Geopolitica
Gli Houthi promettono di colpire obiettivi israeliani in territorio africano
I ribelli Houthi dello Yemen hanno annunciato che considereranno qualsiasi presenza israeliana nella regione separatista del Somaliland un obiettivo militare legittimo. Questo monito giunge a pochi giorni di distanza dalla decisione di Israele di diventare il primo Paese al mondo a riconoscere formalmente l’indipendenza del territorio somalo.
In una dichiarazione diffusa domenica, il leader degli Houthi Abdulmalik al-Houthi ha definito l’iniziativa israeliana «un’aggressione contro la Somalia e lo Yemen e una minaccia alla sicurezza della regione», precisando che il gruppo «considererà qualsiasi presenza israeliana in Somaliland un obiettivo militare per le nostre forze armate».
Il movimento, che aveva sospeso gli attacchi contro Israele in seguito alla tregua di Gaza dell’ottobre scorso, ha presentato la minaccia come un gesto di solidarietà, accusando Israele di voler intraprendere «attività ostili».
L’avvertimento fa seguito alla firma, avvenuta venerdì, di una dichiarazione con cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar hanno riconosciuto il Somaliland come Stato sovrano, rendendo Israele il primo governo a compiere ufficialmente questo passo.
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Affacciato sulla costa meridionale del Golfo di Aden, nell’Africa orientale, il Somaliland ha proclamato l’indipendenza dalla Somalia nel 1991, ma è rimasto privo di riconoscimento internazionale. Netanyahu ha affermato che la scelta è stata ispirata «nello spirito» degli Accordi di Abramo e ha rivolto un invito al presidente del Somaliland per una visita ufficiale.
Il governo somalo ha condannato la mossa come un «attacco deliberato» alla propria sovranità. L’iniziativa di Israele ha inoltre provocato un’ampia ondata di critiche a livello internazionale, con una vasta coalizione di Paesi e organizzazioni che ha respinto la decisione.
Tra i Paesi critici vi sono Egitto, Turchia, Iran, Arabia Saudita, il Consiglio di Cooperazione del Golfo, l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, la Lega Araba e l’Unione Europea, tutti riconfermando il sostegno all’integrità territoriale della Somalia. Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non avere, al momento, intenzione di emulare Israele.
L’Unione Africana ha messo in guardia dal rischio di «creare un precedente pericoloso con implicazioni di vasta portata per la pace e la stabilità in tutto il continente», ribadendo che il Somaliland resta parte della Somalia.
Gli analisti evidenziano che la motivazione strategica dietro il riconoscimento israeliano potrebbe consistere nell’ottenere accesso al porto di Berbera in Somaliland, che offrirebbe a Israele un migliore controllo sul Mar Rosso, potenziando la capacità di sorvegliare o colpire le postazioni Houthi in Yemen.
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Geopolitica
Trump: gli USA potrebbero unirsi agli attacchi sauditi contro lo Yemen
“Have you decided whether to join the Saudi strikes on the Houthis?”@POTUS: “We may. We’re going to look at it. We just found out about the recent attack, so we’ll make a decision. We move very quickly.” pic.twitter.com/8aUAneK2xB
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) October 10, 2026
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Geopolitica
Il colloquio telefonico tra Putin e Trump: dettagli
Venerdì i presidenti russo Vladimir Putin e americano Donald Trump hanno tenuto una telefonata di 90 minuti. Hanno trattato il conflitto in Ucraina, un accordo rilevante sulle forniture di gasolio russo, la crisi con l’Iran e le prospettive di una cooperazione più ampia tra Mosca e Washington.
Trump ha definito lo scambio «un grande successo» e ha annunciato che la Russia aveva accettato di fornire milioni di tonnellate di gasolio ai mercati americani e globali per contenere l’aumento dei prezzi energetici.
Secondo Yurij Ushakov, consigliere del Cremlino per la politica estera, il colloquio è stato cordiale e sostanziale. Trump avrebbe riorganizzato la propria agenda per parlare con Putin dopo il 74° compleanno del leader russo.
Il risultato più immediato è stato un importante accordo energetico: la Russia aumenterà le esportazioni di gasolio verso gli Stati Uniti e i mercati globali, contribuendo a ridurre la carenza internazionale di carburante. Washington ha sospeso le sanzioni sul commercio di carburante russo, comprese le importazioni negli Stati Uniti.
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Trump ha precisato che la Russia fornirà subito oltre 300.000 tonnellate di gasolio, altre 500.000 a novembre e 1 milione di tonnellate poco dopo, con la possibilità di ulteriori 3 milioni di tonnellate a seconda delle condizioni delle raffinerie. Il vice primo ministro russo Alexander Novak ha confermato che Mosca revocherà prima del previsto le restrizioni all’esportazione, ribadendo i volumi e indicando che le esportazioni potrebbero arrivare a 3 milioni di tonnellate al mese, senza compromettere il mercato interno.
Il dipartimento del Tesoro statunitense ha concesso una deroga temporanea alle sanzioni fino al 7 aprile 2027. Trump ha previsto che l’accordo, insieme al controllo rivendicato da Washington sullo Stretto di Ormuzzo, farà scendere rapidamente i prezzi del diesel, a beneficio di agricoltori, autotrasportatori e consumatori americani.
Putin ha aggiornato Trump sulla situazione al fronte e sulla risposta di Mosca agli «attacchi terroristici» ucraini contro infrastrutture e obiettivi civili in territorio russo. Ha ribadito che Mosca mantiene l’iniziativa e resta impegnata a perseguire i propri obiettivi, pur restando disponibile a una soluzione diplomatica duratura.
Il leader russo ha però affermato che Kiev ha di fatto sabotato la ripresa immediata dei negoziati trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Nella precedente conversazione si era discusso di riavviare i colloqui dopo le elezioni della Duma di Stato; secondo Ushakov, gli attacchi di droni ucraini, anche contro seggi elettorali e personale, hanno cambiato radicalmente la situazione. Mosca riconsidererà quindi i tempi di eventuali nuovi negoziati. Trump avrebbe promesso di comunicare la posizione russa agli inviati ucraini che incontreranno Steve Witkoff e Jared Kushner a Miami.
Putin ha sottolineato che una soluzione negoziata con Teheran rimane possibile, citando l’incontro dell’8 ottobre con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in Turkmenistan. Secondo Ushakov, Washington e Teheran hanno mantenuto contatti indiretti tramite il Qatar nonostante la retorica di confronto. Mosca ha ribadito l’offerta di accettare uranio iraniano altamente arricchito come possibile via d’uscita dallo stallo nucleare, e Trump ha accolto positivamente il coinvolgimento russo.
Putin ha ringraziato personalmente la First Lady Melania Trump per il suo impegno nel riunire i bambini separati dalle famiglie durante il conflitto. I due leader hanno inoltre discusso della situazione a Aleshki (regione di Kherson) e concordato che la funzionaria russa per i diritti umani Yana Lantratova manterrà contatti diretti con l’ufficio di Melania.
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I presidenti si sono detti soddisfatti dei canali di comunicazione esistenti tra le rispettive amministrazioni e agenzie, e hanno concordato di mantenerli. Putin ha apprezzato l’attenzione di Trump e del suo team alle relazioni con la Russia, nonostante le priorità interne e mediorientali di Washington. Non è stato discusso alcun vertice specifico, ma Ushakov ha indicato che il prossimo summit APEC in Cina potrebbe offrire un’occasione di incontro se entrambi vi partecipassero. Non sono state rese note eventuali concessioni americane in cambio dell’accordo sul gasolio.
La telefonata era stata inizialmente proposta dalla parte americana per gli auguri di compleanno (7 ottobre). Witkoff aveva contattato il Cremlino quel giorno per trasmettere gli auguri di Trump, suoi e di Kushner. La chiamata è stata organizzata tenendo conto del viaggio di Putin in Turkmenistan e del fuso orario; Trump ha aperto la conversazione con gli auguri di Melania
I due hanno anche parlato di sport, con Trump che ha elogiato il contributo della stella dell’hockey Alexander Ovechkin.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Musk: Zelens’kyj si è spinto troppo oltre
@RapidResponse47 @POTUS Zelensky has gone too far
— Elon Musk (@elonmusk) October 10, 2026
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