Pensiero
Sintesi dell’Anarco-tirannia
Renovatio 21 traduce e ripubblica questo testo dello scrittore americano Sam Todd Francis (1947-2005), colui che ancora negli anni Novanta aveva coniato il termine «anarco-tirannia» per descrivere la situazione di una società che è al contempo degradata dall’incuranza delle leggi e al contempo sottomessa ad un potere tirannico (poliziesco, fiscale, morale).
In pratica, per Francis l’anarco-tirannia è una dittatura armata senza stato di diritto, una sintesi hegeliana di quando lo Stato regola tirannicamente o opprimente la vita dei cittadini ma non è in grado o non vuole far rispettare la legge protettiva fondamentale.
L’articolo originale «Synthesizing Tyranny» era apparso nel numero di aprile 2005 di Chronicles, un articolo non più visibile online. L’importanza di scritti come questo, dopo i fatti delle rivolte etniche francesi ma anche di quelle italiane (Peschiera del Garda, 2 giugno 2022) è fuori di discussione.
Con buona pace di William Butler Yeats, la mera anarchia non si scatena nel mondo.
Ciò di cui godiamo in questo Paese [gli USA, ndt], e in larga misura nella maggior parte delle altre Nazioni occidentali, è un po’ più complicato della semplice anarchia. È, infatti, il risultato unico del genio politico dell’era moderna: ciò che, nel 1992, ho chiamato «anarco-tirannia», una sorta di sintesi hegeliana di due opposti: anarchia e tirannia.
Il concetto elementare di anarco-tirannia è abbastanza semplice. La storia conosce molte società che hanno ceduto all’anarchia quando le autorità governative si sono dimostrate incapaci di controllare criminali, signori della guerra, ribelli e predoni invasori.
Oggi, questo non è il problema negli Stati Uniti.
Il governo, come può dirvi qualsiasi contribuente (soprattutto quelli morosi), non accenna a crollare o a dimostrarsi incapace di svolgere le sue funzioni. Oggi negli Stati Uniti il governo lavora in modo efficiente. Le tasse vengono riscosse (ci puoi scommettere), la popolazione viene contata (più o meno), la posta viene consegnata (a volte) e Paesi che non ci hanno mai infastidito vengono invasi e conquistati.
Eppure, allo stesso tempo, il Paese sguazza abitualmente in una condizione che spesso ricorda lo stato di natura di Thomas Hobbes: cattivo, brutale e basso.
I tassi di criminalità sono effettivamente diminuiti nell’ultimo decennio o giù di lì, ma il crimine violento rimane così comune nelle città più grandi e nelle loro periferie che sia i residenti che i visitatori vivono in un continuo stato di paura, se non di terrore.
Il segno più evidente di quella che normalmente si chiamerebbe anarchia è l’invasione dell’immigrazione. Secondo alcune serie stime, non meno di 11-13 milioni di stranieri clandestini ora vivono negli Stati Uniti, la maggior parte dei quali dal Messico o dall’America centrale. Il governo messicano incoraggia attivamente questa invasione e, come recentemente riportato dalla stampa, fornisce persino ai propri cittadini una guida su come realizzarla.
Il nostro governo non fa nulla di serio per fermare l’invasione, per arrestare gli invasori, o per scoraggiare l’aggressione che lo stato messicano sta perpetrando. Gli invasori – poiché i residenti dell’Arizona, dove circa il 40 per cento degli stranieri clandestini entrano nel paese, si lamentano costantemente – minacciano la vita, la sicurezza e la proprietà dei cittadini americani rispettosi della legge; abbassare i salari; divorare il benessere; e costituiscono una nuova sottoclasse oggetto di manipolazione politica demagogica da parte di politici sia americani che messicani.
(I clandestini in questo Paese non possono votare legalmente, anche se ciò non li ferma necessariamente, ma rimangono elettori in Messico, e i politici messicani ora fanno regolarmente campagne per i loro voti negli Stati Uniti.)
Il governo federale ha invaso l’Iraq, sebbene l’Iraq non ci abbia mai danneggiato o minacciato, non fa praticamente nulla per resistere alla massiccia invasione (e alla fine alla conquista) del proprio Paese e alla deliberata violazione delle proprie leggi da parte del Messico.
Ciò che abbiamo oggi in questo Paese, quindi, è sia l’anarchia (l’incapacità dello stato di far rispettare le leggi) sia, allo stesso tempo, la tirannia: l’applicazione delle leggi da parte dello Stato per scopi oppressivi; la criminalizzazione degli onesti e degli innocenti attraverso tasse esorbitanti, regolamentazione burocratica, invasione della privacy e ingegneria delle istituzioni sociali, come la famiglia e le scuole locali; l’imposizione del controllo del pensiero attraverso programmi di «formazione alla sensibilità» e multiculturalisti, leggi sui «crimini d’odio», leggi sul controllo delle armi che puniscono o disarmano cittadini altrimenti rispettosi della legge ma non hanno alcun impatto sui criminali violenti che si procurano armi illegalmente e un vasto labirinto di altre misure. In una parola, anarco-tirannia.
Un esempio della coesistenza di anarchia e tirannia deve bastare. Il 9 gennaio di quest’anno, un uomo di nome Mustafa Mohammed, un immigrato somalo, è stato arrestato nella casa di riposo di Alexandria, in Virginia, dove lavorava, per aver ripetutamente sfregiato i volti dei residenti. Circa sei residenti anziani sono rimasti feriti, uno con il collo rotto e un altro che ha richiesto 200 punti di sutura. Il signor Mohammed, il presunto colpevole, è già stato nei guai per un violento alterco commesso mentre lavorava in una farmacia locale. Quando alcuni altri lavoratori lo hanno preso in giro, ha iniziato a colpire uno di loro, un compagno immigrato somalo, in faccia. Le accuse contro il signor Mohammed sono state ritirate dopo che la sua vittima ha rifiutato di testimoniare («perché altri membri della comunità somala lo hanno pregato di non andare avanti», come riportato dal Washington Post).
Nello stesso momento in cui la polizia, i tribunali e la comunità somala avevano a che fare con il signor Mohammed, la polizia di Washington era impegnata in affari più seri. Stavano schierando altre quattro telecamere nascoste nel Distretto di Columbia per catturare gli automobilisti che superano i limiti di velocità
Nonostante le precedenti assicurazioni del governo distrettuale secondo cui lo scopo delle telecamere era la sicurezza pubblica, il sindaco di Washington Anthony Williams ha riconosciuto nell’autorizzare i quattro nuovi dispositivi che «la continua elaborazione dei biglietti del distretto e la riscossione delle entrate del distretto» ne erano le ragioni. Dall’agosto 2001, simili telecamere nascoste hanno incassato la bella somma di 63 milioni di dollari per il Distretto.
Sotto l’anarco-tirannia, il controllo di elementi veramente pericolosi come Mustafa Mohammed è messo in secondo piano. Il vero problema è come spremere denaro dai comuni cittadini che non si lamenteranno, non reagiranno e non inizieranno a colpire le persone in faccia.
L’anarco-tirannia, ovviamente, non è limitata agli Stati Uniti. Nell’Europa occidentale, secondo alcune stime, ci sono circa 800 persone ora incarcerate per quelli che possono essere chiamati solo «reati di pensiero» – per violazioni delle leggi di vari Paesi contro la «diffamazione» razziale (di solito, usando epiteti e insulti razziali o etnici), negazione dell’olocausto, lamentele riguardo all’immigrazione, discorsi di differenze razziali e persino per critiche alle religioni non occidentali.
Lo scorso dicembre, la polizia britannica ha arrestato due leader del British National Party anti-immigrazione, Nick Griffin e il fondatore del BNP, John Tyndall, perché telecamere nascoste (non per eccesso di velocità o multe ma per spionaggio) li avevano registrati mentre dicevano cose poco gentili sull’Islam. Secondo quanto riferito, il signor Griffin l’ha definita «una religione malvagia». La polizia del West Yorkshire si vantava di aver dispiegato una squadra di agenti per il caso Griffin «cinque giorni alla settimana, dieci ore al giorno».
Come ha commentato Rod Liddle, giornalista del London Spectator, in un articolo sul caso:
«Ora, a questo punto dell’articolo, un bravo giornalista ti direbbe quanto fosse grande quella squadra di poliziotti. E quanto era costata al contribuente l’inchiesta. E lo ha anche incrociato con quanti furti con scasso, rapine, etc., Erano stati effettuati nell’area del West Yorkshire da luglio al 12 dicembre. Soprattutto quelli irrisolti. Ma non sono riuscito a trovare quella roba: la polizia non vuole dirmelo. Ma ricordiamoci: una squadra di poliziotti, cinque giorni alla settimana, dieci ore al giorno».
Proprio come gli interessi finanziari nascosti sono stati i motivi immediati per l’installazione delle telecamere per il traffico a Washington, c’erano motivi politici nascosti per il rastrellamento di Mr. Griffin, un avvocato istruito a Cambridge che stava progettando di candidarsi al Parlamento nel collegio elettorale di David Blunkett, allora ministro degli Interni nel regime di Blair.
Il Ministero dell’Interno, come ha chiarito abbastanza chiaramente l’articolo di Spectator, sembra aver avuto più che poco a che fare con il blitz di Griffin.
Il signor Blunkett, suggerisce il Liddle, «desiderava placare l’enorme elettorato musulmano del New Labour che negli ultimi tempi è stato lamentoso, in parte per la guerra contro l’Iraq, in parte per gli arresti di sospetti terroristi musulmani qui nel Regno Unito. Quale modo migliore per placare un po’ che radunare gli orribili razzisti del BNP?»
Ma motivi pragmatici come volere più soldi per il governo o imbavagliare i rivali politici non sono i veri motori dell’anarco-tirannia. Né è il semplice calcolo di molte forze dell’ordine che velocisti e corridori a luci rosse di solito non rispondono al fuoco. Solo i veri criminali lo fanno, quindi è molto più sicuro fare i duri con gli pseudocriminali che con quelli veri. Ma questi e altri casi simili sono semplicemente esempi di come politici e amministratori essenzialmente corrotti sfruttino il sistema anarco-tirannico per il proprio guadagno immediato o lo usino per evitare di svolgere i lavori spesso pericolosi e difficili che dovrebbero svolgere.
Ciò che guida veramente il sistema è la rivoluzione del nostro tempo, l’assalto interno contro le identità e i valori tradizionali che viene solitamente definito la «”guerra culturale*.
Le leggi che vengono applicate sono quelle che estendono o rafforzano il potere dello stato e dei suoi alleati e delle élite interne (la polizia, i militari, le burocrazie, la classe dell’insegnamento e del lavaggio del cervello, gli esattori delle tasse, gli ingegneri sociali professionisti i cui affari sono è progettare e attuare la rivoluzione, etc.) oppure sono le leggi che puniscono direttamente quegli elementi recalcitranti e «patologici» della società che si ostinano a comportarsi secondo le norme tradizionali – persone che non amano pagare le tasse, indossare le cinture di sicurezza, o consegnare i propri figli ai terapisti stravaganti che gestiscono le scuole pubbliche; o le persone che possiedono e custodiscono armi da fuoco, espongono o addirittura indossano la bandiera confederata, montano alberi di Natale, sculacciano i propri figli, e citano la Costituzione o la Bibbia, per non parlare delle figure politiche dissidenti che effettivamente si candidano e cercano di fare qualcosa contro l’immigrazione di massa delle popolazioni del Terzo Mondo. Tali elementi pericolosi sono i principali bersagli della parte tirannica dell’anarco-tirannia.
Del resto, sono anche gli obiettivi principali della parte sull’anarchia. Le leggi che non vengono applicate sono quelle che proteggono tali elementi e le loro famiglie e comunità: leggi contro l’immigrazione stessa così come leggi che dovrebbero proteggere i comuni cittadini dai comuni criminali.
Nella rivoluzione, vedete, il criminale ordinario, così come l’immigrato clandestino, è almeno un membro onorario, se non un ufficiale a tutti gli effetti, della classe rivoluzionaria, come il proletariato di Karl Marx o gli studenti universitari e gli hippy controculturali di Herbert Marcuse.
Al contrario, i teppisti comuni che commettono stupri, rapine e omicidi fungono de facto da truppe sul campo della guerra culturale, e non è certo un caso che ora ci sia un crescente movimento per estendere il voto a quei criminali abbastanza sfortunati da essere sbarcati in prigione.
L’anarco-tirannia, quindi, non è solo una deformazione del sistema di governo tradizionale né un sintomo di «decadenza».
Lo Stato oggi è perfettamente in grado di far rispettare le leggi contro l’immigrazione clandestina e di catturare e deportare i clandestini che sono già qui. È anche perfettamente in grado di catturare e imprigionare o giustiziare assassini, stupratori e rapinatori che continuano a infestare le nostre strade e i nostri quartieri, così come è perfettamente in grado di catturare automobilisti che superano i limiti di velocità e che passano con il rosso.
La spiegazione conservatrice convenzionale di tali «fallimenti» da parte dello stato, come risultato di «debolezza di volontà» o qualcosa del genere, non fila. Lo Stato e coloro che lo controllano hanno chiaramente la volontà di far rispettare le leggi che desiderano far rispettare. Lo stato non «fallisce» nel far rispettare il resto; non ha alcuna intenzione di farle rispettare né alcun desiderio di farlo.
L’anarco-tirannia è del tutto deliberata, una trasformazione calcolata della funzione dello Stato da quella impegnata a proteggere la cittadinanza rispettosa della legge a uno stato che tratta il cittadino rispettoso della legge come, nel migliore dei casi, una patologia sociale e, nel peggiore, un nemico.
Dopo aver conquistato l’apparato statale, gli anarco-tiranni sono la vera classe egemonica nella società contemporanea, e la loro funzione è quella di formulare e costruire la nuova «cultura» del nuovo ordine che immaginano, una cultura che rifiuta come repressiva e patologica la cultura tradizionale e civiltà.
L’equivoco conservatore e l’errata caratterizzazione dell’anarco-tirannia come «decadente» o frutto di «debolezza di volontà» (o, in alternativa, di «relativismo» o «nichilismo»), infatti, non fa che mascherare e consolidare le reali finalità del sistema e funzioni.
Finché coloro che riconoscono che c’è qualcosa che non va nel sistema penseranno che si tratti solo di una sorta di problema tecnico – il risultato della corruzione, della tipica inefficienza burocratica, o della decadenza, etc. – allora penseranno che può essere «riparato» attraverso mezzi politici convenzionali. Basta cacciare i barboni ed eleggere un nuovo gruppo di buoni repubblicani onesti e conservatori del movimento che leggono la National Review, e tutto andrà bene. Faranno rispettare la legge e l’ordine e rafforzeranno la pattuglia di frontiera. Va tutto bene.
Certo, non va tutto bene, perché l’anarco-tirannia è il sistema stesso, non solo un problema nel sistema, e un motivo importante per cui è riuscita a trionfare e a chiudersi al potere è che dipende proprio dalla passività e dal conservatorismo instilla nella popolazione che governa.
La popolazione che sta schiavizzando non ha bisogno di resistere come i criminali violenti che gli anarco-tiranni si rifiutano di controllare, ma deve essere disposta ad agire come i cittadini della vera repubblica che l’anarco-tirannia ha sovvertito e spostato.
Solo se i servi della gleba sono disposti e in grado di assumersi i compiti e i doveri di governare se stessi piuttosto che semplicemente sopportare ciò che i loro padroni trasmettono loro, il gemellaggio tra anarchia e tirannia che l’attuale sistema impone comincerà a sgretolarsi.
«Chi vorrebbe essere libero», ha scritto Lord Byron, «lui stesso deve sferrare il colpo».
Sam Francis
Aprile 2005
Pensiero
Papa Leone «medical dimension»
«I medici mi hanno trovato un nodulo al polmone allo stato iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora seguendo i loro consigli ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato per i prossimi giorni»: è lo scioccante annuncio del papa ieri in piazza San Pietro.
Il portavoce vaticano Matteo Bruni aveva pronta la puntualizzazione: «L’intervento è previsto per i primi giorni della prossima settimana e il tempo previsto per il ricovero post-operatorio è di circa una settimana». Tutto al Gemelli, comme d’habitude. L’agenda resterebbe quasi del tutto invariata, compreso il viaggio apostolico nell’amato Perù (Paese di cui ha la cittadinanza) il prossimo novembre.
Non pare ci sia un’emergenza sanitaria preoccupante: Un nodulo polmonare (un’opacità circolare di diametro inferiore a 3 cm) è considerato pericoloso o sospetto di malignità principalmente quando presenta dimensioni superiori agli 8 mm, margini irregolari o «spinati», una crescita rapida nel tempo e si sviluppa in persone ad alto rischio. Il papa non ha dettagliato millimetricamente, tuttavia possiamo capire che l’emergenza non è assoluta.
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Tuttavia, non ci interessa qui il rilievo medico-chirurgico, ma la novità dell’annuncio fatto dal pontefice stesso.
Non riusciamo a trovare, andando indietro con la memoria, un caso in cui una diagnosi medica venga annunciata all’Angelus dal papa in persona.
Papa Francesco, grande novatore della materia, più volte ha parlato all’Angelus dei propri problemi di salute. Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 ha detto che la bronchite gli rendeva faticoso leggere e ha fatto leggere il testo a un collaboratore. Nel 2021, dopo l’intervento al colon, ha recitato l’Angelus dalla finestra del Policlinico Gemelli e ha ringraziato per le preghiere. Durante il ricovero del 2025 l’Angelus è stato diffuso in forma scritta, con riferimenti alla sua condizione.
Giovanni Paolo II ha recitato più volte l’Angelus dall’ospedale Gemelli, ad esempio dopo l’intervento del 1992. Nel maggio 1981, dopo l’attentato, il Regina Caeli fu trasmesso in audio dal ricovero, e lì ebbe parole di perdono per l’attentatore Ali Agca. Negli ultimi anni mostrava apertamente la sua sofferenza, ma non risulta che abbia mai nominato il Parkinson dalla finestra.
Paolo VI e altri predecessori comunicavano di solito le malattie tramite la Sala Stampa vaticana o con messaggi, non con una dichiarazione all’Angelus (a parte quella volta che diede una smentita – cioè una notizia data due volte – riguardo l’accusa di omosessualità mossagli sui giornali a partire dalla rivelazione dello scrittore e diplomatico francese Roger Peyrefitte).
Insomma, l’annuncio diagnostico dettagliato in un momento sacro, per quanto sfiorato in precedenza, non ci pare fosse mai capitato: non è un’allusione alla malattia, qui Leone ha detto esattamente di cosa si tratta.
Il galateo non vieta in modo assoluto di parlare di salute, ma sconsiglia fortemente di farlo in determinati contesti—soprattutto a tavola o in occasioni formali—perché argomenti legati a malattie, dolori e disturbi fisici possono turbare l’appetito e la serenità altrui.
Secondo esperti ed accademici del Galateo, malattie, interventi chirurgici e problemi fisici sono considerati argomenti tabù. Se qualcuno vi chiede come state per pura cortesia, si risponde in modo breve e generico (ad esempio «Bene, grazie») senza dilungarsi sui propri acciacchi. È per questo che ricordo con un certo disagio quando un conoscente, noto per la sua lagneria, un giorno al mio «ciao» mentre gli offrivo la mano mi rispose «Vobevto ho il cancvo». Il cancro non provocava la erre moscia, che era diacronica, ma era probabilmente riferito a qualcosina di non terrificante alla prostata (credo).
Ad ogni modo, c’è da sapere che la questione della pubblicità della propria condizione medica è talmente codificata che il galateo moderno ritiene poco educato dire «Salute!» quando qualcuno starnutisce. Tale gesto, anziché essere gentile, richiama l’attenzione su un fatto intimo o involontario, mettendo in imbarazzo chi lo ha emesso; la regola vuole che si faccia finta di nulla. (Parentesi: non si dice nemmeno «buon appetito», espressione amatissima da papa Francesco, perché in origine era rivolta da Lorenzo il Magnifico ai servi che potevano da quel momento consumare gli avanzi dei luculliani pranzi strategici del signore di Firenze)
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Per i protocolli di bon-ton parlare di cure mediche, diete restrittive o terapie prolungate con persone poco conosciute risulta noioso, invadente e privo di eleganza. È preferibile riservare questi argomenti a rapporti di profonda confidenza.
Non possiamo dire che il papa, re di uno Stato millenario, possa sottrarsi ai protocolli. Non solo per questioni d’uso diplomatico, ma per la mistica stessa del corpo del papa. Ricordiamo come, fino a Giovanni XXIII che chiese la fine dell’espressione, L’Osservatore Romano scriveva sistematicamente, quando si doveva virgolettare il papa, «come abbiamo appreso dalle auguste labbra» del Santo Padre. Lo stesso Paolo VI, nell’epica smentita in piazza San Pietro riguardo le accuse di avere un amante attore milanese, parlò di «ingiuria alla Nostra augusta persona».
La persona del Santo Padre era «augusta», come le sue labbra, le parti del suo corpo – che è appunto, il corpo di un Santo Padre. Questo è il motivo, mi spiegavano quando ancora piccino mi ponevo domande sulla morte improvvisa di papa Luciani, per cui un’autopsia nemmeno lontanamente era pensabile, un vero spasso per qualsiasi cospiratore, americano, vaticano, massone che fosse.
Eccoci quindi precipitati nel Kali Yuga in cui il papa dettaglia con minuzia i suoi problemi medici. Qualcuno può dire che è un effetto della sinodalità, cioè, in soldoni, della democratizzazione della chiesa: il re si rivolge ai sudditi come ai suoi confidenti, il padre parla ai figli come fossero suoi amici, il discorso sacro diviene una chiacchiera al bar, con tutte le sue sfumature di realtà ed amarezza.
In realtà, un altro pensiero si fa avanti. È quello del vaticano invaso da spin doctor oramai indistinguibili da sceneggiatori televisivi, quello del papato come fiction.
È quanto profeticamente suggeriva, oramai una decade fa o più, il leggendario padre Florestano Pizzarro, personaggio creato dal genio di Corrado Guzzanti, probabilmente inconsapevole di quanto stesse, in realtà, non tratteggiando una caricatura, ma descrivendo la situazione iperrealisticamente.
Padre Pizzarro è molto ricco nel suo discorso sullo showbusiness papale: non solo c’è il rischio che l’attenzione degli spettatori sia dirottata altrove – con l’idea che padre Georg Gänswein, ora vescovo, potesse essere «rubato» dal Trono di spade –, ma evvi anche la necessità di creare colpi di scena, di utilizzare inventi narratologici per mantenere alto l’intrattenimento, l’engagement, del popolo consumatore dello spettacolo vaticano.
È così. A questo punto bisogna considerare quanto all’audience (sì, dall’udienza all’audience) piacciano le serie TV di carattere medico. C’è da ricordare il successo, anni fa, del Dottor House, che era in pratica uno Sherlock Holmes claudicante ed infinitamente antipatico – cioè esponente di quel teatro della crudeltà che, come con i talent show culinari, oramai ha conquistato il gusto pubblico rendendolo sadico – che operava forsennatamente in ambito nosocomiale.
La passione della gente per le fiction mediche era resa con parodia irresistibile nella stupenda, insuperata serie comica Boris, basata sulle avventure di una sgangherata troupe alle prese con la produzione della serie Gli occhi del cuore, ambientata tra dottori e pazienti di una clinica. Gli stessi personaggi venivano poi spinti a raddoppiare lo sforzo realizzando un’ulteriore inguardabile serie ospedaliera, chiamata, proprio per non lasciare dubbi, Medical Dimension.
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Nella storia di Boris, Medical Dimension era progettata come una serie avveniristica, dove finalmente regista e sceneggiatori potevano osare con colpi di scena drammatici, morti e feriti, salvataggi – tutto basato sui fatti sanitari dei personaggi. Il problema è che, alla fine, si scopre che la rete nemmeno vuole mettere in onda la serie, gli invisibili despoti (politici, burocratici) a capo della televisione italiana l’hanno commissionata solo per dimostrare che una televisione di qualità non era possibile, che il popolo doveva continuare a sorbirsi prodotti scadenti, senza possibilità di avanzamento.
Ora, sembra proprio che, galateo a parte, il papato si dirige verso Medical Dimension. Se il papato ora, per eterogenesi dei fini, finisca fuori dagli schermi, sepolto dal grottesco, dal materiale, dal laido non lo sappiamo.
Ma gli spin dottori papali ce la stanno mettendo tutta. Il lettore di Renovatio 21 sa che il dubbio se stiano facendo apposta ce lo abbiamo davvero, e da anni.
La nostra fortuna è che, come annunziato da Nostro Signore, non prevalebunt. No, non prevarranno: nemmeno gli orrendi sceneggiatori invertiti della chiesa conciliare.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
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Pensiero
Peter Thiel contro Leone XIV per l’allarmismo sull’AI: vuole «distogliere l’attenzione dagli abusi su minori»
Secondo Peter Thiel, l’investitore ultramiliardario cofondatore di Paypal e Palantir (e primo investitore in Facebook), papa Leone starebbe usando le paure diffuse sull’Intelligenza Artificiale per spostare l’attenzione dagli scandali di abusi sessuali su minori ancora aperti nella Chiesa cattolica. Il miliardario americano, omosessuale con figli surrogati, ha inoltre accusato l’ex presidente Barack Obama di aver piegato l’opposizione all’IA a scopi politici.
Le parole arrivano mentre gli stessi sviluppatori avvertono che la tecnologia potrebbe presto uscire dal controllo umano. Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ed Elon Musk, proprietario di xAI, hanno sostenuto gli appelli a frenare la costruzione di modelli sempre più potenti, dopo che Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha messo in guardia dal rischio che sistemi fuori controllo possano impadronirsi di vaste porzioni di Internet nel giro di pochi mesi, con danni per centinaia di miliardi di dollari.
Questi allarmi hanno rafforzato la domanda di una vigilanza più stretta sull’IA: i grandi gruppi tecnologici concorrenti chiedono garanzie contro una tecnologia che temono possa sfuggire di mano.
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In una serie di conferenze a porte chiuse a Nashville, Thiel ha preso di mira entrambi i leader, intensificando i suoi avvertimenti sull’Anticristo, figura profetica tradizionalmente legata all’inganno e all’opposizione agli insegnamenti di Gesù. A suo dire, quella figura potrebbe sfruttare i timori sull’AI e su altre minacce catastrofiche per bloccare il progresso tecnologico e imporre un «governo mondiale» fortemente regolamentato. Le dichiarazioni, rese il 28 settembre e il 5 ottobre, sono state divulgate giovedì da Politico.
«Molte persone sanno che l’intelligenza artificiale è politicamente impopolare e vogliono sfruttare questa situazione per accrescere la propria popolarità», ha detto Thiel. «Sia Obama che il papa rientrano in questa categoria. Obama sa che i Democratici non hanno idee, ma almeno possono opporsi all’AI». Obama ha di recente invitato i democratici a elaborare una strategia più organica sull’IA.
Il miliardario repubblicano, dichiaratamente gay e titolare di un’azienda di sorveglianza, ha poi accusato Leone XIV di aver usato il dibattito sull’AI per distogliere lo sguardo da decenni di scandali di abusi sessuali nella Chiesa cattolica.
«Aveva bisogno di qualcosa di politicamente popolare per distogliere l’attenzione dagli scandali di abusi sessuali su minori nella Chiesa, e l’ha trovato nell’AI», ha detto Thiel, riferendosi alla prima enciclica del papa, pubblicata a maggio.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».
Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.
Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.
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Leone XIV ha messo l’IA al centro del pontificato, mettendo in guardia dai rischi di uno sviluppo senza freni e dai suoi effetti sulla dignità umana, sulle libertà individuali e sulla concentrazione del potere.
Come riportato da Renovatio 21, la scorsa estate in un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel ha affermato che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi. «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è» ha scritto il Thiel. «Benedetto lo ha già fatto». In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.
Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.
Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.
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Come riportato da Renovatio 21, all’inizio di questa settimana il capo di OpenAI, Sam Altman, ha dichiarato che il mondo dovrebbe accettare alcuni «aspetti negativi» dell’IA — tra cui attacchi informatici, truffe e abusi — in cambio dei benefici. Ha però fissato un limite ai «rischi veramente catastrofici», compresa «una grave perdita di controllo a favore dell’IA».
Anche il patron di Microsoft, Bill Gates, ha chiesto – invertendo le sue posizioni precedenti – una regolamentazione pubblica, avvertendo che l’intelligenza artificiale in mano a soggetti ostili potrebbe innescare eventi capaci di causare «un miliardo di morti». Allo stesso modo il premio Nobel per l’informatica Geoffrey Hinton ha avvertito che sistemi sempre più potenti potrebbero sfuggire al controllo umano, con conseguenze catastrofiche per l’umanità.
Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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