Geopolitica
Il conflitto arabo-israeliano e le profezie sul «terzo tempio»
Renovatio 21 ripubblica questo articolo apparso su Ricognizioni precedentemente pubblicato dall’ Unione dei giornalisti ortodossi e già ripresa dal sito della Parrocchia Ortodossa di San Massimo di Torino
Un altro conflitto tra palestinesi ed ebrei richiama involontariamente alla mente le profezie sulla restaurazione del «terzo tempio» e sulla fine dei tempi di questo mondo.
Un altro conflitto militare tra ebrei e palestinesi è in corso in Israele. Ci sono anche scontri tra rappresentanti delle parti in conflitto, nei luoghi del mondo in cui vivono i loro sostenitori.
Noi siamo principalmente interessati alle conseguenze che questo conflitto può avere per i cristiani, e se ha qualcosa a che fare con le profezie sulla fine del mondo
(…) Noi siamo principalmente interessati alle conseguenze che questo conflitto può avere per i cristiani, e se ha qualcosa a che fare con le profezie sulla fine del mondo.
(…)
Il «terzo tempio»
Il conflitto arabo-israeliano sarebbe stato risolto molto tempo fa con la completa soddisfazione reciproca di tutte le parti, se queste parti fossero state guidate solo da interessi politici, economici, finanziari o altri interessi quotidiani. Ma l’interesse principale delle parti in questo conflitto è religioso.
L’interesse principale delle parti in questo conflitto è religioso
Gli ebrei vogliono costruire il «terzo tempio» nel punto in cui sono stati costruiti il primo e il secondo tempio, di cui è rimasto solo il Muro del Pianto. Ma gli arabi non possono permettere loro di farlo, poiché oggi il terzo santuario più grande del mondo musulmano: la moschea Al-Aqsa, assieme alla Masjid Qubbat al-Sahra (Cupola della Roccia), si trova su questo sito. La Cupola della Roccia è un santuario musulmano costruito sulla Pietra di fondazione, il sito in cui si trovava il sancta sanctorum del Tempio di Gerusalemme.
È per questi santuari che si svolge la guerra tra ebrei e musulmani, che non può essere fermata da nessun negoziato o sforzo diplomatico. Può essere completata solo dalla vittoria militare finale di una delle parti.
Sebbene lo Stato israeliano a livello ufficiale non sollevi la questione della costruzione del «terzo tempio», questo argomento è attivamente promosso a livello di organizzazioni pubbliche, come «Naamaney har ha-bayt» (Zeloti del Monte del Tempio), o «Movimento per la costruzione del tempio». C’è anche il Mahon HaMikdash (Istituto del tempio), il cui personale sta lavorando per ricreare gli utensili e gli indumenti dei sacerdoti necessari per il servizio del tempio. Stanno anche cercando discendenti degli antichi cohanim (sacerdoti) e dei leviti, che potrebbero in futuro servire nel terzo tempio, se fosse costruito.
Gli ebrei vogliono costruire il «terzo tempio» nel punto in cui sono stati costruiti il primo e il secondo tempio, di cui è rimasto solo il Muro del Pianto. Ma gli arabi non possono permettere loro di farlo, poiché oggi il terzo santuario più grande del mondo musulmano: la moschea Al-Aqsa, assieme alla Masjid Qubbat al-Sahra
Molti rabbini (sia antichi che moderni) credono che nulla possa liberare il popolo ebraico dalla responsabilità di costruire il tempio. Le opinioni sono divise solo nei dettagli: gli ebrei dovrebbero costruire il terzo tempio prima della venuta del Mashiach (il Messia atteso dagli ebrei, l’Anticristo per i cristiani), oppure questo Mashiach stesso costruirà il tempio quando verrà sulla terra? I sostenitori di quest’ultimo punto di vista affermano che la costruzione del tempio da parte del Mashiach sarà la prova della sua messianicità.
In ogni caso, a ogni nuovo aggravarsi del conflitto arabo-israeliano, riprendono con rinnovato vigore i colloqui sulle prospettive per la costruzione del terzo tempio. Tutti i tipi di analisti devono formulare ipotesi sul fatto che sia costruito o meno e, in caso affermativo, quando.
Nel 2000, il noto diplomatico sovietico e russo Vjacheslav Matuzov, presidente della Società per l’amicizia e la cooperazione commerciale con i paesi arabi, ha affermato che ai colloqui tra il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, il primo ministro israeliano Ehud Barak e il leader dell’Autorità palestinese Yasser Arafat a Camp David, ad Arafat è stato chiesto di decidere in ultima analisi la questione palestinese nel modo più vantaggioso per i palestinesi. In cambio, ad Arafat era richiesto solo di accettare le seguenti azioni: portare una potente fondazione in cemento armato sotto i santuari musulmani sul Monte del Tempio e sollevarli a una certa altezza da terra. Ciò renderebbe possibile la costruzione del «terzo tempio» senza distruggere la Moschea Al-Aqsa e la Cupola della Roccia. Arafat ha risposto con un rifiuto categorico, al termine del quale è iniziata la cosiddetta “seconda intifada palestinese”.
In quale tempio regnerà l’Anticristo?
È opinione diffusa nel cristianesimo che il restauro del tempio di Gerusalemme sia uno dei segni della venuta dell’Anticristo, poiché è in questo tempio che deve regnare. I sostenitori di questa opinione credono che ciò sia indicato dalle parole dell’apostolo Paolo: «Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà esser rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio» (2 Ts 2:3-4).
Ai colloqui tra il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, il primo ministro israeliano Ehud Barak e il leader dell’Autorità palestinese Yasser Arafat a Camp David, ad Arafat è stato chiesto di decidere in ultima analisi la questione palestinese nel modo più vantaggioso per i palestinesi. In cambio, ad Arafat era richiesto solo di accettare le seguenti azioni: portare una potente fondazione in cemento armato sotto i santuari musulmani sul Monte del Tempio e sollevarli a una certa altezza da terra.
Queste parole implicano il tempio di Gerusalemme o qualcos’altro?
Molti santi Padri credono che il santo apostolo Paolo avesse in mente proprio il tempio di Gerusalemme.
«Nella chiesa di Dio – non la nostra, ma quella antica, quella ebraica» (san Giovanni Damasceno).
«È destinato a sedere nella chiesa di Dio. Quale chiesa? Nel tempio in rovina degli ebrei, piuttosto che in quello in cui ci troviamo ora. Perché diciamo questo? Che nessuno pensi che ci stiamo adulando. Se viene tra gli ebrei sotto il nome di Cristo e vuole che gli ebrei lo adorino, allora, per ingannarli di più, si prenderà cura in modo speciale del tempio, mostrando loro che lui, essendo della dinastia di Davide, vuole ricreare il tempio costruito da Salomone» (san Cirillo di Gerusalemme).
Ma questo non è l’unico punto di vista. Per esempio, il venerabile Efrem il Siro dice che qui si intende la Chiesa di Cristo, cioè la Chiesa ortodossa: «In questo modo apparirà e salirà nel tempio di Dio per sedersi all’interno della Chiesa di Dio. Disprezzerà e rifiuterà tutti i culti (falsi) per affascinare la Chiesa. Questo è il motivo per cui salirà nel tempio stesso di Dio per sedersi e mostrarsi come se fosse Dio. Come dimostrerà di essere un vero Dio? Oltre alla gloria e all’onore di cui sarà rivestito, lo dimostrerà ancora di più attraverso l’inimicizia contro le sette eretiche. Dal momento che non sarà incline a nessuna eresia, quindi, grazie al suo (finto) amore per i figli della Chiesa, farà loro pensare che li ama come veri (figli della Chiesa), e verrà al loro tempio e vi si insedierà, come nel tempio della verità, per mostrare che egli è Dio».
L’Anticristo «è destinato a sedere nella chiesa di Dio. Quale chiesa? Nel tempio in rovina degli ebrei, piuttosto che in quello in cui ci troviamo ora» (san Cirillo di Gerusalemme)
Il beato Agostino generalmente ammetteva che non c’è modo di determinare quale tempio sarà la sede dell’Anticristo: «Ma non si sa in quale tempio di Dio siederà: sulle rovine del tempio che fu costruito dal re Salomone (si veda 1 Re 6:1-38) o in una chiesa. L’apostolo non chiamerebbe tempio di Dio il tempio di qualche idolo o demone».
La maggior parte dei santi Padri ammise che l’Anticristo poteva sedere sia nel tempio di Gerusalemme che nelle chiese cristiane.
«Egli non condurrà all’idolatria, ma sarà un antagonista, rifiuterà tutti gli dei e comanderà a tutti di adorare se stesso invece di Dio. E siederà nel tempio di Dio – non solo a Gerusalemme, ma ovunque nelle chiese» (san Giovanni Crisostomo).
«Non è detto: nel tempio di Gerusalemme vero e proprio, ma semplicemente: nel tempio, in ogni tempio di Dio» (beato Teofilatto di Bulgaria).
Il beato Agostino generalmente ammetteva che non c’è modo di determinare quale tempio sarà la sede dell’Anticristo: «Ma non si sa in quale tempio di Dio siederà: sulle rovine del tempio che fu costruito dal re Salomone (si veda 1 Re 6:1-38) o in una chiesa. L’apostolo non chiamerebbe tempio di Dio il tempio di qualche idolo o demone»
San Teofane il Recluso, riassumendo le opinioni dei santi Padri, scrisse: «Ci sarà da qualche parte il luogo centrale dell’attività dell’Anticristo, e naturalmente ci sarà un certo momento in cui si manifesterà come tale. L’Apostolo si riferisce al tempio principale di quel luogo. In questo tempio siederà come un dio; e poi siederà in tale condizione anche in qualsiasi altro tempio che incontrerà di persona. O, forse, siederà personalmente in una chiesa, mentre in altre attesterà la sua seduta in qualche altro modo».
In considerazione dell’attuale aggravamento del conflitto arabo-israeliano, l’agenzia di stampa greca Vima orthodoxias ha pubblicato sul proprio sito web una citazione del venerabile Paissio del Monte Santo, recentemente canonizzato: «La distruzione della Moschea di Omar a Gerusalemme sarà un segno che l’adempimento delle profezie si avvicina. Sarà distrutta per ricostruire il tempio di Salomone, che si dice sia stato al suo posto. Nel tempio ricostruito, i sionisti alla fine proclameranno l’Anticristo come il Messia. Ho sentito che gli ebrei si stanno già preparando per la ricostruzione del tempio di Salomone».
Queste parole sono confermate dall’intero corso degli sviluppi in Medio Oriente, a partire dalla restaurazione di Israele come stato nel 1948. In effetti, tutto si sta lentamente ma inesorabilmente muovendo verso il fatto che il «terzo tempio» sarà comunque costruito nonostante la resistenza dell’intero mondo musulmano.
Tuttavia, dato che i santi Padri non sono pienamente d’accordo su questo argomento, non si può fare totale affidamento sul punto di vista del monaco Paisios e di altri padri che hanno espresso un’opinione simile, poiché questo può celare un grave pericolo. Consiste nel fatto che mentre aspettiamo la restaurazione del tempio di Gerusalemme e crediamo che senza questo l’Anticristo non verrà sulla terra, questi potrebbe benissimo venire e sedersi in un luogo completamente diverso. In altre parole, possiamo semplicemente «mancare il bersaglio».
Va ricordato che l’apostolo Paolo, che scrisse ai tessalonicesi che l’Anticristo «siederà nel tempio di Dio come Dio», scrisse anche che ogni cristiano è il tempio di Dio
Pertanto, è necessario prestare attenzione non solo al tempio in cui siederà l’Anticristo, ma anche all’intero complesso di profezie associate alla venuta della fine dei tempi. E, cosa più importante, va ricordato che l’apostolo Paolo, che scrisse ai tessalonicesi che l’Anticristo «siederà nel tempio di Dio come Dio», scrisse anche che ogni cristiano è il tempio di Dio: «O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?» (1 Cor 6:19).
E far entrare o meno l’Anticristo in questo tempio dipende solo da ciascuno di noi.
Articolo precedentemente apparso su Ricognizioni.
Geopolitica
Israele colpisce Gaza poche ore dopo l’annuncio da parte di Trump del piano di disarmo di Hamas
Gli attacchi israeliani sono proseguiti su Gaza ore dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato uno «storico accordo» in base al quale Hamas sarebbe stato disarmato e le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si sarebbero ritirate completamente dall’enclave.
Secondo quanto riportato dalla stampa, almeno un palestinese è rimasto ucciso e diversi altri feriti negli attacchi di venerdì.
L’accordo è stato raggiunto giovedì sera, a seguito di colloqui mediati da Egitto, Qatar, Turchia e Stati Uniti sotto l’egida del Board of Peace guidato da Washington. Trump lo ha salutato come un «passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature» e una tappa fondamentale del suo piano in 20 punti per l’enclave. Tuttavia, sia Hamas che funzionari israeliani hanno in seguito sollevato dubbi su disposizioni chiave dell’accordo.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha definito la bozza di accordo «inaccettabile per Israele». Scrivendo su Telegram, ha affermato che le «uccisioni mirate» di «terroristi di Hamas» a Gaza devono continuare, insieme all’«incoraggiamento» dell’«emigrazione» palestinese dall’enclave.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che le forze israeliane «rimarranno nelle zone di sicurezza finché sarà necessario».
Hamas ha ribadito che non ci sarà alcun disarmo finché le forze israeliane rimarranno a Gaza. In una dichiarazione, il gruppo ha affermato che qualsiasi discussione sulla consegna di armi pesanti è subordinata alla cessazione completa delle ostilità, al ritiro totale di Israele, alla ricostruzione, alle garanzie internazionali e ai progressi verso la creazione di uno Stato palestinese.
Secondo l’agenzia AFP, fonti di Hamas hanno affermato che il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG), un organismo tecnocratico palestinese istituito dal Consiglio per la pace, sarebbe diventato l’unica autorità responsabile della gestione e dello stoccaggio delle armi di Hamas. Reuters ha riferito separatamente che Hamas ha ribadito che qualsiasi trasferimento rimane subordinato al ritiro israeliano e a un aumento degli aiuti umanitari in arrivo nell’enclave.
Secondo la tabella di marcia pubblicata, Israele deve completare «senza indugio» gli impegni rimanenti previsti dall’accordo di cessate il fuoco di ottobre, «in particolare la cessazione delle operazioni militari». Hamas e le altre fazioni palestinesi trasferirebbero le funzioni di governo civile e di sicurezza al NCAG. Le armi pesanti e le infrastrutture militari verrebbero successivamente dismesse sotto l’amministrazione del comitato, mentre le forze israeliane si ritirerebbero gradualmente.
Il Consiglio per la Pace è stato istituito nell’ambito del piano di Trump per Gaza, a seguito del cessate il fuoco dello scorso ottobre, con il compito di sovrintendere alla transizione e alla ricostruzione postbellica dell’enclave. Ha il compito di supervisionare la ricostruzione, supportare il trasferimento del governo civile al NCAG (National Command and Action Group) e coordinare il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione.
Secondo le autorità sanitarie di Gaza, almeno 73.340 palestinesi sono stati uccisi e oltre 174.000 feriti da quando Israele ha lanciato la sua campagna militare in risposta al sanguinoso raid di Hamas dell’ottobre 2023.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Jaber Jehad Badwan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Hamas accetterebbe il piano di disarmo di Gaza di Trump
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Trump: gli Stati Uniti possono prendere «tutto ciò che vogliono» dall’Ucraina
Gli Stati Uniti possono prelevare «praticamente tutto ciò che vogliono» dai giacimenti di terre rare dell’Ucraina in base a un accordo sui minerali firmato lo scorso anno, ha affermato il presidente Donald Trump, aggiungendo che i profitti derivanti dall’accordo potrebbero in definitiva superare il totale degli aiuti americani a Kiev dal 2022.
Trump ha rilasciato queste dichiarazioni in un’intervista a Real America’s Voice (RAV) andata in onda venerdì, criticando il suo predecessore Joe Biden per aver «regalato» presumibilmente 300 miliardi di dollari in aiuti militari all’Ucraina senza garantirne il rimborso.
«Avrebbe potuto far pagare l’Europa. Bastava chiedere», ha detto Trump, aggiungendo che sotto la sua amministrazione le nazioni europee ora coprono una parte maggiore dei costi.
Sostieni Renovatio 21
Trump ha affermato che l’Ucraina ha «un terreno molto ricco e fertile in termini di terre rare». Con l’Ucraina «abbiamo un contratto firmato che riguarda le terre rare. Possiamo entrare quando vogliamo e prendere praticamente tutto ciò che vogliamo. È stato un ottimo affare», ha detto.
Il presidente statunitense si riferiva a un accordo sulle terre rare firmato a Washington nell’aprile del 2025, che ha istituito il Fondo di investimento per la ricostruzione USA-Ucraina. L’accordo garantisce a Washington un accesso preferenziale ai nuovi progetti ucraini nel settore minerario, petrolifero e del gas, con particolare attenzione a elementi come litio, titanio, grafite e uranio. L’Ucraina mantiene la proprietà formale delle proprie risorse e riceve il 50% dei profitti derivanti dai nuovi progetti di estrazione.
Trump ha descritto l’accordo come un modo per finanziare gli aiuti militari statunitensi a Kiev. Sebbene abbia affermato che ammontassero a oltre 300 miliardi di dollari, la cifra è ampiamente contestata: l’ispettore generale speciale statunitense per l’Operazione Atlantic Resolve stima infatti un totale di stanziamenti pari a 195 miliardi di dollari.
Sebbene l’accordo sui minerali sia legalmente attivo e operativo, con oltre una dozzina di progetti attualmente in fase di valutazione, rimane ostacolato dai rischi legati al conflitto, dalla nota corruzione in Ucraina, da dati geologici inadeguati e dal rischio di interruzioni di corrente, oltre che da altre carenze infrastrutturali.
L’accordo stesso è stato firmato dopo mesi di negoziati tesi, tra cui uno scontro nello Studio Ovale nel febbraio 2025 tra Trump e Volodymyr Zelens’kyj, durante il quale il presidente degli Stati Uniti ha accusato il leader ucraino di ingratitudine e di «scommettere sulla Terza Guerra Mondiale».
Aiuta Renovatio 21
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato Trump aveva sviluppato una serie di intese commerciali e di investimento incentrate sui minerali di terre rare con i leader degli Stati dell’Asia centrale. Poco prima Trump aveva raggiunto accordi sulle terre rare con l’Australia.
Il ministero del Commercio cinese ha annunciato il 9 ottobre che imporrà controlli sulle esportazioni di tecnologie legate alle terre rare per proteggere la sicurezza e gli interessi nazionali.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 i dati mostravano che i profitti sulla vendita delle terre rare cinesi erano calati. È noto che Pechino sostiene l’estrazione anche illegale delle sostanze anche in Birmania. Secondo alcune testate, tre anni fa vi erano sospetti sul fatto che il Partito Comunista Cinese stesse utilizzando attacchi informatici contro società di terre rare per mantenere la sua influenza nel settore.
Le terre rare sono considerabili come sempre più necessarie nella corsa all’Intelligenza Artificiale.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Sport e Marzialistica2 settimane faIl disonore nella sconfitta: il comportamento indegno ed infantile dell’Argentina dopo la finale persa
-



Nucleare1 settimana faEx generale tedesco: ci stiamo avvicinando a una guerra nucleare che distruggerà la civiltà
-



Pensiero2 settimane faArriva la «scomunica marinata»?
-



Gender7 giorni faMons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero
-



Stragi2 settimane faCorpi torturati ritrovati appesi a un ponte sul Messico
-



Vaccini2 settimane faNeonato muore, la grande farmaceutica interrompe la sperimentazione del vaccino RSV dicendo che non c’è correlazione
-



Spirito1 settimana faIl peccato mortale è peggiore della possessione demoniaca: parla l’esorcista
-



Animali1 settimana faLe orche di Gibilterra affondano una barca dopo averne attaccate altre tre: tra quanto cominceranno ad uccidere?













