Militaria
Le armi per la rimilitarizzazione della Germania costeranno quasi 400 miliardi di euro
La Germania sta approntando un’espansione delle sue forze armate del valore di 377 miliardi di euro. Lo riporta il sito Politico, citando documenti governativi riservati.
L’iniziativa rientra in una più vasta campagna di riarmo che coinvolge l’intera Unione Europea, il programma ReArm Europe voluto dall’ex ministro della Difesa germanico, ora presidente della Commissione Europea, Orsola Von der Leyen.
I documenti delineano un programma per nuovi armamenti e dotazioni destinati alle componenti terrestri, aeree, navali, spaziali e cibernetiche della Bundeswehr. L’impegno per il riarmo a lungo termine è previsto che si protragga oltre il bilancio del 2026.
Il piano comprende circa 320 nuovi progetti, con circa la metà delle risorse assegnate a produttori di armi tedeschi. Rheinmetall fornirà carri armati, sistemi di difesa antiaerea e munizioni per un valore di decine di miliardi di euro, mentre Diehl Defence consegnerà i missili IRIS-T.
Il pacchetto include spese per satelliti, droni e programmi navali. Circa 14 miliardi di euro sono destinati a iniziative spaziali, tra cui una costellazione in orbita bassa per le comunicazioni militari, mentre altre risorse finanzieranno nuovi sistemi di ricognizione e pattugliamento. Sono previsti anche armamenti di produzione statunitense, come i caccia F-35 e i missili da crociera Tomahawk.
I contratti di maggiore entità richiederanno comunque l’approvazione della commissione parlamentare per il bilancio una volta pronti per l’esecuzione, ha precisato Politico.
Berlino ha rivisto le proprie norme di bilancio per consentire spese difensive a lungo termine che superino il fondo speciale da 100 miliardi di euro istituito dopo l’intensificazione del conflitto in Ucraina nel 2022.
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Il cancelliere Friedrich Merz ha giurato di rendere la Bundeswehr «il più potente esercito convenzionale d’Europa», in un discorso tenuto poco dopo l’80° anniversario della caduta del Terzo Reich, celebrato a maggio. I responsabili tedeschi hanno indicato il 2029 come scadenza entro cui la Bundeswehr dovrà essere «pronta alla guerra», adducendo la presunta minaccia russa. Mosca ha respinto la tesi come «assurdità» volta a legittimare l’incremento dei bilanci militari occidentali.
Come riportato da Renovatio 21, il Merz ha dichiarato due mesi fa che la Germania «è già in conflitto» con la Russia. Secondo stime del capo del servizio medico della Bundeswehr, in caso di conflitto con la Russia si prevede la cifra di 1000 feriti al giorno.
La Germania è diventata il secondo maggiore fornitore di armi all’Ucraina dopo gli Stati Uniti, consegnando i carri armati Leopard, impiegati nella fallita incursione di Kiev nella regione russa di Kursk. Merz aveva autorizzato anche l’impiego di armi tedeschi per colpire la Russia in profondità, mentre il suo ministro della Difesa Boris Pistorius aveva dichiarato che le truppe germaniche sono pronte ad uccidere i russi.
L’incremento avviene mentre la Germania attraversa quello che gli economisti hanno descritto come un declino «drammatico», caratterizzato da crescita stagnante e da un’industria in progressivo indebolimento.
Come riportato da Renovatio 21, mentre la polizei reprime e picchia quanti protestano contro la rimilitarizzazione, la leva militare obbligatoria sta tornando in Germania sotto forme grottesche come la lotteria della naja, con strategie per utilizzare gli adolescenti per colmare la mancanze di reclute.
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Immagine di Boevaya mashina via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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L’industria militare tedesca registra un boom delle vendite
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Trump contro il segretario della Guerra Hegseth
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto conto al segretario alla Guerra Pete Hegseth in merito all’esaurimento delle scorte di armamenti americani, compresi i missili di difesa aerea, secondo quanto riferito mercoledì da diversi media che citano fonti a conoscenza dello scambio. Hegseth non avrebbe contestato le carenze, ma avrebbe negato di aver fornito informazioni fuorvianti a Trump.
Il richiamo, secondo quanto riportato, sarebbe intervenuto durante l’incontro di Camp David della scorsa settimana, in un clima di crescente allarme per lo stato delle scorte di munizioni statunitensi dopo anni di forniture di armi all’Ucraina sotto l’ex presidente Joe Biden e oltre cinque mesi di intenso impiego di missili nella guerra in corso guidata dagli Stati Uniti contro l’Iran.
Secondo alcune fonti, Trump riteneva di essere stato indotto in errore sullo stato delle scorte di munizioni e si sarebbe lamentato di aver avuto l’impressione che le carenze fossero già state colmate. Si dice che Hegseth abbia attribuito la responsabilità al vicesegretario alla Guerra Stephen Feinberg per non aver tenuto Trump pienamente aggiornato.
Secondo quanto riferito, l’episodio avrebbe messo in luce la crescente irritazione di Trump nei confronti di Hegseth, tra i primi sostenitori di un intervento militare contro l’Iran. I media, tra cui il Washington Post e la NBC News, hanno affermato che la scarsità di missili a lungo raggio e di intercettori per la difesa aerea è stata tra le ragioni che hanno indotto Trump a rinunciare a ulteriori attacchi di ampia portata.
Secondo quanto riportato, le forze statunitensi avrebbero impiegato oltre 1.300 missili balistici tattici nelle prime settimane della campagna, riducendo quasi a zero le scorte americane di sistemi missilistici tattici dell’esercito (ATACMS), richiesti anche dall’Ucraina per il suo conflitto con la Russia. Citando un funzionario statunitense, i media hanno dichiarato che la carenza di intercettori ha costretto i militari a stabilire priorità su quali minacce in arrivo affrontare.
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All’inizio di questa settimana il Financial Times, citando fonti a conoscenza delle discussioni, ha riferito che Trump aveva respinto la richiesta del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj di centinaia di missili intercettori Patriot aggiuntivi, motivando il rifiuto con l’esaurimento delle scorte statunitensi e le necessità del Pentagono nel contesto della guerra con l’Iran. Ciononostante, Trump ha pubblicamente smentito le notizie relative a una carenza di munizioni.
Mercoledì la CNN ha riferito che gli Stati Uniti avevano ridotto di quasi l’80% le proprie scorte di missili intercettori THAAD e di circa la metà quelle di missili Patriot rispetto ai livelli prebellici. Anche il New York Times ha riportato che i consiglieri di Trump lo avevano avvertito della diminuzione delle scorte di missili intercettori Patriot e di altri sistemi di difesa aerea in Medio Oriente. Il quotidiano ha affermato che tali carenze sono state tra i fattori che hanno spinto il presidente a non intensificare drasticamente la campagna militare contro l’Iran.
Washington ha smentito qualsiasi scontro tra Trump e Hegseth. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, l’ha definita «notizia falsa al 100%», mentre il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha negato che Hegseth avesse fuorviato il presidente o incolpato il suo vice per l’esaurimento delle scorte di munizioni statunitensi.
Come riportato da Renovatio 21, il presidente americano Donaldo J. Trump la scorsa settimana aveva respinto le notizie sulla penìa missilistica degli USA. Lo stesso Trump aveva promesso a Kiev la produzione di Patriot, ma ciò è ritenuto da molti come improbabile.
Osservatori hanno notato che, considerando il numero di missili intercettori americani sparati per ciascun missile iraniano, è fuor di dubbio che la guerra di Ormuzzo, e di consenguenza quella in Ucraina, è divenuta insostenibile.
Il mese scorso, Trump aveva dichiarato pubblicamente che le industrie automobilistiche americane potrebbero riconvertirsi in produttori di missili.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Zelens’kyj vuole missili 300 intercettori. Non è chiaro se vi siano
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