Bizzarria
Adolf Hitler si candida per la rielezione. Stalin è ancora al potere in India
Il politico regionale namibiano Adolf Hitler Uunona si ripresenta per la rielezione nella Namibia settentrionale. Lo riporta il tabloide tedesco Bild.
Secondo quanto riportato, lo Hitler condivide il nome con il celeberrimo dittatore nazista ma ne rigetterebbe categoricamente l’ideologia, apparentemente non sembra benevola verso gli africani.
Il 59enne esponente dello SWAPO, partito di sinistra al governo, si candida di nuovo nella circoscrizione di Ompundja, nella regione di Oshana, dove le elezioni regionali sono in programma il 26 novembre. Lo Hitler Uuona, consigliere locale dal 2004, è previsto che confermi il seggio dopo aver raccolto circa l’85% dei suffragi nel 2020, secondo il quotidiano.
Fu proprio nel 2020 che il suo nome completo attirò l’attenzione mondiale, ripreso dai media internazionali durante le elezioni. Uunona spiegò allora che suo padre glielo aveva imposto intenzionalmente, senza però comprendere appieno il significato storico della figura del führer. «Mio padre mi ha chiamato come quest’uomo. Probabilmente non sapeva cosa rappresentasse Adolf Hitler. Da bambino, lo vedevo come un nome del tutto normale», aveva dichiarato l’uomo politico namibiano.
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L’Adolf Hitler del continente nero ha sempre ribadito di non avere alcun legame con il nazismo e con l’omonimo fuhrerro. «Solo crescendo ho capito: quest’uomo voleva conquistare il mondo intero. Io non ho niente a che spartire con queste cose».
La Namibia, ex Africa sudoccidentale tedesca e colonia imperiale dal 1884 fino alla conquista sudafricana nel 1915 durante la Prima Guerra Mondiale, rimase sotto amministrazione sudafricana fino all’indipendenza del 1990. L’eredità coloniale tedesca sopravvive ancora nei toponimi e nei nomi propri: Adolf resta relativamente diffuso tra le generazioni più anziane.
Il lettore di Renovatio 21 già conosceva la vicenda dello Hitler nero, e pure quella dello Stalin indiano: M.K. Stalin, già presidente del potente partito secolarista del Tamil Nadu DMK (Dravida Munnetra Kazhagam, ossia «Federazione Progressista Dravidica»), divenuto chief minister dello Stato indiano come lo fu il padre M. Karunanidhi, un ex sceneggiatore di Kollywood, cioè la fiorentissima industria cinematografica locale. (Qualcosa, dello Stalin pigmentato e dei suoi nemici la sappiamo: la cine-politica tamil è stata un tempo passione del direttore di Renovatio 21)
Va notato che, mentre lo Stalin indico ha il baffone, lo Hitler namibiano non ha il baffetto, o almeno non ancora. Forse che con la vittoria elettorale le cose cambieranno?
Nel mentre, in redazione continuiamo a sognare un Moltov-Ribbentropp tamil-namibiano, foce naturale di felici scelte onomastiche terzomondiali.
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Elon Musk chiede quanto costa la Gran Bretagna
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Il vecchio del meme candidato dal popolo a prossimo presidente ungherese
Un recente sondaggio d’opinione ha individuato l’uomo celebre per il meme «Hide the Pain Harold» come il candidato più gradito alla presidenza dell’Ungheria. Lo riporta il giornale britannico Guardian.
Andras Arato, un ingegnere elettrico ungherese in pensione divenuto noto online grazie al meme con l’espressione di tranquilla sofferenza, guida la classifica, ha indicato il giornale lunedì. Tra gli altri nomi rilevanti si annoverano la biochimica premio Nobel per il vaccino COVID Katalin Kariko e Erno Rubik, creatore del cubo di Rubik.
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Il partito Tisza del primo ministro ungherese Peter Magyar, che ad aprile ha battuto in maniera netta il partito di destra Fidesz di Viktor Orban, ha modificato la costituzione del Paese il mese scorso per allontanare l’ex presidente Tamas Sulyok dalla carica senza avviare una procedura di impeachment, nell’ambito di quello che Magyar ha definito un «cambio di regime».
Poco dopo la rimozione di Sulyok – generalmente ritenuto un fedele di Orban – dalla posizione, il primo ministro ha invitato politici, ONG e cittadini a proporre un successore.
Tuttavia, il giorno successivo alla dichiarazione, Magyar ha proposto la grande maestra di scacchi ungherese Judit Polgar, provocando una forte reazione negativa da parte dell’opinione pubblica. I critici hanno aspramente contestato la precipitazione della decisione e evidenziato un possibile conflitto di interessi legato alla sua doppia cittadinanza ungherese e israeliana.
Il Polgar ha declinato la candidatura, dichiarando di non potersi assumere «la responsabilità storica di unire una nazione divisa».
Dal momento in cui si è insediato, Magyar ha avviato una vera e propria epurazione, allontanando chiunque fosse visto come alleato di Orban, licenziando i vertici della procura, delle forze armate e dei media statali. Ha inoltre smantellato l’Ufficio per la Protezione della Sovranità, un contrappeso dell’era Orbán all’influenza di ONG straniere come le Open Society Foundations di George Soros.
Orban ha accusato il nuovo primo ministro di strumentalizzare la costituzione e il sistema giudiziario contro il suo partito. L’emendamento usato per destituire Sulyok era incostituzionale, poiché mirava a un singolo individuo anziché instaurare una norma di applicazione generale, ha affermato il partito.
L’Ungheria dispone di tempo fino al 20 agosto per eleggere un nuovo presidente, una figura in gran parte cerimoniale che tuttavia detiene il potere di sciogliere il parlamento e porre il veto sulle leggi. Chiunque occupi tale carica, però, dovrà confrontarsi con la possibilità di essere rimosso in qualsiasi momento dalla supermaggioranza parlamentare ungherese dei due terzi.
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Attacco di flatulenza da parte di uno spettatore: cinema evacuato
ALERT: “Horrific fart attack” sent moviegoers running out of the theater in the middle of the new ‘Spider-Man.’
While a screening of the movie ‘Spider-Man: Brand New Day’ was playing in Cartagena, Colombia, an audience member allegedly had a farting attack that cleared the… pic.twitter.com/bgtkRsAX7C — E X X ➠A L E R T S (@ExxAlerts) August 3, 2026
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