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Famiglia

Le tante discriminazioni sui nostri figli: un altro genitore ci scrive

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Un altro genitore a scritto a Renovatio 21 per raccontare le sue storie sull’argomento di cui abbiamo trattato nell’articolo di qualche giorno fa: la discriminazione crescente sui nostri figli.

 

La divisione tra vaccinati e non vaccinati è tollerata dagli adulti, ma non sappiamo che effetto fa su i nostri figli, e come la loro psiche ne verrà segnata.

 

Il dramma è che, come ammetteva il genitore che ci ha scritto qualche giorno fa, non si ha idea in nessun modo di cosa si può raccontare ai propri figli. Davanti ad episodi di discriminazione, strisciante o conclamata, dobbiamo far finta di niente, sperando che il bambino non capisca, non registri la situazione? O dobbiamo raccontare delle bugie, dicendo che va tutto bene?

La divisione tra vaccinati e non vaccinati è tollerata dagli adulti, ma non sappiamo che effetto fa su i nostri figli, e come la loro psiche ne verrà segnata

 

Il genitore che ci ha scritto oggi dice di aver vissuto la discriminazione diverse volte, e già a novembre dello scorso anno.

 

«Con la scuola, avevano organizzato un sabato pomeriggio un incontro con la biblioteca, e i genitori potevano entrare solo con green pass», racconta il lettore, ricordandoci che il Paese, se non vi siete accorti, si è popolato in questi mesi di eventi a cui i bambini potevano accedere, ma i genitori che devono accompagnarli no. Anche questo, con probabilità, fa parte della grande architettura di persuasione del governo: ti dicono, caro genitore, se non vuoi spezzare il cuore a tuo figlio, ed emarginarlo rispetto alle attività di compagni e amici, sottomettiti e offri il deltoide, o, laddove non siamo riusciti ad impedirlo, offri te stesso allo stupro rinolaringoiatrico del tampone.

 

Tuttavia, non tutti si sono piegati. E anzi, sono scattati , come testimoniato qui, fenomeni di solidarietà tra genitori.

 

«Noi e altri genitori ci siamo rifiutati, e nostro figlio maggiore – 10 anni – è andato accompagnato da una mamma che aveva fatto il green pass apposta» scrive il lettore. La cui storia, tuttavia, ha altri episodi significativi.

«Gli esami di karate: abbiamo aspettato fuori, senza poter vedere lo svolgimento»

 

«Poi a dicembre, per gli esami di karate. Abbiamo aspettato fuori, senza poter vedere lo svolgimento».

 

È da non credere: ai genitori è impedito di vedere i risultati degli sforzi dei propri figli (e dell’investimento economico e di tempo fatto dai genitori per essi).

 

Il karate, il judo, il basket… le recite scolastiche, se esistono ancora. Tutte queste occasioni, che erano un momento di struggente importanza per la famiglia, sono state mutilate. I principi stessi della famiglia – l’unità dei legami, la trasmissione di un senso preciso – sono spazzati via.

 

Ci vengono i brividi. Ci vergogniamo di non averci pensato abbastanza. Come è tollerabile che dei genitori non possano vedere il proprio figlio in una palestra in un momento così importante per la sua crescita?

Come è tollerabile che dei genitori non possano vedere il proprio figlio in una palestra in un momento così importante per la sua crescita?

 

Com’è possibile non solo che una regola del genere sia stata concepita, ma che nessuno abbia detto niente?

 

E gli altri genitori? A loro va bene?

 

È possibile, sì. Lo avevamo registrato nel dramma del primo giorno di scuola, quando in tutta Italia furono lacrime e sofferenze, perché il genitore non greenpassato non poteva entrare a scuola, anche semplicemente per deporre il bambino in aula per il primo giorno di scuola, e in varie occasioni il personale della scuola, dopo aver negato l’accesso, si è rifiutato di portare il bambino in classe, perché non rientra nelle loro mansioni. Non sappiamo se ricordate: vi furono casi di deleghe fatte al volo sul posto a completi sconosciuti, ma con certificato verde, affinché qualcuno portasse il bambino in classe.

Era solo l’antipasto delle umiliazioni fatte subire alle famiglie, l’incipit della guerra contro la dissidenza vaccinale. Una guerra che usa gli occhi e i cuori dei tuoi figli per distruggerti.

 

Avevamo scritto che si trattava del «decreto dell’umiliazione finale». Quanto ci sbagliavamo: era al contrario solo l’antipasto delle offese fatte subire alle famiglie, l’incipit della guerra contro la dissidenza vaccinale. Una guerra che usa gli occhi e i cuori dei tuoi figli per distruggerti.

 

La lettera continua con altri dettagli.

 

«Un aneddoto proprio di questi giorni: da sabato scorso a scuola insistono sulla “giornata dei calzini spaiati”, ad indicare la “diversità” e che non c’è nulla di male ad essere diversi (per ora si limitano ai calzini e al colore della pelle, visti i tanti bambini stranieri presenti). Noi possiamo ascoltare perché i nostri figli sono in DAD».

 

«Poi è arrivata la comunicazione che settimana prossima ci sarà la consegna delle pagelle, ovviamente con green pass. Quindi da un lato la scuola mi discrimina, dall’altro promuove la diversità. Ho già detto a mia moglie che se vado io, mi dovranno consegnare le pagelle fuori, oppure dentro senza chiedere nulla, e che in ogni caso farò notare la loro incoerenza».

 

Le pagelle con green pass era un’altra cosa a cui molti non avevano pensato. Del resto, la pagella, come la partita del minibasket o il cambio di cintura di judo, sono riti. Scardinare i riti è una vecchia tecnica di cui accusavano i colonialisti: cambia le loro cerimonie, ed essi si confonderanno, diverranno docili, si sottometteranno più in fretta. Se ci pensate, con la proibizione della Messa antica e l’installazione di quella nuova, è andata proprio così.

 

Quindi, ecco il ricatto della pagella greenpassata. Tuttavia, qui c’è anche la questione della «diversità». Che è, lo hanno capito anche i più duri di comprendonio, un altro termine della neolingua per significare il lavaggio del cervello (dite pure, sempre orwellianamente, sensibilizzazione etc.) rispetta a 1) la teoria del gender e l’omosessualizzazione della società e 2) l’invasione programmata e finanziata dal contribuente del Paese da parte di popolazioni di cultura lontanissima, che sono pure invitati a mantenere sotto l’imperativo incomprensibile del multiculturalismo.

 

A scuola insomma, gender e piano Kalergi – ma voi genitori non potete nemmeno saperlo, né, in caso, metterci becco, perché se non siete vaccinati (cioè, avete accettato anche questa narrazione, dopo esservi ciucciati via tutte le altre) non potete andare.

 

Pensateci: difficile trovare elementi pro-immigrazione che siano anche contro il vaccino. Anzi: ricordate le proteste al G20 di Roma? Gli striscioni di questi ragazzi «antagonisti» (trattenete la ridarella) chiedevano più vaccini per il Terzo Mondo, cui va sparato l’mRNA subito e gratuitamente (anche se, come abbiamo visto, l’Africa ad esempio il vaccino lo ha proprio rifiutato, lasciando marcire le derrate di siero dei vari GAVI e COVAX di Bill Gheiz, che sono al massimo riusciti a corrompere l’élite già corrottissima). Se qualcuno comunque in tutto questo riesci a capire dove sono finiti i centri sociali, per cortesia, spari un bengala.

 

E poi, pensateci: difficile trovare una sigla omosessualista che sia contraria al vaccino. Realtà omosessuali no vax, a quanto sembra, non ne abbiamo. Come mai? Bene, dall’attuale establishment, l’omosessualismo organizzato ha avuto tutto – soldi, spazi, leggi, etc. Pure la «scienza» è con loro, come testimonia la progressiva de-patologizzazione dell’omosessualità nei manuali diagnostici psichiatrici DSM: un tempo era classificata come malattia, oggi – dopo anni di lobbying e proteste presso i gangli medico-politici del sistema – non è segnata nemmeno più come disturbo.

Quindi, per integrare i vostri figli al mondo moderno, li turlupinano di diversità e tolleranza, mostrandogli però materialmente come si schiaccia chi non la pensa come vuole il padrone

 

Quindi, per integrare i vostri figli al mondo moderno, li turlupinano di diversità e tolleranza, mostrandogli però materialmente come si schiaccia chi non la pensa come vuole  il padrone. Questo è, esattamente, l’esempio che viene dato.

 

E voi, cari genitori, non potete farci nulla. Perché non potete nemmeno essere presenti per protestare, il vostro corpo è bandito dalla scuola e dalle attività di vostro figlio.

 

Avete capito che, una volta di più, siamo davvero davanti agli effetti di un piano preciso di distruzione della famiglia.

 

Ma torniamo al nostro genitore. La lettera si chiude una nota luminosa:

Se tieni la pandemia fuori dalla famiglia, hai salvato non solo moglie e figli, ma anche il collante suo e di tutta la Civiltà umana: la legge naturale

 

«I nostri figli che vanno a scuola – 7, 9 e 10 anni – sanno bene come la pensiamo, e hanno capito che nel nostro piccolo ci stiamo opponendo a qualcosa di sbagliato».

 

Questa è una grazia immensa. Davvero invidiabile.

 

Il nostro lettore ha trovato il modo di rimettere ordine nel cosmo famigliare: se i bambini hanno capito, sei a posto. Non vivrai con il tarlo di non sapere che cosa davvero sta pensando, della pandemia ma soprattutto di te che non riesci nemmeno a farlo entrare in un negozio, tuo figlio.

 

Se tieni la pandemia fuori dalla famiglia, hai salvato non solo moglie e figli, ma anche il collante suo e di tutta la Civiltà umana: la legge naturale.

Lo abbiamo scritto: la pandemia è distruzione della legge naturale. In quanto tale, è un attacco alla prima emanazione della legge naturale, la famiglia

 

Lo abbiamo scritto: la pandemia è distruzione della legge naturale. In quanto tale, è un attacco alla prima emanazione della legge naturale, la famiglia.

 

La famiglia è stata abolita dal virus e dalle sue leggi. Non è un’iperbole: è la realtà di ogni giorno, dove i dottori pretendono che una mamma si isoli dai figli in una stanza per dieci giorni.

 

Distruggere la famiglia è sempre stato il desiderio delle forze oscure. Che  per arrivare all’obbiettivo stiano usando la coronafollia di Stato e la scuola, non è oramai un segreto per nessuno.

 

E se vi chiedete perché odiano tanto la vostra famiglia, abbozziamo una risposta.

 

Perché senza famiglia c’è perdizione, e disperazione – quante persone sole lo sanno.

Senza famiglia, il mondo diverrà l’Inferno.

 

Senza famiglia, soprattutto, non c’è riproduzione umana – non c’è continuazione sulla terra dell’Imago Dei.

 

Senza famiglia, il mondo diverrà l’Inferno.

 

Chi può volere uno scenario simile?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Famiglia

Il presidente polacco pone il veto su una legge che mira a indebolire il matrimonio con le unioni civili genderiste

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Il presidente polacco Karol Nawrocki ha posto il veto a una legge che avrebbe consentito alle coppie conviventi non sposate di stipulare unioni civili, sostenendo che avrebbe minato il ruolo sociale unico del matrimonio.

 

TVP riferisce che la legge consentirebbe a due adulti di qualsiasi sesso di stipulare un accordo di convivenza, ottenendo diversi benefici legali simili a quelli del matrimonio, come la dichiarazione dei redditi e l’assicurazione sanitaria congiunte, la condivisione di informazioni mediche e i diritti e le prestazioni per i superstiti, ma non l’adozione.

 

Nawrocki afferma di essere aperto a riforme più circoscritte per affrontare sfide pratiche come la condivisione di informazioni mediche e il diritto di visita in ospedale, ma il disegno di legge era troppo ampio (interessando oltre 200 leggi), dichiarando infine: «Non sono d’accordo con l’introduzione delle unioni civili dalla porta di servizio, che hanno lo scopo di sostituire o rimpiazzare l’istituzione del matrimonio».

 

In Polonia, la salvaguardia della sacralità del matrimonio è una lotta continua. Il Paese limita il riconoscimento della maggior parte dei matrimoni a quelli tra un uomo e una donna, ma sia la Corte di giustizia dell’Unione Europea (CGUE) che la Corte amministrativa suprema polacca (NSA) hanno stabilito che la Polonia deve riconoscere i «matrimoni» tra persone dello stesso sesso validi negli altri Paesi dell’UE.

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Il primo ministro polacco Donald Tusk ha promesso di conformarsi a tale sentenza, arrivando persino a «chiedere scusa» alle coppie omosessuali «che, per molti, molti anni, si sono sentite rifiutate e umiliate» per la mancata riconoscimento delle loro unioni.

 

A maggio, Nawrocki aveva anche posto il veto su una legge che avrebbe permesso alle coppie sposate senza figli minorenni di divorziare tramite un registro civile senza passare per il tribunale, sostenendo che avrebbe «sminuito lo status» del matrimonio e sarebbe stata «socialmente dannosa».

 

«Il matrimonio non è semplicemente una registrazione», sostenne all’epoca. «Il matrimonio è uno dei fondamenti della vita sociale. È il fondamento della famiglia, il fondamento dell’educazione dei figli, il fondamento della comunità nazionale. Questo disegno di legge non è una modifica tecnica. Sminuisce lo status di un’istituzione esplicitamente tutelata dalla Costituzione».

 

Ad ogni modo, anche in Polonia la battaglia per i difensori del matrimonio appare in salita. A dicembre, un sondaggio del CBOS ha rilevato che il 62,1% dei polacchi è favorevole alle unioni civili tra persone dello stesso sesso, e il 30,6% di questi desidera che tali unioni abbiano gli stessi diritti del matrimonio.

 

Come riportato da Renovatio 21, il matrimonio gay si prepara in Polonia da anni. Quattro mesi fa la Corte Suprema polacca ha ordinato il riconoscimento dei documenti dei matrimoni omofili validi nella UE.

 

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Immagine di W2k2 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

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Famiglia

Mons. Viganò sta con la famiglia nel bosco. Ma perché lo Stato si sta accanendo in questo modo?

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X in merito al tema della famiglia Trevallion, con i figli separati dai genitori da assistenti sociali e magistratura.   «Nell’esprimere il mio pieno sostegno alla Famiglia del Bosco, ricordo le immortali parole di Pio XI, che dovrebbero suonare di condanna per tutti coloro che si sono resi responsabili di gravissime violazioni dei più elementari principi della civiltà e dell’umanità» scrive Viganò, che prosegue citando l’enciclica Divini illius Magistri pubblicata da Pio XI il 31 dicembre 1929.   «La famiglia (…) detiene direttamente dal Creatore la missione e quindi il diritto di educare la prole, diritto inalienabile perché inseparabilmente congiunto all’obbligo stretto, diritto anteriore a qualunque diritto della società civile e dello Stato, e perciò inviolabile da parte di qualunque potere terreno».  

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  La lettera enciclica di Pio XI «sull’educazione cristiana e la gioventù» scriveva che «tre sono le società necessarie, distinte e pur armonicamente congiunte da Dio, in seno alle quali nasce l’uomo; due società di ordine naturale, quali sono la famiglia e la società civile; la terza, la Chiesa, di ordine soprannaturale. Dapprima la famiglia, istituita immediatamente da Dio al fine Suo proprio, che è la procreazione ed educazione della prole, la quale perciò ha priorità di natura, e quindi una priorità di diritti, rispetto alla società civile» scriveva papa Ratti.   «Con la missione educativa della Chiesa concorda mirabilmente la missione educativa della famiglia, poiché entrambe procedono da Dio, in modo assai somigliante. Infatti alla famiglia, nell’ordine naturale, Iddio comunica immediatamente la fecondità, principio di vita e quindi principio di educazione alla vita, insieme con l’autorità, principio di ordine».   «La storia è testimone come, segnatamente nei tempi moderni, sì sia data e si dia da parte dello Stato violazione dei diritti conferiti dal Creatore alla famiglia, laddove essa dimostra splendidamente come la Chiesa li ha sempre tutelati e difesi» prosegue l’enciclica.   Il caso della famiglia Trevallion sta sconvolgendo l’Italia, che pare spaccarsi su nette linee politiche: da una parte la sinistra che assicura la preminenza dello Stato e dall’altra parte la destra che invece pare avere adottato il caso dei Trevallioni, con il primo ministro Giorgia Meloni che si è detta «senza parole» per le ultime notizie che giungono dalla triste vicenda.   Le dichiarazioni della Meloni costituiscono, amaramente, una proclamazione di impotenza: laddove ci sono la magistratura e la filiera di affidi e compagnia, nemmeno il presidente del Consiglio del Ministri della Repubblica Italiana può nulla. Già questo dovrebbe fornire all’osservatore le proporzioni del problema attuale dello Stato italiano.   In molti accusano le autorità di accanimento nei confronti della famiglia nel bosco, ignorando invece i problemi e i reati che con evidenza vi possono essere nelle situazioni famigliari di tanti campi nomadi. Per farsene un’idea, il lettore può guardare un vecchio film di Emir Kusturica, Tempo di gitani (1988), con la storia ambientata tra la Jugoslavia e un campo nomadi fuori Milano. Il film vinse il premio per la miglio regia al Festival di Cannes, ma non ha per qualche ragione avuto troppi passaggi sulla TV italiana.   C’è da ricordare che i Trevallion, nome che pare uscito dalla lingua elfica del glossoteta J.R.R. Tolkien, non sono l’unica famiglia nel bosco in Italia. Esistono da decadi sugli appennini comunità di sedicenti «elfi», appunto. Lo chiamano «Popolo degli Elfi», è sorto negli anni Ottanta nell’Appennino Pistoiese, tra Treppio e Sambuca. Composta da oltre 150 persone, la comunità degli elfi appenninici vive in case coloniche abbandonate, puntando su uno stile di vita autarchico, sostenibile, in profonda connessione con la natura e privo di comodità moderne.

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Sarebbe d’uopo notare che negli anni la comunità degli elfi, che pare non distante nemmeno visivamente dalla storia dei Trevallioni, abbia avuto gli immani problemi con lo Stato che sta affrontando invece la famiglia nel bosco. I tempi sono cambiati: con l’avanzamento dello Stato-partito piddino, una tacita primazia dello Stato sulla famiglia, in teoria contraria alla Costituzione, si è installata sempre più in profondità, mentre le strutture pubbliche per gli affidi (cooperative, uffici pubblici, etc.) aumentavano dai primi anni 2000, divenendo quella forza invincibile che abbiamo visto anche nei noti casi visti in Emilia.   I Trevallion sono essenzialmente vittime dello zeitgeist antifamiglia che si è caricato silenziosamente come programma politico dello Stato Italiano. Delle origini di tale fenomeno, che passa per il PCI e per i suoi psichiatri, Renovatio 21 aveva scritto anni fa.   «Se non si distrugge la famiglia, dicono gli psichiatri di sinistra, avremo una società di psicotici, oppure, ancora, peggio di “cittadini conformisti” e “mediocri”» scrivevamo nella nostra analisi, che toccava anche l’intoccabile idolo della psichiatria italiana Franco Basaglia. «Basaglia era il fronte italiano di una «scuola» internazionale di medici dell’epoca che prese il nome di “antipsichiatria” per la quale la famiglia era una istituzione di violenza, vera responsabile delle malattie mentali»   Un ulteriore papavero dell’antipsichiatria italiana, Giovanni Jervis nel suo Manuale critico di psichiatria, dove alle pagine 84-85 scrive: «la famiglia nucleare è la macchina che costantemente fabbrica e riproduce forza-lavoro, sudditi consumatori, carne da cannone, strutture di ubbidienza al potere; e anche nuovi individui condizionati in modo tale da ricostituire nuove coppie stabili, procreare altri figli, ricreare altre famiglie, e così perpetuare il ciclo».   Distruggendo la famiglia, si apre l’abisso della perversione, che vediamo oggi istituzionalizzata con sempre maggio prepotenza. «Con il 1968 e l’avvento della cosiddetta «liberazione sessuale», cioè quando la promiscuità e la devianza divennero parte integranti delle lotte della sinistra».   «Gratta la superficie di una cultura che rifiuta Dio e la morale, il sacrificio e il Logos, e ci trovi una storia oscura, una volontà di ribaltare completamente l’ordine del creato, e ci trovi, sempre, alla fine, un abisso mostruoso, furioso, dove la morale può capovolgersi» scrivevamo nel lontano 2019.

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Famiglia

Funzionario sudcoreano nei guai per la richiesta di «importare vergini»

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Il Partito Democratico (DPK) al governo in Corea del Sud ha espulso il capo della contea di Jindo, Kim Hee-soo, dalle sue fila dopo che il funzionario locale ha proposto di «importare vergini» dall’estero per affrontare i problemi demografici del Paese.

 

Lunedì il partito ha tenuto una riunione straordinaria del Consiglio Supremo per decidere le misure da adottare in seguito alle dichiarazioni controverse pronunciate da Kim la settimana scorsa. Le parole del funzionario hanno provocato indignazione in tutto il Paese e sono state giudicate in larga parte inappropriate e offensive verso le donne.

 

«La decisione è stata presa in risposta alla forte polemica pubblica scatenata dai suoi recenti commenti denigratori nei confronti delle donne straniere», ha affermato il portavoce capo del DPK, Park Soo-hyun, al termine della riunione.

 

Il capo della contea, situata su un’isola del sud, aveva fatto quelle dichiarazioni mercoledì scorso nel corso di un incontro sull’integrazione amministrativa tra la provincia di Jeolla Meridionale e Gwangju, la sesta città più grande della nazione.

 

«Se Gwangju e Jeolla del Sud si integreranno, dovremmo approvare una legge per contrastare l’estinzione della popolazione e, se questo non dovesse bastare, forse dovremmo importare giovani vergini da posti come lo Sri Lanka o il Vietnam, così che gli scapoli delle aree rurali possano trovare moglie», ha dichiarato Kim durante l’incontro, utilizzando un termine che indica sia «vergini» sia «giovani donne non sposate».

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Le frasi si sono diffuse rapidamente in rete, generando una vasta reazione nazionale: il funzionario è stato accusato di sessismo e comportamento scorretto, con le critiche incentrate soprattutto sul verbo «importare». Di fronte alle proteste, Kim ha presentato delle scuse piuttosto tiepide, continuando però a difendere la sostanza del suo ragionamento nonostante il linguaggio impiegato.

 

Il funzionario ha ribadito che «la sola rivitalizzazione industriale non può risolvere il problema dell’estinzione della popolazione» e ha sottolineato i «problemi strutturali come il forte calo demografico nelle comunità rurali e di pescatori e il progressivo indebolimento delle basi del matrimonio e della natalità». Secondo lui, il declino demografico richiede interventi non solo a livello locale, ma anche una risposta coordinata da parte del governo nazionale.

 

La pratica tra gli uomini di cercare mogli all’estero è una realtà nota nella Repubblica Popolare Cinese, derivante dallo squilibrio di genere (più maschi rispetto alle femmien) indotta politica del figlio unico (abolita nel 2015) e dall’aborto selettivo basato sulla preferenza per i maschi. Questa politica, unita a tradizioni culturali che favoriscono i figli maschi per il sostegno familiare e la continuità del lignaggio, ha portato a un surplus stimato di circa 35 milioni di uomini rispetto alle donne, secondo il censimento del 2020. Il rapporto tra i sessi alla nascita è sbilanciato, con circa 111-112 maschi ogni 100 femmine, contro una media globale di 105-106.

 

Molti uomini cinesi, specialmente nelle aree rurali e tra i meno abbienti, faticano a trovare partner domestiche a causa di questo divario, aggravato da alti costi per le doti nuziali e dalla migrazione urbana delle donne. Di conseguenza, si rivolgono a spose straniere, principalmente da paesi del Sud-Est asiatico come Vietnam, Birmania, Cambogia, Laos e Indonesia, ma anche da Nepal, Corea del Nord e Pakistan – ma non mancano le segnalazioni anche in siberia.

 

Questa migrazione sessuale include matrimoni volontari, attratti da opportunità economiche in Cina, ma spesso coinvolge traffico di esseri umani: donne e ragazze vengono ingannate con promesse di lavoro, vendute per 3.000-13.000 dollari a famiglie cinesi e costrette a matrimoni o a partorire. Secondo il sito Migration Polict, tra il 2013 e il 2017, oltre 7.400 donne dalla Birmania sono state trafficate in Cina, con migliaia in matrimoni forzati; similmente, più di 3.000 dal Vietnam.

 

Nel 2024 il giornale di Hong Kongo South China Morning Post ha pubblicato le dichiarazioni un professore dell’Università di Xiamen che ha proposto di «importare» spose straniere per alleviare il problema dei maschi della Cina comunista rimasti soli, scatenando un acceso dibattito online con critiche per sessismo e rischi di sfruttamento. Il governo cinese ha intensificato misure anti-traffico, con arresti e cooperazioni internazionali, ma il fenomeno persiste a causa di confini porosi e pressioni sociali.

 

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