Militaria
L’esperto militare britannico ammette la possibilità di una «sconfitta devastante» in Ucraina
L’esperto militare britannico Robert Clark, del think tank Civitas ed ex membro della neo-con Henry Jackson Society, è apparso sul quotidiano sul Telegraph, avvertendo che «l’Ucraina e l’Occidente stanno affrontando una sconfitta devastante» e che la NATO deve essere preparata per le concessioni territoriali alla Russia nella guerra in Ucraina.
Le opinioni di Clark sono state sottolineate anche dall’agenzia di Stato russa TASS.
I fattori che renderebbero inevitabile il quadro descritto da Clark, a suo dire sarebbero:
1. La cosiddetta offensiva ucraina è fallita;
2. L’inverno renderà le cose ancora peggiori per gli ucraini;
3. Le elezioni negli Stati Uniti stanno arrivando.
La TASS riporta l’editoriale del Telegraph scrivendo che «se Kiev fallisce nei suoi sforzi sul campo di battaglia per dividere quel ponte di terra e riconquistare gran parte del proprio territorio entro l’inverno, allora gli appelli vocali a concessioni territoriali per risultati politici marginali diventeranno probabilmente molto più diffusi, non solo in Ucraina ma probabilmente dalle capitali occidentali, mentre la cosiddetta “stanchezza della guerra” inizia a farsi sentire, le scorte internazionali di attrezzature e munizioni si esauriscono e i politici iniziano a preoccuparsi dei bilanci nazionali prima delle elezioni nazionali», dice Clark, aggiungendo che «i governi in tutto l’Occidente devono essere preparati per la triste prospettiva di concessioni territoriali».
Secondo l’esperto britannico, la «controffensiva pianificata da tempo, ora al suo secondo mese, ha incontrato diversi problemi, non ultimo il fatto che Kiev sta ancora aspettando circa la metà dell’equipaggiamento militare occidentale promesso all’inizio dell’anno».
«È incredibilmente dura per gli ucraini», ha continuato l’esperto. «Questo sforzo estenuante avrebbe sempre richiesto più tempo di quanto il pubblico internazionale occasionalmente impaziente fosse disposto ad aspettare».
L’analista ha aggiunto che «la variabile che non è dalla loro parte [ucraina] è il tempo». «I combattimenti inizieranno a fermarsi mentre il gelido inverno indebolisce la capacità delle truppe di condurre una guerra ad alta intensità. Questo darà solo alla Russia più tempo per rafforzare ulteriormente le sue difese, come ha fatto lo scorso inverno», scrive Clark.
«A questo punto in Occidente, nel frattempo, tutti gli occhi saranno puntati sulle imminenti elezioni statunitensi, con una maggiore attenzione politica deviata dalle elezioni generali del Regno Unito. Kiev sa di avere una finestra di opportunità ridotta per capitalizzare la sua iniziativa sul campo di battaglia e riprendere quanto più terreno possibile».
Tuttavia, il vero spauracchio nel pezzo di Clark è il cinese Xi Jinping: «indipendentemente da ciò, questo sarebbe sicuramente un risultato favorevole per l’élite di politica estera dei “wolf warrior” al potere in Cina», conclude il Clarko. «Pechino sarebbe assolutamente felice se la guerra finisse con l’Ucraina divisa, le truppe russe permanentemente nel Donbass a molestare Kiev e l’Europa, e la NATO fratturata sulle linee politiche. Un tale risultato sarebbe un regalo per la Cina mentre Xi Jinping inizia a intensificare le proprie ambizioni imperialistiche ed extraterritoriali attraverso l’Indo-Pacifico, e una sconfitta devastante per l’Occidente».
L’idea che sia la Cina il vero avversario per la sicurezza occidentale nell’immediato futuro è stata ribadita più volte dal segretario NATO Jens Stoltenberg.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio conflitto il generale britannico in pensione Sir Richard Sherriff aveva delineato le fasi di una possibile escalation verso una guerra nucleare con la Russia.
Nelle stesse settimane il generale capo di Stato maggiore dell’esercito di sua maestà Sir Patrick Sanders chiedeva, nel suo primo discorso pubblico, una mobilitazione permanente dell’esercito per la guerra.
In un editoriale dell’anno scorso sull’Economist, l’ex segretario alla Difesa britannico ed ex segretario NATO George Robertson scriveva che, di fatto, il Paese poteva considerarsi in guerra con Mosca.
Militaria
Zelens’kyj vuole missili 300 intercettori. Non è chiaro se vi siano
Volodymyr Zelens’ky ha richiesto 300 intercettori Patriot ai sostenitori occidentali dell’Ucraina, lamentandosi del fatto che dovrebbero difendere l’Ucraina invece di «stare chiusi nei magazzini». La richiesta evidenzia una realtà concreta che nessuna manovra politica può cambiare.
Nel decennio compreso tra l’anno fiscale 2015 e il 2024, il dipartimento della Difesa statunitense ha acquistato in media poco meno di 270 intercettori PAC-3 Missile Segment Enhancement all’anno, secondo il Center for Strategic and International Studies.
Lo Zelens’kyj sta quindi chiedendo una fornitura di poco più di un anno di missili americani, da consegnare in un’unica soluzione, attingendo a scorte già esaurite a causa di due guerre simultanee.
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Le ragioni di questa richiesta sono innegabili. Nell’attacco russo a Kiev del 1° agosto, la difesa aerea ucraina ha intercettato solo uno dei 27 missili balistici in arrivo, secondo i dati riportati dall’Associated Press.
Il Patriot è l’unico sistema missilistico in dotazione all’Ucraina in grado di intercettare l’Iskander-M russo, e l’Ucraina ne ha di fatto esaurito le scorte. Questo non è l’unico missile di cui vi è carenza. Il CSIS ha riferito a dicembre che nessun nuovo intercettore THAAD era stato consegnato all’inventario statunitense da luglio 2023, poiché la produzione si era spostata su ordini esteri, inclusi 360 intercettori per un singolo contratto saudita, mentre la guerra di dodici giorni tra Israele e Iran del giugno 2025 ha consumato più di 150 THAAD e circa 80 intercettori SM-3 in dodici giorni.
Il dato più significativo tuttavia è di natura amministrativa, scrive EIRN. L’esercito statunitense ha aumentato il suo fabbisogno dichiarato di intercettori PAC-3 MSE da 3.376 a 13.773 missili, un incremento di quattro volte rispetto a quanto dichiarato dall’esercito stesso. Gli intercettori vengono costruiti su un numero limitato di linee di assemblaggio da una forza lavoro che richiede anni di formazione, e da catene di approvvigionamento di piccole aziende che non possono espandersi grazie a stanziamenti supplementari.
La guerra le sta consumando più velocemente di quanto l’industria riesca a produrle, ed è proprio questa carenza che ha spinto il comandante americano in Europa a dichiarare questa settimana di dover scegliere tra difendere il territorio statunitense e difendere Israele. Si tratta di un vincolo economico-fisico, non politico.
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Come riportato da Renovatio 21, il presidente americano Donaldo J. Trump la scorsa settimana aveva respinto le notizie sulla penìa missilistica degli USA. Lo stesso Trump aveva promesso a Kiev la produzione di Patriot, ma ciò è ritenuto da molti come improbabile.
Osservatori hanno notato che, considerando il numero di missili intercettori americani sparati per ciascun missile iraniano, è fuor di dubbio che la guerra di Ormuzzo, e di consenguenza quella in Ucraina, è divenuta insostenibile.
Il mese scorso, Trump aveva dichiarato pubblicamente che le industrie automobilistiche americane potrebbero riconvertirsi in produttori di missili.
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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Militaria
Guerra con l’Iran, gli USA hanno utilizzato «praticamente tutti» i loro missili balistici tattici
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That banner is NOT TRUE, @CNN. Shame on you.
We don’t hate the Fake News media enough. pic.twitter.com/QCwEoykQZR — Pete Hegseth (@PeteHegseth) August 4, 2026
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Militaria
Washington si ritirerà dalla guida del gruppo di aiuti NATO all’Ucraina
Il Pentagono starebbe pianificando di trasferire la guida del comando NATO con sede in Germania, incaricato di coordinare gli aiuti militari all’Ucraina, a un altro membro del blocco militare, nell’ambito del continuo ridimensionamento della presenza militare statunitense in Europa. Lo riporta il sito di informazione Politico, che cita un funzionario NATO rimasto anonimo,
L’Ucraina è stata fortemente dipendente dalle forniture di armi provenienti dai suoi sostenitori occidentali durante tutto il conflitto, giunto ormai al quinto anno. Mosca ha condannato le spedizioni di armi all’Ucraina, sostenendo che esse non fanno altro che prolungare il conflitto senza cambiarne l’esito, e avvertendo che l’assistenza militare dimostra il coinvolgimento diretto della NATO nel conflitto, rischiando così uno scontro diretto tra la Russia e l’euroblocco.
Il piano in questione si inserisce in un più ampio cambiamento nella politica di difesa statunitense sotto la presidenza di Donald Trump, la cui amministrazione prevede di ridurre le truppe e i sistemi d’arma critici in Europa e di reindirizzare parte delle risorse verso l’Asia e altre regioni. La Casa Bianca ha inoltre spinto i membri europei della NATO ad assumersi maggiori responsabilità per la sicurezza regionale, aumentando significativamente la spesa per la difesa.
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Il Gruppo di Assistenza alla Sicurezza-Ucraina (SAG-U), con sede nella città tedesca di Wiesbaden, coordina le consegne di armi, l’addestramento e il supporto logistico per l’Ucraina.
Un funzionario della NATO ha dichiarato a Politico che la transizione dovrebbe durare fino a un anno, durante il quale un vicecomandante statunitense rimarrà coinvolto attraverso la struttura di comando militare dell’alleanza. Il SAG-U è sempre stato concepito come un’organizzazione temporanea, e la transizione è stata pensata per distribuire le responsabilità in modo più equo tra gli alleati della NATO, ha aggiunto il funzionario.
Dal suo ritorno alla Casa Bianca nel gennaio 2025, Trump ha spinto i membri della NATO a impegnarsi a destinare il 5% del PIL alla difesa entro il 2035 e ha ripetutamente accusato i membri europei del blocco di non condividere l’onere militare comune. Le divisioni all’interno della NATO si sono inoltre acuite a causa della spinta di Trump ad acquisire la Groenlandia e dopo che diversi membri europei si sono rifiutati di sostenere la sua operazione militare contro l’Iran.
All’inizio di quest’anno, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha esortato gli Stati europei della NATO a «fare di più», affermando che l’alleanza non può più rimanere una «tigre di carta e una strada a senso unico».
A febbraio, gli Stati Uniti hanno annunciato che Londra avrebbe assunto il comando congiunto della NATO a Norfolk, l’Italia avrebbe guidato il quartier generale di Napoli, mentre Germania e Polonia si sarebbero assunte la responsabilità del comando di Brunssum, nei Paesi Bassi.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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