale dell’OMS di gestire una pandemia, che include mascherinelockdown e vaccini genetici, è stato un successo.

 

Al suo interno, i poteri estesi dell’OMS porteranno a una censura ancora maggiore e smantelleranno la nozione di scienza del consenso costruita su un metodo scientifico trasparente e mettendo a tacere le voci dissenzienti.

 

Alcune altre clausole importanti da notare all’interno del Trattato Pandemico includono:

 

  • L’articolo 4 (17) pone l’OMS in un «ruolo centrale» come «autorità di direzione e coordinamento con supremazia sugli «Stati membri» dell’OMS».

 

  • L’articolo 6 istituisce una catena di approvvigionamento e una rete logistica.

 

  • L’articolo 7 riguarda il trasferimento di tecnologia e prodotti correlati alla pandemia (compresi vaccini, terapie, ecc.) e «rinunce a tempo determinato ai diritti di proprietà intellettuale». Data la quasi nulla separazione tra gli interessi vaccinali che finanziano l’OMS e l’OMS stessa, questo potrebbe dare l’impressione di responsabilità collettiva e mancanza di interesse personale — ma è più come passarsi la palla tra amici molto intimi.

 

  • L’articolo 8 accantona sfacciatamente la visione di lunga data del valore di anni di supervisione normativa nell’approvazione di nuove tecnologie e vaccini. Richiede che i Paesi accelerino il processo di approvazione. Ciò potrebbe violare il nostro diritto alla salute ai sensi dell’articolo 12 ICESCR, nonché il diritto a prodotti medici sicuri ed efficaci. Questo è già implementato dalla campagna CEPI, che cerca di accelerare l’approvazione del vaccino a 100 giorni, invece del precedente processo di approvazione del vaccino di 5-10 anni. Questa mossa che è stata catalizzata dall’arrivo della tecnologia mRNA potrebbe presentare conseguenze gravi e sconosciute per la salute e la sicurezza della popolazione.

 

  • L’articolo 12 cerca di costruire una «forza lavoro».

 

  • L’articolo 15 ci ricorda ancora una volta il ruolo centrale dell’OMS come «autorità di direzione e coordinamento» globale.

 

  • L’articolo 17 ci dà una comprensione più chiara delle implicazioni del trattato sulla nostra libertà. Si afferma che le parti dovrebbero impegnarsi a «contrastare l’informazione falsa e fuorviante e la disinformazione». Ancora una volta, questa sembra essere una dichiarazione ripetitiva sia tra gli emendamenti del RSI che nel trattato stesso. L’articolo 17(b) richiede che gli «Stati membri» dell’OMS conducano «regolari ascolti e analisi sociali» (alias sorveglianza) con l’obiettivo di contrastare e sviluppare strategie per affrontare la disinformazione. Questo non solo limita la libertà di parola, ma minaccia anche il discorso scientifico e l’accesso all’informazione.

 

  • Come Melissa Fleming, Sottosegretario Generale delle Nazioni Unite per le Comunicazioni Globali, ha dichiarato durante la riunione del panel del WEF del 2022: «Possediamo la scienza e pensiamo che il mondo dovrebbe saperlo».

 

La discesa verso il totalitarismo

Per diventare legge internazionale, gli emendamenti richiedono semplicemente che il 50% degli «Stati membri» dell’OMS li approvi. Il «Trattato Pandemico», al contrario, richiede il sostegno di due terzi dell’Assemblea Mondiale della Sanità (WHA), in cui ogni paese, indipendentemente dalle dimensioni, esprime un singolo voto.

 

Come ci si potrebbe aspettare, la discussione sull’importazione di questi emendamenti sta ottenendo scarsa o nessuna diffusione nei media mainstream.

 

Di conseguenza, non c’è dibattito pubblico o discussione di cui parlare, tranne che nei regni dei «media alternativi» che non vengono ascoltati dalla maggioranza o, quando lo sono, vengono rapidamente liquidati, come le farneticazioni dei teorici della cospirazione.

 

C’è qualche limitato respingimento da parte di una manciata di politici audaci e schietti, anche se alcuni dei pochi che hanno parlato hanno affrontato conseguenze disastrose.

 

Ad esempio, non molto tempo dopo che il membro del Parlamento britannico Andrew Bridgen ha comunicato le sue preoccupazioni al Parlamento, è stato espulso definitivamente dal suo partito, nel suo caso, apparentemente per aver paragonato i vaccini COVID-19 all’Olocausto.

 

Senza una rivolta internazionale dal basso, questi emendamenti andranno avanti.

 

Il silenzio e la passività sono il nostro consenso. È, senza dubbio, parte della lenta discesa nel totalitarismo, che ci porta sempre più lontano dai principi e dai valori che hanno caratterizzato molte civiltà negli ultimi millenni, vale a dire il diritto alla libertà, i diritti dell’individuo e l’importanza della sovranità nazionale.

 

Cosa possiamo fare per fermare la supremazia dell’OMS sulla nostra salute?

Il punto di partenza deve essere la comunicazione e l’educazione. Questo significa schierarsi e parlare apertamente. Dobbiamo aprire conversazioni tra le masse, i politici, i governi, i leader mondiali, le imprese, le organizzazioni non profit e gli influencer nelle loro molteplici e diverse forme.

 

Questo argomento deve diventare conversazione quotidiana nelle famiglie di tutto il mondo, non solo un argomento di interesse per i pochi privilegiati alla cena occasionale.

 

Dobbiamo dare voce a coloro che sono stati all’altezza di questo problema negli ultimi due anni. Proprio lassù c’è l’ex consulente legale dell’IHR, la dottoressa Sylvia Behrendt e lo studioso senior ed ex scienziato dell’OMS, il dottor David Bell.

 

Ci deve quindi essere un’intensa attività di lobbying pubblico e un discorso basato su una corretta comprensione di questi emendamenti e del trattato proposto, insieme alle implicazioni che avranno se lasciati nella loro forma attuale.

 

Scadenze temporali

Sebbene gli emendamenti e il Trattato non siano ancora stati attuati, i governi hanno preparato il terreno e lentamente ci hanno facilitato nei cambiamenti.

 

Quest’ anno, tra il 20 e il 24 febbraio, il Working Group on IHR (WGIHR) ha tenuto la sua seconda riunione in cui gli emendamenti sono stati discussi per la prima volta. I prossimi passi sono stati concordati per quanto riguarda i negoziati più approfonditi, che si sono svolti tra il 17 e il 20 aprile.

 

Di seguito sono riportate alcune date aggiuntive per l’agenda:

  • Maggio76a Assemblea Mondiale della Sanità. Il tema dell’incontro è «Salvare vite umane, guidare la salute per tutti» dove delegati, agenzie e rappresentanti dell’AMS discuteranno delle «priorità future». L’Intergovernmental Negotiating Body (INB) sta preparando una relazione sullo stato di avanzamento presentata «per essere esaminata».

 

  • 12-16 giugno: proseguimento delle riunioni del gruppo di redazione dell’INB.

 

  • Luglio: Sesta riunione dell’INB e del gruppo di redazione. Riunione del WGIHR (quarta riunione).

 

 

  • Ottobre: Quinto incontro del WGIHR.

 

L’INB terrà altre quattro sessioni all’inizio del 2024 in preparazione della 77a riunione dell’AMS nel maggio 2024.

 

In questa assemblea, l’OMS mirerà ad adottare sia il RSI sia il Trattato Pandemico. Se adottato (ai sensi dell’articolo 19 della Costituzione dell’OMS per il trattato e dell’articolo 21 per gli emendamenti del RSI), gli Stati membri avranno 10 mesi per presentare riserve o respingere gli emendamenti/trattato. Se non vengono presentati rifiuti o riserve, questi diventeranno legge vincolante entro 12 mesi (maggio 2025).

 

Il trattato richiede che 30 paesi lo ratifichino. Gli emendamenti del RSI entrerebbero in vigore all’inizio del 2025 solo per i paesi che non emettono un rifiuto.

 

Conclusione

Il Regno Unito, dopo la Germania, rimane il secondo Paese finanziatore dell’OMS in Europa. I cittadini britannici hanno già firmato una petizione per chiedere un referendum prima che il governo si impegni a firmare gli emendamenti IHR e il trattato.

 

Dopo un dibattito nel Parlamento del Regno Unito del 17 aprile, il governo britannico ha concluso che un referendum non è necessario e che «il Regno Unito rimarrebbe in controllo di eventuali future decisioni sulle restrizioni nazionali o altre misure» [vedi la risposta completa qui].

 

Si tratta di un’affermazione rassicurante o semplicemente di cecità intenzionale? Gli ultimi due anni e la natura vincolante della supremazia dell’OMS sugli stati-nazione indicherebbero quest’ultima opzione.

 

Noi, la massa, dobbiamo riconoscere i rischi di consegnare tale potere a un’organizzazione sovranazionale non responsabile e non eletta come l’OMS, sostenuta così fortemente dagli interessi vaccinale e che ora è considerata come un’opportunità di investimento.

 

I Paesi hanno il diritto di rifiutare così come il diritto di uscire dall’OMS — il che significa che c’è ancora una via d’uscita prima che sia troppo tardi. Cosa è successo ai desideri delle persone di proteggere lo stato di diritto, proteggere i nostri diritti umani intrinseci e la nostra democrazia? Questi non sono privilegi, sono diritti.

 

Il compito che ci attende significa bloccare questo processo a livello nazionale, in più paesi. Come indicato nella Dichiarazione dell’articolo IV di Alma Ata, abbiamo il diritto e il dovere di partecipare, individualmente e collettivamente, alla pianificazione e all’attuazione della nostra assistenza sanitaria.

 

Facciamolo.

 

 

Paraschiva Florescu

Rob Verkerk 

 

 

© 17 maggio 2023, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Traduzione di Alessandra Boni

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Pubblicato originariamente da Alliance for Natural Health International.

Paraschiva Florescu è un facilitatore di missione di Alliance for Natural Health International.

Rob Verkerk è fondatore, direttore esecutivo e scientifico di Alliance for Natural Health International. 

 

 

 

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Sanità

Ospedale riutilizza le siringhe e infetta centinaia di bambini con l’HIV

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Almeno 331 bambini sono risultati positivi all’HIV tra novembre 2024 e ottobre 2025 in un ospedale di Taunsa, città situata nella provincia centrale del Punjab, in Pakistan. Lo riporta un’inchiesta della BBC Eye.

 

Le infezioni sembrano riconducibili a un’unica struttura, il THQ Taunsa Sharif, un ospedale pubblico gestito dalle autorità provinciali. A seguito di un’operazione di riprese sotto copertura durata appena 32 ore, la BBC ha individuato 10 casi distinti in cui la stessa siringa è stata riutilizzata per la stessa fiala di farmaco multidose. In quattro di questi casi, la stessa fiala è stata somministrata a bambini diversi. Se anche solo uno di questi bambini risultasse sieropositivo, gli altri tre potrebbero facilmente diventare portatori del virus debilitante.

 

«Hanno riempito la stessa siringa e l’hanno data a un bambino, poi l’hanno riempita di nuovo e l’hanno data a un altro», ha detto all’agenzia di stampa un familiare di un bambino sieropositivo. In altre parole, il personale ospedaliero utilizzava la stessa siringa su più pazienti, contaminando così a sua volta il flaconcino multidose.

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«Anche se hanno usato un ago nuovo, la parte posteriore, che chiamiamo corpo della siringa, contiene il virus, quindi la trasmissione avverrà anche con un ago nuovo», ha dichiarato alla BBC Altaf Ahmed, uno dei maggiori esperti pakistani di malattie infettive.

 

Sebbene un precedente amministratore dell’ospedale fosse stato licenziato dopo che una clinica privata aveva scoperto la pratica alla fine del 2024, Qasim Buzdar, il nuovo direttore sanitario, ha affermato che il filmato potrebbe essere «inscenato», secondo quanto riportato dalla BBC.

 

Interrogato su quale sarebbe la sua risposta a qualsiasi genitore preoccupato per le accuse, Buzdar ha affermato: «Posso dire loro con certezza e sicurezza che dovrebbero farsi curare presso il THQ di Taunsa».

 

Dato che non è la prima volta che gli amministratori ospedalieri vengono scoperti a facilitare questa pratica pericolosa, resta da vedere quali provvedimenti, se ce ne saranno, verranno presi dalle autorità. Per ora, centinaia di bambini saranno costretti a convivere con uno dei virus più letali al mondo, un destino che si sarebbe potuto facilmente evitare con poche semplici precauzioni.

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Epidemie

Avanzamenti della Commissione COVID. Intervista al dottor Giacomini

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La Commissione parlamentare COVID sta andando avanti. Mercoledì alla Camera dei Deputati vi è stata un’udienza riguardante i danni da vaccino. Vi ha partecipato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, che si è spesa sin dall’inizio per riportare il dibattito pubblico nell’alveo di una corretta comunicazione scientifica, tutelando al contempo i diritti costituzionali calpestati durante il biennio pandemico.   Dottor Giacomini, di cosa si è parlato ieri in Commissione? Abbiamo portato della documentazione che dimostrava che le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, già dal 2021 conoscevano il problema degli eventi avversi. Le circolari ministeriali già riconoscevano l’esistenza della questione.   Quali effetti avversi erano già noti al ministero della Salute? Oltre alle possibili reazioni allergiche legati alla composizione del siero, erano note alcune patologie quali la sindrome da perdita capillare, la sindrome di Guillain-Barré, le miocarditi, le pericarditi, la sindrome trombotica trombocitopenica.   Può farci un esempio di un documento che già conteneva questa informazione? La circolare del ministero della Salute del 4 agosto 2021. Siamo ad otto mesi dal lancio della vaccinazione nazionale.   E cosa ha fatto il ministero? Il ministero conosceva queste cose. Ma diceva che la vaccinazione doveva andare avanti: semplicemente, suggeriva di cambiare marca di vaccino. In pratica, le reazioni ai sieri non implicavano la sospensione della vaccinazione, ma il cambio di etichetta del siero: se ti ha fatto male il Pfizer, fai il Moderna.   Perché non si sono fermati? Posso dire che il ministero sembrava più preoccupato dal garantire inderogabilmente la continuazione della campagna vaccinale nazionale invece che la salute del singolo cittadino a cui pure veniva riconosciuto ufficialmente un danno da vaccino. La stessa questione si è avuta con le donne in gravidanza. Si decise di proseguire con le donne incinte nonostante l’assenza totale di studi riguardo gli effetti su questa popolazione. La stessa circolare insiste che qualora il soggetto fosse guarito dalla malattia, cioè avesse l’immunità naturale, il titolo anticorpale non va ritenuto un parametro di esclusione dalla vaccinazione COVID.   Cioè secondo la circolare se avevi fatto la malattia dovevi comunque fare il vaccino? Sì, dovevi farti il vaccino per avere gli anticorpi – anticorpi vaccinali, quindi indotti artificialmente su un frammento del patogeno – e invece gli anticorpi prodotti dall’immunità naturale non possono essere presi in considerazione. La sensazione è che bisognava vaccinare davvero tutti.   Perché? Il sospetto che mi viene è che non bisognava avere una popolazione di controllo, cioè un gruppo di persone non vaccinate – parliamo di decine di milioni di cittadini che erano guariti e quindi avevano l’immunità naturale. Essi avrebbero dimostrato che si poteva sopravvivere al virus senza il siero. La politica invece doveva dimostrare la qualità salvifica della vaccinazione. Senza gruppo di controllo dei guariti, che sono stati inoculati anche loro, non è possibile nessun raffronto e quindi si può portare avanti la narrazione del vaccino unico strumento per uscire dalla pandemia.

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Quali altri elementi vi sono in questo processo? Un altro elemento che ci fa capire come potrebbe esserci stata consapevolezza dei possibili eventi avversi anche letali è lo scudo penale stabilito con l’articolo 3 del DL 44/2021: si normava il fatto che qualora vi fosse un evento avverso anche mortale il medico vaccinatore sarebbe stato esentato da qualsiasi responsabilità, era sufficiente che avesse rispetto per le linee guida e le circolari ministeriali.   A cosa ha portato tutto questo? Tutto questo ha portato ad una profonda sfiducia da parte del cittadino nei confronti delle istituzioni e della scienza medica, perché la regia politica ed ideologica diviene evidente, così come l’omissione di informazioni che pure erano presenti nella comunicazioni all’interno delle istituzioni. Ricordiamo com’erano quei mesi: c’era la censura e se dicevi le stesse cose contenute nella circolare ministeriali venivi etichettato come pericoloso «no-vax».   Quindi i sieri sono «sicuri ed efficaci»? Questi farmaci per la loro stessa composizione possono avere effetti avversi: l’mRNA può raggiungere tutti i tessuti e non conosciamo le diverse reazioni di questi alla sostanza. Tutto questo era noto ma non si poteva comunicare all’esterno perché non si doveva spegnere quello che il ministro Speranza avrebbe definito, in una registrazione della riunione del CTS a seguito della morte di Camilla Canepa, l’«entusiasmo vaccinale».   Cosa è successo durante l’udienza? Dopo la relazione mia e del vicepresidente di ContiamoCi! Marco Cosentino, vi è stato l’intervento della senatrice del PD Ylenia Zambito. Ha avuto il coraggio di dire che non c’era alcun obbligo vaccinale. Mi è toccato ricordarle, insieme all’onorevole Bagnai, che non solo l’obbligo c’era, ma c’era pure sanzioni amministrative, sproporzionate ed irragionevoli, che avevano portato alla fame milioni di cittadini che non potevano più lavorare. Tantissimi si sono piegati a questa «coercizione amministrativa», che per quanto mi riguarda era solo un enorme «ricatto».   Solo un ricatto? Di più. Per me quello che c’è stato è stata una guerra civile. Per la prima volta, lo Stato ha disconosciuto milioni dei suoi cittadini e li ha perseguitati solo perché volevano liberamente decidere riguardo al proprio corpo – cosa peraltro sancita dall’articolo 32 della Costituzione.   Dicono che la vaccinazione ha salvato milioni di vite. Quand’anche fosse vero, il salvare le milioni di vite non può passare attraverso il sacrificio coatto di una minoranza che viene mandata a morire. Lo Stato non lo può fare. La Costituzione su questo è chiara. Dovevi assumerti il rischio, di una malattia da reazione avversa o perfino della morte, senza alternativa. Dovevi accettare la roulette russa. Tutto questo facendoti pure firmare un consenso informato che informato non era.   I politici vaccinisti stanno cambiando idea? Ho avuto l’impressione che le forze politiche che in quegli anni hanno avallato la discriminazione e la coercizione oggi non possono più difendere queste posizioni, cercando di mettere nel dimenticatoio quella stagione. Del resto sono posizioni indifendibili: la letteratura scientifica, i casi sanitari in tutto il Paese, la Costituzione – di cui si sono detti paladini nell’ultimo referendum – violata in tantissime sue parti. Rispetto al 2024 quando andammo in Commissione COVID la prima volta, quando erano belli agguerriti, mi sono parsi più sulla difensiva, più remissivi. Hanno le armi spuntate: di fronte a relazioni rigorose e pacate non hanno la possibilità di controbattere nulla.   Quale valore ha la Commissione in questo momento? I lavori della Commissione continuano ad essere silenziati dalla grande stampa. Invece un evento che ha sconvolto la vita di tutti gli italiani, comunque la si pensi, non può essere messo in un cassetto da chiudere per sempre. Abbiamo un obbligo civile, morale di analizzare tutto quello che è successo e far emergere le verità che sono state taciute, al fine di dare ai cittadini gli elementi. Se siamo ancora in una democrazia, dobbiamo avere il coraggio di cercare la verità. Qualsiasi siano le conclusioni che arriveranno alla fine di questo percorso.   Cosa vuole dire ai lettori di Renovatio 21? Che il perno deve essere il lavoratore, l’uomo che fa, che crea il proprio destino. Quindi invitiamo tutti a sostenere l’azione del sindacato DI.CO.SI. ContiamoCi! per difendere il diritto al lavoro che non deve mai più essere calpestato nel nome di una spinta emergenziale, che, guarda caso, oggi si sta riproponendo in altre forme. Perché il fine ultimo metapolitico di tutto questo è quello di spogliare l’uomo della sua libertà. Togliere il lavoro significa togliere la libertà, e quindi avere un popolo facilmente controllabile di schiavi.  

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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata
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Sanità

Una «separazione delle carriere» per chi giudica i medici. Intervista al dottor Giacomini del sindacato DI.CO.SI.

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Ci sono in Italia alcuni «processi» che non verranno in alcun modo toccati dal referendum né dalle riforme votate in Parlamento: sono i «provvedimenti disciplinari» inflitti dagli Ordini ai medici stessi. Renovatio 21 oramai da lustri ha segnalato i casi di dottori radiati dagli albi, soprattutto dopo la legge Lorenzin per l’obbligo vaccinale pediatrico del 2017. Con molti di questi dottori abbiamo fatto articoli e conferenze, e quindi abbiamo contezza del peso che un procedimento disciplinare ordinistico comporta, dalle prime accuse alla radiazione finale. Questi «processi» subiti da medici – che processi veri non sono, ma hanno parimenti effetti concreti, talvolta devastanti, sulla vita delle persone – hanno dinamiche particolari, sconosciuti ai più. Abbiamo sentito in merito alla questione il presidente del sindacato DI.CO.SI ContiamoCi! dottor Dario Giacomini.

 

Dottor Giacomini, possiamo dire che c’è una magistratura anche per i medici?

Non c’è una magistratura in senso stretto, ma ci sono delle commissioni per gli iscritti all’albo che presiedono procedimenti disciplinari. C’è poi un secondo grado di giudizio che è la Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS), che rappresenta un grado definitivo, salvo la Cassazione per violazione di legge o vizi di forma – la Cassazione non entra nel merito della questione, ma verifica se proceduralmente ci sono stati dei passaggi errati.

 

Come funziona un «processo» ad un dottore?

Parte tutto a seguito di una segnalazione alla Commissione Albo Medici (CAM) della provincia, che è presieduta di solito dal presidente dell’Ordine dei Medici. C’è una parte istruttoria, dove c’è un consigliere istruttore nominato sempre dal presidente dell’Ordine (che poi collegialmente pronuncerà la sentenza), il quale valuta le prove. Poi il medico viene informato  dell’esistenza dell’istruttoria. Viene quindi invitato a comparire davanti alla commissione disciplinare. A quel punto, si apre il «processo»: da una parte il medico, accompagnato volendo dal suo avvocato, e dall’altra il presidente dell’Ordine, che però in quel momento veste il mantellino di presidente della Commissione d’Albo, composta dal presidente dell’Ordine e da alcuni consiglieri dello stesso.

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Chi giudica quindi?

La commissione giudicante è fatta da consiglieri e presidente dell’Ordine. Questo è un problema: nelle elezioni ordinistiche si presentano e si votano delle liste. Non c’è voto nominale, ma voto di lista: se voti una lista dai il voto a tutti i suoi membri. Quindi quello che si ottiene è un Consiglio Direttivo monocolore, tutti sono provenienti dalla medesima lista. Lo stesso vale quindi anche per la commissione disciplinare, che è composta dagli stessi consiglieri che erano prima nella medesima lista. Sono tutti espressioni di una medesima forza sindacale che ha generato quella lista, perché le liste elettorali per l’Ordine sono espressioni di accordi sindacali. È un monolite: chi mai, nella commissione disciplinare, prenderà le parti dell’accusato o si metterà contro il presidente della commissione e dell’Ordine stesso – che peraltro ha messo in lista tutti?

 

Pare un problema che va molto oltre la separazione dei ruoli…

Non c’è democrazia all’interno degli Ordini. Il meccanismo del voto per liste fu introdotto dal ministro Lorenzin nel 2018, a ridosso degli obblighi vaccinali dell’estate 2017. Si è creata una sorta di totalitarismo giudiziario, che ha blindato la discussione scientifica dentro gli Ordini. Se tu proferisci parola non gradita in ambito medico-scientifico rischi una procedura disciplinare da parte di un blocco che risponde ad ideologie e ad altri poteri. Ci sono casi che abbiamo tutti in mente, che si sono moltiplicati durante il dissenso su COVID e obblighi relativi.

 

In una situazione del genere, come è possibile difendersi?

Anche il secondo grado, alla CCEPS, lo vinci difficilmente: perché l’organo è costituito in parte da alcuni presidenti di Commissione d’Albo a loro volta designati dalla FNOMCEO, che sono espressioni di un medesimo blocco politico-sindacale. Voglio ricordare che l’ENPAM, l’ente pensionistico dei medici, è controllato dagli stessi presidenti di Ordine, che ne eleggono il Consiglio di Amministrazione. L’ENPAM gode di un patrimonio di 30 miliardi di euro… la più grande cassa previdenziale privata in Europa, controllata dai sindacati tramite i presidenti di Ordine.

 

Quindi si tratta di un potere espressamente politico?

Il sindacato tramite gli Ordini controllano la classe medica e ne fanno uno strumento politico. Fondamentalmente la politica entra negli Ordini attraverso il sindacato e delibera secondo logiche che non sono quelle della tutela e della salute del cittadino.

 

E quindi che senso ha il «processo»?

La condanna è scritta ancora prima di andare al procedimento. Se ti arriva un provvedimento disciplinare, a meno che non salti fuori qualcosa di davvero imprevisto, sai già che sarai condannato. Sono organi interni: il presidente dell’Ordine è giudice e boia. Altro che carriere separate.

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Qualche aderente a ContiamoCi! ci è passato?

Abbiamo almeno una decina di casi. Sto parlando non di casi che vengono da indagini dei NAS, ma da persecuzioni per motivi ideologici, come il rifiuto di accettare alcuni assunti fatti passare come consenso scientifico del momento. Si tratta di medici che curano secondo una letteratura scientifica consolidata. «La scienza non è quella degli studi, la scienza la decidiamo noi» mi disse in pratica un presidente di Ordine quando gli portai l’esempio di un articolo sul British Medical Journal, che ha un Impact Factor altissimo, di Peter Doshi sui dubbi riguardo la vaccinazione COVID. Se il dottor Doshi fosse in Italia, lo avrebbe radiato, mi disse. Su certi argomenti è proibito il dibattito scientifico in Italia. Gli Ordini sono il cane da guardia di questo sistema di potere.

 

Come è la vita di un medico che viene radiato praticamente senza possibilità di rispondere davvero?

L’apertura di un provvedimento disciplinare stravolge e rovina la vita di un medico. Hai armi spuntate per difenderti, arrivano accuse pretestuose. Psicologicamente è impattante: una persona vede anni di studi e una carriera finita ingiustamente. Oltre al danno economico. Uno a cinquant’anni e dei mutui accesi dovrebbe reinventarsi un lavoro. Viene uccisa civilmente e professionalmente una persona. Dei colleghi che ti dicono: tu non lavorerai più, solo perché magari hai detto delle parole sulla vaccinazione che loro non condividono. Tutto questo fuori da un’aula di tribunale. Non credo che in Italia ci sia un organo con un potere così assoluto sulla vita di una persona.

 

L’avvocato di un medico che stava subendo la radiazione dall’Ordine ci confessò: «pensavo di andare ad un processo, invece era un plotone di esecuzione».

Esattamente.

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Qualcuno in politica si sta rendendo conto di questo problema di «separazione delle carriere» anche negli Ordini professionali?

No. Nessuno se ne sta rendendo conto. Sono completamente all’oscuro delle dinamiche ordinistiche. La politica si è sempre interessata molto poco della gestione dei corpi intermedi, e di quanto questi impattino nella vita privata delle persone e nel dibattito pubblico. Specie il centrodestra è completamente fuori dai corpi intermedi della sanità che sono colonizzati in toto dai partiti e dai sindacati di centrosinistra.

 

Il sindacato DI.CO.SI sta prendendo una posizione pubblica sulla materia?

Sì, è dal 2021 che stiamo facendo, in solitaria, questa battaglia. Vogliamo una riforma degli Ordini. Vogliamo spiegare alle forze politiche quello che sta succedendo: per questo siamo attaccati da tutti gli altri sindacati, in particolare durante le elezioni ordinistiche recenti, dove abbiamo candidato alcuni membri con vere e proprie liste di liberi medici (la maggior parte nemmeno iscritti al nostro sindacato), che sono state combattute come si trattasse di una tremenda scalata dei no-vax, quando molti dei dottori nelle nostre liste erano vaccinati COVID. La nostra è una battaglia di libertà. Noi vogliamo solo aprire le porte degli Ordini al dibattito scientifico fuori da interessi partitici e farmaceutici, per tutelare sul serio la salute del cittadino.

 

Come è possibile uscire da questa situazione?

Noi chiediamo che il giudizio sia esterno agli Ordini, una magistratura competente in ambito sanitario. Bisogna avere una vera difesa, una vera accusa, e un giudice terzo. L’Ordine non può essere autogiudicante, che con la lista unica bloccata ha di fatto creato un assetto sovietico. Invitiamo tutti i colleghi medici ad unirsi al nostro sindacato non per ripercorrere i giochi di potere degli altri, ma perché crediamo che solo in questo modo la politica sia forzata a cancellare la riforma Lorenzin per tornare all’elezione nominale dei singoli membri, per avere una pluralità di voci all’interno della classe medica e odontoiatrica: questo garantisce, in ultima analisi, l’interesse per la salute del cittadino.

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