Stragi
Almeno dieci morti nella strage «antisemita» in spiaggia in Australia. Colpiti gli Chabad, come a Bombay nel 2008
Almeno dodici persone sono state uccise e molte altre sono rimaste ferite dopo che due uomini armati hanno aperto il fuoco durante una celebrazione di Hanukkah (una sorta di «Natale» degli ebrei su una spiaggia di Sydney, in Australia.
L’incidente è avvenuto domenica sera a Bondi Beach, a Sydney. Le immagini pubblicate online mostrano due individui che sparano contro la folla, spingendo centinaia di persone a fuggire in preda al panico mentre i soccorsi accorrevano sul posto.
Le autorità locali hanno successivamente confermato che 12 persone sono state uccise e altre 29 sono rimaste ferite, tra cui due agenti di polizia. In una conferenza stampa successiva alla sparatoria, la polizia ha dichiarato di trattarla formalmente come un «incidente terroristico», confermando precedenti segnalazioni secondo cui sarebbero stati trovati esplosivi in un’auto collegata a uno degli uomini armati.
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In un post precedente su X, la polizia ha anche affermato che tra le vittime c’è un uomo ritenuto uno degli autori della sparatoria. Il secondo uomo armato è stato arrestato e versa in condizioni critiche.
La sparatoria ha sconvolto la comunità locale, poiché è avvenuta durante la prima notte di Hanukkah, un’importante festività ebraica che commemora la riconsacrazione del Secondo Tempio di Gerusalemme e che tradizionalmente è caratterizzata da celebrazioni pubbliche, riunioni familiari e l’accensione di candele per otto notti.
Warning: disturbing images.
Bondi Beach, Sydney.
Jews slaughtered in broad daylight at a Hanukkah gathering.The direct result of an Australian government that has allowed antisemitism to fester, normalize, and ultimately turn deadly. pic.twitter.com/sdSta6J0KL
— גיא עזריאל Guy Azriel (@GuyAz) December 14, 2025
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Secondo quanto riferito, i video girati dalla gente del posto e pubblicati online hanno immortalato il momento in cui i tiratori sono stati arrestati dalla polizia. Altri filmati mostravano la folla in fuga dalla spiaggia. Una clip, diventata rapidamente virale, mostrava un passante che aggrediva uno degli uomini armati e lo disarmava, apparentemente prima dell’arrivo della polizia.
Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha definito le scene di Bondi «scioccanti e angoscianti». «La polizia e i soccorritori sono sul campo e lavorano per salvare vite umane. I miei pensieri sono con tutte le persone colpite», ha scritto in una dichiarazione su X.
La deputata indipendente Allegra Spender, il cui elettorato comprende Bondi Beach, ha definito l’incidente «orribile». «Non è ancora chiaro cosa sia successo esattamente… Questa non è l’Australia che conosciamo e amiamo. So che la nostra comunità si unirà, ma questo è devastante per tutti noi», ha detto.
Sebbene non sia ancora chiaro se gli autori della sparatoria abbiano deliberatamente preso di mira la celebrazione ebraica, Alex Ryvchin, co-amministratore delegato del Consiglio esecutivo dell’ebraismo australiano, ha dichiarato alla radio 2GB che non è una coincidenza che la sparatoria sia avvenuta durante un evento della comunità ebraica.
«Centinaia di persone si sono radunate. È un evento familiare… Non credo che si sia trattato di un attacco avvenuto casualmente a Bondi Beach. Credo che sia stato un gesto molto deliberato e mirato», ha detto Ryvchin. Ha aggiunto che il direttore dei media dell’ECAJ è rimasto ferito nell’incidente.
Successivamente il primo ministro Albanese ha condannato la sparatoria di Bondi Beach a Sydney definendola un «atto di malvagio antisemitismo», promettendo una risposta decisa all’attacco.
Australia Needs Total Remigration
SHOOTING at Bondi Beach
It’s the usual suspects as always
— James Goddard (@JamesPGoddard90) December 14, 2025
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La polizia afferma di trattare la sparatoria come un «incidente terroristico». Diversi «ordigni sospetti», ritenuti esplosivi improvvisati, sono stati recuperati da un’auto collegata agli aggressori, parcheggiata vicino alla spiaggia.
Il primo ministro australiano ha condannato l’attacco e ha promesso di sradicare «l’odio, la violenza e il terrorismo nella nostra nazione».
«C’è stato un devastante attentato terroristico a Bondi, durante la celebrazione dell’Hanukkah By the Sea. Si tratta di un attacco mirato contro gli ebrei australiani il primo giorno di Hanukkah, che dovrebbe essere un giorno di gioia, una celebrazione della fede. [L’attacco è] un atto di malvagio antisemitismo, un terrorismo che ha colpito il cuore della nostra nazione», ha detto Albanese.
🚨BREAKING: Shooting at Bondi Beach. Bystander rushes one of the shooters and disarms them.
Reports indicate a bystander rushed one of the shooters and disarmed them.
Casualties currently reported between 3–6 dead and 7–15 injured.
Multiple victims in critical condition toll… pic.twitter.com/Ba8OIA20hD— EzeNews (@EzeBets) December 14, 2025
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Durante l’attacco, uno degli uomini armati è stato aggredito da un passante, che con coraggio leonino gli lo ha attaccato e lo ha disarmato strappandogli l’arma da fuoco. L’aggressore, disarmato, si è ritirato verso il complice, apparentemente ottenendone un’arma di riserva. Secondo il filmato, il passante – identificato come il 43enne fruttivendolo locale Ahmed al-Ahmed ha ricevuto almeno due ferite da arma da fuoco mentre cercava di fuggire. È stato ricoverato in ospedale con ferite non gravi.
L’attacco ha provocato la morte di Eli Schlanger, rabbino aggiunto Chabad (grande movimento chassidico ebraico ortodosso noto per la sua enfasi sull’educazione e sulla diffusione dell’ebraismo a tutti gli ebrei, i cui membri sono identificabili per barba, pastrano, cappello e riccioloni bordo viso) di Bondi e uno degli organizzatori dell’evento. Il rabbino Schlanger era un convinto sostenitore di Israele durante il conflitto a Gaza, recandosi ripetutamente lì per incontrare le truppe israeliane.
Tra i feriti figurano anche diversi altri emissari di Chabad, ha confermato un portavoce.
Come noto, Chabad fu coinvolta nel 2008 in un’altra grande strage, quella degli attentati di Bombay del novembre 2008 (noti come 26/11).
La Nariman House (nota anche come Chabad House o Nariman Light House) era un centro comunitario ebraico gestito dal movimento Chabad-Lubavitch, diretto dal rabbino Gavriel Holtzberg e da sua moglie Rivka Holtzberg. Il centro offriva servizi religiosi, educativi, assistenza ai viaggiatori israeliani e alla piccola comunità ebraica locale, oltre a programmi di prevenzione dalla droga e ospitalità.
Durante gli attacchi coordinati perpetrati da 10 terroristi del gruppo pakistano Lashkar-e-Taiba (LeT), la Nariman House fu uno dei principali obiettivi: due terroristi la assediarono, prendendo ostaggi e uccidendo sei persone, tra cui i coniugi Holtzberg (Rivka era incinta di sei mesi) e altri ospiti ebrei. Il loro figlio di due anni, Moshe Holtzberg, sopravvisse grazie alla nanny indiana Sandra Samuel, che lo portò in salvo.n Gli attentati complessivi causarono 166-174 morti e centinaia di feriti in vari siti di Bombay (hotel Taj Mahal e Oberoi, stazione ferroviaria, caffè Leopold, etc.).
Teorie del complotto che ipotizzano un ruolo diverso di Chabad circolano in alcuni ambienti online o marginali, secondo cui il sito era una base operativa coperta dei servizi israeliani, con alcuni che spingono la classica ipotesi del «false flag». Nei giorni immediatamente successivi agli attacchi (fine novembre 2008), alcuni media indiani locali riportarono testimonianze di residenti e pescatori che avevano visto «strane attività» alla Nariman House: barche che scaricavano bagagli, persone che entravano con sacchi pesanti, o ospiti che soggiornavano per giorni.
Tali storie non furono amplificate solo da blog ritenuti «complottisti» ma anche da giornali del Pakistan, primo accusato per la strage, perpetratata dal movimento islamista Lashkar-e-Taiba (LeT), che secondo gli indiani potrebbe aver agito con il placet, se non gli ordini, dell’ISI, il temuto servizio segreto di Islamabaddo.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Stragi
Sparatorie massive consecutive in Sudafrica: 27 morti
🇿🇦🔸A tragic incident occurred on Saturday southwest of Johannesburg, South Africa. A group of attackers armed with assault rifles and handguns opened fire on patrons at a bar, killing 17 people; the assailants managed to flee the scene, and a search for them is underway. pic.twitter.com/PLGF7LIdM7
— Argonaut (@FapeFop90614) September 27, 2026
#BREAKING: 27 PEOPLE KILLED, 15 INJURED IN MASS SHOOTING AT BAR NEAR JOHANNESBURG, SOUTH AFRICA pic.twitter.com/BVhWspxeLX
— JUST IN | World (@justinbroadcast) September 27, 2026
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Droga
Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano
Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.
Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.
Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.
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La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.
L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.
«Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.
La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.
La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.
«Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.
Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.
Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.
Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.
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Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.
Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.
Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.
Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.
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Immagine da Twitter
Stragi
Sudafrica, catena di morti fa pensare all’opera di un serial killer
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