Spirito
«Chiesa oscurata da eretici e corrotti, Gerarchia prostituita al mondo: ma Satana sa di aver già perso». Omelia di mons. Viganò dell’8 settembre
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa dell’8 settembre, giorno in cui si festeggia la nascita della Beata Vergine Maria.
GENUISTI QUI TE FECIT
Omelia nella Natività di Maria Santissima
Permettetemi di formulare il mio saluto ai cari genitori, ai parenti e agli amici di Claudio e Fabrizio, che oggi si consacrano al servizio dell’Altissimo: non nel giorno della Presentazione al Tempio, come usualmente avviene, ma in un’altra ricorrenza mariana non meno importante. Tu es qui restitues hereditatem meam mihi. Tu sei Colui che mi rende l’eredità che mi spetta (Sal 15, 5). Sono le parole che accompagnano il rito della Sacra Tonsura, a significare che l’abbandono del mondo rappresentato dal taglio dei capelli comporta una perdita di cose transeunti e mutevoli, per appropriarsi di quelle eterne e immutabili.
Come nella festa dell’Assunzione, così anche nella Natività di Maria Santissima troviamo confermato il parallelo tra la Vergine Madre e la Santa Chiesa: Ella ne è Regina e Signora come il Suo divin Figlio ne è Re e Pontefice. La Liturgia di questo giorno benedetto è incentrata sul Mistero dell’Incarnazione, in vista del quale la Santissima Trinità ha creato ab æterno (Prov 8, 23) Colei che – assimilata alla divina Sapienza – sarebbe stata l’Arca dell’Alleanza, la Torre di Davide, il Tabernacolo vivente dell’Altissimo.
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Sin dal primo istante della Sua Concezione, Nostro Signore ha consacrato l’integrità della Madre di Dio preservandoLa dal peccato originale e conservandoLa sempre Vergine: quæ et Unigenitum tuum Sancti Spiritus obumbratione concepit; et Virginitatis gloria permanente, lumen æternum mundo effudit, Jesum Christum Dominum nostrum. Ella concepì il tuo Unigenito per opera dello Spirito Santo e, conservando la gloria della verginità, generò al mondo la luce eterna, Gesú Cristo nostro Signore (Prefazio della B.V.M.).
San Bernardo chiama Maria Santissima acquedotto della Grazia, perché per mezzo di Lei tutte le grazie e le benedizioni di Cristo, divina Sorgente, giungono a noi. Anche la Santa Chiesa è canale della Grazia mediante i Sacramenti. Nel suo seno è formato misticamente il Corpo del Signore nel Santissimo Sacramento dell’Altare; grazie al Sacerdozio, il Sacrificio della Messa perpetua la presenza dell’Emmanuele, il Dio con noi.
La Vestizione clericale e la Sacra Tonsura che mi appresto a conferire in questa solenne celebrazione a Claudio e Fabrizio segnano il momento in cui essi liberamente scelgono di dedicarsi al Signore e di rinunciare al mondo. Il rito del Pontificale mostra questa separazione con i segni esteriori: la veste talare nera, il taglio dei capelli, la cotta che simboleggia l’uomo nuovo di cui rivestirsi in justitia, et sanctitate veritatis.
Il chierico smette di vivere secondo le usanze mondane, pur lecite, per seguire l’esempio del divin Maestro: nel mondo, ma non del mondo. Infatti, ciò che è del mondo è profano, e come tale deve rimanere fuori dal tempio, che è appunto sacro e santo, ossia separato e inviolabile perché riservato al culto di Dio (sacer) e da Dio ratificato come Suo (sanctus).
Il chierico, con la sua veste austera che richiama silenziosamente ma eloquentemente la Croce di Cristo, la penitenza, la rinuncia, la mortificazione, è e deve essere «fuori dal mondo». Per questo il mondo odia tutto ciò che richiama le realtà celesti, i segni esteriori della Religione, la Croce, le reliquie dei Santi, le immagini sacre e anche la talare che oggi voi indosserete per sempre, e di cui significativamente si spogliano proprio coloro che, pur essendo insigniti dell’Ordine Sacro, continuano ad appartenere al mondo.
Questa cerimonia costituisce il primo passo dell’itinerarium verso il Sacerdozio. Nella Liturgia della Natività di Maria Santissima, e in particolare nell’Epistola tratta dal Libro della Sapienza, troviamo uno spunto di meditazione spirituale: Dunque, o figli, ascoltatemi: Beati quelli che camminano nelle mie vie. Udite l’insegnamento, siate saggi e non rigettatelo: Beato l’uomo che mi ascolta e veglia ogni giorno all’ingresso della mia casa, e sta attento sul limitare della mia porta. Chi troverà me, troverà la vita e riceverà la salvezza dal Signore (Prov 8, 32-35).
Cari Claudio e Fabrizio, voi vi apprestate a camminare verso una meta, seguendo un ben preciso percorso.
Siete chiamati a vegliare ogni giorno nella dimora del Signore, sul limitare del Santo dei Santi, per essere un giorno degni di offrire alla divina Maestà la Vittima pura, santa e immacolata, nata da Vergine pura, santa e immacolata. E per questo la vostra vita e tutto il vostro essere devono avere come modello Cristo, Vittima e Sacerdote, e la Sua Santissima Madre, che è Madre nostra e che nella Corredenzione si è unita alla Passione del Signore.
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Entrambi – la divina Sapienza e la Vergine Maria – parlano al cuore di ciascuno di voi: le mie delizie sono lo stare con i figli dell’uomo (Prov 8, 31). Anche la Chiesa ripete a voi queste parole, e voi stessi dovrete coniugare i vostri doveri verso Dio con la carità verso il prossimo, perché chi da oggi vi vedrà, vi ascolterà, si rivolgerà a voi, possa vedere in voi un Ministro di Cristo e ascoltare la Sua voce, la voce della Chiesa, stabilita da Dio in initio viarum suarum.
Il mondo vi è ostile, come fu ostile a Nostro Signore e come è ostile a tutto ciò che viene da Dio: se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi (Gv 15, 20), ci ammonisce il divin Maestro.
Se il mondo non vi deridesse, non vi emarginasse, non vi combattesse, vedrebbe in voi qualcosa di suo e saprebbe che non rappresentate minaccia. Voi siete invece come quei medici coscienziosi radiati durante la farsa pandemica perché curavano i pazienti anziché ucciderli con protocolli sciagurati; siete come quegli insegnanti sospesi perché non disposti a corrompere i bambini e i giovani con le perversioni del gender e dell’ideologia woke; siete come quei i magistrati allontanati perché amministrano la Giustizia invece di lasciar liberi i delinquenti.
Siete estranei al mondo, e il mondo lo sa e vi teme per la forza del Vangelo di Cristo che predicate.
Oggi la Chiesa di Cristo è oscurata ed eclissata da eretici e corrotti che l’hanno occupata: la Gerarchia si è prostituita al mondo e ha fatto proprie le sue massime. Essa non riconosce più la Signoria di Nostro Signore, e proclama con il Sinedrio: Non abbiamo altro re che Cesare (Gv 19, 15). Sul Soglio di Pietro non siede il Vicario di Cristo, ma un usurpatore votato alla demolizione della Chiesa.
L’ostracismo che subiscono i fedeli e i chierici per la loro fedeltà al Signore non è dunque voce della Chiesa, ma della sua contraffazione: ecco perché i falsi pastori temono e combattono chi denuncia il loro tradimento.
Vi diranno che siete una minoranza in via di estinzione; che volete distinguervi dagli altri per orgoglio; che la vostra rigidità e il vostro indietrismo sono contro il Vangelo; che la Fede che proclamate è obsoleta e intollerante; che la Liturgia che celebrate è incomprensibile e lontana.
Vi diranno che siete pochi e soli, come sono pochi i buoni medici, i buoni maestri, i buoni giudici: pusillus grex.
E mentre costoro si riempiono la bocca di inclusività e accoglienza, di tolleranza e di dialogo, sarà solo nei vostri confronti che si scatenerà la loro furia, solo contro di voi che si apriranno le loro prigioni.
Le scomuniche per gli eretici e gli scismatici sono scagliate contro chi combatte l’errore e lo scisma, nel rovesciamento di ogni principio e nell’abuso dell’autorità civile e religiosa. Esattamente come le porte delle carceri si aprono per i criminali, in modo da rinchiudervi le persone oneste.
Satana non è bipolare: la sua azione corruttrice – mentitore e omicida sin dal principio (Gv 8, 44) – rivela la lucidità nell’inganno e la coerenza perversa, proprie di una mente angelica ancorché decaduta, cioè diabolica. Ed è per questo che oggi la Chiesa attraversa la propria passio per mano dei suoi stessi vertici, come un tempo fu il Sinedrio a sobillare il popolo e a ricattare Pilato per mandare a morte Nostro Signore.
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Eppure, nonostante l’efficienza dell’organizzazione delle forze del male e la disorganizzazione dei buoni, Satana sa di aver già perso, per questo fa di tutto per trascinare con sé nella dannazione quante più anime possibile, così da vanificare la Redenzione. Per questo vuole un mondo senza fede, senza speranza, senza amore. Per questo vuole un mondo senza sacerdoti, senza frati e monache, senza anime espiatrici
E per questo – come vediamo accadere – vuole che ogni Vocazione sia corrotta, pervertita o resa inutile.
Per questo Satana pretende che la sua menzogna arrogante non sia solo tollerata, ma che venga accettata in quanto tale e che sia la Verità ad essere condannata. La sua impostura esige l’adesione consapevole e ostentata all’errore, assieme al rifiuto ostinato del Bene. Solo così si spiega l’abominazione della desolazione nel luogo santo: un uomo che usurpa il Soglio di Pietro e l’autorità sacra di Nostro Signore per imporre l’apostasia e distruggere la Chiesa.
Cari Claudio e Fabrizio, non lasciatevi scoraggiare! La Chiesa è da sempre considerata estranea dal mondo, come lo è Nostra Signora, Maria Santissima. Siamo exsules filii Hevæ, figli della vecchia Eva nel peccato, figli della nuova Eva nella Grazia.
Il nostro esilio costituisce il tempo della prova e del combattimento per meritare la cittadinanza della Gerusalemme celeste. La Sua Natività fa di Lei la più pura e santa di tutte le creature, associando la nostra povera umanità alle Sue perfezioni. E con l’Assunzione al Cielo in anima e corpo, Ella ci mostra la nostra patria celeste.
Le Sue virtù – prime fra tutte l’umiltà e la purezza – siano il cardine della vostra vita spirituale, perché tutti i mali che oggi affliggono il corpo ecclesiale derivano dall’orgoglio e dalla fornicazione: ne abbiamo un desolante esempio negli scandali della setta bergogliana.
Siate umili nell’accogliere il tesoro che la Santa Chiesa custodisce, consegnandolo ai posteri senza aggiungervi né togliergli alcunché. Siate puri nell’immolazione quotidiana del vostro corpo e della vostra anima, sapendo di trovarvi sempre alla presenza di Dio e della Vergine Maria.
Rendiamoci dunque degni, con la Grazia di Dio e con il patrocino di Maria Santissima, di raggiungere la meta additata dalla Stella matutina che annuncia il Sole della Giustizia, ripetendo con filiale fiducia l’antifona mariana: Et Jesum, benedictum fructum ventris tui, nobis post hoc exilium, ostende.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
8 Settembre MMXXIV a. D.ñi
In Nativitate B.M.V.
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Immagine: Pietro Cavallini (1240 circa – 1330 circa), Storie della Vergine commissionate da Bernardo Stefaneschi, Natività di Maria (1291), mosaico a Santa Maria in Trastevere.
Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported;i mmagine tagliata
Spirito
Mons. Viganò: «Gli uomini hanno smarrito quella Fede pura e fiduciosa che tutto ottiene da Dio»
Divina virtute
Omelia nell’Apparizione di San Michele Arcangelo, giorno della Supplica alla Regina del Santissimo Rosario di Pompei
Non est, inquit, vobis opus hanc,
quam ædificavi, dedicare ecclesiam:
ipse enim, qui condidi, etiam dedicavi.
Vos tantùm intrate, et, me adstante patrono,
precibus locum frequentate»
«Non è compito vostro consacrare
questa chiesa che io ho edificato;
io stesso, che l’ho fondata, l’ho anche consacrata.
Voi dovete soltanto entrare e, sotto la mia protezione,
frequentare in preghiera il luogo».
Apparitio Sancti Michaëlis in Monte Gargano
In questo giorno condividiamo la gioia dei carissimi Giuseppe e Cristina, Claudio e Tina, i quali festeggiano rispettivamente il ventisettesimo e il secondo anniversario di Matrimonio. Ringraziamo il Signore e la Vergine Santissima per le grazie loro concesse, per il cammino percorso e per l’aiuto prodigato loro dalla Divina Provvidenza in questi anni. Offriamo per loro questa Santa Messa invocando su di loro copiose benedizioni, per l’intercessione della Madonna di Pompei e di San Michele Arcangelo. Oggi, 8 maggio, la Santa Chiesa celebra tre apparizioni del glorioso Arcangelo San Michele avvenute tra il 490 e il 493 sul Monte Gargano, nelle Puglie. La prima apparizione, nota come «episodio del toro», si colloca nel 490, sotto il Pontificato di Felice III e l’Impero di Zenone, nella città di Siponto (l’odierna Manfredonia). Un ricco signore di Siponto di nome Gargano, avendo smarrito un toro che era al pascolo, radunò un gran numero di servi e organizzò ricerche nei luoghi impervi del monte, ritrovandolo sulla sommità, fermo dinanzi all’ingresso di una grotta inaccessibile. Preso da ira, Gargano impugnò l’arco e scoccò una freccia avvelenata contro l’animale ribelle. Il dardo, però, invertì inspiegabilmente la propria traiettoria e colpì lo stesso Gargano, ferendolo gravemente.Sostieni Renovatio 21
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Gender
Un «gruppo di studio» vaticano sta disgregando la fede e la morale
Parlare di «disintegrazione» è un termine fin troppo debole per descrivere la relazione finale del Gruppo di Studio n. 9 sui «criteri teologici e metodologie sinodali per un discernimento condiviso delle questioni dottrinali, pastorali ed etiche». In realtà, si dovrebbe parlare di annientamento: non rimane nulla né della teologia né della morale.
Ricordiamo che, tra le due sessioni del Sinodo sulla Sinodalità, Papa Francesco ha istituito dieci gruppi di studio che avrebbero dovuto presentare la loro relazione finale entro giugno 2025. Tuttavia, la morte di un pontefice e la sua elezione hanno ritardato i lavori, che ora sono in fase di completamento. Il Gruppo n. 9 ha presentato la sua relazione, che è davvero straordinaria.
Una lezione sulle cose
Dopo aver delineato la loro metodologia – che verrà analizzata in seguito – gli autori del rapporto del gruppo di studio n. 9 forniranno due esempi di applicazione del loro metodo: il caso di persone religiose che provano attrazione per persone dello stesso sesso e quello della «nonviolenza attiva». È il primo di questi che ci interessa.
Il principio guida degli autori è così formulato: «Offrire una riflessione puramente “astratta” e/o “generale'” avrebbe portato il documento a ricadere in una prospettiva di risoluzione dei problemi , o in quella di coloro che pretendono di dedurre le azioni dalla semplice applicazione delle norme, o addirittura in quella di coloro che prendono posizione in una controversia – precisamente le prospettive che il nostro documento intende trascendere».
Di cosa si tratta, dunque? «Il nostro obiettivo è condurre un esercizio di discernimento sulle narrazioni – nonostante il limite di non avere le persone presenti come interlocutori diretti – identificando le fasi di sviluppo all’interno di queste narrazioni».
Le storie scelte dagli autori
Si tratta di due testimonianze «selezionate tra i numerosi contributi ricevuti in merito a questa problematica emergente», spiega il rapporto. Prima di considerare come affrontarle, analizziamo le narrazioni.
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Testimonianza dal Portogallo
Quest’uomo, di cui non viene specificata l’età, descrive un difficile percorso nella sua giovinezza, dovuto al suo ripiegamento su se stesso, legato a un’omosessualità vissuta in solitudine, ma inizia a sentire «l’intensa e amorevole chiamata di Cristo» verso la sua integrità e pienezza, verso l’integrazione di ogni parte di sé nello sguardo amorevole di Dio.
Prosegue: «incontrare l’uomo che ora è mio marito 20 anni fa, all’età di 19 anni, è stata un’esperienza trasformativa», perché può condividere i suoi «valori fondamentali». Spiega: «La mia sessualità non definisce la mia vita, ma ne è parte integrante; senza riconoscerla, non posso essere completo». Da allora, il testimone vive la sua vita «in profonda pace con Dio, che mi conosce fin dal grembo di mia madre».
L’uomo racconta le sue passate difficoltà: «ho assistito agli effetti devastanti delle “terapie di conversione” e alla disgregazione delle famiglie, che mi sono sembrati un attacco alla creazione sensibile e innocente di Dio. Queste esperienze sono profondamente dolorose perché offendono la dignità intrinseca di chiunque provi semplicemente amore per un’altra persona dello stesso sesso».
La logica deriva da queste false premesse: «il vero peccato non è stato il mio amore, ma la mia mancanza di fiducia nel Suo [di Cristo] desiderio che io conduca una vita appagante», osserva. E ancora: «sebbene io sia in una relazione omosessuale, credo sinceramente che il segno di Dio nella mia vita risieda nei doni che mi ha dato: fedeltà e coraggio, essenziali per costruire una vita di fede e servizio condivisa con mio marito».
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Testimonianza dagli Stati Uniti
Questa seconda testimonianza è ancora più sconvolgente e mostra la progressiva scomparsa, tra i cattolici, di una corretta valutazione del peccato di omosessualità.
Il testimone inizia affermando: «La mia sessualità non è né una perversione, né un disordine, né una croce da portare; è un dono di Dio. Vivo un matrimonio felice e appagante e prospero pienamente come cattolico apertamente gay», afferma questo nuovo testimone. E non esita ad aggiungere: «Ringrazio Dio per la mia sessualità e per il mio posto nella vita. Se potessi scegliere di essere gay, lo farei, perché è un modo potente e meraviglioso per riflettere l’immagine di Dio nel mondo».
Il resto è altrettanto spaventoso e doloroso: «oggi ringrazio Dio per mio marito, che ho conosciuto cinque anni fa. È stato la più grande fonte di apprendimento e grazia nella mia vita. (…) Siamo orgogliosi di costruire la nostra famiglia insieme».
Il testimone spiega il forte sostegno ricevuto alla Fordham University, un’università «cattolica» legata ai gesuiti: «professori, amici e colleghi sostenevano in modo schiacciante le persone LGBTQ, e il dipartimento stesso contava circa un terzo di persone LGBTQ. (…) Leggere la Bibbia nel suo contesto mi ha fatto capire che le interpretazioni tradizionaliste hanno poco da dire sulle relazioni omosessuali contemporanee e che affermano la vita».
L’uomo iniziò quindi a frequentare parrocchie «con ministeri LGBTQ, dove gli omosessuali sono accolti come membri a pieno titolo, ma possono anche cantare nel coro, servire come ministri durante la Messa o insegnare catechismo». Questo lo portò «a considerare la mia sessualità come una benedizione, non come un peso». Concluse questa sezione affermando che «il Corpo di Cristo è incompleto senza i suoi membri LGBTQ».
La persona in questione ammette di frequentare una chiesa episcopale (protestante), ma di partecipare anche alla messa cattolica: «la mia parrocchia mi accetta per come sono. Quando mio marito mi accompagna, ci sediamo insieme come marito e marito e ci sentiamo a casa. Sono coinvolta nella vita parrocchiale e i sacerdoti, così come gli altri parrocchiani, mi rispettano».
Il discernimento sinodale del gruppo di studio n. 9
Ascoltando le due testimonianze
Occorre tenere presente che i membri del gruppo di studio volevano fornire un modello per l’intera Chiesa. La lettura rivela un dossier interamente orientato all’errore.
Il rapporto sottolinea che «in questo contesto, risulta decisivo il rapporto personale con Cristo, che ci ama tutti nella nostra totalità e integrità », un’affermazione molto ambigua, poiché è necessario distinguere tra tendenze e atti peccaminosi.
Il testo osserva che «la storia testimonia la scoperta che il peccato, alla sua radice, non risiede nella relazione di coppia (omosessuale), ma nella mancanza di fede in un Dio che desidera la nostra realizzazione».
La testimonianza, commenta il rapporto, «mostra come lo studio della teologia abbia aperto nuovi orizzonti per un’interpretazione contestuale della Bibbia, andando oltre le letture tradizionaliste, o persino fondamentaliste».
Ricordiamo che il Catechismo della Chiesa Cattolica , che dovrebbe essere normativo per gli autori, afferma: «Basandosi sulla Sacra Scrittura, che li presenta come gravi depravazioni (cfr. Gen 19,1-29; Rom 1,24-27; 1 Cor 6,10; 1 Tim 1,10), la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati”». Saranno condannati per questa descrizione completamente eterodossa?
E per concludere questo paragrafo: «in definitiva, questa testimonianza sottolinea come la comunità cristiana, a tutti i livelli – locale e universale – possa rappresentare un luogo decisivo di ‘guarigione e inclusione’ attraverso pratiche di accoglienza e ospitalità».
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La sfida: esperienze, pratiche e know-how
Gli autori individuano «resistenze e difficoltà legate alla perpetuazione di schemi preesistenti e riduttivi» – riferendosi all’immutabile dottrina rivelata – ma anche «segni di inizio di sviluppo e cambiamento», capaci di stabilire prospettive del tutto nuove, per un discernimento più profondo dell’esperienza di fede delle persone omosessuali.
Questa osservazione solleva interrogativi sulle radici di atteggiamenti che si rifiutano di riconoscere la condizione degli individui (solitudine, mancanza di speranza, persino depressione), nonché sulla «disgregazione della separazione tra fede e sessualità».
Tra gli aspetti positivi, occorre sottolineare «la stabilità di una sana relazione affettiva»; «il potere liberatorio di un incontro personale con Cristo, che ci ama così come siamo»; «il contributo specifico di una teologia capace di aprire una lettura contestuale ed ermeneutica della Bibbia».
Il punto successivo ci svela un trucco di magia: la completa scomparsa di una dottrina ancora insegnata dalla Chiesa.
Il testo inizia «individuando una difficoltà nel coordinare la pratica pastorale e l’approccio dottrinale», una difficoltà che esiste solo per coloro che hanno già rinnegato la dottrina . «Queste posizioni polarizzate (…) causano profonde sofferenze (…) e scatenano conflitti all’interno della Chiesa».
«La sfida (…) è quella di andare oltre il modello teorico che deriva la prassi da una dottrina “preconfezionata”» – immutabilmente rivelato . «Il compito consiste nel riscoprire una feconda circolarità tra teoria e prassi, riconoscendo che la riflessione teologica stessa procede dalle esperienze del “bene” iscritto nel sensus fidei fidelium».
Possibili vie per il discernimento sinodale
Il culmine di tutti questi sforzi saranno le vie tracciate per travisare ulteriormente la dottrina e la morale nelle sabbie mobili del personalismo, una nuova ermeneutica delle Sacre Scritture e dello storicismo che mostra l’umanità – redenta in questo caso – lanciata verso il progresso.
«Consapevoli del ruolo centrale della Parola di Dio nella vita della Chiesa, è essenziale dedicare del tempo ad approfondire la nostra comprensione dei passi biblici che – direttamente o indirettamente – vengono invocati per interpretare il significato dell’omosessualità nella prospettiva dell’antropologia biblica. È necessario andare oltre la mera ripetizione della loro presentazione attuale e tenere conto delle intuizioni derivanti da diverse letture esegetiche».
Mosè, San Paolo, l’intera Tradizione e persino il Catechismo , sono tutti in errore. Devono essere reinterpretati per i credenti di oggi, anche se ciò significa far loro dire l’opposto di ciò che pensavano e dicevano.
Attingendo a una distinzione insegnata ovunque ma riscoperta « tra atti omosessuali e condizione o tendenza omosessuale », combinata con « una prospettiva proveniente dalle scienze psicologiche», la comunità cristiana deve chiedersi: «Come possiamo comprendere meglio l’esperienza umana e morale dei credenti che provano attrazione per persone dello stesso sesso, basandoci (…) anche su un approccio transdisciplinare?»
Poiché la Sacra Scrittura è chiaramente incompleta, le scienze psicologiche devono venirle in aiuto, e di fatto sostituirla, al fine di «progettare e gestire un ministero pastorale che si lasci mettere in discussione da questa testimonianza».
Infine, ultimo ma non meno importante , «è necessario affrontare con parrhesia la questione che si ripropone costantemente: possiamo parlare di ‘matrimonio’ in riferimento a persone con attrazioni omosessuali, assimilando la loro relazione all’unione matrimoniale eterosessuale senza riconoscerne le differenze?»
Introdurre il concetto di matrimonio per gli omosessuali è il penultimo tocco distruttivo alla morale, prima dell’ultimo che si propone di chiedersi «come la comunità cristiana è chiamata a interpretare e affrontare le questioni relative agli impegni educativi nei confronti dei bambini nella vita familiare, ecclesiale e sociale, riguardo alle unioni di fatto tra credenti dello stesso sesso».
In altre parole, queste unioni di fatto non vengono messe in discussione e l’educazione di bambini poveri all’interno di tali «unioni» è pienamente accettata. Basta solo interpretarla…
Il titolo preannunciava una disgregazione della fede e della morale: a quanto pare, non esagerava.
Per i lettori interessati, le basi di questa annientamento, esposte nelle prime due parti del testo, vengono analizzate di seguito.
La metodologia
Questa relazione inizia descrivendo la metodologia utilizzata. Il punto di partenza è l’osservazione dell’inadeguatezza dei «nostri attuali paradigmi operativi», ovvero del nostro modo di praticare la fede cattolica. Il documento si propone di indicare il percorso per superare tale inadeguatezza. Il processo viene brevemente descritto prima di essere spiegato in dettaglio:
«Il riconoscimento di questioni che oggi consideriamo “controverse” può rappresentare, in una prospettiva positiva, l’emergere di esperienze che spingono la Chiesa a cogliere ed esprimere, a un livello inedito e più profondo, la propria appropriazione e articolazione, nel presente momento storico e nella diversità di contesti e situazioni, del messaggio senza tempo del Vangelo destinato a tutti».
Ma «per essere autentico e fruttuoso, l’ascolto di queste esperienze richiede un’attenta integrazione e valorizzazione di ciò che possiamo imparare da esse attraverso il contributo delle discipline umanistiche, delle scienze sociali e delle scienze naturali», rendendo queste ultime uno spazio teologico…
Conversione relazionale e dinamiche sociali
La prima parte descrive in dettaglio le basi di questo cambio di paradigma in termini di filosofia personalista. Si possono individuare altre influenze: la fenomenologia, attraverso l’importanza del «corpo vissuto» e del «volto dell’altro»; la filosofia del linguaggio e della relazione (Martin Buber); e anche l’ermeneutica e la storicità: «la verità universale dell’umano (…) si trova nelle forme concrete delle diverse culture».
Il processo sinodale come implementazione di 3 dinamiche che favoriscono un cambio di paradigma
Questo sviluppo si basa su diversi modelli provenienti dalle scienze dell’educazione e dalla filosofia sociale, come le «comunità di pratica» di Étienne Wenger e l’apprendimento situato di Jean Lave; il legame tra teoria e pratica – sottolineato più volte – rimanda a John Dewey; infine, l’interdisciplinarità e la transdisciplinarità richiamano alla mente Edgar Morin. Ci troviamo di fronte a un quadro concettuale connesso alle scienze dell’educazione, alla filosofia personalista e alla dottrina sociale.
Conversione relazionale
Anche in questo caso, le fonti sono facilmente identificabili. Il metodo di questa conversione fonde l’etica delle relazioni e della responsabilità (Emmanuel Levinas, Martin Buber). Il testo evoca inoltre il «mezzo» o la comunicazione nel tempo, riecheggiando Jürgen Habermas.
Per quanto riguarda il «tempo intermedio», il «tempo prospettico» e la continuità delle relazioni nella storia, questi concetti rimandano a Paul Ricoeur. Il legame circolare tra teoria e pratica riflette il pragmatismo di John Dewey e la sua co-costruzione del significato: «concepire insieme la struttura… entro la quale possono emergere i problemi».
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Principi pastorali e cambio di paradigma
Principio della cura pastorale
Il documento afferma che questo principio pastorale è la chiave del cambiamento in atto nella Chiesa: l’annuncio del Vangelo non è solo dottrinale, ma anche relazionale. Il testo si rifà a Dei Verbum (l’annuncio della Parola), Gaudium et Spes (la necessità di comprendere i segni dei tempi), Ad Gentes (contestualizzazione e inculturazione) e Lumen Gentium, che definisce la Chiesa come Popolo di Dio in missione.
Cambio di paradigma
L’espressione si ripete circa quindici volte. Per aiutare il lettore, è necessario spiegarla. Si riferisce al desiderio di allontanarsi dal metodo «preconciliare» che separava la teologia dalla vita. Pertanto, in una Chiesa sinodale missionaria, è essenziale comprendere l’importanza delle relazioni, della storia delle persone, dell’esperienza e dell’azione concreta. – Una grande scoperta!
Infine, non dobbiamo dimenticare un punto centrale: la fede è comunitaria, la relazione con Dio costruisce un «noi» ecclesiale.
Il testo appare profondamente personalista, intriso di fonti filosofiche discutibili, zeppo di riferimenti a dottrine pedagogiche, formando un insieme alquanto indigesto, in cui gli elementi cattolici appaiono quasi come corpi estranei, e si propone come una guida al corretto utilizzo della sinodalità per risolvere le «questioni emergenti».
L’obiettivo, in realtà, non è risolvere il problema, bensì sfidare la dottrina e adattarsi francamente al mondo. Ciò ha richiesto il passaggio attraverso le Assemblee sinodali, che hanno fornito a teologi e prelati rivoluzionari le basi per le loro speculazioni: l’omosessualità, presente nella società contemporanea e vissuta da alcuni fedeli. Attraverso il processo sinodale in corso, essa deve ora essere accettata e riconosciuta come un dono di Dio.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Spirito
Padre Unterhalt: la promozione dell’agenda LGBT da parte del cardinale Marx «tradisce sia il Signore che l’umanità»
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