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Epstein reloaded: FTX considerava l’acquisto di un’isola per condurvi esperimenti eugenetici su esseri umani

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Una nuova causa intentata contro Bankman-Fried, CEO del banco di criptovalute FTX esploso l’anno scorso, sta producendo rivelazioni sui programmi «spesso fuorvianti e talvolta distopici» perseguiti dal braccio no profit di FTX chiamato FTX Foundation.

 

Un promemoria suggerirebbe che Bankman-Fried e suo fratello Gabriel avessero persino discusso dell’acquisto di una piccola nazione insulare chiamata Nauru, in Micronesia, per costruirvi un bunker.

 

L’obiettivo sarebbe quello di utilizzare il luogo nel caso in cui la popolazione mondiale venisse mai ridotta «dal 50% al 99,99%», quando aiuterà a ripopolare la Terra. L’isola nel Pacifico sarebbe anche servita come «laboratorio» per sviluppare «una regolamentazione sensata intorno al miglioramento genetico umano».

 

«Probabilmente ci sono anche altre cose che è utile fare con un Paese sovrano», si legge nel promemoria, in un turbine di tracotanza senza confine, dove le Nazioni sono piegate ai giovani miliardari informatici e ai loro folli progetti.

 

I vari concetti caritatevoli di Bankman-Fried erano strettamente legati all’«altruismo effettivo», un movimento filosofico che cerca di massimizzare il profitto al fine di massimizzare il vantaggio per gli altri nella società usando la ragione e l’evidenza. Si tratta di un movimento nato dal pensiero ultra-utilitarista del filosofo australiano Peter Singer, già noto per le sue posizioni animaliste e il suo pensiero sull’infanticidio. L’effective altruism ha trovato molto seguito in Silicon Valley, dove i giovani startupper si concedono anche questo orizzonte idealista, dove le ricchezze che genereranno saranno giustificate dalla filantropia che porranno in essere.

 

In pratica, l’ex enfant prodige delle crypto sosteneva, anche in video ampiamente diffusi su YouTube, di far passare l’idea che per lui fare più soldi possibile sarebbe servito a trasferire tale ricchezza ad altri, partiti politici compresi – come noto, Bankman-Fried era il più grande donatore del Partito Democratico USA dopo George Soros, ed è emerso che aveva fatto mettere una voce a bilancio riguardo la sconfitta di Donald Trump.

 

La realtà, tuttavia, non proprio «effettivamente altruistica», è che Bankman-Fried è stato accusato di essersi riempito le tasche con milioni di dollari in pagamenti personali, e i suoi sforzi di beneficenza suonano come uno scherzo.

 

Secondo l’ultima causa intentata contro l’amministratore delegato, la FTX Foundation «serviva a ben poco scopo se non quello di aumentare la statura pubblica degli imputati». La fondazione ha sovvenzionato una varietà di progetti di discutibile utilità, tra cui 300.000 dollari per qualcuno per scrivere un libro sui modi per capire «le funzioni di utilità degli esseri umani». Ha anche distribuito ben 400.000 dollari a qualcuno per animare i video di YouTube per spiegare il concetto di altruismo effettivo, compresi i video sul concetto ufologico di «grabby aliens», ossia la teoria per cui una civiltà extraterrestre arriva ad impedire lo sviluppo tecnologico di altre civiltà nella sua sfera di influenza.

 

Come riportato da Renovatio 21, è emerso che FTX potrebbe aver finanziato anche studi che ritenevano che i trattamenti COVID a base di ivermectina e idrossiclorochina non erano efficaci.

 

Bankman-Fried si è dichiarato non colpevole di frode e attende il processo entro la fine dell’anno. È fuori di galera: qualcuno ha pagato i 250 milioni di dollari di cauzione per farlo uscire subito, e non è chiaro chi sia e da dove provenga tanto danaro. Il ragazzo è figlio di professori che hanno un certo peso nel Partito Democratico, ma la cifra è insostenibile anche per loro, che hanno impegnato la casa, che va ad aggiungersi ai 250 mila dollari messi da due professori di Stanford: pare quindi che sia stata usata una gabola legale per raccogliere solo una parte della cauzione, che è probabilmente la più alta mai richiesta da un giudice americano, ed è pure stata pagata.

 

Tante cose assurde, inquietanti, viscide sono emerse: ad esempio il traffico di criptovalute verso il governo ucraino nel bel mezzo della guerra, oppure il fatto che il gruppo dirigente di FTX vivesse insieme in una casa alle Bahamas dove si accoppiavano allegramente fra loro in nome del loro credo utilitarista «poliamoroso».

 

Tuttavia non è della vicenda giudiziaria, con i suoi risvolti finanziari, politici e geopolitici che vogliamo parlare.

 

Ci sembra più interessante, e ovviamente meno battuto dai giornalisti, il versante antropologico: l’oligarcato dei miliardari oscuri tende a mostrare alcuni pattern riconoscibili.

 

Il primo è quello dell’isola privata. Gli oligarchi dei nostri anni non si accontentano di palazzi, castelli, torri: vogliono un pezzo di terra in mezzo al mare, e il motivo è piuttosto semplice da comprendere – vogliono essere totalmente liberi di procedere con le loro gozzoviglie, senza aver di mezzo l’autorità dello Stato, sguardi indiscreti, lacci e lacciuoli delle leggi umane.

 

Nella loro sfida al creato, i miliardari comprano ed arredano isole intere per farne luoghi dove essi sono come dèi. Il caso di Epstein è il più noto: oltre al palazzo a Manhattan (avuto dal magnate di Victoria Secret Lex Wexner a un prezzo non logico), un ranch in New Mexico (dove contava di piazzare le sue ragazzine inseminate da suoi amici accademici cervelloni), appartamenti a Parigi e tenute in Florida, Epstein si era costruito un suo paradiso alle Isole Vergini americane, San Giacomo piccolo, meglio conosciuta ora come «Epstein Island», o «Pedo-island».

 

Qui, tra ospiti che andavano dall’ex presidente USA Bill Clinton, all’ex premier israeliano Ehud Barak al fisico tetraplegico Stephen Hawking, tra orge con minorenni e sistemi di telecamere che riprendevano chissà quanta parte dello spazio, Epstein poteva indulgere nel suo progetto di essere, sicut dei.

 

Qui emerge il secondo pattern che troviamo anche sia nel caso Epstein che nel caso Bankman-Fried – che pare davvero, da questo punto di vista, un Epstein reloaded, un Epstein ricaricato. Stiamo parlando dell’eugenetica.

 

È incredibile come anche qui, con una figura teoricamente lontana da Epstein per età, cultura, personalità (ma non per simpatie partitiche…) salti fuori l’eugenetica come progetto attivo da proporre su un’isola.

 

Come riportato da Renovatio 21, Epstein – il cui interesse per l’eugenetica era forse condiviso con l’amico Bill Gates – era andato oltre, arrivando a proporre alle stesse autorità delle Isole Vergini americane un progetto di utilizzo di bambini locali, possibilmente nello spettro autistico, per lavorare ad una startup di raccolta di dati genetici. Erano gli anni 2000 e, sì, Epstein era estremamente avanti con il discorso…

 

I ricchissimi oligarchi, quindi, comprano isole per farci esperimenti eugenetici. Materialmente. Anche in questo frangente, bisogna ammettere, la realtà segue il copione scritto da un grande aedo del Nuovo Ordine Mondiale, H.G. Wells (1866-1946), che nel 1896 nel romanzo L’isola del dottor Moreau (conosciuto in Italia anche come L’isola delle Bestie o L’isola del terrore) aveva parlato di esperimenti di miglioramento della specie realizzati da uno scienziato in un’isola in mezzo al mare. (Il film tratto dal libro di fini anni Novanta non era memorabile, ma lo era decisamente l’interpretazione di Marlon Brando nel ruolo dello scienziato pazzo).

 

Infine, quanto all’idea di usare l’isola in funzione di una possibile riduzione totale della popolazione terrestre – per una catastrofe? Per un programma? – la memoria va ad un piccolo caso politico italiano di oramai dieci fa.

 

Il settimanale L’Espresso scrisse che nel clan di Beppe Grillo, fondatore di quello che sarebbe divenuto il primo partito del Paese, vi sarebbe stato un progetto di resort di lusso in Costa Rica chiamato «Ecofeudo».

 

«Ogni abitazione sarà dotata di un bunker antiatomico fornito di particolari filtri depuratori progettati per difendersi da contaminazioni chimiche, biologiche e batteriologiche» scriveva il sito che promuoveva l’opera «la proprietà, in posizione collinare, è circondata da pendii e si trova a 155 metri sopra il livello del mare. Questa particolare dislocazione è stata pensata per via del global warming che influenza e caratterizza un lento ma continuo aumento del livello del mare»

 

L’affaire, fatto uscire a ridosso delle elezioni, «Ecofeudo» si sgonfiò presto. Tuttavia a noi fu impossibile non pensare a quanto predicato un celebre video-manifesto prodotto dal cofondatore del M5S Gianroberto Casaleggio: Gaia, the Future of Politics. Lo ricordate? Era quella infografica che parlava di una guerra globale tra blocchi che avrebbe fatto nascere un mondo interamente gestito da una piattaforma informatica, alla quale se non hai accesso «non esisti».

 

Attorno al minuto 5:00 del video-manifesto, tra immagini di cattedrali cattoliche devastate, si parlava esattamente «uso dei armi batteriologiche» e «innalzamento dei mari di 12 metri» a causa di cambiamenti climatici accelerati. 

 

Anche da altre parti salta fuori questa ossessione per le isole.

 

Come saprà il lettore, è uscito in queste settimane un film, Sound of Freedom, sul traffico pedofilo dei bambini. Il film, che dobbiamo ancora vagliare per contenuti e ramificazioni sociopolitiche, sta andando alla stragrande, battendo perfino il nuovo Indiana Jones al botteghino. Si racconta che YouTube stia cominciando a togliere la pletora di materiale corollario sulla pellicola caricata: interviste, backstage, pillole varie… In una, che abbiamo fatto in tempo a vedere, il protagonista Jim Caviezel (il Gesù della Passione di Mel Gibson), con voce più suadente e spiritata che mai, diceva solennemente: «non c’è una sola isola di Epstein»…

 

La mentalità da isola eugenetica forse prescinde dalla latitudine e dai miliardi?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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Screening genetico preconcezionale: una nuova forma di eugenetica?

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La revisione della legge francese sulla bioetica, prevista ogni sette anni, è programmata per il 2028, dopo l’ultima revisione avvenuta nel 2021. Il processo è in corso: il Comitato consultivo nazionale di etica (CCNE) ha condotto le consultazioni nazionali sulla bioetica da gennaio a maggio 2026 e ha poi pubblicato una sintesi dei contributi lo scorso luglio. Il CCNE dovrebbe pubblicare il suo parere complessivo in autunno, che servirà da base per la futura legislazione.

 

Nella sintesi del Comitato, un punto spicca: lo screening genetico preconcezionale (PGS). Sebbene limitate, le informazioni presentate dimostrano che questa pratica è relativamente nota, nonostante sia vietata dalla legge salvo in circostanze molto specifiche. Tuttavia, è fortemente promossa da diverse parti interessate, tra cui l’Accademia Nazionale di Medicina (ANM).

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Lo screening genetico preconcezionale

Il 19 marzo 2026, l’Imagine Institute, in collaborazione con l’Agenzia francese per la biomedicina (ABM) e il CCNE (Comitato consultivo nazionale di etica), ha organizzato un simposio sul tema «Genetica e società». L’obiettivo generale era «anticipare i dibattiti sulla legge in materia di bioetica» al fine di «arrivare al dibattito parlamentare con una prospettiva più matura», secondo quanto affermato da Marine Jeantet, direttrice generale dell’ABM.

 

Spiega di voler «anticipare i dibattiti sulla legge di bioetica» per «arrivare al dibattito parlamentare con una prospettiva più matura». Sottolinea: «Attenzione, il divario con l’opinione pubblica si sta ampliando», avverte. «Dobbiamo coinvolgere l’opinione pubblica… dobbiamo preparare il terreno per il dibattito pubblico», esorta. In altre parole, preparare il terreno e plasmare l’opinione pubblica.

 

È interessante notare come la DGP sembri essere il tema centrale della giornata. Descritta come una «questione fondamentale di movimento» nella prossima revisione della legge sulla bioetica dal professor Stanislas Lyonnet, genetista medico presso l’Istituto Imagine, essa emerge in numerosi interventi, sempre in una luce favorevole e sempre senza riserve, osserva Gènéthique.

 

Il 30 giugno 2026, l’ANM ha adottato a larga maggioranza il testo di una relazione sul DGP (Test diagnostici e prenatali), elaborata da un gruppo di lavoro, sottolineando che essa rappresentava una posizione ufficiale dell’Accademia. Il DGP, si legge nella relazione, «mira a identificare, in entrambi i partner di una coppia che intende avere figli, le anomalie genetiche che potrebbero causare gravi malattie nel bambino».

 

Le anomalie genetiche in questione possono causare malattie come la fibrosi cistica, l’atrofia muscolare spinale o la distrofia muscolare di Duchenne. Nei portatori sani, se entrambi i genitori presentano tale anomalia, la probabilità di avere un figlio affetto è del 25%.

 

Il rapporto rileva che la coppia può: 1) assumersi il rischio; 2) richiedere la diagnosi genetica preimpianto (PGD) – o selezione dell’embrione – durante le tecniche di procreazione assistita; 3) ricorrere alla diagnosi prenatale (PND) con la possibilità di aborto; 4) optare per la donazione di gameti; oppure 5) ricorrere all’adozione. In pratica, le opzioni 2 e 3 sono le più comunemente scelte.

 

Il rapporto dell’ANM sottolinea che questi test sono attualmente illegali, poiché i test genetici per i futuri genitori sono consentiti solo se un membro della famiglia è affetto da una malattia genetica o se il primogenito ne è affetto. Prendendo atto dell’autorizzazione della diagnosi prenatale (PGD) in alcuni Paesi e delle leggi vigenti in materia di riproduzione, il rapporto chiede la legalizzazione di questi test.

 

Cita in particolare l’evoluzione della posizione del CCNE sulla questione, che si mostrava piuttosto riluttante nel parere n. 83 del 2003, ma favorevole nel parere n. 129 del 2018. Ma ciò non sorprende affatto, dato che il CCNE, nonostante il suo titolo altisonante che include la parola «etica», ha una posizione di mera geometria variabile, che dovrebbe riflettere l’evoluzione della società francese.

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Elenco delle patologie da sottoporre a screening

Tale screening può essere limitato. «I geni analizzati nel DPG sono quelli responsabili di gravi malattie infantili incurabili», specifica il rapporto. Ma, aggiunge, «il limite degli elenchi ufficiali di geni è la loro natura fissa e la difficoltà di aggiornarli». Questa affermazione era già stata fatta durante il simposio menzionato: «La possibilità di approvare una legge di questo tipo implica la disponibilità di un elenco che possa poi essere modificato nel tempo».

 

Mentre alcuni prevedono una riduzione della lista grazie ai progressi terapeutici, altri si concentrano principalmente sulla sua espansione. È proprio qui che risiede il pericolo. Jacques Testart, il «padre» del primo bambino francese concepito in provetta, ha dichiarato nel 2022, in circostanze analoghe: «se mi sono opposto alla diagnosi genetica preimpianto (PGD) per quasi quarant’anni, è perché non esistono ostacoli che ne limitino l’uso e quindi contrastino l’eugenetica che essa incarna».

 

Una volta aperto il vaso di Pandora – e purtroppo, troppi lo sono già – non si può più tornare indietro, si corre a perdifiato verso il futuro, un processo che può durare anni, persino decenni, ma che alla fine si conclude sempre. Le varie pressioni provenienti dai laboratori, dai test privati ​​disponibili online, dai futuri genitori e dall’ideale del bambino «perfetto» finiscono per prevalere.

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Un’eugenetica «invisibile e indolore»

È comunque notevole che sia il simposio del 19 marzo sia il rapporto dell’ANM si siano sentiti in dovere di anticipare l’obiezione di natura eugenetica. La professoressa Bana Jabri, a capo dell’Imagine Institute, ha spiegato al simposio: «quando la questione dello screening per i portatori asintomatici verrà discussa in Assemblea Nazionale, sarà necessario spiegare che ‘questo non ha nulla a che vedere con l’eugenetica”».

 

Per quanto riguarda il rapporto dell’ANM, esso dedica un lungo paragrafo all’argomento. Inizia citando il Consiglio di Stato: «(L’eugenetica) può derivare anche da posizioni individuali assunte da genitori o medici da una prospettiva di rifiuto della disabilità, arrivando persino a desiderare “il bambino perfetto”», un’osservazione del tutto giustificata.

 

Ma il resto del testo si limita a fare affidamento sull’autorità del CCNE, che nel suo parere n. 138 afferma: «non si può attribuire alle scelte individuali dei futuri genitori l’intenzione di migliorare la specie», al fine di confutare l’accusa. Una risposta del tutto irrilevante, come il lettore può constatare.

 

Inoltre, non si tratta solo di posizioni individuali. È importante ricordare che è stato lo Stato a legalizzare l’aborto, fondamento di questo sistema. È stato lo Stato a offrire test – rimborsati dalle assicurazioni – per individuare la sindrome di Down nei neonati. È stato lo Stato a rafforzare questo «razzismo» nei confronti delle persone con disabilità, rendendo obbligatorio lo screening prenatale per la sindrome di Down.

 

È stato lui, di recente, a condannare un medico per non aver prescritto gli esami diagnostici per la sindrome di Down, a seguito di un’ecografia che ne aveva suggerito la diagnosi: il medico è stato condannato a risarcire i genitori per l’onere finanziario derivante da tale errore. È dunque lo Stato a creare tutte le condizioni per consentire la «scelta individuale» di interrompere una gravidanza a causa della presenza di un cromosoma in più nel bambino.

 

Nonostante le loro smentite, politici e medici hanno alimentato una mentalità apertamente eugenetica nella popolazione. Jacques Testart ha sottolineato con forza questo punto: «la scienza, come il diritto, ha permesso lo sviluppo di una nuova eugenetica che può essere definita liberale, mite, compassionevole o persino democratica». Un’eugenetica «completamente invisibile e indolore». Tanto che non viene nemmeno più chiamata eugenetica.

 

Alcuni penseranno che le Linee Guida per la Procreazione Familiare (DPG) non aggiungerebbero molto orrore a ciò che già esiste. Probabilmente è vero. Ma se adottate, rafforzerebbero il pensiero eugenetico in tutti i settori. È già profondamente radicato nei decisori, in diversi medici e nei futuri genitori. Alla fine si radicherà in modo irrevocabile in tutto ciò che riguarda il concepimento.

 

E un giorno ci risveglieremo nel «Mondo Nuovo» profetizzato da Aldous Huxley.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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YouTuber dichiara pubblicamente l’aborto di suo figlio down

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L’influencer di YouTube Jesse Ridgway sta affrontando una massiccia ondata di critiche dopo aver annunciato su X che lui e sua moglie hanno deciso di abortire il loro bambino dopo che gli era stata diagnosticata la sindrome di Down. Lo riporta LifeSite.   L’uomo, noto come lo YouTuber «McJuggerNuggets», è diventato famoso con serie di video come «Psycho Family» e «Psycho Dad», in cui distruggeva oggetti in preda a una finta rabbia. Il Ridgway ha dichiarato che lui e sua moglie hanno fatto delle ricerche sulla sindrome di Down e hanno deciso che la cosa migliore sia per il bambino che per la sua famiglia sarebbe stata interrompere la gravidanza nell’utero, e ha fatto notare che oltre il 90% dei bambini a cui viene diagnosticata la sindrome di Down vengono abortiti.   «Il 50% dei bambini con sindrome di Down presenta difetti cardiaci. Il 75% avrà problemi di udito. Oltre il 50% avrà problemi di vista. Funzione immunitaria compromessa, disabilità dello sviluppo, difficoltà di apprendimento, ritardo nello sviluppo fisico, scarso tono muscolare, problemi strutturali al viso, ridotta aspettativa di vita, etc.» ha dichiarato lo youtuberro. «Purtroppo, la lista è lunga, sentitevi liberi di cercarla… La sindrome di Down non è una “benedizione”, è oggettivamente terribile dal punto di vista della salute. Non mi rendevo conto di quanto fosse difficile per il bambino, per non parlare della famiglia… molto spesso, saranno completamente dipendenti dagli altri per il resto della loro vita».

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«A tutti i miei fan che hanno espresso la loro opinione su questo argomento e che hanno autismo, sindrome di Down o qualsiasi altra condizione… vi siamo grati», ha aggiunto, nonostante lui e sua moglie abbiano interrotto la gravidanza proprio perché la bambina aveva la sindrome di Down. «Siete molto importanti e siamo felici che siate qui. Vi ammiro, voi e le vostre famiglie, per la forza e il coraggio che avete avuto nell’andare avanti. Per quanto ci riguarda, abbiamo preso una decisione difficile che crediamo sarà benefica per la nostra famiglia a lungo termine . Per fortuna, avevamo una scelta».   Dopo una prima fase di calma, l’uomo che ha approvato l’assassinio del suo discendente nel grembo materno ha mostrato ira per i commenti ricevuti.   «Le ultime 24 ore hanno messo a nudo un lato dell’umanità profondamente inquietante. Essere chiamati “pezzi di merda assassini, malvagi, paragonati a Hitler” e ricevere CONTINUE MINACCE DI MORTE», ha scritto.   «Se avete mai voluto meravigliarvi della depravazione delle persone online, date un’occhiata alle risposte al mio ultimo tweet. È uno spettacolo deplorevole di proporzioni epiche. Questo riflette il mondo e il contesto in cui viviamo oggi», ha continuato l’influencerro. «Ciò che è ancora più preoccupante è che molte di queste persone usano Dio o Gesù come giustificazione per minacciarci e volerci mandare all’inferno… sembra piuttosto ipocrita».   «Fate attenzione alle fonti da cui traete le vostre informazioni online, che si tratti di inquietanti account di propaganda, intelligenza artificiale, seminatori di paura che aizzano l’odio… viviamo in un’epoca complessa e l’autenticità e l’empatia saranno le valute più importanti del futuro», ha aggiunto. «Ad ogni modo, non vedo l’ora di vedere tutte queste parole tritate e distorte di nuovo, così che le persone possano aumentare i propri follower e fomentare l’indignazione. Dopotutto, è un ecosistema naturale: anche chi si nutre di ciò che si trova deve pur mangiare!»  

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Ovviamente le reazioni sono state sempre più tranchant.   Abby Johnson, già dirigente presso l’ente abortista Planned Parenthood poi convertitasi all’attivismo pro-life h24, ha risposto con semplicità: «Siamo sbalorditi dalla depravazione della vostra decisione di uccidere vostro figlio basandovi sull’eugenetica».   «Tu non sei la vittima qui. E credo che sia proprio questo che ti tormenta in questo momento» scrive un altro utente. A cui un altro ancora risponde: «Hai centrato il punto. Si sentono in colpa. Hanno scritto questo post proprio per trovare qualcuno che capisse quello che hanno fatto. Invece, sono stati massacrati».   «Non l’avete perso per un aborto spontaneo o per complicazioni di salute, l’aveta ucciso perché non era abbastanza perfetto per voi» scrive un commentatore coreano. «Smettetela di fare le vittime e affrontate la realtà: avete assassinato tuo figlio. Non siete voi la vittima, è vostro figlio, ora morto, che non ha avuto la possibilità di vivere».   Secondo uno studio del 2011 pubblicato sull’American Journal of Medical Genetics, nonostante le frequenti difficoltà di salute, quasi il 99% delle persone con sindrome di Down dichiara di essere felice della propria vita – cioè non arriva a desiderare di «non essere mai nato», come avviene invece in molti cosiddetti sani che magari si impasticcano di psicofarmaci SSRI, poesie depressive di Leopardi mandate a memoria alla scuola dell’obbligo e parafilosofie necrotiche buddiste diffuse nella società adultera e postcristiana.   Secondo le medesime statistiche, solo il 4% dei genitori di bambini con sindrome di Down esprimeva rimpianto per aver avuto il proprio figlio.   Secondo i numeri, il 96% degli affetti da sindrome di down è soddisfatto del proprio aspetto; il 97% è soddisfatto di se stesso. Quando gli attivisti pro-aborto affermano che l’aborto è un atto di misericordia, non si riferiscono a queste persone felici. Si riferiscono a se stessi. Le persone con sindrome di Down sono, secondo i parametri, tra le persone più felici al mondo – e ciò farebbe saltare perfino degli argomenti utilitaristi (la filosofia politica per cui bisogna massimizzare il piacere e diminuire il dolore in una società, e ciò a possibile discapito di minoranze e persino maggioranza)

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La distruzione prenatale dei Down è quindi pura discriminazione nei confronti delle persone con disabilità, o, in una parola, «eugenetica», totalmente allineata con il concetto hitlerista di Lebens unwertes leben, la «vita indegna di essere vissuta» che presiedeva alla morte medica massiva inflitta ai «diversi» durante gli anni della Germania nazionalsocialista, il Paese considerato dallo Stato moderno (che, in realtà, né è fratello se non figlio) come il nec plus ultra del genocidio.   Il genocidio dei down non è però leggenda o teoria, ma realtà di fatto, in tutto l’Occidente ed oltre.   Come noto nel 2017, la sindrome di Down è «quasi scomparsa» in Islanda grazie al feticidio legalizzato. Nel 2019, nel Paese sono nati solo 18 bambini con sindrome di Down. Un rapporto del 2025 ha indicato che anche la Scozia ha assistito a «un drammatico aumento degli aborti con diagnosi di sindrome di Down, con dati governativi che mostrano un aumento dell’82% dal 2021». Nel 2024, nel Paese sono stati abortiti 60 bambini non ancora nati con sindrome di Down, mentre nel 2021 il numero era di 33. In l’Irlanda, che ha da pochi anni legalizzato l’aborto, vede ora il 95% delle donne abortire in presenza di una diagnosi di sindrome di down per il feto. Si stima che il 90% dei bambini a cui viene diagnosticata la sindrome di Down in Gran Bretagna venga abortito, il 65% in Norvegia , praticamente il 100% in Islanda e il 95% in Spagna.   In Italia il genocidio dei down passa per l’espansione dei NIPT (Test Non-Invasivi Prenatali), i test che permettono di capire se un bambino quando è ancora nel grembo della madre, è down o no. I NIPT sono offerti in certe regioni dalla sanità pubblica, come sempre complice nel massacro del suo stesso popolo.  

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«Organi e sperma prelevati dai corpi» nel ranch di Epstein

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Una rappresentante dello Stato del Nuovo Messico ha dichiarato che alcune persone si sono «fatte avanti raccontando di essere state drogate» e che i loro «organi sessuali e lo sperma sono stati prelevati dai loro corpi» nel ranch appartenuto al defunto molestatore sessuale Jeffrey Epstein.

 

«Ci sono persone che si sono presentate affermando di essere state drogate, di aver subito il prelievo di organi sessuali e sperma e di essersi risvegliate vicino a attrezzature mediche senza sapere dove si trovassero né cosa fosse accaduto loro», ha riferito al Daily Mail la deputata statale democratica Andrea Romero.

 

«È una vicenda estremamente oscura e inquietante, e so bene che parlarne può sembrare qualcosa di molto cospirazionista… Ma dobbiamo arrivare alla verità su ciò che è realmente successo qui, nel nostro territorio» ha proseguito.

 

Secondo un articolo del New York Times del 2019, prima della sua morte Epstein «sperava di diffondere il proprio DNA nel genere umano fecondando donne nel suo vasto ranch nel Nuovo Messico» e aveva «confidato questo piano a scienziati e ad altre persone».

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Lo scorso mese, i legislatori statali hanno approvato all’unanimità l’istituzione di una «commissione per la verità» incaricata di indagare sulle accuse di attività illegali compiute da Epstein nel suo Zorro Ranch in Nuovo Messico.

 

A differenza delle altre proprietà di Epstein, lo Zorro Ranch non è mai stato perquisito dalle forze dell’ordine dopo il suo arresto per traffico sessuale nel 2019.

 

«Il Dipartimento di Giustizia del Nuovo Messico sta conducendo un’indagine penale su questioni relative al Nuovo Messico che coinvolgono Jeffrey Epstein, incluse le attività legate allo Zorro Ranch», ha dichiarato il Dipartimento di Giustizia del New Mexico in una nota. «Stiamo cercando informazioni attendibili da parte di cittadini che possano avere conoscenze rilevanti sugli eventi accaduti nel Nuovo Messico».

 

Come riportato da Renovatio 21, il ranch dell’Epstein è sotto inchiesta penale dopo le affermazioni su «corpi sepolti» nella proprietà.

 

Come riportato da Renovatio 21, il ranch del Nuovo Messico sembrava essere legato anche ai progetti eugenetici di Epstein, che intendeva usare le sue «ninfette» come madri surrogate per gli amici geni dell’accademia. L’eugenetica è un argomento forse condiviso anche con il miliardario Bill Gates, ora perennemente danneggiato dall’uscita degli ultimi file.

 

Come riportato da Renovatio 21, dai file di Epstein emergono pure storie dell’orrore di aborti traumatici.

 

Pochi giorni fa il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato che il suo governo avvierà verifiche per accertare se bambini polacchi siano stati vittime di abusi all’interno del cosiddetto «circolo satanico» legato a Epstein.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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