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Mons. Aguer: i canti anti-Milei durante la Santa Messa minano il sacro mistero della liturgia

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Renovatio 21 pubblica questo testo di monsignor Hector Aguer, arcivescovo emerito della diocesi argentina di La Plata, riguardo il fenomeno di canti contro il presidente argentino Javier Milei all’interno delle chiese durante le funzioni religiose.

 

Recentemente nelle parrocchie di Buenos Aires si sono verificati una serie di scandali, tutti dello stesso tipo: canti durante la messa contro il presidente Javier Milei. Il tema era «la patria no se vende» [«la patria non è in vendita», ndr].

 

Si tratta ovviamente di una questione politica che si intromette nel luogo più sacro della Tradizione cattolica. È successo nella parrocchia della Santa Croce, nel quartiere di San Cristóbal, e nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, a Constitución. Forse sto dimenticando qualche nome per questo sforzo concertato; non è difficile immaginare da quale angolo dell’opposizione provenga. Qualcosa di simile era avvenuto anche durante la presidenza di Mauricio Macri qualche anno fa.

 

La Prensa racconta quanto accaduto nella parrocchia Cuore Immacolato di Maria, affidata ai Clarettiani. Il giornale cita le scuse del celebrante: «Monsignor [Gustavo Oscar] Carrara si è scusato per i canti durante la messa». In questo caso, forse, la circostanza ha discretamente favorito la reazione del gruppo dietro al coro. Si trattava di una Messa «per padre Mauricio Silva, membro dei Piccoli Fratelli del Vangelo che, mentre lavorava come spazzino, fu arrestato e poi scomparve il 14 giugno 1977».

 

Mi permetto una digressione per segnalare il caso di padre Pablo Gazzarri, sacerdote di Buenos Aires che si era unito ai Piccoli Fratelli del Vangelo in quei giorni sinistri e scomparve il 27 novembre 1976. Questo sacerdote, con il quale avevo una stretta amicizia, custodiva le armi dei Montoneros nella chiesa dove era vicario parrocchiale. C’è da chiedersi se davvero abbiano fatto sparire Silva solo perché lavorava come spazzino.

 


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Secondo La Nación, monsignor Carrara «ha commentato che nella celebrazione si è ricordata la vocazione di Silva di gridare il Vangelo con la vita, poiché era amico dei poveri ed era semplicemente un lavoratore come tanti». Carrara ha spiegato che «prima della benedizione finale sono stato sorpreso da una signora che ha cominciato a scandire “La patria non è in vendita”. Molti dei presenti in chiesa hanno continuato il canto per un minuto». Le sue scuse sono che ha capito che «alcuni semplici fedeli avrebbero potuto essere confusi o addirittura turbati da questa situazione, che potrebbe essere interpretata come una politicizzazione partigiana della celebrazione dell’Eucaristia, che è sacramento di unità».

 

Allo stesso tempo, leggo su La Prensa che monsignor Oscar Vicente Ojea, presidente della Conferenza Episcopale Argentina, prevedeva una reiterazione di questo tipo di atteggiamenti.

 

Lanciando un monito prima della messa per le «Madri della Patria» di mercoledì 19 giugno, per rendere omaggio a coloro che lavorano nelle mense e nelle mense dei poveri, monsignor Ojea ha detto: «Non intendiamo invitare nessun politico a questo Messa, perché non vogliamo che qualcosa di così proprio dell’essere umano che non appartiene a nessun particolare settore politico venga utilizzato in alcun modo».

 

La questione della presenza di un politico è irrilevante. Nei casi citati non c’era nessun politico; era un gruppo di fedeli – non escludo infiltrati kirchneristi – a guidare i canti.

 

Jorge García Cuerva, arcivescovo di Buenos Aires, era un po’ più vicino alla spiegazione corretta. Nella parrocchia di San Ildefonso, nel quartiere Palermo, ha detto che «non è giusto che le cerimonie religiose servano per dividere, frammentare e partigianizzare». Ha aggiunto che «la Messa è qualcosa di sacro, la Messa è nel nucleo più profondo della fede del nostro popolo».

 

Purtroppo, l’argomentazione dell’arcivescovo è di ordine antropocentrico: «È qualcosa di sacro, ci aiuta a unirci, a diventare umani, a nutrirci e a essere testimoni del regno [di Dio] nelle strade»

 

È notevole come i nostri attuali vescovi ignorino il fatto che la Messa è indirizzata a Dio; è un sacrificio di adorazione e di supplica che contiene sacramentalmente la morte e la risurrezione di Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. È questa confusione che si sperimenta in tante messe con la chitarra, con canti che non costituiscono una lode oggettiva della Santissima Trinità.

 

Nelle Messe in cui si sono sentiti canti anti-Milei, il danno maggiore è stato lo indebolimento del mistero liturgico, come se la Messa fosse un incontro protestante o evangelico.

 

Contro una tale abolizione del mistero del culto protesta unanime tutta la Tradizione, dall’età post-apostolica fino al Concilio Vaticano II. I vescovi non hanno letto Sacrosanctum Concilium? In questo testo, approvato praticamente all’unanimità, la liturgia è presentata come la rappresentazione sacramentale del Mistero pasquale, con l’Eucaristia come celebrazione di questo mistero per eccellenza.

 

I canti politici costituiscono una profanazione, un abuso arbitrario e antropocentrico, di una realtà teologica in cui Dio è presente. Dobbiamo restituire alla liturgia cattolica l’esattezza, la solennità e la bellezza che sono la dote che la identifica. Se i canti ascoltati nelle parrocchie che ho citato fossero a favore di Milei, sarebbero altrettanto riprovevoli.

 

+ Héctor Aguer

Arcivescovo emerito di La Plata

 

Buenos Aires, mercoledì 19 giugno 2024

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Occulto

Mons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha reagito alla notizia di un rito di idolatria della Pachamama svoltosi in Perù alla presenza di alti funzionari vaticani prima dell’arrivo di Leone XIV.   «A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama».   «È lo stesso culto idolatrico con il quale Bergoglio ha violato il Primo Comandamento e profanato i giardini vaticani e la Basilica di San Pietro, e che Robert Prevost aveva già praticato come giovane agostiniano. Il seme fu gettato ad Assisi, il 27 ottobre 1986; il raccolto lo vediamo oggi, quando un officiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e un vescovo ausiliare offrono, con visibile devozione, foglie di coca a un immondo idolo andino, al quale vengono ancor oggi offerti sacrifici umani» scrive l’arcivescovo.  

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«A chi ancora si domanda se vi siano ”segni di cattolicità” residui in questa struttura che porta il nome di Chiesa Cattolica ma ne ha tradito la sostanza, chiedo: come giudicherebbero i Martiri della Fede questa apostasia del clero e dei vertici della chiesa conciliare-sinodale?» tuona monsignore.   Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.  
Nell’omelia della passata festa del Corpus Domini, Viganò aveva lamentato: «Non è chi non veda quanto grottesco e rivelatore appaia il comportamento di Pastori indegni, per i quali ogni scusa è valida se consente di negare gli onori divini al Santissimo Sacramento. Ci si prostra davanti alla Pachamama, ma guai a piegare il ginocchio — veneremur cernui — al Pane degli Angeli».   Due anni fa il prelato aveva commentato la notizia dell’inizio della «fase sperimentale» della messa in «rito amazzonico» decisa dai vertici del Sacro Palazzo dichiarando che «il “rito amazzonico” partorito dalla mente di Bergoglio rappresenta un ulteriore passo verso il culto della “madre terra” inaugurato con l’idolo della Pachamama» ha scritto il prelato.
  Il 4 ottobre 2019, durante una cerimonia tenutasi nei Giardini Vaticani prima dell’apertura del Sinodo amazzonico, Bergoglio ha benedetto l’effigie della dea pagana andino-amazzonica detta «Pachamama», un idolo pagano di divinità femminile presente nelle tremende religioni precolombiane.

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In seguito un fedele austriaco gettò nel Tevere le statue della Pachamama tenute nella chiesa della Traspontina in via della Conciliazione. Seguì il ritrovamento pressoché immediato (incredibile) da parte delle forze dell’ordine italiane, la reinstallazione degli idoli pagani nell’edificio sacro ai bordi del Vaticano e l’ancora più incredibile richiesta di perdono da parte del papa per le effigi della dea buttate nel Tevere.   Come riportato da Renovatio 21, curiosamente al World Economic Forum di Davos 2024 si è avuto un momento inquietante quando sul palco è stata chiamata a «benedire» i potenti globali lì riunitisi uno sciamano-donna dell’Amazzonia.   Nel frattempo, parallelamente al rito amazzonico che si sta sviluppando in sordina, il Vaticano sta riflettendo su un altro rito inculturato, legato al paganesimo: si tratta del rito Maya, Maya proposto dai vescovi cattolici del Messico è ora all’esame del Dicastero per il Culto Divino.   Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.  

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Spirito

Risposta del vescovo de Castro-Mayer all’inchiesta segreta della Santa Sede sulla Messa

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Resoconto della Santa Messa celebrata nella diocesi di Campos (Brasile) dopo il Concilio Vaticano II. Risposta alle domande poste da Sua Eminenza il Cardinale Knox, Prefetto della Congregazione Romana per la Liturgia, nella sua lettera del 15 giugno 1980, riferimento 1197/80.

 

Sua Eminenza desidera sapere:

 

Prima di tutto :

 

a) se nella diocesi di Campos si celebrano messe in latino,

 

b) se la richiesta della lingua latina nella liturgia della Messa rimane costante, aumenta o diminuisce.

 

In secondo luogo, ci sono individui o gruppi nella diocesi che insistono per celebrare la Messa secondo l’antico rito (Messa tridentina)? Quanto sono influenti questi gruppi? Cosa li spinge a sostenere tali posizioni e ad avanzare tali richieste?

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1) Riguardo alla prima domanda

In conformità con le costituzioni conciliari sulla liturgia, nn. 54 e 36, i sacerdoti della diocesi di Campos mantengono la consuetudine di celebrare il Santo Sacrificio della Messa in latino. Tuttavia, a causa della concessione indicata negli stessi numeri della costituzione, alcuni sacerdoti hanno introdotto il volgare nelle parti della Messa comunemente chiamate «Messa dei Catecumeni», che si estendono dall’inizio all’offertorio; recitano anche il Padre Nostro e le preghiere per la Comunione dei fedeli in volgare.

 

Questo continuo utilizzo del latino nella Messa soddisfa pienamente i fedeli. Ad esempio, abbiamo recentemente constatato una partecipazione straordinaria alla Messa del Santo Salvatore, celebrata interamente in latino.

 

Inoltre, la Messa in latino li protegge dagli abusi desacralizzanti (che arrivano persino alla profanazione) introdotti in alcune chiese contemporaneamente alla nuova Messa interamente in lingua volgare. Ad esempio, le donne che si avvicinano all’altare per recitare il Padre Nostro con le mani giunte a quelle del celebrante; i laici che ricevono la comunione dall’ostia che prendono loro stessi dal ciborio; insomma, tutto ciò che contribuisce a offuscare la distinzione tra il sacerdozio ministeriale del sacerdote e il sacerdozio comune dei fedeli.

 

Nella stessa categoria va inserito il palese individualismo dei sacerdoti che adottano la lingua volgare e la nuova Messa: essi rifiutano tutte le direttive delle autorità che contraddicono le loro preferenze. Lo si osserva nella diocesi nel loro rifiuto di dare la comunione ai fedeli sulla lingua, in ginocchio.

 

Ciò dimostra che, nella diocesi, nonostante i buoni frutti della conservazione del latino liturgico, questa pratica non è stata generalizzata.

 

Tutti gli ordini religiosi e parte del clero secolare introdussero la Messa celebrata interamente in portoghese, sulla base di concessioni fatte dalla conferenza episcopale. Fu solo dopo questa rottura consuetudinaria con la lingua ufficiale del rito latino (costituzione conciliare sulla liturgia, n. 36) che iniziarono a manifestarsi gli abusi di cui abbiamo appena parlato.

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2) Sul secondo punto, relativo alla Messa tradizionale («Messa tridentina»)

1) Viene celebrata in modo generale nelle parrocchie della diocesi (ma non in tutte), in virtù del n. 4 della costituzione sulla liturgia, dove il Concilio dichiara che la santa Chiesa desidera che tutti i riti legittimamente riconosciuti siano conservati e favoriti in ogni modo in futuro, e raccomanda che la revisione dei riti, quando necessaria, sia fatta con prudenza e in conformità alla tradizione.

 

2) Per quanto riguarda i fedeli, la maggioranza predilige la Messa tradizionale in latino. Si è inoltre osservato che nelle parrocchie in cui si mantiene la Messa tradizionale in latino, la devozione è maggiore. Questo fatto è confermato anche da persone provenienti da fuori della diocesi che visitano Campos. In queste parrocchie non si sono verificati gli abusi di desacralizzazione menzionati in precedenza.

 

3) Le ragioni di questa incrollabile adesione alla Messa tridentina sono di varia natura:

 

a) gli scandali evidenti nelle nuove masse popolari;

 

b) Per quanto riguarda il rito stesso della nuova messa, colpisce molto l’assenza di una chiara affermazione che la messa sia un vero sacrificio, nel senso stretto del termine, avente carattere propiziatorio; le affermazioni inequivocabili della messa tradizionale, come l’offertorio, sono state soppresse.

 

Si tratta di una questione molto delicata per la nostra popolazione, dato che convivono numerose confessioni protestanti. Tra queste, i cambiamenti liturgici della Chiesa cattolica vengono presentati come prova del fatto che essa confessi il proprio errore e riconosca che, in effetti, la Messa non è un sacrificio nel senso stretto del termine, e ancor meno un sacrificio propiziatorio.

 

Questa analoga argomentazione dei protestanti è, almeno in apparenza, confermata dalle molteplici modifiche introdotte nella nuova messa; modifiche che coincidono con quelle introdotte da Lutero e dagli altri leader protestanti, quando si proposero di trasformare la messa cattolica, un vero sacrificio, in una mera cena commemorativa di quella che Gesù celebrò con i suoi apostoli prima della sua Passione.

 

Negli esempi che sto per presentare, vediamo talvolta una desacralizzazione, talvolta una confusione tra il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio comune dei fedeli, e talvolta un allontanamento dalla chiara affermazione dei dogmi fondamentali relativi alla Santa Eucaristia:

 

  • Tra i luterani, la Santissima Trinità viene invocata solo sei volte. Nella nuova Messa, anche l’invocazione trinitaria è stata ridotta a sei. Un semplice parallelismo, ma che rafforza gli altri.

 

  • Nel Confiteor, Lutero eliminò ogni riferimento alla Beata Vergine Maria, agli angeli e ai santi, così come all’assoluzione dei peccati. Inoltre, trasformò il Confiteor in una preghiera comune del sacerdote e dell’assemblea. Nella nuova Messa, il Confiteor subì analoghe soppressioni. Solo una debole traccia della Beata Vergine Maria, degli angeli e dei santi rimase nella sua seconda parte; l’assoluzione impartita dal sacerdote dopo la recita del Confiteor da parte del popolo fu eliminata, e il Confiteor divenne una preghiera comunitaria di tutto il popolo con il sacerdote. Citerò qui le parole di un pastore luterano, in un’opera relativamente recente, che indicano il significato dogmatico dei cambiamenti apportati da Lutero al Confiteor: «Riconoscendo il principio del sacerdozio universale dei fedeli, la Confessione (Confiteor) divenne un atto dell’assemblea e non solo del sacerdote». » Luther D. Reed: The Lutheran Liturgy, Fortress Press, Philadelphia. 1947 pag. 255/6.

 

  • Lutero eliminò l’Offertorio perché esprimeva in modo inequivocabile il carattere sacrificale e propiziatorio della Santa Messa. Nella nuova Messa, l’Offertorio perde queste caratteristiche e diventa semplicemente una preparazione alle offerte.

 

  • La nuova Messa ha reintrodotto la «Preghiera dei Fedeli», che fa parte della liturgia luterana. La Preghiera dei Fedeli, spiega Reed, «è uno degli elementi importanti della liturgia e probabilmente quello che meglio esprime la partecipazione attiva dell’assemblea alle sue funzioni come azione sacerdotale dei fedeli» (pagina 313).

 

  • L’uso delle lingue vernacolari e l’ampliamento delle letture bibliche avvicinano ulteriormente la nuova messa alla liturgia protestante.

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In sintesi, ecco come L. Reed (op.cit., p. 234) interpreta il movimento liturgico universale della Chiesa cattolica:

 

«La Chiesa medievale distrusse l’unità originaria e il senso di culto comunitario dando eccessiva importanza alla classe sacerdotale ed esentando i laici dalla loro partecipazione attiva. La Riforma corresse questa deviazione attribuendo al sacerdozio dei fedeli e al carattere comunitario del culto l’importanza che era loro dovuta. Le Messe senza comunione furono proibite e fu istituita la comunione frequente per il popolo. L’uso del volgare, così come la moltiplicazione di inni e sermoni per i fedeli, giocarono un ruolo importante in questo processo. Il movimento liturgico di carattere universale che si sta attualmente svolgendo nella Chiesa cattolica romana costituisce uno sforzo tardivo per promuovere una partecipazione attiva e consapevole dei laici alla Messa, in modo che tutti i fedeli possano considerarsi “concelebranti” con il sacerdote». (Corsivo aggiunto)

 

L’introduzione all’Institutio generalis Missalis Romani, all’articolo 7, suggerisce che l’attenzione dedicata nell’Ordo Missae di San Pio V ai dogmi eucaristici della Presenza Reale, della transustanziazione e del sacerdozio ministeriale fosse dovuta agli attacchi che questi dogmi subivano in quel periodo. Da qui la conclusione implicita che oggi non vi sia più bisogno di tale attenzione, poiché questi dogmi non sono più oggetto di attacchi.

 

Una simile insinuazione è sorprendente, visto che Paolo VI, nell’enciclica Mysterium Fidei, espresse preoccupazione per gli errori che attaccano proprio questi dogmi.

 

La conclusione logica della preoccupazione espressa dal Santo Padre sarebbe nella direzione di preservare le barriere contrarie agli errori anti-eucaristici presenti nell’Ordo Missae tradizionale , e non nella direzione dell’assenza di preoccupazione proclamata dagli autori dell’introduzione alla nuova Messa.

 

Questi sono, in breve, alcuni dei motivi per cui i fedeli di Campos rimangono legati alla Messa tradizionale, chiamata «Messa Tridentina». Si tratta di garantire la purezza della fede e l’integrità della Rivelazione.

 

Antonio de Castro-Mayer

Vescovo di Campos

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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 Immagine da FSSPX.News

 

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Leggere le Sacre Scritture

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È un testo che rimane sempre presente; ci comunica i pensieri di Dio che ama le nostre anime come un Padre.  

Le raccomandazioni dei papi

Per leggere la Sacra Scrittura, è necessario seguire le raccomandazioni dei Papi: trovare una versione riconosciuta dalla Santa Chiesa, corredata da commentari approvati anche dall’autorità diocesana. Poiché la Sacra Scrittura non è la fonte primaria della rivelazione, essendoci stata trasmessa dall’autorità della Chiesa come proveniente da Dio stesso, attraverso la Tradizione, fonte primaria della rivelazione, è la Chiesa che ci dona i testi della Sacra Scrittura, garantendo la versione e la traduzione nella nostra lingua contro ogni errore o inesattezza.  

Per entrare in contatto con la mente di Dio

Per l’anima che anela a un incontro vivo con il Dio che si rivela, è del tutto sincero e comprensibile il desiderio di ricevere questa parola senza alcuna alterazione. Pertanto, si dovrebbero privilegiare le traduzioni letterali (quelle che seguono il testo «alla lettera») e, se possibile, quelle di autori con una profonda conoscenza dell’ebraico e del greco. È così che san Girolamo divenne un traduttore così ammirevole: realizzò la prima versione latina della Bibbia, chiamata «Vulgata» (da «vulgus», che significa comune, usuale).   In quest’opera della Vulgata, iniziata nel 386 su richiesta di papa san Damaso (366-384), egli mise a frutto «il suo immenso talento, costituito da genio letterario, profonda conoscenza delle lingue ebraica e greca, straordinaria capacità di lavoro e spirito di contemplazione che raggiungeva le vette della vita spirituale». (1)   Questa edizione della Vulgata fu canonizzata dal Concilio di Trento: «la vecchia edizione della Vulgata, approvata nella Chiesa dal lungo uso di tanti secoli, deve essere considerata ufficiale nelle lezioni pubbliche, nelle discussioni, nelle prediche e nelle spiegazioni, e nessuno dovrebbe avere l’audacia o la presunzione di rifiutarla con qualsiasi pretesto». (2)

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L’ammirevole semplicità delle Scritture

Per chi parla francese, le traduzioni più vicine e fedeli al testo della Vulgata sono quelle di padre J.B. Glaire o di padre L.C. Fillion. Ecco i vantaggi di queste traduzioni. In primo luogo, la Bibbia conserva meglio la sua ammirevole semplicità, la sua nobile concisione, la ricchezza delle sue immagini e la vividezza dei colori e dei sentimenti espressi.   In secondo luogo, è questo sistema di letteralità che la Chiesa ha seguito nella sua versione della Vulgata, preservando così alcune oscurità del testo originale per salvaguardare il mistero di Dio; infine, il rispetto dovuto alla parola di Dio stesso richiede che il traduttore non si esponga ad attribuire agli autori sacri idee che non sono loro.   Ad esempio, riguardo alla traduzione di Sacy, che era di impeccabile purezza classica ma sacrificava il pensiero di Dio all’eloquenza umana, Bossuet scrisse: «la traduzione di Sacy avrebbe avuto qualcosa di più venerabile e più in linea con la gravità dell’originale, se fosse stata resa un po’ più semplice e se i traduttori avessero meno mescolato la loro operosità e la naturale eleganza della loro mente con la parola di Dio». (3)  

Frutti per le nostre anime

Che cosa ricaveremo dalla lettura delle Sacre Scritture? È un testo sempre vivo; ci comunica i pensieri di Dio che ama le nostre anime come un Padre; in esso scopriamo anche i modi divini in cui il Dio buono giudica le azioni degli uomini e agisce nei loro confronti.   Iniziamo la nostra lettura con il Vangelo: «Filippo, chi ha visto me ha visto anche il Padre!». Poi ci rivolgeremo agli Atti degli Apostoli per scoprire l’azione di Dio nella Chiesa e attraverso la predicazione degli apostoli; infine, le Epistole di San Giovanni ci condurranno nell’intimità del Cuore di Gesù.   Potremo quindi studiare alcuni libri dell’Antico Testamento; Genesi, Esodo e Deuteronomio ci introdurranno alle prove del Popolo Eletto; il libro di Tobia ci insegnerà mirabilmente le virtù familiari così vicine al Vangelo, già praticate all’epoca dell’esilio babilonese (750 a.C.).   Infine, trarremo fruttuosamente lo spirito di preghiera dai Salmi, la conoscenza del fedele amore di Dio per l’anima giusta dalle profezie di Isaia («il quinto evangelista«) e la saggezza eterna dal Libro della Sapienza.   Possa questa assidua e fedele lettura delle Sacre Scritture durante l’estate farci crescere nella conoscenza e nell’amore di Nostro Signore Gesù Cristo, Verbo Eterno e Redentore delle nostre anime.   Abate Louis-Edouard Meugniot, FSSPX   NOTE 1) Laurent Morlier, prefazione all’edizione francese della Vulgata, DFT, 2002. 2) Concilio di Trento, Decreto sull’edizione della Vulgata, IV sessione, 8 aprile 1546. 3) Bossuet, Lettera al maresciallo di Bellefonds , vol. XXVI, pag. 76, edizione di Versailles, 1818.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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 Immagine: Bibbia di Borso d’Este, vol. 1 foglio 5, dettaglio, Biblioteca Estense di Modena. Immagine di Cesar Ojeda via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0  
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