Geopolitica
Xi Jinping in Kazakistan: segno della leadership regionale di Pechino
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
E di quella del presidente cinese in patria alla vigilia del 20° Congresso del Partito comunista cinese. Prevista la firma di accordi bilaterali. I kazaki guardano alla Cina per bilanciare il peso della Russia. Pechino corteggia un importante fornitore di materie prime ed energia. Non mancano attriti tra le due parti.
Cementare la posizione cinese in Asia Centrale e segnalare che in un momento di crisi economica per la Cina la leadership di Xi Jinping è salda e indiscussa. Sono i due motivi che secondo gli esperti spiegano la tempistica della visita di Xi in Kazakistan il 14 settembre.
Sarà il primo viaggio all’estero del presidente cinese dallo scoppio della pandemia da COVID-19 a inizio 2020. Dopo la tappa kazaka, Xi parteciperà in Uzbekistan al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco). Dal 13 al 15 settembre anche il papa sarà in terra kazaka per una missione apostolica, con Catholic News Agency che non esclude un (improbabile) incontro tra i due.
La popolazione cinese spera poi che il tour centroasiatico di Xi sia il primo passo verso l’allentamento delle draconiane restrizioni sanitarie per il COVID-19. Difficile però che ciò avvenga prima della fine del 20° Congresso del Partito comunista cinese, che si aprirà il 16 ottobre.
A detta di diversi analisti, le visite in Kazakistan e Uzbekistan alla vigilia dei lavori congressuali sono anche segno che Xi si è assicurato la permanenza al potere.
Nel giorno di visita a Nur-Sultan, Xi firmerà una serie di accordi bilaterali con il capo di Stato kazako Kassym-Jomart Tokayev, ha anticipato il ministero degli Esteri dell’ex repubblica sovietica.
Pechino è il principale attore economico in Asia centrale, ma Mosca rimane il dominus militare. Il viaggio di Xi è visto come un’occasione per riaffermare la crescente egemonia cinese nella regione mentre la Russia è alle prese con le ricadute politiche ed economiche della sua aggressione all’Ucraina.
Al vertice SCO, il leader supremo cinese dovrebbe incontrare Vladimir Putin. Fermandosi prima in Kazakistan, Xi potrebbe voler lanciare un messaggio al presidente russo: la Cina riconosce la sovranità delle nazioni centrasiatiche.
Nel 2014 Putin ha detto che il Kazakistan è una creazione artificiale del suo primo presidente, Nursultan Nazarbaev. I kazaki, che convivono con una nutrita comunità di origine russa, temono che dopo l’Ucraina il Cremlino possa minacciare anche la loro indipendenza.
Il Kazakistan è un primario fornitore di minerali, metalli ed energia alla Cina. È anche uno snodo chiave per il passaggio delle merci cinesi dirette in Europa nell’ambito della Belt and Road Initiative, il megaprogetto infrastrutturale annunciato nel 2013 da Xi proprio dal suolo kazako. Da quel momento gli investimenti cinesi in Asia centrale hanno superato quelli russi.
Per il Kazakistan passa anche il gasdotto che trasporta il gas turkmeno fino allo Xinjiang, nella Cina nordoccidentale – il Turkmenistan è il principale fornitore di gas naturale ai cinesi.
Dopo le proteste di piazza di inizio anno per l’aumento del carovita, da parte cinese sono trapelate preoccupazioni per la stabilità del Kazakistan.
In realtà, nel periodo dei tumulti non si sono registrati blocchi delle infrastrutture energetiche. Osservatori sul luogo sottolineano sempre che qualsiasi gruppo che voglia salire al potere in Kazakistan non saboterebbe i gasdotti e gli oleodotti, che rappresentano la ricchezza della nazione.
Questo non significa che Pechino e Nur-Sultan non possano avere attriti.
Frange nazionaliste cinesi sostengono che tradizionalmente la Cina ha esercitato il proprio controllo sul territorio kazako. Allo stesso tempo, negli ultimi anni vi sono state in Kazakistan proteste contro la crescente presenza delle imprese cinesi nel Paese, considerate grandi inquinatrici.
Senza dimenticare il malcontento dei kazaki nei confronti dei cinesi per il trattamento dei propri «cugini» dello Xinjiang. La Cina è accusata da più parti di aver imprigionato in veri e propri lager più di un milione di musulmani turcofoni, anche di etnia kazaka.
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Geopolitica
Israele effettua il più pesante bombardamento del Libano dalla tregua di giugno
Mercoledì Israele ha attaccato diversi obiettivi nel sud del Libano in quella che è stata definita la campagna di bombardamenti più intensa dall’entrata in vigore del cessate il fuoco all’inizio di giugno. Gli attacchi si sono verificati mentre negoziatori israeliani e libanesi conducevano colloqui mediati dagli Stati Uniti a Roma.
Un uomo è deceduto e altri dodici sono rimasti feriti a Tibnin quando un proiettile israeliano ha colpito il tetto di una sala di preghiera all’interno di un cimitero, secondo quanto comunicato dal ministero della Salute libanese.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno inoltre bombardato Al-Mansouri e in seguito hanno colpito Burj el-Shamali, vicino a Tiro. Le IDF hanno diramato il loro primo ordine di evacuazione dopo circa due mesi.
VIDEO | Footage documents the moment Israeli artillery shelling targeted Al-Hanniye in south Lebanon’s Tyre District amid ongoing attacks. pic.twitter.com/xXn0k7w9UY
— The Cradle (@TheCradleMedia) August 5, 2026
Following Hezbollah breaking the ceasefire and attempting to target Israeli forces, the IDF launched multiple airstrikes in Bourj El Shemali, a suburb of the city of Tyre in Lebanon. pic.twitter.com/RIkE1wCBfx
— Israel Military Channel (@IsraelMilitaryC) August 5, 2026
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Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver ripreso gli attacchi in risposta a «una palese violazione» del cessate il fuoco da parte di Hezbollah, senza fornire ulteriori dettagli. Mercoledì, diverse testate giornalistiche avevano riferito la morte di due soldati israeliani a seguito di un’esplosione all’interno di un edificio minato nella città libanese di Majdal Zoun.
L’escalation si è verificata mentre, secondo le Nazioni Unite, oltre 820.000 libanesi sfollati a causa di raid aerei e ordini di evacuazione stavano facendo ritorno alle proprie abitazioni.
Il settimo round di colloqui israelo-libanesi è stato interrotto mercoledì pomeriggio su richiesta di Israele, secondo quanto riportato dal Times of Israel e da Al-Monitor.
Secondo i media israeliani, l’ambasciatore del Paese negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha accusato la delegazione libanese di aver ripetutamente diffuso informazioni false alla stampa. I colloqui dovrebbero riprendere giovedì.
L’IDF ha occupato alcune zone del Libano meridionale nell’ambito di quella che definiscono una zona di sicurezza, con l’obiettivo di dissuadere Hezbollah dal lanciare razzi e colpi di mortaio oltre confine.
In base alla tregua del 3 giugno, Israele aveva accettato di ritirarsi progressivamente e di trasferire il controllo delle «zone pilota» all’esercito libanese, a condizione che Hezbollah non potesse più sferrare attacchi da quelle aree. Hezbollah ha respinto l’accordo definendolo «umiliante» e chiedendo il ritiro completo di Israele e rifiutando il disarmo.
Come riportato da Renovatio 21, un mese fa il ministro della Difesa dello Stato Giudaico Israele Katz aveva dichiarato che l’occupazione ebraica di parti Libano, Gaza e Siria sarà a tempo indeterminato.
Il ministro della sicurezza dello Stato Ebraico Itamar Ben-Gvir settimane fa ha dichiarato che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi di Israele». Due mesi fa aveva, detto che «tutto il Libano deve bruciare». Pochi giorni prima Israele aveva bombardato il Paese dei cedri subito dopo l’accordo per il cessate il fuoco.
La violenza militare israeliana aveva toccato anche il castello di Beaufort, una fortezza costruita dai Crociati 900 anni fa nel Libano meridionale, dichiarato dallo Stato degli ebrei come «zona di combattimento».
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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Geopolitica
Marjorie Taylor Greene e Massie accusano i repubblicani di essere responsabili dell’«invasione» di migranti in Spagna
Republicans paid $40 MILLION of your tax dollars to Morocco to invade Spain.
And then they all pretended like borders matter and clutched their pearls like invasions are offensive. R’s and D’s are the same and the Uniparty has put us in $40 T in debt and Americans LAST. https://t.co/MZyOF2OOcc — Former Congresswoman Marjorie Taylor Greene🇺🇸 (@FmrRepMTG) August 2, 2026
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Geopolitica
L’Iran sospende gli attacchi di rappresaglia contro l’Ucraina dopo le scuse di Kiev
L’Iran ha sospeso gli attacchi di rappresaglia contro l’Ucraina per l’attacco del mese scorso a una nave mercantile nel Mar Caspio, dopo le scuse di Kiev, secondo quanto affermato da un alto consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei.
Il 25 luglio l’Ucraina ha colpito con droni la nave iraniana, uccidendo un marinaio, e ha affermato che stava trasportando equipaggiamento militare in Russia. L’Iran ha dichiarato che la nave trasportava merci civili e ha denunciato l’attacco come un atto di aggressione. La Russia ha identificato la nave come la nave mercantile Ana.
Il generale Mohsen Rezaee, comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (i pasdaran ), ha dichiarato lunedì che Teheran aveva selezionato degli obiettivi in Ucraina. «Avevamo intenzione di colpire tre siti in Ucraina, ma abbiamo annullato l’attacco in seguito alle scuse dell’Ucraina», ha affermato Rezaee, secondo quanto riportato dal canale televisivo di informazione iraniano Press TV.
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Secondo l’agenzia persiana Fars, il Rezaee ha affermato che Kiev ha dichiarato di aver attaccato la nave per errore e che l’Iran ha deciso di indagare sulla questione. «Anche se si è trattato di un errore, ci saranno comunque delle conseguenze», ha aggiunto.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato in precedenza che il suo omologo ucraino, Andrey Sibiga, gli aveva assicurato durante una telefonata che l’attacco alla nave «era stato involontario e che l’Ucraina non intendeva inasprire la situazione». Araghchi ha chiesto un risarcimento per l’accaduto.
Inizialmente Sibiga ha respinto le minacce di rappresaglia dell’Iran definendole «ingiustificate e infondate», ma in seguito ha adottato un tono conciliante, affermando che Kiev «non ha mai avuto intenzione di prendere di mira navi o persone civili».
La Russia ha definito l’attacco alla nave illegale secondo il diritto internazionale e ha accusato l’Ucraina di tentare di «estendere la portata geografica delle sue attività terroristiche».
L’Iran ha negato di aver fornito aiuti militari alla Russia, a parte la fornitura di un «piccolo numero» di droni kamikaze Shahed-136 prima dell’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022. Mosca ha insistito sul fatto che tutti i suoi droni Geran-2, ritenuti basati sul modello Shahed-136, siano prodotti internamente. La Russia ha anche negato di aver inviato armi all’Iran durante la campagna di bombardamenti israelo-americana contro il Paese.
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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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