Persecuzioni
Aggressione a sacerdoti: la Chiesa indiana denuncia clima di intolleranza
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
La Conferenza episcopale cattolica indiana ha condannato l’attacco avvenuto il 6 agosto a Jaleswar, dove due sacerdoti e un catechista sono stati picchiati da una folla di circa 70 persone con false accuse di conversioni forzate, mentre le suore che li accompagnavano sono state salvate da donne del villaggio. Per l’arcivescovo Vincent Aind si tratta di una strategia più ampia per intimidire le minoranze nei territori governati dal BJP.
La Conferenza Episcopale Cattolica Indiana (CBCI) ha espresso il proprio dolore e condannato il terribile attacco subito da due sacerdoti cattolici e un catechista a Jaleswar, nello Stato dell’Orissa. L’episodio, avvenuto il 6 agosto, è considerato parte di una serie di violenze contro le minoranze cristiane che riflette un clima di «crescente intolleranza nel Paese».
L’aggressione è avvenuta mentre padre Lijo Nirappel, parroco della chiesa di San Tommaso a Jaleswar, in compagnia di un altro sacerdote, due suore e un catechista, stava tornando in parrocchia dopo aver celebrato una messa funebre in un villaggio vicino. Una folla di circa 70 persone, molti dei quali non residenti, ha teso un agguato al gruppo. Mentre le suore sono state soccorse dalle donne del villaggio, i sacerdoti e il catechista sono stati bloccati, maltrattati e picchiati, con l’accusa, poi rivelatasi falsa, di conversioni religiose. Il cellulare di padre Lijo è stato sottratto con la forza e non è mai stato restituito.
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La CBCI ha definito tali azioni una «palese violazione dei diritti costituzionali e della dignità umana delle minoranze», sottolineando che la «crescente tendenza alla violenza di massa rappresenta una grave minaccia per la sicurezza, la protezione e la coesistenza pacifica di tutte le comunità». La Conferenza episcopale ha esortato il governo dell’Orissa ad agire «in modo rapido e deciso per identificare e perseguire i responsabili e garantire la protezione di tutte le comunità minoritarie». La CBCI ha infine ribadito il suo impegno a difendere i diritti e la dignità di tutti i cittadini, in particolare quelli della comunità cristiana.
Secondo quanto riportato da Catholic Connect (CC), gli aggressori sarebbero estremisti di destra, presumibilmente appartenenti all’organizzazione militante Bajrang Dal. L’agguato è avvenuto a meno di mezzo chilometro dalla missione di Gangadhar, dove i sacerdoti avevano celebrato una messa di requiem per il secondo anniversario della morte di due uomini cattolici.
«Hanno preso di mira prima il nostro catechista che era in moto. Lo hanno picchiato senza pietà, hanno smontato la sua moto, hanno svuotato il serbatoio e l’hanno gettata via», ha raccontato padre Nirappel, vittima dell’aggressione. Gli assalitori hanno poi fermato il veicolo dei sacerdoti, «ci hanno aggredito fisicamente, spingendoci, tirandoci e picchiandoci con violenza. Ci hanno preso a pugni, ci hanno strappato i cellulari e continuavano a gridare che stavamo cercando di renderli americani, convertendoli con la forza».
Le suore sono state salvate da alcune donne del villaggio, che hanno implorato gli aggressori di lasciar andare il gruppo. Padre Nirappel ha affermato che si è trattato di un’imboscata pianificata, accusando gli aggressori di aver portato con sé dei giornalisti «per fabbricare una narrazione». Dopo circa 45 minuti, è arrivata la polizia, che, secondo il sacerdote, «ci stava solo salvando da ulteriori violenze». Tuttavia, anche in presenza degli agenti, la folla ha continuato con le invettive e nessuno ha restituito i telefoni sottratti.
Il sacerdote ha espresso la sua profonda angoscia per l’incidente, affermando: «non avrei mai immaginato che qualcosa del genere potesse accadere. Siamo stati aggrediti e umiliati sulla base di accuse infondate». Padre Nirappel ha lamentato che «anche i media sono complici», poiché «non verificano i fatti, si limitano ad amplificare ciò che dice la folla. Questa falsa narrazione deve essere sostituita dalla verità». Fino alla mattina successiva all’aggressione, non era stata sporta denuncia.
Padre Jojo, l’altro sacerdote coinvolto, ha dichiarato di essere «scioccato» e di «non aver mai immaginato tanta ostilità per aver fatto qualcosa di così pacifico e sacro».
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L’arcivescovo Vincent Aind di Ranchi ha dichiarato ad AsiaNews che, a suo avviso, l’attacco è parte di «una strategia più ampia che si sta attuando in molti altri Stati, specialmente quelli governati dal BJP», il partito ultranazionalista indù da cui proviene anche il primo ministro Narendra Modi. «Si tratta di creare una situazione di disordine pubblico, ma soprattutto di minacciare e disturbare le minoranze. In realtà, è un attacco ai diritti costituzionali”, ha affermato. L’arcivescovo ha aggiunto che per i cristiani “fa parte della nostra storia. Abbiamo affrontato persecuzioni di vario genere e, in un certo senso, siamo preparati ad affrontarle. Questa è la croce che siamo chiamati a portare, come il Signore ci chiede». E ha aggiunto: «siamo pellegrini e persone sempre piene di speranza, indipendentemente da ciò che accade nel presente».
Il chief minister del Kerala, Pinarayi Vijayan, ha definito l’attacco un esempio di «vigilantismo Hindutva». In un post sulla piattaforma social X, Vijayan ha dichiarato che i «criminali» del Sangh Parivar hanno aggredito «sacerdoti e suore cattolici del Kerala» con false accuse di conversione, definendo l’episodio una «caccia alle streghe in corso contro i cristiani nel Paese». Ha concluso dicendo: «Tale vigilantismo Hindutva, reso possibile dall’impunità del regime, deve essere contrastato in modo unito dalle forze laiche e democratiche».
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Persecuzioni
Performance blasfema a tema LGBT all’interno di un’ex chiesa
Una settimana dopo che centinaia di giovani cattolici australiani si sono inginocchiati e hanno recitato il Rosario fuori da un’ex chiesa cattolica, provocando l’immediata interruzione dello spettacolo blasfemo a tema LGBT che si stava svolgendo all’interno, l’arcivescovo di Sydney è intervenuto per difendere la fede dalle accuse di omofobia cattolica.
«Gli spettacoli e le iniziative promozionali legate al Divine Playhouse, allestito in un’ex chiesa cattolica di Sydney, non sono espressioni neutre di arte», ha scritto l’arcivescovo Anthony Fisher, OP, di Sydney, per The Catholic Weekly. «Le immagini sui social media mostrano un maiale che offre patatine fritte di McDonald’s come “Corpo di Cristo”, artisti maschi vestiti da suore ed eventi promossi con titoli come “Disordine della domenica” e “Confessioni empie”».
Le foto pubblicate su X due settimane fa mostrano giovani uomini e donne cattolici che pregano e tengono in mano rosari proprio di fronte alla chiesa dove si svolgevano le performance scandalose.
Catholics in Australia pray the Rosary outside a former Catholic church in Sydney, now converted into a nightclub, after a performance inside mocked Christian symbols, including the Eucharist. pic.twitter.com/hAhLHOwEwv
— Sachin Jose (@Sachinettiyil) July 18, 2026
Sydney nightclub has closed after Catholics prayed the Rosary outside a former Catholic church, now converted into a nightclub, following a performance that mocked Christian symbols, including the Eucharist.
Info: ABC pic.twitter.com/TvoX0Oazj1
— Sachin Jose (@Sachinettiyil) July 18, 2026
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L’arcivescovo ha descritto il contenuto dello spettacolo come «un’appropriazione deliberata, una sessualizzazione e una denigrazione di simboli e rituali specifici e sacri della fede cattolica», aggiungendo: «Le affermazioni secondo cui questi eventi non erano stati concepiti per deridere i cattolici non sono convincenti».
«Molti cattolici considerano questo comportamento una provocazione deliberata nei confronti delle persone di fede», ha affermato Fisher, spiegando ulteriormente:
«Per i cattolici, l’Eucaristia non è un motivo culturale che si presta alla parodia. È il sacramento al centro del nostro culto: la presenza di Cristo stesso, donata realmente e veramente. Gli abiti religiosi non sono costumi da indossare per una fotografia o per fare umorismo; raccontano di donne che hanno dedicato tutta la loro vita a Dio e al servizio degli altri. Il crocifisso non è un semplice oggetto di scena; è l’immagine di un uomo che muore per amore di coloro che lo deridono».
L’arcivescovo Fisher ha affermato senza mezzi termini che i critici dei cattolici che hanno cercato di far interrompere gli spettacoli sbagliano a definire le loro obiezioni come «un attacco alla comunità LGBT».
«L’obiezione», ha affermato monsignor Fisherro, «riguarda la deliberata derisione di credenze e pratiche che i cattolici considerano sacre».
«Per troppo tempo, il pregiudizio anticattolico è stato trattato come una forma di intolleranza relativamente accettabile. Abbiamo il diritto di chiedere che le nostre sacre credenze non vengano prese di mira e derise con i soldi dei contribuenti, e che quando protestiamo pacificamente, le nostre obiezioni non vengano travisate come odio», ha dichiarato.
Una resistenza alla dissoluzione in realtà esiste ad ogni latitudine.
Come riportato da Renovatio 21, a luglio un uomo è stato arrestato dopo aver abbattuto con una sega l’asta di una bandiera arcobaleno LGBT esposta davanti alla chiesa di San Sebastiano a Mannheim.
Due anni fa un fedele cattolico anonimo ha distrutto una raffigurazione blasfema e indecente della «Nostra Signora» all’interno della cattedrale di Santa Maria a Linz, in Austria dopo che la scultura aveva suscitato indignazione. «L’ho fatto prima di tutto per la Madre di Dio!», ha detto il cattolico che desidera rimanere anonimo ad un suo connazionale austriaco.
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Vi era poi stato il caso del fedele austriaco che aveva gettato nel Tevere le statue della Pachamama piazzate dentro la chiesa di Santa Maria in Traspontina, vicino al Vaticano. Con prontezza incredibile, i carabinieri (italiani…) dissero di aver recuperato dal fiume le statuette, addirittura intatte. Papa Francesco confermò pubblicamente il ritrovamento da parte dell’arma, scusandosi formalmente con chiunque si fosse sentito offeso dal furto e precisando che le statuette erano state esposte senza alcuna intenzione idolatrica.
Tuttavia gli eventi blasfemi o persino idolatrici continuano in tanti spazi sacri.
Una serie di eventi legati alla Nuit Blanche di Parigi che si svolgevano in chiesa sotto la direzione dell’attivista LGBT Barbara Butch, hanno suscitato indignazione tra i cattolici, che si erano radunati fuori dalla chiesa di San Lorenzo per pregare e protestare pacificamente prima di essere dispersi con la forza dalla polizia, tra cui donne di tutte le età.
In un’intervista rilasciata il 16 maggio 2025 all’emittente radiofonica lionenese M Radio, la cantante francese Julie Zenatti ha affermato di essersi esibita per diversi mesi in chiese e cattedrali in tutta la Francia, descrivendo questi edifici come luoghi dall’atmosfera particolare. La Zenatti ha ammesso nell’intervista di non essere una cristiana praticante e che il suo album sulla spiritualità che verrà presentato in tournée nelle chiese francesi, esprime una forma di «spiritualità pagana».
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Immagine di Priz_matik via Flickr pubblicata su licenza CC BY SA 2.0
Persecuzioni
Un’altra chiesa profanata dai vandali in Romagna
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