Spirito
Monsignor Viganò in sostegno del cardinale Mueller
Renovatio 21 pubblica questo testo di mons. Carlo Mario Viganò a sostegno del cardinale Müller ora sotto attacco per le sue accuse contro l’élite del Grande Reset e la loro agenda pandemica. Questo testo è previamente pubblicato da Lifesitenews.
Ephpheta, quod est, Adaperire!
Effatà, cioè: Apriti!
Mc 7, 34
Non mi stupisce che la verità provochi reazioni scomposte in chi propaganda l’errore che ad essa si oppone.
Le reazioni dei farisei alle parole di Nostro Signore – ad iniziare dai gesti teatrali di Caifa alla proclamazione della propria divinità da parte del Messia – tradiscono sempre la rabbia dei bugiardi e delle persone in malafede davanti all’affermazione della verità e all’onestà intellettuale.
E questa indignazione tanto forzata quanto immotivata, non avendo argomenti per ribattere alla confutazione, spesso si sposta sull’interlocutore, nel tentativo di ridicolizzarlo, farlo passare per matto o per un pericoloso criminale.
Gli esempi a cui abbiamo potuto assistere a chi abbia messo in discussione uno qualsiasi dei capisaldi della narrazione ufficiale sul COVIDsono la conferma di un atteggiamento intollerante da parte di chi mente, e allo stesso tempo all’accusa di intolleranza nei confronti di chi si limita a dire una palese evidenza di verità.
Il virologo che afferma l’inefficacia del vaccino e evidenzia i gravi conflitti di interesse nei funzionari preposti all’autorizzazione dei farmaci o delle terapie; il parlamentare che obbietta l’opportunità di imporre lockdown dopo che si sono dimostrati inutili al contenimento della pandemia e disastrosi per l’economia della Nazione; il giurista che critica le norme imposte dal Governo in violazione della Costituzione; il parroco che dal pulpito mette in dubbio la moralità di un siero sperimentale prodotto con cellule di feti abortivi; l’intellettuale che fa notare come il piano criminale del Great Reset promosso dal World Economic Forum e dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite trovino puntuale e inquietante realizzazione proprio a seguito di quell’emergenza pandemica auspicata sin dal 2009 da Jacques Attali sul settimanale francese L’Express, vengono ritenuti dal Sinedrio globalista come eretici, indegni di porsi domande sui nuovi dogmi della religione sanitaria definiti ex cathedra dagli esperti al soldo di BigPharma.
Possiamo immaginare quale onestà e quale imparzialità possa essere assicurata da controllori pagati dai controllati
Possiamo immaginare quale onestà e quale imparzialità possa essere assicurata da controllori pagati dai controllati.
A nulla vale citare gli scritti degli esponenti del deep state in cui confessano sfrontatamente il loro progetto criminale. Prendiamo ad esempio proprio la citazione di Jacques Attali:
«La storia ci insegna che l’umanità evolve significativamente soltanto quando ha realmente paura: allora essa inizialmente sviluppa meccanismi di difesa; a volte intollerabili (dei capri espiatori e dei totalitarismi); a volte inutili (della distrazione); a volte efficaci (delle terapie che negano se necessario tutti i principi morali precedenti). Poi, una volta passata la crisi, la paura trasforma questi meccanismi per renderli compatibili con la libertà individuale ed iscriverli in una politica di salute democratica».
Queste parole sono state pronunciate nel 2009, nell’imminenza dell’influenza suina per la cui falsa emergenza fu poi denunciata l’OMS. In esse possiamo avere conferma di un quadro esatto circa le modalità di gestione dell’emergenza sanitaria, anzi addirittura circa la programmazione dell’emergenza stessa, con la previsione delle possibili risposte da parte dei cittadini.
Proprio alcuni giorni fa Attali si è fatto intervistare senza indossare la mascherina da due proni giornalisti, che ha redarguito perché tenevano la mascherina sotto il naso.
L’aneddoto – che potete trovare in un video su Internet – è la prova provata dell’assurdità della narrazione pandemica, che vale per i sudditi e gli schiavi del sistema, ma non per chi comanda. Biden, Johnson, la Merkel, Draghi, Bergoglio e tutti i «grandi della terra» ostentano disprezzo per le masse, imponendole norme assurde che essi per primi infrangono proprio per dimostrare che l’adesione a questo culto pandemico richiede un assenso fideistico, e non ha nulla di scientifico.
Sua Eminenza il Cardinale Müller, che è persona intellettualmente onesta, ha detto cose già denunciate dal Card. Burke, da Mons. Scheider e da me, tra gli altri; cose che Klaus Schwab, George Soros, Bill Gates e tutti gli adepti del Great Reset hanno sempre dichiarato pubblicamente, addirittura producendo documenti ufficiali e stampando libri in cui spiegano per filo e per segno i differenti scenari che possono essere ipotizzati, dalla pandemia all’emergenza climatica.
Se sono palesi le interferenze di Soros e di Gates nel governo delle Nazioni, è innegabile la responsabilità di Bergoglio nel dare dignità e legittimità ai complici del WEF e dell’ONU, ai loro piani e a quanti con essi cooperano
E le parole del Porporato sono la conferma che il suo nome apposto al mio Appello per la Chiesa e per il mondo dello scorso Maggio 2020 era meditato e voluto. Di quel gesto per certi aspetti coraggioso ringrazio Sua Eminenza.
E mi dispiace che in Germania i media mainstream abbiano accusato il Cardinale Müller di antisemitismo, per il semplice fatto che George Soros abbia origini ebraiche, mentre hanno evitato scrupolosamente di entrare nel merito della questione.
Eppure, analoghe denunce contro l’élite globalista e segnatamente contro Schwab, Gates, Soros, i Rothschild e i Rockefeller siano formulate da rabbini ortodossi e da Ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti. Sono dunque anche costoro antisemiti? Ma, ancora una volta, porre domande ragionevoli a chi è prevenuto non serve a nulla. Come nella fiaba di Esopo, il lupo in cima al corso d’acqua crede di avere il diritto di non farsi inquinare l’acqua dall’agnello che sta a valle.
Posso immaginare che, per un Cardinale che è stato anche Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, sia in qualche modo impegnativo e non così semplice prendere posizione su una questione che vede Bergoglio sul fronte opposto a propagandare i vaccini Pfizer e a sostenere la green economy e il capitalismo inclusivo con i Rothschild e i Rockefeller.
Ma penso parimenti che, se Sua Eminenza ha avuto l’onestà di denunciare la cospirazione antiumana del Nuovo Ordine Mondiale e le interferenze dei miliardari Gates e Soros nelle sorti delle nazioni, basandosi sull’evidenza e la consentaneità delle loro dichiarazioni, saprà con altrettanta lucidità di analisi riconoscere la stessa consentaneità all’ideologia globalista nell’inquilino di Santa Marta, che proprio in questi giorni ha benedetto un parco interreligioso in Argentina e approvato la Fondazione Fratelli tutti e la sua «formazione olistica» per il dialogo con le religioni.
L’ecumenismo, la divinizzazione della Madre Terra, la dimensione «amazzonica» della Chiesa, il «synodal path», il transumanesimo della Fondazione per l’Intelligenza Artificiale e tutte le sciagurate innovazioni di questo pontificato sono perfettamente coerenti con questo quadro, sono ad esso strumentali e perseguono il medesimo fine, ossia l’instaurazione quella Religione dell’Umanità che è meta necessaria del Nuovo Ordine Mondiale
Se sono palesi le interferenze di Soros e di Gates nel governo delle Nazioni, è innegabile la responsabilità di Bergoglio nel dare dignità e legittimità ai complici del WEF e dell’ONU, ai loro piani e a quanti con essi cooperano; perché l’ecumenismo, la divinizzazione della Madre Terra, la dimensione «amazzonica» della Chiesa, il «synodal path», il transumanesimo della Fondazione per l’Intelligenza Artificiale e tutte le sciagurate innovazioni di questo pontificato sono perfettamente coerenti con questo quadro, sono ad esso strumentali e perseguono il medesimo fine, ossia l’instaurazione quella Religione dell’Umanità che è meta necessaria del Nuovo Ordine Mondiale.
Se l’emergenza sanitaria ha causato danni incalcolabili, essa ha nondimeno il pregio di aver aperto gli occhi a tanti ciechi, di aver guarito tanti sordomuti, che tornano ad ascoltare e a parlare.
Questa grazia deve essere per tutti noi un’occasione per saper valutare con uno sguardo soprannaturale quanto accade sotto i nostri occhi, scorgervi i principi ispiratori e gli scopi non dichiarati, denunciarne i responsabili e mettere in guardia i semplici, i quali giustamente si aspettano che siano i loro Pastori a dar loro salutari indicazioni, e non a spingerli nel baratro.
E per capire quanto vere siano le parole del Signore: «Senza di me non potete fare nulla» (Gv 15, 5).
Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
16 Dicembre 2021
Immagine di Jolanta Dyr via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)
Spirito
Pugile attribuisce alla Santa Trinità la sua spettacolare vittoria al campionato dei pesi massimi
Il pugile croato trentaquattrenne Filip Hrgovic è diventato campione dei pesi massimi della Federazione Internazionale di Pugilato (IBF) il 29 agosto, attribuendo il suo successo a Gesù Cristo dal ring dopo aver sconfitto il ventunenne inglese Moses Itauma.
Itauma sembrava avere la meglio all’inizio dell’incontro, aprendo con un’offensiva aggressiva che ha «dominato» Hrgovic nel primo round. Tuttavia la pazienza ha avuto la meglio, poiché «alla fine del sesto round, Hrgovic ha percepito la stanchezza dell’avversario e ha bombardato Itauma di pugni, non riuscendo miracolosamente a mandarlo al tappeto». Itauma ha iniziato a rallentare nel settimo round e alla fine ha gettato la spugna nel nono.
Nell’intervista rilasciata subito dopo la vittoria, Hrgovic ha attribuito il merito del suo successo a una forza superiore.
«Lasciatemi dire una cosa», disse. «Non sono stato io stasera. È stato Gesù Cristo in me. Lo Spirito Santo. Padre, Figlio e Spirito Santo. Non sono stato io. Stavo perdendo ogni round. Sono stato surclassato. E non so da dove ho preso l’energia in quel (nono) round. E non era davvero la mia forza. Era lo Spirito Santo».
🚨 Filip Hrgovic vs Moses Itauma HIGHLIGHTS
Sign up to DAZN and rewatch the #DAZNMosesHrgovic card here: https://t.co/ofo4XE7sGH pic.twitter.com/f2YhiZRiS6
— Boxing News (@BoxingNewsED) August 29, 2026
🇺🇸🥊 𝗙𝗟𝗔𝗦𝗛 𝗜𝗡𝗙𝗢 — « Ce n’était pas moi. C’était Jésus-Christ en moi », a déclaré le boxeur croate Filip Hrgović après être devenu champion du monde poids lourds IBF, devenant ainsi le premier champion du monde poids lourds de l’histoire de la Croatie.
(Source : DAZN) pic.twitter.com/uwRyG3GrTW
— L’Écho Chrétien (@lechochretien) August 31, 2026
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«Mi ha dato la forza in questo ritiro per sopportare tutto, per fare il miglior ritiro della mia vita. Mi ha messo in contatto con questo grande allenatore, Abel Sanchez», ha continuato il pugile. «Ero nella migliore forma della mia vita grazie a lui. Mi ha messo in contatto con il mio manager, Keith Connolly, che mi ha cambiato la vita, il miglior manager in circolazione. E tutta la mia squadra, mio nipote Antonio, il mio chef, il mio fisioterapista, i miei sparring partner – ha organizzato tutto per avere un ritiro perfetto e un incontro perfetto. Quindi, grazie al mio Signore Gesù Cristo».
Il pugilatore croato ha un rapporto dichiaratamente forte e pubblico con la fede cattolica. Già nel 2015 si definì apertamente cattolico, dicendo di frequentare la messa domenicale. Nel tempo il suo modo di parlarne è cambiato: se nelle prime interviste la religione era solo un tratto biografico di un giovane atleta, negli anni successivi è diventata il linguaggio con cui racconta esperienze, difficoltà, stato psicologico e percorso professionale, tanto da poterlo descrivere non solo come «cattolico praticante» ma come testimone pubblico della propria fede cristiana.
Nel 2015, al quotidiano croato Večernji list, aveva risposto senza esitazioni alla domanda sulla fede:«credo in Dio, sono cattolico», aggiungendo di frequentare la messa domenicale. Il campione porta con sé una Bibbia nei ritiri di allenamento da circa dieci anni. «Porto la Parola di Dio in ogni campo da dieci anni. Mi dà forza per restare unito a Dio». Il boxeur porta con sé anche l’acqua santa.
«Il rapporto con Dio è la cosa più importante nella vita. I soldi e la gloria sono vuoti, tanto moriremo tutti» ha dichiarato lo Hrgovic. Sposato in chiesa a Sesvete, considera l’esito del match secondario rispetto alla volontà di Dio e alla salvezza dell’anima.
L’incontro ha rappresentato la prima sconfitta da professionista per Itauma e il 22° per Hrgovic. Il suo prossimo avversario dovrebbe essere il pugile cubano Frank Sanchez.
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Immagine screenshot da YouTube
Spirito
Leone XIV riceve i luterani norvegesi
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Una comunione ricercata attraverso l’azione comune
Nel suo discorso, il Papa ha parlato dei conflitti e della «crescente animosità tra i popoli», nonché dell’acrimonia che spesso caratterizza i dibattiti politici e sociali. Di fronte a questa situazione, ha esortato cattolici e luterani a «cercare vie concrete di riconciliazione e fraternità», assicurando loro che «la gentilezza e la carità hanno il potere di disarmare». Leone XIV ringraziò quindi i suoi visitatori per il desiderio di «cercare modi per costruire la comunione». Citando la preghiera di Cristo per l’unità dei suoi discepoli – «che siano perfettamente uno» (Gv 17,23) – espresse il seguente augurio: «Fondati sul nostro comune battesimo e sulla nostra missione condivisa nel mondo, prego che possiamo sempre crescere insieme nel nostro servizio per la pace e la giustizia». Pertanto, la comunione viene concepita come un principio che inizia con il battesimo e con la cooperazione pratica nei settori della pace, della giustizia e della fraternità. Le differenze tra cattolicesimo e luteranesimo, tuttavia, non sono state menzionate.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Una «teologia leggermente diversa»
Il resoconto pubblicato dalla Chiesa di Norvegia ci permette di comprendere meglio il significato di questo incontro. Olav Fykse Tveit, che presiedeva la conferenza dei presunti «vescovi» luterani, ha affermato davanti a Leone XIV che i cristiani appartengono gli uni agli altri perché credono «nello stesso Gesù», nonostante «una teologia e una tradizione leggermente diverse». La formula minimizza notevolmente le fratture causate dalla Riforma. Il rifiuto del sacrificio della Messa, del sacerdozio, dell’autorità papale e di diversi sacramenti non viene presentato come un’opposizione alle verità rivelate, bensì come una semplice differenza teologica e tradizionale. Olav Fykse Tveit si è spinto oltre: «Il fatto che siamo una cosa sola è un dono di Dio, che condividiamo come fratelli e sorelle in Cristo». Per le comunità separate, questo non significherebbe tornare all’unità della Chiesa, ma piuttosto rendere più visibile un’unità già esistente. Questa concezione corrisponde alla svolta portata dall’ecumenismo del Concilio Vaticano II: l’unità non è più il risultato del ritorno alla stessa fede e alla stessa autorità, ma una realtà preesistente che il dialogo e la cooperazione hanno il compito di rivelare. L’incontro si è concluso con la recita congiunta del Padre Nostro , guidata da Leone XIV. Il leader luterano ha inoltre invitato il papa a visitare la Norvegia per il giubileo nazionale del 2030 e a pregare nella cattedrale di Nidaros, che ospita la tomba di Sant’Olaf, come «fratello in Cristo e pellegrino». L’invito è altamente simbolico. Un tempo cattedrale dell’arcivescovado cattolico di Nidaros, il santuario passò nelle mani dei luterani durante la Riforma imposta alla Norvegia nel 1537. Una preghiera ecumenica del papa in questo luogo rappresenterebbe, con un gesto concreto, il riconoscimento di una comunità che ha rotto con la fede, i sacramenti e l’autorità della Chiesa. Oltre a queste fratture storiche, esistono seri disaccordi su questioni morali. Nel gennaio 2017, l’assemblea suprema di questa comunità ha approvato, con 83 voti favorevoli e 112 contrari, una liturgia destinata a celebrare le unioni tra persone dello stesso sesso. Questa liturgia è in uso dal 1° febbraio 2017. Nel 2022, i vescovi luterani norvegesi hanno nuovamente salutato lo sviluppo dell’«accettazione e dell’uguaglianza» delle persone omosessuali nella società e all’interno della loro comunità come un cambiamento «grande e positivo».Aiuta Renovatio 21
Un’unità che non è quella della Chiesa
Leone XIV ha concluso esprimendo la speranza che cattolici e luterani vivessero «sempre più veramente come fratelli e sorelle» e rendessero «una testimonianza comune» a Cristo. Ma tale testimonianza rimane profondamente ambigua quando coloro che affermano di renderla non professano la stessa fede e contraddicono pubblicamente la morale cristiana su punti fondamentali. Riducendo l’ecumenismo alla mera evidenziazione di ciò che rimane comune, mentre i disaccordi dottrinali restano in secondo piano, l’approccio inaugurato dal Concilio Vaticano II sostiene l’idea che l’unità possa essere costruita gradualmente attraverso il dialogo, i gesti di riavvicinamento e l’azione comune. Pio XI, tuttavia, ci aveva ricordato nell’enciclica Mortalium animos che l’unità dei cristiani si può raggiungere solo incoraggiando «il ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo, poiché un tempo ebbero la sventura di separarsi da essa». La carità autentica (1), quindi, non può prescindere dalla verità né mettere a tacere la chiamata alla conversione. Pace e giustizia sono certamente beni desiderabili, a patto che siano autentici. Tuttavia, non possono sostituirsi a una missione soprannaturale il cui obiettivo primario è trasmettere pienamente la fede rivelata e salvare le anime. NOTE 1) Pio XI, Enciclica Mortalium animos, 6 gennaio 1928. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Gender
Mons. Strickland: perché i leader della Chiesa continuano a sostenere l’agenda LGBT?
Renovatio 21 pubblica questo testo del vescovo Joseph Strickland apparse su LifeSiteNews.
Certamente le Scritture condannano l’orgoglio, l’ingiustizia e l’abbandono dei poveri. I profeti lo chiariscono in modo inequivocabile. Ma le Sacre Scritture presentano anche chiaramente Sodoma come una città che aveva rigettato il disegno di Dio per la sessualità umana e aveva abbracciato una grave immoralità sessuale.
Da 2000 anni la Chiesa ha compreso questa lezione. La parola «sodomia» deriva dalla città di Sodoma e dal racconto del Libro della Genesi. Nella storia, due angeli fanno visita a Lot, che si trova a Sodoma, e quando gli uomini circondano la casa di Lot e gli chiedono di consegnare i due visitatori, è chiaro che intendevano abusare sessualmente di loro. Per questo, Dio distrugge Sodoma e la vicina città di Gomorra con fuoco e zolfo.
Perché, dunque, oggi si esita tanto ad affermarlo?
Perché così tanti nella Chiesa, persino nelle più alte cariche, si rifiutano di nominare questo peccato, mascherandolo invece con parole come «ospitalità»? E perché la Chiesa oggi evita soprattutto di parlare apertamente degli atti omosessuali? La Chiesa non ha mai insegnato che la legge morale di Dio cambi con la cultura. Ha sempre proclamato che il matrimonio è la sacra unione di un uomo e una donna e che ogni forma di attività sessuale al di fuori di tale alleanza è contraria al piano di Dio.
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Non spetta a noi riscrivere questi insegnamenti. Appartengono a Cristo. Eppure oggi vediamo una crescente confusione all’interno della Chiesa stessa. Vediamo voci nella Chiesa che si associano sempre più alla difesa dei diritti LGBTQ. Sentiamo voci che sembrano parlare con incertezza laddove la Chiesa ha sempre parlato con chiarezza.
Queste preoccupazioni non possono essere semplicemente ignorate. I pastori hanno il sacro dovere di insegnare con chiarezza. I fedeli hanno il diritto di ascoltare il Vangelo nella sua pienezza, non un Vangelo rimodellato dalle preferenze della cultura, ma il Vangelo trasmesso da Cristo attraverso la Sua Chiesa. Non si tratta di puntare il dito contro un particolare gruppo di peccatori.
Ognuno di noi deve presentarsi davanti alla Croce e riconoscere i propri peccati: superbia, avidità, lussuria, adulterio, pornografia, contraccezione, fornicazione, atti omosessuali. Ogni peccato grave ci separa da Dio se lo abbracciamo consapevolmente e deliberatamente senza pentimento. La Chiesa non nomina questi peccati perché odia i peccatori, ma perché ama le anime. Se un medico si rifiutasse di nominare una malattia mortale per paura di offendere il paziente, lo definiremmo negligenza, non compassione.
La Chiesa è chiamata a qualcosa di ben più grande: è chiamata a dire la verità con amore, anche quando questa verità è difficile da ascoltare. Ciò che rende questo momento particolarmente allarmante è che gran parte della confusione non proviene più solo dalla cultura, ma ora proviene dall’interno della Chiesa stessa. Invece di ascoltare una chiara proclamazione dell’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio e sulla morale sessuale, ci imbattiamo in messaggi e azioni che sembrano suggerire qualcosa di molto diverso.
Ad esempio, ora abbiamo un documento che permette certe benedizioni per le coppie in situazioni irregolari, comprese le «coppie» dello stesso sesso. Ci sono state Messe e ministeri associati a persone che «si identificano come LGBTQ» che hanno creato confusione anziché chiarezza. Voci autorevoli all’interno della Chiesa hanno sollecitato nuovi approcci pastorali che offuscano la distinzione tra accogliere ogni persona e affermare comportamenti che la Chiesa ha costantemente insegnato come contrari al piano di Dio.
Questi sviluppi hanno indotto molti cattolici a porsi una domanda dolorosa: la Chiesa ha cambiato il suo insegnamento? La risposta deve essere no. La Chiesa non ha l’autorità di cambiare ciò che Dio ha rivelato. La verità divina non si evolve con l’opinione pubblica. «Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8). Ciò che la Chiesa ha sempre insegnato sul matrimonio e sulla morale sessuale rimane vero oggi perché non deriva dal mutare dell’opinione umana, ma dall’immutabile sapienza di Dio.
Ecco perché la chiarezza è così importante. Quando sono in gioco delle anime, l’ambiguità non è un atto di carità. Le persone meritano di ascoltare la verità nella sua pienezza, perché solo la verità ci rende liberi. Ognuno di noi è chiamato alla conversione. Ognuno di noi è chiamato alla santità. E ognuno di noi ha bisogno sia della misericordia di Cristo sia del coraggio di allontanarsi da tutto ciò che ci separa da Lui.
Ciò che rende questo momento così inquietante è che questa confusione è sorta proprio nel momento in cui i cattolici fedeli hanno visto la gerarchia della Chiesa allontanarsi dalle proprie tradizioni. Da tempo, i cattolici legati alla liturgia, alle devozioni e agli insegnamenti perenni della Chiesa hanno assistito a crescenti restrizioni imposte alla Messa tradizionale in latino. Hanno visto ripetuti appelli ad abbracciare una nuova visione ecclesiale, una Chiesa sinodale, il che ha portato a considerare con sospetto coloro che desiderano semplicemente preservare ciò che generazioni di cattolici hanno creduto e praticato.
Molti cattolici fedeli si chiedono perché tanta energia venga dedicata a limitare le espressioni tradizionali della fede, mentre tanta confusione circonda gli insegnamenti morali fondamentali e sembra non essere risolta.
Ecco perché tutto ciò è così allarmante. Proprio nel momento in cui la nostra cultura ha disperatamente bisogno di una proclamazione inequivocabile del piano di Dio per il matrimonio, la famiglia e la moralità sessuale, i fedeli vedono solo incertezza laddove desiderano certezze e ambiguità, laddove desiderano la verità.
Appena rientrato da Quito, in Ecuador, la vista dei messaggi della Madonna del Buon Successo mi ha riportato alla mente ciò che ella disse in quei messaggi.
Parlando con Madre Mariana secoli fa, la Madonna avvertì dell’avvento di un’epoca, a partire dai nostri tempi, in cui la fede si sarebbe indebolita, la confusione si sarebbe insinuata nella Chiesa e l’impurità avrebbe dilagato. Parlò di un tempo in cui molte anime sarebbero state in pericolo perché l’errore si sarebbe diffuso e il coraggio sarebbe venuto a mancare.
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Eppure il suo era un messaggio di speranza. Prometteva che quando le tenebre sembravano più profonde, sarebbe arrivato il rinnovamento. Non abbandonando la fede trasmessa ai santi, ma ritornando ad essa con maggiore fervore, maggiore purezza e maggiore fiducia nella grazia di Dio.
Ma la Chiesa non si è mai rinnovata diventando più simile al mondo. Ogni grande rinnovamento nella sua storia è giunto a un ritorno a Cristo, a un ritorno alla santità e a un ritorno alla pienezza della fede trasmessa dagli apostoli. Se questa è davvero la battaglia finale per il matrimonio e la famiglia, allora non è il momento di addolcire il Vangelo. È il momento di proclamarlo con maggiore chiarezza e maggiore fedeltà che mai.
Eppure vediamo Roma, in molti casi, agire contro coloro che si aggrappano alla Sacra Tradizione, lasciando intatti coloro che proclamano una visione del mondo totalmente incompatibile con la Sacra Tradizione della Chiesa.
Non si tratta semplicemente di una questione di liturgia o di stile pastorale. Si tratta di stabilire se la Chiesa continuerà a proclamare, senza esitazione né scuse, le verità che Cristo le ha affidato. Ogni epoca ha la sua battaglia decisiva. Se la Beata Vergine Maria ha ammonito che la battaglia finale riguarderà il matrimonio e la famiglia, allora certamente questo non è il tempo dell’incertezza. È il tempo del coraggio.
Il mondo non ha bisogno di una Chiesa che si limiti a ripetere le proprie opinioni. Il mondo ha bisogno di una Chiesa disposta a proclamare la verità che libera le anime. Ha bisogno di pastori che amino il loro popolo a tal punto da annunciare la verità, anche quando è difficile, anche quando è impopolare, anche quando richiede una conversione.
+ Joseph E. Strickland,
Vescovo emerito
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