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Mons. Viganò sullo scontro tra Trump e Leone

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Renovatio 21 pubblica questo testo dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

È comprensibile che molti Cattolici si sentano offesi e scandalizzati dalle esternazioni del Presidente degli Stati Uniti nei riguardi di Leone (1) , anche se non si può certo dire che Jorge Bergoglio durante il suo «regno» abbia risparmiato attacchi e provocazioni nei confronti di Donald Trump. L’intervento di quest’ultimo è inoltre contestuale alle dichiarazioni orchestrate contro di lui nel programma di propaganda 60 Minutes della CBS (2) , da parte di tre corrottissimi cardinali: Cupich, McElroy e Tobin; tre porporati notoriamente ultra-bergogliani e ultra-progressisti, appartenenti alla filiera dell’abusatore seriale Theodore McCarrick, legati a doppio filo con la Sinistra radicale woke, grandi elettori di Robert Prevost e suoi più stretti collaboratori. 

 

Interpellato dai giornalisti sul post di Donald Trump, Leone ha risposto: «Non ho paura dell’amministrazione Trump né di proclamare con forza il messaggio del Vangelo, che è ciò che credo di essere chiamato a fare, ciò che la Chiesa è chiamata a fare» (3) . Queste parole, apparentemente incontestabili sulla bocca di Prevost, possono però cambiare nettamente di significato, a seconda di come le si interpreta. Esse possono voler dire semplicemente: «Non ho paura del potere civile», a indicare la superiorità dell’autorità spirituale della Chiesa Cattolica su ogni autorità terrena; oppure, in senso diametralmente opposto: «Non ho paura di questa amministrazione», mentre in altri casi egli considera che sia legittimo avere paura e astenersi dal «proclamare con forza il messaggio del Vangelo».

 

E subito ci vengono in mente tutte quelle volte che abbiamo visto il Vaticano «temere» altre amministrazioni, tanto a Washington — specialmente quando le interferenze di Hillary Clinton e di John Podesta giungevano a far bloccare in Vaticano le transazioni bancarie del circuito SWIFT — quanto a Pechino, dove la Santa Sede si è ufficialmente impegnata con la dittatura comunista, mediante un Accordo segreto, a non «proclamare con forza il messaggio del Vangelo», ratificando a piè di lista le nomine episcopali dell’Associazione Patriottica cinese, senza che questo — a differenza delle Consacrazioni di Ecône — sia ritenuto un atto scismatico. 

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In numerosi altri casi, Prevost e Bergoglio prima di lui, hanno pensato bene di tacere di propria iniziativa, forse perché la loro acquiescenza — quando non addirittura un’entusiastica cooperazione — era ciò che il Potere si attendeva dalla Chiesa conciliare e sinodale. Infatti, non appena proprio l’Amministrazione Trump ha interrotto il fiume di denaro che l’USAID versava alla USCCB e ai vari organismi della Chiesa Cattolica americana per favorire l’immigrazione, è iniziata la guerra aperta di tutti quei cardinali e vescovi che Clinton, Obama e Biden avevano sino a quel momento coperto di soldi.

 

In quegli anni di vacche grasse, Bergoglio e l’intero Episcopato americano si guardavano bene dal rompere l’idillio con la Casa Bianca — grazie anche ai buoni uffici dell’allora cardinale McCarrick — e poco importava delle politiche abortiste, LGBTQ+ e gender promosse dai Democratici «cattolici». La sola idea di poter scomunicare i politici «pro-choice» era considerata un’intollerabile ingerenza della Gerarchia che essa stessa ha ben chiarito di non aver alcuna intenzione di adottare.

 

Ecco allora come una frase, estrapolata dal contesto – «Non ho paura dell’amministrazione Trump né di proclamare con forza il messaggio del Vangelo» – possa risultare condivisibile; ma che, letta in un quadro più ampio e coerente, lascia interdetti, perché sconfessa le parole che Leone ha pronunciato in quella stessa circostanza: «Non siamo politici. […] Non credo che il messaggio del Vangelo debba essere strumentalizzato, come alcuni stanno facendo».

 

E se vi è indubbiamente chi strumentalizza «il messaggio del Vangelo» con deliri pseudo-messianici tipici dei telepredicatori d’Oltreoceano, di sicuro vi è Oltretevere chi non esita a strumentalizzare quello stesso Vangelo per dare parvenza di legittimità e moralità al piano di sostituzione etnica e di islamizzazione dell’Occidente pervicacemente portato avanti dall’élite globalista con l’Agenda 2030. Un’Agenda che a Trump non piace per nulla; mentre la Santa Sede, Leone, la USCCB e tutte le charities pseudocattoliche l’hanno eretta a nuovo totem globalista del proprio programma sinodale.

 

Non dimentichiamo la ratifica dottrinale che Bergoglio ha dato alla farsa pandemica e alla vaccinazione di massa, così come alla frode climatica e agli obiettivi sostenibili con la pseudo-enciclica Laudato si’, e la benedizione che Prevost ha impartito a un blocco di ghiaccio fatto appositamente arrivare dall’Antartide, durante una imbarazzante cerimonia a Castel Gandolfo. 

 

Nonostante insista nel dichiarare di non essere un politico, Leone non ha avuto alcuna remora nel ricevere in udienza privata lo scorso 9 Aprile David Axelrod, il principale stratega di Barack Obama e suo ex consigliere senior alla Casa Bianca. Una domanda è più che legittima: Axelrod è forse venuto in Vaticano per dettare a Leone una precisa strategia politica, come già avvenuto con le ingerenze di Hillary Clinton e John Podesta per spingere Benedetto XVI alla Rinuncia e favorire l’elezione di Bergoglio?

 

Il paradosso è reso manifesto dallo stesso Trump: «Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!» Il che è assolutamente vero, più di quanto il Presidente Trump possa immaginare…

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Se l’Amministrazione Dem ha più volte indebitamente interferito nel governo della Chiesa di Roma, non si può dire siano mancati anche interventi intempestivi del Vaticano nei riguardi di Washington. E se non stupivano le invettive del Gesuita di Buenos Aires contro Trump definito «non cristiano» perché dichiarava di voler rimpatriare le orde di clandestini, di certo hanno lasciato sconcertati le uscite dell’Agostiniano di Chicago a proposito dell’immigrazione, e più recentemente anche sulla guerra: «Dio non benedice alcun conflitto. Chi è discepolo di Cristo, Principe della Pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia bombe» (4) , ha detto Leone.

 

Certo, egli avrebbe potuto circostanziare, come fece Benedetto XVI: «Date le nuove armi che rendono possibile una distruzione che va ben oltre i gruppi di combattenti, oggi dobbiamo chiederci se sia ancora lecito ammettere l’esistenza stessa di una guerra giusta» (5) . O, ancor meglio, Leone avrebbe potuto ricordare le parole di Pio XII: «Un popolo minacciato o già vittima di una ingiusta aggressione, se vuole pensare ad agire cristianamente non può rimanere in una indifferenza passiva; tanto più la solidarietà della famiglia dei popoli interdice agli altri di comportarsi come semplici spettatori in un atteggiamento d’impassibile neutralità» (6). 

 

Ma Prevost — ed è qui che sta il vero problema — non parla con la voce della Chiesa: le sue parole di condanna per qualsiasi guerra finiscono con il legittimare anche le guerre ingiuste, privando l’aggredito del diritto di difendersi dal momento che anche la guerra di difesa sarebbe ingiusta. Questo errore è simile all’affermare che tutte le religioni si equivalgono; che i precetti della Morale si devono adattare alle circostanze contingenti (vedi Amoris Lætitia e Fiducia Supplicans); o che la pena capitale è contraria al Vangelo. Poiché anche in questi casi colui che dovrebbe essere un punto di riferimento nel discernere il Bene dal Male tradisce il proprio mandato riconoscendo pari diritti all’errore e alla Verità, piuttosto di assumersi la responsabilità morale di condannare l’uno e difendere l’altra.

 

Certo, se mai Leone osasse parlare con la voce autorevole della Chiesa Cattolica, si troverebbe contro non solo la Sinistra pacifista (in cui Prevost ha militato sin dagli anni Ottanta (7), aderendo al movimento dei Giovani Agostiniani(8), o Agostiniani per la pace sponsorizzato dal Partito Comunista Italiano), ma anche la destra teocon cui non pochi conservatori cattolici sono pericolosamente contigui.

 

La tolleranza di cui gode temporaneamente la gerarchia conciliare è infatti condizionata alla sua accettazione e promozione non solo dell’agenda globalista dell’ONU, del World Economic Forum di Davos, del Council for Inclusive Capitalism with the Vatican fondato da Bergoglio con Lynn Forester de Rothschild, ma anche dell’agenda liberale della lobby anglo-sionista. Ossia di due poteri sovranazionali che agiscono su fronti apparentemente opposti ma per un comune obiettivo: l’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale, che a seconda di chi prevarrà nello scontro vedrà comunque perseguitato soltanto il Cattolicesimo, e il Cattolicesimo tradizionale che Roma cerca in ogni modo di distruggere o di fagocitare «conciliarizzandolo» e «sinodalizzandolo». 

 

Secondo il richiamo di Trump «Leone dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa […] e concentrarsi sull’essere un grande Papa, anziché un politico». Perché l’elezione di un «papa» americano di Chicago, intriso di dottrine ereticali acquisite negli anni di ministero in America Latina, dedito al culto della Pachamama e ideologicamente affine – per sua stessa ammissione – al peggior progressismo dei famigerati cardinali Bernardin e Cupich, sembra essere stata pianificata apposta per costituire un contraltare al Presidente degli Stati Uniti.

 

Se il suo ruolo doveva essere — come infatti si è visto in questi mesi — quello di continuatore della rivoluzione conciliare e sinodale, non stupisce che Bergoglio abbia preparato minuziosamente la sua ascesa ecclesiastica in modo che gli succedesse e non vanificasse i dodici anni di sistematica demolizione dell’edificio Cattolico e di totale asservimento alla cupola globalista da parte del Gesuita Argentino. Il silenzio della sparuta minoranza moderatamente conservatrice del Collegio cardinalizio dinanzi alle dimostrazioni concrete di tale continuità tra Bergoglio e Prevost conferma la sua complicità ed inadeguatezza. 

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Il coro unanime dei media mainstream e dei neo-papisti costituisce la prova che Leone non parla da papa ma da porta-bandiera dell’antitrumpismo, per così dire. Perché gli elogi provengono da personaggi — interni ed esterni al corpo ecclesiale — che di cattolico non hanno nulla, e che sarebbero i primi a crocifiggere Prevost se solo osasse esprimere qualche dubbio sui «dogmi» intoccabili della Sinistra radicale.

 

E perché questa difesa di Prevost è motivata proprio dal fatto che il «papa» ha scelto di fare il politico, dando prova di una partigianeria che scredita il Papato e la Chiesa Cattolica dinanzi al mondo. Per questo Leone dovrebbe davvero «darsi una regolata nel suo ruolo di Papa»: cosa questa quantomai difficile per chi come lui è stato scelto proprio perché il suo appoggio all’agenda globalista non sarebbe stato forzato, ma spontaneo e convinto; e perché a vigilare su Leone ci sono gli emissari di quei Poteri che non hanno alcuna intenzione di abbandonare le posizioni raggiunte all’interno della Chiesa Cattolica, a così breve distanza dal traguardo.

 

Quando Nostro Signore Gesù Cristo è riconosciuto come Re delle Nazioni, nessun Anticristo potrebbe osare rivendicare il titolo di Messia. E quando è riconosciuto come Re e Pontefice in seno alla Chiesa, nessun Suo Vicario oserebbe sovvertire il Suo insegnamento e demolire la Sua Chiesa. Se questo avviene oggi, sotto i nostri occhi, è perché ci troviamo in tempi escatologici, in cui Nostro Signore è stato spodestato nella Sua divina Regalità dalle Nazioni e nel Suo eterno Sacerdozio dai Suoi stessi Ministri.

 

Nel giudicare dunque gli eventi presenti, non lasciamoci sedurre da speculazioni astratte e non cerchiamo di modificare la realtà perché assecondi le nostre illusioni. Guardiamo tutto ciò che accade con uno sguardo soprannaturale, perché è l’unico modo per conservare nelle presenti tribolazioni quella pace dell’anima che il mondo non sa e non può dare (Gv 14, 27).

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo
già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

Viterbo, 17 Aprile MMXXVI
S.cti Aniceti Papæ et Martyris

 

NOTE

1) Cfr. tra gli altri https://truthsocial.com/@realDonaldTrump/posts/116394704213456431 

2) Cfr. https://www.cbsnews.com/news/catholic-conversions-rising-inside-the-catholic-churchs-quiet-revival-60-minutes/ 

3) Cfr. https://www.rainews.it/video/2026/04/il-papa-non-sono-un-politico-il-mio-messaggio-e-il-vangelo-smettiamola-con-le-guerre-b786b48e-2cf5-4d17-8b73-2ab093d1259d.html 

4) Cfr. https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2026-04/papa-leone-xiv-sinodo-chiesa-baghdad-caldei-medio-oriente-pace.html 

5) Così Joseph Ratzinger nel 2002.

6) Pio XII, Radiomessaggio di Natale del 24 Dicembre 1948.

7) Cfr. https://x.com/antoniosocci1/status/2044478728311320768 

8)Non sfuggirà l’assonanza col movimento dei Giovani Turchi, di chiara (anche se forse involontaria) ispirazione massonica.

 

Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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La Marcia di San Pio X, inno della FSSPX

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In occasione della festa del suo santo patrono, FSSPX.Actualités vi invita ad ascoltare la Marcia di San Pio X. Creata per le consacrazioni episcopali del 1° luglio 2026, riprende il ritornello storico dell’inno della Fraternità, al quale sono stati aggiunti nuovi versi.   La Società di San Pio X celebra oggi la festa del suo santo patrono, scelto dall’arcivescovo Marcel Lefebvre come modello e protettore della sua opera sacerdotale.   Papa dell’Eucaristia e del catechismo, impavido difensore della fede contro il modernismo, San Pio X dedicò il suo pontificato alla restaurazione di tutte le cose in Cristo, secondo il motto da lui scelto: Instaurare omnia in Christo .   I nuovi versi di questa marcia sono stati cantati per la prima volta a Écône, durante le consacrazioni episcopali del 1° luglio. Fino ad ora, la Marcia di San Pio X poteva essere ascoltata nella diretta televisiva di quel giorno storico. Ora viene pubblicata separatamente, con il testo riportato di seguito.   San Pio X, prega per la Chiesa e per la Fraternità che porta il tuo nome.     Testo: H. le Roux e Abbé F. le Roux Musica: Abbé M.-A. Mulino   [Segue Traduzione dal francese, ndt]   Parole 1. O San Pio X, ardente Pastore, che ispiri i nostri cuori ferventi, riuniti sotto le tue insegne, marciamo sotto il tuo sguardo.   Ritornello Cantando: «Sancte Pie Decime, gloriose patrone, ora, ora pro nobis». (San Pio X, glorioso patrono, prega, prega per noi)   2. Tu restauri la liturgia e le restituisci la sua armonia: le nostre voci si elevano solenni, all’unisono verso l’Eterno.   Ritornello   3. Santo e lungimirante Pontefice, Tu hai riformato i seminari: Tuo figlio, il nostro fondatore, seguirà le Tue orme con fervore.   Ritornello   4. Sacro baluardo della vera Fede, l’Errore impallidisce alla tua voce: alla luce del tuo pulpito, le nostre anime vivono di luce.   Ritornello   5. Sovrano capo, di fronte ai perfidi, con te la Chiesa, intrepida, imitando la tua povertà, trionfando sull’iniquità.   Ritornello   6. Ai bambini offri l’Ostia: L’Agnello per mezzo tuo ci purifica, Il pane dei forti fortifica l’anima, La nostra fede riaccende la sua fiamma.   Ritornello   7. Per ristabilire ogni cosa in Gesù Cristo, per sperare ogni cosa nel Suo Amore: affidiamo questa umile preghiera al nostro Dio, alla nostra Madre.   Ritornello   8. Conservate la vostra Fratellanza, guidatela verso l’Eternità: siate provvidenziali per noi, e ci uniremo a voi in Cielo.   Ritornello   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Documento sui «cambiamenti climatici»: «l’Eucarestia come scuola ecologica»

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Un ampio documento diffuso dalla Commissione Teologica Internazionale, dal titolo «Prendersi cura della nostra Casa comune – Una risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario», definisce il Santo Sacrificio della Messa una «scuola ecologica».

 

All’interno del testo, datato 2 settembre e incentrato sulle tematiche ambientali, sulla «conversione ecologica» e sul cosiddetto «cambiamenti climatici», la Commissione Teologica riserva un intero paragrafo — il numero 108 del Capitolo 2 — alla descrizione della Messa e della Santa Eucaristia come «scuola ecologica». Pur riconoscendo, in questo passaggio, che il fine ultimo della Messa resta la glorificazione di Dio, il documento sembra ridimensionarne il significato, presentando la Messa e il Santissimo Sacramento soprattutto come strumenti per «prendersi cura del creato».

 

Il documento scrive: «Dall’Eucaristia si sprigiona una spiritualità capace di sostenere e incoraggiare la conversione ecologica che abbiamo così urgentemente bisogno di intraprendere come famiglia umana (cf. LS 236). In essa riconosciamo nella natura i doni di Dio. L’intelligenza si apre alla diafanità di Dio nella creazione. La natura rivela la sua intrinseca dimensione epifanica».

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Il testo prosegue: «L’Eucaristia è banchetto di comunione, tavola comune da condividere. Per questo edifica la comunità. Non è possibile celebrare l’Eucaristia e non preoccuparsi dei poveri».

 

Al punto 99 del documento vi è un attacco preciso all’antropocentrismo, definito predatorio: «Senz’altro l’antropocentrismo predatorio, che considera l’umanità come padrona assoluta di tutto il creato, con ius utendi et abutendi, deve essere chiaramente rifiutato dai cristiani». Non è chiarissimo a cosa si stia riferendo il testo vaticano, che prova a spiegare: «seguendo la logica immanente che lo anima, l’antropocentrismo predatorio porta con sé una dinamica di violenza e sfruttamento, poiché non è regolato dal rispetto per l’altro (la natura) né per gli altri (il prossimo) né per l’Altro (Dio Creatore), finendo per sfigurare l’immagine di Dio impressa nell’essere umano ed espressa nelle relazioni in cui vive, imprigionandolo nella tristezza di una coscienza isolata (EG 2). Si saccheggiano e si sacrificano vite, e con esse il futuro di molte altre vite, a partire dalla soddisfazione indiscriminata del proprio egoismo autocentrato».

 

Viene proposta tuttavia una soluzione di sapore intellettualoide. Contro l’antropocentrismo predatorio, «Papa Francesco ha proposto la formula dell’«antropocentrismo situato» per descrivere il modo in cui l’umanità si relaziona con il resto del creato secondo il disegno di Dio (LD 67); aspetto ripreso da Papa Leone XIV».

 

Fin dai primi mesi del proprio pontificato, Papa Leone XIV ha più volte ribadito l’importanza delle questioni ambientali, arrivando ad autorizzare, a pochi mesi dall’elezione, la celebrazione della «Messa per la cura del creato». In occasione della prima Messa dedicata a questo tema, Leone XIV dichiarò che «il mondo sta bruciando», sottolineando quella che a suo giudizio rappresenta la necessità di una «conversione» per quanti non avvertono ancora «l’urgenza di prendersi cura della nostra casa comune».

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Non era poi mancato il momento ultra-cringe dove, dinanzi a funzionari transnazionali, Arnoldo Schwarzenegger e hawaiani cantanti a caso, il romano pontefice aveva benedetto un blocco di ghiaccio della Groenlandia, che immaginiamo sia arrivato in Italia, in bicicletta, o su un tappeto volante offerto dal dialogo interreligioso.

 

Il papato precedente si era distinto per l’ecologismo parossistico diffuso senza requie al pari dell’immigrazionismo più vile. Renovatio 21 aveva definito l’agenda bergogliana «eco-maoismo», con sessioni di indottrinamento ecofascista su bimbi piccoli da tutto il mondo condotte dallo stesso pontefice gesuita in Aula Paolo VI.

Si arrivò alla bizzarria di veder citata nella Laudate Deum pensatrice ecofemminista (e ciber-genderista) Donna Haraway, che parlava del futuro come dello Cthulhucene, un’era di morte devastata da veri mostri, dove dissolvere la famiglia e coltivare i rapporti con gli animali.

 

L’ecomania vaticana, con evidenza, non è morta col l’argentino. In questi giorni Leone ha inaugurato il secondo «Tempo del Creato» del proprio pontificato, celebrando una nuova Messa dedicata alla «Cura del Creato».

 

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Il sito dei vescovi tedeschi diffonde l’idea per cui Cristo beveva e perdeva il controllo

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La Chiesa cattolica in Germania finanzia, con i proventi dell’imposta ecclesiastica, un’agenzia di stampa, un portale ufficiale e una radio arcivescovile. Lo riporta Infovaticana.   Tra il 2 e il 3 settembre tutte e tre hanno ripreso, senza alcuna riserva teologica, la tesi secondo cui Gesù Cristo avrebbe avuto una propensione all’alcol, un disturbo degli impulsi e l’abitudine di scambiare le malattie psichiche per demoni. Nessuna delle tre ha ritenuto opportuno ricordare ai lettori ciò che insegna su Cristo la Chiesa che le stipendia.   Il testo è apparso su katholisch.de il 2 settembre alle 14:45 con il titolo «Esperti: molte figure bibliche mostrano anomalie psichiche» e il sottotitolo interrogativo «Gesù con tendenza all’alcol e disturbo degli impulsi?». Il portale si presenta come sito della Chiesa cattolica in Germania, è edito da una società il cui azionista è l’Associazione delle Diocesi tedesche e indica la Conferenza Episcopale come partner. L’articolo sintetizza un’intervista ai due professori di teologia pubblicata su Christ & Welt, inserto religioso del settimanale Die Zeit.

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Il metodo consiste nell’applicare diagnosi psichiatriche a figure bibliche. Mosè sarebbe depresso perché, dopo aver sconfitto l’Egitto, non riesce a gioire. Giobbe presenterebbe un disturbo ossessivo-compulsivo perché offre sacrifici preventivi per i figli. E Gesù, come riporta katholisch.de in forma indiretta, «è descritto nella Bibbia con una propensione all’alcol», mentre «la sua reazione verso i mercanti di bestiame nel Tempio permette di dedurre un disturbo degli impulsi».   «Gesù è colui che dice: se qualcuno ti colpisce, porgi anche l’altra guancia. Poi entra nel Tempio, si adira con i mercanti di bestiame e bam, si scatena». Nella versione diffusa oggi da Domradio, radio dell’Arcivescovado di Colonia, a partire dal dispaccio di KNA, la citazione prosegue: «Comincia a colpire la gente, a scacciare gli animali e a rovesciare i tavoli». Domradio aggiunge, senza commento, che gli stessi autori biblici descrivono Dio «spesso come imprevedibile, narcisista e privo di controllo degli impulsi». I sette demoni scacciati da Maria Maddalena erano, «probabilmente», malattie psichiche.   «Ciò che conta non è che due professori pubblichino un libro divulgativo con tesi temerarie presso una casa editrice luterana. Ciò che conta è il circuito» commenta Infovaticana. «L’intervista appare su un settimanale laico. La raccoglie KNA, agenzia di proprietà delle diocesi tedesche. La pubblica katholisch.de, portale ufficiale finanziato dalle diocesi con la Conferenza Episcopale come socio. La ritrasmette Domradio, emittente dell’arcivescovado più ricco del Paese. In ogni stazione c’era un redattore cattolico, pagato dalla Chiesa, con la possibilità di aggiungere una frase, una sola, del tipo «la dottrina cattolica sostiene che Cristo fu libero da ogni disordine». Nessuno lo ha fatto. Ventiquattr’ore dopo, nessun vescovo tedesco ha chiesto una rettifica né ha detto una parola».   «È lo stesso apparato mediatico che per anni ha chiesto a Roma la revisione del magistero sulla morale sessuale, l’ordinazione delle donne e la struttura sinodale della Chiesa, e che ha presentato tali richieste come frutto di una teologia tedesca particolarmente rigorosa» continua il sito vaticanista. «La stessa struttura, con gli stessi soldi e gli stessi redattori, diffonde oggi senza filtro che Gesù beveva, che perdeva il controllo e che Dio è un narcisista. Non occorre attribuire intenzioni a nessuno. Basta constatare la conseguenza funzionale: nella Chiesa tedesca, l’unico contenuto che non passa alcun controllo editoriale è la cristologia».   Tesi aberranti su Nostro Signore vengono ora propalate da istituzioni un tempo rispettabili. Non siamo più solo alla de-divinizzazione della figura di Cristo, ma all’insulto diretto nei suoi confronti.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 il rettore dell’Università di Cambridge nel Regno Unito è andato in difesa di un giovane ricercatore che aveva dichiarato in una presentazione nell’ateneo cantabrigiense che Gesù Cristo potrebbe aver avuto un «corpo trans», lasciando i fedeli indignati «in lacrime». Lo studioso ricercatore della un tempo prestigiosa università inglese aveva mostrato dipinti rinascimentali e medievali della crocifissione di Gesù, affermando che una delle ferite sul suo corpo «assume un aspetto decisamente vaginale», aveva riportato un quotidiano.

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Ancora più impressionante è il caso del 2023 del gesuita Antonio Spadaro, direttore della centenaria rivista della Compagnia di Gesù La Civiltà Cattolica,che in una rubrica su Il Fatto Quotidiano chiamata «Il Vangelo della Domenica» sembrava commentare duramente il comportamento di Nostro Signore nell’episodio della donna cananea (Mt, 15 21,28): «ora addirittura Gesù fa il teologo: la missione ricevuta da Dio si limita ai figli d’Israele. Dunque, niente da fare. La misericordia non è per lei. È esclusa. Non si discute». Nostro Signore «risponde in maniera beffarda e irriguardosa nei confronti di quella povera donna», un qualcosa che costituisce per il figlio di Dio «una caduta di tono, di stile, di umanità».   «Gesù appare come fosse accecato dal nazionalismo e dal rigorismo teologico» scriva lo Spadaro. Tuttavia, la donna pagana con le sue suppliche è in grado di «sconvolgere la rigidità di Gesù», al punto da «da conformarlo, da “convertirlo” a sé».   «E anche Gesù appare guarito, e alla fine si mostra libero, dalla rigidità dagli elementi teologici, politici e culturali dominanti del suo tempo (…) Qui c’è il seme di una rivoluzione» concludeva il gesuita.  

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