Geopolitica
Israele conferma l’uccisione di un altro comandante di Hamas a Gaza
Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno confermato di aver ucciso un comandante di alto rango di Hamas in un attacco a Gaza più di due settimane fa. L’annuncio è arrivato dopo che il leader politico del gruppo palestinese, Ismail Haniyeh, è stato assassinato in un attacco missilistico in Iran.
In una dichiarazione rilasciata giovedì, l’IDF ha affermato che Mohammed Deif, comandante dell’ala militare di Hamas e secondo ufficiale del gruppo nell’enclave palestinese, è stato eliminato in un attacco aereo nella città di Khan Yunis, nella striscia di Gaza meridionale, il 13 luglio.
Poco dopo lo stesso attacco, l’IDF ha affermato che Rafa Salameh, il leader delle forze di Hamas a Khan Younis, era stato ucciso. Tuttavia, l’esercito israeliano ha affermato di non essere stato in grado di confermare la morte di Deif fino ad ora.
Un video pubblicato sui social media dall’IDF mostra un missile che distrugge un gruppo di edifici dove apparentemente si era rifugiato Deif.
צה”ל ושב”כ מודיעים כי בפעילות משותפת של צה״ל ושב״כ, בתאריך ה-13 ביולי 2024 מטוסי קרב תקפו במרחב ח’אן יונס וכעת, לאחר בדיקה מודיעינית, ניתן לאשר כי בתקיפה חוסל מחמד דף, מפקד הזרוע הצבאית ומספר שתיים בארגון הטרור חמאס בעזה, אשר תכנן והוציא לפועל את הטבח הרצחני בשבעה באוקטובר>> pic.twitter.com/3Zd1gasBWm
— צבא ההגנה לישראל (@idfonline) August 1, 2024
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Hamas non ha né confermato né smentito la morte di Deif. L’attacco aereo è stato uno dei tanti che hanno colpito Khan Younis il 13 luglio, uccidendo almeno 90 persone e ferendone fino a 300, secondo il ministero della Salute di Gaza.
Secondo l’esercito israeliano, Deif si unì ad Hamas durante la Prima Intifada, un periodo di intense proteste, rivolte e violenze che sconvolsero Israele e i territori palestinesi tra il 1987 e la firma degli Accordi di Oslo nel 1993. Deif salì rapidamente nei ranghi di Hamas e “diresse, pianificò e realizzò numerosi attacchi terroristici” contro lo stato ebraico, affermò l’IDF.
Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant è arrivato al punto di definire Deif «l’Osama Bin Laden di Gaza», descrivendo la sua scomparsa come “una pietra miliare significativa nel processo di smantellamento di Hamas come autorità militare e di governo” nell’enclave.
L’annuncio dell’IDF è arrivato un giorno dopo che il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, è stato assassinato in un apparente attentato nella capitale iraniana di Teheran. L’Iran e Hamas hanno entrambi accusato Israele di aver orchestrato l’attacco, mentre Gerusalemme Ovest ha mantenuto la sua solita politica di rifiutarsi di confermare o negare gli assassinii extraterritoriali.
L’uccisione di Haniyeh ha ulteriormente aumentato le tensioni tra Israele e Iran, con la Guida Suprema iraniana ayatollah Ali Khamenei che contro Israele ha giurato vendetta vera.
Secondo un articolo del New York Times, Khamenei ha ordinato un attacco diretto a Israele in risposta, anche se non è chiaro quando questo attacco verrà lanciato o quale forma assumerà.
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Trump: Putin fermerà gli attacchi su Kiev
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Geopolitica
Orban: Kiev «ha oltrepassato il limite»
I tentativi di intimidazione messi in atto da Kiev non convinceranno Budapest a ritirare il proprio veto sull’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea né a concedere ulteriori aiuti finanziari al Paese, ha dichiarato il primo ministro ungherese Viktor Orban.
Durante il suo intervento al World Economic Forum di Davos la settimana scorsa, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha affermato che Orban – il quale ha costantemente criticato le sanzioni europee contro la Russia e ha invocato una soluzione diplomatica al conflitto tra Mosca e Kiev – «merita uno schiaffo in testa» per quella che ha definito «la svendita degli interessi europei».
In seguito, il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha ha aggiunto che Orban «costituisce una minaccia per il suo stesso popolo».
Lunedì Orban ha dato disposizione al ministro degli Esteri ungherese di convocare l’ambasciatore ucraino a Budapest, motivando la decisione con la conclusione dei servizi di sicurezza nazionale secondo cui le dichiarazioni e le azioni dei politici ucraini rientrano in un’operazione coordinata volta a interferire nelle prossime elezioni parlamentari ungheresi e a minacciare la sovranità del Paese.
Mercoledì, su X, Orban ha ammonito che il governo ucraino ha «superato il limite».
«Vogliono un nuovo governo filo-ucraino a Budapest», ha scritto.
The Ukrainian leadership crossed a line.
We did not seek conflict, yet for days now Hungary has been in the crosshairs. Still, neither threats from the president, nor from the foreign minister, nor from extremist military groups will deter us from standing up for the interests… pic.twitter.com/dSRFERc93N
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) January 28, 2026
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«Non abbiamo cercato il conflitto, eppure l’Ungheria è nel mirino da giorni. Tuttavia, né le minacce del presidente, né quelle del ministro degli Esteri, né quelle dei gruppi militari estremisti ci impediranno di difendere gli interessi degli ungheresi», ha aggiunto il premier.
Budapest «non permetterà che l’Ucraina venga spinta nell’Unione Europea entro due anni calpestando il diritto dell’UE, perché ciò significherebbe importare anche la guerra», ha insistito Orban.
Secondo indiscrezioni, l’accelerazione dell’adesione di Kiev rientra in un piano di «prosperità» per la ricostruzione da 800 miliardi di dollari, promosso dagli Stati Uniti e trasmesso in via riservata dalla Commissione Europea agli Stati membri all’inizio di questo mese. L’iniziativa ha già destato preoccupazioni in diversi Paesi dell’Unione.
«Non invieremo soldi in Ucraina: è meglio nelle famiglie ungheresi che nel bagno di un oligarca ucraino», ha affermato Orban, riferendosi al water dorato rinvenuto dagli inquirenti nell’appartamento di Kiev di Timur Mindich, socio di Zelens’kyj, fuggito dal Paese in seguito a un vasto scandalo di corruzione esploso lo scorso novembre.
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aveva dichiarato in ottobre che l’Ungheria merita rispetto perché, pur essendo uno «Stato membro della NATO e dell’UE, assume una posizione speciale in termini di sovranità e difesa dei propri interessi».
Come riportato da Renovatio 21, due giorni fa Orban aveva dichiarato che la Russia non permetterà a NATO e UE di entrare nei suoi confini e che Zelens’kyj è «un uomo in una posizione disperata». Tre mesi fa si era scagliato contro la «rete mafiosa di guerra» legata al vertice ucraino, il mese precedente aveva parlato di «ricatto morale» da parte dello Zelens’kyj.
Ad agosto Orban aveva accusato lo Zelens’kyj di aver minacciato gli ungheresi, quando il comandante militare della forza dei droni dell’Ucraina aveva rivendicato l’attacco al gasdotto russo che trasporta petrolio in Ungheria e Slovacchia – un altro Paese che sotto il governo Fico si è dimostrato amico della Russia ed ostile ai programmi ucraini come l’adesione alla NATO.
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L’attacco all’oleodotto Druzhba non arriva, per i lettori di Renovatio 21, come un fulmine a ciel sereno. Già nel 2023 uno scoop del Washington Post faceva emergere che il presidente ucraino aveva proposto durante un incontro con il vice primo ministro Yulia Svridenko a febbraio di «far saltare in aria» il Druzhba («amicizia», in russo), che trasporta il petrolio russo in Ungheria.
Secondo i documenti citati dal quotidiano di Washington, lo Zelens’kyj avrebbe detto che «l’Ucraina dovrebbe semplicemente far saltare in aria l’oleodotto e distruggere… l’industria ungherese [del primo ministro] Viktor Orban, che si basa pesantemente sul petrolio russo».
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato è stata data alle fiamme nella zona di confine una chiesa cattolica ungherese, sui cui muri è stato scritto in ucraino «coltello agli ungheresi».
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