Pensiero
Ecco la guerra globale per l’anticristo
Le notizie sul Medio Oriente conflitto sono rarefatte, più di quel che pensiamo. Il disegno totale è tuttavia, per chi ha il coraggio di coglierlo, ben visibile: è quello di una guerra religiosa mondiale, una guerra escatologica per ogni parte in conflitto.
Sappiamo poco, ad esempio, dei danni che sta subendo Israele: c’è chi dice vi sia una sorta di censura persino sui video, e abbiamo visto in passato giornalisti arrestati. Sui social vi sono influencer da milioni di follower che dicono che a Dubai fila tutto stupendamente, festoni e shopping comme d’habitude, ma quali bombe: non dicono, tuttavia, che Dubai ha una regolamentazione molto stringente che li spinge, di fatto, a parlare bene della città e a mantenere un’immagine pubblica impeccabile. Pochissime informazioni sui danni in Arabia Saudita e in Qatar, dove dicono abbiano centrato impianti petroliferi e gasieri: fatto che avrebbe dovuto fare impazzire tutti i governi europei, ma a quanto sembra no, e il ministro degli Esteri italiano è andato a sciare con quelli del suo partito.
Al di fuori dell’Iran, questa guerra ha strascichi politicamente catastrofici in ogni Paese: la Cina sta perdendo una massima fonte di idrocarburi per alimentare la sua crescita, la Turchia ha capito di essere, incredibile dictu, il prossimo cliente della furia israelitica, gli USA andranno ad elezioni con la base MAGA che sta divorziando senza tanti complimenti da Trump, rivelatosi un presidente qualsiasi, giocato dai neocon e dagli ebrei, traditore di promesse elettorali che lo avevano portato alla ribalta ancora nel lontano 2015 quando entrò in scena: non più guerre infinite.
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Eppure siamo solo all’inizio: cosa accadrà nei prossimi mesi non è dato di sapere, perché l’America non ha chiaramente alcuna strategia, ed Israele ha la sola strategia del caos. Pensiamo alle vittime civili in quella che dovrebbe essere una campagna di precision strike: è stato giustamente notato che la strage di 150 scolarette uno se la può aspettare dopo mesi di guerra, non il primo giorno.
Il quadro risulta ancora più evidente se consideriamo le notizie meno battute dai giornaloni: noi siamo rimasti impressionati dal fatto che il primo giorno siano state bombardate le abitazioni dell’ex presidente Mahmud Ahmadinejad (che non era più in buoni rapporti col potere degli aiatollà, sembrava) e pure di una sua nemesi politica, l’ex premier (1981-1989) riformista Mir-Hosein Musavi, che dal 2010 era agli arresti domiciliari per aver appoggiato la protesta «verde» contro Khamenei. Ahmadinejad era stato dato per morto, ma è saltato fuori un video che lo mostra, da vivo, al cimitero dei martiri; anche Musavi sembra essere scampato: risulta evidente, tuttavia, la volontà di un genocidio politico, dove nessuna figura – né destra, né sinistra, niente – deve prendere il potere lasciato vacante dall’assassinio di Khamenei. Il progetto, quindi, parrebbe quello di spingere l’Iran nella guerra civile se non nella barbarie totale.
Doveva essere chiaro dal primo colpo: non è stato eliminato solo un capo di stato, ma la massima figura gerarchica di un’intera religione: l’aiatollà Khamenei era il «papa» degli sciiti, che contano, dislocati tra Iran, Iraq, Libano, Yemen, Pakistan, India, Azerbaigian, Bahrein qualcosa tra il 10% e il 15% della massa musulmana mondiale, cioè 190-285 milioni di fedeli che vedevano nel marja al-taqlid («fonte di imitazione») il più autorevole giurista e teologo vivente, nonché rappresentante del mahdi, l’imam atteso, l’imam nascosto che verrà alla fine dei tempi per combattere con il dajjal, l’anticristo che si dichiarerà Dio in terra. Secondo la tradizione sciita, dopo il mahdi verrà Isa, Gesù, che ucciderà lui stesso l’anticristo e diverrà re della Terra per 40 anni.
La nota escatologica, cosa rilevante per quanto vogliamo dire, appare specularmente da tutti i lati del conflitto.
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Abbiamo registrato come i comandanti americani stiano motivano le truppe dicendo che si tratta di una guerra «biblica», e sappiamo cosa vi sia dietro: il sionismo cristiano tipico dei fondamentalisti protestanti, comprati da regali israeliani e da progetti di persuasione ebraici vecchi di decadi – come la Bibbia Scofield e la conseguente penetrazione del dispensazionalismo.
Vale la pena di guardare brevemente questa dottrina protestante: si è diffuso in modo particolare nelle chiese evangeliche americane, oggi particolarmente evidente nella concezione che promuove del rapporto tra i cristiani protestanti e l’Israele storico, etnico. I dispensazionalisti credono gli ebrei (il popolo di Israele) si distinguono radicalmente dal popolo dei fedeli cristiani, perché hanno finalità diverse nei piani di Dio, sono due realtà distinte: i giudei governeranno la terra di Israele per mille anni dopo che Cristo sarà tornato ed avrà «rapito» (portato via con sé) i cristiani – è il mito della rapture, al centro della teologia protestante americana come di libri e pellicole (in particolare, The Left Behind) di enorme successo negli Stati rurali.
Il dispensazionalista, quindi, è definibile come un sionista cristiano: crede che gli ebrei vadano aiutati in ogni modo possibile non solo nella difesa dello Stato di Israele odierno, ma anche nella ricostruzione del Terzo Tempio. Riassumiamo la questione per i i nuovi lettori: l’ebraismo ha bisogno di un tempio per eseguire i sacrifici demandati dalla divinità ebraica, ma questo tempio ora non v’è. I precedenti due templi sono stati distrutti, l’ultimo nel 70 d.C. da Tito Cesare Vespasiano Augusto dopo l’insurrezione ebraica del 66 d.C.; l’edificio fu smantellato pietra su pietra dai soldati romani.
Ricostruire il Terzo Tempio, per fare riprendere i sacrifici con Dio, è il compito che si danno gli ebrei sionisti, religiosi e non. Il problema è che, dove vogliono fare il Tempio, ora c’è la terza Moschea più importante dell’Islam, al-Aqsa, punto di ascesa al cielo del profeta. Ogni frizione esistente, ve lo abbiano detto o no, di qui.
A parte questo sito, pochi altri vi hanno raccontato della giovenca rossa – preparata proprio da cristiani sionisti – o dei capretti che i giovani estremisti giudei tentano di contrabbandare dentro a passeggini nella spianata delle moschee: il sacrificio deve riprendere, perché esso serve a purificare (l’ebraismo è ossessionato dalle contaminazioni, di qui il kosher) chi dovrà ricostruire le fondamenta della religione ebraica.
La quale religione ebraica, ricordiamo, aspetta ancora il suo Messia, avendo gli ebrei rifiutato Gesù.
I rabbini sono in realtà divisi sulla tempistica del Terzo Tempio rispetto all’arrivo del Messia. Per il pensatore talmudista Maimonide (1135-1204), e la versione più diffusa, il Messia verrà prima del Tempio, e lo ricostruirà finalmente come prova della sua natura messianica. Certuni commentatori dicono che il Tempio verrà riedificato contemporaneamente all’arrivo del Messia, anzi, calerà dalla volta celeste, chiavi in mano, assieme al Messia.
Per alcune interpretazioni dei testi talmudici invece. il Tempio dovrebbe essere costruito prima del Messia.
Per i cristiani il Tempio dovrebbe essere invece un concetto alieno: Gesù dice di essere lui stesso il Tempio, lui stesso la Via a Dio, e il suo sacrificio è l’ultimo demandato, quello finale, definitivo.
Fatto sta che i giudei e i loro minions luterani americani sembrano davvero intenzionati a farlo, e anche presto, questo Terzo Tempio: di qui la frenesia sempre più visibile anche a livello militare. Tucker Carlson ieri sera ha mandato in onda alcuni video con militari israeliani che esibiscono orgogliosamente la mostrina del Terzo Tempio (che sono vendute, tranquillamente, su eBay, come quelle con il Grande Israele): cosa che, ovviamente, ha un significato profondamente anti-palestinese, anti-islamico, di suprematismo ebraico sfrontato, perché significherebbe la distruzione della Moschea di al-Aqsa.
🇺🇸 🇮🇱 There is a video of an American in service of the IDF that states he is fighting for the near-future construction of the Third Temple.
🔶️ He carries with him the Chabad Mashiach Flag Patch. Previously, our friends at Bellum Acta have stated that this is the flag of the… pic.twitter.com/uDL6qJHCoM
— dana (@dana916) January 20, 2024
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Ecco che sono intercettati recenti discorsi pubblici di rabbini che dicono: e se un missile iraniano colpisse, per isbaglio, la Moschea radendola al suolo, non sarebbe possibile ricostruirci sopra il Tempio? È evidente che la cosa apre a forme devastanti di false-flag ghiottissimi.
Ci parlano di petrolio, di munizioni, caccia, vettori ipersonici, portaerei, sommergibili, di curdi e di cinesi, di economia e di geopolitica. La verità è che questa è, prima che una guerra globale, una guerra religiosa – una guerra apocalittica, nel senso letterale dell’espressione.
E, giratevi dove volete, alla fine salta sempre fuori lui, l’anticristo. Il Messia degli ebrei è, secondo Sant’Ireneo da Lione nel suo Adversus Haereses, l’anticristo dei cristiani. Il Santo riteneva che l’Anticristo sarebbe stato acclamato dagli ebrei come il loro Messia promesso. Egli sosteneva che, avendo rifiutato il Cristo vero , gli ebrei avrebbero accolto il «falso cristo». Secondo il santo, l’Anticristo si siederà nel Tempio di Gerusalemme ricostruito, spacciandosi per Dio e pretendendo l’adorazione.
L’apostolo Paolo lo aveva predetto nella Lettera ai Tessalonicesi: «l’avversario, che si innalza sopra tutto quello che è chiamato Dio o che è oggetto di venerazione al punto da sedersi egli nel tempio di Dio, proclamando se stesso come Dio. Non ricordate che quando ero ancora presso voi, ve le dicevo queste cose? Adesso sapete ciò che lo trattiene, in modo che egli si manifesterà solo al tempo opportuno. Già è in azione il mistero dell’iniquità; solamente v’è colui che lo trattiene ora e lo tratterrà fino a che sia tolto di mezzo» (2Tessalonicesi, 2, 4-6).
Al momento, l’anticristo apparirà: «ciò che lo trattiene», il katechon, in greco, vi è ancora? Cosa era, questo katechon? Cosa lo ha dissolto?
La risposta è il centro stesso dell’incipiente catastrofe, la guerra globale per l’anticristo.
Roberto Dal Bosco
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Arriva la «scomunica marinata»?
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Pensiero
Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»
L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).
In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.
Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».
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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.
Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.
Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.
Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».
Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».
«Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»
Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.
Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».
Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.
Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.
Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.
In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.
Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.
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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.
Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Ecône e il vero ordine mondiale
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Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.
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Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima. «Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto. Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”». I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
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«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita». La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche. Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano. In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq — Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
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