Spirito
Arcivescovo riduce allo stato laicale sacerdote per messaggi in cui definiva Francesco e Leone «usurpatori»
L’arcivescovo di San Antonio Gustavo García-Siller ha annunciato oggi che un tribunale canonico ha dichiarato padre John Mary Foster colpevole di scisma, lo ha scomunicato con sentenza tardiva e lo ha dimesso dallo stato clericale. Lo riporta LifeSite.
La decisione del tribunale è stata emessa il 20 aprile, ma resa pubblica solo oggi. L’arcidiocesi ha contemporaneamente proibito a tutti i cattolici di partecipare alle messe o alle attività presso la Missione della Divina Misericordia a Canyon Lake e ha invitato a interrompere ogni sostegno finanziario.
Nella nota datata 14 agosto, García-Siller ha sottolineato che Foster «ha definito pubblicamente papa Francesco e Papa Leone XIV degli “usurpatori”» e che, «pubblicando messaggi presumibilmente ricevuti da Dio, Gesù e dalla Beata Vergine Maria da un membro della Missione della Divina Misericordia, di cui John Mary Foster è il leader de facto, ha ripetutamente e costantemente affermato che Papa Leone XIV “è anch’egli un usurpatore e non un vero papa”».
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L’arcivescovo ha aggiunto che il sacerdote continua a celebrare la Messa omettendo deliberatamente il nome del Papa dalla Preghiera Eucaristica e ha dichiarato che la partecipazione agli eventi della Missione della Divina Misericordia costituisce «un atto formale di disobbedienza».
In una risposta pubblicata sul sito web della Missione della Divina Misericordia, padre Foster ha osservato che, pur avendo motivi canonici per impugnare la decisione, non lo faranno perché «le realtà pratiche dell’attuale Vaticano e della gerarchia, così profondamente infiltrati dal nemico, pesano fortemente contro un eventuale esito positivo del ricorso. Ad esempio, ci rivolgeremmo a Victor Manuel Fernandez del Dicastero per la Dottrina della Fede, che ha una responsabilità significativa in molte delle azioni più problematiche dell’attuale Vaticano, tra cui la stesura della Fiducia Supplicans. E qualsiasi decisione finale spetterebbe a Robert Prevost (Leone), che il Signore ha definito un usurpatore che lavora per minare la Sua Chiesa».
Al centro della vicenda — e messa in evidenza sia dall’arcidiocesi che dalla Missione della Divina Misericordia — vi è una serie di presunte rivelazioni private ricevute da un membro della comunità di Foster, suor Amapola. Questi messaggi, che la Missione della Divina Misericordia ha iniziato a pubblicare nel febbraio 2024 dopo anni di silenzio su richiesta dell’arcivescovo, avvertono esplicitamente che Giorgio Mario Bergoglio occupava illegittimamente la Cattedra di Pietro.
Un primo messaggio, indirizzato ai vescovi, affermava: «Non solo avete permesso al fumo di Satana di infiltrarsi nel Mio Santuario, ma avete anche consentito a un intero esercito di demoni di prendere il vostro posto. E avete permesso all’usurpatore di sedere sulla cattedra del Mio Pietro, colui che sta compiendo il Grande Tradimento che lascerà la Mia Chiesa desolata». Messaggi successivi estesero lo stesso giudizio a Robert Prevost (Leone XIV), con Dio Padre che dichiarò il 2 settembre 2025: «Colui che siede sul trono di Pietro non è Mio».
La comunità ha espresso un sentimento simile nel comunicato odierno in risposta alla scomunica: «La Missione della Divina Misericordia è cattolica e afferma tutto ciò che è presente nella fede cattolica, compreso il ruolo che Gesù ha affidato a San Pietro e ai suoi legittimi successori. Non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare la Chiesa cattolica. Lungi dal rifiutare la Chiesa, stiamo facendo tutto il possibile per difenderla, anche mettendo a rischio il nostro intero ministero».
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La risposta della Missione della Divina Misericordia, pubblicata anch’essa oggi con il titolo «Ascoltare Dio – Riguardo alla sentenza di “scomunica” e “laicizzazione”», ha sottolineato che i messaggi identificano entrambi gli uomini come «usurpatori o falsi papi» e che «alcuni studiosi cattolici si sono spinti oltre. Considerando tutte le eresie, i problemi dottrinali e il profondo danno arrecato alla Chiesa da Francesco e Leone, alcuni sostengono che sia più facile conciliare gli insegnamenti cattolici sull’infallibilità e l’indefettibilità con l’idea che questi uomini siano usurpatori e antipapi piuttosto che veri papi».
I cattolici di San Antonio si trovano inoltre di fronte a un dilemma, poiché la comunità della Missione della Divina Misericordia presenta un rito Novus Ordo estremamente riverente in una diocesi circondata da abusi liturgici.
Va detto inoltre che l’arcivescovo Garcia-Siller, che ha emesso il decreto, è stato oggetto di numerose controversie contro la fede, tra cui l’aver impartito la Santa Comunione al presidente pro-aborto Joe Biden durante una messa per le famiglie delle vittime della sparatoria nella scuola di Uvalde, evitando però di interferire con il governatore pro-vita del Texas, Greg Abbott.
Monsignor Garcia-Siller è altresì noto per impedire ai fedeli l’accesso alle lettere di esenzione religiosa per i parrocchiani che avevano obiezioni di coscienza a sottoporsi ai vaccini ottenuti con l’aborto.
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Il paradiso è un dono, mai un diritto
III. La creazione dell’uomo e l’ordine soprannaturale della grazia
23. Credo che Dio abbia creato l’uomo a sua immagine, dotandolo di un’anima spirituale e immortale, capace di conoscere la verità, di amare il bene conosciuto attraverso la ragione naturale e di rivolgersi liberamente al suo Creatore. L’uomo non è quindi il prodotto necessario di una cieca evoluzione, né il mero risultato di forze materiali; proviene da Dio come sua causa creatrice, dipende da Dio che lo sostiene nell’esistenza ed è destinato a Dio come fine ultimo. 24. Io affermo che Dio non ha destinato l’uomo alla sola perfezione naturale, ma lo ha chiamato liberamente a un fine soprannaturale che trascende completamente i poteri e i diritti della natura creata: la visione beatifica, attraverso la quale l’anima vedrà Dio faccia a faccia e parteciperà alla vita intima della Santissima Trinità. Che l’uomo sia chiamato a diventare figlio di Dio, partecipe della natura divina ed erede del Cielo, non è il necessario compimento della sua natura, ma un puro effetto della generosità divina.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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Spirito
Mons. Schneider: la FSSPX ha dovuto scegliere tra Roma e «l’integrità della fede»
Il vescovo ausiliare di Astana, monsignor Athanasius Schneider, ha rottoil silenzio riguardo le ordinazioni episcopali della Fraternità San Pio X (FSSPX) ad Écône lo scorso 1 luglio. Le dichiarazioni di monsignor Schneider sono state pubblicate in un lungo e denso testo a firma del prelato apparso nel sito della vaticanista Diane Montagna. Sua Eccellenza aveva chiesto espressamente e più volte Leone XIV affinché concedesse alla FSSPX il mandato apostolico indispensabile per ordinare nuovi vescovi ed evitare così una nuova rottura. Nel suo appello del 24 febbraio domandava esplicitamente al Pontefice di agire come «costruttore di ponti» e mise in guardia dal rischio di provocare «una nuova divisione veramente inutile e dolorosa all’interno della Chiesa». Solo due mesi fa, sempre in un testo pubblicato dalla Montagna, monsignore aveva detto che le generazioni future rimpiangeranno le scomuniche della Fraternità. Nei mesi precedenti, sempre esortando a sostenere la FSSPX, aveva affermato che la scomunica della Fraternità sarebbe stata invalida.
Il dilemma tra preservare l’ integrità inequivocabile della fede cattolica ed essere canonicamente riconosciuti dal Papa
È utile ricordare un caso storico in cui un grande santo si trovò di fronte al seguente dilemma: la scelta tra preservare l’integrità inequivocabile della fede cattolica ed essere canonicamente riconosciuto dal papa. Quel santo era il padre della Chiesa del IV secolo, Sant’Atanasio di Alessandria. Nel 357, papa Liberio, dopo aver firmato una formula di fede ambigua (che ometteva il termine dottrinale cruciale «consustanziale»), ordinò a Sant’Atanasio di entrare in comunione con i vescovi ariani e semi-ariani, vescovi con i quali lo stesso papa, sotto la pressione dell’Imperatore, era purtroppo entrato in comunione.
Sant’Atanasio si rifiutò di obbedire al papa, il quale, secondo la testimonianza di Sant’Ilario di Poitiers e altre fonti storiche, lo scomunicò, accusandolo di turbare la pace della Chiesa. Nonostante la scomunica, Sant’Atanasio continuò a governare la sua diocesi ad Alessandria e mostrò persino comprensione per la deplorevole condotta di papa Liberio. Tuttavia, papa San Damaso, successore di papa Liberio, ringraziò Sant’Atanasio e si consultò con lui sulle questioni relative ai vescovi orientali. Papa Liberio fu il primo papa a non essere canonizzato, mentre Atanasio non solo fu canonizzato, ma anche dichiarato Dottore della Chiesa.
Oggi Sant’Atanasio sarebbe considerato uno scismatico secondo la definizione di «scisma» contenuta nell’attuale Codice di Diritto Canonico, poiché si rifiutò di entrare in comunione con i membri della Chiesa (vescovi eretici e semi-eretici) che erano canonicamente riconosciuti e quindi soggetti al papa.
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Le consacrazioni episcopali celebrate a Écône dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) il 1° luglio 2026 rappresentano un esempio di questo raro dilemma: dover scegliere tra preservare l’integrità inequivocabile della fede cattolica così come è stata insegnata dal Magistero nel corso dei secoli, o essere canonicamente riconosciuti dal papa. Questo dilemma è evidente nelle condizioni poste per il riconoscimento canonico della FSSPX da parte del papa: essa deve accettare alcune ambiguità dottrinali recentemente introdotte (come si evince da alcuni insegnamenti non definitivi del Concilio Vaticano II e da alcune affermazioni e atti del Magistero post-conciliare), e accettare non solo la validità ma anche la correttezza (legittimità) del rito della Nuova Messa, nonostante la sua vaghezza dottrinale e rituale, che segna una netta rottura con il rito romano tradizionale.
Nell’affrontare questa complessa questione, è essenziale mantenere una prospettiva equilibrata, chiarire la terminologia e tenere sempre presente il vero e ultimo fine della Chiesa e la sua grande tradizione; una tradizione che affonda le sue radici ben oltre i secoli e i decenni recenti. In tal senso, occorre anche considerare situazioni analoghe tratte dalle principali crisi della storia della Chiesa.
Nel corso dei secoli, all’interno della Chiesa si sono manifestate due tendenze malsane che hanno portato a una visione ristretta della realtà: la tendenza a considerare l’aspetto giuridico quasi assoluto, ovvero il legalismo; e la tendenza ad assolutizzare la persona del papa e l’obbedienza a lui, ovvero il papalismo. Il legalismo, ossia la rigida adesione alla lettera della legge, e il papalismo, ossia l’obbedienza indifferenziata e quasi assoluta al papa, sono giunti a prevalere sulla necessità di chiarezza nella fede e nella liturgia.
Eppure, durante ogni grande crisi dottrinale nella storia della Chiesa, la regola ferrea è stata quella di evitare qualsiasi ambiguità dottrinale, come nel caso di papa Onorio I, le cui lettere dottrinalmente ambigue, emanate nell’ambito del suo Magistero ordinario, furono fermamente condannate dai papi successivi e da tre Concili Ecumenici, nonostante i tentativi del suo secondo successore, papa Giovanni IV, di una sorta di ermeneutica della continuità.
Ai giorni nostri, all’interno della Chiesa si afferma diffusamente che non possa sorgere alcun conflitto di coscienza tra l’obbedienza al papa e la preservazione della purezza inequivocabile della fede. Ciò significa, in definitiva, che l’obbedienza al papa è considerata talmente importante da ritenere preferibile accettare ambiguità in materia di fede e riti liturgici piuttosto che agire contro un comando papale, anche se tale comando è solo umano e può essere imperfetto. Inoltre, si è affermata anche una concezione ristretta di comunione, sia con il papa che con la Chiesa.
L’obbedienza al papa è vista come indistinguibile dalla comunione con la Chiesa. Questo rischia di elevare l’obbedienza al papa allo stesso livello dell’obbedienza alla rivelazione divina di Dio.
Occorre inoltre distinguere tra diritto positivo – ovvero le leggi disciplinari emanate dall’autorità umana della Chiesa – e diritto divino, ossia le verità di fede rivelate da Dio. Nessuno può contraddire il diritto divino e rimanere cattolico. Tuttavia, in circostanze davvero straordinarie e rare, un cattolico può essere chiamato in coscienza ad agire contro il diritto positivo, proprio per rimanere fedele senza compromessi al diritto divino.
I concetti stessi di «scisma» e «sottomissione» non sono ancora stati pienamente chiariti nella loro applicazione concreta e pratica. Il Codice di Diritto Canonico (Canone 751) definisce lo scisma come «il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti». Di fatto, nella storia recente della Chiesa è emersa un’interpretazione molto ristretta di «scisma» e «sottomissione», in cui la disobbedienza materiale al papa – a prescindere dall’intenzione – è praticamente equiparata allo scisma formale.
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Occorre inoltre tenere presente lo stato di scisma formale, che significa il rifiuto, in linea di principio, dell’autorità papale attraverso l’istituzione di una gerarchia separata – come accadde con la Chiesa greco-ortodossa nel 1054, e in seguito con i numerosi e vari gruppi sedevacantisti fino ai giorni nostri. Tuttavia, non si può parlare di stato di scisma formale finché persiste la fede soprannaturale nel dogma del primato e dell’infallibilità papale, insieme al desiderio di vivere in concreta sottomissione all’autorità papale – anche se, a causa di una crisi straordinaria nella Chiesa, ciò non può al momento realizzarsi pienamente.
Una tale crisi straordinaria nella Chiesa può comportare un temporaneo offuscamento o una sospensione del compito principale del ministero papale, ovvero difendere e proclamare, in modo inequivocabile, l’integrità della fede e della liturgia cattolica.
Lo stesso vale per il concetto di essere «in comunione» con il papa. Per un periodo molto lungo, le ordinazioni episcopali furono effettuate senza il coinvolgimento diretto del papa, e le singole Chiese e i singoli vescovi esprimevano la loro comunione con lui in vari modi. Solo più tardi nella storia della Chiesa i papi richiesero che ogni ordinazione episcopale avvenisse con un mandato papale. Eppure, anche dopo questo sviluppo, il diritto canonico non considerava le ordinazioni episcopali illecite – cioè quelle compiute contro la volontà del papa – come offese all’unità della Chiesa, come atti intrinsecamente scismatici o come intrinsecamente malvagi. Ancora oggi, l’attuale Codice di Diritto Canonico elenca le ordinazioni episcopali illecite tra le offese riguardanti la celebrazione dei sacramenti o le classifica come atti di usurpazione d’ufficio.
In realtà, la norma che richiede un mandato papale per le consacrazioni episcopali è una questione di diritto positivo, non di diritto divino. Altrimenti, questa norma sarebbe stata osservata per tutta la storia della Chiesa, sempre, ovunque e da tutti, senza eccezioni. Naturalmente, un mandato papale per le consacrazioni episcopali è ordinariamente necessario ed è stato saggiamente istituito per garantire al meglio la sottomissione gerarchica dell’episcopato al papa.
La natura straordinaria dell’attuale crisi nella Chiesa si rivela, nel caso presente, nel fatto che una comunità la cui caratteristica essenziale è il desiderio di essere fedele al papa — e la Fraternità Sacerdotale San Pio X si considera tale — si trova di fronte a una tragica scelta: obbedire al papa, ed essere così costretta ad accettare aspetti incerti e poco chiari della dottrina e della liturgia, oppure disobbedire al papa in una questione di grave importanza, come la consacrazione dei vescovi, con l’unico intento di preservare i mezzi per trasmettere la fede e la liturgia nella loro piena integrità — come servizio alle anime, e quindi a tutta la Chiesa, papato compreso.
Non bisogna però sottovalutare la portata della crisi attuale della Chiesa, ma piuttosto esaminarla con onestà, risalendo alle sue radici. Queste radici affondano in alcune affermazioni dottrinali vaghe e ambigue del Concilio Vaticano II che, negli ultimi sessant’anni, hanno seminato confusione, come il relativismo dottrinale derivante dall’insegnamento e dalla pratica dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, che hanno contribuito a minare l’unicità di Gesù Cristo e della Sua Chiesa come unica via di salvezza. Inoltre, alcune lacune dottrinali e rituali della riforma liturgica, con le sue tendenze protestantizzanti, hanno oscurato la natura sacrificale centrale della Messa e la sua focalizzazione cristocentrica.
San Giovanni Enrico Newman fece la seguente notevole e opportuna osservazione : «i vescovi, quando non insegnano formalmente [ex cathedra], possono errare, come abbiamo constatato che errarono nel IV secolo. Papa Liberio poteva firmare una formula eusebiana [ariana] a Sirmio, e la messa dei vescovi ad Ariminum [Rimini] o altrove, eppure potevano, nonostante questo errore, essere infallibili nelle loro decisioni ex cathedra ” (Arians of the Fourth Century, Londra 1876, p. 464). Ciò che il vescovo di Ratisbona Mons. Rudolf Graber, più di cinquant’anni fa, descrive in modo ancora più preciso la situazione attuale della Chiesa: «Ciò che accadde più di 1600 anni fa si ripete oggi, ma con due o tre differenze: Alessandria è oggi l’intera Chiesa universale, la cui stabilità è scossa, e ciò che allora fu intrapreso con la forza fisica e la crudeltà viene ora trasferito a un livello diverso. L’esilio è sostituito dal bando nel silenzio dell’indifferenza, l’uccisione dall’assassinio della reputazione» (Athanasius and the Church of Our Time, Edimburgo 1974, p. 23; originale: Athanasius und die Kirche unserer Zeit, Abensberg 1973).
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La Fraternità Sacerdotale San Pio X è praticamente l’unica comunità nella Chiesa odierna che richiama apertamente l’attenzione sulle evidenti ambiguità dottrinali presenti in alcune dichiarazioni conciliari e nel rito della Nuova Messa, chiedendone un chiarimento inequivocabile e, se necessario, anche una modifica, in conformità con il costante Magistero della Chiesa.
L’«ermeneutica della continuità» o della «riforma in continuità» – un approccio di per sé valido e utile – può però trasformarsi in una sorta di «camicia di forza», che si limita a coprire, superficialmente, le ferite causate dalle ambiguità e dalle confusioni dottrinali e liturgiche. Di fatto, la Santa Sede richiede una forma di ragionamento circolare: che tutto sia in ordine, a patto di compiere sforzi intellettuali sufficientemente rigorosi.
In realtà, con la sua instancabile insistenza sulla chiarezza nella dottrina e nella liturgia, la Fraternità Sacerdotale San Pio X rende un grande servizio a tutta la Chiesa, un servizio di valore storico. Se la Santa Sede prendesse sul serio questa posizione della Fraternità e, inoltre, riconoscesse le ambiguità oggettive presenti in alcune affermazioni del Concilio Vaticano II e nel rito della Nuova Messa, segnerebbe l’inizio della fine per il progetto modernista all’interno della Chiesa, che in realtà ha avuto inizio più di cento anni fa.
L’attuale crisi tra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X può essere illustrata anche dalla seguente parabola: scoppia un incendio in una grande casa. Il capo dei vigili del fuoco autorizza l’uso solo dei nuovi metodi antincendio, sebbene questi si siano dimostrati meno efficaci dei vecchi metodi e strumenti collaudati. Un gruppo di vigili del fuoco disobbedisce a quest’ordine, continua a usare i metodi collaudati e addirittura recluta nuovi membri – nonostante il divieto del capo dei vigili del fuoco – e, di fatto, l’incendio viene circoscritto in molti punti. Eppure questi vigili del fuoco vengono etichettati come disobbedienti e scismatici e puniti per questo.
Per estendere ulteriormente la parabola: il capo dei vigili del fuoco ora ammette solo quei pompieri che riconoscono i nuovi metodi e obbediscono ai nuovi regolamenti della caserma. Ma data l’enorme portata dell’incendio, la disperata lotta per contenerlo e l’insufficienza dei metodi ufficiali, altri soccorritori intervengono con altruismo – nonostante il divieto del capo dei vigili del fuoco – apportando competenza, conoscenza e buone intenzioni, e alla fine contribuendo a salvare proprio la casa che il capo dei vigili del fuoco stava cercando di proteggere.
Col tempo, le circostanze storiche cambiano ed emerge un nuovo capo dei vigili del fuoco, che riconosce gli effetti negativi dei nuovi metodi antincendio. Non solo concede il permesso di utilizzare nuovamente i vecchi metodi collaudati, ma ne diventa egli stesso un fervente sostenitore. Riconosce inoltre il contributo di quei vigili del fuoco che un tempo erano stati incompresi, duramente puniti, trattati come emarginati ed espulsi come ribelli, e li riaccoglie tra le sue fila. Alla fine, una volta superato quel grande sconvolgimento, ciò che un tempo era stato condannato come disobbedienza e ribellione si rivela essere stato un atto di altruismo e dedizione.
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La storia un giorno rivelerà se le seguenti parole di Sant’Agostino si applicano alla situazione attuale della Fraternità Sacerdotale San Pio X:
«Spesso la divina provvidenza permette che anche uomini buoni vengano allontanati dalla congregazione di Cristo dalle tumultuose sedizioni di uomini carnali. Quando, per amore della pace della Chiesa, sopportano pazientemente quell’insulto o quell’offesa, e non tentano novità in fatto di eresia o scisma, insegneranno agli uomini come Dio debba essere servito con una vera disposizione e con grande e sincera carità. L’intenzione di tali uomini è di tornare quando il tumulto si sarà placato. Ma se ciò non è permesso perché la tempesta continua o perché il loro ritorno potrebbe scatenarne una ancora più violenta, essi rimangono fermi nel loro proposito di vegliare sul bene anche di coloro che sono responsabili dei tumulti e dei disordini che li hanno cacciati. Non formano conventicoli separati, ma difendono fino alla morte e sostengono con la loro testimonianza la fede che sanno essere predicata nella Chiesa cattolica. Questi il Padre che vede nel segreto incorona nel segreto. Sembra che questo sia un tipo raro di cristiano, ma gli esempi non mancano. Così la divina provvidenza si serve di ogni genere di uomini come esempi per la sorveglianza delle anime e per l’edificazione del suo popolo spirituale» (De vera religione, 6,11).
Ciò che Sant’Atanasio scrisse ai suoi confratelli vescovi in tutto il mondo, nel mezzo di una straordinaria crisi di fede, è applicabile anche al nostro tempo:
«I canoni e i decreti della Chiesa non furono dati ai giorni nostri, ma furono rettamente e fedelmente trasmessi a noi dai nostri antenati. Né la fede ebbe inizio in questo tempo, ma ci è giunta dal Signore per mezzo dei suoi discepoli. Affinché dunque le ordinanze che sono state conservate nelle Chiese fin dai tempi antichi non vadano perdute ai nostri giorni, e la custodia che ci è stata affidata sia richiesta dalle nostre mani, risvegliatevi, fratelli, come amministratori dei misteri di Dio, vedendoli ora sottratti dagli stranieri». (Ep. encyclica, 1)
Dio, nella Sua Provvidenza, scrive dritto anche su linee che, da una prospettiva puramente legale, appaiono storte. Possa Egli far sì che questo giorno giunga presto. Gioiamo in mezzo alla tribolazione e diciamo: Credo nell’invincibilità della Chiesa e del oapato, e credo che la Santa Sede un giorno risplenderà di nuovo come Cattedra di verità davanti al mondo intero.
Mons. Athanasius Schneider
Vescovo
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Belgio, i vescovi favorevoli ai preti sposati
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Riguardo al celibato sacerdotale
Alla luce della confusione generata dai vescovi belgi e da altri, è necessario chiarire la pratica tradizionale del celibato sacerdotale nella Chiesa cattolica. Ecco l’introduzione a un articolo di padre Frédéric Weil , pubblicato su La Porte Latine il 20 febbraio 2020, che può essere letto integralmente con profitto. Questo estratto fornisce già utili chiarimenti e ribadisce alcune verità. «Fin dalle origini e per tutta la sua storia, la Chiesa ha dovuto affrontare continui attacchi contro la pratica del celibato sacerdotale. Tuttavia, le autorità romane non hanno mai dato ascolto alle lamentele e hanno mostrato grande vigore nell’applicazione di questa disciplina». «Ma dal Concilio Vaticano II sono state introdotte delle eccezioni alla legge, eccezioni che non si erano mai verificate prima nell’Occidente latino. Bisogna riaffermare, contro gli oppositori, che questa legge sulla continenza è, con ogni probabilità, di origine apostolica». «Ne sono una prova i lavori del gesuita Cochini del 1990 e del cardinale Stickler, pubblicati nel 1993. È proprio su questi ultimi che ci baseremo ampiamente in questo articolo, riassumendoli per illustrare la prassi della Chiesa in materia». «Per evitare la comune confusione su questo argomento, è essenziale distinguere tra due concetti: continenza e celibato. Infatti, la disciplina ecclesiastica riguarda principalmente la continenza del clero, ovvero l’astinenza totale e perpetua, fin dal momento dell’ordinazione , da ogni rapporto carnale con la moglie. Per questo motivo, a volte i vedovi vengono ammessi al sacerdozio, anche se hanno avuto figli in precedenza. Si può persino affermare che la Chiesa ha sempre ammesso gli uomini sposati, purché si separino dalle mogli di comune accordo». «Tuttavia, casi del genere sono diventati sempre più rari nel corso dei secoli. La Chiesa, persino alla vigilia del Concilio Vaticano II, concedeva tale permesso su decisione della Santa Sede, ma solo se anche la moglie entrava nella vita religiosa e se i figli non dipendevano più da lei. Questo fu il caso, in particolare, di padre d’Elbée, autore di Credere nell’amore, la cui moglie entrò nell’ordine carmelitano». «Il celibato sembra dunque essere il mezzo più adatto per raggiungere questa continenza, ma non è ciò che si ricerca in primo luogo. L’espressione “celibato sacerdotale” è alquanto fuorviante. Sarebbe più preciso parlare di continenza del clero, poiché riguarda anche suddiaconi e diaconi». L’abate Weil aggiunge che «se ora a Roma si parla apertamente di ordinare viri probati (“uomini che si sono dimostrati virtuosi”), per richiamarsi all’antica disciplina, si finge di dimenticare che questi uomini erano tenuti alla perfetta continenza». Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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