Politica
La pena detentiva del leader dei serbo-bosniaci è stata convertita in multa
Il tribunale statale della Bosnia-Erzegovina ha convertito la pena detentiva di un anno per Milorad Dodik, presidente della Repubblica Srpska, autonoma a maggioranza serba, in una multa.
All’inizio di questo mese, una corte d’appello di Sarajevo ha confermato la condanna a un anno di carcere e l’interdizione di sei anni dalle cariche politiche inflitte a Dodik a febbraio da un tribunale di grado inferiore per presunta condotta anticostituzionale.
La sentenza di martedì significa che il leader serbo-bosniaco dovrà pagare 36.500 marchi convertibili (circa 21.600 dollari) invece di trascorrere effettivamente il tempo dietro le sbarre.
La decisione è stata presa in seguito alla proposta della difesa di Dodik e al parere della Procura del paese balcanico. La legislazione bosniaca consente di sostituire le condanne fino a un anno con una multa di 52 euro per ogni giorno di reclusione.
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Il Dodik era stato accusato di aver bloccato le sentenze della Corte Costituzionale della Repubblica Serba di Bosnia e di aver sfidato Christian Schmidt, cittadino tedesco a capo dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante (OHR), che sovrintende agli accordi di pace di Dayton del 1995 che posero fine alla guerra in Bosnia. Il leader serbo-bosniaco ha a lungo accusato Schmidt di aver esagerato e violato l’autonomia della Repubblica Serba di Bosnia.
La scorsa settimana, la Commissione elettorale centrale della Bosnia ha revocato il mandato presidenziale di Dodik, in linea con il divieto impostogli di ricoprire la carica. Tuttavia, Dodik ha definito la decisione «solo un’altra schifezza da Sarajevo» e ha insistito sul fatto che non si dimetterà.
Il Dodik, che si oppone all’adesione della Bosnia all’UE e all’integrazione nella NATO, aveva precedentemente accusato Bruxelles di essere dietro l’attacco contro di lui. Si era impegnato a cercare il sostegno di Serbia, Russia e dell’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump.
Il capo del gruppo parlamentare del partito SNSD di Dodik nell’Assemblea nazionale della Republika Srpska, Srdjan Mazalica, si è detto ancora insoddisfatto della decisione della corte, definendo l’intero processo una «vergogna giudiziaria».
«Il verdetto contro Dodik è pieno di errori procedurali e violazioni del Codice di Procedura Penale. Il cosiddetto “Stato profondo di Sarajevo” ha deciso di aggravare ulteriormente la crisi», ha affermato Mazalica, insistendo affinché il caso venga portato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo CEDU.
Come riportato da Renovatio 21, il Dodik era stato condannato al carcere sei mesi fa. Due anni fa aveva sollevato le controversie su Hunter Biden per accusare il presidente americano Joe Biden di ipocrisia per aver inserito nella lista nera i suoi figli per presunta corruzione. Dodik ha sostenuto che le mosse di Washington hanno più probabilità di rendere la Repubblica serba indipendente che di distruggerla.
Ad aprile Dodik aveva dichiarato che l’UE dovrebbe smettere di demonizzare la Russia e il suo leader, Vladimir Putin. In un’intervista rilasciata alla rivista svizzera Die Weltwoche, Dodik ha affermato che «il punto di vista russo è che la guerra in Ucraina è stata imposta alla Russia dall’élite mondiale occidentale», citando quindi il presunto ruolo di Boris Johnson nel fallimento dei negoziati di pace tra Mosca e Kiev a Costantinopoli, in Turchia, nel 2022.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Politica
Il leader serbo bosniaco antioccidentale Dodik festeggia la vittoria elettorale
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Politica
Il Brasile va alle urne: Bolsonaro jr. vince su Lula
Il figlio di Bolsonaro ha vinto primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, superando il presidente uscente di sinistra Lula. Il ballottagio pre la carica di presidente del grande Paese sudamericano è previsto per il 25 ottobre,
Il 45enne Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex capo di Stato brasiliano, ha ottenuto il 47,06% dei voti, contro il 45,12% del veterano della sinistra Luiz Inacio Lula da Silva, 80 anni, a spoglio quasi concluso. Lo scarto ridotto dimostra che il più grande Paese dell’America Latina resta profondamente polarizzato, tra accuse reciproche di golpe o di brogli.
Se Flavio Bolsonaro dovesse prevalere al secondo turno, il Brasile si unirebbe all’ondata conservatrice che, incoraggiata dal presidente americano Donald Trump, ha già mietuto vittorie nella regione, in Argentina, in Colombia o in Perù.
Domenica sera si è detto «molto soddisfatto» del risultato e fiducioso nella vittoria. Ha ringraziato i suoi elettori per avergli dato «un voto di fiducia per il cambiamento», ritenendo che «il Brasile non ne possa più».
Si presenta come una versione «più moderata» di suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, che lo aveva designato candidato dopo essere stato condannato a 27 anni di carcere per un tentativo di colpo di Stato contro Lula nel 2022. A quasi 81 anni, lo storico leader della sinistra punta a un quarto mandato non consecutivo. Durante la campagna ha sventolato la bandiera della sovranità e ha invitato il suo omologo statunitense a non «immischiarsi» nelle elezioni brasiliane.
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Bolsonaro jr. ha mantenuto il sangue freddo anche dopo la notizia di essere indagato per corruzione e riciclaggio di denaro in relazione al finanziamento di un film in onore del padre, malato di cancro, che l’anno passato era stato arrestato dalla polizia a Brasilia mentre ancora era ai domiciliari. La Corte Suprema brasiliana, guidata dall’acerrimo nemico dei Bolsonaro giudice Alexandre de Moraes, aveva bloccato la richiesta di scarcerazione anticipata di Bolsonaro senior cinque mesi fa.
Il Brasile ha inoltre assistito a una vera e propria ondata conservatrice alle elezioni legislative, in particolare al Senato, dove l’ex first lady Michelle Bolsonaro è stata eletta a larga maggioranza, così come Carlos Bolsonaro, fratello di Flavio. Circa 160 milioni di elettori erano chiamati alle urne. L’astensionismo, in un Paese in cui il voto è obbligatorio, si è attestato al 21%, praticamente lo stesso dato del 2022.
Come riportato da Renovatio 21, il fratello Eduardo Bolsonaro, già deputato, tre mesi fa è stato condannato, sempre dalla Corte Suprema di De Moraes, a quattro anni di carcere per aver esercitato pressioni su autorità straniere – ovvero il governo degli Stati Uniti – al fine di ottenere sanzioni contro le istituzioni brasiliane, in particolare la magistratura e alcuni esponenti della Procura Generale.
La Corte federale suprema del Brasile aveva ampliato le restrizioni nei confronti dell’ex presidente Jair Bolsonaro, arrivando a vietare ora la diffusione delle sue interviste sulle piattaforme dei social media. Gli USA erano scesi ora in campo direttamente contro De Moraes, revocandogli il visto per il Paese, una mossa inaspettata ed inedita da parte della segreteria di Stato USA guidata da Marco Rubio.
A luglio 2025 il presidente statunitense Donald Trump – che durante il suo primo mandato aveva coltivato stretti legami con Bolsonaro – aveva definito la persecuzione dell’ex alleato da parte del governo Lula una «caccia alle streghe», imponendo dazi del 50% su alcuni prodotti brasiliani. Tuttavia, all’inizio di questo mese Washington ha iniziato a mitigare alcune di quelle tariffe.
Il padre jair Bolsonaro tre anni fa era era stato pure incriminato per falsificazione dello status vaccinale. L’opposizione di Bolsonaro ai vaccini mRNA si manifestò in proteste dirette con il direttore dell’OMS Tedros Ghebreyesus e con commenti subitanei che descrivevano l’impunità programmatica dei produttori di vaccini anti-COVID anche qualora i sieri possano «trasformarti in una donna barbuta, o in un alligatore jacaré».
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Immagine di Agência Senado via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Politica
Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?
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🚨 JUST IN: President Trump speaks out on the FAILED execution of Christa Pike in Tennessee last night
“That was an execution where the medication didn’t exactly work. It shouldn’t be very difficult!” We need to make this MUCH EASIER and just DISPATCH THE FIRING SQUAD! Come… pic.twitter.com/HbG95GO8HH — Nick Sortor (@nicksortor) October 1, 2026
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