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Cristiani di Raqqa: incontro con gli ultimi Mohicani

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C’erano cinquemila cristiani a Raqqa (Siria) prima dell’arrivo dei soldati della jihad. Dieci anni dopo, ne restano solo ventisei. Cifre che parlano più forte di un lungo discorso. Tre di questi «ultimi Mohicani» testimoniano e confermano che il futuro dei cristiani orientali nella regione è più che mai punteggiato.

 

«Raqqa è stata presa dallo Stato Islamico (IS) nel 2013 e dichiarata capitale del califfato nel 2014», ricorda il sito Open Doors. I cristiani allora abbandonarono tutti la città, solo una manciata è ancora aggrappata a questo luogo.

 

Lo scorso aprile «tre chiese sono state consegnate ai cristiani di Raqqa», riferisce lo stesso sito. Ma la Chiesa dei Martiri di Raqqa è «l’unico luogo di culto cristiano» ad aver potuto risorgere dalle sue ceneri: una chiesa «robusta e fiera (che) innalza la sua croce di ferro verso un cielo di polvere» (La Croix).

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Armin Mardoian spiega all’inviato speciale di La Croix : «la chiesa è stata ricostruita identica nel 2023, ma i cristiani la gestiscono solo dallo scorso febbraio», constata questo ex fabbro che gestisce l’entità che protegge la proprietà di assiri, siriaci. Cristiani caldei e armeni.

 

«Sotto Daesh, le tre chiese della città sono state sequestrate, saccheggiate e quelle che non erano state demolite sono state bombardate quando la città è stata riconquistata dalla coalizione internazionale», precisa. Il tempo in cui la comunità cristiana viveva in pace si perde nelle nebbie di un passato lontano.

 

«Prima vivevamo qui in pace e potevamo praticare liberamente la nostra religione. Ma non appena sono arrivati ​​i primi islamisti, prima con l’Esercito siriano libero, poi con il Fronte Al-Nusra e infine Daesh, praticamente tutti i cristiani sono fuggiti nel sud del Paese o in Europa», lamenta Armin Mardoian.

 

Al suo fianco, un altro cristiano che preferisce tacere il suo nome, racconta come è sopravvissuto all’inferno del jihad: ha dovuto convertirsi o pagare la «djizia», una tassa richiesta agli «infedeli» in cambio di una certa sicurezza. Il nostro uomo paga, ma dovrà accettare i codici di abbigliamento decretati dai jihadisti e chiudere la sua attività durante gli orari di preghiera.

 

«Non abbiamo nemmeno osato riunirci nelle nostre case. Avevamo tanta paura che abbiamo tolto dalle pareti le immagini della Beata Vergine e di Cristo. È stato un momento estremamente doloroso», sospira.

 

Il calvario dei cristiani durerà tre anni, un’eternità; ma anche dopo la liberazione di Raqqa, nell’ottobre 2017, e la politica di tutela delle minoranze religiose, pochissimi esuli hanno intrapreso la via del ritorno: «Ci sono cellule Daesh attive nella regione, riceviamo ancora messaggi su WhatsApp che ci minacciano e chiamano noi non credenti», sottolinea un cristiano.

 

Questa donna, originaria di Aleppo, confida di essere stata rapita dall’organizzazione Stato Islamico in compagnia del padre e del marito: tutti e tre erano stati denunciati da un tassista che voleva integrare i suoi fine settimana. Torturata e sottoposta a numerosi abusi, si è unita ai suoi correligionari con i quali finalmente dice di «sentirsi sicura, nonostante le minacce».

 

Nel febbraio 2024, «il Comitato dell’Alta Proprietà ha aperto la sua sesta filiale nazionale a Raqqa, la cui missione è proteggere i diritti delle comunità minoritarie». Ma anche «documentare le proprietà siriache (aramaiche, assire e caldee) e armene, in particolare quelle appartenenti agli assenti, nel quadro di un mandato legale», riferisce SyriacPress .

 

È nella speranza che i cristiani in esilio ritornino un giorno, che Armin Mardoian, funzionario amministrativo del Comitato, porta a termine il suo compito: è necessario «inventare le terre e le proprietà di coloro che sono stati espropriati nel caso in cui vogliano poter ritornare un giorno, ma è difficile, perché la maggior parte dei documenti ufficiali sono stati distrutti», spiega a La Croix.

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Case appartenenti a cristiani in esilio sono state acquisite illegalmente. «Bisogna fare un’indagine tra coloro che si trovano oggi in Europa, o in Australia, e preparare un dossier presso la Corte di giustizia locale per far riconoscere la situazione», aggiunge, non un po’ orgoglioso di aver «recuperato un po’ più della metà della terra appartiene alla comunità».

 

Ma non c’è da scoraggiarsi, confida addirittura uno dei tre cristiani sopravvissuti: «nel 1915, il nostro popolo fu massacrato dal regime turco. Le nostre chiese sono state trasformate in moschee, non possiamo permettere che ciò accada di nuovo». Una lotta senza il conforto dei sacramenti. Se la Chiesa dei Martiri è in piedi, non c’è ancora nessun prete a celebrare la messa.

 

«Dipendiamo dalla Chiesa cattolica di Aleppo, è loro responsabilità mandarci qualcuno», insiste uno dei tre cristiani intervistati. Ma, fatalista: «Anche se nessuno tornasse, vogliamo che le nostre chiese restino, almeno come simbolo a testimonianza che abbiamo vissuto qui. E sopravvissuto».

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news.

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Il cardinale Zen perde l’appello contro la condanna per il fondo di aiuto ai manifestanti di Hong Kong

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Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha perso giovedì l’appello con cui cercava di far revocare la condanna del 2022 per non aver registrato il Fondo di Aiuto Umanitario 612, istituito per coprire spese mediche e legali delle persone detenute durante le proteste antigovernative del 2019. Lo riporta Infovaticana.   Il Tribunale d’Appello di Hong Kong ha respinto il ricorso di Zen, 94 anni, e di altri quattro ex amministratori del fondo, confermando così le condanne di quattro anni fa. Secondo Associated Press, la difesa ha annunciato che il caso sarà ora portato davanti al Tribunale di Ultima Istanza, massima corte del territorio.   Zen è stato dichiarato colpevole nel novembre 2022 insieme alla cantante Denise Ho, all’accademico Hui Po-keung e alle ex deputate prodemocrazia Margaret Ng e Cyd Ho. Ciascuno è stato multato di 4.000 dollari di Hong Kong — circa 440 euro — per violazione dell’Ordinanza sulle Società.

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L’infrazione contestata consisteva nel non aver registrato il Fondo 612 come società né aver chiesto un’esenzione entro il mese previsto dalla normativa di Hong Kong.   Il tribunale ritiene che il Fondo 612 dovesse essere registrato. Creato nel giugno 2019 e chiuso nel 2021, il Fondo di Aiuto Umanitario 612 ha fornito sostegno economico, medico e legale a persone detenute, ferite o colpite durante le proteste di quell’anno. Zen faceva parte del gruppo di fiduciari incaricati della gestione.   I giudici Jeremy Poon, Aarif Barma e Derek Pang hanno ritenuto che l’organizzazione non fosse soltanto una somma di denaro amministrata tramite un trust, come sosteneva la difesa, ma rientrasse nella definizione di società prevista dalla legislazione di Hong Kong.   Secondo la sentenza riportata dall’Associated Press, i magistrati hanno sottolineato che i cinque amministratori intendevano usare il fondo come strumento per richiedere, raccogliere e destinare donazioni a sostegno delle proteste del 2019.   Il tribunale ha inoltre respinto l’argomento secondo cui l’obbligo di registrazione imponesse un onere sproporzionato sull’esercizio della libertà di associazione.   Dopo la pronuncia, Margaret Ng ha annunciato il ricorso al Tribunale di Ultima Istanza. L’ex deputata e avvocata ha sostenuto che la massima corte dovrà chiarire cosa possa considerarsi una «società» e fino a che punto si estenda l’obbligo di registrarsi presso la Polizia quando più persone svolgono insieme un’attività. «Ha un grande impatto sulla società civile di Hong Kong», ha affermato Ng.   Arrestato sotto la Legge sulla Sicurezza Nazionale, ma non condannato in base a essa: il cardinale e gli altri amministratori del Fondo 612 sono stati arrestati nel maggio 2022 con l’accusa di «connivenza con forze straniere», reato previsto dalla Legge sulla Sicurezza Nazionale imposta da Pechino a Hong Kong nel 2020.   Zen non è stato tuttavia accusato né condannato per alcun reato ai sensi di quella legge. Il processo che si è concluso con la multa di 4.000 dollari di Hong Kong riguardava soltanto l’inadempimento dell’obbligo di registrare il Fondo 612.   Il suo arresto in base alla normativa sulla sicurezza nazionale suscitò allora ampia risonanza internazionale e preoccupazione nella comunità cattolica.   Dopo la condanna del novembre 2022, lo stesso Zen ha chiesto di non leggere quel procedimento come un caso di libertà religiosa a Hong Kong.

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La vicenda giudiziaria del porporato è tornata in primo piano nel dicembre 2025, quando il Tribunale d’Appello ha esaminato il ricorso dei cinque ex amministratori. La sentenza resa nota giovedì è l’esito di quel giudizio.   Un fondo nato durante le proteste del 2019. Le proteste di Hong Kong iniziarono nel 2019 contro un progetto di legge che avrebbe consentito l’estradizione di sospetti verso la Cina continentale. Anche se il progetto fu ritirato, le mobilitazioni proseguirono per mesi e si trasformarono in un movimento più ampio contro il crescente controllo di Pechino sul territorio.   In quel contesto nacque il Fondo 612, destinato a coprire, tra l’altro, la difesa legale dei manifestanti arrestati e l’assistenza medica dei feriti.   Nel giugno 2020 è entrata in vigore la Legge sulla Sicurezza Nazionale, che contempla reati come secessione, sovversione, terrorismo e connivenza con forze straniere. Da allora numerosi leader e attivisti del movimento prodemocrazia sono stati processati e incarcerati.   Le autorità di Pechino e Hong Kong sostengono che la normativa abbia permesso di ripristinare la stabilità dopo i gravi disordini del 2019; i critici affermano invece che ha ridotto in modo marcato lo spazio per l’opposizione politica e la libertà di associazione nell’ex colonia britannica, restituita alla sovranità cinese nel 1997.   Zen, una delle voci cattoliche più critiche verso Pechino. Salesiano e vescovo di Hong Kong dal 2002 al 2009, Joseph Zen è stato creato cardinale da Benedetto XVI nel 2006. Dopo il ritiro ha continuato a intervenire pubblicamente sia sulla situazione politica del territorio sia sulle condizioni dei cattolici in Cina.   A 94 anni il cardinale è comparso in aula aiutandosi con un bastone. Il rigetto del ricorso lascia in vigore la condanna del 2022, ma non chiude ancora il procedimento: gli ex amministratori del Fondo 612 hanno annunciato l’intenzione di portare il caso davanti al Tribunale di Ultima Istanza di Hong Kong.   Lo Zen è al centro  della questione sino-vaticana, con lo scellerato accordo tra Pechino e il Sacro Palazzo rinnovato poco fa. Il cardinale come noto sta subendo arresti e processi ad Hong Kong, mentre il Vaticano bergogliano si piega al Partito Comunista Cinese.   L’accordo sino-vaticano è qualcosa di mostruoso ed imbarazzante, visto che le persecuzioni contro la chiesa cattolica non sembrano diminuite da quando è stato posto in essere. Si hanno casi di sacerdoti della chiesa sotterranea (cioè, pienamente cattolica) fatti sparire; ci sono notizie di preti torturati affinché aderiscano alla «Chiesa patriottica» ora in accordo con Roma; i seminari vegono smembratigli orfanotrofi cattolici vengono chiusi; le chiese vengono demolitele suore vengono perseguitate; vi sono vescovi che sparisconovescovi gettati in prigione, mentre in chiesa si celebra l’anniversario della nascita del Partito Comunista Cinese.   In una conferenza stampa aerea, di ritorno da Budapest, Bergoglio aveva di fatto mollato il cardinale Zen, ex arcivescovo di Hong Kong che ha passato la vita a combattere le persecuzioni della Cina comunista e a difendere quei cattolici cinesi «sotterranei» che da quando è in corso l’accordo sino-vaticano, hanno il tremendo timore di essere stati abbandonati dal Vaticano.   Zen è sotto processo nella nuova Hong Kong telecomandata da Pechino: l’assenza di mosse del Vaticano per difenderlo ha spinto persino il Parlamento Europeo (!) a chiedere alla Santa Sede di fare qualcosa.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso si era arrivati alla situazione dolorosamente grottesca di un sacerdote torturato dalle autorità cinesi mentre un nuovo vescovo veniva consacrato. I cittadini cinesi, di fatto, sono invitati a denunciare «attività cristiane illegali» anche per mezzo di compensi.

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Renovatio 21 sospetta che in certa parte la gerarchia cattolica potrebbe essere ricattata tramite Grindr, l’app per incontri gay dove si dice abbondino le presenze di consacrati anche in Italia. L’americana Grindr, con tutti i suoi dati, fu acquistata da una società cinese. Donald Trump ne chiese la restituzione, perché erano stati trasferiti troppi dati sensibili che potevano essere usati per ricattare quantità di impiegati del governo, agenti di polizia, militari, etc. Bizzarramente Pechino concesse agli americani di riprendersi Grindr, ma è facile supporre che forse i dati degli utenti siano ancora lì da qualche parte.   È da notare che nell’arco di decine di anni, l’uomo di collegamento fra la Cina e il Papato fu Theodore McCarrick, il cardinale accusato di sodomia con innumeri novizi e pure con ragazzini. McCarrick, travolto dallo scandalo, fu privato del titolo di cardinale dallo stesso Francesco, che tuttavia, secondo le accuse dell’ex Nunzio Apostolico in USA monsignor Carlo Maria Viganò, a inizio pontificato invece lo difendeva-   Grazie a Wikileaks (un cablo del 2006) sappiamo che in almeno due viaggi, McCarrick dormì in un seminario di Pechino della Chiesa Patriottica, cioè la copia della Chiesa cattolica, che non rispondeva a Roma ma al potere pechinese – la falsa chiesa che l’accordo sinovaticano ha premiato con il riconoscimento.  

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Predicatore espulso dal Burning Man: diffondeva il Vangelo di Gesù Cristo

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Un predicatore di strada ed evangelista attivo sui social media, di nome Joshua McCormick, stava prendendo parte al festival Burning Man in Nevada quando il suo gruppo è stato allontanato con la forza dall’evento mentre tentava di diffondere il Vangelo tra i partecipanti.

 

In un video diventato virale in rete, il McCormick ha raccontato che gli organizzatori del raduno avevano concesso loro tre ore per lasciare il posto, pena lo sgombero forzato e l’arresto. Le immagini mostrano i ranger del parco confrontarsi con i 25 cristiani che formavano l’accampamento.

 

Il McCormick ha accusato Burning Man di venir meno ai propri stessi principi, tra cui quello della «inclusione radicale». Prima che il gruppo religioso venisse fatto allontanare, diversi frequentatori del festival si erano fatti battezzare, e un membro del campo ha dichiarato che circa 600 persone avevano abbracciato la fede in Gesù.

 

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Il McCormick ha inoltre ripreso con la telecamera la celebre effigie del «Burning Man», bruciata come da tradizione al termine di ogni edizione del festival, affermando di aver potuto «percepire l’energia demoniaca» sprigionata dalla scultura di legno.

 

Diffondere il messaggio evangelico al Burning Man rappresenta un’esperienza fuori dal comune, poiché l’evento è notoriamente intriso di depravazione sessuale e drogastiche e pratiche dichiaratamente di stampo pagano e neopagano.

 

Il McCormick ha osservato infine che alcuni funzionari del festival e gli stessi ranger che avevano intimato loro di andarsene apparivano a disagio per quanto stava accadendo, mostrando perplessità per il fatto che ai cristiani non fosse stato consentito di proseguire la loro predicazione durante il raduno.

 

Dietro l’immagine patinata di comunità radicale, arte e libertà che il Burning Man proietta all’esterno, si nasconde un lato molto più problematico, denunciato negli anni da giornalisti, ex partecipanti e persino da alcuni dei suoi organizzatori storici.

 

Il primo paradosso riguarda i costi: nato come esperimento anti-consumista basato sul dono e sul rifiuto del denaro all’interno del perimetro del festival, il Burning Man è diventato negli anni un evento per privilegiati. I biglietti costano centinaia di dollari, mentre i «campi» più esclusivi — spesso finanziati da miliardari della Silicon Valley — offrono servizi di lusso, staff pagato e persino aria condizionata, tradendo patentemente lo spirito egualitario originario e trasformando il deserto del Nevada in un terreno di networking per l’élite tecnologica.

 

Poi c’è il problema ambientale: nonostante la retorica del «Leave No Trace», ogni edizione lascia dietro di sé tonnellate di rifiuti, polvere tossica dispersa dai generatori diesel, e un impatto ecologico crescente su un ecosistema fragile, aggravato dalle enormi installazioni artistiche che finiscono bruciate.

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Non mancano poi le criticità legate alla sicurezza: nel corso degli anni si sono verificati decessi, overdose, abusi sessuali e casi di violenza mai adeguatamente affrontati da un’organizzazione che fatica a garantire tutela in un contesto dove regole sociali e legali sembrano sospese.

 

Il tema delle violenze sessuali al Burning Man è emerso con forza a partire dal 2019, quando un’inchiesta di Salon condotta dalla giornalista Nicole Karlis ha raccolto testimonianze di donne che dichiaravano di essere state aggredite sessualmente durante il festival e poi ignorate o liquidate dagli organizzatori. L’inchiesta ha rivelato anche un contrasto istituzionale: il Bureau of Land Management (BLM), l’ente federale che gestisce il terreno pubblico su cui sorge l’evento, ha accusato l’organizzazione Black Rock City LLC di aver usato la privacy delle vittime come pretesto per non riportare sistematicamente ogni caso di aggressione sessuale alle autorità con data, ora e luogo — dati necessari per individuare pattern ricorrenti.

 

Sul piano dei numeri, la situazione appare contraddittoria. Il dipartimento interno per i reati sessuali riceve ogni anno tra le 5 e le 20 segnalazioni, ma le forze dell’ordine hanno storicamente registrato pochissimi arresti: zero o uno all’anno tra il 2007 e il 2018 (due nel solo 2017). Questo scarto enorme tra segnalazioni e arresti riflette in parte un fenomeno generale di sotto-denuncia dei reati sessuali, ma anche le difficoltà specifiche del contesto: l’oscurità del deserto, il caos della folla, l’uso diffuso di droghe e alcol, e un’estetica di nudità e provocazione che secondo alcune attiviste della comunità stessa viene talvolta scambiata per consenso implicito, che però non esiste.

 

Negli anni più recenti la questione non si è attenuata: nel 2025 un uomo è stato arrestato per aggressione sessuale e violazione di domicilio proprio nei giorni immediatamente precedenti l’apertura del festival, e un altro caso di stupro con arresto si è verificato al termine dell’edizione dello stesso anno. In risposta alle critiche, l’organizzazione ha istituito un «Survivor Advocacy Center» attivo per tutta la durata dell’evento, per assistere le vittime nel dialogo con le forze dell’ordine — un tentativo di rispondere a un’accusa ricorrente: che dietro la retorica di «spazio sicuro» e comunità radicale, il Burning Man abbia per anni gestito male, se non minimizzato, le denunce di violenza sessuale.

 

Come riportato da Renovatio 21, in alcune edizioni vi è anche scappato il morto. Un conteggio ufficioso dice che si tratterebbe di una dozzina di decessi nei 30 anni di storia della festa nel deserto. Il caso forse più noto è quello di Aaron Joel Mitchell, 41 anni, morì dopo essere riuscito a superare le barriere di sicurezza e a lanciarsi tra le fiamme durante il rogo rituale del «Man». Venne portato in eliambulanza al centro ustionati dell’UC Davis, l’Università fuori San Francisco. dove morì il giorno successivo. Le autorità non confermarono se fosse un gesto intenzionale o legato a droghe.

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Il Burning Man nasce nel 1986 su una spiaggia di San Francisco (Baker Beach), quando Larry Harvey e Jerry James costruirono un effigie di legno alta circa due metri e mezzo e la bruciarono durante il solstizio d’estate. L’occasione era personale — pare legata a una rottura sentimentale di Harvey — e si ispirava a raduni analoghi che una loro amica scultrice, Mary Grauberger, organizzava già da anni sulla stessa spiaggia a San Francisco. Successivamente, il collettivo  Cacophony Society, poi portò l’evento nel deserto del Nevada nel 1990.

 

Il fondatori negano nessi diretti con il paganesimo, raccontando che questi siano un caso che anzi essi volevano evitare: nel 1988, quando lo Harvey battezzò ufficialmente l’evento «Burning Man» sui volantini, lo fece proprio per allontanarsi dai riferimenti al «wicker man» — la pratica celtica attribuita ai Druidi di bruciare sacrifici in gabbie di vimini a forma umana, resa celebre dal film horror cult del 1973 The Wicker Man, che si conclude appunto con un sacrificio umano per rogo dentro l’effigie ligna antropomorfa. Lo Harvey ha dichiarato di non aver visto il film se non molti anni dopo, e che comunque non fu fonte d’ispirazione per l’evento.

 

Nonostante le dichiarazioni passate del fondatore, nel corso dei decenni il festival ha sviluppato una propria estetica quasi rituale attorno al rogo finale della figura umana, e alcuni critici religiosi o osservatori esterni (compresi ambienti cristiani conservatori) hanno tracciato parallelismi con celebrazioni pagane pre-cristiane legate ai solstizi e ai fuochi sacrificali.

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Trapelato il memorandum dell’FBI contro i cattolici tradizionalisti

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Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ) ha reso pubblico un rapporto sulle attività di persecuzione e indagine rivolte ai cattolici tradizionali, considerati una minaccia alla sicurezza nazionale sotto l’amministrazione Biden. Lo riporta LifeSite.   Il documento di 230 pagine ricostruisce come un singolo agente dell’ufficio FBI di Richmond abbia redatto un promemoria che dipingeva molti cattolici praticanti la Messa tradizionale come un pericolo.   «Il 20 gennaio 2025, il presidente Trump ha firmato l’Ordine Esecutivo 14147 per eliminare la strumentalizzazione politica delle agenzie federali», si legge in una dichiarazione del Dipartimento di Giustizia. «Per molti americani, la Richmond Domain Perspective è diventata il simbolo dell’abuso e della strumentalizzazione del potere governativo».   Il memorandum dell’FBI si concentrava su quelli che definiva «cattolici tradizionalisti radicali» (chiamati con l’acronimo inventato RTC) per individuare il gruppo bersaglio.

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Secondo il rapporto del dipartimento di Giustizia, la tesi del memorandum collegava «l’interesse degli estremisti violenti motivati ​​da ragioni razziali o etniche» all’ideologia cattolica «radicale-tradizionalista». Per sostenere il documento l’FBI doveva definire il termine «cattolico radicale tradizionalista». L’agenzia lo ha infine «caratterizzato» nella nota a piè di pagina (a) del memorandum, affermando:   «Le chiese cattoliche tradizionali (RTC) sono tipicamente caratterizzate dal rifiuto del Concilio Vaticano II come concilio ecclesiastico valido; dal disprezzo per la maggior parte dei papi eletti dopo il Vaticano II, in particolare per Papa Francesco e Papa Giovanni Paolo II; e dalla frequente adesione a ideologie antisemite, anti-immigrati, anti-LGBTQ e suprematiste bianche».   Il promemoria aggiungeva che «i cattolici radicali-tradizionalisti costituiscono una piccola minoranza tra i fedeli cattolici romani e sono distinti e separati dai ‘cattolici tradizionalisti’ che preferiscono la Messa tradizionale in latino e gli insegnamenti e le tradizioni pre-Concilio Vaticano II, ma senza le convinzioni ideologiche più estremiste e la retorica violenta».   «Per giungere a questa generalizzazione così ampia, intrisa di punti di vista politici e religiosi, l’FBI ha dedicato del tempo a studiare e persino a preparare una presentazione intitolata “Panoramica sul cattolicesimo tradizionalista”», spiega il rapporto del Dipartimento di Giustizia. La presentazione includeva diapositive che, secondo l’ufficio locale, rappresentavano le convinzioni fondamentali di questi «cattolici non tradizionali» potenzialmente pericolosi.   Una diapositiva intitolata «Ideologia e credenze fondamentali» menziona il sostegno a: – La Messa tradizionale in latino (rito tridentino) – Valori e ruoli familiari conservatori – Rifiuto della modernità – «Discontinuità e interruzione» – Tendenza all’isolazionismo  

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  Una diapositiva intitolata «In terra come in cielo» cita: – Credenza nella creazione di una nazione cattolica totalitaria e antipluralista, uno «stato confessionale» – Rifiuto della neutralità religiosa e del diritto alla libertà religiosa – Subordinazione dello Stato ai principi cattolici   La stessa diapositiva contiene l’affermazione secondo cui il «cattolicesimo tradizionalista» è «paragonabile all’ideologia islamista».     Nel trattare i cosiddetti Centri di Formazione Religiosa , con particolare riferimento alla Società di San Pio X (FSSPX) e alle sue ramificazioni, le diapositive si concentravano su questioni dottrinali e politiche.

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Intitolata «Un passo avanti», una diapositiva sostiene che gli i cattolici tradizionalisti: – Credono che il cattolicesimo tradizionale sia «illegittimo» – Sostengono «posizioni intransigenti sull’aborto, sulle questioni LGBTQ e sul dialogo interreligioso» – Mostrano «sfumature escatologiche/apocalittiche» – Aderiscono al «fondamentalismo rigido» – Possiedono una «sfumatura di antisemitismo»  

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Una diapositiva definiva la Fraternità Sacerdotale San Pio X in relazione al suo rapporto con il Vaticano (ovvero, non «completamente separata né in piena comunione») e sottolineava che «prende il nome da Papa Pio X, che rifiutò il “modernismo”», si legge nel rapporto del dipartimento di Giustizia che sconfessa l’operazione dell’FBI bideniana.   Un’altra diapositiva riguardava un gruppo di sacerdoti dissidenti della Fraternità, noto come «Movimento di Resistenza della Fraternità Sacerdotale San Pio X», descritto come avente una «accettazione esplicita delle teorie del complotto».   Nel memorandum, che nella sua descrizione della morfologia del tradizionismo e dei suoi gruppi sembra un compitino di scuola fatto pure prima di ChatGPT, trova spazio una listerella dei movimenti tradizionisti, con tanto di divisione tra sedevacantisti e sediprivazionisti, come l’«Instituto Mater Boni Consilii (sic), che non sappiamo se da Verrua Savoia possa avere tentacoli transatlantici che possano impensierire l’FBI.   Va segnalato, e lo riportiamo con il cuore, la citazione tra i conclavisti non solo dei Palmariani (che stanno in Ispagna, e neanche qui sappiamo quanto siano presenti in America e in che numeri esigui), ma del cosiddetto Pope Michael (1959-2022), ossia papa Michele I, al secolodo David Bawden ragazzo del Kansas che fu eletto papa da un conclave in un negozio dell’usato formato dai suoi genitori, tre laici più un terzo. Pope Michael, che probabilmente non aveva fedeli al di fuori della stanzetta da qui trasmetteva online i suoi insegnamenti (che erano, ça va sans dire, più in linea con la tradizione cattolica rispetto a quelli dei papi di Roma), aveva pure lui attivato l’attenzione dell’FBI.  

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«La storia giudicherà giustamente il Richmond Catholic Memo come un grave fallimento dell’ufficio dell’FBI di Richmond nel rispettare tale responsabilità», conclude il lungo rapporto del Dipartimento di Giustizia. «Il personale dell’FBI coinvolto nella redazione del Richmond Catholic Memo è stato licenziato».   Renovatio 21 ha teorizzato che l’operazione dell’FBI possa essere scattata anche per questioni, come dire, personali di agenti e dirigenti dell’ente di polizia. In Virginia la presenza della FSSPX si è fatta sentire in modo particolare negli ultimi anni, con la costruzione dell’enorme Seminario San Tommaso d’Aquino a Dillwyn, dove sono state trasferite le attività prima presenti a Winona nel Minnesota. Nella stessa Richmond è operativa la cappella FSSPX di Nostra Signora di Fatima.   La presenza di strutture e Sante Messe della FSSPX genera automaticamente il fenomeno di traslochi di molte famiglie, a volte migliaia, come visibili a St.Marys in Kansas. Al contempo, succede che la presenza di una Santa Messa tradizionale finisca per attirare anche chi prima andava in parrocchia: una volta assaggiato il Vetus Ordo, per molti diviene indigeribile la Messa del postconcilio. È possibile che ciò crei frizioni all’interno di cerchie famigliari e di conoscenze.   Sia Richmond che Dillwyn stanno ad una distanza di uno due ore dal quartiere generale dell’FBI a Washington (il Edgar J. Hoover Building) e pure dalla nota base di Quantico, dove sta l’accademia del corpo. È ipotizzabile quindi che agenti e dirigenti FBI abbiano testimoniato, se non «subito» direttamente l’ondata tradizionista abbattutasi meravigliosamente nella zona.   Il rapporto dell’FBI con il cattolicesimo è particolare: un tempo fare l’agente del Bureau – figure disprezzate come oscure, autoritarie se non «fasciste» fino al rebranding cinetelevisivo hollywoodiano grazie a Il Silenzio degli Innocenti (1993) e la serie X-Files – era considerato un lavoro da cattolico, tanto che molti venivano reclutati direttamente dalla celebre e prestigiosa università cattolica di Notre Dame.   Come riportato da Renovatio 21, un anno fa era emerso che la sorveglianza sui «cattolici tradizionalisti radicali» da parte dell’FBI, con tanto di programmi di infiltrazioni del clero e dei fedeli, era più diffusa di quanto si pensasse. Ancora tre anni addietro si era saputo che la persecuzione contro la Messa in latino aveva coinvolto plurimi uffici federali FBI. La notizia aveva fatto dire a Trump, allora in campagna elettorale, che «i cattolici sono letteralmente perseguitati» dall’amminsitrazione Biden-Harris.   La persecuzione FBI del tradizionalismo cattolico, ossia della vera chiesa cattolica rimasta cattolica, potrebbe rappresentare, in fondo, un buon segno.   Nel 2023, quando saltò fuori la storia, scrivemmo: « Noi invece, qui a Renovatio 21, siam contenti. Anzi: ringraziamo gli agenti dell’FBI per quanto fatto finora, e li invitiamo a continuare (…) È arrivato quindi il momento di dire fuori dai denti che la persecuzione da parte dell’FBI (che purtroppo sta ritirando il documento) è giusta, è sacrosanta. Perché l’analista ha compreso pienamente come chi segue la Messa antica è totalmente irriducibile al mondo moderno e alla sua Cultura della Morte. È questo il motivo che, malgrado la mancanza di una piena comprensione delle gerarchie rispetto a ciò che stava accadendo, pochissimi tra i fedeli tradizionali si sono fatti sierare. Il motivo è semplice: chi ha imparato dolorosamente che la chiesa vaticana mente, non si beve facilmente le balle dello Stato e il suo vaccino magico».   «Capite la diligente conseguenza del ragionamento: lo Stato moderno è uno Stato etico, solo che la sua morale è fatta di morte. Lo Stato moderno considera etico, e quindi pretende dai suoi cittadini, l’uccisione dei bambini, le vaccinazioni, la perversione sessuale, l’uniformità totale del pensiero – in una parola la sottomissione ad un totalitarismo della dissoluzione, la schiavitù dell’aberrazione più cupa, l’inversione di ogni principio della vita cristiana».

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«È chiaro quindi che gli “RTC” non possono che essere dei sovversivi: andare contro l’ordine della Morte, non può non far scattare le Forze di polizia dello Stato etico della Necrocultura».   «Il memorandum, spiegando questo nuovo acronimo – RTC, sigla che mai prima chi si occupa di antiterrorismo aveva udito – centra completamente l’obiettivo focalizzandosi su coloro che sono “tipicamente caratterizzati dal rifiuto del Concilio Vaticano II”. Sì: il Concilio Vaticano II è il discrimine più grande che esiste nella storia della menzogna moderna, il punto di svolta per l’umanità e la religione planetaria, e come abbiamo visto oramai lo si può scrivere perfino sul New York Times».   «Comprendiamo qui, inoltre, la realtà delineata più inavvertitamente dall’FBI: da una parte il mondo di Sodoma e dei vaccini, degli immigrati e dell’antisemitismo ubiquo ed eterno, dall’altra i fedeli rimasti tali, gli esseri umani che credono – e praticano – una realtà ultima soprannaturale che li rende non manipolabili, inarrestabili, di fatto pure immortali – perché così si comporta un martire, sapendo che la sua anima permarrà, e la sua testimonianza di sangue moltiplicherà i cristiani».   «Come può il potere costituito non temere una simile genìa? Del resto è stato così nei secoli: e i padroni del mondo, da Diocleziano allo Shogun, dai dittatori comunisti ai persecutori islamici non possono tollerare questa cosa invincibile che è la vera Fede».   «I fedeli della Santa Messa sono sopravvissuti a qualsiasi cosa, a guerre e persecuzioni, perfino alla catastrofe della chiesa romana, infiltrata dal male nel mondo più scioccante. Hanno resistito perfino ad un papato malvagio, che propala Sodoma, il mondialismo, il paganesimo più infame e negromantico, le élite ultramiliardarie, la volgarità, la crudeltà, la menzogna, e il battesimo di Satana. Come hanno potuto? Semplice. Per il cattolico della Tradizione, la Messa antica è l’atto soprannaturale supremo, la transustanziazione di Dio davanti ai loro occhi, la presenza del Signore tangibile e perfino edibile. È quindi molto, molto difficile che questa cosa non diventi il centro assoluto della loro vita».   «Ciò è intollerabile per il signore del mondo e per i suoi servi, perché questo fatto è da solo la prova che l’uomo può sfuggire alla sottomissione inflittagli. Per questo in questi cinquanta anni di follia il potere ecclesiastico corrotto ed infiltrato ci ha dato una messa, quella nuova, che serve al massimo come arma di distrazione di massa, la gente sbadiglia e guarda l’orologio, non ricorda una parola dell’omelia, ad ogni celebrazione perde un pezzo della sua fede: e parliamo ovviamente di quelli che sono rimasti nelle chiese, cioè praticamente nessuno».   «Quindi, ben venga la persecuzione dell’FBI: mettiamo le carte in tavola, diciamo le cose come stanno. Da una parte ci sta il mondo moderno e il suo totalismo perverso ed assassino, dall’altra i fedeli della liturgia del millennio. Da una parte i consumatori dell’immoralità terminale, dall’altra i consumatori dell’Eucarestia. Da una parte il niente, dall’altra Dio».   «Da una parte l’umanità che ha ancora il suo centro, dall’altra parte l’impero dello squilibrio». L’impero della Morte, i cui pretoriani non possono farci paura.  

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