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Epidemie

Coronavirus e influenza stagionale: basta scempiaggini

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Prima di accingermi a scrivere queste poche righe ho riflettuto a lungo. Sono un illuso, perché penso che le gravidanze delle mamme degli imbecilli a volte lascino tregua, quantomeno nei periodi di quarantena serrata. Pensavo che la stupidaggine de «il COVID-19 è una banale influenza! Ci vogliono manipolare! Prove di totalitarismo!» conoscessero una fine, un limite collegato alla decenza personale.

 

E invece no, vi è ancora chi va ripetendo queste sciocchezze nonostante l’allucinante situazione negli ospedali e nonostante ciò che i dati riportano.

 

Smettetela con la cazzata del paragone fra coronavirus ed influenza

Sono costretto a premettere, per chi non lo sapesse, che sono un operatore sanitario e ho quindi quotidianamente informazioni di prima mano che mi pervengono dall’ospedale piazzato al decimo posto in Italia nella classifica «Best hospitals 2020» della rivista Newsweek. La situazione è tutto fuorché rosea, tutto fuorché leggera. I reparti sono imballati, i pazienti intubati sono anche giovani e la gente muore. Male, da sola, in un contesto a cui nessuno vorrebbe avvicinarsi nemmeno solo per sbirciare ciò che succede.

 

Coronavirus e influenza non sono la stessa cosa, e lo dimostra il fatto che il Sistema Sanitario Nazionale – soprattutto nelle regioni del nord dove i casi di contagio sono maggiori ma dove teoricamente è situata l’eccellenza della sanità italiana – è letteralmente al collasso come mai lo era stato prima.

I reparti sono imballati, i pazienti intubati sono anche giovani e la gente muore

 

Il sistema per ora regge proprio per il semplice fatto che l’epidemia ha colpito maggiormente le tre regioni in cui l’apparato sanitario, nonostante i danni provocati dai tagli degli ultimi dieci anni e dalla mala gestione del governo (e dei governi passati) continua a resistere, con grande fatica e con uno sforzo encomiabile di tutti gli operatori sanitari. Ma per quanto ancora? Sicuramente per poco, visto che le chiese chiuse diventano obitori aperti e i parcheggi per gli arrivi delle ambulanze in emergenza negli ospedali diventano reparti con tanto di posti letto.

 

Ma per qualcuno anche questa è fuffa, perché a dimostrarlo sarebbe un articolo del Corriere della Sera risalente al 2018, dove si tratta il tema del collasso dei reparti di rianimazione a causa dell’influenza stagionale. 

 

Il sistema per ora regge proprio per il semplice fatto che l’epidemia ha colpito maggiormente le tre regioni in cui l’apparato sanitario continua a resistere

Andiamo per grado.

 

I due virus sono certamente parenti stretti: il Covid-19, infatti, fa parte della famiglia dei coronavirus, la stessa della meglio conosciuta come «influenza stagionale». Tuttavia le differenze tra i due agenti patogeni sono enormi. Lo dimostra un grafico elaborato dall’Associazione nazionale biotecnologi italiani, che si basa sui dati pubblicati dalla’Iss e della Protezione Civile sfacciatamente chiari.

 

 

Il confronto tra Covid-19 e influenza è semplicementeimpietoso. Nell’elaborazione si nota infatti come solo nella seconda settimana dalla comparsa dell’epidemia di nuovo coronavirus in Italia, la quota dei morti avesse già raggiunto quota 131 contro i soli 29 decessi fatti registrare dall’influenza del 2019 (perlopiù nel suo picco massimo).

Il Covid-19 fa parte della famiglia dei coronavirus, la stessa della meglio conosciuta come «influenza stagionale». Tuttavia le differenze tra i due agenti patogeni sono enormi

 

Il nuovo coronavirus è poi decisamente più virulento e contagioso rispetto all’influenza che siamo abituati a conoscere e per la quale – altro aspetto che nessuno dei grandi statisti della «banale influenza» si applica mai a menzionare  – il nostro organismo ha già gli anticorpi, avendola passata più volte. Il contagio del nuovo coronavirus va invece incontro ad un aumento esponenziale al quale stiamo assistendo ancora in questi giorni, mentre quello dell’ultima influenza del 2019 segue un decorso assai più graduale.

 

Il picco massimo dell’influenza, sempre nel 2019, è arrivato alla quinta settimana dalla sua comparsa. Nell’arco di quei giorni i pazienti morti furono 29, con 93 casi di soggetti ricoverati in terapia intensiva. Il coronavirus, invece, aveva già superato questi valori in appena due settimane: le morti si attestavano già intorno alle 131 unità mentre i pazienti in terapia intensiva erano già arrivati a 351. I numeri oggi parlano chiaro: 21.157 contagi (contando anche quelli guariti), 1441 morti e 1518 persone ricoverate in terapia intensiva. E i numeri rischiano di aumentare sempre di più ogni giorno che passa.

Nella seconda settimana dalla comparsa dell’epidemia di nuovo coronavirus in Italia, la quota dei morti avesse già raggiunto quota 131 contro i soli 29 decessi fatti registrare dall’influenza del 2019

 

Ed è proprio partendo dai casi di ricovero in terapia intensiva e della carenza di posti letto in Lombardia che qualcuno ha issato le assurde polemiche nei termini di paragone fra Covid-19 ed influenza stagionale.

 

In particolare molte persone – parecchi anche fra i nostri lettori – ha cercato di dimostrare, facendo riferimento all’articolo apparso sul Corriere della Sera summenzionato, che il problema della carenza dei posti letto in rianimazione esisteva già da prima della comparsa di questa epidemia, e che le persone finivano lì ricoverati anche a causa di complicanze provocate da influenza stagionale.

 

Questa posizione  risulta ora più che mai sconnessa dalla realtà, ovverosia da quei dati reali che ci guardano in faccia. I numeri riportati da questo articolo sventolato a mo’ di oracolo, infatti, parlavano di 48 (quarantotto) malati gravi ricoverati in terapia intensiva in Lombardia a causa del contagio da influenza stagionale. Oggi, in epoca di coronavirus non ancora giunto al picco massimo, i pazienti ricoverati in terapia intensiva in Lombardia sono ben 732 – e fra poche ore saranno già molti di più.

 

48 (quarantotto) malati gravi ricoverati in terapia intensiva in Lombardia a causa del contagio da influenza stagionale nel 2018. Oggi, in epoca di coronavirus non ancora giunto al picco massimo, i pazienti ricoverati in terapia intensiva in Lombardia sono ben 732

La domanda allora sorge spontanea: ma di cosa stiamo parlando? 

 

Se si vogliono criticare i tagli alla sanità che hanno portato a questo grave problema della mancanza dei posti letto in alcuni dei reparti più importanti per la sanità pubblica, i cosiddetti reparti-salvavita, basta lasciare la parola a medici ed istituzioni, che di certo non risparmiano le critiche all’ex ministro alla salute Beatrice Lorenzin, la quale ben pensò di non stanziare più fondi per la rete italiana dell’ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation, una tecnica di circolazione extracorporea utilizzata in ambito di rianimazione per trattare pazienti con insufficienza cardiaca e/o respiratoria acuta grave potenzialmente reversibile ma refrattaria al trattamento farmacologico e medico convenzionale massimale), una volta finiti i 20 milioni di euro finanziati nel 2009 dall’allora ministro Ferruccio Fazio. Senza ECMO, ventilatori polmonari e respiratori non si salvano vite. 

 

Giorgio Antonio Iotti, a capo della Medicina intensiva del San Matteo di Pavia, allargava le braccia già nel 2018: «I pazienti con polmonite grave e complicazioni importanti determinate dal virus dell’influenza stanno occupando ben un quarto dei nostri 21 posti letto».

 

Si parlava di un quarto dei 21 posti letto, cioè circa 5 posti letto. Rendetevi conto: oggi, in piena epidemia da Covid-19, parlare di 5 posti letto in rianimazione con aggiornamenti quotidiani che solo in Lombardia riferiscono di almeno 50 persone in più al giorno, farebbe decisamente ridere se non ci fosse decisamente da piangere.

 

L’ex ministro Lorenzin ha deciso di stanziare milioni di euro per un piano nazionale di vaccinazioni obbligatorie rivelatosi oggi più che mai inutile giacché, davanti ad una epidemia di un virus sconosciuto  i vaccini non sono serviti a nulla

Alberto Zangrillo, direttore del dipartimento di Emergenza Urgenza del San Raffaele, diceva invece: «La verità è che il ministro Lorenzin non si è preoccupata a livello nazionale di rifinanziare il progetto, mettendo in difficoltà soprattutto la Lombardia, regione sulla quale per l’alto livello dei centri si scarica il lavoro anche delle altre regioni».

 

Come metterlo in dubbio: d’altronde l’ex ministro ha deciso di stanziare milioni di euro per un piano nazionale di vaccinazioni obbligatorie rivelatosi oggi più che mai inutile giacché, davanti ad una epidemia di un virus sconosciuto (i virus sono infiniti ed imprevedibili ma soprattutto – qualcuno lo ricordi alla Lorenzin – non saltano) i vaccini non sono serviti a nulla.

 

Forse sarebbe stato meglio investire quei soldi per irrobustire la Sanità, permettendole di affrontare un’emergenza imprevista e mettendola nelle condizioni di fronteggiare un nemico sconosciuto ed invisibile, più che il morbillo conosciuto, affrontato e passato da intere generazioni di italiani ancora qui a raccontarcelo e invece ora probabilmente sul punto di morte o in rianimazione per Covid-19.

 

Di questi problemi tecnici e politici parliamone finché vogliamo, però fateci un sacrosanto favore: smettetela con la cazzata del paragone fra coronavirus ed influenza.

 

Cristiano Lugli 

 

 

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Epidemie

L’India si muove per contenere l’epidemia del mortale virus Nipah, oltre 100 persone in quarantena

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Il governo indiano sta prendendo provvedimenti per contenere un’epidemia del mortale virus Nipah, trasmesso dagli animali all’uomo, nello stato orientale del Bengala Occidentale.

 

Sono stati confermati cinque casi della malattia, che solitamente si trasmette dai pipistrelli all’uomo e per la quale non esiste un vaccino o una cura, e almeno 100 persone sono state costrette a mettersi in quarantena. Si segnala che un paziente è in condizioni critiche.

 

I sintomi precoci della malattia ne rendono difficile la diagnosi, favorendone la diffusione.

 

Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) degli Stati Uniti, il periodo di incubazione è compreso tra quattro e 21 giorni, anche se sono possibili intervalli più lunghi tra l’esposizione e la malattia.

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I malati hanno iniziato la malattia con una malattia simil-influenzale (febbre, mal di testa e dolori muscolari) e spesso sviluppano sintomi respiratori, tra cui la polmonite. Il sintomo più grave della malattia è l’encefalite, ovvero l’infiammazione del cervello. Sintomi neurologici gravi, tra cui confusione, convulsioni e coma, possono manifestarsi giorni o addirittura settimane dopo i sintomi iniziali. I pazienti possono anche sviluppare la meningite.

 

Il Nipah ha un tasso di mortalità elevato, compreso tra il 40% e il 75% a seconda del ceppo del virus. I sopravvissuti devono spesso affrontare danni neurologici a lungo termine e il virus può riattivarsi dopo una fase di quiescenza all’interno dell’organismo.

 

Secondo quanto riportato da The Independent, «i principali portatori naturali sono i pipistrelli della frutta (specie Pteropus); gli esseri umani possono contrarre l’infezione attraverso il contatto diretto con pipistrelli o altri animali infetti, oppure consumando cibo contaminato da saliva, urina o feci di pipistrello. È stata segnalata anche la trasmissione da uomo a uomo, in particolare attraverso il contatto ravvicinato con i fluidi corporei di una persona infetta».

 

Il virus è stato identificato per la prima volta nel 1999, dopo un’epidemia tra gli allevatori di suini in Malesia e Singapore. Sono stati registrati ripetuti focolai nell’Asia meridionale, in particolare in Bangladesh e nell’India nordorientale.

 

Nell’India meridionale, il Kerala ha segnalato la sua prima epidemia di Nipah nel 2018. Sono state segnalate infezioni anche nelle Filippine. Sono stati rilevati anticorpi contro il virus Nipah nei pipistrelli in Asia e Africa.

 

Le autorità sanitarie hanno avvertito che il virus ha il potenziale per una trasmissione su larga scala o addirittura per una pandemia globale, una situazione drammatizzata nel film Contagion (2011), che utilizzava documenti OMS per sviluppare la sua trama.

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Come riportato da Renovatio 21, un virus simil-Nipah era al centro di un’esercitazione pandemica, Dark Winter, nel 2018, che ribattezzava il virus con il nome fittizio «Clade X».

 

«Clade X si è rivelata un’arma biologica ingegnerizzata, che combinava la virulenza del virus Nipah con la facilità di trasmissione della parainfluenza» scriveva un giornalista del New Yorker che aveva preso parte all’esercitazione. Era stato intenzionalmente rilasciato da A Brighter Dawn, un gruppo fittizio modellato sul culto giapponese del giorno del giudizio Aum Shinrikyo, che ha effettuato gli attacchi con gas sarin nella metropolitana di Tokyo, nel 1995».

 

«L’obiettivo dichiarato di A Brighter Dawn era quello di ridurre la popolazione mondiale ai livelli preindustriali. Alla fine della giornata, che rappresentava venti mesi nella simulazione, erano riusciti a uccidere centocinquanta milioni di persone perfettamente rispettabili. “L’America è stata appena spazzata via”» scriva il New Yorker.

 

Dark Winter potrebbe essere stato citato, non si sa se con cognizione di causa, da Biden durante la sua terrifficante campagna elettorale 2020.

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Immagine di NIAID via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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Epidemie

Kennedy: RFK Jr.: «la manipolazione psicologica dei pazienti affetti dalla malattia di Lyme è finita»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Il Segretario alla salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha convocato una tavola rotonda il 15 dicembre per celebrare un importante cambiamento nella politica federale sulla malattia di Lyme, impegnandosi a promuovere iniziative per migliorare la diagnosi, il trattamento e la copertura Medicare. Sottolineando decenni di negligenza, Kennedy ha affermato che l’incontro segna la fine del «gaslighting» [«manipolazione psicologica, ndt] dei pazienti affetti da malattia di Lyme.   La scorsa settimana, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha segnalato un importante cambiamento nella politica federale sulla malattia di Lyme, dopo aver convocato una tavola rotonda di alto livello in cui si è riconosciuto che decenni di manipolazione psicologica nei confronti dei pazienti affetti da questa malattia cronica sono stati fatti.   Il dibattito di due ore, tenutosi il 15 dicembre, ha riunito pazienti, medici, ricercatori e legislatori per due incontri consecutivi. Le discussioni hanno portato a nuovi impegni per migliorare diagnosi, trattamento e copertura assicurativa.   Il primo panel si è concentrato sulle esperienze dei pazienti, sulle diagnosi errate e sulle sfide cliniche quotidiane della malattia di Lyme cronica. Il secondo ha esplorato gli approcci scientifici e tecnologici emergenti, tra cui l’intelligenza artificiale (IA), gli strumenti diagnostici avanzati, le terapie immunitarie e l’analisi integrata dei dati.   Kennedy ha aperto la sessione descrivendo la malattia di Lyme come un problema di salute pubblica trascurato e al tempo stesso profondamente personale. Ha affermato che le zecche sono state una preoccupazione costante durante i decenni in cui ha cresciuto la sua famiglia vicino a Bedford, New York, e ha spiegato come la malattia abbia colpito diversi membri della sua famiglia.   «Ho contratto la malattia di Lyme intorno al 1986, quando era ancora molto, molto difficile persino diagnosticarla», ha detto Kennedy. Uno dei suoi figli ha poi sviluppato la paralisi di Bell e un altro figlio ha sofferto di malattia di Lyme cronica. Ha descritto la condizione come «una malattia invisibile» e ha affermato che le agenzie sanitarie federali hanno ignorato le preoccupazioni dei pazienti per decenni.   «Per molti anni, questa agenzia ha adottato una politica deliberata di rifiuto di interagire con la comunità affetta da Lyme», ha affermato Kennedy. Alcuni funzionari hanno liquidato i sintomi dei pazienti come psicosomatici e li hanno indirizzati a cure psichiatriche. «Non si può immaginare una combinazione peggioreÌ, ha affermato.

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«Questa malattia ha distrutto delle vite»

La malattia di Lyme è un’infezione batterica che si diffonde attraverso le punture di zecca. I Centers for Disease Control and Prevention stimano che ogni anno vengano diagnosticate e trattate 476.000 persone. I dati federali suggeriscono che nell’ultimo decennio tra i 5 e i 7 milioni di americani siano stati infettati.   Secondo il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), gli attuali test basati sugli anticorpi spesso non rilevano le infezioni in fase iniziale e avanzata, ritardando il trattamento. Fino al 20% dei pazienti presenta sintomi persistenti che degenerano in patologie croniche e debilitanti.   I relatori hanno sottolineato ripetutamente che la malattia di Lyme non è una semplice infezione, ma una malattia complessa e multisistemica, spesso complicata da coinfezioni che possono imitare o scatenare altre condizioni, tra cui la sclerosi multiplal’artrite reumatoide e la fibromialgia.   «Conosco moltissime persone la cui vita è stata distrutta da questa malattia, che vanno da un medico all’altro nel tentativo di trovare qualcuno che possa curarle», ha detto Kennedy.   Ha descritto la tavola rotonda come un punto di svolta. «Questa giornata segna una pietra miliare per questa agenzia, in cui riconosciamo che si tratta di una malattia», ha affermato. «Uno dei motivi per cui abbiamo voluto ospitare questo incontro, come ho chiarito, è annunciare al mondo che il gaslighting sui pazienti affetti dalla malattia di Lyme è finito».

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L’Intelligenza Artificiale, i nuovi test e la copertura Medicare segnalano una rottura con la precedente politica sulla malattia di Lyme

Il secondo panel si è concentrato sull’innovazione, con ricercatori dell’HHS, dei National Institutes of Health e di istituzioni private che hanno illustrato nuovi strumenti diagnostici e approcci basati sui dati per il trattamento della malattia di Lyme.   I relatori hanno evidenziato i test di rilevamento diretto, l’apprendimento automatico per analizzare dati biologici complessi e le terapie progettate per affrontare sia le infezioni che le infiammazioni croniche.   Nel corso della sessione, Kennedy ha annunciato il rinnovo del LymeX Innovation Accelerator, un partenariato pubblico-privato lanciato nel 2020 e sostenuto dalla Steven & Alexandra Cohen Foundation.   Secondo l’HHS, il programma prevede oltre 10 milioni di dollari in finanziamenti per promuovere lo sviluppo di sistemi diagnostici di nuova generazione, con diversi team attualmente impegnati nella convalida clinica e nella revisione normativa.   Secondo l’HHS, il rinnovato impegno si concentrerà sull’innovazione incentrata sul paziente e sugli strumenti diagnostici basati sull’intelligenza artificiale «che supportano un rilevamento più precoce e accurato in tutte le fasi dell’infezione».   L’HHS ha inoltre inaugurato una pagina web sulla malattia di Lyme e delineato una strategia nazionale che mette in risalto i dati aperti, la ricerca trasparente e il coinvolgimento diretto dei pazienti.   In un importante aggiornamento delle norme, Mehmet Oz, amministratore dei Centers for Medicare and Medicaid Services, ha chiarito che Medicare coprirà esplicitamente l’assistenza per la malattia di Lyme cronica secondo le linee guida aggiornate sulla gestione delle cure croniche per condizioni complesse.   «Possiamo coprire la malattia di Lyme cronica. In realtà è già coperta», ha detto Oz. La malattia di Lyme cronica ha fattori scatenanti infettivi chiaramente identificabili, quindi «abbiamo aggiornato il nostro sito web per renderlo più chiaro», ha aggiunto.

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«Il peso è enorme» per i pazienti e le famiglie

I legislatori hanno accolto con favore il cambiamento. Il deputato repubblicano della Virginia Morgan Griffith, che ha dichiarato di soffrire della sindrome di Alpha-gal, nota anche come allergia alla carne rossa, legata all’esposizione alle zecche, ha definito la discussione un segno di serio impegno federale.   “La tavola rotonda di oggi dimostra che il Segretario Kennedy, il Dott. Oz e i legislatori si sono impegnati fermamente per affrontare la malattia di Lyme e altre malattie trasmesse dalle zecche negli Stati Uniti”, ha affermato Griffith nel comunicato stampa dell’HHS.   Le storie dei pazienti hanno evidenziato il costo umano della malattia di Lyme. Olivia Goodreau ha affermato di aver consultato 51 medici nell’arco di 18 mesi prima di ricevere una diagnosi di Lyme. La diagnosi è stata seguita da anni di test per identificare molteplici coinfezioni.   Samuel Sofie ha descritto le famiglie che prosciugano i propri risparmi alla ricerca di cure efficaci. «Alcuni pazienti passano anni a investire tutti i loro soldi nelle cure, ma non migliorano», ha detto Sofie.   Kennedy ha sottolineato che la malattia di Lyme contribuisce in modo significativo alle malattie croniche in tutto il Paese. «Il peso è enorme. E i costi economici non sono stati quantificati da nessuna parte, ma… ci sono costi collaterali di ogni tipo. Quando le persone non possono lavorare, le famiglie vengono distrutte. E ho visto la pressione che questo esercita sulle famiglie», ha affermato.   Il vicesegretario dell’HHS, Jim O’Neill, ha inquadrato la tavola rotonda come parte di un più ampio sforzo federale per affrontare le malattie croniche attraverso la tecnologia. «Questo evento dimostra che non aspettiamo il nuovo anno per agire», ha affermato.   I sostenitori hanno accolto con favore il cambiamento, ma hanno sottolineato la necessità di darne seguito. Dorothy Kupcha Leland, presidente di LymeDisease.org, ha scritto sul suo blog che la tavola rotonda ha affrontato esigenze di lunga data dei pazienti, tra cui test, trattamenti e copertura assicurativa migliori, ma ha avvertito che un cambiamento significativo richiederà una volontà politica costante, infrastrutture e finanziamenti.   «Non è stato un brutto modo per iniziare una conversazione tanto necessariaÌ, ha scritto. «Ma resta da vedere se ne uscirà qualcosa».   Lo staff di The Defender   © 22 dicembre 2025, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Epidemie

Fauci torna per dire che i complottisti minacciano la democrazia

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Il dottor Anthony Fauci ha affermato che la proliferazione di teorie del complotto sui social media potrebbe accelerare il crollo della democrazia.

 

L’ex plenipotenziario USA per il COVID ha lanciato il suo avvertimento durante un discorso alla Harvard TH Chan School of Public Health in ottobre, affermando di essere preoccupato per la «normalizzazione delle falsità».

 

«Questo è diverso dalla normalizzazione delle falsità, delle teorie del complotto e delle cose folli che stanno accadendo ora e che non ho bisogno di spiegare, accendete la televisione o andate sui social media e le vedrete», ha detto Fauci alla Harvard TH Chan School of Public Health in ottobre.

 

«Stiamo vivendo tempi molto, molto difficili. Quello che si può fare è, per quanto possibile, contrastare la disinformazione e la disinformazione. Non bisogna accettare la normalizzazione delle falsità come qualcosa di normale», ha dichiarato un frustrato Fauci.

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Fauci ha continuato affermando che una «teoria delela cospirazione» falsa è che siano morte più persone a causa del vaccino che a causa del COVID stesso.

 

«Sapete, i social media continuano a sputare fuori cose assolutamente false, come il fatto che i vaccini contro il COVID abbiano ucciso più persone del COVID stesso. Voglio dire, i dati non significano nulla».

 

L’ex direttore del NIH ha poi affermato che la verità viene sopraffatta dalle ripetute bugie, rendendo difficile per il profano distinguere il vero dal falso, e conclude in modo inquietante che le bugie potrebbero far crollare la democrazia.

 

«E quando la gente dice questo e la cosa viene amplificata sui social media, chi non è come noi e lo fa per vivere, se ne accorge. E quando si normalizzano le falsità, allora nessuno sa cosa… è veramente vero».

 

«E indovinate un po’? Quando si guarda alla storia, quando succede questo, è allora che le democrazie crollano».

 

Come riportato da Renovatio 21, durante i suoi controversi studi sull’AIDS, Fauci sparò fake news altamente lesive come quella per cui la malattia si trasmetteva in famiglia, nonché, secondo il libro di Kennedy The Real Anthony Faucistudi di crudeltà indicibili su bambini orfani a Nuova York, usati impunemente come cavie umane.

 

Come riportato da Renovatio 21, la comunità all’epoca gay prese ad odiare Fauci come attore negativo dell’emergenza AIDS, al punto da definirlo un nemico pubblico e «idiota incompetente». In particolare, è stata presa di mira la sua scelta di utilizzare un farmaco, l’AZT, accusato di aver causato la morte di tantissimi.

 

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Fauci – a cui la nuova amministrazione ha tolto immediatamente la scorta – è stato graziato nelle ultime ore dal presidente in uscita Joe Biden con una inusitata «grazia preventiva» per crimini federali che potrebbe aver commesso dal 2014. Il dottore ha accettato la grazia preventiva, dicendo però che non ne aveva bisogno perché non aveva fatto nulla di male.

 

In molti hanno ricordato, tuttavia, che la grazia si applica ai reati federali e non a quelli dei singoli Stati. Vari singoli Stati USA si starebbero muovendo contro Fauci. L’atto di perdono presidenziale di Biden su Fauci è inoltre contestato dallo stesso Trump che considera invalidi gli atti firmati con l’autopenna.

 

Come riportato da Renovatio 21, in molti chiedono l’incarcerazione, magari presso Alcatraz, del dottore.

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