Economia
Trump firma un ordine esecutivo che vieta le valute digitali delle Banche Centrali
Il presidente Trump ha appena firmato un ordine esecutivo che mette al bando le valute digitali delle banche centrali (CBDC).
Secondo Fox Business, l’ordine di Trump «proibisce alle agenzie di istituire, emettere o promuovere valute digitali delle banche centrali e ordina ad altre agenzie e dipartimenti federali di fornire al gruppo raccomandazioni sulle normative sulle risorse digitali che dovrebbero essere revocate o modificate».
Intitolato «Rafforzare la leadership americana nella tecnologia finanziaria digitale», l’ampio Executive Order (EO) afferma esplicitamente che le CBDC «minacciano la stabilità del sistema finanziario, la privacy individuale e la sovranità degli Stati Uniti».
Inoltre, l’ordinanza di giovedì definisce le CBDC come «una forma di moneta digitale o valore monetario, denominato nell’unità di conto nazionale, che costituisce una passività diretta della Banca Centrale».
Secondo Fox Business, l’ordine di Trump fornisce uno schema completo per l’adozione di risorse digitali da parte degli Stati Uniti.
L’ordine di Trump istituisce il Presidential Working Group on Digital Asset Markets, che svilupperà un quadro normativo federale per gli asset digitali, comprese le stablecoin, e valuterà la creazione di una riserva nazionale strategica di asset digitali. Sarà presieduto dal White House AI e crypto zar e includerà il segretario al Tesoro, il presidente della Securities and Exchange Commission (SEC), nonché altri responsabili di dipartimenti e agenzie competenti.
«Il presidente Trump contribuirà a fare degli Stati Uniti il centro della tecnologia finanziaria digitale, fermando le aggressive azioni di controllo e l’eccesso di regolamentazione che hanno soffocato l’innovazione crittografica sotto le precedenti amministrazioni», si legge nell’annuncio della Casa Bianca.
Questa notizia arriva subito dopo che Trump si è rivolto pubblicamente ai globalisti durante l’incontro annuale di Davos del World Economic Forum, dicendo loro che l’America è «di nuovo una nazione libera» e che farà degli Stati Uniti la «Capitale mondiale dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute».
Trump ha anche graziato nelle scorse ore, sempre come promesso, Ross Ulbricht, il fondatore della piattaforma del Dark Web Silk Road, considerato uno dei padri de facto dell’utilizzo in rete del Bitcoino.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Economia
Volkswagen richiama 4 milioni di auto per problemi di sicurezza
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Economia
L’UE dinanzi alla peggior crisi energetica della sua storia: parla il capo del fondo sovrano russo
L’Europa si trova ad affrontare «la peggiore crisi energetica della storia», ha avvertito l’inviato del Cremlino Kirill Dmitriev, definendo la situazione «autoprodotta». Ha indicato ripetutamente la decisione dell’UE di ridurre le importazioni di energia dalla Russia come fattore decisivo della crisi.
Il Dmitriev ha fatto queste dichiarazioni dopo le segnalazioni di un peggioramento della carenza di carburante in tutta l’UE. I dati governativi di domenica hanno mostrato che il 15% delle stazioni di servizio francesi stava affrontando problemi di approvvigionamento per almeno un tipo di benzina o diesel.
Anche la stampa tedesca ha riferito prezzi record per i carburanti, con la benzina Super E10 intorno a 2,3 euro al litro e il diesel a un prezzo medio record di 2,45 euro. In tutta l’UE i prezzi della benzina sono saliti del 24% rispetto a un anno fa, quelli del diesel del 38% e il carburante per aerei costa più del doppio. I prezzi di riferimento del gas sono aumentati del 150% su base annua, arrivando a 81 euro per megawattora, e gli analisti avvertono che potrebbero toccare i 100 euro.
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«Finalmente l’Europa capisce di trovarsi di fronte alla peggiore crisi energetica della storia», ha scritto Dmitriev in una serie di post su X sabato, definendola «una crisi autoinflitta, senza alcun tentativo di analizzare le cause profonde e correggere la rotta».
Quest’anno il blocco ha dovuto affrontare crescenti pressioni sull’approvvigionamento a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha interrotto lo Stretto di Ormuzzo, rotta cruciale per il petrolio e il GNL a livello globale.
Insieme agli attacchi degli Houthi contro le navi nel Mar Rosso e le infrastrutture energetiche saudite, le interruzioni hanno fatto salire i prezzi del petrolio di circa il 50%, con quotazioni intorno ai 100 dollari al barile, spingendo al rialzo i costi di carburanti e gas. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato questa settimana che l’UE ha speso oltre 90 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili dall’inizio della guerra.
Tale spesa aggiuntiva è stata scaricata sulle famiglie. Bruxelles ha inoltre riconosciuto in precedenza che i prezzi del gas industriale e dell’elettricità restano da due a quattro volte superiori a quelli dei principali partner commerciali.
Il conflitto in Medio Oriente ha però aggravato ulteriormente i mercati energetici, già sotto pressione per il taglio netto delle forniture russe deciso dall’Europa dopo le sanzioni seguite all’escalation in Ucraina nel 2022. Prima di allora la Russia copriva circa il 45% delle importazioni di gas e il 27% del petrolio greggio dell’UE. Entro il 2025 la sua quota era scesa al 12% delle importazioni di gas e a circa il 2% del petrolio greggio.
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Anche i sostenitori delle sanzioni, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron, hanno collegato le difficoltà energetiche dell’Europa alla perdita delle forniture russe a basso costo. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha avvertito all’inizio di questo mese che l’UE non può restare competitiva finché i costi dell’energia restano proibitivi.
Nel frattempo l’UE si appresta ad affrontare la stagione del riscaldamento con i livelli di stoccaggio del gas più bassi degli ultimi 15 anni. Secondo Gas Infrastructure Europe (GIE), sabato le infrastrutture sotterranee erano occupate solo al 69,3%, sotto la media dell’85% registrata in questo periodo dell’anno negli ultimi cinque anni, alimentando il timore di una maggiore volatilità dei prezzi e di bollette più salate quest’inverno.
Nonostante la situazione critica, von der Leyen ha ribadito nel discorso sullo Stato dell’Unione di questa settimana che l’UE proseguirà con il piano REPowerEU per chiudere in modo definitivo la dipendenza energetica dalla Russia, con l’uscita completa del GNL russo dal mercato UE entro la fine del 2026 e del gasdotto entro l’autunno del 2027.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Economia
L’Arabia Saudita annulla le spedizioni di petrolio verso l’Europa dopo l’attacco all’oleodotto
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