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Papa Leone XIV revoca il decreto dell’era Francesco che triplicò l’affitto del Vaticano del cardinale Burke

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Papa Leone XIV ha emanato un decreto che abroga un rescritto di papa Francesco, il quale nel 2023 aveva eliminato il sussidio per l’alloggio ai cardinali e ad altri alti prelati.

 

Il provvedimento è entrato in vigore il 1° febbraio e revoca formalmente il rescritto firmato da papa Francesco il 13 febbraio 2023, che negava a cardinali, capi dicastero e altri alti funzionari in servizio attivo il diritto a un alloggio gratuito o a canone agevolato all’interno del Vaticano.

 

Come anticipato da Il Giornale, il decreto si inserisce in un più ampio disegno di papa Leone XIV volto a superare alcune decisioni del pontificato precedente, ritenute fonte di malcontento all’interno della Curia romana.

 

Analogamente al rescritto di Francesco, anche questo decreto non è stato pubblicato sul bollettino ufficiale della Santa Sede, ma – come l’atto che abroga – è stato semplicemente affisso nel Cortile di San Damaso.

 

Il rescritto del 2023, emesso da papa Francesco, non era apparso nel bollettino quotidiano della Sala Stampa vaticana, ma era stato inserito solo negli Acta Apostolicae Sedis e affisso fisicamente in una bacheca del Cortile di San Damaso, all’interno del Palazzo Apostolico.

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Il testo stabiliva che cardinali, presidenti, segretari e capi dicastero in carica non avrebbero più beneficiato di alloggi gratuiti o a canone ridotto per gli immobili di proprietà vaticana. Francesco motivava la decisione con il «crescente impegno della Santa Sede verso la Chiesa universale e i bisognosi», invitando gli interessati a un «sacrificio eccezionale».

 

Il provvedimento del 2023 si aggiungeva a una precedente riduzione del 10% degli stipendi dei cardinali decisa dallo stesso Francesco.

 

Tra gli ecclesiastici più direttamente colpiti figurava il cardinale Raimondo Leone Burke, costretto – secondo le ricostruzioni – a pagare un affitto circa tre volte superiore al precedente per il suo appartamento romano, dopo che papa Francesco gli aveva già revocato il cosiddetto «piatto cardinalizio», l’indennità tradizionalmente legata al titolo.

 

La giornalista Diane Montagna ha fornito ulteriori dettagli sull’applicazione del rescritto. Non essendo retroattivo, il provvedimento riguardava solo i funzionari nominati dopo la sua entrata in vigore. Tra questi il cardinale Robert Francis Prevost, nominato da Francesco prefetto del Dicastero per i Vescovi il 30 gennaio 2023 e trasferitosi dal Perù a Roma il 12 aprile successivo: per quasi due anni avrebbe pagato l’intero canone di mercato per la sua residenza in Via di Porta Angelica, nei pressi del Vaticano.

 

Sempre secondo Montagna, anche il cardinale Victor Manuel Fernandez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede nominato il 1° luglio 2023, sarebbe rientrato nell’ambito del rescritto. Tuttavia, potrebbe aver beneficiato di un’esenzione implicita, come suggerito da un suo messaggio su Facebook al momento della nomina, in cui raccontava di aver visitato, su invito personale di Francesco, «una casetta» scelta dal papa all’interno del Vaticano, dotata di terrazzo e vista sui giardini. «Poiché vieni da Río Cuarto, dalla campagna, hai bisogno di una vista ampia, per vedere il verde», gli avrebbe detto Francesco, gesto che Fernández descrisse come espressione della «sensibilità e della squisita carità» del Pontefice.

 

Il Giornale ha infine rilevato che la revoca del rescritto da parte di Leone XIV riflette una particolare attenzione alle condizioni abitative dei funzionari curiali, in un momento in cui lo stesso papa si prepara a trasferirsi nelle prossime settimane nel Palazzo Apostolico.

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Il Vaticano conferma il controverso progetto di un ristorante sulla terrazza della Basilica di San Pietro

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Il Vaticano ha confermato l’esistenza di un progetto per ampliare l’attuale area di ristoro sulla terrazza della Basilica di San Pietro, trasformandola in una struttura più ampia simile a un bistrot, con una possibile inaugurazione nel 2026 in occasione del 400° anniversario della consacrazione della basilica.   Giovedì, Il Messaggero ha rivelato l’esecuzione di lavori riservati sulla terrazza della Basilica di San Pietro, finalizzati alla realizzazione di un bistrot. Oggi, nonostante le perplessità espresse da numerosi sacerdoti e vescovi riguardo all’opportunità di introdurre un simile servizio nel cuore del cattolicesimo – proprio al di sopra della tomba del primo Papa –, la Santa Sede ha ufficialmente confermato i piani.   Attraverso un comunicato, il Vaticano ha precisato che i lavori in corso mirano a espandere il punto ristoro già esistente sulla terrazza principale della Basilica di San Pietro, convertendolo in uno spazio più ampio in stile sobrio e consono al luogo sacro. Gli interventi sfruttano gli ex magazzini un tempo utilizzati dai Sampietrini, gli operai addetti alla manutenzione quotidiana della basilica. Lo scopo dichiarato è gestire l’incremento dei flussi turistici e di pellegrinaggio; l’inaugurazione potrebbe avvenire entro Pasqua 2026 o in concomitanza con il 400° anniversario della consacrazione della Basilica, fissato per il 18 novembre 2026.   Nel comunicato ufficiale si legge che per far fronte agli accresciuti flussi di visita, è allo studio un ampliamento della superficie della terrazza visitabile dai pellegrini. Questo permetterebbe di alleggerire la concentrazione dei visitatori in Basilica, e favorire un clima di maggior raccoglimento. In questa prospettiva, si renderebbero disponibili alcuni spazi dove poter ampliare il piccolo punto di ristoro già esistente, dallo stile sobrio e consono al contesto, rispettoso della sacralità del luogo, e che viene incontro alle necessità dei pellegrini.

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Il progetto interessa la vasta terrazza sopra la navata della Basilica, situata proprio dietro le imponenti statue degli apostoli. In passato chiusa al pubblico, oggi offre panorami mozzafiato su Roma e fa parte del percorso di accesso alla cupola.   I lavori procedono con la massima discrezione sotto la supervisione della Fabbrica di San Pietro, l’ente preposto alla manutenzione e all’amministrazione della Basilica. Fonti interne citate da Il Messaggero hanno indicato che arredi e materiali sono già sul posto, suggerendo una fase avanzata dei cantieri, sebbene non sia stata annunciata una data di completamento definitiva.   A quanto pare, i canonici della Basilica non sarebbero stati ufficialmente informati del progetto. I lavori erano stati tenuti rigorosamente segreti dalla Fabbrica di San Pietro e dall’arciprete, ha riportato Il Messaggero.   La responsabilità del progetto ricade sul cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica Papale, vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro. Francescano conventuale italiano, creato cardinale da Papa Francesco nel 2020, Gambetti ha competenza sulle decisioni relative all’accesso, alla gestione dei visitatori e all’utilizzo degli spazi interni e limitrofi al complesso basilicale.   La conferma ha acceso un acceso dibattito all’interno del clero romano. Diversi prelati, interpellati in forma anonima, hanno manifestato perplessità sull’idea di consentire a gruppi di visitatori di consumare pasti e bevande proprio sopra la tomba di San Pietro. Un sacerdote ha dichiarato a Il Messaggero che sarebbe «impensabile avere qualcosa del genere sul tetto di una sinagoga, al Muro Occidentale, sopra la Kaaba alla Mecca o sulla terrazza di Westminster».   Il cardinale Gambetti è stato inoltre criticato in relazione a una serie di gravi episodi di profanazione verificatisi nella Basilica negli ultimi anni. Il 17 gennaio, un individuo non identificato è salito sull’altare della Cappella del Santissimo Sacramento e ha scaraventato a terra candelieri, ostensorio e croce mentre il Santissimo era esposto all’adorazione perpetua, scatenando un immediato rito penitenziale di riparazione.   Il 10 ottobre 2025, un uomo ubriaco si è denudato e ha urinato sullo stesso altare. Inizialmente non era stato previsto un rito riparatore immediato, eseguito solo dopo l’intervento diretto di Papa Leone XIV. Tra gli episodi precedenti figurano un cittadino rumeno che, il 7 febbraio 2025, è salito sull’altare, ha rovesciato candelieri e rimosso la tovaglia senza che fosse celebrato un rito penitenziale; e un uomo nudo che, il 1° giugno 2023, è salito sull’Altare della Confessione gridando un messaggio pro-Ucraina.   Il mandato quinquennale del cardinale Gambetti come vicario generale per la Città del Vaticano e arciprete della Basilica scadrà il 20 febbraio. In quella data, Papa Leone XIV deciderà se prorogarlo o nominare un nuovo responsabile.

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Mons. Viganò sull’annuncio delle consacrazioni della FSSPX

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X la scelta della FSSPX di consacrare nuovi vescovi.,

 

«La decisione della Fraternità Sacerdotale San Pio X di consacrare nuovi Vescovi il prossimo primo luglio dimostra l’impossibilità di qualsiasi dialogo con la Santa Sede» scrive monsignore.

 

«Il rifiuto del Vaticano di assecondare le richieste della Fraternità conferma un doppio standard_ da una parte, la sinodalità apre la via allo scisma senza che ciò costituisca un problema né da parte di chi la impone dall’alto, né di chi la subisce dal basso; dall’altra, una Fraternità Sacerdotale di sicura ortodossia si vede negare il permesso di consacrare nuovi Vescovo proprio perché essa non è scesa a compromessi con la rivoluzione conciliare, di cui la sinodalità è massima espressioneK.

 

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«Quando la Gerarchia si rende complice della demolizione della Chiesa, l’unica soluzione è appellarsi allo stato di necessità e garantire la Successione Apostolica per il bene delle anime. Nulla è cambiato rispetto al 1988, e possiamo anzi dire che la situazione sia drammaticamente peggiorata».

 

«Esprimo dunque il mio pieno sostegno alla decisione assunta dalla Fraternità San Pio X» conclude il prelato lombardo.

 

Come riportato da Renovatio 21, monsignor Viganò in passato aveva incontrato il vescovo Richard Williamson e scritto un messaggio e un elogio funebre alla sua morte.

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Don Davide Pagliarani: «delle consacrazioni episcopali per fedeltà alla Chiesa e alle anime»

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Renovatio 21 pubblica l’omelia del superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X don Davide Pagliarani del 2 febbraio 2026 presso il Seminario Saint-Curé-d’Ars, dove si comunica la decisione di procedere alla consacrazione dei vescovi della FSSPX.   Cari confratelli, cari seminaristi, care sorelle e cari fedeli, quale gioia poter benedire l’abito di ventidue nuovi seminaristi in questo giorno benedetto nel quale Nostro Signore, per la prima volta, si reca al Tempio per presentare Sé stesso davanti al Suo altare, per manifestare esteriormente l’offerta di Sé stesso, della Sua vita. «Eccomi per fare la Tua volontà». «È per questo motivo che Mi sono incarnato e oggi Mi manifesto». Per quanto possibile, queste disposizioni perfette di Nostro Signore devono essere le disposizioni di un giovane che vuole donare la propria vita a Nostro Signore per salire, un giorno, all’altare.   Che bell’esempio! È il modello da seguire per tutta la nostra vita. E ciò avviene nell’unità: l’unità della Madonna e l’unità di Nostro Signore. La Madonna, l’Immacolata, la Vergine perpetua, accetta il rito della purificazione secondo la legge di Mosè. Mai nessuna creatura è stata né sarà mai pura quanto la Vergine, eppure per umiltà ella accetta questo rituale. Vengono offerte due colombe, una per l’olocausto e una per il peccato; ed ella viene purificata. Era l’offerta dei poveri.   E Nostro Signore stesso viene riscattato perché, in quanto primogenito, apparteneva a Dio, e viene riscattato pagando una piccola somma di cinque sicli, cinque monete. Egli, che era Egli stesso il Redentore, Egli che era Egli stesso il prezzo del nostro riscatto, accetta di essere riscattato per poche monete. Che umiltà! Non era strettamente obbligato a recarsi a Gerusalemme per questo rituale. I Giudei che abitavano molto lontano potevano farlo per procura. Ma essi vogliono, la Sacra Famiglia vuole compiere appieno la legge per obbedienza.   Quale esempio magnifico! Nostro Signore ci si mostra già obbediente, obbediente fino alla morte. Conosciamo la perfezione delle Sue disposizioni interiori. Egli è già pronto a dare tutto per il nostro riscatto. Per compiere l’obbedienza verso Suo Padre, per compiere la Sua volontà. In questo contesto di immolazione già perfetta, abbiamo un preludio della Croce, della Passione.  

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Nostro Signore non può lasciarci indifferenti È in questa scena così semplice, apparentemente così ordinaria, ma agli occhi di Dio così unica, perché in essa la Redenzione è già iniziata, è in questa scena che appare Simeone. Questo anziano prende la parola e il suo discorso è diviso in due parti opposte l’una all’altra. Innanzitutto la gioia, la gioia di vedere Nostro Signore, di prenderlo tra le braccia. Una gioia proporzionata al desiderio che aveva avuto fino a quel giorno. «Ho visto, finalmente ho visto il salvatore, la salvezza d’Israele, l’ho visto».   Nell’eternità non faremo altro che contemplare ciò che Simeone ha contemplato tra le sue braccia durante quei pochi istanti: questa salvezza, questo salvatore, che è stato preparato dalla divina Provvidenza da sempre. L’Incarnazione era nella mente di Dio, se così si può dire, per tutto il popolo, ante faciem omnium populorum, lumen ad revelationem gentium: è l’unico salvatore che viene dato, che viene proposto a tutti i popoli, a tutte le razze senza distinzione. Quale gioia! Quale gioia negli occhi e nelle parole di questo anziano: questa luce per insegnare la verità, unica via di salvezza.   Ebbene questa gioia di Simeone, questa luce, viene improvvisamente come interrotta bruscamente da questo annuncio fatto alla Madonna e a San Giuseppe. Egli si volge verso di loro, li benedice e dirà loro qualcosa con un altro tono – che ha un legame con ciò che precede, naturalmente. Cosa dirà loro concretamente? Dirà loro che questa redenzione del genere umano da parte di questo bambino avverrà nella sofferenza, avverrà nella croce, avverrà attraverso la Passione. Questo bambino sarà un segno di contraddizione. È una bellissima definizione di Nostro Signore. È un segno di contraddizione.   Cosa significa questo in un linguaggio un po’ più moderno? Significa che Nostro Signore non si nasconde. È un segno di contraddizione. Nostro Signore afferma la verità. La manifesta con la Sua parola e la conferma con i Suoi miracoli. La propone e dice chiaramente che è l’unica via di salvezza. Non ce ne sono altre. Perché dice questo? Perché non può ingannare le anime. Non è venuto in questo mondo per ingannare le anime. È venuto per salvarle. Egli manifesta la verità. Sarà perseguitato. E anche coloro che lo seguiranno saranno anch’essi un segno di contraddizione. Bisogna scegliere. Non si può restare indifferenti davanti a Nostro Signore. Non si può restare indifferenti davanti alla Redenzione. Chi resta indifferente ha già scelto da che parte stare. Chi resta indifferente ha rifiutato Nostro Signore.   E Simeone lo dice in modo assai chiaro. Cosa dice nella sua profezia? Dice: tutto questo, tutte le manifestazioni di Nostro Signore nella Sua Redenzione, tutto ciò avverrà affinché siano svelati i pensieri di molti cuori. Cosa significa? In che senso i pensieri dei cuori degli uomini saranno svelati? In questo senso: che nessuno potrà restare realmente indifferente davanti a Nostro Signore. Bisognerà scegliere. È un segno di contraddizione. E Nostro Signore stesso lo dirà un giorno: «Chi non è con Me è contro di Me. E chi non raccoglie con Me, disperde».   E questa rivelazione del mistero della Redenzione che avverrà attraverso le sofferenze di Nostro Signore sarà accompagnata da un’altra sofferenza. Vedete dunque la prima manifestazione di questo mistero della Redenzione attraverso la sofferenza di Nostro Signore. Dio ha voluto che la Madonna fosse associata a quest’opera e che il suo ruolo accanto a Nostro Signore fosse rivelato nello stesso momento in cui il ruolo di quest’ultimo viene rivelato agli uomini. Simeone, rivolgendosi alla Vergine, le dice: «Una spada di dolore trafiggerà il tuo cuore. La tua anima sarà attraversata da una spada». Quale mistero legato a questa frase! Un mistero che possiamo penetrare, un mistero estremamente caro alla Chiesa: è il mistero della Corredenzione, dell’associazione della Madonna all’opera di Nostro Signore.

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Il posto della Madonna nella Redenzione

Qui si capisce bene perché l’angelo abbia chiesto il consenso della Vergine, il suo fiat. La Vergine comprendeva bene che diventare la Madre di Dio significava diventare la madre di un Dio sofferente, di un Dio redentore, di un Messia sofferente, così come era stato descritto nell’Antico Testamento. Ed ella ha detto: «Sì, lo accetto, se è la volontà di Dio, lo accetto». Dio si incarna per uno scopo ben preciso. E la Madonna lo sapeva e lo ha accettato. Ma perché? Perché, nella Sua saggezza divina, Dio ha voluto associare in questo modo la Madonna alla passione di Nostro Signore? Perché?   Perché Nostro Signore salverà le anime, ma chiederà a ogni anima la propria cooperazione. Chiederà a ciascuno la sua adesione alla fede, la sua parte di sofferenza. E la Madonna, preservata dal peccato originale prima del suo concepimento, la Madonna era in un certo modo la riscattata più perfetta, unica, mai sfiorata dal peccato e, logicamente, Dio ha chiesto alla Madonna una cooperazione all’opera della Redenzione proporzionale alla sua santità. Quale mistero! È una visione della Vergine profondamente cristiana, profondamente cattolica. Dio vuole la cooperazione della Sua creatura e ha fatto della Madonna il prototipo di questa cooperazione.   Non vedete nulla di tutto ciò nel protestantesimo, che distrugge ogni cooperazione e per il quale è solo Dio che salva i predestinati. È la teologia di Lutero. E di conseguenza, i protestanti, che cosa rifiutano? Poiché questa cooperazione non è necessaria, cosa rifiuta il protestante, logicamente? Rifiuta la vita religiosa, le mortificazioni, rifiuta la messa, perché la santa messa, a detta dei protestanti, è uno sforzo, una cooperazione umana a un’opera che è soltanto divina. Rifiuta il culto dei santi, perché non c’è bisogno di intercessori, di intermediari. E rifiuta soprattutto il culto della Madonna. È terribile: significa distruggere, in qualche modo, la Redenzione così come Dio l’ha voluta. Ma è logico.   E bisogna dirlo: a un altro livello, in un modo diverso, il modernismo ha fatto la stessa cosa. Il modernismo, senza negare tutto ciò, lo snatura. Dietro lo scudo mal posto a difesa di un cristocentrismo mal compreso – vale a dire il falso timore di togliere a Nostro Signore la Sua centralità – anche il modernismo sminuisce tutto questo, sminuisce la cooperazione umana, gli sforzi, le mortificazioni; la vita religiosa non è più compresa, la messa è compresa in un modo del tutto diverso. Così anche la Madonna: viene un po’ messa da parte, insieme a quel ruolo che ha nella Redenzione, quel ruolo centrale. È terribile!   Quando si ha un bellissimo quadro, cosa si fa per metterlo in risalto? Si cerca di trovargli una cornice che sia degna di tale quadro. Ed è esattamente ciò che Dio ha fatto con la Santissima Vergine. Questo quadro magnifico della Redenzione è incorniciato dalla Corredenzione, è incorniciato dalla Madonna stessa. Che sapienza! E ora ci viene detto che, per apprezzare meglio la bellezza di questo quadro, per non perderla, bisognerebbe levare la cornice.

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La Madonna accompagna Nostro Signore nella sofferenza

Per tre volte, Maria Santissima accompagna Nostro Signore a Gerusalemme. Oggi la Presentazione al Tempio, la Purificazione di Maria, rappresenta il primo viaggio della Vergine con Gesù a Gerusalemme. In altre due occasioni la Madonna lo accompagna, e questi tre episodi sono concatenati l’uno all’altro, sono sullo stesso asse, hanno un denominatore comune.   Oggi Gesù, presentato al Tempio, offre al Padre la sua esistenza. A dodici anni, accompagnato ancora dalla Madonna, Gesù offre al Padre la sua sapienza. A dodici anni Gesù manifesta la sua sapienza divina e la offre al Padre, presentato al Tempio ancora una volta accompagnato dalla Madonna. La terza volta sarà al Calvario: Gesù di fatto è accompagnato dalla Madonna per offrire ancora una volta al Padre la propria vita e il proprio sangue.   Che cos’hanno in comune questi tre episodi così diversi e perché Maria Santissima è sempre presente? Accompagna Nostro Signore, e lo accompagna per tre volte, nel dolore e nella sofferenza. La prima volta, oggi, il 2 febbraio: l’annuncio di Simeone: «Una spada ti trapasserà il cuore». A dodici anni lo accompagna ancora una volta al Tempio. E ancora lo strazio terribile, il dolore di aver perso Nostro Signore; è la prova più inimmaginabile per Maria. La terza volta lo accompagna ancora nel dolore, nel dolore del Calvario.   Ma perché ogni volta che lo accompagna deve farlo nel dolore? Perché è Corredentrice, perché partecipa sistematicamente alla Passione di Nostro Signore. La prepara con Nostro Signore. La Passione di Nostro Signore è pure la sua. È evidente.   E qual è la conseguenza di questa verità – che è nel Vangelo, non è un’invenzione –, qual è la conseguenza di questo? Che così come Maria è stata presente per tutta la vita di Nostro Signore e lo ha seguito nella sua Passione, in tutto ciò che preparava e si riferiva alla sua Passione, così oggi Maria – è logico – continua a essere alleata di Nostro Signore e a dispensare le grazie che sono frutto della Passione che è stata pure la sua, alla quale è stata associata sin da oggi, sin dall’annuncio di Simeone. Che grande mistero racchiuso in questa spada!

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Di fronte alla domanda di Nostro Signore al Giudizio: che cosa hai fatto di mia Madre?

Un’ultima considerazione. Come ha potuto la Madonna offrire suo figlio, e un tale figlio? Si arriva a comprendere che abbia offerto a Dio se stessa, la sua esistenza, la sua verginità, ma un tale figlio? Come ha potuto offrirlo? Questo figlio, concepito verginalmente, partorito verginalmente, di cui lei era l’unico genitore; la natura umana di Nostro Signore viene tutta dalla Madonna, integralmente. È la sua carne immacolata, è il suo sangue immacolato che hanno formato l’umanità di Nostro Signore. Ed è logicamente questo figlio perfetto che lei adora. Come ha potuto offrirlo? Come ha potuto dire «sì»? Non solo «dico sì e resto a Nazareth», ma «dico sì e lo accompagno, dico sì positivamente». Come ha potuto fare questo? Come spiegare ciò?   La risposta è molto semplice: l’ha fatto per amore verso di noi. Non è una favola! È il Vangelo. Rinunceremo a questa dottrina, dimenticheremo questa spada piantata nel cuore della Madonna, dimenticheremo ciò che essa significa, dimenticheremo ciò che la Madonna ha fatto ai piedi della Croce? Dimenticheremo la Corredenzione? Niente affatto, è la nostra fede. È il cuore della nostra fede. È ciò che abbiamo di più caro. Il giorno del giudizio, Nostro Signore ci mostrerà le Sue piaghe; Nostro Signore, giudice dell’umanità, mostrandoci le Sue piaghe, chiederà a ogni uomo: «Che cosa hai fatto delle mie piaghe, che cosa hai fatto della mia Passione? Ti sei rifugiato nel mio costato o hai preferito il mondo? Che ne hai fatto del mio sangue versato sulla croce? Che ne hai fatto della Santa Eucaristia? Che ne hai fatto della mia grazia?».   E ci porrà anche un’ultima domanda: «Che cosa hai fatto di mia madre? Non avevo più nulla, ero spogliato di tutto, abbandonato da tutti, non avevo più una goccia di sangue nel mio corpo, non avevo nient’altro che mia madre con me. E non una madre qualunque, una madre che avevo preparato, una madre immacolata, una madre piena di grazia, la madre di Dio. L’avevo preparata per me, per incarnarmi, per venire in questo mondo. Una madre che mi ha accompagnato dalla presentazione al Tempio fino alla croce. Nel mio operato, ella non mi ha mai abbandonato. Non avevo più che lei e l’ho data a te affinché potesse continuare a formare nella tua anima qualcosa dei miei tratti, qualcosa che, in un modo o nell’altro, possa somigliarmi. Ti ho dato mia madre. Che cosa hai fatto di mia madre? Ti aveva generato in me nella mangiatoia senza dolore, circondata da cantici celesti, nella povertà ma senza dolore; ti ha generato ai piedi della croce. Cosa ne hai fatto di lei? Quando l’hai festeggiata, onorata, l’hai trattata veramente come una madre?».   Non si scappa. È la domanda che Nostro Signore ci porrà. Possiamo rinunciare a questa dottrina così bella? Così profonda, che ci manifesta all’eccesso la carità di Nostro Signore? Abbiamo paura che trattando la Madonna come merita, come Corredentrice, ella ci allontani dal mistero della Redenzione nel quale ella stessa è totalmente immersa? Può un cristiano avere questo timore? Inammissibile, è inammissibile! Si possono ingannare le anime in questo modo? È inammissibile! Si possono allontanare le anime dalla Madonna, mentre il suo ruolo non è solo quello di portarci a Nostro Signore, ma è ancora quello di formare Nostro Signore nelle nostre anime? È inammissibile!

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Delle consacrazioni episcopali per fedeltà alla Chiesa e alle anime

Pensiamo che sia giunto il momento di pensare al futuro della Fraternità San Pio X, al futuro di tutte le anime, che non possiamo dimenticare, che non possiamo abbandonare, e soprattutto al bene che possiamo fare alla Chiesa. E ciò solleva una domanda che ci poniamo da tempo e alla quale oggi forse bisogna dare una risposta. Bisogna aspettare ancora prima di pensare a consacrare dei vescovi? Abbiamo aspettato, pregato, osservato l’andamento della situazione nella Chiesa, abbiamo chiesto consiglio. Abbiamo scritto al Santo Padre per presentare in tutta semplicità la situazione della Fraternità, spiegare queste necessità e allo stesso tempo per confermare al Santo Padre la nostra unica ragion d’essere: il bene delle anime.   Abbiamo scritto al Santo Padre: Santo Padre, non abbiamo che un’unica intenzione, quella di fare di tutte le anime che si rivolgono a noi dei veri figli della Chiesa cattolica e romana. Non avremo mai altra intenzione e la manterremo sempre. E il bene delle anime corrisponde al bene della Chiesa. La Chiesa non esiste tra le nuvole: la Chiesa esiste nelle anime. Sono le anime che formano la Chiesa, e se si ama la Chiesa, si amano le anime, si vuole la loro salvezza e si vuole fare il possibile per offrire loro i mezzi per operare la propria salvezza. Dunque abbiamo pregato il Santo Padre di comprendere questa situazione molto particolare in cui si trova la Fraternità e di lasciargli prendere i mezzi per continuare quest’opera in una situazione eccezionale, lo riconosciamo, ma quest’opera ancora una volta non ha altro scopo se non quello di preservare la Tradizione per il bene delle anime.   Ebbene, queste ragioni purtroppo non sembrano interessare, non sono convincenti, diciamo che queste ragioni non hanno trovato per il momento una porta aperta presso la Santa Sede. Lo rimpiangiamo molto, ma allora cosa faremo? Abbandoneremo le anime? Diremo loro che in fondo non c’è necessità che la Fraternità continui la propria opera? Che in fondo tutto va più o meno bene, che in altre parole che non c’è più quello stato di necessità nella Chiesa che giustificherebbe il nostro apostolato, la nostra esistenza per soccorrere la Chiesa? Non per sfidarla, mai! Siamo qui per servire la Chiesa e la serviamo predicando la fede, dicendo la verità alle anime e non raccontando loro delle favole.

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Possiamo dire alle anime che nonostante tutto va tutto bene? No! Significherebbe tradire le anime, e tradire le anime significherebbe tradire la Chiesa. Non possiamo farlo. È per questo che pensiamo che il prossimo 1° luglio possa essere una buona data, una data ideale: è la festa del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore. È la festa della Redenzione. Non abbiamo nient’altro che ci interessi. È ciò che abbiamo di più caro, è il sangue di Nostro Signore che scorre dai Suoi piedi sotto la croce, sotto il legno della croce, e che è stato adorato innanzitutto dalla Madonna ai piedi di questa croce e che noi continuiamo ad adorare ai piedi dell’altare. È l’unica cosa che ci interessa, è l’unica cosa che vogliamo dare alle anime. E le anime hanno diritto a questo, non è un privilegio, le anime hanno diritto a questo. Non possiamo abbandonarle.   Nei prossimi giorni, naturalmente, contiamo di darvi maggiori informazioni, maggiori spiegazioni. Bisogna ben comprendere il perché. Bisogna ben comprendere la posta in gioco di tutto questo. È capitale. Ma allo stesso tempo, bisogna comprendere ciò nella preghiera. Non basta preparare le intelligenze. Non basta, direi, un approccio apologetico, puramente apologetico a tutto ciò. Bisogna preparare i cuori, i nostri cuori; è una grazia, è una grazia e bisogna aggrapparsi a questa grazia. Bisogna ringraziare il Buon Dio, bisogna che ci prepariamo. Sì, delle consacrazioni, delle consacrazioni, ancora una volta. Non per sfidare la Chiesa, non è una sfida. Consacrazioni per fedeltà alla Chiesa e alle anime.   E aggiungo un’ultima considerazione. Mi assumo, mi assumo pienamente la responsabilità di questa decisione. La assumo innanzitutto davanti a Dio, la assumo davanti alla Santissima Vergine, davanti a San Pio X. La assumo davanti al Papa. Mi piacerebbe un giorno poter incontrare il Papa, prima del 1° luglio. Mi piacerebbe spiegargli, fargli capire le nostre reali, profonde intenzioni, il nostro attaccamento alla Chiesa; che lo sappia, che lo comprenda. E mi assumo questa responsabilità davanti alla Chiesa, naturalmente. E davanti alla Fraternità, a tutti i membri della Fraternità e davanti, lo ripeto ancora, a tutte le anime che in un modo o nell’altro ricorrono a noi, ci chiedono aiuto o ci chiederanno aiuto, tutte queste anime, tutte queste vocazioni che la Provvidenza ci ha inviato e che continua a inviarci. Assumo questa responsabilità anche davanti a loro. Tutte e ciascuna in particolare, perché un’anima ha un valore infinito.   E nella Chiesa – non dimenticatelo mai – nella Chiesa, la legge delle leggi, la legge che prevale su tutte le altre, è la salvezza delle anime. Non è il chiacchiericcio, non è il sinodo, non è l’ecumenismo, non sono le sperimentazioni liturgiche, le nuove idee, le nuove evangelizzazioni: è la salvezza delle anime. È la legge delle leggi. E questa legge abbiamo il dovere, tutti, ciascuno al proprio posto, di osservarla e di spenderci totalmente per questo. Perché? Concludo: perché oggi la Madonna e Nostro Signore ci insegnano che durante la loro esistenza quaggiù sulla terra non hanno avuto nessun altro pensiero, nessun altro scopo se non quello di salvare le anime. E come dicevamo, in un modo o nell’altro, ognuno di noi secondo i propri talenti, secondo il proprio posto, deve fare tutto ciò che può, deve dare il proprio contributo per salvare la propria anima e quella degli altri. Così sia.   Don Davide Pagliarani  FSSPX   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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