Geopolitica
Orban accusa Zelens’kyj di aver minacciato gli ungheresi
Le «minacce aperte» del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj non passeranno inosservate, ha affermato il primo ministro ungherese Viktor Orban, aggiungendo che l’Ucraina non può entrare nell’Unione Europea con la forza attraverso estorsioni, attentati e intimidazioni.
Gli attacchi ucraini all’oleodotto Druzhba («Amicizia») di questo mese hanno ripetutamente interrotto i flussi verso Ungheria e Slovacchia, suscitando rabbia in entrambi i paesi dell’UE. In una conferenza stampa a Kiev domenica, lo Zelens’kyj, interrogato sull’opposizione dell’Ungheria alle richieste di adesione dell’Ucraina all’UE e alla NATO, aveva ironicamente affermato che «l’amicizia» con Budapest ora dipende dalla sua posizione – un gioco di parole sul nome dell’oleodotto.
Orban ha descritto i commenti di Zelensky come una «minaccia pubblica» e una confessione del fatto che Kiev ha intenzionalmente messo a repentaglio la sicurezza energetica del suo Paese «perché non sosteniamo la loro adesione all’UE», ha riportato lunedì l’agenzia di stampa Magyar Nemzet.
«Questo dimostra che gli ungheresi hanno fatto la scelta giusta», ha aggiunto l’Orban. All’inizio di quest’anno, l’Ungheria ha bloccato i negoziati di adesione all’UE con l’Ucraina, a seguito di un referendum nazionale non ufficiale in cui oltre 2 milioni di ungheresi – circa il 95% degli elettori – hanno respinto la candidatura di Kiev.
Il primo ministro ha sottolineato che l’Ucraina non può aderire all’UE attraverso ricatti, bombardamenti o minacce, aggiungendo che «le dichiarazioni di Zelens’kyj proietteranno una lunga ombra».
Il capo di gabinetto di Orban, Gergely Gulyas, ha definito le azioni dell’Ucraina «inaccettabili», insistendo sul fatto che, anche in quanto membro dell’UE, Kiev non avrebbe alcun diritto di dettare le regole degli acquisti energetici dell’Ungheria.
Anche il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha criticato le «intimidazioni» dello Zelens’kyj in un post su X, esortandolo a smettere di minacciare il suo Paese e a porre fine agli attacchi alla sua sicurezza energetica.
Stop attacking our energy security! This is not our war! https://t.co/Hag9soeiHu
— Péter Szijjártó (@FM_Szijjarto) August 24, 2025
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Il ministro degli Esteri ucraino Andrey Sibiga ha ribattuto che Szijjarto non poteva dire a Zelens’kyj «cosa fare o dire», esortando Budapest a seguire le orme di altri paesi e a diversificare la propria offerta energetica, allontanandosi dalla Russia. Gulyas ha sottolineato che l’Europa non ha ancora alternative competitive in termini di prezzo alle forniture russe.
Come riportato da Renovatio 21, una settimana fa il comandante militare della forza dei droni dell’Ucraina ha rivendicato l’attacco al gasdotto russo che trasporta petrolio in Ungheria e Slovacchia – un altro Paese che sotto il governo Fico si è dimostrato amico della Russia ed ostile ai programmi ucraini come l’adesione alla NATO.
L’attacco all’oleodotto Druzhba non arriva, per i lettori di Renovatio 21, come un fulmine a ciel sereno. Già nel 2023 uno scoop del Washington Post faceva emergere che il presidente ucraino aveva proposto durante un incontro con il vice primo ministro Yulia Svridenko a febbraio di «far saltare in aria» il Druzhba («amicizia», in russo), che trasporta il petrolio russo in Ungheria.
Secondo i documenti citati dal quotidiano di Washington, lo Zelens’kyj avrebbe detto che «l’Ucraina dovrebbe semplicemente far saltare in aria l’oleodotto e distruggere… l’industria ungherese [del primo ministro] Viktor Orban, che si basa pesantemente sul petrolio russo».
Come riportato da Renovatio 21, quattro settimane fa l’Ungheria aveva annunciato progressi nella costruzione di un nuovo oleodotto con la Serbia per il trasporto di petrolio russo.
Come riportato da Renovatio 21, il ministro magiaro Szijjarto ha dichiarato che l’Unione Europea sta tentando di rovesciare i governi di Ungheria, Slovacchia e Serbia perché danno priorità agli interessi nazionali rispetto all’allineamento con Bruxelles.
Durante un’intervista a Tucker Carlson nell’agosto 2023, il premier ungherese Vittorio Orban aveva dichiarato significativamente che Ungheria e Serbia erano pronte ad entrare in guerra contro chiunque facesse saltare il loro gasdotto.
A differenza di molti Paesi dell’UE, l’Ungheria si è rifiutata di inviare armi a Kiev e sostiene che l’adesione dell’Ucraina alla NATO potrebbe scatenare un conflitto totale con la Russia.
La disputa su Druzhba ha aggravato i già tesi legami dovuti alle sanzioni dell’UE contro Mosca e alle controversie sui diritti degli ungheresi etnici che vivono nell’Ucraina occidentale.
Come riportato da Renovatio 21, nelle scorse settimane è stata data alle fiamme nella zona di confine una chiesa cattolica ungherese, sui cui muri è stato scritto in ucraino «coltello agli ungheresi».
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Immagine di © European Union, 1998 – 2025 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
Geopolitica
Obama afferma che Israele ha cercato di trascinare anche lui in guerra con l’Iran
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Geopolitica
Trump respinge l’offerta di pace iraniana
Il presidente statunitense Donald Trump ha respinto una controproposta iraniana al piano di pace precedentemente presentato tramite intermediari pakistani.
Il tira e molla ha finora portato a una situazione di stallo in cui nessuna delle due parti sembra disposta a cedere. Sebbene i combattimenti attivi siano stati sospesi il mese scorso in virtù di un fragile cessate il fuoco, sia Washington che Teheran continuano a fare affidamento sulla leva economica per imporre concessioni.
L’Iran ha presentato la sua proposta in 14 punti giovedì scorso, ribadendo le sue condizioni per porre fine alla situazione di stallo, come riportato dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim. Parlando domenica all’emittente israeliana Kan News, Trump ha affermato di aver esaminato la proposta e di considerarla inaccettabile.
Trump aveva già accennato a questa posizione sui social media, scrivendo che l’Iran «non ha ancora pagato un prezzo sufficientemente alto per ciò che ha fatto all’umanità e al mondo negli ultimi 47 anni».
La proposta statunitense, che si articola in nove punti, prevede un’estensione del cessate il fuoco di due mesi. L’Iran, invece, insiste affinché la controversia venga risolta entro 30 giorni.
La crisi nel Golfo Persico è iniziata alla fine di febbraio con un’azione congiunta di Stati Uniti e Israele volta a eliminare i vertici iraniani e con una campagna di bombardamenti finalizzata al rovesciamento del governo. Teheran ha risposto con azioni di rappresaglia, tra cui attacchi contro i paesi che ospitano basi statunitensi e interruzioni della navigazione nello Stretto di Ormuzzo.
Nel contesto del cessate il fuoco, Trump ha ordinato il blocco dei porti iraniani, mentre le restrizioni all’approvvigionamento globale costringono Washington ad adottare misure costose per contenere l’aumento dei prezzi del petrolio.
L’Iran chiede garanzie contro futuri attacchi, risarcimenti – potenzialmente finanziati tramite pedaggi per il transito attraverso lo Stretto ormusino – e la prosecuzione del suo programma nucleare, che sostiene essere di natura pacifica. Gli Stati Uniti chiedono lo smantellamento completo delle attività nucleari iraniane e la libera navigazione attraverso la strategica via d’acqua mediorientale.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Fico: la Slovacchia rifiuta di aderire ai prestiti UE per Kiev
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