Essere genitori
Homeschooling e scuola parentale, unica salvezza per i nostri figli
Vaccinati, genderizzati, tracciati, mascherati e distanziati socialmente.
Il presente ed il futuro che il sistema scolastico riserva ai nostri figli non è nient’altro che questo.
Guardandoci intorno non possiamo non osservare come tutto stia velocemente peggiorando, mettendo in serio pericolo l’innocenza, l’intelligenza, la cultura e la purezza dei nostri figli. La scuola pubblica e semi-pubblica è oramai diventato un contenitore di pochezza, sia sul piano culturale che, ancora peggio, sul piano morale. Il grave problema è che questa pochezza non è qualcosa di neutro, quanto piuttosto qualcosa capace di ripercuotersi irreversibilmente sulla crescita dei bambini.
Vaccinati, genderizzati, tracciati, mascherati e distanziati socialmente. Il presente ed il futuro che il sistema scolastico riserva ai nostri figli non è nient’altro che questo
Le generazioni crescono sempre più ignoranti, anestetizzate da un metodo educativo improntato sullo svilimento della virilità maschile — laddove per virilità si intende diventare uomini veri, interiormente e spiritualmente — e sulla mascolizzazione della femminilità, in una sorta di impasto sociale atto a rendere tutto orizzontale, tutto «gender-neutral», dove la particolarità complementare delle differenze diventa un tabù da eliminare con violenza, pena l’emarginazione sociale.
Bambini cresciuti fra le braccia dello Stato, che a sua volta presta consenso a organismi nazionali e sovranazionali in grado di decidere con quale stampino plasmare le nuove generazioni, rendendole sempre più amorfe e sempre più conformi alle ideologie consumistiche regnanti.
Tutto stia velocemente peggiorando, mettendo in serio pericolo l’innocenza, l’intelligenza, la cultura e la purezza dei nostri figli
Qualche medico, senza vergogna, qualche tempo fa diceva che il vaccino sarebbe diventato il «nuovo battesimo laico»: una frase tanto agghiacciante quanto vera. Senza vaccino, in effetti, non si può più fare niente, nemmeno accedere ai servizi educativi che lo Stato magnanimamente offre alla nuova vittima pronta a finire sotto il giogo statolatrico dell’istruzione.
E se la contro-iniziazione sociale utilizza come mezzo la siringa, quella educativa ha come oggetto la genderizzazione dei bambini, che devono diventare i soggetti pallidi e inetti del futuro, istruiti sotto il segno dei neologismi e di quella nebulosa di parole meticolosamente inoculate nella mente dei piccoli attraverso i programmi, i progetti e i laboratori esperienziali effeminati che la scuola di oggi offre.
La scuola pubblica e semi-pubblica è oramai diventato un contenitore di pochezza, sia sul piano culturale che, ancora peggio, sul piano morale
La nostra società, distruggendo ogni concetto gerarchico, è finita per concepire un modello in cui la famiglia è solo l’oggetto che mette al mondo la (poca) prole. Una sorta di «famiglia in affitto», — dopo la quale procede consequenzialmente persino la logica dell’utero in affitto — che procrea per poi scaricare, per poi consegnare i figli fra le braccia dello Stato che li cresce, li educa, li segue dagli 0 ai 19 anni.
Il tempo passato all’asilo, alla materna, a scuola è più di quello passato in famiglia. È la scuola che decide cosa si debba o non si debba imparare, non la famiglia che, anzi, spesso viene vista come un ostacolo da superare, o come qualcosa di superfluo da tenere da parte.
Bambini cresciuti fra le braccia dello Stato, che a sua volta presta consenso a organismi nazionali e sovranazionali in grado di decidere con quale stampino plasmare le nuove generazioni, rendendole sempre più amorfe e sempre più conformi alle ideologie consumistiche regnanti
Se tutte queste tremende circostanze non erano chiare o visibili ai più, ora ci troviamo dinanzi a nuovi sconvolgimenti ben percepibili ad occhio nudo, senza bisogno di grandi approfondimenti.
Dopo la Didattica a Distanza, un totale fallimento formativo che ha solamente reso più virtuale (si fa per dire) il danno perpetrato dalla scuola pubblica a danno dei cittadini del futuro, la scuola post-COVID ha tutta l’aria di essere il prototipo di una nuova pazzia psicosanitaria, dove i bambini diventano ulteriore esperimento sociale per far fronte alla richiesta di iperigienismo sociale.
A tal proposito, direttamente dal sito del MIUR, ci vengono comunicate le linee guida indicate dal Comitato tecnico-scientifico per il rientro degli studenti negli edifici scolastici italiani per il mese di settembre prossimo: sarà previsto il solito distanziamento interpersonale di almeno un metro, «considerando anche lo spazio di movimento» sottolinea il testo; questa distanza dovrà essere garantita in tutti gli ambienti scolastici, nessuno escluso, con una conseguente riorganizzazione radicale delle aule e degli spazi comuni; non mancherà l’obbligo di indossare le mascherine per tutti gli alunni dai 6 anni in su, per tutta la durata delle lezioni.
La scuola post-COVID ha tutta l’aria di essere il prototipo di una nuova pazzia psicosanitaria, dove i bambini diventano ulteriore esperimento sociale
Il ministro Azzolina, dal canto suo, ha espresso chiaramente le sue idee chiedendo l’utilizzo delle visiere al posto delle mascherine, e di divisori in plexiglas tra i banchi per «isolare» i nostri ragazzi. Le spese per l’acquisto di questi dispositivi sarebbero coperte dai 33 milioni di euro versati agli enti locali entro fine giugno per la cosiddetta edilizia scolastica leggera, a cui si sommeranno gli 850 milioni per le scuole secondarie di II grado.
Mascherine e distanziamento saranno, quindi, le nuove parole d’ordine, le prerogative irrinunziabili per poter accedere ai servizi scolastico-educativi.
Chi deciderà di continuare a lasciare i propri figli dentro al sistema di istruzione pubblica deve sapere che una volta arrivati all’ingresso della scuola o dell’asilo ci sarà qualcuno che punterà, a modello di pistola alla tempia, un termo-scanner in grado di rilevare la temperatura corporea del bambino; subito dopo qualcuno lo preleverà modello pacco e immergerà le sue piccole ed innocenti mani nel gel disinfettante, le nuove acquasantiere del laicismo imperante, dopodiché il bambino sarà piazzato nel suo banco, a debita distanza dagli altri e con una bella mascherina colorata in faccia.
In alcune realtà scolastiche, come nel Varesotto, è stato già proposto l’utilizzo di un braccialetto elettronico, da mettere al polso dei bambini, in grado di tracciare i loro movimenti
In alcune realtà scolastiche, come nel Varesotto, è stato già proposto l’utilizzo di un braccialetto elettronico, da mettere al polso dei bambini, in grado di tracciare i loro movimenti: se un bambino si avvicina ad un altro, subito il braccialetto si illumina, suona e vibra per ricordare di mantenere la debita distanza sociale.
In provincia di Milano, un asilo ha sperimentato una modalità «educativa» all’aperto, dove ogni bambino, una volta arrivato, viene prelevato e messo all’interno di un apposito spazio recintato, dove potrà giocare da solo, distanziato dagli altri bambini — anch’essi rigorosamente posizionati negli appositi box.
A Milano, un asilo ha sperimentato una modalità «educativa» all’aperto, dove ogni bambino, una volta arrivato, viene prelevato e messo all’interno di un apposito spazio recintato, dove potrà giocare da solo, distanziato dagli altri bambini — anch’essi rigorosamente posizionati negli appositi box
Non crediamo servano grandi commenti a proposito di queste nuove dinamiche e modalità attese per settembre.
Ecco perché è indispensabile iniziare a pensare, sin da ora e senza perdere tempo, ad un nuovo modello di istruzione ed educazione per i nostri figli, già parecchio avviato — almeno più che in Italia dove siamo piuttosto arretrati sotto questo aspetto — in altri Stati, in particolare in America: l’homeschooling, se fatto all’interno di una singola famiglia, o scuola parentale, se formato da più famiglie che condividono lo stesso percorso educativo.
Di fronte ad uno Stato moderno che cerca in tutti i modi di allontanare i genitori dall’educazione dei propri figli, proponendosi sempre più violentemente come monopolista assoluto della loro (disin)formazione, di fronte ad un sistema legislativo nazionale e sovranazionale che ormai veicola trasversalmente in maniera spudorata ideologie antiumane e anticristiane nelle menti dei fanciulli, non resta altra via ai genitori di buona volontà, di mente libera e soprattutto di retta coscienza, se non quella di prendersi carico personalmente dell’avvenire dei propri amati figli.
È indispensabile iniziare a pensare, sin da ora e senza perdere tempo, ad un nuovo modello di istruzione ed educazione per i nostri figli: l’homeschooling
La stessa Costituzione Italiana negli articoli 30, 33, 34 protegge esplicitamente questo tipo di scelta delle famiglie; è importante infatti sapere che in Italia non è la scuola ad essere obbligatoria, ma l’istruzione.
Ci verrebbe da dire che, come genitori consapevoli, la Storia ci stia mettendo al cospetto di una scelta obbligata e necessaria: da una parte scorgere in maniera distratta, tra una promozione a lavoro e una cyclette, la (d)istruzione umana, culturale, morale della nostra prole operata da uno Stato a cui abbiamo delegato tutto ciò che dovremmo essere e che tra pochi anni ci consegnerà l’ombra evanescente di ciò che i nostri figli sarebbero potuti diventare; dall’altra una vita sì, piena di sacrifici e rinunce, forse senza i caratteri distintivi della «bella vita» sognata dalla borghesia contemporanea, ma con la prospettiva di crescere uomini e donne liberi, coraggiosi e retti.
La Storia ci sta mettendo al cospetto di una scelta obbligata e necessaria
Parafrasando un famoso film di fine anni ’90, cara mamma e caro papà se sceglierai la «pillola azzurra, fine della storia; domani ti sveglierai in camera tua e crederai a quello che vorrai!» (anche di conoscere veramente tuo figlio); se sceglierai la «pillola rossa resti nel paese delle meraviglie e vedrai quanto è profonda la terra del bianconiglio!».
Vogliamo crescere uomini capaci di rimanere in piedi in mezzo alle rovine, o vogliamo crescere uomini che faranno parte delle macerie accumulate dall’attuale civiltà in decadenza?
Vogliamo crescere uomini capaci di rimanere in piedi in mezzo alle rovine, o vogliamo crescere uomini che faranno parte delle macerie accumulate dall’attuale civiltà in decadenza?
A noi la scelta, ma non c’è più tempo.
Cristiano Lugli
Alessandro Corsini
Essere genitori
I bambini che libereranno Faccetta nera
Il papa dell’Intelligenza Artificiale si è inserito nel trend minorile più misterioso ed insopportabile del momento, quello di «6-7», «six-seveeeen». Chi non ha figli in età scolare non può capire l’opaca pervasività di questo socio-meme, che sembra occupare notte e giorno le menti degli infanti, e divertirli assai.
In pratica, non appena il bambino – in ispecie se in branco – nota da qualche parte il numero 6 seguito dal 7, parte automaticamente il grido collettivo: «six-seveeeen» urlan compiaciute le creature, movendo per qualche motivo le manine su e giù.
Pope Leo does the ‘67’ meme in new video. pic.twitter.com/nnaPtFa36L
— Pop Base (@PopBase) May 17, 2026
Sostieni Renovatio 21
Si tratta di un fenomeno globale, che parrebbe partito da una qualche gag tiktokkata nel mondo del basket o del rap USA, per poi tsunamizzarsi in un caso che riguarda tutti i pargoli della Terra. La questione, che si dà come simbolo dell’incomprensione transgenerazionale («ma perché fanno così?» si chiede il matusa, cui peraltro i monelli spesse volte cercano di tener nascosto il meme sociale), ha attirato l’attenzione degli autori del cartone più riflessivo ed irriverente della Terra, South Park, che in un episodio ha tirato in mezzo Peter Thiel e le sue teorie sull’anticristo, che sarebbero legate al 6-7, mentre Trump mette «incinto» Satana e ci convive alla Casa Bianca, dove il demonio si comporta da moglie gravida gelosa ed ormonalmente instabile. (La satira di South Park davvero sa inventarsi cose pazzesche)
E quindi, dopo l’anticristo, non poteva mancare la clip del papa americano indotto dai bambini – o forse dall’«animatore» che li accompagna… – a fare «six-seveeeen».
Il video sembra voler avvicinare il pontefice ai giovani attraverso i meme. I papi moderni, del resto, tendono a far così: se il modernismo è il programma di dissolvere la Chiesa di Dio nel mondo, ecco che i pontefici si adattano alle tendenze sociali (organiche o programmate che siano), dagli scherzi dei pargoli all’Intelligenza Artificiale, alla riproduzione artificiale, all’immigrazione, all’omotransessualismo.
Vista questa apertura del papato, vogliamo chiederci se non è il caso che il papa abbracci anche un trend, ancora più pervasivo e scatenato, che striscia presso la nostra gioventù, dalle elementari e oltre – l’estemporanea, continua, esecuzione, canora e strumentale, da parte dei bambini, di un brano ritenuto proibito nell’Italia repubblicana: stiamo parlando di Facetta nera.
Scena uno: piccolo ritrovo di amici a casa nostra. Amici in casa significa, invariabilmente, amici con figli. I quali subito si appartano, con i nostri, nella stanzetta dove si studia e si gioca, o dove c’è una bella tastierona Yamaha. Noi genitori intanto, in soggiorno, beviamo e sgranocchiamo, ciarliamo… fino a quando dalla stanza dei fanciulli sorge, inconfondibile, una melodia: ta-ta-ta-tarada…
Sono le note di Faccetta nera. Individuiamo subito il colpevole: è un bambino amico da sempre, serio e tranquillo, particolarmente intelligente e dotatissimo per la musica. Non sembra aver subito nessuna influenza di nostalgici del Ventennio, la madre è cresciuta in un Paese comunista. A fianco c’è un altro bambino la cui madre è cresciuta in un altro Paese comunista, e suo nonno partigiano ha combattuto fianco a fianco contro i nazisti con quello che ne sarebbe poi divenuto il celeberrimo presidente. Ebbene, la progenia dell’alta partigianeria è lì che ride felice mentre il suo amico, ad orecchio, riproduce la musichetta fascia.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Scena due. Due anni fa ho comprato a mio figlio la tastierona di cui sopra, e per stimolarlo nello studio monosettimanale del piano ci ho pure attaccato un iPad con un app che fa da sintetizzatore ad ampio spettro; poi l’ultimo Babbo Natale ha portato pure una batteria elettronica: niente, l’entusiasmo verso la musica non è partito sino a che tutta la classe, su indicazione del nuovo maestro di educazione musicale, non ha dovuto investire 30 euri per compare una «melodica», uno strumento osceno, praticamente una pianola a fiato, collegata ai polmoni del bambino con un inguardabile tubo ospedaliero.
La dura realtà è che questo arnese inascoltabile gli piace da impazzire, lo suona in continuazione, pure quando scende dalla macchina. Ci zufola dentro melodie di ogni tipo, dalle canzoni di Natale a quelle delle festicciole di compleanno – in pratica tutte tranne quelle dei saggio di fine anno che, disastrosamente, si terrà domani.
Ecco che ci ritroviamo alla recita di fine anno delle elementari, tutta la classe è dotata dello strumento infernale, con cui avrebbe più tardi eseguito un Saltarello medievale, pure molto bello. Ma ecco che prima, quando tutte queste diecine di ragazzini sono seduti in ginocchio in cortile con il tubetto in bocca pronti a fare una piccola prova prima di iniziare, scatta, dinanzi a centinaia di genitori di tutte le classi, il ritornello imperiale: ta-ta-ta-tarada… Giù risolini.
Va così: nelle scuole della Repubblica nata dalla Resistenza (fiaba notissima che qui abbiamo talvolta contestato ricordando il vero padre della patria James Jesus Angleton) i nostri piccoli impazziscono per una delle canzoncine principali della dittatura fascista. Nelle scuole cattoliche, pure. Non escludiamo che vi siano casi persino nell’homeschooling.
Un’amica insegnante in provincia me lo conferma: il fenomeno è inarrestabile, incontrollabile, incontenibile. Gli studenti se la suonano e se la cantano fra loro, felicissimi, e a volte lo fanno pure facendosi sentire monellamente dall’autorità adulta di insegnanti, presidi, bidelli, genitori.
Urgono tante considerazioni: a cosa servono le ore di educazione civica inflitte ai bambini per farne cittadini sinceri-democratici? A nulla, e questa è decisamente una buona notizia. A cosa serve l’autolavaggio antifascista in cui immergono la popolazione di tutte le età? Articoli di giornale, libri, convegni, feste, musica rock, celebrità… A cosa servono tutte quelle sigle che dell’opposizione al fascismo ha fatto una raison d’être ossessa e totalista (Mussolini mai ha fatto cose buone! Ma scherziamo?!)? Tipo CGIL, ANPI, ARCI, AVS, ACLI, PD… ma che ci stanno a fare, con i loro miliardi di investimento nella creazione di una cultura antifascista (un intero sistema culturale, una filiera infinita: dalle Feltrinelli alle Feste dell’Unità, dalle cattedre ai compagni al cinema sponsorizzato dallo Stato, dai concertoni ai giornaloni in codominio con l’oligarcato finanziario) se poi i frugoletti intonano imperterriti il coretto nostalgico?
E ancora, chiediamoci: è possibile applicare la legge Mancino contro la massa di bambini italiani, virata mostruosamente verso il pericolo faashistah?
In verità bisogna realizzare – e ci rendiamo conto quanto sia difficile per chi ancora crede di essere di sinistra e pure per chi ha ammirazione per il regime mussolinico – che i bimbi con la canzoncina non stanno in alcun modo dirigendo verso il fascio.
Innanzitutto, perché il razzismo sembra, oggi, molto più difficile: nel gruppone di pargoli che suonavano la melodica di cui ho parlato sopra, c’era un ragazzino nero. Il quale è benvoluto da tutti i compagni, in un modo assolutamente organico e naturale. Sono pronto a scommettere che chiunque abbia fatto partire il motivetto abissino mai e poi mai abbia considerato, neppure per un istante, di ferirlo – perché con evidenza, l’ilarità provocata dall’esecuzione della solfa colonialista nulla ha a che fare con il suprematismo bianco. Sempre che, ipotesi che non mi azzardo a fare, a suonarla non sia stato proprio lui… Il che non avrebbe importanza, perché parliamo di un meme condiviso in tutta la popolazione pediatrica, praticamente.
In secondo luogo, saltiamo la staccionata e proviamo a dirlo una volta per tutte: Faccetta nera non è una canzone razzista. Anzi. Faccetta nera è una canzone antirazzista.
Aiuta Renovatio 21
Come? Ma dai. È il simbolo stesso dell’era fascista, che era razzista, dice il grillo parlante repubblicano installato dentro (e fuori) ognuno di noi. Abbiamo visto, nei decenni, scandali ingenerati da persone che l’avevano come suoneria del cellulare (un tempo una delle più diffuse tra le figure che si vogliono sfrontate), e ci sembra di ricordare di consiglieri comunali e altre figure politiche di tutti i gradi ammonite o persino disintegrate per lo squillo del telefono finito pubblico: ti-ti-ti-tiridi…
Ci siamo sempre chiesti come questo sia possibile: l’antirazzismo di Faccetta nera si manifesta subito quando si rivolge alla protagonista della canzone, la donna africana, chiamandola «bella abissina». Come può essere razzista chi ritiene un membro dell’altra razza come «bello», lasciando immaginare pure altri concetti di attrazione?
Il testo parla alla bella abissina come qualcuno da far entrare nel sistema dello Stato – all’epoca Regno, Impero – italiano. «Faccetta nera, bell’abissina / Aspetta e spera che l’ora si avvicina! /Quando saremo insieme a te / Noi ti daremo un’altra legge e un altro Re (…) Faccetta nera, piccola romana / Accogli in sogno questa mia canzone / Vedi nell’alto il faticar dell’uomo Per la tua terra, per la tua civiltà.»… sono parole che non parlano della maschia violenza dei bruti e degli skinheddi, sono parole di accoglienza, di integrazione. Come nei sogni del PD e delle ONG sorosiane, del cleroneocattolic, dell’immigrazionismo calergista più sfrenato, proprio.
Vale la pena di ricordare come e quando fu scritta: fu la reazione del poeta romanesco Renato Micheli che scrisse un testo (poi musicato da Mario Ruccione) alle notizie dell’abolizione della schiavitù nel Tigrè e in tutta l’Etiopia occupata dagli italiani. I critici, senza veri appigli, dicono che è solo un inno al madamato, cioè al concubinaggio more uxorio dei coloni con donne locali, ma il succo non cambia: potete tirar fuori la guerra e l’uso delle armi chimiche, ma l’appello all’unione umana con la gente abissina è incontrovertibile.
Sì: Faccetta nera è una canzone multirazziale, che inneggia persino al meticciato. È una canzone che parla di integrazione prima che al mondo comparisse l’inscalfibile monolite del terzomondismo, per cui bisogna integrare nelle società avanzate la disfunzione post-coloniale, invece che innalzare il livello di civiltà di quelle popolazioni là dove si trovano, senza bisogno di traversate in gommone.
Faccetta nera è una canzone antirazzista in modo così plateale che, cosa non notissima a causa della cappa comunista-repubblicana postbellica, il fascismo tentò di censurarla, specie dopo le leggi razziali del 1937: nemmeno lì si riuscì a fermare la forza memetica del brano, che continuò ad essere cantato, suonato e fischiettato ovunque.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Specifico che la canzoncina, a me non piace in nessun modo (come non amo il fascismo), e non mi risuona in testa come sembra invece fare a tutti. Tuttavia non ho mancato, nella vita, di parlarne con le abissine che ho incontrato. Le quali, in genere abbastanza «belle», non sembravano particolarmente turbate: anzi, il riconoscimento musicale condiviso della loro beltà trovava un certo non celato compiacimento, e di lì a significare il fascino algido e misterico di etiopi ed eritree, tipo, diciamo, Zeudi Araya, attrice di straordinaria avvenenza abissina famosissima negli anni Settanta.
Di più: le belle abissine non sembravano mai particolarmente turbate dal periodo coloniale italiano, anzi. Alcune cominciano a parlarti della parte italiana finita nel proprio albero genealogico: «il mio bisnonno era di Verona» attaccò a raccontarmi una bellezza di Asmara… «Mio padre è nato in quella casa all’inizio di Corso Genova», mi disse un tassista milanese di origini etiopi, «e io quando passo davanti benedico quel posto». Ecco. l’anticolonialismo, l’antifascismo di tanti abissini si risolve così: nell’integrazione completa con l’Italia, esattamente come cantato da Faccetta nera.
Nel frattempo, un amico che fa l’insegnante di musica alle medie durante un viaggio in macchina mi fa sentire quello che circola tra gli alunni: arrangiamenti di Faccetta nera in ogni possibile declinazione. C’è la versione posata sulle musiche de Il Signore degli Anelli. C’è quella in salsa rock’n’roll. C’è quella in 8-bit, a riprova che è tracimata in ogni possibile strumento musicale in mano ad un italofono. C’è quella, impressionante, calata nella sinfonia di John Williams per la colonna sonora di Guerra Stellari: si chiama «Faccetta Morte Nera».
Una risata vi seppellirà, dice un celebre slogano attribuito all’anarchico Mikhail Bakunin, ma che oggi non ci scandalizzermo a sentir proferita dai papi dei meme.
C’è da chiedersi quindi: le risate dei bambini seppelliranno la cultura isterica e fissata che regna sulla Repubblica?
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine generata artificialmente
Epidemie
Genitori condannati per aver isolato i figli per 4 anni per paura del COVID
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Essere genitori
Nuovo studio rivela la correlazione tra pornografia e abusi sessuali sui minori
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Social Sciences ha confermato, ancora una volta, i legami «tra pornografia e abuso sessuale sui minori». Secondo quanto riportato dal National Center on Sexual Exploitation, esistono quattro modalità principali attraverso cui l’uso della pornografia si intreccia con l’abuso sui minori. Lo riporta LifeSite.
L’articolo tratta della questione del modellamento sociale: i bambini tendono spesso a imitare ciò che vedono nella pornografia, il che può sfociare in comportamenti sessuali dannosi tra coetanei. Ad esempio, una terapista ha raccontato il caso di un bambino di 11 anni che ha replicato sul fratellino di 3 anni alcune scene osservate nella pornografia.
Vi è poi il fenomeno della normalizzazione: la pornografia può far percepire come «normali» comportamenti sessuali abusivi e irrealistici agli occhi dei bambini, o di chiunque la consumi. Molti operatori dei servizi sociali hanno riferito che le loro giovani assistiti di sesso femminile hanno subito strangolamenti durante i rapporti sessuali, perché i ragazzi adolescenti sono stati indotti dalla pornografia a considerarlo un comportamento sessuale standard.
Vi è inoltre il rischio di adescamento: gli abusatori utilizzano frequentemente materiale pornografico per mostrare ai bambini, come strategia per desensibilizzarli agli abusi sessuali.
Sostieni Renovatio 21
Gli abusatori spesso sfruttano la pornografia per controllare e manipolare le vittime, ad esempio minacciando di rivelare il consumo di materiale pornografico da parte del minore o di diffondere immagini sessualmente esplicite del minore stesso.
Lo studio, intitolato «Le testimonianze degli operatori dei servizi di tutela dell’infanzia sui legami tra pornografia e abusi sessuali sui minori», è stato realizzato da docenti della New York University, dell’Università dell’Arkansas, del Virginia Polytechnic Institute e della James Madison University.
«L’esposizione alla pornografia è pressoché onnipresente per i giovani del XXI secolo», hanno osservato gli autori. «L’età media della prima esposizione è la prima o la media adolescenza, con tassi di visione intenzionale tra gli adolescenti che raggiungono l’84%. Il consumo di pornografia può influenzare gli atteggiamenti e i comportamenti sessuali sia negli adolescenti che negli adulti. In questo contesto, rappresenta una componente normalizzata della socializzazione di genere e sessuale dei giovani».
In altre parole, la pornografia sta socializzando bambini e minori a un’ideologia sessuale straordinariamente crudele, violenta e degradante che si insinua in ogni aspetto della vita. Lo studio si è basato su dati qualitativi derivanti da 50 interviste, otto focus group e sondaggi post-intervista con professionisti esperti del settore.
Gli intervistati hanno identificato negli smartphone dei bambini il problema principale. Claire, direttrice esecutiva di un CAC (Centro per l’infanzia), ha osservato: «I genitori non tolgono il telefonino (…) perché hanno paura di essere dei “cattivi genitori”». Un altro educatore ha affermato che i bambini si imbattono spesso in materiale pornografico su YouTube, anche quando cercano contenuti innocui come i cartoni animati: «Il genitore si alza, i bambini camminano e… il contenuto suggerito è porno hardcore, porno tripla X». Vale la pena citare per intero l’avvertimento degli autori sulla tecnologia con accesso a Internet:
Uno dei fattori di rischio più rilevanti emersi dalle nostre interviste riguarda l’accesso illimitato o insufficiente dei bambini a Internet tramite dispositivi come console per videogiochi, tablet e smartphone, spesso all’insaputa dei genitori. Marie, un’intervistatrice forense, ha sottolineato i numerosi dispositivi con accesso a Internet a cui i bambini hanno accesso. Natalie, una psicologa clinica, ha fatto eco ad altri partecipanti, paragonando i moderni cellulari a «mini-computer… che si tengono in mano» dotati di connessione a Internet.
Oltre a ciò, diversi partecipanti si sono concentrati in particolare sull’importanza dei social media, come ha evidenziato Nicholas, un altro intervistatore forense: «Quando sono usciti i telefoni con Internet (…) questo ha permesso ai criminali di entrare in contatto con i bambini (…) tramite Snapchat, Facebook e simili». Angela, un’infermiera specializzata in pediatria, ha concordato: «Non saprei dire quanti bambini di cui mi sono presa cura hanno incontrato (un criminale) conosciuto tramite i social media».
Lo studio ha inoltre confermato precedenti risultati già trattati più volte in questo spazio. «Ho notato che più precocemente una persona è stata esposta alla pornografia, maggiore è la probabilità che attualmente guardi pornografia violenta», ha affermato Natalie, una psicologa pediatrica. Questo porta a visioni perverse delle donne, delle ragazze e del sesso in generale.
Aiuta Renovatio 21
«Non si tratta nemmeno di una semplice decisione cognitiva del tipo “È così che trattiamo le donne adesso” o “È così che dovremmo essere trattate come donne”… ora è “È così che proviamo piacere adesso”», ha detto Natalie. «Quindi, un uomo forse non riesce nemmeno ad avere un rapporto sessuale se non è in qualche modo aggressivo e violento… Stiamo parlando di strangolamento vero e proprio, di colpire qualcuno con qualcosa, di dare pugni, di immobilizzare, di quel genere di comportamento».
Carly, un’infermiera specializzata in casi di violenza sessuale, ha riscontrato la stessa dinamica: adolescenti trasformati in predatori dalla pornografia. «Credo che la pornografia influenzi la violenza sessuale e i comportamenti sessuali in moltissimi modi», ha affermato.
Gli autori sostengono la necessità di un’educazione sessuale che includa gli aspetti digitali, di approcci basati sulla consapevolezza del trauma e individuano la pornografia come una delle «zone di violenza» che conducono all’abuso sui minori, ma questo non è chiaramente sufficiente.
Dinanzi ad evidenze scientifiche come queste la politica dovrebbe senza indugio optare per la censura totale della pornografia in ogni Paese. Il rischio è quello di perdere un’intera generazione, o forse due, dopo le generazioni devastate dalla cosiddetta «liberazione sessuale».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Essere genitori2 settimane faI bambini che libereranno Faccetta nera
-



Spirito2 settimane faBoy scout rifiuta di inchinarsi ad Allah durante una visita in moschea
-



Stragi1 settimana faCani e droni killer negli ospedali, stupri sistemici, affamati usati come pratica di tiro: chirurgo racconta gli orrori di Gaza
-



Intelligenza Artificiale2 settimane faL’enciclica sull’IA è stata scritta con l’IA?
-



Gender2 settimane fa«L’omosessualità è un disturbo mentale»: psichiatra ad un congresso medico
-



Armi biologiche1 settimana faDocumenti desecretati collegano l’epidemia di Lyme al programma statunitense di armi biologiche
-



Stato1 settimana faQuando fuggono i cavalli della Repubblica
-



Salute2 settimane faI malori della 22ª settimana 2026














