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Ambiente

Mistica della grandine con chicchi grandi come uova. Nell’anno del Signore 1190

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Stanotte potrebbe tornare la grandine. Se avete il garage, metteteci la macchina badando a non dimenticarvela fuori, per automatismo. Se non ce lo avete, trovate una qualche tettoia per riparare l’automobile.

 

Chi scrive viene da una settimana infernale – causa grandine e distruzione dell’automobile. Ero per lavoro in Toscana, con la macchina di altri. Partiti a mezzanotte per tornare a casa, cominciavo a vedere lontani bagliori in cielo già sull’appennino. Flash continui, che però, dapprima, sembravan riguardare terre lontane.

 

Ad un certo punto, in autostrada a notte fonda ci trovammo davanti questo spettacolo incredibili, fulmini che si ripetevano senza requie, assumendo le forme più inedite, uno, per un microsecondo, mi è apparso mentre scendeva e poi risaliva, come una specie di U seghettata – subito seguito da un altro, e un altro ancora.

 

Mentre la macchina avanzava, diveniva sempre più forte la certezza fantozziana che la tempesta avesse colpito proprio… casa mia. Nemmeno nell’ultimo tratto di strada avevo trovato pioggia, ma potevo vederne gli effetti: un odore di acquazzone che filtrava attraverso l’aria condizionata in riciclo, rami, foglie e erbe di ogni tipo in mezzo alla strada deserta.

 

E poi, infine, il parcheggio dove avevo lasciato la mia auto: vetri ovunque, automobili massacrate, ammaccature e perfino pezzi di carrozzeria bucati o divelti. Il mio parabrezza era andato: crepe immani su tutta la superficie, multa assicurata da parte delle forze dell’ordine se mi vedono così. La superficie esterna dell’auto butterata come nemmeno la Luna dopo miliardi di anni di asteroidi beccati per proteggere la Terra. Pezzi di plastica frantumati. Un disastro.

 

Tuttavia, nella malasorte, almeno il lunotto era stato risparmiato: tutte le altre auto della zona l’hanno avuto esploso, perché – ho scoperto – nel parabrezza mettono tra i vetri uno strato di plastica di modo che non si spacchi, dietro invece no, quindi se colpito con forza, salta e basta. Ecco che l’intero paesino si contraddistingue d’un tratto per un fiero simbolo pubblico: il sacco della spazzatura incollato con lo scotch a coprire il vetro posteriore disintegrato o il finestrino laterale andato.

 

L’indomani il delirio è diventato logistico e merceologico – dove reperire il parabrezza? Dove trovare una carrozzeria non stracarica di miei simili che me lo monti? Entrambe le domande hanno richiesto ore di sacrificio, con avventure telefoniche e sfasciacarrozzistiche, situazione in cui vedevo come me erano in migliaia, di tutte le razze possibile – anche perché le grandi aziende specializzate nel cambio vetri chiedono cifre semplicemente irricevibili.

 

E poi c’era l’amaro pensiero: quella notte, la prima della grandina, era stato colpito solo quel comune e quello limitrofo, già noto per essere probabile terra di origine della famiglia Putin (che come cognome lì abbonda, coma accentato diversamente: Putìn), dove infatti lo scrivente anni fa voleva organizzare una conferenza sull’argomento, cosa che oggi sarebbe sistematicamente impossibile, ma per la quale, come sa il lettore, lo stesso Putin mi aveva dato la sua benedizione in sogno.

 

In pratica, aveva grandinato solo nel comune dove sta il fondatore di Renovatio 21 e in quello da cui proviene Putin: quelli attorno niente. Sì, di primo acchito, c’era da meditarci su…

 

In verità, quella grandine, che tutti giurano essere stata grande al punto da coprire il palmo della mano, nelle notti successive ha sconvolto molte altre zone: Padova, Treviso, Milano, Monza, la Romagna Cremona, Verona. Insomma, la nuvola fantozzesca della grandine grossa non era solo per il nucleo geografico renovatista e putiniano, era per tutti.

 

La dimensione non locale ha fatto scaldare i motori ai professionisti dell’opinione pubblica: la supergrandine è dovuta, ovvio, al cambiamento climatico – come l’alluvione in Romagna, come i fuochi della Sicilia e della Grecia. Insomma, il colpevole era l’essere umano.

 

Il papa Francesco I, che è di fatto un ufficio stampa i comunicati della della Necrocultura mondialista (è stato messo lì per quello) ci si è buttato subito.

 

«Questi eventi atmosferici evidenziano la necessità di porre in atto sforzi coraggiosi e lungimiranti per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici e proteggere responsabilmente il creato, prendendosi cura della casa comune» si legge nel messaggio papale inviato al cardinale presidente della CEI Matteo Zuppi, il papabile che piace ai massoni già noto per il tortellino filoislamico e i giretti a vuoto chez-Zelens’kyj.

 

È importante ripeterlo: mai ci sono state grandinate come questa. Mai e poi mai. È il clima fuori controllo, a causa dell’uomo che vuole lavorare, spostarsi, scaldarsi, riprodursi. È il peccato dello sviluppo umano, prima del quale il mondo viveva una fase edenica dove la grandine non faceva danno alcuno.

 

No?

 

In realtà, non è esattamente così. A Verona, città colpita proprio ieri da un ulteriore round di grandine, chi considera la zona nei secoli ne sa qualcosa.

 

Bisogna fare riferimento ad un libro vecchio di secoli, la Cronica della Città di Verona, scritta da tale Pier Zagata ed ampliata da tale Giambattista Biancolini (1697- 1780) per essere poi continuata da tale Jacopo Rizzoni.

 

Quivi troviamo annotazioni interessanti riguardo ai fenomeni celesti: «l’anno 1017 aparve una Cometa più mirabile del solito in modo de una trave grandissima, & durò per quatro mesi». Romantico assai, e non badate alle doppie e alla forma in generale, perché sapete che se l’Italia è un’espressione geografica, l’italiano è sempre stato un’astrazione linguistica.

 

La Cronica, tuttavia, è ancora più precisa riguardo gli eventi metereologici.

 

Per esempio: «L’anno del 1030 del mese de Luio vene una tempesta grandissima tal che le vigne e le seminade furono destructe, unde per tri anni seguitò una fame carestia tanto grande, che i cani e i rati furono manzadi da li homeni».

 

Fermi tutti, pausa, stop, time-out. Come come? Al di là dei «fenomeni estremi» del meteo che rovinavano i raccolti già un millennio fa, che è il centro della nostra discussione, consentiteci una breve digressione: com’è ‘sta storia dei veronesi che si mangiano i cani e pure i topi? Avete presente il millennio dei vicentini perculati in quanto «magnagati»? È uno scherzo che ancora oggi è avvolto nel mistero è ha svariate spiegazioni storiche, alcune letteralistiche, altre di tipo bellico-campanilistico (uno sfottò nato nella guerra con Padova, dove peraltro già nel XII secolo usavano armi geoingegneristiche).

 

E quindi adesso scopriamo che, per mille anni, avremmo potuto apostrofare i veronesi come magnacan (con bizzarro rimando anche al loro boss storico, Cangrande della Scala) e magari pure magnazorzi, magnamoreje, magnapantegane? (La lingua veneta ha diverse parole per definire le morfologie dei roditori).

 

Scaligeri divoratori di Fido? I veronesi, causa grandine, ridotti a cinesi, coreani qualsiasi?

 

Mettiamo da parte lo shock storico-antropologico e andiamo oltre nella nostra Cronica veronese. Scopriamo che altri episodi di meteorologia devastatrice hanno avuto luogo nei secoli bui, quando non c’erano le automobili né gli attivisti di Ultima Generazione, né le industrie né i Verdi tedeschi con le loro carestie antirusse.

 

«L’anno 1190 circa il dicto anno tante pioze, tone, sagite & tempeste furono quanto mai fusse per il passado per aricordo de homo, perché come ovi cum quatro cantoni cascavano dal Cielo insieme cum la pioza, le vigne li arbori & le biave furono destructe & molti homeni furono morti, & furono visti in questo tempo corvi & molti oseli volar per l’aire, li quali protavano in el becho carboni accesi & accendevano il focho in le case».

 

Tralasciando per un altro approfondimento il tema degli uccelli piromani, che è quanto mai di stringente attualità, invitiamo a leggere bene: già otto secoli fa, alle grandinate seguiva la frase «mai vista una cosa così».

 

E, soprattutto, ecco il dettaglio che ci riporta ad oggi: chicchi di grandine grandi come uova. Nel 1190.

 

Non è che ci sia molto da dire, anche perché ci siamo rotti di mostrare dipinti vecchi di secoli con l’acqua alta a Venezia, o parlare dell’«anno senza estate», il 1816, quando l’Europa fu climaticamente, alimentarmente, politicamente sconvolta in seguito, con estrema probabilità, all’esplosione di un vulcano indonesiano Tambora, che l’anno prima si produsse nella più potente eruzione vulcanica mai registrata dalla storia.

 

Vogliamo, stavolta, dire altro. Vogliamo osare. Vogliamo parlare della dimensione metafisica della grandine, una cosa che dovrebbe essere compito di Bergoglio e dei preti, ma non possono, al contrario, devono togliere la trascendenza ad ogni fenomeno, rompere l’incanto del mondo, e incolpare i figli di Dio dei mali del pianeta che, teoricamente, lo stesso Dio ha creato per loro.

 

La grandine viene per le bestemmie e le blasfemie degli uomini? Lo potrebbe pensare San Giovanni Crisostomo (344-407): «per la bestemmia vengono sulla Terra le guerre, le carestie, i terremoti, le pestilenze. Il bestemmiatore attira il castigo di Dio su se stesso, sulla sua famiglia e sulla società».

 

Le bestemmie e la grandine sono unite anche nell’Apocalisse dell’Apocalisse di San Giovanni: «E cadde dal cielo sugli uomini una grandine enorme, con chicchi del peso di circa un talento; gli uomini bestemmiarono Dio a causa della grandine; perché era un terribile flagello» (Apocalisse 16, 21).

 

La parola grandine appare in 30 versetti della Scrittura. Nell’Esodo, Dio fa cadere la grandine sugli egiziani:

 

«Ecco, domani verso quest’ora, io farò cadere una grandine così forte che non ce ne fu mai di simile in Egitto, dal giorno della sua fondazione, fino ad oggi. Or dunque, fa’ mettere al riparo il tuo bestiame e tutto quello che hai nei campi. La grandine cadrà su tutta la gente, su tutti gli animali, che si troveranno nei campi e che non saranno stati raccolti in casa, ed essi moriranno» (Esodo 9, 18-19).

 

«Io metterò il diritto per livella, e la giustizia per piombino; la grandine spazzerà via il rifugio di menzogna, e le acque inonderanno il vostro riparo» (Isaia 28, 17)

 

«Perciò così parla il Signore, Dio: “Io, nel mio furore, farò scatenare un vento tempestoso, nella mia ira farò cadere una pioggia scrosciante, e nella mia indignazione, delle pietre di grandine sterminatrice». (Ezechiele 13, 13)

 

«Verrò in giudizio contro di lui, con la peste e con il sangue; farò piovere torrenti di pioggia e grandine, fuoco e zolfo, su di lui, sulle sue schiere
e sui popoli numerosi che saranno con lui». (Ezechiele 38, 22)

 

La Bibbia ci parla quindi della grandine come castigo.

 

La grandine ha già colpito, come punizione divina, la società che si è ribellata a Dio? Lo dice un antico testo che parla di violente grandini sulla Francia rivoluzionaria, proprio intorno al 1789.

 

«Un fenomeno particolare doveva cadere sulla Francia soltanto, ove già cominciava a muggire e fumare orrendamente il Mongibello, che era per iscuotere o incendiare tanta parte d’Europa» scrive il presbitero Antonio Riccardi (1788-1844) nel suo saggio storico I flagelli di Dio (1844). «Una grandine cadde a percuoterla così straordinaria, che si può dire non essere mai avvenuta in paese alcuna una caduta di grandine o più funesta n’ suoi effetti, o più rimarcabile nelle sue circostanze di quella che cadde sulla Francia nel 19789»

 

Segue descrizione del martire Pietro Tessier (1766-1794) in una relazione scritta nel 1790, prima di trovare il martirio per ghigliottina ad Angiers quattro anni dopo: «la bufera cominciò al mezzo giorno della Francia la mattina del 13 luglio 1789, traversò in poche ore tutta la lunghezza del regno (…) La grandine fu preceduta da una profonda oscurità, che si estese molto al di là dei paesi battuti dalla grandine. (…) In ogni luogo colpito dalla grandine la sua durata non fu che di 7 a 8 minuti. I grani non avevano tutti la medesima forma: gli uni erano rotondi, altri lunghi e armati di punta, i più grossi pesavano mezza libbra».

 

Cioè: la grandine attacca la Francia alla viglia della presa della Bastiglia. Nientemeno.

 

«Dall’anno 1789, conchiude lo storico Hardion, entriamo in quella fatale epoca, che il cielo e la natura sembravano aver pronosticato cogli antecedenti castighi di un dio irato: scoppiò allora la francese rivoluzione» continua Riccardi.

 

La Bibbia parla della grandine come qualcosa che Iddio può dirigere, utilizzando la mano di Mosè («Il Signore disse a Mosè: “Stendi la tua mano verso il cielo e cada grandine su tutto il paese d’Egitto, sulla gente, sugli animali e sopra ogni erba dei campi, nel paese d’Egitto”. Mosè stese il suo bastone verso il cielo e il Signore mandò tuoni e grandine, e un fuoco si avventò sulla terra; il Signore fece piovere grandine sul paese d’Egitto», Esodo, 9, 22-23), un concetto ripreso anche nel Salmo 148: «Lodate il Signore dal fondo della terra, voi mostri marini e oceani tutti, fuoco e grandine, neve e nebbia, vento impetuoso che esegui i suoi ordini».

 

Tuttavia la grandine fatta discendere per via mistica potrebbe essere legata ad un’attività altrettanto nefasta: la magia nera.

 

Attenzione, non lo dice una bigotta credenza catto-biblica: è un caposaldo di certe storie del buddismo tibetano, religione globalismo-compatibile, al punto da essere considerata, ad un certo punto, come possibile candidata per assurgere a religione mondiale – più o meno un pensiero che ho espresso in un libro pubblicato oramai tanti anni addietro.

 

Conoscerete la storia di Milarepa, figura con echi francescani, al punto che la regista Liliana Cavani, che sul santo umbro fece ben due pellicole, decenni fa vi dedicò un intero film.

 

Milarepa (1051-1135), poeta e maestro della scuola Kagyu del culto tibetano, è considerato una sorta di santo del buddismo himalayano.

 

Ebbene, Milarepa aveva cominciato la sua carriera come stregone, come utilizzatore indefesso della magia nera, con la quale, come descritto anche nel romanzo breve dedicatogli da Eric-Emanuel Schmitt, faceva cadere la grandine sui campi dei suoi avversari.

 

Nel testo della Vita di Milarepa la faccenda è descritta in profondità.

 

«Tu imparerai e fino alla perfezione la magia, l’affatturamento, e [il far cadere] la grandine, queste tre! Dello zio e della zia che vengono primi, della gente del posto, dei vicini, di tutti coloro che hanno fatto del male a noi, madre e figli, desidero la punizione della progenie fino alla nona generazione, dalla radice. Vedremo se ti riuscirà» viene detto a Milarepa dalla madre, ad occhio e croce uno di quei tipi per cui esistono certi epiteti.

 

(Cito dalla versione stampata dalla UTET, ma esiste, ovviamente, anche la preziosa edizione Adelphi.)

 

Una volta che il figlio riesce ad imparare da un lama la tecnica esoterica – «la magia che invia la grandine dirigendo il dito» –, uccidendo pure trentacinque persone, la madre gli manda una lettera: «Perciò ora fai cadere una grandine così abbondante che arrivi fino al nono strato [dei muri delle case]. In questo modo saranno esauditi tutti i desideri della tua vecchia madre».

 

Milarepa, che in seguito molto si sarebbe pentito del dolore inflitto ai villaggi cui distruggeva il raccolto uccidendo nel processo qualche abitante, disponeva davvero di una infallibile arma metereologica, capace di geoingegnerizzare al volo intere vallate.

 

«Si era formata un’unica massa scura quando, in un solo attimo, la grandine cadde fino al terzo strato dei muri delle case e senza lasciare dietro di sé nella valle neppure un singolo chicco di grano. Le alture si erano trasformate in dirupi e torrenti».

 

Pensiamo: esiste oggi la magia nera della grandine di Milarepa? Possibile, tuttavia, se è vero l’aforismo di Arthur C. Clarke per cui «qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia» possiamo dire che maghi metereologici sono al lavoro da decenni nel nostro mondo moderno, in ispecie negli ultimi tempi, coi soldoni di Gates e Soros e magari pure il bollino ONU.

 

Armi climatiche, come abbiamo scritto, sono già realtà in Cina e negli USA, e hanno una storia, nemmeno troppo occulta, che va avanti almeno da settanta anni. Non entriamo nemmeno nel discorso, che abbiamo trattato altre volte. È solo per accennare al fatto che, sì, c’è anche quella possibilità.

 

Ma torniamo alla mistica punitiva del chicco di ghiaccio, al castigo grandinato, etc. Quello che per Bergoglio è risolvibile con la differenziata malthusiana.

 

Ci rimane da capire se, per una volta, possiamo fare nostra, certo remixando, un’espressione attribuita satiricamente a Mazzini, quindi ad un ipermassone per noi inavvicinabile: «Piove governo ladro!».

 

Possiamo dire oggi, invece, «Grandina, papato infame»?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Ambiente

Trump minaccia il Canada per gli incendi boschivi in ​​vista della finale dei Mondiali

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre dazi aggiuntivi al Canada a causa del fumo degli incendi che ha avvolto gran parte del Nord-Est degli Stati Uniti, a pochi giorni dalla finale dei Mondiali di calcio nel Nuovo Jersey.

 

Venerdì Trump ha accusato il Canada di non gestire adeguatamente le proprie foreste e di permettere che «aria sporca, inquinata e malsana» attraversi il confine.

 

«Riteniamo il Canada responsabile del fatto che non si prende cura adeguatamente delle sue foreste e della vegetazione in esse contenuta», ha scritto Trump su Truth Social, affermando che l’inquinamento sta costando agli Stati Uniti miliardi di dollari.

 

«Questa è negligenza intenzionale, e sta diventando un evento annuale», ha aggiunto, sostenendo che il costo «deve necessariamente essere aggiunto alle tariffe che il Canada sta attualmente pagando». Trump ha affermato di voler chiamare il Primo Ministro Mark Carney per chiedere cosa Ottawa intenda fare riguardo agli incendi.

 

Il premier dell’Ontario, Doug Ford, aveva precedentemente respinto le critiche dei politici statunitensi, ricordando l’assistenza canadese fornita durante gli incendi e gli uragani negli Stati Uniti. «Forse, invece di lamentarvi, dovreste inviare supporto e aiuto», ha affermato.

 

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A fine giugno, a causa delle condizioni di caldo e siccità, l’attività degli incendi in Canada si è intensificata, con diversi roghi di grandi dimensioni nel nord-ovest dell’Ontario che si sono rapidamente espansi questa settimana. Mercoledì, il fumo proveniente da quasi 900 incendi attivi ha raggiunto Nuova York, portando l’indice di qualità dell’aria oltre i 200 (classificato come «molto dannoso per la salute») in alcune zone entro giovedì sera.

 

Gli avvisi sulla qualità dell’aria sono rimasti in vigore nella città di Nuova York, Long Island e in alcune zone del Nuovo Jersey settentrionale fino a sabato, inclusa la contea di Bergen, dove si trova il MetLife Stadium. Le autorità hanno avvertito che l’inquinamento da particolato fine potrebbe raggiungere livelli pericolosi per la salute e hanno esortato i residenti, in particolare i bambini e le persone con problemi cardiaci o respiratori, a limitare l’attività fisica all’aperto, a rimanere in casa quando possibile e a indossare una mascherina N95 o KN95 quando si è all’aperto.

 

Questo avviene pochi giorni prima della finale dei Mondiali tra Argentina e Spagna, che si disputerà al MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey. Si prevede la presenza di circa 80.000 persone.

 

Le autorità e i funzionari della FIFA stanno monitorando la situazione, sebbene fonti abbiano riferito a ESPN che al momento la finale non sia considerata a rischio. La pioggia e il cambiamento del vento potrebbero migliorare la qualità dell’aria prima del calcio d’inizio, ma i meteorologi hanno avvertito che una maggiore quantità di fumo potrebbe raggiungere la regione dopo il cessare della pioggia.

 

Il fumo ha raggiunto anche la vicina città di Philadelphia, dove allo stadio era programmato un grande evento di stand-up comedy del comico Shane Gillis, che ha infranto ogni record della categoria vendendo 76.212 biglietti. Le autorità cittadine avevano mandato avvisi per la qualità dell’aria, chiudendo tutte le piscine pubbliche e sospendendo la raccolta della spazzatura.

 


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Alimentazione

Leader sindacale messicano assassinato: il movimento agricolo chiede un’indagine

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Il Fronte Nazionale per la Salvaguardia delle Campagne Messicane (FNRCM), il movimento di agricoltori indipendenti che guida la lotta per proteggere l’agricoltura messicana dai cartelli e dagli speculatori globali, ha chiesto un’indagine completa sull’assassinio di José Ramírez Yáñez, coordinatore delle attività del FNRCM nello stato di Jalisco.   Secondo la Procura locale, il figlio di Ramírez Yáñez ha trovato il padre mercoledì in uno stagno o in un lago, con evidenti segni di violenza sul corpo.   «Esprimiamo la nostra profonda indignazione e il nostro dolore per il vile omicidio del nostro compagno, amico e coordinatore statale di Jalisco», ha scritto il FNRCM in una dichiarazione rilasciata lo stesso giorno. «Non possiamo e non permetteremo che il silenzio sia la risposta alla violenza che ha tolto la vita a un uomo che ha dedicato decenni alla lotta per la dignità della nostra terra e di coloro che la lavorano».   Chiedendo alle autorità di individuare i responsabili e di consegnarli alla giustizia, la FNRCM chiarisce di interpretare il suo omicidio come un messaggio rivolto all’intero movimento contadino. La sua morte «è un attacco diretto alla lotta sociale e alla difesa delle campagne messicane che ha coraggiosamente guidato… Non abbasseremo la guardia. La memoria di José merita non solo rispetto, ma anche verità e giustizia. Se colpiscono uno di noi, colpiscono tutti noi che lavoriamo la terra e lottiamo per la giustizia sociale», hanno scritto.

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Attraverso ripetute proteste a livello nazionale, unite a forum e incontri informativi con funzionari governativi e cittadini comuni, la FNRCM, fondata nel 2024 ha portato all’attenzione dell’agenda nazionale la necessaria politica alternativa: il ritorno a una politica di tutela degli agricoltori e dell’approvvigionamento alimentare nazionale, attraverso misure quali la garanzia di prezzi di parità per i prodotti agricoli basati sui costi di produzione nazionali, la ricostituzione della banca rurale nazionale per l’erogazione di credito e altre ancora.   Diversi membri della dirigenza della FNRCM hanno inoltre riferito su questa importante lotta per lo sviluppo durante gli incontri settimanali della Coalizione Internazionale per la Pace.   Come riportato da Renovatio 21, il 20 ottobre 2025 era stato assassinato Bernardo Bravo Manríquez, presidente del FNRCM. Bravo, alla guida degli Agrumicoltori della Valle di Apatzingán, aveva partecipato allo sciopero nazionale degli agricoltori del 14 ottobre, organizzato con successo dal FNRCM per sollecitare il governo a introdurre politiche a sostegno dell’agricoltura nazionale, minacciata da speculatori finanziari internazionali e dai loro cartelli.   I cartelli della droga messicani, in particolare nello Stato di Michoacán, hanno diversificato le proprie attività infiltrandosi nel business dell’avocado, noto come «oro verde». Questo frutto, essenziale per la dieta delle nuove generazioni statunitensi convinte delle sue capacità nutritizie (ghiotte del cosiddetto «avocado toast»), genera profitti miliardari grazie alla forte domanda mondiale, attirando organizzazioni narcos come il Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG).   I narcotrafficanti controllano la filiera attraverso l’estorsione sistematica di produttori, trasportatori e confezionatori, imponendo tasse illegali su ogni ettaro coltivato o chilogrammo esportato. Chi rifiuta di pagare subisce violenze, sequestri o l’esproprio delle terre. Oltre all’estorsione, il settore agricolo viene sfruttato per il riciclaggio di denaro derivante dal narcotraffico, poiché permette di giustificare enormi flussi finanziari legittimi.   Questa infiltrazione ha gravi conseguenze ambientali, poiché i cartelli impongono la deforestazione illegale di boschi protetti per fare spazio alle piantagioni, provocando una crisi idrica e danni irreparabili agli ecosistemi locali.

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Ambiente

La Libia chiede un’indagine internazionale sull’attacco alla petroliera russa

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Le organizzazioni internazionali dovrebbero indagare sull’attacco a una petroliera russa nel Mediterraneo al largo delle coste libiche, ha dichiarato all’agenzia stampa governativa Sputnik Adel Abdelkafi, consigliere per la sicurezza nazionale del Consiglio Supremo di Stato libico (SSC).

 

Il ministero dei Trasporti russo aveva dichiarato il 3 marzo che la petroliera russa Arctic Metagaz era stata attaccata da imbarcazioni ucraine senza equipaggio al largo delle coste libiche, in prossimità delle acque territoriali maltesi nel Mar Mediterraneo.

 


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«Questa vicenda richiede l’attenzione degli organi o delle organizzazioni internazionali competenti, con esperienza nella risoluzione di incidenti di questo tipo, al fine di prevenire conseguenze negative per la costa libica, il territorio libico e i suoi cittadini», ha dichiarato Abdelkafi, sottolineando che, insieme alle organizzazioni internazionali, anche l’attenzione degli stati costieri del Mediterraneo è fondamentale per prevenire tali attacchi, proteggere l’ambiente marino e garantire la sicurezza di questi Paesi.

 

In precedenza, la National Oil Corporation (NOC) libica aveva affermato di poter gestire le conseguenze dell’attacco ucraino alla petroliera russa di GNL al largo delle coste libiche. La petroliera di GNL verrà rimorchiata in uno dei porti della compagnia.

 

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha precisato che la nave cisterna per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL), che trasportava 100.000 metri cubi di gas naturale liquefatto, ha perso propulsione e potenza, subendo un incendio e una conseguente esplosione di gas. Tutti i 30 membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo, ma due marinai sono rimasti feriti.

 

La nave è ora alla deriva nel Mediterraneo tra la Sicilia e Malta. Attivisti ambientalisti dicono che potrebbe esplodere creando un disastro ecologico marittimo.

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