Epidemie
L’epidemia di Conte. Il discorso del senatore Bagnai in Senato
Renovatio 21 pubblica il discorso del senatore Alberto Bagnai in Senato, 13 ottobre 2020.
Signor Presidente del Consiglio, quando è iniziata la sua relazione mi sono trovato un po’ spaesato: ho pensato che fosse andato fuori tema parlando del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Sono andato a rivedermi l’ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo, dove si parla di COVID-19, di relazioni Europa-Regno Unito, di cambiamento climatico, di relazioni con l’Africa; poi, alla fine, ci è arrivato anche lei, ma lì per lì ho pensato che le avessero dato in mano il foglietto sbagliato, cosa che ogni tanto capita.
Capitò anche nella legislatura precedente, quando lei venne in Aula a difendere lo strano concetto che l’oro della Banca d’Italia non appartenesse allo Stato italiano. A proposito, quelli che scrivono quei foglietti ieri sono venuti in audizione a spiegarci che la Banca centrale europea acquista titoli creando moneta e, quindi, i 500 nuovi miliardi di aggiunta al piano di emergenza pandemica sono stati creati con un click. Tutto qua.
Quelli che scrivono quei foglietti ieri sono venuti in audizione a spiegarci che la Banca centrale europea acquista titoli creando moneta e, quindi, i 500 nuovi miliardi di aggiunta al piano di emergenza pandemica sono stati creati con un click
Resta la domanda politica del perché, invece di 500, non se ne siano creati 5000: glielo dico solo perché lei poco fa ha parlato di risorse scarse. Ma non era questo il tema su cui volevo attirare la sua attenzione.
Vede, presidente Conte, dopo il nostro ultimo incontro di centosettantacinque giorni fa, il 21 aprile, in cui mi accadde di chiedere le sue dimissioni, mi sono interrogato per giorni se quella mia veemenza fosse giustificata, se non mi fossi lasciato trascinare dalla foga oratoria, se la mia valutazione – in questa sede ovviamente deve essere politica e non può essere personale – non fosse stata inquinata dall’amarezza e dalla delusione personale, una delusione che, per quanto mi riguarda, è giustificata dal mio punto di vista e che naturalmente può essere pienamente ricambiata da lei.
In politica bisogna sempre lasciare uno spiraglio aperto al dubbio, una via di fuga all’avversario; bisognerebbe restare freddi, non affidarsi all’istinto, e però, tra i tanti motivi di gratitudine che ho nei suoi riguardi, c’è anche quello di avermi sollevato dal peso di questo dubbio, perché ex post la mia richiesta si è dimostrata perfettamente giustificata.
Quando chiedemmo le sue dimissioni, lei ancora non aveva negato – di fronte ai magistrati di Bergamo – di aver visto il verbale del Comitato tecnico scientifico che consigliava di chiudere in una zona rossa i Comuni di Alzano Lombardo e Nembro. Lo avrebbe fatto poi il 12 giugno, quando negò di averli visti, ma il 7 agosto – sorpresa! – dopo la parziale desecretazione dei verbali del Comitato, lei stesso confessava non solo di aver letto quelle pagine, ma di aver chiesto su di esse uno specifico approfondimento. Quindi, lei sapeva del pericolo ma non agì, o meglio agì in ritardo, e probabilmente in modo esagerato.
Fu forse questa gestione goffa, tutta giocata sulla comunicazione, a costringere poi al drastico provvedimento del lockdown in tutto il territorio nazionale.
Parliamo di COVID-19, perché lei ha ricordato che il Paese è leader nell’emergenza pandemica e, quindi, vediamo come siamo stati leader.
Partiamo da quel weekend in cui – come ricordiamo – il suo staff di comunicazione, nel desiderio di farla apparire in pieno controllo della situazione, riuscì solo a conseguire il risultato di scatenare il panico, in una girandola di conferenze stampa e di bozze inviate da Palazzo Chigi – lei smentì, i giornalisti confermarono – che scatenò l’esodo dalla Lombardia.
Fu forse questa gestione goffa, tutta giocata sulla comunicazione, a costringere poi al drastico provvedimento del lockdown in tutto il territorio nazionale. Sussisteva infatti all’epoca il sospetto – ora ce lo siamo dimenticato – che la fuga disordinata dalla Lombardia, provocata dalla sua gestione della crisi, avesse diffuso ovunque il virus.
Sussisteva infatti all’epoca il sospetto – ora ce lo siamo dimenticato – che la fuga disordinata dalla Lombardia, provocata dalla sua gestione della crisi, avesse diffuso ovunque il virus
Non era la prima volta però che la sua inerzia ci metteva in pericolo. Sempre dopo la desecretazione dei verbali, abbiamo saputo che il 12 febbraio, tre giorni dopo gli infausti spot della Presidenza del Consiglio, secondo cui il contagio non era affatto facile, lei riceveva uno studio dell’epidemiologo Stefano Merler, ricercatore della fondazione Bruno Kessler, secondo cui il Covid-19 avrebbe potuto provocare fra 35.000 e 60.000 morti, quello studio sul quale il 22 aprile scorso l’onorevole Molinari le avrebbe poi chiesto chiarimenti e del quale si sapeva che non era stato diffuso per non scatenare il panico. Mentre si evitava però di scatenare il panico, non ci si preparava.
Fu lei, non altri, signor Presidente del Consiglio, a dire il 27 gennaio, intervistato dalla signora Gruber: «Siamo prontissimi», ma il primo bando Consip per l’acquisto di materiale sanitario venne completato il 10 marzo, a emergenza largamente conclamata. (Applausi). Risparmio la storia di tutti i successivi fallimenti della gestione commissariale; fallimenti che ovviamente verranno premiati con prestigiosi incarichi.
La situazione però è ancora peggiore di così, perché non solo non ci si preparava; dopo aver avuto la piena consapevolezza dei rischi che il Paese correva – rischi che poi si sono materializzati con discreta precisione, ad onore del ricercatore che li aveva previsti – la sua preoccupazione fu il 15 febbraio di inviare 18 tonnellate di materiale sanitario in Cina (Applausi), perché noi siamo buoni, anzi di più: siamo politicamente corretti e, infatti, chiamiamo spagnola la spagnola, ma la cinese la chiamiamo COVID-19.
Il primo bando Consip per l’acquisto di materiale sanitario venne completato il 10 marzo, a emergenza largamente conclamata
Vorrei aggiungere che il 21 aprile, l’ultima volta che ci siamo visti, non potevo sapere che quella intollerabile forzatura, consistente nel disporre per atto amministrativo di diritti costituzionali soggetti a riserva di legge e a riserva giurisdizionale, che allora fummo fra i primi a denunciare, si sarebbe prolungata a oltranza.
Non lo sapevo, non lo potevo sapere e non potevo nemmeno immaginare – nessuno di noi poteva immaginare – che lei si sarebbe preso e tenuto i pieni poteri, naturalmente sotto lo sguardo benedicente dell’Unione europea, sempre pronta a rampognare il discolo Orban, gli irrequieti polacchi, ma singolarmente muta sulle forzature dello stato di diritto cui il suo Governo cerca di abituarci. (Applausi).
Eppure, perfino voci non solo autorevoli, ma in linea di principio a lei e a questa maggioranza ideologicamente vicine, come quella del professor Cassese, lo hanno chiarito autorevolmente; difficile giustificare una proroga dello stato di emergenza in assenza di emergenza.
La sua preoccupazione fu il 15 febbraio di inviare 18 tonnellate di materiale sanitario in Cina, perché noi siamo buoni, anzi di più: siamo politicamente corretti e, infatti, chiamiamo spagnola la spagnola, ma la cinese la chiamiamo Covid-19
Quindi le cose stanno peggio di come ci potevano apparire il 21 aprile; solo una profonda vocazione autoritaria che si dispiega senza alcun contrappeso può giustificare simili provvedimenti. Grazie quindi per avermi tolto un peso. La mia richiesta era perfettamente giustificata, oltre quanto potessi immaginare e resta sul tavolo. Lei è un ostacolo non solo alla ripresa economica, ma in tutta evidenza anche all’incolumità fisica degli abitanti del Paese, che non sarà sicurezza finché lei resterà dove è.
Dobbiamo però tutti ringraziarla per un’altra cosa: per averci fatto capire come deve comportarsi un vero leader. Ora che va di moda il digital – mi perdoni se le ricordo i tempi vetusti della foto analogica – lei in qualche modo è il negativo di un leader.
Basta leggere al contrario quello che lei ha fatto. Vogliamo parlare della sua inguaribile «annuncite»? Gli italiani aspettavano fatti, aspettavano quella che nel linguaggio manageriale si chiama l’execution, non hanno avuto neanche le brioche di fausta memoria, ma semplicemente l’annuncio della brioche: decreti-legge senza decreti attuativi, misure fatte per intralciarsi l’una con l’altra.
Lei è un ostacolo non solo alla ripresa economica, ma in tutta evidenza anche all’incolumità fisica degli abitanti del Paese, che non sarà sicurezza finché lei resterà dove è
È però un’altra sua qualità ad averci colpito fin dall’inizio: la sua incapacità congenita di assumersi, essendo in posizione di comando, le responsabilità delle sue scelte, a partire da quando il 24 febbraio accusava l’ospedale di Codogno, con parole sconsiderate e vigliacche (Applausi) che servirono a diffondere in tutto il mondo la falsa idea che l’untore fosse l’Italia e che motivarono, per tutto ringraziamento dell’abnegazione del personale sanitario, l’apertura di un’inchiesta dei NAS.
Questo è stato il suo metodo: nascondersi dietro il Comitato tecnico-scientifico, nonostante questo non sempre abbia dato ottima prova di sé. Vogliamo parlare di quando il 28 aprile, una settimana esatta dopo il nostro ultimo breve, ma appassionato incontro, il Comitato tecnico-scientifico previse 150.000 ricoveri in terapia intensiva per giugno in caso di riapertura? Ci ricordiamo questa previsione particolarmente azzeccata?
E qui sorge effettivamente un problema.
Se ci avete nascosto – come ci avete nascosto – informazioni essenziali per non scatenare il panico, perché poi tutta la vostra comunicazione sul tema è stata confusa, isterica, contraddittoria, incoerente? A partire da quel week-end del 23 febbraio quando, mentre venivano istituite le prime zone rosse, lei, signor Presidente del Consiglio, passava da una trasmissione televisiva all’altra con estrema disinvoltura, per apparire l’uomo della provvidenza, con l’unico risultato di amplificare i timori della popolazione, senza peraltro contribuire né desiderare di informarla correttamente.
Se ci avete nascosto – come ci avete nascosto – informazioni essenziali per non scatenare il panico, perché poi tutta la vostra comunicazione sul tema è stata confusa, isterica, contraddittoria, incoerente?
Tutto è infatti confuso e velatamente terroristico nel modo in cui veniamo informati, a partire dall’enfasi posta sul concetto di caso.
Un caso in medicina normalmente indica un malato: un caso di morbillo è uno che si è preso il morbillo; ma oggi indica per lo più un portatore sano, sulla cui contagiosità il dibattito scientifico esprime dubbi, mentre i guitti da talk show passano di certezza in certezza.
Del resto, siamo nel Paese che ha ritenuto contagiose le salme: ricordiamo tutti che vennero proibite le autopsie. (Applausi).
Un caso in medicina normalmente indica un malato: un caso di morbillo è uno che si è preso il morbillo; ma oggi indica per lo più un portatore sano, sulla cui contagiosità il dibattito scientifico esprime dubbi, mentre i guitti da talk show passano di certezza in certezza
Eppure, fra i tanti dubbi che si possono avere, di una cosa possiamo essere certi: i cadaveri non respirano ed è difficile quindi che trasmettano una malattia che, notoriamente, rischia di essere trasmessa per via aerea, con – glielo dico in inglese così mi segue – le droplet. Quanti morti sono imputabili al rifiuto di approfondire in termini scientifici lo studio della malattia e alle cremazioni disposte in fretta e furia senza neanche interpellare i parenti?
In questa gestione ci ammorba ovunque il lezzo del paternalismo. C’è addirittura un membro del Comitato tecnico-scientifico che pare abbia detto – spero di no, io non c’ero quando l’ha detto, ma l’ho letto su un giornale, quindi ci credo fino a un certo punto – che l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto è un richiamo; non importa se scientificamente ha senso oppure no, perché è un segnale di attenzione per noi stessi e per la comunità.
Quanti morti sono imputabili al rifiuto di approfondire in termini scientifici lo studio della malattia e alle cremazioni disposte in fretta e furia senza neanche interpellare i parenti?
Cioè, c’è un Comitato tecnico-scientifico che ci chiede di fare delle cose di cui non importa se abbiano un senso. E questo è lo strumento che lei ha autorizzato per scaricarsi delle sue responsabilità.
Le previsioni catastrofiche degli esperti si sono susseguite una dietro l’altra, amplificate dai media, mentre l’unica previsione corretta era passata inascoltata. A chi, frastornato da questa girandola di contraddizioni – mascherina sì, no, forse, lockdown sì, totale, parziale, no – osava portare nel dibattito scientifico quell’elemento fecondo, quell’elemento veramente scientifico che è il dubbio, viene opposto con un disprezzo rivoltante per la memoria della Shoah (Applausi), un disprezzo degno della peggiore feccia antisemita, il termine di negazionista. (Applausi).
Come se chi si chiede quale sia l’utilità di indossare la mascherina in un luogo isolato sia paragonabile a chi nega che ci sia stato l’Olocausto. Una «reductio ad Hitlerum» che la dice lunga sul rapporto fra il PD e la scienza: non luogo del dubbio e della ricerca, ma strumento per una gestione autoritaria del dibattito; manganello nelle mani di un potere intrinsecamente repressivo.
Una «reductio ad Hitlerum» che la dice lunga sul rapporto fra il PD e la scienza: non luogo del dubbio e della ricerca, ma strumento per una gestione autoritaria del dibattito; manganello nelle mani di un potere intrinsecamente repressivo
(…)
Questa è la scienza che ci sta guidando in frangenti così difficili e dietro cui lei si nasconde: la scienza della Santa Inquisizione, la scelta dell’universo geocentrico, oggi «PDcentrico».
Le poche cose certe su questa epidemia le ho apprese da mia madre: lavarsi le mani, non starnutire in faccia a chi ti sta di fronte; le normali e basilari norme di igiene.
Sinceramente devo dire, con tutto il rispetto, che non ho bisogno – almeno io – che mi vengano ricordate da un illustre medico – o qualcosa del genere – etiope, con tutto il rispetto che ho per quel Paese di lunga civiltà. Qui in sala Zuccari abbiamo l’incontro tra la Regina di Saba e Salomone, che avvenne trecento anni prima che venisse fondata questa città, quando qui era tutta campagna.
Signor Presidente del Consiglio, qualche giorno fa l’onorevole Sgarbi le ha rivolto un appello che ha il pregio dell’incisività e della sincerità. Le consiglio di riflettere sulle sue parole. (Applausi).
Epidemie
Parassita diarroico si diffonde in America
Le autorità sanitarie statunitensi stanno faticando a identificare la fonte di un’intossicazione alimentare che causa diarrea grave e disidratazione. Almeno 145 persone in 17 stati sono risultate positive al parassita Cyclospora cayetanensis.
I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno riconosciuto che è probabile che ci siano molti più casi non diagnosticati.
Dall’inizio di maggio, venti persone sono state ricoverate in ospedale a causa dell’epidemia, sebbene non siano stati segnalati decessi. Nuova York è emersa come uno dei principali focolai, con un numero di persone infette dal parassita che varia tra 31 e 80.
Casi di ciclosporiasi sono stati identificati anche in Alaska, Colorado, Connecticut, Florida, Georgia, Illinois, Louisiana, Massachusetts, Carolina del Nord, Ohio, Pennsylvania, Tennessee, Texas, Virginia e Wisconsin.
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La malattia in genere causa diarrea acquosa esplosiva, insieme a una serie di altri sintomi gastrointestinali, tra cui gonfiore, flatulenza, crampi allo stomaco, nausea e vomito. Alcune persone riferiscono anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.
Secondo il CDC, la ciclosporiasi si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.
Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, con conseguente numero considerevole di casi non diagnosticati. Se non trattata, l’infezione può durare oltre un mese, e la sua caratteristica principale è rappresentata da episodi ricorrenti di diarrea.
Tale microscopico parassita è endemico nei paesi tropicali e subtropicali, tra cui Guatemala, Perù e Nepal. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo. Poiché la maggior parte delle persone a cui è stata diagnosticata la ciclosporiasi nel corso dell’epidemia in corso non aveva viaggiato di recente al di fuori degli Stati Uniti, le autorità sanitarie sospettano che la fonte sia da ricercarsi in prodotti ortofrutticoli distribuiti a livello nazionale.
Secondo quanto dichiarato dai funzionari, «le autorità sanitarie locali, statali e federali (CDC, FDA) stanno indagando su diversi focolai di casi in più di uno stato. Le indagini per identificare le potenziali fonti sono tuttora in corso».
Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.
Il CDC raccomanda di lavare le verdure a foglia verde con acqua corrente fredda per ridurre al minimo il rischio di esposizione.
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Armi biologiche
Fauci ha finanziato la ricerca che ha dato origine al COVID: cosa dicono i documenti secretati dalla Gabbard
Today, on my final day as Director of National Intelligence, I’m releasing never-before-seen communications and documents exposing how Dr. Fauci provided millions in US taxpayer dollars to fund dangerous gain-of-function research at the Wuhan lab, worked with politicized elements… pic.twitter.com/ZMdliW4zyS
— DNI Tulsi Gabbard (@DNIGabbard) June 19, 2026
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Epidemie
Rapporto OMS avverte: entro settembre rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo entro settembre
L’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo orientale ha registrato il maggior numero di casi confermati nel primo mese rispetto a qualsiasi altra epidemia precedente.
Il ceppo Bundibugyo del virus Ebola ha infettato oltre 1.000 persone e ne ha uccise 267 in Congo, causando inoltre 20 infezioni e 2 decessi nella vicina Uganda. Gli esperti ritengono che il virus si stesse diffondendo da mesi prima di essere individuato e ufficialmente dichiarato un focolaio. A differenza delle precedenti epidemie, localizzate in aree rurali, questa ha colpito zone urbane più densamente popolate.
L’Ufficio Africa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato il 25 giugno un rapporto su The Lancet, avvertendo di un previsto raggiungimento di 8.210 casi confermati e 1.420 decessi entro metà settembre. Il loro modello computerizzato, basato sullo scenario peggiore, prevede 66.000 casi entro settembre. Vi sono indicazioni che gli operatori sanitari siano stati efficaci nel rallentare il tasso di trasmissione laddove hanno potuto operare.
Le comunità isolate, inizialmente restie a collaborare con gli operatori sanitari, ora comprendono la gravità della crisi e chiedono aiuto. Le autorità stanno reclutando 20.000 operatori sanitari della zona per potenziare il tracciamento dei contatti e altre iniziative.
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Tuttavia, una delle principali difficoltà nella lotta contro la malattia è la crisi umanitaria, con un milione di persone fuggite dai combattimenti nel Congo orientale e costrette a vivere in campi profughi sovraffollati. Sono stati accertati casi di Ebola in almeno tre di questi campi, ma gli operatori sanitari non possono accedervi a causa del conflitto. Il dottor Jean Kaseya, direttore generale dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, ha affermato: «Non possiamo fermare questa epidemia senza risolvere il problema umanitario».
Questa settimana inizieranno in Congo le sperimentazioni cliniche su due farmaci contro il virus Ebola Bundibugyo. Uno è il molto controverso remdesivir (la cui inefficacia per il COVID, sei anni fa, era stata affermata proprio dall’OMS…), un antivirale prodotto da Gilead Sciences, e l’altro è l’anticorpo monoclonale MBP-134 di MappBio, che qualcuno spera di utilizzare in futuro come vaccino per prevenire la malattia. Attualmente la sperimentazione con i due farmaci è progettata per verificare l’efficacia di una delle due terapie contro questa forma di Ebola.
Lo sviluppo di questi due farmaci è stato finanziato dal governo degli Stati Uniti, ma i fondi per affrontare l’epidemia sono arrivati con lentezza. Dei 910 milioni di dollari promessi dalla comunità internazionale, solo il 13% è stato erogato. Il presidente Trump ha richiesto 1,4 miliardi di dollari al Congresso, ma la maggior parte di questa somma è destinata ad aiutare gli americani, non la popolazione del Congo orientale.
La sua richiesta include 500 milioni di dollari per impedire la diffusione del virus negli Stati Uniti, altri 90 milioni di dollari per le attività diplomatiche e per l’evacuazione e il trasporto dei cittadini statunitensi esposti al virus, e 800 milioni di dollari per costruire un centro di quarantena in Kenya per gli americani esposti al virus.
Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.
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Un mese fa l’OMS aveva segnalato la prima guarigione confermata dall’epidemia del ceppo Bundibugyo. La responsabile tecnica dell’agenzia, Anais Legand, ha dichiarato che un paziente risultato positivo all’Ebola è guarito ed è stato dimesso dall’ospedale il 27 maggio dopo aver ricevuto due risultati negativi al test.
Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.
Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.
Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.
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Immagine di World Bank Photos via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
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