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Stragi

Almeno dieci morti nella strage «antisemita» in spiaggia in Australia. Colpiti gli Chabad, come a Bombay nel 2008

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Almeno dodici persone sono state uccise e molte altre sono rimaste ferite dopo che due uomini armati hanno aperto il fuoco durante una celebrazione di Hanukkah (una sorta di «Natale» degli ebrei  su una spiaggia di Sydney, in Australia.

 

L’incidente è avvenuto domenica sera a Bondi Beach, a Sydney. Le immagini pubblicate online mostrano due individui che sparano contro la folla, spingendo centinaia di persone a fuggire in preda al panico mentre i soccorsi accorrevano sul posto.

 

Le autorità locali hanno successivamente confermato che 12 persone sono state uccise e altre 29 sono rimaste ferite, tra cui due agenti di polizia. In una conferenza stampa successiva alla sparatoria, la polizia ha dichiarato di trattarla formalmente come un «incidente terroristico», confermando precedenti segnalazioni secondo cui sarebbero stati trovati esplosivi in un’auto collegata a uno degli uomini armati.

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In un post precedente su X, la polizia ha anche affermato che tra le vittime c’è un uomo ritenuto uno degli autori della sparatoria. Il secondo uomo armato è stato arrestato e versa in condizioni critiche.

 

La sparatoria ha sconvolto la comunità locale, poiché è avvenuta durante la prima notte di Hanukkah, un’importante festività ebraica che commemora la riconsacrazione del Secondo Tempio di Gerusalemme e che tradizionalmente è caratterizzata da celebrazioni pubbliche, riunioni familiari e l’accensione di candele per otto notti.

 

 

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Secondo quanto riferito, i video girati dalla gente del posto e pubblicati online hanno immortalato il momento in cui i tiratori sono stati arrestati dalla polizia. Altri filmati mostravano la folla in fuga dalla spiaggia. Una clip, diventata rapidamente virale, mostrava un passante che aggrediva uno degli uomini armati e lo disarmava, apparentemente prima dell’arrivo della polizia.

 

Il primo ministro australiano Anthony Albanese ha definito le scene di Bondi «scioccanti e angoscianti». «La polizia e i soccorritori sono sul campo e lavorano per salvare vite umane. I miei pensieri sono con tutte le persone colpite», ha scritto in una dichiarazione su X.

 

La deputata indipendente Allegra Spender, il cui elettorato comprende Bondi Beach, ha definito l’incidente «orribile». «Non è ancora chiaro cosa sia successo esattamente… Questa non è l’Australia che conosciamo e amiamo. So che la nostra comunità si unirà, ma questo è devastante per tutti noi», ha detto.

 

Sebbene non sia ancora chiaro se gli autori della sparatoria abbiano deliberatamente preso di mira la celebrazione ebraica, Alex Ryvchin, co-amministratore delegato del Consiglio esecutivo dell’ebraismo australiano, ha dichiarato alla radio 2GB che non è una coincidenza che la sparatoria sia avvenuta durante un evento della comunità ebraica.

 

«Centinaia di persone si sono radunate. È un evento familiare… Non credo che si sia trattato di un attacco avvenuto casualmente a Bondi Beach. Credo che sia stato un gesto molto deliberato e mirato», ha detto Ryvchin. Ha aggiunto che il direttore dei media dell’ECAJ è rimasto ferito nell’incidente.

 

Successivamente il primo ministro Albanese ha condannato la sparatoria di Bondi Beach a Sydney definendola un «atto di malvagio antisemitismo», promettendo una risposta decisa all’attacco.

 


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La polizia afferma di trattare la sparatoria come un «incidente terroristico». Diversi «ordigni sospetti», ritenuti esplosivi improvvisati, sono stati recuperati da un’auto collegata agli aggressori, parcheggiata vicino alla spiaggia.

 

Il primo ministro australiano ha condannato l’attacco e ha promesso di sradicare «l’odio, la violenza e il terrorismo nella nostra nazione».

 

«C’è stato un devastante attentato terroristico a Bondi, durante la celebrazione dell’Hanukkah By the Sea. Si tratta di un attacco mirato contro gli ebrei australiani il primo giorno di Hanukkah, che dovrebbe essere un giorno di gioia, una celebrazione della fede. [L’attacco è] un atto di malvagio antisemitismo, un terrorismo che ha colpito il cuore della nostra nazione», ha detto Albanese.

 

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Durante l’attacco, uno degli uomini armati è stato aggredito da un passante, che con coraggio leonino gli lo ha attaccato e lo ha disarmato strappandogli l’arma da fuoco. L’aggressore, disarmato, si è ritirato verso il complice, apparentemente ottenendone un’arma di riserva. Secondo il filmato, il passante – identificato come il 43enne fruttivendolo locale Ahmed al-Ahmed ha ricevuto almeno due ferite da arma da fuoco mentre cercava di fuggire. È stato ricoverato in ospedale con ferite non gravi.

 

L’attacco ha provocato la morte di Eli Schlanger, rabbino aggiunto Chabad (grande movimento chassidico ebraico ortodosso noto per la sua enfasi sull’educazione e sulla diffusione dell’ebraismo a tutti gli ebrei, i cui membri sono identificabili per barba, pastrano, cappello e riccioloni bordo viso) di Bondi e uno degli organizzatori dell’evento. Il rabbino Schlanger era un convinto sostenitore di Israele durante il conflitto a Gaza, recandosi ripetutamente lì per incontrare le truppe israeliane.

 

Tra i feriti figurano anche diversi altri emissari di Chabad, ha confermato un portavoce.

 

Come noto, Chabad fu coinvolta nel 2008 in un’altra grande strage, quella degli attentati di Bombay del novembre 2008 (noti come 26/11).

 

La Nariman House (nota anche come Chabad House o Nariman Light House) era un centro comunitario ebraico gestito dal movimento Chabad-Lubavitch, diretto dal rabbino Gavriel Holtzberg e da sua moglie Rivka Holtzberg. Il centro offriva servizi religiosi, educativi, assistenza ai viaggiatori israeliani e alla piccola comunità ebraica locale, oltre a programmi di prevenzione dalla droga e ospitalità.

 

Durante gli attacchi coordinati perpetrati da 10 terroristi del gruppo pakistano Lashkar-e-Taiba (LeT), la Nariman House fu uno dei principali obiettivi: due terroristi la assediarono, prendendo ostaggi e uccidendo sei persone, tra cui i coniugi Holtzberg (Rivka era incinta di sei mesi) e altri ospiti ebrei. Il loro figlio di due anni, Moshe Holtzberg, sopravvisse grazie alla nanny indiana Sandra Samuel, che lo portò in salvo.n Gli attentati complessivi causarono 166-174 morti e centinaia di feriti in vari siti di Bombay (hotel Taj Mahal e Oberoi, stazione ferroviaria, caffè Leopold, etc.).

 

Teorie del complotto che ipotizzano un ruolo diverso di Chabad circolano in alcuni ambienti online o marginali, secondo cui il sito era una base operativa coperta dei servizi israeliani, con alcuni che spingono la classica ipotesi del «false flag». Nei giorni immediatamente successivi agli attacchi (fine novembre 2008), alcuni media indiani locali riportarono testimonianze di residenti e pescatori che avevano visto «strane attività» alla Nariman House: barche che scaricavano bagagli, persone che entravano con sacchi pesanti, o ospiti che soggiornavano per giorni.

 

Tali storie non furono amplificate solo da blog ritenuti «complottisti» ma anche da giornali del Pakistan, primo accusato per la strage, perpetratata dal movimento islamista Lashkar-e-Taiba (LeT), che secondo gli indiani potrebbe aver agito con il placet, se non gli ordini, dell’ISI, il temuto servizio segreto di Islamabaddo.

 

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Catastrofi

Incidente aereo, Boeing Amazon in strada: cinque morti. Le immagini

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Cinque persone sono morte e diverse altre sono rimaste ferite dopo che un aereo cargo è uscito di pista e si è schiantato vicino all’aeroporto internazionale di Miami, secondo quanto riferito dalle autorità.   La FAA ha identificato il velivolo come un Boeing 767 operato per Amazon dalla compagnia 21 Air. Era arrivato in Florida da San Juan, Porto Rico, intorno alle 14:00 di domenica.   L’incidente ha provocato «il blocco totale dei voli» all’aeroporto mentre i soccorritori valutavano la situazione, ha dichiarato il segretario ai trasporti statunitense Sean Duffy.  

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«Le squadre arrivate sul posto hanno trovato un aereo in fiamme a seguito dell’incidente, con fiamme e fumo denso», ha dichiarato il dipartimento dei vigili del fuoco di Miami-Dade su X. «I vigili del fuoco stanno lavorando per spegnere l’incendio e prestare soccorso ai feriti».   Alcuni video circolati online sembrano mostrare l’aereo uscire dalla pista e attraversare una strada prima di fermarsi vicino a un parcheggio. Altre immagini ritraggono fiamme che avvolgono il lato destro del velivolo, mentre un denso fumo nero si alza dai rottami. L’ala destra appare gravemente danneggiata.   Secondo quanto riportato da NBC Miami, citando una fonte, i due piloti sono stati trasportati al Jackson South Medical Center, mentre altre tre persone sono state portate al Jackson Memorial Hospital. Le loro condizioni restano sconosciute.   La portavoce di Amazon, Kelly Nantel, ha dichiarato che l’azienda sta «collaborando strettamente con le autorità e i funzionari locali per comprendere esattamente cosa sia successo».   Una delle quattro piste dell’aeroporto è stata riaperta intorno alle 16:15, seguita da una seconda circa 30 minuti dopo. Le autorità hanno comunque avvertito i passeggeri di aspettarsi ulteriori disagi.   Il National Transportation Safety Board (NTSB) invierà una squadra a Miami per condurre le indagini, e anche la FAA (Federal Aviation Administration) sta esaminando l’incidente.

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Come riportato da Renovatio 21, a novembre 2025 vi era stato un ulteriore grande incidente aereo che coinvolgeva un aereo cargo per le spedizioni UPS.   L’incidente ha coinvolto il volo cargo UPS Airlines Flight 2976 il 4 novembre 2025. Il velivolo, un McDonnell Douglas MD-11F, si è schiantato in una zona industriale adiacente all’aeroporto subito dopo il decollo a causa del distacco del motore sinistro. [1] (https://www.facebook.com/CBS12News/posts/ntsb-update-the-five-people-killed-in-sundays-amazon-air-cargo-plane-crash-were-/1555535089939234/), [2] (https://en.wikipedia.org/wiki/UPS_Airlines_Flight_2976)   Il bilancio finale dell’incidente aereo di Louisville,fu  di 15 morti. Le vittime accertate includono i tre membri dell’equipaggio (i piloti a bordo) e 12 persone a terra, tra cui diversi dipendenti delle aziende colpite dall’impatto. Il bilancio iniziale era di 14 vittime, ma è salito a 15 il giorno di Natale del 2025 a causa del decesso in ospedale di un uomo gravemente ustionato. Si erano registrati inoltre oltre 20 feriti tra il personale a terra.   La causa principale del disastro è stata il distacco del motore sinistro (il motore numero 1) dall’ala durante la fase di decollo.

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Intelligence

Decapitazioni di massa in Manciuria: crimini giapponesi della Seconda Guerra Mondiale emergono dai docuimenti sovietici

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Il 9 agosto 1945, una famigerata unità dell’esercito giapponese giustiziò decine di prigionieri civili nella città di Hailar, proprio il giorno in cui l’Unione Sovietica lanciò un’offensiva contro lo stato fantoccio imperiale giapponese del Manciukuò. La storia è stata rilanciata in questi giorni da testate governative russe.

 

In occasione della Giornata della Vittoria sul Giappone, le autorità russe hanno pubblicato per la prima volta documenti storici che descrivono dettagliatamente gli eccidi. I documenti furono compilati dal servizio di controspionaggio militare sovietico (SMERSH), che indagò sui crimini e assicurò alla giustizia alcuni dei responsabili.

 

I documenti provengono dagli archivi sono custoditi da tre istituzioni distinte: l’Archivio Centrale del Servizio di Sicurezza Federale (CA FSB) conserva le trascrizioni degli interrogatori, i fascicoli personali e le dichiarazioni relative al passato di ufficiali e personale medico giapponesi; l’Archivio Militare Statale Russo (RGVA) conserva i documenti operativi militari relativi all’offensiva transbaikaliana dell’Armata Rossa sovietica in Manciuria nell’agosto del 1945; l’Archivio di Stato della Federazione Russa (GARF) conserva i documenti ufficiali dello Stato, le raccolte di prove e la documentazione legale internazionale relativi ai 12 principali criminali di guerra giapponesi processati dall’Unione Sovietica per crimini contro l’umanità nella Cina nord-orientale.

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Hailar, all’epoca una città di circa 40.000 abitanti, oggi parte della regione cinese della Mongolia Interna, fu teatro di alcuni dei combattimenti più feroci del conflitto sovietico-giapponese, iniziato il 9 agosto 1945. Un importante complesso fortificato giapponese nella zona, costruito con il lavoro forzato dei cinesi durante l’occupazione, è stato in seguito trasformato in un parco commemorativo.

 

I crimini descritti nei documenti diffusi dal Servizio di sicurezza federale russo (FSB) si sono verificati altrove, in una prigione segreta della polizia dove le autorità giapponesi detenevano residenti locali sospettati di nutrire simpatie filo-sovietiche.

 

La Manciuria aveva una storia complessa di insediamenti russi. La sua popolazione comprendeva operai ferroviari, monarchici fuggiti dalla rivoluzione bolscevica e persino «fascisti» russi convinti, desiderosi di allearsi con le potenze dell’Asse.

 

Nonostante si trovassero su fronti opposti durante la Seconda Guerra Mondiale, l’URSS e il Giappone evitarono lo scontro militare diretto per gran parte del conflitto più sanguinoso della storia umana. Le forze sovietiche fermarono un tentativo giapponese di espansione in Mongolia nel 1939, ma in seguito entrambe le potenze si concentrarono sui rispettivi nemici principali: la Germania nazista per Mosca e gli Stati Uniti per Tokyo.

 

La sconfitta delle potenze dell’Asse in Europa nel maggio del 1945 modificò gli equilibri strategici, mentre Mosca era anche sotto pressione per onorare l’impegno preso con i suoi alleati di entrare in guerra nella regione Asia-Pacifico.

 

Nel giro di poche settimane, le forze dell’Armata Rossa, sopraffecero l’Armata del Kwantung giapponese in Manciuria, creando una credibile minaccia di invasione delle isole principali del Giappone.

 

Il Giappone alla fine scelse di arrendersi agli americani, complici le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che alcuni, anche a Tokyo, sostengono fossero degli avvertimenti diretti ai russi di modo da impedire l’invasione sovietica dell’Hokkaido che avrebbe quantomeno spezzato in due il Paese, come poi avvenuto in Germania e in Corea.

 

Con l’aggravarsi della prospettiva di una guerra con l’URSS nel 1944, le autorità di occupazione giapponesi in Manciuria compilarono liste di cittadini sovietici e altri «sovversivi» e iniziarono ad arrestare coloro che erano considerati una minaccia. Il 9 agosto, un’altra ondata di arresti fu seguita da esecuzioni sommarie.

 

L’organizzazione incaricata dell’operazione era il Tokumu Kikan, o Organizzazioni di Servizio Speciale, una rete di unità militari e civili d’élite specializzate in Intelligence umana e attività di quinta colonna. L’organizzazione decentralizzata traeva origine da una forza creata nel 1904 dall’ufficiale dei servizi segreti giapponesi Akashi Motojiro per condurre operazioni segrete contro l’Impero russo. Fu ristabilita nel 1919, quando Tokyo perseguì i suoi piani di espansione nel continente asiatico.

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Il tenente colonnello Amano Isamu, a capo della sezione Tokumu Kikan di Hailar, ordinò l’uccisione di 43 persone il 9 agosto 1945, con l’assistenza della polizia locale comandata dai giapponesi.

 

Tre settimane dopo, in seguito al crollo del regime di occupazione, gli abitanti del luogo riesumarono i corpi per poter seppellire i propri parenti. Gli investigatori dello SMERSH hanno accertato che molti dei uccisi erano cittadini sovietici residenti ad Hailar.

 

Il rapporto completo, redatto dal generale di divisione Pyotr Popov, comandante dello SMERSH a Hailar, conteneva oltre 100 pagine di documenti e una raccolta di fotografie. L’FSB ha declassificato e pubblicato circa il 20% del materiale, inclusi estratti del referto del medico legale, trascrizioni di interrogatori di testimoni e sospettati, una descrizione della prigione segreta e gli aggiornamenti che Popov inviò a Mosca nel corso delle indagini.

 

Secondo i documenti, le forze sovietiche vennero a conoscenza di due fosse comuni riesumate dalla popolazione locale, mentre 19 corpi erano ancora in attesa di sepoltura, consentendo agli investigatori di effettuare le dovute autopsie. Tutti i uccisi furono identificati come russi ed ebrei, ad eccezione di un uomo di etnia mongola.

 

I messaggi lasciati sui muri delle celle offrono uno spaccato della vita delle persone detenute nel Tokumu Kikan. Molte iscrizioni contengono semplicemente i nomi delle vittime, tra cui una con la scritta «Gosha K». Altre includono dettagli biografici, date di incarcerazione e denunce di torture, malnutrizione e morti all’interno del carcere.

 

Un giovane di nome Vinokhodov ha lasciato un messaggio di addio dicendo: «Morire per la causa, provo un certo sollievo», lasciando intendere di simpatizzare con l’Unione Sovietica.

 

Secondo il referto forense, i prigionieri sono stati uccisi mediante decapitazione netta, eseguita con mano ferma da un professionista. Le prove suggeriscono che almeno uno dei carnefici fosse un abile spadaccino.

 

I documenti affermano che diverse vittime non furono completamente decapitate, con la testa rimasta attaccata al corpo tramite un lembo di pelle all’altezza della gola. Sebbene gli investigatori sovietici non abbiano commentato questo fatto, esso riveste un significato nella tradizione culturale giapponese.

 

Il seppuku tradizionale, una forma cerimoniale di auto-sventramento che fungeva anche da pena capitale tra i samurai, veniva solitamente eseguito con l’aiuto di una seconda persona. L’assistente tagliava la testa al morente per porre fine alle sue sofferenze. Un taglio tecnicamente difficile, che lasciava la testa parzialmente attaccata, era considerato prova di eccezionale abilità con la spada e aveva lo scopo di preservare la dignità della persona giustiziata.

 

Il seppuku era stato messo al bando già nel 1945, ed è altamente improbabile che un ufficiale dell’Impero giapponese intendesse concedere ai suoi prigionieri una morte onorevole. Una spiegazione più plausibile è che il boia volesse mettersi in mostra, pensano ora i russi.

 

Un episodio tristemente noto durante il massacro di Nanchino del 1937 coinvolse due ufficiali giapponesi che, secondo alcune fonti, si sfidarono a chi riuscisse a uccidere per primo 100 persone con una spada. I giornali giapponesi dell’epoca ritrassero le vittime come combattenti sul campo di battaglia, sebbene i ricercatori abbiano concluso che si trattasse quasi certamente di prigionieri di guerra.

 

Nel novembre del 1945, un tribunale militare sovietico condannò a morte il personale militare e di polizia giapponese coinvolto negli arresti di massa e nelle esecuzioni di Hailar. Tra i giustiziati tramite fucilazione figuravano Amano, capo del Tokumu Kikan, e il maggiore generale Haseki Kageyama, comandante della gendarmeria provinciale.

 

Il loro destino contrastava con quello di molti altri ufficiali giapponesi, compresi gli ex allievi della Tokumu Kikan, che furono in seguito integrati nell’ordine postbellico sostenuto dagli Stati Uniti. Ex nemici, tra cui individui implicati in crimini di guerra, offrirono le loro conoscenze ed esperienze a Washington all’inizio della Guerra Fredda.

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Un esempio è quello del capo dei servizi segreti imperiali giapponesi Arisue Seizo. Il generale Charles Willoughby, che dirigeva l’intelligence militare statunitense sotto il generale Douglas MacArthur, reclutò Arisue per dare il via alle operazioni anticomuniste in Asia.

 

La Russia si impegnò a fondo nello sviluppo della Manciuria alla fine del XIX secolo, nel tentativo di ottenere un maggiore accesso ai mercati cinesi. Tuttavia, la sconfitta russa nella guerra russo-giapponese e il crollo dell’Impero russo durante la prima guerra mondiale ridussero drasticamente l’influenza del paese in Estremo Oriente.

 

Harbin, uno dei principali centri di insediamento russo in Manciuria, divenne un polo di attrazione sia per coloro che non volevano avere nulla a che fare con il nuovo Stato sovietico, sia per chi cercava attivamente di minarlo. Alcuni giovani emigrati russi in Manciuria giunsero a credere che il fascismo potesse offrire una via per la restaurazione della Russia, creando un’organizzazione che al suo apice, negli anni ’30, contava circa 20.000 membri.

 

La comunità russa in Manciuria rimase tuttavia profondamente divisa sull’Unione Sovietica. Secondo lo storico Sergej Smirnov, negli anni Venti circa 120.000 persone nella regione erano cittadini sovietici o simpatizzavano con il nuovo stato, mentre oltre 100.000 avevano opinioni opposte.

 

Questa divisione si riflette anche nei documenti recentemente desecretati, che identificano un «emigrato bianco» di cognome Kaevich come membro della polizia giapponese che prese parte al massacro di Hailar.

 

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Stragi

Donna obesa armata di coltello cerca la strage in piazza a Nuova York: uccisa dalla polizia. Le immagini

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Una donna armata di coltello ha ucciso una persona e ne ha ferita un’altra in un attacco a coltellate apparentemente casuale a Times Square, a Nuova York, prima di essere uccisa dalla polizia.   La violenza è esplosa intorno alle 16:27 di lunedì vicino all’incrocio tra West 42nd Street e Seventh Avenue, uno degli incroci più frequentati del quartiere turistico di Manhattan. La sospettata, descritta dalla polizia come una donna «con problemi emotivi», ha estratto due grossi coltelli da cucina da una borsa della spesa prima di aggredire due passanti, secondo quanto riportato in un comunicato del NYPD.   Secondo la polizia, la donna ha accoltellato un uomo di 68 anni all’addome, per poi aggredire rapidamente una donna di 32 anni, ferendola anch’essa all’addome. Entrambi sono stati trasportati d’urgenza in ospedale, dove la donna è deceduta a causa delle ferite riportate. L’uomo è in condizioni stabili.    

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L’aggressore è fuggita verso la stazione di polizia di Nuova York a Times Square, dove gli agenti l’hanno affrontata mentre era ancora armata con entrambi i coltelli.   I video ripresi sul posto mostrano gli agenti che intimano ripetutamente alla donna di gettare le armi. Almeno un agente ha usato un taser nel tentativo di immobilizzarla, ma senza successo. La donna si è avvicinata agli agenti brandendo i coltelli, spingendo diversi di loro ad aprire il fuoco.   La sospettata è crollata a terra sul posto, dove gli agenti le hanno prestato i primi soccorsi ed è stata trasportata in ospedale. In seguito è deceduta a causa delle ferite riportate.   Le immagini riprese sul posto mostravano una forte presenza di polizia, con le strade circostanti isolate mentre gli investigatori lavoravano sulla scena.   La polizia non ha reso pubblici i nomi dell’attentatore e delle vittime. Le autorità hanno affermato che l’attacco sembra essere stato casuale e non si ritiene sia legato al terrorismo. Il movente è ancora oggetto di indagine.   Come riportato da Renovatio 21, gli attacchi con coltello sono divenuti la norma nell’Europa dell’immigrazione di massa.   Si ricorda, tra i tantissimi casi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.   Come scritto da Renovatio 21attacchi con il coltello di immigrati a passanti sono un pattern oramai riconoscibile. Si ricorda, tra i tantissimi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.

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L’uso del coltello da parte degli immigrati è talmente rilevante che un land tedesco del Nord Reno-Vestflaia ha pubblicato dei volantini per scoraggiarne il possesso. Tre settimane fa si è avuto il caso di un cittadino romeno accoltellato più volte da una gang siriana a Schwerte, nella Renania Settentrionale-Vestfalia.   L’incidente più eclatante è stato l’accoltellamento mortale multiplo avvenuto nella città bavarese di Aschaffenburg da parte di un richiedente asilo afghano respinto che aveva preso di mira un gruppo di bambini dell’asilo. Come riportato da Renovatio 21, un bambino di 2 anni è stato accoltellato a morte, così come un passante di 41 anni che ha tentato di intervenire. Un altro bambino è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale, mentre una delle educatrici dell’asilo che accompagnava i bambini piccoli si è rotta un braccio nel tentativo di difendersi dall’aggressore, descritto come in «frenesia sanguinaria».   Sanguinari attacchi di immigrati con coltello si sono registrati anche in OlandaBelgioAustria. Anche in Italia non si contano oramai gli episodi di «maranza» armati di coltello, che riempiono le cronache oramai tutte le settimane.   La violenza da lama è un problema da decenni per la gioventù britannica, al punto che lo scorso anno il premier Keir Starmer ha vietato definitivamente la vendita di katane.

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