Spirito
Leone vuole santificare Bergoglio?
Papa Leone XIV ha appena affermato che il predecessore papa Francesco è «nato al cielo».
L’affermazione si trova in un post dell’account ufficiale X del pontefice di qualche giorno fa.
Nel primo anniversario della nascita al cielo del nostro caro #PapaFrancesco, le sue parole e i suoi gesti rimangono impressi nei nostri cuori. Raccogliamo la sua eredità proclamando sempre la gioia del Vangelo, annunciando la misericordia di Dio e promuovendo la fratellanza tra…
— Papa Leone XIV (@Pontifex_it) April 21, 2026
«Nel primo anniversario della nascita al cielo del nostro caro #PapaFrancesco, le sue parole e i suoi gesti rimangono impressi nei nostri cuori. Raccogliamo la sua eredità proclamando sempre la gioia del Vangelo, annunciando la misericordia di Dio e promuovendo la fratellanza tra tutti gli uomini e le donne».
Il messaggio non dice «che riposi in pace». Non dice, come si fa di abitudine, «preghiamo per la sua anima». A molti è parsa una dichiarazione di santità, senza canonizzazione, senza causa, senza il processo secolare che la Chiesa ha sempre richiesto.
La Chiesa cattolica non si era mai espressa riguardo a un pontefice defunto. La tradizione impone la preghiera per i defunti, non la presunzione di santità senza una formale canonizzazione.
Alcuni sostengono che si tratti di una dichiarazione informale di processo di canonizzazione, sull’onda del «Santo Subito» che si udiva anche nel 2005 quando morì papa Wojtyla.
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L’idea di Bergoglio in paradiso non è limitata ai post multilungua sui social del pontefice regnante.
Repubblica riporta le parole di da suor Geneviève Jeanningros, una religiosa francese delle Piccole Sorelle di Gesù e amica di lunga data di papa Francesco, a margine di una messa celebrata a Torvaianica questo mese. «Papa Francesco è in paradiso accanto a Gesù», dice a margine della messa di lunedì sera a Torvaianica, «ed è qui che veglia su di noi».
Il concetto è stato specificato in un messaggio letto nella parrocchia di Torvaianica da cui proveniva il manipolo di transessuali che più volte ha pranzato con Bergoglio, bissando poi anche col Leone.
Secondo quanto riportato, nel 2020 i transessuali si rivolsero al parroco di Torvaianica, don Andrea Conocchia. Bergoglio, informato della situazione, intervenne tramite l’elemosiniere pontificio (il noto cardinale Krajewski) inviando aiuti economici, farmaci e generi alimentari. Il papa gesuita non si limitò agli aiuti materiali, iniziando a ricevere ripetutamente il gruppo in Vaticano durante le udienze del mercoledì, offrendo loro pranzi finiti sulla stampa mondiale.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Spirito
Le riforme liturgiche post-Vaticano II hanno trasformato le messe in una «parodia»: parla il cardinale Rouco Varela
Il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, ha dichiarato questa settimana in un’intervista che i dilaganti abusi liturgici successivi al Concilio Vaticano II hanno trasformato il Santo Sacrificio della Messa in una «parodia». Lo riporta LifeSite.
Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnuolo El Debate e pubblicata il 21 luglio, in cui discuteva della sacra liturgia e del suo recente appello per il ripristino del Summorum Pontificum, il prelato ottantanovenne ha sottolineato come l’attuazione delle «riforme liturgiche» del Concilio abbia portato a diffusi abusi.
Il cardinale Rouco Varela ha inoltre evidenziato che la «parodia» ha raggiunto un «livello così profondo» da ledere «la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità».
«Con il Concilio Vaticano II è stata attuata una riforma liturgica che, in molti e diffusi casi, si è trasformata in una parodia della liturgia», ha dichiarato al giornale.
«E, naturalmente, quando la parodia raggiunge un livello così profondo da intaccare la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità – di fronte all’indisciplina quasi anarchica della liturgia in molti casi e in molte parti della Chiesa durante gli anni Settanta – ha indotto gruppi di fedeli a tornare ancora una volta alla tradizione che precedeva la riforma del Concilio Vaticano II», ha aggiunto.
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Il porporato iberico ha espresso la convinzione che gli abusi liturgici seminino divisione tra i fedeli, e che alcuni reagiscano passando all’«altro estremo» ed «esagerando» la soluzione al problema, forse riferendosi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e ai sedevacantisti.
Il prelato ha poi ricordato diversi esempi di abusi della Messa e della Santa Eucaristia avvenuti negli anni Settanta dopo le riforme post-conciliari, sottolineando come tali abusi abbiano ridotto il Santo Sacrificio della Messa a un «gioco tra amici».
«Si assisteva a ogni sorta di comportamento, e, quel che era peggio, nelle case di formazione – per religiosi e religiose, nei seminari… Celebrare l’Eucaristia in salotto a un tavolino basso», ha detto Rouco Varela. «Seduti o accovacciati, prendendo il vino dal frigorifero, pane di chissà cosa, e poi ognuno diceva quello che gli veniva in mente… Quasi l’unica cosa che poteva essere ricondotta a una verità teologica erano le parole della consacrazione».
«In altre parole, siamo passati dalla celebrazione dell’Eucaristia istituita dal Signore – il sacramento della sua presenza sacrificale e sacrificata sulla croce che nutre le nostre anime; la sua carne e il suo sangue; la presenza del Divino in mezzo alla nostra vita e alla nostra storia – a una sorta di gioco tra amici, niente di più. C’è un abisso tra le due cose», ha aggiunto.
Non è chiaro come il cardinale, comprendendo l’estrema gravità della situazione con il sacrilegio eretto a rito, possa definire «estreme» le posizioni di coloro che non vi si sottomettono.
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Immagine di Barcex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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