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Trump ribadisce la richiesta di pubblicazione dei documenti sull’assassinio di John Kennedy

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«Quando tornerò alla Casa Bianca, declassificherò e aprirò tutti i documenti relativi all’assassinio di JFK. Sono passati 60 anni, è tempo che il popolo americano conosca la VERITÀ!». È la promessa dell’ex presidente Donald J. Trump fatta sul suo social, Truth, la settimana scorsa.

 

Roger Stone, anziano veterano delle operazioni partitiche USA, in un’intervista a inizio mese aveva descritto come, nel 2017, l’allora presidente Trump avesse esitato a far rilasciare i documenti relativi all’assassinio del suo predecessore, il presidente USA John Fitzgerald Kennedy.

 

Stone aveva chiesto a Trump dei documenti rimanenti. Trump gli avrebbe risposto: «non posso dirtelo, è così orribile che non ci crederesti. Un giorno lo scoprirai»

 

Stone ha concluso che «questa era la questione e non voleva parlarne ulteriormente».

 

In precedenza, Stone aveva raccontato di aver chiesto a Trump nelle prime fasi della sua presidenza cosa avrebbe fatto con i dischi relativi a JFK.

 

Stone ha riferito che, in seguito, quando Trump ha detto a Stone che fonti e metodi sarebbero stati esposti, Stone ha risposto che la maggior parte delle fonti sono morte e che il pubblico meritava di conoscere i dettagli.

 

Ora, con il nipote di JFK, Robert F. Kennedy, Jr. che insiste sulla questione, si spera che Trump resti sul punto. In un’intervista con The Messenger la scorsa settimana, RFK, Jr. ha criticato il ritardo dell’amministrazione Biden nel rilasciare l’ultimo 1% dei documenti, sostenendo che l’amministrazione stava «versando il cemento su segreti vecchi di 60 anni in modo che siano permanentemente sepolti. È molto inquietante».

 

Un portavoce della campagna Kennedy ha dichiarato a Newsweek: «non lo sapremo mai con certezza fino a quando questi documenti non saranno resi pubblici per intero. Dopo 60 anni, non ci sono problemi di sicurezza nazionale. Il popolo americano merita di conoscere la propria storia».

 

Come riportato da Renovatio 21, il candidato democratico accusa direttamente la CIA di coinvolgimento nell’omicidio dello zio e del padre Bob Kennedy – quest’ultimo assassinio da lui esperito personalmente.

 

L’anno scorso il popolarissimo giornalista TV Tucker Carlson andò in onda dicendo che una fonte con diretta conoscenza dell’argomento gli aveva rivelato che la CIA era dietro all’omicidio del presidente Kennedy. Si speculò molto sul fatto che la fonte potrebbe essere lo stesso Donald Trump.

 

La trasmissione di Carlson, la più seguita della TV via cavo in America, è stata poco dopo tolta dall’etere per ordine dei vertici di Fox News, che non hanno dato alcuna spiegazione per il repentino diktat contro Carlson.

 

 

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I televisori LG ti spiano anche da spenti

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I dispositivi del grande produttore coreano LG continuerebbero a raccogliere dati anche quando sono spenti o in standby. Lo rivelano indagini comparse in rete e sulla stampa nelle ultme settimane.

 

Il 6 settembre il canale YouTube Gamers Nexus ha pubblicato un video di due ore dal titolo «216.000.000 Spy TV», in cui sostiene che le smart TV LG funzionino di fatto come dispositivi di sorveglianza. Secondo l’inchiesta, anche quando i televisori risultavano scollegati da Internet erano comunque in grado di registrare l’audio tramite il microfono, salvare i file offline e caricarli non appena la connessione Wi-Fi veniva ripristinata.

 

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Come riportato da The Verge, i televisori sarebbero progettati per raccogliere e trasmettere dati in modo pressoché costante su proprietari e abitazioni, scansionando le reti Wi-Fi vicine, registrando tramite i microfoni e usando il campionamento audio-video per identificare con precisione i contenuti visualizzati attraverso i vari ingressi.

 

L’indagine è stata condotta insieme al canale Level1Techs e a ricercatori di sicurezza indipendenti, con test approfonditi su diversi modelli OLED LG in vendita al dettaglio.

 

Al centro delle accuse c’è la funzione di riconoscimento automatico dei contenuti (ACR), che secondo Gamers Nexus monitorerebbe tutto ciò che compare sullo schermo, rilevando audio e video anche dai dispositivi collegati via HDMI o USB e dalle app utilizzate. I dati raccolti verrebbero poi inviati a LG Ad Solutions per finalità pubblicitarie e di «profilazione del nucleo familiare»: un televisore analizzato nel test avrebbe trasmesso circa 4 GB di dati ACR al mese.

 

Gamers Nexus ha definito il comportamento del televisore assimilabile a quello di un malware, evidenziando anche una serie di vulnerabilità di sicurezza che, a detta degli autori dell’inchiesta, potrebbero essere sfruttate per trasformare il dispositivo in un vero e proprio strumento di ascolto nascosto.

 

 

Secondo quanto riportato, le smart TV LG effettuerebbero anche una scansione costante della rete locale, censendo altri dispositivi connessi a scopo di profilazione: smartwatch, smartphone, stampanti, server, ma persino termostati e purificatori d’aria. In un caso, un televisore avrebbe rilevato 38 dispositivi nelle vicinanze, oltre ai nomi delle reti Wi-Fi limitrofe e a dati di geolocalizzazione.

 

Gli autori dell’inchiesta sostengono inoltre che la registrazione audio proseguirebbe anche dopo la conclusione dei comandi vocali, e persino quando il microfono risulta disattivato tramite l’apposita opzione sullo schermo — una falla che, secondo Gamers Nexus, renderebbe estremamente semplice trasformare il televisore in un dispositivo di ascolto da remoto.

 

Il report arriva a poco più di un mese da precedenti accuse secondo cui LG avrebbe installato adware – cioè software pubblicitario –  sui PC, accuse che l’azienda aveva respinto con una dichiarazione ufficiale.

 

Come sottolineato da TechRadar lo scorso 9 settembre, questa nuova inchiesta rischierebbe però di risultare ancora più dannosa per l’immagine dell’azienda, alla luce di alcuni materiali di marketing rivolti alle aziende in cui LG dichiarava di conoscere gli abitanti delle case dotate dei propri prodotti, i dispositivi presenti e i contenuti televisivi consumati, oltre alla possibilità di estendere questo monitoraggio anche agli smartphone.

 

Da anni circola il sospetto che smart TV, telefoni e smartwatch ci ascoltino di nascosto per bombardarci di pubblicità mirata.

 

Il fenomeno dell’ACR (Automatic Content Recognition) — la tecnologia che «fotografa”»ciò che appare sullo schermo per profilare gli utenti — non riguarda solo LG: pratiche simili di raccolta dati sono state contestate in passato anche a Samsung, con un accordo raggiunto con il Texas nel marzo 2026. Già in precedenza Vizio aveva pagato una sanzione milionaria negli Stati Uniti per aver tracciato le abitudini di visione di milioni di televisori senza consenso esplicito, rivendendo i dati a fini pubblicitari.

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Sul fronte assistenti vocali, tra il 2019 e il 2020 emerse che sia Apple (Siri) sia Amazon (Alexa) sia Google Assistant impiegavano appaltatori esterni per ascoltare e trascrivere manualmente frammenti di registrazioni vocali degli utenti, allo scopo dichiarato di migliorare il riconoscimento linguistico. Le rivelazioni, riportate da Bloomberg e dal Guardian, mostrarono che tra questi audio finivano anche conversazioni private, rapporti sessuali e discussioni mediche captate per errore. Le aziende introdussero poi opzioni per disattivare la revisione umana.

 

Il precedente più clamoroso resta quello di Cox Media Group, che nel 2023 pubblicizzò un servizio chiamato «Active Listening», presentato come capace di sfruttare l’IA per intercettare le conversazioni tramite smartphone e smart speaker a fini pubblicitari. La pagina fu rimossa in fretta dopo il clamore mediatico, e l’azienda ha poi precisato di non ascoltare direttamente gli utenti, ma di usare dati aggregati e anonimizzati di terze parti.

 

Apple, Google e Amazon negano sistematicamente l’uso dei microfoni per scopi pubblicitari, e nessuna indagine indipendente ha finora trovato prove concrete di un ascolto sistematico su larga scala.

 

La popolazione, tuttavia, ha un’altra opinione: vi sono persone non solo rassegnate ad essere ascoltate, ma pure entusiaste della cosa: Renovatio 21 ha veduto casi di persone che quando vogliono acquistare qualcosa, lo dicono semplicemente ad alta voce, sperando che il telefonino senta così da mandargli della pubblicità del prodotto.

 

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I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare

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Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.   Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.   Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.

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Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.   Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.   Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.   Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.   Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.

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Profanazione in una cappella di Bari

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La settimana scorsa è stata profanata la cappella del cimitero di rione Santo Spirito di Bari. La scoperta è avvenuta quando i parroci del quartiere si sono recati nella necropoli per la messa in suffragio dei defunti.

 

I delinquenti si sono introdotti all’interno del luogo sacro distruggendo l’altare e danneggiando la statua della Madonna presente in cappella. Pare che i ladri non abbiano risparmiato nemmeno i paramenti sacri che sono stati trafugati.

 

Fortunatamente questo «atto vandalico ha riguardato esclusivamente il furto del tabernacolo che in quel momento era assolutamente vuoto: non vi è stata pertanto alcuna sottrazione di ostie consacrate», come precisato dai presbiteri baresi tramite i loro canali social.

 

I parroci don Fabio Campione, don Tommaso Genghi e don Gianni De Robertis hanno commentato così tale sfregio: «Un gesto ignobile, che ha profondamente turbato l’intera comunità in un momento di preghiera e di festa», riporta La Gazzetta del Mezzogiorno

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La profanazione è avvenuta a ridosso della festa patronale in onore di Maria Immacolata. Nonostante il sopruso, i prelati annunciano che le celebrazioni proseguiranno.

 

«Nonostante questo, la nostra Comunità non si lascia intimidire: celebreremo la Festa Patronale con ancora più fede e partecipazione, come segno di speranza che nessun atto di violenza potrà mai spegnere», si legge nella pagina Facebook della parrocchia. I fedeli sono invitati a stringersi in preghiera dopo l’accaduto, mentre resta da chiarire la dinamica dell’irruzione e individuare i responsabili di tale oltraggio.

 

Questi macabri rituali sembrano quasi diventare una nefasta routine. Come scritto poche settimane fa su Renovatio21, un altro luogo sacro è stato profanato: la chiesa di San Giorgio in Conca, a Cattolica, provincia di Rimini, appartenente alla parrocchia di Santa Maria di Nazareth di Montalbano dove il tabernacolo è stato divelto e portato via dalla chiesa mentre le ostie consacrate sono state ritrovate sparse all’esterno.

 

Sono episodi che colpiscono al cuore noi cristiani e questo fenomeno dilaga un po’ in tutto il mondo, non solo in Italia. In Francia due uomini omosessuali hanno compiuto una serie di furti introducendosi in 29 chiese cattoliche nell’arco di tre mesi, rubando ostie consacrate e utilizzando i vasi sacri come decorazioni domestiche. La Francia – che oramai possiamo considerare un’ex Nazione cattolica – subisce il vandalismo religioso sempre più marcatamente con la profanazione di chiese sparse un po’ in tutto il territorio transalpino.

 

Anche oltreoceano si hanno episodi simili: nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Portland, nell’Oregon, è stato rubato il tabernacolo.

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa a Perugia sono state trafugate ostie consacrate, tanto che in Umbria è altissima l’attenzione per evitare che le Ostie finiscano in mani sbagliate.

 

Sono crimini che feriscono e offendono nel profondo la fede di noi cattolici. Preghiamo e celebriamo messe di riparazione a tali sfregi, sperando che episodi del genere non accadano più.

 

Francesco Rondolini

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