Connettiti con Renovato 21

Stragi

Almeno dieci morti nella strage «antisemita» in spiaggia in Australia. Colpiti gli Chabad, come a Bombay nel 2008

Pubblicato

il

Almeno dodici persone sono state uccise e molte altre sono rimaste ferite dopo che due uomini armati hanno aperto il fuoco durante una celebrazione di Hanukkah (una sorta di «Natale» degli ebrei  su una spiaggia di Sydney, in Australia.

 

L’incidente è avvenuto domenica sera a Bondi Beach, a Sydney. Le immagini pubblicate online mostrano due individui che sparano contro la folla, spingendo centinaia di persone a fuggire in preda al panico mentre i soccorsi accorrevano sul posto.

 

Le autorità locali hanno successivamente confermato che 12 persone sono state uccise e altre 29 sono rimaste ferite, tra cui due agenti di polizia. In una conferenza stampa successiva alla sparatoria, la polizia ha dichiarato di trattarla formalmente come un «incidente terroristico», confermando precedenti segnalazioni secondo cui sarebbero stati trovati esplosivi in un’auto collegata a uno degli uomini armati.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

In un post precedente su X, la polizia ha anche affermato che tra le vittime c’è un uomo ritenuto uno degli autori della sparatoria. Il secondo uomo armato è stato arrestato e versa in condizioni critiche.

 

La sparatoria ha sconvolto la comunità locale, poiché è avvenuta durante la prima notte di Hanukkah, un’importante festività ebraica che commemora la riconsacrazione del Secondo Tempio di Gerusalemme e che tradizionalmente è caratterizzata da celebrazioni pubbliche, riunioni familiari e l’accensione di candele per otto notti.

 

 

Sostieni Renovatio 21

Secondo quanto riferito, i video girati dalla gente del posto e pubblicati online hanno immortalato il momento in cui i tiratori sono stati arrestati dalla polizia. Altri filmati mostravano la folla in fuga dalla spiaggia. Una clip, diventata rapidamente virale, mostrava un passante che aggrediva uno degli uomini armati e lo disarmava, apparentemente prima dell’arrivo della polizia.

 

Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha definito le scene di Bondi «scioccanti e angoscianti». «La polizia e i soccorritori sono sul campo e lavorano per salvare vite umane. I miei pensieri sono con tutte le persone colpite», ha scritto in una dichiarazione su X.

 

La deputata indipendente Allegra Spender, il cui elettorato comprende Bondi Beach, ha definito l’incidente «orribile». «Non è ancora chiaro cosa sia successo esattamente… Questa non è l’Australia che conosciamo e amiamo. So che la nostra comunità si unirà, ma questo è devastante per tutti noi», ha detto.

 

Sebbene non sia ancora chiaro se gli autori della sparatoria abbiano deliberatamente preso di mira la celebrazione ebraica, Alex Ryvchin, co-amministratore delegato del Consiglio esecutivo dell’ebraismo australiano, ha dichiarato alla radio 2GB che non è una coincidenza che la sparatoria sia avvenuta durante un evento della comunità ebraica.

 

«Centinaia di persone si sono radunate. È un evento familiare… Non credo che si sia trattato di un attacco avvenuto casualmente a Bondi Beach. Credo che sia stato un gesto molto deliberato e mirato», ha detto Ryvchin. Ha aggiunto che il direttore dei media dell’ECAJ è rimasto ferito nell’incidente.

 

Successivamente il primo ministro Albanese ha condannato la sparatoria di Bondi Beach a Sydney definendola un «atto di malvagio antisemitismo», promettendo una risposta decisa all’attacco.

 


Iscriviti al canale Telegram

La polizia afferma di trattare la sparatoria come un «incidente terroristico». Diversi «ordigni sospetti», ritenuti esplosivi improvvisati, sono stati recuperati da un’auto collegata agli aggressori, parcheggiata vicino alla spiaggia.

 

Il primo ministro australiano ha condannato l’attacco e ha promesso di sradicare «l’odio, la violenza e il terrorismo nella nostra nazione».

 

«C’è stato un devastante attentato terroristico a Bondi, durante la celebrazione dell’Hanukkah By the Sea. Si tratta di un attacco mirato contro gli ebrei australiani il primo giorno di Hanukkah, che dovrebbe essere un giorno di gioia, una celebrazione della fede. [L’attacco è] un atto di malvagio antisemitismo, un terrorismo che ha colpito il cuore della nostra nazione», ha detto Albanese.

 

Aiuta Renovatio 21

Durante l’attacco, uno degli uomini armati è stato aggredito da un passante, che con coraggio leonino gli lo ha attaccato e lo ha disarmato strappandogli l’arma da fuoco. L’aggressore, disarmato, si è ritirato verso il complice, apparentemente ottenendone un’arma di riserva. Secondo il filmato, il passante – identificato come il 43enne fruttivendolo locale Ahmed al-Ahmed ha ricevuto almeno due ferite da arma da fuoco mentre cercava di fuggire. È stato ricoverato in ospedale con ferite non gravi.

 

L’attacco ha provocato la morte di Eli Schlanger, rabbino aggiunto Chabad (grande movimento chassidico ebraico ortodosso noto per la sua enfasi sull’educazione e sulla diffusione dell’ebraismo a tutti gli ebrei, i cui membri sono identificabili per barba, pastrano, cappello e riccioloni bordo viso) di Bondi e uno degli organizzatori dell’evento. Il rabbino Schlanger era un convinto sostenitore di Israele durante il conflitto a Gaza, recandosi ripetutamente lì per incontrare le truppe israeliane.

 

Tra i feriti figurano anche diversi altri emissari di Chabad, ha confermato un portavoce.

 

Come noto, Chabad fu coinvolta nel 2008 in un’altra grande strage, quella degli attentati di Bombay del novembre 2008 (noti come 26/11).

 

La Nariman House (nota anche come Chabad House o Nariman Light House) era un centro comunitario ebraico gestito dal movimento Chabad-Lubavitch, diretto dal rabbino Gavriel Holtzberg e da sua moglie Rivka Holtzberg. Il centro offriva servizi religiosi, educativi, assistenza ai viaggiatori israeliani e alla piccola comunità ebraica locale, oltre a programmi di prevenzione dalla droga e ospitalità.

 

Durante gli attacchi coordinati perpetrati da 10 terroristi del gruppo pakistano Lashkar-e-Taiba (LeT), la Nariman House fu uno dei principali obiettivi: due terroristi la assediarono, prendendo ostaggi e uccidendo sei persone, tra cui i coniugi Holtzberg (Rivka era incinta di sei mesi) e altri ospiti ebrei. Il loro figlio di due anni, Moshe Holtzberg, sopravvisse grazie alla nanny indiana Sandra Samuel, che lo portò in salvo.n Gli attentati complessivi causarono 166-174 morti e centinaia di feriti in vari siti di Bombay (hotel Taj Mahal e Oberoi, stazione ferroviaria, caffè Leopold, etc.).

 

Teorie del complotto che ipotizzano un ruolo diverso di Chabad circolano in alcuni ambienti online o marginali, secondo cui il sito era una base operativa coperta dei servizi israeliani, con alcuni che spingono la classica ipotesi del «false flag». Nei giorni immediatamente successivi agli attacchi (fine novembre 2008), alcuni media indiani locali riportarono testimonianze di residenti e pescatori che avevano visto «strane attività» alla Nariman House: barche che scaricavano bagagli, persone che entravano con sacchi pesanti, o ospiti che soggiornavano per giorni.

 

Tali storie non furono amplificate solo da blog ritenuti «complottisti» ma anche da giornali del Pakistan, primo accusato per la strage, perpetratata dal movimento islamista Lashkar-e-Taiba (LeT), che secondo gli indiani potrebbe aver agito con il placet, se non gli ordini, dell’ISI, il temuto servizio segreto di Islamabaddo.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

Continua a leggere

Stragi

Sparatorie massive consecutive in Sudafrica: 27 morti

Pubblicato

il

Da

Almeno 27 persone sono state uccise e 26 ferite in due sparatorie di massa in Sudafrica a poche ore di distanza, scatenando una vasta caccia all’uomo da parte della polizia.   L’attacco più grave è avvenuto sabato sera in un bar di Wedela, a Sud-Ovest di Johannesburg: otto uomini armati, presumibilmente con fucili AK-47 e pistole, hanno aperto il fuoco sugli avventori, uccidendo 17 persone e ferendone 15.   Secondo il Servizio di Polizia sudafricano (SAPS), alcune persone bevevano sia dentro sia fuori dal locale quando gli aggressori sono arrivati intorno alle 21:30 ora locale. Hanno sparato prima a chi stava all’esterno, poi sono entrati e hanno continuato. I sospetti avrebbero perquisito alcuni avventori e rubato i cellulari prima di fuggire su due veicoli non identificati. Altri due mezzi sono stati dati alle fiamme.   Tredici uomini e quattro donne sono stati dichiarati morti sul posto; i feriti sono stati portati in ospedale. Un filmato online sembra mostrare l’inizio della sparatoria: le persone tacciono a metà di una canzone, poi urlano al suono degli spari.  
La polizia ha mobilitato investigatori e unità specializzate. Non risultano arresti e il movente resta sconosciuto.   Poche ore dopo un’altra sparatoria di massa ha colpito un locale di intrattenimento a Lwandle, vicino a Città del Capo, a circa 1.000 km di distanza. Uomini armati sono entrati intorno alle 2:00 di domenica e hanno aperto il fuoco. Cinque persone sono morte sul posto e altre cinque in ospedale; undici sono rimaste ferite. È partita la caccia agli attentatori.   Le stragi si inseriscono nella lunga lotta del Sudafrica contro la criminalità violenta e gli omicidi con armi da fuoco. Il Paese ha uno dei tassi di omicidio più alti al mondo e tra i più elevati in Africa. I massacri sono avvenuti pochi giorni dopo un’altra sparatoria nella provincia di KwaZulu-Natal, vicino a Durban, dove uomini armati hanno fatto irruzione in una festa privata uccidendo 11 persone, tra cui una donna incinta.   All’inizio di quest’anno il presidente Cyril Ramaphosa ha definito la criminalità organizzata la «minaccia più immediata» per il Paese. A marzo ha autorizzato il dispiegamento di oltre 2.000 soldati a supporto delle forze dell’ordine nelle zone più colpite in cinque province: Eastern Cape, Free State, Gauteng, North West e Western Cape.   Nonostante gli sforzi, la violenza resta alta. Le ultime statistiche trimestrali della polizia indicano 5.427 omicidi da aprile a giugno. Il dato è in lieve calo rispetto ai 5.770 dello stesso periodo dell’anno scorso, ma equivale a quasi 60 omicidi al giorno.   Domenica Ramaphosa ha condannato le sparatorie, affermando che «non si può andare avanti così» e promettendo che le forze di sicurezza «faranno tutto il possibile» per contrastare la violenza, dicendo che le autorità useranno la tecnologia per rintracciare gli aggressori, ma ha sottolineato la necessità di un’azione più ampia per impedire che qualcuno «prendere semplicemente le armi e iniziare a sparare a caso».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Timothyallen60 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International   
Continua a leggere

Droga

Ritrovati 1.600 denti da latte in una fossa comune di un narcocartello messicano

Pubblicato

il

Da

Un gruppo di volontari in Messico sostiene di aver rinvenuto 1.600 denti da latte tra i resti umani in una fossa comune legata a un cartello della droga.

 

Il collettivo Buscando Cuerpos en Todo México («Alla ricerca di cadaveri in tutto il Messico») nel 2021 ha indagato su un sito vicino a Zacapu, nello Stato di Michoacan, associato al cartello di Sinaloa.

 

Lì ha trovato resti, tra cui un dente di bambino. Da allora ha continuato a setacciare l’area in cerca di resti umani. Questa settimana ha dichiarato di aver individuato ben 1.600 denti da latte.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

La deputata del Michoacan Margarita Lopez, che ha contribuito a fondare il gruppo, sostiene che i denti appartengano probabilmente a bambini vittime di tratta, eventualmente sfruttati sessualmente o per gli organi.

 

L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha finora rifiutato di verificare le affermazioni.

 

«Dal 2021 ad oggi, non è pervenuta alcuna denuncia, segnalazione alle autorità o richiesta di intervento forense in relazione a questi eventi», ha dichiarato l’ufficio.

 

La Lopez ha replicato con tono accesa so Facebook: «Vogliono minimizzare l’incidente, ma l’operazione per recuperare i 1.600 denti da latte ha coinvolto agenti della Procura generale dello Stato di Michoacán, che agivano in virtù di un mandato ufficiale per garantire la sicurezza del perimetro, e tutto è documentato nell’indagine preliminare», ha scritto.

 

La deputata aggiunto che un procuratore federale e personale forense erano presenti durante il recupero dei resti, chiedendo l’intervento del Comitato Internazionale della Croce Rossa per contribuire alle indagini.

 

«Da quando è scoppiato il caso dei “1.600 dentini”, il governo messicano è rimasto in silenzio o ha negato la scoperta», ha affermato la Lopez.

 

Le fosse comuni sono il simbolo più duro della violenza legata al narcotraffico in Messico.

 

Un rapporto governativo di marzo 2026 conta 132.534 persone scomparse, mentre la Comisión Nacional de Búsqueda parla di circa 135.000 casi. Il 97% di chi risulta nel registro è scomparso dopo il 2006, cioè dall’inizio della guerra ai cartelli lanciata dal governo Calderón. Prima dei Mondiali il governo Sheinbaum ha rivisto i dati, portando i casi attivi a circa 43.000, una scelta criticata da parenti e ONG perché minimizzerebbe il problema. Il ritmo dei desaparecidos messicani resta alto: nel 2025 risultavano scomparse 34.554 persone, e tra ottobre 2024 e metà settembre 2026 i casi registrati sono 62.378, di cui 20.072 non ancora rintracciati e 3.457 ritrovati morti.

 

Tra il 2007 e il 2023 le autorità hanno trovato quasi 5.700 fosse comuni clandestine. La maggior parte è stata scoperta dai collettivi di familiari (le madres buscadoras, le madri e i parenti che scavano in proprio). Un collettivo di Sonora da solo ha ritrovato 1.230 corpi in fosse clandestine dal 2019. Chi cerca è a rischio: ad aprile 2025 due madri cercatrici sono state uccise in Jalisco.

Aiuta Renovatio 21

Proprio lo Stato di Jalisco ha oltre 16.000 scomparsi ancora nel registro, il dato più alto del Paese. Secondo un collettivo locale, intorno a uno stadio dei Mondiali sarebbero stati trovati 456 sacchi con resti umani. Un’analisi del Mexico Peace Index rileva inoltre che un terzo dei corpi recuperati dalle fosse clandestine dal 2006 proviene da Jalisco.

 

Un’inchiesta giornalistica ha rilevato oltre 72.000 resti classificati come non identificati dal 2006 al 2023, per lo più sepolti in fosse municipali. Un’altra fonte parla di 38.891 corpi non identificati, di cui 27.271 sepolti in fosse comuni, a fronte di oltre 275.000 omicidi registrati dal 2006.

 

Il governo ha annunciato un calo degli omicidi del 30% nel 2025, ma alcuni analisti sospettano che parte delle vittime sia finita in categorie diverse, come sparizioni o corpi nascosti nelle fosse. L’impunità è molto diffusa: secondo Human Rights Watch, solo il 17% degli omicidi volontari tra il 2010 e il 2022 ha portato a mandati d’arresto o procedimenti. L’ONU ha dichiarato che ci sono «prove fondate» che le sparizioni forzate siano diffuse o sistematiche, e quindi crimini contro l’umanità.

 

Molte fosse non sono depositi di singole «stragi» con un numero preciso di vittime: sono luoghi dove i corpi si sono accumulati nel tempo.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine da Twitter

 

Continua a leggere

Stragi

Sudafrica, catena di morti fa pensare all’opera di un serial killer

Pubblicato

il

Da

Nella provincia sudafricana di Gauteng è stato trovato il corpo di una decima donna, nel quadro di una serie di presunti omicidi seriali, secondo quanto riferito lunedì dai media locali citando fonti di polizia.   Il cadavere di una donna non identificata, ritenuta di circa vent’anni, è stato rinvenuto in una diga a Moroka, Soweto, intorno alle 17:00 del 20 settembre. Il corpo era avvolto in un piumone, secondo un comunicato della polizia trasmesso dalla SABC.   Il vice commissario della polizia nazionale sudafricana, Tebello Mosikili, ha confermato lunedì il ritrovamento del decimo corpo, mentre le autorità continuano a indagare sulla morte di nove donne i cui corpi sono stati trovati nella vicina Ekurhuleni a partire da luglio. La polizia non ha ancora stabilito se quest’ultimo caso sia collegato ai precedenti.   «Dietro ognuna di queste donne c’è un essere umano, una famiglia e una vita che contava. Abbiamo il dovere di scoprire la verità. Abbiamo il dovere di perseguire la giustizia nei confronti delle loro famiglie», ha dichiarato il Servizio di Polizia sudafricano (SAPS) in un comunicato.   La serie di omicidi ha fatto temere che un serial killer possa agire nella zona. La polizia, però, ha chiesto di non trarre conclusioni affrettate finché le indagini sono aperte.

Sostieni Renovatio 21

Un team multidisciplinare di investigatori, esperti forensi e profiler criminali è stato incaricato dei casi. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha disposto che l’inchiesta riceva la «massima attenzione» da parte del governo e delle forze dell’ordine.   I nove corpi delle donne ritrovati a Ekurhuleni sono stati rinvenuti tra il 15 luglio e il 17 settembre in diverse zone, tra cui Kempton Park, Olifantsfontein, Kwa-Thema e Dawn Park. Il governo ha detto che otto delle nove donne erano state identificate entro il 20 settembre. Il primo corpo è stato scoperto vicino all’autostrada R21 a Kempton Park. La vittima, una donna di 37 anni, è stata trovata nuda e legata con fascette di plastica.   La nona vittima, Jabulile Ntimba, è stata trovata a Dawn Park il 17 settembre. La polizia ha arrestato due donne e un uomo in relazione al suo omicidio durante il fine settimana.   Il Sud Africa post-apartheid, nel pieno della transizione democratica degli anni ’90, è stato teatro di alcuni tra i casi di serialità criminale più efferati della storia recente.   Il nome più noto resta quello di Moses Sithole, ribattezzato «The ABC Killer», responsabile tra il 1994 e il 1995 di una serie di omicidi compiuti tra Atteridgeville, Boksburg e Cleveland, i tre quartieri che diedero origine al soprannome. Sithole, nero vissuto in estrema povertà, terrorizzò quelle comunità uccidendo almeno 37 donne e un bambino, sebbene abbia rivendicato fino a 76 vittime. Fu condannato a 2.410 anni di carcere per 38 omicidi, 40 stupri e sei rapine, senza possibilità di libertà condizionata prima di 930 anni.   Ciò che rese il caso ancora più inquietante fu il rapporto che Sithole instaurò con la stampa: contattò più volte una giovane cronista del quotidiano The Star, sviluppando con lei un rapporto ambiguo e disturbante durante le sue telefonate, in un’epoca in cui il Paese era da poco entrato nell’era di Nelson Mandela.   Lo Sithole non è però un caso isolato: il Paese negli anni Novanta vide emergere anche figure come David Selepe, complice iniziale di Sithole, e Stewart Wilken, noto come «Boetie Boer», protagonista di un’altra serie di crimini che confessando di aver praticato anche necrofilia e cannibalismo.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di NJR ZA via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported  
Continua a leggere

Più popolari