Spirito
«Penosa kermesse della religione green e dell’ideologia woke». Mons. Viganò contro i «nuovi peccati» del Sinodo
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X la cerimonia penitenziale di inizio Sinodo, dove si è chiesto perdono per «nuovi peccati» inventati dal sistema bergogliano.
«Non volendo chiedere perdono per i veri peccati contro Dio e contro il prossimo – che gli adepti della setta bergogliana praticano disinvoltamente – il Sinodo sulla Sinodalità se ne inventa di nuovi contro la Terra, gli immigrati, i poveri, la donna, gli emarginati. Un nuovo decalogo pauperista e politicamente corretto» scrive monsignore.
«Ecco allora che, “a nome dei fedeli” ai quali Bergoglio appioppa colpe che essi non sapevano nemmeno esistessero, scopriamo il peccato di chi ha “girato la testa dall’altra parte di fronte al sacramento del povero (sic), preferendo adornare noi stessi e l’altare di colpevoli preziosità che sottraggono il pane all’affamato”».
Non volendo chiedere perdono per i veri peccati contro Dio e contro il prossimo – che gli adepti della setta bergogliana praticano disinvoltamente – il Sinodo sulla Sinodalità se ne inventa di nuovi contro la Terra, gli immigrati, i poveri, la donna, gli emarginati. Un nuovo… pic.twitter.com/b9irSe9nYo
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) October 2, 2024
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«Queste parole ricordano le obiezioni di Giuda – il “mercator pessimus” tanto apprezzato da Bergoglio – quando Maria di Magdala ruppe il prezioso vaso di aromi per ungerne i piedi a Nostro Signore: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?” (Gv 12, 5). E noi stessi, con l’Evangelista, potremmo oggi commentare: “Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro” (ibid., 6)» continua il già nunzio apostolico negli USA.
«Il “nuovo corso” sinodale inaugurato ieri con il lancio promozionale in San Pietro – una penosa kermesse all’insegna della religione green e dell’ideologia woke – brucia le tappe verso la religione globalista, mentre i conservatori si apprestano a celebrare i novendiali di Summorum Pontificum tra volute di incenso ecosostenibile» conclude l’arcivescovo.
Come riportato da Renovatio 21, nella cerimonia di apertura i prelati hanno chiesto perdono per il
- peccato contro la pace
- peccato contro il creato
- peccato contro i popoli indigeni
- peccato contro i migranti
- peccato di abuso
- peccato contro la donna
- peccato contro la famiglia, la gioventù
- peccato di dottrina usato come pietre da scagliare [implicitamente per ferire]
- peccato contro la povertà
- peccato contro la sinodalità ovvero la mancanza di ascolto, di comunione e di partecipazione di tutti.
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Immagine dal sito di Exsurge Domine
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Foto del 1995 mostra Leone XIV mentre partecipa al rituale idolatrico della Pachamama

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Pensiero
«Danno alla Chiesa, svilimento del pensiero e dell’azione di papa Leone XIV»: lettera del prof. Sinagra al cardinale Zuppi
Renovatio 21 pubblica la lettera circolante in rete che al segretario CEI cardinale Matteo Zuppi ha scritto l’eminente giurista .Augusto Sinagra, Il professor Augusto Sinagra (Catania, 1941) è un eminente giurista italiano, professore ordinario di Diritto dell’Unione Europea e Internazionale, noto per il suo lungo ruolo accademico alla Sapienza di Roma (fino al 2013) e la sua attività come avvocato patrocinante davanti alle magistrature superiori e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Egregio Cardinale,
con molto disagio mi rivolgo a lei con il suo titolo ecclesiastico di alto rango.
Il mio disagio è motivato dal fatto che io sono cattolico e lei mi pare di no; sia nel senso della doverosa e corretta testimonianza dei Vangeli, sia nel senso della liturgia e della tradizione. E ora anche nel suo modo diplomaticamente denigratorio nei confronti dell’attuale Pontefice.
È vero che lei è «figlio» del Concilio Vaticano II che tanti guasti, divisioni e contrasti ha provocato nella Chiesa cattolica. Bastano due esempi: il Vescovo Marcel Lefebvre e l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò.
Quel che lei dice e fa mi ricorda le parole del prof. Franco Cordero nel suo famoso libro Risposta a Monsignore (si trattava di monsignor Colombo responsabile spirituale della Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano), quando ammonì – anche lui in controtendenza rispetto agli esiti nefasti del Concilio Vaticano II – che il «Messaggio» sarebbe rimasto e lo si sarebbe raccolto nelle piccole chiesette di lontana periferia.
Lei, Signor Zuppi, (chiamandola così mi sento più a mio agio) non si rende conto del danno che fa alla Chiesa cattolica svilendo ingiustamente il pensiero e l’azione di papa Leone XIV che, secondo lei e secondo un’espressione romanesca a lei nota, «non se lo filerebbe più nessuno».
Si dice che lei è un diplomatico ma la sua non è un’espressione diplomatica ma è qualcosa che somiglia di più a un siluro subacqueo, e questo, Signor Matteo Zuppi, non è commendevole per l’apparente finalità che lei vuol perseguire.
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Attingendo ancora al linguaggio romanesco che lei conosce, penso che a lei ancora «rode» (non dico cosa per decenza) il fatto di non essere stato eletto papa. Ma la sua mancata elezione conferma la presenza in Conclave dello Spirito Santo.
Lei è degno «figlio» di Bergoglio da me sempre chiamato «il pampero argentino». Peraltro a lei manca qualsiasi capacità diplomatica se solo penso che, nominato dal suo dante causa Bergoglio mediatore per la guerra in Ucraina, nonostante i suoi plurimi viaggi e contatti, le sue parole si persero nel vento. E ora lei si permette di criticare Leone XIV del quale non può negarsi quantomeno la grande cultura agostiniana.
Lei dice che i fedeli non gli danno retta. Se la cosa la può tranquillizzare, i fedeli per fortuna non danno retta neanche a lei ma sono obiettivo: i fedeli non danno retta e le Chiese sono vuote non per colpa sua o di altri ma per colpa proprio del Concilio Vaticano II.
Un ultimo commento alla sua omelia del 17 marzo 2026 nella Cattedrale di San Pietro a Bologna. In tale circostanza lei, ormai intriso di «santegidiismo» e dunque più di politica che di fede, ha affermato che l’azione delle FF.AA. per essere efficace «deve essere accompagnata dall’intesa» in mancanza di che la F.A. non sarebbe un «deterrente«, mancando il dialogo e il confronto.
Egregio Zuppi, ma lei cosa pensa che le FF.AA. debbano rapportarsi al nemico dialogando in vista di un’intesa? Oppure che il ricorso alle FF.AA. debba essere deciso all’esito di un’intesa o di un dialogo? Ma con chi? Non le basta il Parlamento?
Devo concludere, mio buon Zuppi, nel senso che lei non si rende conto di quel che dice.
E il bello è che lei dice che la «storia insegna» anche perché lei per primo non conosce la storia e dovrebbe studiarla perché la storia non è quella di cui si discute nella Comunità di Sant’Egidio della quale lei è coerentemente parte.
Augusto Sinagra
Renovatio 21 offre questo testo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
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