Spirito
Cardinale esorcista incarcerato per 20 anni dai comunisti prega per la liberazione del mondo dai demoni
Un cardinale esorcista, un tempo imprigionato dai comunisti per quasi due decenni, ha pregato di recente per la liberazione del mondo intero dall’influenza demoniaca durante una recente conferenza sugli esorcismi nel Nuovo Jersey. Lo riporta LifeSite.
Lo scorso fine settimana, il cardinale albanese Ernest Simoni, ritenuto vicino alla Messa antica, si è unito ad altri esorcisti alla «Conferenza mondiale sugli esorcismi» ospitata da John Leaps Evangelization a Newark.
Parlando con l’aiuto di un traduttore, Simoni ha affermato che la sua preghiera di liberazione era «per liberare i demoni dalle persone, per le persone che soffrono di tumori cancerosi e per le giovani madri che hanno difficoltà a concepire».
Sebbene non si trattasse di un esorcismo formale con riti e cerimonie complete, la preghiera di liberazione di Simoni è stata recitata in latino e a memoria. Alla conferenza erano presenti anche altri esorcisti: padre John Szada, esorcista della diocesi di Harrisburg, e monsignor John Esseff della diocesi di Scranton.
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Simoni, 96 anni, è un sacerdote albanese che ha trascorso quasi 20 anni in un campo di lavoro sotto il regime comunista. Era entrato inizialmente in un seminario minore francescano, ma dopo un’irruzione delle autorità e la fucilazione dei frati, fu espulso insieme agli altri novizi.
Ordinato sacerdote a 28 anni per la diocesi dopo aver continuato gli studi in clandestinità, Simoni fu arrestato dalle autorità comuniste subito dopo la messa di mezzanotte del 24 dicembre 1963. Aveva appena terminato di celebrare la messa in suffragio del presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy.
«I comunisti mi consideravano una minaccia per il Partito e quindi cercavano senza sosta di farmi parlare male del Partito», ha spiegato Simoni negli ultimi anni. «Hanno corrotto alcuni miei amici per convincermi a dire qualcosa contro il governo, ma ero consapevole del loro inganno».
Il giovane prete fu accusato di cospirazione contro lo Stato e condannato a morte per fucilazione. Fu torturato e messo in isolamento per tre mesi per essersi rifiutato di rinnegare la Chiesa cattolica, ma dopo quei tre mesi la sua condanna a morte fu commutata in 18 anni di lavori forzati in un campo di prigionia.
«Perché hai detto alla gente:”Dovete essere disposti a morire per Cristo”? Ho risposto loro: “Dobbiamo perdonare, amare e pregare per i nostri nemici”».
Le condizioni notoriamente brutali dei campi di lavoro comunisti portarono molti dei suoi compagni di prigionia a morire a causa delle sofferenze sopportate, ma Simoni continuò imperterrito a celebrare la Messa in latino, avendo imparato a memoria la liturgia prima della prigionia. «Un amico esterno portava di nascosto pane e vino perché potessimo celebrare la Messa come si deve», commentò nel 2017.
Nel 1973 scoppiò una rivolta in carcere e Simoni fu accusato di esserne coinvolto, il che portò a un’altra condanna a morte, nuovamente trasformata in lavori forzati.
Nel 1981, Simoni fu rilasciato dalle autorità e rimandato a casa, ma la persecuzione non cessò. Lo spinsero a sposarsi e chiesero ai suoi genitori di convincerlo a farlo, dicendogli che se solo si fosse sposato e avesse abbandonato il sacerdozio, avrebbe evitato future pene detentive.
«Sono già sposato con la sposa più bella che ci sia; sono sposato con la Chiesa» rispose Simoni.
Il regime comunista albanese perseguitò in particolar modo i sacerdoti, tentando con determinazione di sradicare il clero, incarcerando o assassinando quasi tutti. Dopo il crollo del regime nel 1991, Simoni si dedicò al ministero dei cattolici rurali, praticando anche esorcismi, attività che aveva già svolto prima del suo arresto nel 1963 e per la quale ora è più conosciuto.
Intervenendo a un convegno di esorcisti presso l’Università Regina Apostolorum di Roma nel 2018, Simoni ha dichiarato di eseguire «4-5 esorcismi al giorno».
Commentando la sua vita e il suo sacerdozio, Simoni disse nel 2017: «vediamo la profezia di Fatima rivelarsi oggi. Se il popolo non si converte a Cristo, l’oscurità e l’errore consumeranno il mondo. Se confidiamo in Dio e ci rivolgiamo a Lui, non dovremmo avere paura».
Dopo averlo incontrato nel 2014 e aver ascoltato la vita e la testimonianza di Simoni, papa Francesco lo creò cardinale nel concistoro del 2016, celebrandolo come un «martire vivente». A causa dell’età, il cardinale non partecipò al conclave del 2025 che elesse Papa Leone XIV.
Più di recente ha preso parte ad eventi di pellegrinaggio organizzati dal gruppo sacerdotale di Messa in latino dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, dimostrando una devozione costante alla Messa tradizionale che recitava a memoria durante gli anni del campo di prigionia.
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Immagine di Pufui PcPifpef via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata
Spirito
Mons. Viganò: papato e katéchon, «chi dovrebbe trattenere il mistero d’iniquità ha scelto di assecondarlo»

SUBTER QUERCUM, QUAE ERAT IN SANCTUARIO DOMINI
nella Festa della Madonna della Quercia, Custode di Viterbo
Quasi terebinthus extendi ramos meos,
et rami mei honoris et gratiæ.
Eccli 24, 22
Ecce lapis iste erit vobis in testimonium,
quod audierit omnia verba Domini.
Jos 24, 27
Diletti Fratelli e Sorelle, carissimi Claudio, Mauro e Antonio, carissimi Silvio e Francesco,
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I. La Madonna che non si lascia spostare
Consentitemi anzitutto di ricordare un particolare della storia della Quercia che si tace troppo spesso, e che invece mi pare quello che più ci riguarda in quest’ora.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
II. Gedeone sotto la quercia
Vi è nella Sacra Scrittura un’altra quercia, e sotto di essa siede un uomo che ci somiglia. Venit Angelus Domini, et sedit sub quercu quæ erat in Ephra; mentre Gedeone, il più piccolo della più piccola famiglia di Manasse, stava battendo il grano di nascosto, nel torchio, per sottrarlo ai Madianiti che avevano invaso e devastato Israele. E l’Angelo gli disse: Dominus tecum, virorum fortissime. Il Signore è con te, o uomo fortissimo.Iscriviti al canale Telegram ![]()
III. L’albero maestro di Lepanto
Chi entra nella Basilica della Quercia e alza gli occhi, vede tra le sue reliquie più singolari un albero di nave: l’albero maestro di una galea turca, catturata a Lepanto il 7 ottobre 1571, e donato al nostro Santuario da San Pio V. Un papa santo volle che il trofeo della vittoria cristiana stesse qui, presso la Madonna della Quercia, e non è difficile intuirne il motivo: quel legno spezzato accanto al legno che regge l’immagine della Vergine dice, senza parole, quale albero vinca e quale albero affondi.Aiuta Renovatio 21
IV. I dieci servi di Gedeone
Vengo ora a voi, carissimi Claudio, Mauro, Antonio, e a voi, Silvio e Francesco.Sostieni Renovatio 21
V. Il patto: chi lo ha rotto?
Torniamo dunque al patto d’amore, e alla domanda che ho posto all’inizio: i contraenti l’hanno mantenuto?Aiuta Renovatio 21
VI. Nisi Dominus custodierit civitatem
Da pochi anni questa Città ha voluto proclamare ufficialmente la Vergine della Quercia sua Custode. È un titolo che merita di essere preso sul serio, perché il Salmo ci ammonisce: Nisi Dominus custodierit civitatem, frustra vigilat qui custodit eam (Ps 126, 1) — se il Signore non custodisce la città, invano vigila chi la custodisce. Invano vigilano i sistemi di sicurezza, le assicurazioni, i piani sanitari, le reti digitali di sorveglianza che il potere mondiale stende sulle nostre vite in nome della nostra protezione. Invano: perché la città che si è affidata a se stessa ha già perduto ciò che voleva custodire.Iscriviti al canale Telegram ![]()
VII. Rinnoviamo il patto
Rinnoviamo dunque oggi il patto d’amore, ma rinnoviamolo intero, con tutte le sue clausole, e non come una cerimonia civica.+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
Viterbo, 13 Settembre MMXXVI
Beatæ Mariæ Virginis a Quercu, Diœcesis Viterbii Patronæ, et Viterbii Custodis
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Spirito
Cristo è anche Re delle nazioni
Pubblicata il 24 giugno 2026, la Professione di Fede Cattolica della Fraternità Sacerdotale San Pio X viene qui presentata in diverse parti. Questa tredicesima parte ci ricorda che la regalità di Gesù Cristo si esercita non solo sugli individui, ma anche sulle famiglie, sulle istituzioni, sui popoli e sulle nazioni. Riafferma, in contrapposizione al secolarismo moderno, che le società stesse devono riconoscere Dio, conformare le proprie leggi al suo ordine e promuovere il regno sociale di Cristo.
XII. La regalità sociale di Cristo e la civiltà cristiana
96. Professo che la Santissima Trinità può e deve essere riconosciuta e adorata non solo da ogni singolo individuo, ma anche dalle famiglie, dalle istituzioni e dalla società civile. Nessuna autorità umana è indipendente da Dio, poiché ogni autorità proviene da Lui e deve essere esercitata secondo la legge eterna.
97. Professo che le società civili, al pari degli individui, hanno il dovere di riconoscere e onorare l’unico vero Dio, Gesù Cristo, il Verbo incarnato, la seconda Persona della Santissima Trinità, e di rendergli l’adorazione dovuta, nella vera religione da Lui rivelata e istituita.
98. Professo che le autorità che governano queste società debbano garantire il bene comune conformandosi alla duplice legge divina, sia naturale che rivelata. L’esercizio della libertà non consiste nel dare libero sfogo a tutti i capricci della concupiscenza, ma nello scegliere il modo migliore di utilizzare i beni di questo mondo in vista della salvezza eterna.
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99. Rifiuto pertanto il secolarismo moderno, che pretende di costituire la società come se Dio non esistesse. Il rifiuto pubblico di riconoscere Dio come Signore sovrano non è neutralità, ma un’ingiustizia sociale nei confronti del Creatore e una profonda causa di disordine tra le nazioni. Infatti, una società che nega a Dio l’onore che gli è dovuto distrugge progressivamente le fondamenta della propria giustizia: recide la legge umana dalla sua fonte eterna e abbandona le nazioni ai capricci volubili dell’umanità decaduta.
100. Professo che Nostro Signore Gesù Cristo, poiché è il Verbo incarnato e poiché ha redento l’umanità con il Suo Sangue, è Re non solo degli individui, ma anche delle famiglie, delle istituzioni, dei popoli e delle nazioni. Ogni potere gli è stato dato in cielo e in terra: il Suo regno non si limita al santuario interiore della coscienza o alla sfera privata; deve estendersi alla sfera esterna, alle leggi, alla morale, all’educazione, alla cultura e alla vita pubblica. Il Suo Regno è eterno e universale: un regno di verità e di vita, un regno di santità e di grazia, un regno di giustizia, di amore e di pace.
101. Professo che la società civile, pur perfetta nel suo ordine, non possiede tutti i mezzi necessari per condurre l’uomo alla sua vera perfezione, che rimane inaccessibile alla natura umana decaduta senza l’aiuto della grazia salvifica ed elevatrice.
102. Per questo motivo affermo che coloro che governano la società devono sottomettersi alla salutare influenza della Chiesa, che illumina le menti attraverso il suo Magistero, guarisce e rafforza le volontà attraverso la grazia dei sacramenti e guida l’umanità verso il suo vero destino soprannaturale, di cui è custode. Il bene della società richiede, di conseguenza, che i capi di Stato riconoscano il loro diritto e il loro dovere di promuovere e proteggere la Santa Chiesa e di opporsi, attraverso le leggi del loro governo, a tutto ciò che ne ostacoli la necessaria influenza, che è quella dell’unica vera religione.
103. Rifiuto pertanto il liberalismo politico e religioso: non solo quello che rivendica per l’errore gli stessi diritti della verità e per i falsi culti lo stesso riconoscimento ufficiale e pubblico di quelli veri; ma anche quello che, in nome della dignità umana e di una falsa libertà religiosa, attribuisce a tutti il diritto di agire pubblicamente secondo coscienza senza esserne impediti dall’autorità civile, anche quando tale coscienza è errata e si oppone al bene comune o alla vera religione.
104. Ammetto che in certi casi l’errore possa essere tollerato per evitare mali maggiori o per preservare il bene superiore della pace civile, ma affermo che esso non possiede di per sé un diritto morale a essere difeso o incoraggiato sulla stessa base della verità, né tantomeno a essere ostacolato in nome di una falsa libertà di coscienza.
105. Sostengo inoltre che, sebbene l’umanità possieda una dignità ontologica che la eleva al di sopra degli esseri materiali, la dignità umana che deve essere rispettata non è indifferente alla verità e alla falsità che le persone professano, né al bene e al male che commettono: chiunque professi la falsità o commetta il male perde la propria dignità morale. Pertanto, quando un’autorità legittima, al fine di difendere il bene comune da gravi disordini, punisce i crimini secondo le esigenze della giustizia con pene proporzionate, non viola in alcun modo la dignità umana.
106. Rifiuto altresì questa forma moderna di personalismo che vorrebbe assegnare alla Chiesa la missione di salvaguardare la dignità della persona umana e di instaurare una fratellanza universale sul fondamento di questa dignità, presumibilmente comune a tutta l’umanità, senza però distinguere, da un lato, la vera dignità del cristiano che rinuncia al peccato per vivere secondo la morale evangelica nella Chiesa cattolica, e dall’altro la falsa dignità di coloro che, sviati dall’errore e dal vizio, rifiutano la via della salvezza.
107. Condanno la conseguente falsificazione, che tende a rendere la Chiesa, se non serva, quantomeno collaboratrice del mondo nella realizzazione del suo stesso ideale: quello di una pace puramente terrena e temporale, fondata su un miglioramento naturalistico dell’umanità, senza alcuna prospettiva soprannaturale. Questo ideale favorisce l’indipendenza dell’uomo da Dio, dalla sua legge, dalla verità e dalla bontà; implica il disprezzo per la regalità sociale di Cristo e della cristianità; e conduce in ultima analisi all’ateismo e alla sostituzione dell’uomo a Dio.
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108. Respingo inoltre il pregiudizio moderno che dipinge la civiltà cristiana come oppressiva, oscurantista o nemica della dignità umana. Lungi dal distruggere ciò che di buono c’è nelle diverse culture, l’ordine cristiano lo accoglie e lo purifica. Così, sulla base della dottrina rivelata e attraverso l’influenza della teologia cattolica, in particolare di quella di San Tommaso d’Aquino, Dottore Comune della Chiesa, si è instaurata, sotto la guida del Magistero, una cultura cristiana veramente universale, che ha integrato i migliori elementi delle culture greca e latina. Autentico frutto del Vangelo, ha contribuito a educare i popoli e ad aiutarli a crescere nella fede e nelle virtù cristiane. Anche se non è mai stata perfetta, poiché l’umanità rimane per sempre peccatrice, questa civiltà ha rappresentato nondimeno la più alta realizzazione dell’ordine sociale cristiano nella storia.
109. Al contrario, il rifiuto moderno della regalità sociale di Cristo ha portato a un declino della civiltà, attraverso la secolarizzazione delle istituzioni, lo scioglimento del matrimonio, l’erosione dell’autorità, un’educazione atea, la tirannia delle passioni e la graduale scomparsa dello spirito di sacrificio nelle nazioni un tempo cattoliche. Contro questa pubblica apostasia, professiamo che tutto deve essere ricondotto a Cristo, che è l’unico Santo e, attraverso il suo Corpo Mistico, l’unico santificatore di anime e popoli.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Spirito
Mons. Schneider: la sinodalità è una «parola in codice per minare la dottrina cattolica»
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